{"id":89152,"date":"2025-02-21T10:00:53","date_gmt":"2025-02-21T09:00:53","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=89152"},"modified":"2025-02-20T10:35:20","modified_gmt":"2025-02-20T09:35:20","slug":"la-commedia-degli-equivoci","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=89152","title":{"rendered":"La commedia degli equivoci"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\"><strong>di GIUBBE ROSSE NEWS (Enrico Tomaselli)<\/strong><\/p>\n<figure class=\"wp-block-image alignfull size-large\" style=\"text-align: justify\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-48133\" src=\"https:\/\/giubberossenews.it\/wp-content\/uploads\/2025\/02\/6e18842e-39f3-4259-a75b-a8272d084848-1024x576.jpg\" alt=\"\" width=\"1024\" height=\"576\" data-attachment-id=\"48133\" data-permalink=\"https:\/\/giubberossenews.it\/2025\/02\/19\/la-commedia-degli-equivoci\/6e18842e-39f3-4259-a75b-a8272d084848\/\" data-orig-file=\"https:\/\/giubberossenews.it\/wp-content\/uploads\/2025\/02\/6e18842e-39f3-4259-a75b-a8272d084848.jpg\" data-orig-size=\"2000,1125\" data-comments-opened=\"1\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}\" data-image-title=\"\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"\" data-medium-file=\"https:\/\/giubberossenews.it\/wp-content\/uploads\/2025\/02\/6e18842e-39f3-4259-a75b-a8272d084848-300x169.jpg\" data-large-file=\"https:\/\/giubberossenews.it\/wp-content\/uploads\/2025\/02\/6e18842e-39f3-4259-a75b-a8272d084848-1024x576.jpg\" \/><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify\">Sar\u00e0 anche che l\u2019irruzione dell\u2019uragano Trump sulla scena internazionale ha sconcertato molti, o che le aspettative fossero esageratamente alte, ma si direbbe che ci\u00f2 sta scatenando una serie di\u00a0<em>misunderstanding\u00a0<\/em>davvero considerevole.<br \/>\nTanto per cominciare, la nuova America non \u00e8 affatto orientata al multipolarismo, nemmeno nei termini di una semplice accettazione della realt\u00e0. Al contrario \u2013 e lo dimostrano molte cose \u2013 sta semplicemente operando una conversione tattica, che prende atto s\u00ec dell\u2019emergere di un mondo multipolare, ma soltanto per combatterlo meglio, e riaffermare il predominio statunitense. Ci\u00f2 non consegue soltanto dalle reiterate affermazioni (ed azioni) che continuano ad indicare la Cina come una minaccia, e la necessit\u00e0 di\u00a0<em>contenerla\u00a0<\/em>(anche militarmente), ma anche dal mutato atteggiamento verso la Russia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il rovesciamento di 180\u00b0, rispetto alle posizioni sostenute dalla precedente amministrazione USA sino a pochi mesi fa, \u00e8 infatti dovuto a due elementi: da un lato, la constatazione dell\u2019errore strategico commesso innescando il conflitto in Ucraina, che ha spinto Mosca a saldare un\u2019alleanza strategica di fatto con Pechino, e dall\u2019altro la rivalutazione del\u00a0<em>nemico\u00a0<\/em>russo come ostico ma comunque di livello inferiore. Da ci\u00f2 la nuova politica americana che punta a separare Russia e Cina (e pi\u00f9 in generale a rompere il blocco di alleanze quadrilaterale con Iran e Corea del Nord), aprendo una fase di dialogo e collaborazione con Mosca, che punta a coinvolgerla in un meccanismo di riduzione della conflittualit\u00e0. Fondamentalmente, questo schema si basa sull\u2019idea che depotenziando il conflitto con la Russia, e contemporaneamente accentuando quello con la Cina, ci\u00f2 finisca con l\u2019insinuare un cuneo tra i due paesi. Ovviamente, il presupposto \u00e8 che le profferte statunitensi siano abbastanza allettanti per Mosca da convincerla a tenersi fuori da un eventuale acuirsi delle tensioni sino-americane. Vedremo pi\u00f9 avanti come questa operazione sia in realt\u00e0 molto pi\u00f9 complicata, a partire dal fatto che Washington non ha effettivamente molto da offrire.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Tra l\u2019altro, anche per gli Stati Uniti \u2013 seppure in misura minore rispetto agli europei \u2013 operare un cambio di rotta cos\u00ec netto non \u00e8 proprio semplicissimo, a partire dal fatto che anche in ambienti legati al mondo politico che sostiene Trump sono non pochi i feroci russofobi. E del resto, seppure il volto che l\u2019amministrazione USA sta presentando a Mosca \u00e8 assai\u00a0<em>amichevole<\/em>, non ha ancora rinunciato affatto alla modalit\u00e0\u00a0<em>carota e bastone<\/em>, non mancando di far balenare qui e l\u00e0 minacce di vario genere, qualora la risposta russa non fosse sufficientemente\u00a0<em>collaborativa<\/em>.<br \/>\nIn termini pi\u00f9 generali, \u00e8 necessario comprendere che la politica di potenza statunitense si \u00e8 sempre uniformata a criteri geopolitici, non ideologici. Anche se, durante tutto l\u2019arco di tempo che va dalla prima guerra mondiale alla caduta dell\u2019URSS, l\u2019anticomunismo \u00e8 stato un potente strumento, cos\u00ec come dalla fine della guerra fredda in avanti lo \u00e8 divenuto il\u00a0<em>progressismo democratico<\/em>, questi sono sempre stati sovrastruttura. Il fondamento della politica egemonica degli Stati Uniti \u00e8 sempre stato di natura geopolitica, scevro quindi da spinte ideologiche e\/o\u00a0<em>ideali<\/em>. E, come \u00e8 ovvio per una una grande potenza imperiale, le sue strategie sono sempre state una questione di medio-lungo periodo, non soggette a mutamenti radicali ad ogni cambio di amministrazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Come \u00e8 naturale che sia, queste strategie sono quindi elaborate solo parzialmente delle varie amministrazioni federali; la continuit\u00e0 strategica imperiale viene assicurata da un vasto\u00a0<em>corpus\u00a0<\/em>di poteri (economici, burocratici, culturali) che costituiscono il terreno in cui affondano le proprie radici le differenti compagini governative, e da cui queste sorgono e \u2013 al tempo stesso \u2013 traggono il proprio personale politico. Questo insieme di poteri \u00e8 sostanzialmente permanente (nel senso che le sue capacit\u00e0 di influenza permangono, indipendentemente dai cambi alla Casa Bianca), e non va comunque inteso come un blocco monolitico, ma piuttosto come un vasto\u00a0<em>network\u00a0<\/em>informale, in cui interessi anche differenti coagiscono e trovano via via una sintesi strategica, e ovviamente una sintesi politica che la esprima e ne garantisca l\u2019attuazione. \u00c8 esattamente ci\u00f2 che siamo abituati a definire come\u00a0<em>deep state<\/em>. Importante \u00e8 comprendere come questo stato profondo non sia definibile in termini di schieramenti politici (democratici o repubblicani), che ne rappresentano semplicemente l\u2019epifenomeno; per sua natura, esso determina la selezione delle classi dirigenti, ma non coincide con l\u2019una o l\u2019altra. Questo vale assolutamente anche per Trump.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Anche se l\u2019attuale presidente non \u00e8 un politico\u00a0<em>di carriera<\/em>, \u00e8 sempre stato un membro preminente dell\u2019oligarchia statunitense, e quindi assolutamente organico a questa. Dunque, non \u00e8 Trump che si impone sul\u00a0<em>deep state<\/em>, ma \u00e8 questo (una parte di questo) che lo seleziona, per svolgere una operazione ritenuta necessaria \u2013 ovvero un brusco cambio di rotta \u2013 perch\u00e9 il declino americano ha raggiunto un punto di crisi che lo rende ineludibile. Quello che Trump sta operando negli\u00a0<em>states<\/em>, quindi, non \u00e8 una operazione di distruzione dello stato profondo, ma la sua\u00a0<em>epurazione<\/em>. Gli elementi pi\u00f9 superficiali, i pi\u00f9 coinvolti nella cattiva gestione strategica, i pi\u00f9 corrotti o\u00a0<em>ideologicamente\u00a0<\/em>influenzati, vengono rimossi per restituire efficienza: nel momento in cui gli Stati Uniti si apprestano ad affrontare la pi\u00f9 grande sfida al loro predominio globale, \u00e8 necessario che la\u00a0<em>macchina di guerra<\/em>\u00a0sia perfettamente all\u2019altezza, e assolutamente coesa. Verranno smantellati gli apparati ritenuti ormai inadeguati, come l\u2019USAID, ma nessuno metter\u00e0 in discussione la Lockheed Martin o Blackrock.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Un altro grande equivoco \u2013 anzi due \u2013 riguarda il conflitto ucraino. Nella loro straordinaria ottusit\u00e0, le leadership europee ritengono che Trump stia, a tale riguardo, operando un\u2019inversione di rotta strategica (e che ci\u00f2 costituisca un tradimento degli\u00a0<em>ideali comuni<\/em>). Innanzi tutto, per gli USA, anche durante l\u2019amministrazione Biden, questa guerra non \u00e8 mai stata una questione di ideali (democrazia vs autocrazia); quella era la propaganda per i gonzi \u2013\u00a0 e infatti i leader europei se la sono bevuta. Per Washington il conflitto in Ucraina ha sempre rappresentato una mossa strategica che riguarda le relazioni di potenza con Mosca; l\u2019amministrazione Trump esprime s\u00ec un diverso orientamento strategico, ma sempre nell\u2019ambito delle relazioni geopolitiche tra Stati Uniti e Russia. Gli ideali di cui concionano gli europei, ed ancor meno gli europei stessi (ucraini compresi), non hanno mai contato nulla. Ci\u00f2 che sta mettendo in campo Trump, quindi, \u00e8 semplicemente un proseguire nella linea precedente, basata sulla difesa degli interessi statunitensi, sfrondandola di quei fronzoli che erano serviti ad imbelletterla per le opinioni pubbliche occidentali. La ripresa delle relazioni dialogiche tra le due potenze, dunque, non \u00e8 relativa al conflitto ed alla sua risoluzione, se non in misura del tutto marginale, l\u2019obiettivo essendo di tutt\u2019altra natura e\u00a0<em>dimensione<\/em>.<\/p>\n<figure class=\"wp-block-image alignfull size-large\" style=\"text-align: justify\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-48134 lazyloaded\" src=\"https:\/\/giubberossenews.it\/wp-content\/uploads\/2025\/02\/china-russia-usa-scaled-1-1024x607.jpg\" alt=\"\" width=\"1024\" height=\"607\" data-attachment-id=\"48134\" data-permalink=\"https:\/\/giubberossenews.it\/2025\/02\/19\/la-commedia-degli-equivoci\/china-russia-usa-scaled\/\" data-orig-file=\"https:\/\/giubberossenews.it\/wp-content\/uploads\/2025\/02\/china-russia-usa-scaled-1.jpg\" data-orig-size=\"1600,949\" data-comments-opened=\"1\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}\" data-image-title=\"china-russia-usa-scaled\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"\" data-medium-file=\"https:\/\/giubberossenews.it\/wp-content\/uploads\/2025\/02\/china-russia-usa-scaled-1-300x178.jpg\" data-large-file=\"https:\/\/giubberossenews.it\/wp-content\/uploads\/2025\/02\/china-russia-usa-scaled-1-1024x607.jpg\" data-src=\"https:\/\/giubberossenews.it\/wp-content\/uploads\/2025\/02\/china-russia-usa-scaled-1-1024x607.jpg\" data-srcset=\"https:\/\/giubberossenews.it\/wp-content\/uploads\/2025\/02\/china-russia-usa-scaled-1-1024x607.jpg 1024w, https:\/\/giubberossenews.it\/wp-content\/uploads\/2025\/02\/china-russia-usa-scaled-1-300x178.jpg 300w, https:\/\/giubberossenews.it\/wp-content\/uploads\/2025\/02\/china-russia-usa-scaled-1-768x456.jpg 768w, https:\/\/giubberossenews.it\/wp-content\/uploads\/2025\/02\/china-russia-usa-scaled-1-1536x911.jpg 1536w, https:\/\/giubberossenews.it\/wp-content\/uploads\/2025\/02\/china-russia-usa-scaled-1.jpg 1600w\" data-sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify\">L\u2019esigenza primaria degli Stati Uniti in questa fase, ed in vista del confronto decisivo con la Cina, richiede per un verso la ricostruzione industriale (e quindi l\u2019ottimizzazione dell\u2019impiego delle risorse, ed il tempo necessario per impiegarle), e per un altro \u2013 come gi\u00e0 detto \u2013 la divisione del fronte avversario. La nuova posizione americana nei confronti della Russia, quindi, \u00e8 funzionale al conseguimento di questi due obiettivi, guadagnare tempo e staccarla dalla Cina. Sono interessi strategici americani ad essere in ballo, quindi il coinvolgimento di attori terzi (come gli stati europei) ha senso soltanto se e quando ci\u00f2 torna utile a tali interessi; nel modo pi\u00f9 assoluto non riguarda la difesa di interessi comuni.<br \/>\nNon soltanto, quindi, l\u2019Europa \u00e8 tenuta ai margini proprio in quanto \u00e8 marginale, ma la sua percezione di quanto sta accadendo risente della distorsione percettiva delle proprie leadership.<br \/>\nNonostante l\u2019enorme evidenza che il conflitto danneggiava in misura spropositata proprio i paesi europei \u2013 mentre gli USA ne hanno tratto vantaggio \u2013 queste leadership si sono lanciate nella\u00a0<em>crociata\u00a0<\/em>anti russa con la duplice convinzione che questa fosse necessaria alla difesa di un patrimonio comune tra le due sponde dell\u2019Atlantico, e che questo patrimonio (valoriale ma anche materiale) stabilisse di per s\u00e9 una superiorit\u00e0 a 360\u00b0 dell\u2019occidente sull\u2019orso russo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">In buona sostanza, la guerra in Ucraina \u00e8 stata per gli Stati Uniti una mossa strategica immaginata e voluta nel quadro di un conflitto tra potenze, e quindi esclusivamente una questione di interessi (anche anti-europei, quanto a questo), mentre per l\u2019Europa \u00e8 divenuta uno scontro di civilt\u00e0. E quindi Washington l\u2019ha sempre considerata come un episodio, una singola mossa sulla vasta scacchiera geopolitica, mentre per le cancellerie europee \u00e8 divenuta una sorta di ordalia, il centro di tutto.<br \/>\nRagion per cui, mentre gli USA fanno una mossa che (solo apparentemente) sembra cambiare radicalmente gioco, i leader europei continuano a pensare che la faccenda sia tutt\u2019altra.<br \/>\nDa questo ennesimo errore percettivo, consegue un\u2019altra valutazione errata. L\u2019idea cio\u00e8 che la fine del conflitto \u2013 e quindi della battaglia esistenziale che l\u2019Europa crede di combattere \u2013 sia imminente, perch\u00e9 le due potenze stanno per accordarsi in tal senso, e sulle proprie teste. In realt\u00e0, nulla di tutto questo \u00e8 reale. La guerra \u00e8 ben lungi dall\u2019avvicinarsi all\u2019epilogo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Anche in questo caso, le ragioni sono duplici. Innanzi tutto, proprio il fatto che il conflitto sia \u2013 per entrambe le potenze \u2013 una parte della questione, significa che anche la risoluzione di questo non potr\u00e0 che avvenire nell\u2019ambito di un pi\u00f9 ampio quadro, che ridisegni l\u2019intera architettura di sicurezza (reciproca). Va da s\u00e9, quindi, che la complessit\u00e0 e vastit\u00e0 dei problemi da risolvere \u00e8 tale da comportare tempi lunghi, anche solo per identificarli e sistematizzarli. Ma anche volendo eventualmente porre in primo piano il conflitto cinetico in corso (cosa che probabilmente Trump cercher\u00e0 comunque di fare, anche per ragioni\u00a0<em>di immagine<\/em>), ci\u00f2 non significa che la soluzione sia a portata di mano. L\u2019esperienza storica di risoluzione dei conflitti (post seconda guerra mondiale), ci dice che possono essere necessari anche anni. In ogni caso, \u00e8 ragionevole supporre che nella migliore delle ipotesi ci vorr\u00e0 non meno di un anno per porre fine al conflitto in Ucraina. E durante questi dodici mesi,<em>\u00a0la guerra continuer\u00e0<\/em>. L\u2019ipotesi di un congelamento delle operazioni, o anche solo di un cessate il fuoco, \u00e8 infatti da escludere. Non solo perch\u00e9 ci\u00f2 sarebbe assolutamente contrario agli interessi strategici russi, ma anche perch\u00e9 \u2013 vedi Medio Oriente \u2013 quando uno dei soggetti coinvolti non \u00e8 pienamente convinto, l\u2019instabilit\u00e0 della situazione permane comunque.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Un ulteriore equivoco sembra fiorire nel vecchio continente. Se i tre anni di guerra NATO vs Russia sul terreno ucraino hanno logorato l\u2019Europa, al punto da cominciare ad aprire crepe significative nella sua (presunta) unit\u00e0 ed univocit\u00e0 d\u2019intenti, il cambiamento tattico dell\u2019amministrazione USA sta inducendo le leadership europee a coltivare l\u2019illusione che sostituendo il\u00a0<em>nemico\u00a0<\/em>Putin con il\u00a0<em>nemico\u00a0<\/em>Trump \u2013 o meglio ancora aggiungendo al primo il secondo \u2013 possa essere ricostituito un blocco di paesi che, sentendosi minacciati dal fare la fine del vaso di coccio, ritrovino il perduto afflato unitario. Le mosse (alquanto scomposte e contraddittorie, quanto a questo) di alcuni leader, stanno per\u00f2 facendo emergere vieppi\u00f9 le differenze e le distanze tra i vari paesi, sempre pi\u00f9 chiaramente destinati a marciare divisi.<br \/>\nOltretutto, ciascuna delle ipotesi messe in campo \u00e8 destinata scontrarsi con la dura realt\u00e0 dei fatti; sia la moltiplicazione degli aiuti a Kiev (che peraltro stride con la pretesa di sedere al tavolo delle trattative di pace), sia l\u2019implementazione di una economia di guerra, e persino \u2013 pi\u00f9 banalmente \u2013 l\u2019intenzione di accelerare l\u2019adesione ucraina alla UE, sono impossibili, sia per incapacit\u00e0 oggettiva, sia per il rifiuto di alcuni soggetti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">L\u2019irrilevanza certificata dell\u2019Europa, come soggetto geopolitico d\u2019un qualche peso, \u00e8 un dato di fatto, e decisamente antecedente al cambio di amministrazione a Washington. La sola differenza \u00e8 che ora non viene pi\u00f9 dissimulata, da parte americana, n\u00e9 da parte russa. Del resto, basterebbe osservare come i paesi europei vengono tranquillamente scalzati via dalle loro ex-colonie africane, mentre cresce a vista d\u2019occhio l\u2019influenza di altri attori, anche di medio livello, come Turchia o EAU. E sempre per restare in Europa, \u00e8 assolutamente fallace l\u2019idea che un possibile ricambio delle classi dirigenti (di cui sembra essersi incaricato il multimiliardario Musk), rappresenti una possibilit\u00e0 di resipiscenza del continente. L\u2019era dei\u00a0<em>sovranisti\u00a0<\/em>l\u2019abbiamo gi\u00e0 vista all\u2019opera, e molto pi\u00f9 che una\u00a0<em>chance\u00a0<\/em>di recuperare una vagheggiata sovranit\u00e0, finir\u00e0 ineluttabilmente per tradursi in un mero riallineamento con le nuove autorit\u00e0 di Washington, senza minimamente mettere in discussione il ruolo vassallo sinora ricoperto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>Dulcis in fundo<\/em>, e molto a margine, vale la pena di menzionare l\u2019ultimo degli equivoci creatisi intorno all\u2019<em>ascesa<\/em>\u00a0di Trump. Stavolta proprio all\u2019interno della Russia. Sta infatti emergendo una scuola di pensiero, che fa capo al filosofo politico Aleksandr Dugin, che vede nella figura del presidente statunitense un\u00a0<em>campione\u00a0<\/em>del pensiero tradizionalista-conservatore, ed in ci\u00f2 identifica una possibile comunanza d\u2019intenti e di percorsi con la Federazione Russa.<br \/>\nDugin, che in passato i media occidentali avevano addirittura dipinto come una sorta di consigliere di Putin, \u00e8 in realt\u00e0 il punto di riferimento (non solo in Russia) di una parte assolutamente minoritaria del mondo politico, che vede nel ritorno ai valori tradizionali (dio-patria-famiglia, semplificando) la strada per la rinascita dell\u2019identit\u00e0 nazionale russa. Costoro scambiano le politiche anti-woke di Trump per una manifestazione di un simile spirito\u00a0<em>tradizionalista<\/em>, laddove si tratta invece di mero conservatorismo, ma totalmente interno ad uno spirito identitario americano che non ha nulla a che vedere con quello immaginato da Dugin.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Indiscutibilmente, l\u2019avvento dell\u2019era Trump apporta dei cambiamenti considerevoli al quadro geopolitico globale, anche se appaiono assai pi\u00f9 radicali di quanto non siano. E introduce un elemento di accelerazione. Ma non siamo assolutamente in presenza di un fenomeno di inversione, n\u00e9 strategica n\u00e9 tantomeno storica. In un certo senso, si pu\u00f2 dire che Trump \u00e8 la reazione di un pezzo significativo delle oligarchie statunitensi al declino del potere egemonico degli Stati Uniti; declino che non \u00e8 n\u00e9 cominciato con n\u00e9 colpa delle amministrazioni democratiche (alle quali semmai si pu\u00f2 imputare di avervi risposto malamente), e si muove nel solco della tradizione geopolitica USA, che \u00e8 quella di affermare e difendere, ad ogni costo, il predominio americano. Predominio cui l\u2019America avrebbe peraltro\u00a0<em>diritto<\/em>, in virt\u00f9 della sua\u00a0<em>eccezionalit\u00e0<\/em>.<br \/>\nNon siamo insomma in presenza di una rivoluzione copernicana degli equilibri mondiali, e nemmeno del suo inizio. Molto semplicemente, il\u00a0<em>deep state<\/em>\u00a0ha sostituito il comandante in capo, perch\u00e9 la guerra stava andando male.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>FONTE:<a href=\"https:\/\/giubberossenews.it\/2025\/02\/19\/la-commedia-degli-equivoci\/\">https:\/\/giubberossenews.it\/2025\/02\/19\/la-commedia-degli-equivoci\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di GIUBBE ROSSE NEWS (Enrico Tomaselli) Sar\u00e0 anche che l\u2019irruzione dell\u2019uragano Trump sulla scena internazionale ha sconcertato molti, o che le aspettative fossero esageratamente alte, ma si direbbe che ci\u00f2 sta scatenando una serie di\u00a0misunderstanding\u00a0davvero considerevole. Tanto per cominciare, la nuova America non \u00e8 affatto orientata al multipolarismo, nemmeno nei termini di una semplice accettazione della realt\u00e0. 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