{"id":89058,"date":"2025-02-13T11:20:03","date_gmt":"2025-02-13T10:20:03","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=89058"},"modified":"2025-02-12T22:17:14","modified_gmt":"2025-02-12T21:17:14","slug":"sindrome-cinese","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=89058","title":{"rendered":"SINDROME CINESE"},"content":{"rendered":"<p><strong>DA GAZZETTA FILOSOFICA (Di Michele Rossi)<\/strong><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter\" src=\"https:\/\/image.jimcdn.com\/app\/cms\/image\/transf\/dimension=910x10000:format=jpg\/path\/se92683c1190d29b1\/image\/i03cbd5766ccc389a\/version\/1738764141\/image.jpg\" width=\"224\" height=\"224\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>Mentre Trump cerca di inghiottire la Groenlandia, calpestare l&#8217;Europa e avviare una pulizia etnica a Gaza, \u00e8 sempre ammirevole l&#8217;impegno della stampa<\/em>\u00a0mainstream\u00a0<em>per ricordarci quale sia, nonostante tutto, il vero nemico. Con l&#8217;<\/em>Incursione\u00a0<em>di oggi esploriamo i meandri della\u00a0sinofobia occidentale attraverso un caso concreto: una storia di orientalismo, militarismo e candeline di compleanno esplosive, alla scoperta dell&#8217;immagine della Cina di cui l&#8217;Occidente \u00e8 da sempre innamorato.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>La &#8220;sindrome cinese&#8221; era la paura che un reattore nucleare fuso potesse scavare un solco che attraversasse il pianeta come i bruchi nelle mele, creando un tunnel diretto con la Cina Comunista.<\/strong>\u00a0L&#8217;espressione, per quanto colorita, ha sempre contenuto qualcosa di assurdo,\u00a0come l&#8217;aggettivo\u00a0&#8220;cinese&#8221; applicato a una sindrome da panico squisitamente occidentale. E se la paura del bruco planetario \u00e8 svanita insieme alla Cortina di Ferro, la sindrome cinese pu\u00f2 essere ancora utile per definire le psicosi di certa stampa nostrana.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Recentemente, ad esempio, si \u00e8 diffusa una notizia allarmante:\u00a0<strong>Pechino si sta preparando a una guerra atomica. Non bastano le minacce e i dazi di Trump, il pantano ucraino, Israele che non rispetta manco un giorno di tregua sul suolo palestinese.<\/strong>\u00a0A fare impazzire la maionese di un sistema-mondo sempre pi\u00f9 in fermento ci si mette anche la Repubblica Popolare Cinese, per giunta comunista!<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La notizia era gi\u00e0 apparsa qualche mese fa sul\u00a0<em>Giornale<\/em>, ma pochi giorni orsono sembra aver bucato persino\u00a0<a title=\"https:\/\/www.corriere.it\/esteri\/25_gennaio_31\/pechino-costruendo-citta-sotterranea-ipotesi-centro-comando-militare-e1df7ff2-8ba6-4c1c-b68c-61890a664xlk.shtml\" href=\"https:\/\/www.corriere.it\/esteri\/25_gennaio_31\/pechino-costruendo-citta-sotterranea-ipotesi-centro-comando-militare-e1df7ff2-8ba6-4c1c-b68c-61890a664xlk.shtml\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">la newsletter del\u00a0<em>Corriere della Sera<\/em><\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>A quanto pare, nei dintorni di Pechino, sono in corso opere massicce e lavori su larga scala per la creazione di una base militare sotterranea<\/strong>. La cosa, ci mancherebbe, suscita sorpresa alla testata nostrana, visto che la Cina \u00e8\u00a0<strong>\u00aballe prese dal 2020 con una grave crisi del settore immobiliare che ha fatto crollare il mercato del mattone deprimendo l\u2019economia\u00bb<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Le ruspe del regime, che evidentemente ignorano le crisi immobiliari, sono all\u2019opera da mesi, e\u00a0<strong>\u00abnella zona del mega-cantiere ci sono scavi in profondit\u00e0 che sembrano destinati a ospitare grandi bunker per la protezione dei vertici militari della Repubblica popolare cinese durante un conflitto, inclusa una guerra nucleare\u00bb<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il messaggio implicito \u00e8 cristallino come un lago di montagna:\u00a0<strong>i cinesi si stanno preparando a una guerra, quindi sono senz\u2019altro intenzionati a cominciarla; perci\u00f2 noi, i nemici delle dittature e dei totalitarismi, dobbiamo avere paura.\u00a0<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La prima notizia su questa notizia \u00e8 che non dovrebbe essere una notizia: ogni paese sovrano pu\u00f2 fare ci\u00f2 che lo aggrada nel proprio territorio. Il fatto che la Cina stia costruendo un enorme scantinato militare in casa propria dovrebbe essere banale, anzi stupirebbe il contrario:\u00a0<strong>ogni stato al mondo ha le proprie basi, pi\u00f9 o meno segrete, e non si capisce dove stia lo scandalo, visto che Pechino \u00e8 il centro nevralgico di un Paese da un miliardo e mezzo di persone<\/strong>, peraltro corrispondente alla principale potenza economica mondiale. Dovremmo davvero credere che le \u00e9lite comuniste cinesi non pensino alla propria sicurezza in caso di guerra nucleare?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Si scorge, come spesso\u00a0accade, un certo pregiudizio occidentalista (alcuni direbbero\u00a0<em>suprematista<\/em>) che vede i popoli asiatici inferiori e stupidi; e di fronte a uno stupido, anche il classico piatto di minestra diventa pietanza inaspettata e ricercata:\u00a0<strong><em>loro<\/em>\u00a0non sono furbi come\u00a0<em>noi<\/em>; quindi, come diavolo gli \u00e8 venuto in mente di preoccuparsi della propria sicurezza?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ovviamente, spiega la newsletter, questa strana fissazione per l\u2019incolumit\u00e0 dei vertici nazionali arriva dritta dritta dalla Guerra Fredda: in particolare tra gli anni Cinquanta e Settanta, quando\u00a0<strong>\u00abMao Zedong aveva fatto scavare sotto i palazzi di Pechino almeno seimila rifugi antiaerei\u00bb<\/strong>\u00a0poich\u00e9, come ricorda il quotidiano,\u00a0<strong>\u00abin quei tempi il governo comunista temeva un attacco degli imperialisti americani\u00bb<\/strong>. Viene da domandarsi da dove arrivi questo timore, visto che, escludendo la sanguinosissima invasione americana del Vietnam, l\u2019area in quel periodo era decisamente tranquilla e pacifica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Resta da capire quanto\u00a0<strong>gli incessanti bombardamenti statunitensi su un paese confinante impegnato nella lotta per l\u2019indipendenza coloniale siano considerati, dai nostri esperti opinionisti, una preoccupazione sufficiente per la propria o altrui incolumit\u00e0.\u00a0<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ma ecco arrivare, puntuale come le denunce dopo una trasmissione di Corona, l\u2019obiezione intellettuale:\u00a0<strong>il problema non \u00e8 tanto che la Cina stia costruendo una struttura simile, ma il messaggio minaccioso che cos\u00ec facendo manda al resto del mondo<\/strong>. Insomma, va benissimo che i cinesi si facciano le basi a casa loro, ma devono proprio essere cos\u00ec\u00a0<em>smaccatamente enormi<\/em>? Forse certi intellettuali s&#8217;immaginano la\u00a0&#8220;distensione internazionale&#8221; come una\u00a0<em>pi\u00e8ce<\/em>\u00a0in cui il Sud del mondo cammini dietro le quinte e in punta di piedi, con strutture militari piccole e discrete; perch\u00e9 altrimenti,\u00a0<em>signora mia<\/em>, come potremo noi occidentali sentirci al sicuro?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La contro-obiezione di Pechino sarebbe fin troppo facile: con che faccia i media occidentali riportano preoccupati la notizia di una base militare cinese in Cina, senza spendere litri e litri di inchiostro per parlare delle decine (se non centinaia) di basi statunitensi nei paesi europei?\u00a0<strong>Se una singola base alle porte di Pechino lancia segnali minacciosi verso il resto del mondo, che tipo di segnali mandano le strutture militari che riempiono il Vecchio Continente?<\/strong>\u00a0Sembra che le strutture belliche sul suolo delle potenze emergenti siano come gli spinelli: c\u2019\u00e8 una quantit\u00e0 lecita, ammessa per esclusivo uso personale, che per\u00f2 non pu\u00f2 andare oltre quel limite che turba le sensibilit\u00e0 occidentali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u201cInsomma, per\u00f2, non confondiamo le mele con le pere \u2013 risponde l\u2019opinionista su X \u2013 le basi americane in Europa sono frutto di\u00a0un\u2019esigenza storica: la difesa contro il Patto di Varsavia!\u201d<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Sia pure, ma allora\u00a0<strong>che dire delle<\/strong>\u00a0<strong>basi nuove di zecca che gli Stati Uniti stanno costruendo nelle Filippine e a ridosso del Mar Cinese Meridionale e Formosa<\/strong>? Anche quelle sono a scopo difensivo? Non rischiano forse di \u201clanciare segnali minacciosi\u201d che minino la distensione in quell\u2019area?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">A queste critiche, per\u00f2, la propaganda occidentale\u00a0contrappone una tesi\u00a0prevedibile, diventata nell&#8217;ultimo lustro quasi un mantra:\u00a0<strong>le basi americane che si diffondono a macchia d\u2019olio in quell\u2019area sono indispensabili per fronteggiare\u00a0un pericolo concreto e annunciato: l\u2019invasione di Taiwan nel 2027<\/strong>. La teoria dell\u2019occupazione tra due anni spaccati \u00e8 ovviamente basata su dichiarazioni corroborate\u00a0<em>super-partes<\/em>, ipotizzata nientemeno che\u00a0<strong>\u00abda politici di Washington e ufficiali del Pentagono\u00bb<\/strong>, ma vale forse la pena di seguirne lo svolgimento, se non altro per vedere\u00a0quant&#8217;\u00e8 profonda\u00a0la tana della sindrome cinese contemporanea.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">L\u2019idea \u00e8 questa: Taiwan vuole l\u2019indipendenza, la Repubblica Popolare Cinese \u00e8 incazzatissima perch\u00e9 non l\u2019accettano. Ergo, Pechino vuole passare all\u2019azione e invadere l\u2019isola, ma vuole farlo con stile.\u00a0<strong>Nel 2027 si celebra, infatti, l\u2019anniversario delle forze armate cinesi; quale occasione migliore per mostrare i muscoli al resto del Mondo e invadere un baluardo della democrazia occidentale come Taiwan?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Tralasciando il fatto che l\u2019invasione cinese di Taiwan \u00e8 impossibile al pari dell\u2019invasione italiana della Sardegna, visto che il diritto internazionale riconosce l\u2019appartenenza di Formosa alla Repubblica Popolare Cinese da cinquant\u2019anni, possiamo concentrarci sul sottotesto:\u00a0<strong><em>noi<\/em>\u00a0occidentali, che la guerra la sappiamo fare bene, ragioniamo in termini tattici o strategici; a\u00a0<em>loro<\/em>, invece, essendo orientali schiavi di un regime comunista e sanguinario, interessa solo flexare<\/strong>. L\u2019occupazione di Taiwan non sarebbe il risultato di un\u00a0piano militare coordinato (che potrebbe avvenire domani, nel 2027, o mai) ma solo una pagliacciata\u00a0al fine\u00a0di accendere una candelina in pi\u00f9 sulla torta di compleanno delle forze armate.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La sindrome cinese raggiunge il suo apice in questo quadretto macchiettistico, con\u00a0<strong>l&#8217;occupazione di un&#8217;isola programmata con il\u00a0<em>countdown<\/em>, in modo che tutti i nemici della Cina sappiano esattamente il giorno e l&#8217;ora dell&#8217;attacco con due anni di anticipo.<\/strong>\u00a0Una strategia militare, qualora esistesse, degna di un film di Woody Allen, che se non verr\u00e0 portata avanti (si affretta a specificare l&#8217;articolo) \u00e8 solo perch\u00e9\u00a0\u00a0\u00ab<strong>Xi Jinping sa bene che le sue forze non sarebbero operativamente pronte a tentare l\u2019occupazione dell\u2019isola e che un tentativo di sbarco scatenerebbe la reazione degli Stati Uniti\u00bb<\/strong>. Eccoci arrivati alla quadratura del cerchio:\u00a0<strong>la Cina \u00e8 pericolosa, armata fino ai denti, pronta a invadere il &#8220;mondo libero&#8221;, ma non \u00e8 nemmeno in grado di difendere i propri confini da ingerenze esterne<\/strong>. I cinesi o sono stupidi o sono incapaci, e il fatto che n\u00e9 l&#8217;una n\u00e9 l&#8217;altra cosa potrebbe contribuire a renderli pericolosi non \u00e8 nemmeno considerato dalle mirabolanti narrazioni filo-occidentali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Forse, senza scomodare la psicanalisi, queste storielle sono solo spie di\u00a0<strong>una crisi pi\u00f9 profonda, una proiezione con la quale l&#8217;Occidente e le sue \u00e9lite mediatiche trasferiscono le loro paure su un mostro esterno, lontano e per questo necessariamente minaccioso e farsesco.<\/strong>\u00a0La Cina \u00e8 vicina, ma forse non abbastanza per farci i conti in prima persona. Almeno fino a quando un tunnel scavato nelle viscere della Terra ci permetta di sbucare a Pechino, possibilmente in uno scantinato qualsiasi di un operaio qualsiasi che possa condividere, senza i filtri della nostra propaganda, il proprio punto di vista.<\/p>\n<p><strong>FONTE:\u00a0<a href=\"https:\/\/www.gazzettafilosofica.net\/2025-1\/febbraio\/sindrome-cinese\/\">https:\/\/www.gazzettafilosofica.net\/2025-1\/febbraio\/sindrome-cinese\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>DA GAZZETTA FILOSOFICA (Di Michele Rossi) Mentre Trump cerca di inghiottire la Groenlandia, calpestare l&#8217;Europa e avviare una pulizia etnica a Gaza, \u00e8 sempre ammirevole l&#8217;impegno della stampa\u00a0mainstream\u00a0per ricordarci quale sia, nonostante tutto, il vero nemico. 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