{"id":89297,"date":"2025-03-04T09:00:14","date_gmt":"2025-03-04T08:00:14","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=89297"},"modified":"2025-03-03T16:52:43","modified_gmt":"2025-03-03T15:52:43","slug":"trump-i-finti-buoni-del-corriere-della-sera-e-il-socialismo-del-futuro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=89297","title":{"rendered":"Trump, i finti buoni del Corriere della Sera e il socialismo del futuro"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\"><strong>di LA FIONDA (Alessio Mannino)<\/strong><\/p>\n<div class=\"intestazione-post\" style=\"text-align: justify\"><img decoding=\"async\" class=\"img-fluid foto-articolo ls-is-cached lazyloaded\" src=\"https:\/\/www.lafionda.org\/wp-content\/uploads\/2025\/03\/31c4ad59-f53c-4ac0-901f-676bf9dbf9a7_xl-640x420-1.jpg\" alt=\"\" data-src=\"https:\/\/www.lafionda.org\/wp-content\/uploads\/2025\/03\/31c4ad59-f53c-4ac0-901f-676bf9dbf9a7_xl-640x420-1.jpg\" \/><\/div>\n<div class=\"contenuto-post\" style=\"text-align: justify\">\n<p>Le persone diciamo normali, \u00e8 noto, non leggono pi\u00f9 la carta stampata: nel 1986, anno del sorpasso da parte di Repubblica, il Corriere della Sera vendeva 487 mila copie, mentre oggi raggiunge appena i 124 mila (dati fine 2023). Ancora meno, fra gli amanti del genere, sono i perversi che compulsano gli editoriali di prima pagina. Tarati come siamo da quella abitudine anacronistica che \u00e8 la rassegna stampa mattutina, chi scrive \u00e8 tra quelli. Cos\u00ec, sabato 1 marzo ci siamo sottoposti alla lettura, caff\u00e8 forte in mano per arrivare in fondo, all\u2019omelia di Ernesto Galli della Loggia. Storico preclaro tanto da esser oggi consigliere del ministro dell\u2019istruzione Valditara e, soprattutto, opinionista ottimo massimo del Corrierone, Galli della Loggia, dipartito il mai rimpianto Piero Ostellino e ultimamente un po\u2019 spompato Angelo Panebianco, mantiene saldo il ruolo di interprete ufficiale del Verbo liberale. O quanto meno, presso i lettori che si pesano (ma non si computano, perch\u00e9 sono pochissimi).\u00a0<em>Per incidens<\/em>, Indro Montanelli li chiamava, con sprezzante ironia, i \u201cliberaloni\u201d.<\/p>\n<p>Nel pezzo, intitolato \u201cUna scena orribile\u201d, il liberale di via Solferino sfoga tutto il suo orrore per il pestaggio mediatico del presidente ucraino Zelensky da parte dei bulli Donald Trump e JD Vance. Ma il senso dell\u2019articolo \u00e8 un altro. Ovvero: svolgere l\u2019ennesima, arcimilionesima lezioncina sull\u2019immacolata concezione di una democrazia che voglia dirsi\u00a0<em>liberale.<\/em>\u00a0Leggiamo: \u201cTra il suffragio universale da un lato e i diritti inviolabili di libert\u00e0 individuale dall\u2019altro c\u2019\u00e8 stato un felice incontro storico, ma non c\u2019\u00e8 alcun nesso necessario. Infatti, mentre il primo, il suffragio universale, garantisce l\u2019affermazione della volont\u00e0 della maggioranza indistinta, dei desiderata della massa; i secondi, i diritti di libert\u00e0, tutelano, invece, purch\u00e9 ci\u00f2 non nuoccia a qualcun altro, la sfera di libert\u00e0 del singolo\u201d. Prosegue il Sommo: \u201cDunque il suffragio universale incarna per sua natura il principio popolare, mentre i diritti individuali hanno invece un\u2019origine, e conservano un carattere, in un certo senso aristocratico. Garantiscono la sfera di libert\u00e0 del singolo o dei pochi contro i pi\u00f9, ma garantiscano anche che nelle societ\u00e0 governate dalla volont\u00e0 delle maggioranze esistano le \u00e9lite e le istituzioni che le alimentano. Le istituzioni dove le \u00e9lite stesse perlopi\u00f9 operano (in generale tutte quelle che hanno a che fare con il sapere e la cultura in senso lato, dalla burocrazia alla stampa, alle universit\u00e0): nelle quali ci\u00f2 che conta essenzialmente \u00e8 il merito\u201d. Ma ecco la novit\u00e0: \u201cFino ad oggi questa parte dell\u2019Europa e gli Stati Uniti sono stati governati da un regime liberaldemocratico, un regime, per l\u2019appunto, che contemperava in vari modi diritti ed elezioni, \u00e9lite e volont\u00e0 popolare. L\u2019arrivo di Trump sulla scena segna una drammatica frattura storica tra questi due ambiti. D\u2019ora innanzi nella sua democrazia senza \u00e9lite \u2014 anzi loro nemica \u2014 deve contare sempre e comunque solo chi ha vinto le elezioni, solo la volont\u00e0 popolare da lui rappresentata e basta\u201d.<\/p>\n<p>Insomma, il quadro \u00e8 chiaro: \u201cBando alle \u00e9lite e alle competenze, appunto\u201d. Secondo il papa del liberalismo nostrano, balliamo sull\u2019orlo dell\u2019abisso perch\u00e9 Trump ha vinto le elezioni, per altro democraticamente, contro quel felpato universo di riti, simboli e circoli elitari nei secoli fedele alla santa Ipocrisia, pedaggio che il vizio tributa alla virt\u00f9. Una virt\u00f9, beninteso, identificata nel conservare e puntellare il potere politico, economico, culturale (in una parola: egemonia) in mano all\u2019oligarchia dei possidenti sulla testa, per dirla con Pasolini, degli spossessati. Il fremito di sdegno che fa vibrare la barba dellaloggiesca non viene tanto da questo fatto preso in s\u00e9, visto che, come egli pu\u00f2 insegnarci, di demagoghi \u00e8 costellata la vicenda della democrazia (pensiamo al nostro Berlusconi, che in comune con Trump aveva la\u00a0<em>forma mentis<\/em>\u00a0di affarista senza scrupoli e il gusto dello spettacolo kitsch, sia pur senza mai toccare le vette d\u2019ignobilt\u00e0 del video \u201cTrump Gaza\u201d).<\/p>\n<p>No, a far venire le bolle all\u2019insigne, se afferriamo il messaggio fra le righe, \u00e8 che il sovrano menefreghismo di Trump per le forme, il piccone con cui ha demolito il confine fra scena e retroscena, la sconcertante amoralit\u00e0 da businessman che gli \u00e8 propria formano una micidiale deflagrazione che induce scribi e farisei come lui a dover scoprire le carte, confessando, in parte, la verit\u00e0. E infatti, la verit\u00e0 finalmente scappa di penna, all\u2019esegeta della Libert\u00e0: la democrazia \u00e8 una cosa, il liberalismo un\u2019altra. La democrazia liberale, a rigore, \u00e8 concettualmente un ossimoro, e politicamente una mezza truffa. Fra il \u201cprincipio popolare\u201d, il voto esteso a tutti (anche ai puzzoni del basso ceto), e le famose \u201c\u00e9lite\u201d, i poteri che non passano dal voto (\u201cburocrazia, stampa, universit\u00e0\u201d), c\u2019\u00e8 un discrimine, uno iato che fino ad ora era stato colmato, per non turbare i sonni dei liberaloni, dalla prevaricazione delle seconde sul primo.<\/p>\n<p>Grazie a quale escamotage ideologico? Ma naturalmente al \u201cmerito\u201d e alle \u201ccompetenze\u201d. E qui, a saltar fuori, \u00e8 il razzista sociale che alberga nell\u2019imo di ogni liberale: siccome il popolo, per definizione, ignora quale sia il suo bene e per sua natura tende a farsi trascinare dall\u2019idolo di turno, \u00e8 necessaria una minoranza di spiriti eletti, meritevoli, competenti (dal \u201ccarattere in un certo senso aristocratico\u201d) posti a guardia dei \u201cdiritti di libert\u00e0\u201d, in modo da contrastare gli abusi inevitabili della \u201cvolont\u00e0 popolare\u201d lasciata a s\u00e9 stessa. Considerato che a parlare \u00e8 il difensore di un\u2019ideologia, ripetiamo, intrinsecamente classista com\u2019\u00e8 il liberalismo, meglio non poteva spiegare il disaccoppiamento, lo scarto dialettico fra liberali e democratici: ai primi, importa tutelare gli interessi della cricca dominante, della minoranza\u00a0<em>pi\u00f9 forte<\/em>, travestendo l\u2019operazione con la salvaguardia retorica dei pi\u00f9 deboli e della \u201csfera di libert\u00e0 del singolo\u201d (senza badare se questo \u201csingolo\u201d sia il ceo di Mediobanca o un precario sfruttato a mille euro al mese); ai secondi, preme che le differenze fra i due \u2013 reddituali e, di conseguenza e pi\u00f9 ancora, di capacit\u00e0 decisionale \u2013 si riducano significativamente, aumentando in tutte le sedi il potere di autodeterminazione dei pi\u00f9 poveri. La vera dicotomia, dunque, \u00e8 fra oligarchico e democratico. Il termine \u201cliberale\u201d, a conti fatti, corrisponde soltanto a un abile, ma ormai sputtanato\u00a0<em>camouflage<\/em>.<\/p>\n<p>E la principale ragione sta in ci\u00f2 che Galli della Loggia \u00e8 costretto a omettere, altrimenti gli cascherebbe davvero tutto il palco. E cio\u00e8 che il presunto \u201cmerito\u201d dei \u201ccompetenti\u201d equivale non gi\u00e0 a una superiore sapienza o preparazione culturale, e men che meno spirituale, ma alla bravura puramente tecnica nel servire, da bravi servi, lo strapotere del cuore pulsante stesso dell\u2019oligarchia: i pi\u00f9 ricchi. Che poi questi ricchi siano, come Trump e sodali, meno untuosi e con meno freni inibitori di quelli di prima, questo non cambia la sostanza, ossia la struttura, dell\u2019ingiustizia sociale. Ma ne cambia, e infatti sta cambiando, la rappresentazione da commedia borghese, con il perbenismo del \u201csi fa ma non si dice\u201d. Stanno cadendo alcune maschere e certi infingimenti. Per esempio, che non viviamo in una repubblica di sapienti che ci difendono da noi stessi, ma nella societ\u00e0, un tantino pi\u00f9 prosaica, dei neo-feudatari del Capitale. Con i Galli della Loggia a fare gli inorriditi\u00a0<em>laudatores\u00a0<\/em>della verginit\u00e0 violata.<\/p>\n<p>PS. Nota per idealisti pragmatici. Come gi\u00e0 specificato altrove su questo giornale (\u201cIl caso Georgescu: la democrazia \u2018liberale\u2019 non \u00e8 democratica. E non lo \u00e8 mai stata\u201d, 27 febbraio), non si pu\u00f2 sfuggire alla legge del formarsi fisiologico di una ristretta minoranza che decide per la maggioranza: si tratta di una costante sociale ineludibile. Per essere chiari: non esister\u00e0 mai gruppo umano senza un sotto-gruppo che lo guidi. Le utopie di pura uguaglianza (\u201cpassare dal regno della necessit\u00e0 al regno della libert\u00e0\u201d, Troskij) si sono rivelate, e restano, utopie. Tutto il problema risiede, invece, nel capire come creare le condizioni, anche prefigurative, anche\u00a0<em>oggi<\/em>\u00a0mentre sto scrivendo, perch\u00e9 l\u2019\u00e9lite sia autentica \u00e9lite. Un\u2019aristocrazia non dei \u201cmigliori\u201d, ma dei diversi, dei liberati dalla pestilenza liberale. Per il presente,\u00a0 differenziata da quella \u201cservit\u00f9 volontaria\u201d in cui l\u2019uomo cibernetico trova il suo sedativo. Per l\u2019avvenire,\u00a0 risultante dal minimizzare le disuguaglianze economiche per massimizzare le diversit\u00e0 naturali fra individui. \u00c8 il rompicapo del<em>\u00a0socialismo del futuro<\/em>. O per lo meno dell\u2019unico, a nostro modesto avviso, auspicabile: libertario ma non liberale, disincantato ma mai rassegnato, e affrancato dal fantasma di impossibili palingenesi di qualche inedito, immaginario \u201cuomo nuovo\u201d. L\u2019uomo per com\u2019\u00e8 basta e avanza, nel suo schifo e nel suo sublime. Non c\u2019\u00e8 bisogno di sognarne un altro.<\/p>\n<p><strong>FONTE:<a href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2025\/03\/03\/trump-i-finti-buoni-del-corriere-della-sera-e-il-socialismo-del-futuro\/\">https:\/\/www.lafionda.org\/2025\/03\/03\/trump-i-finti-buoni-del-corriere-della-sera-e-il-socialismo-del-futuro\/<\/a><\/strong><\/p>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di LA FIONDA (Alessio Mannino) Le persone diciamo normali, \u00e8 noto, non leggono pi\u00f9 la carta stampata: nel 1986, anno del sorpasso da parte di Repubblica, il Corriere della Sera vendeva 487 mila copie, mentre oggi raggiunge appena i 124 mila (dati fine 2023). Ancora meno, fra gli amanti del genere, sono i perversi che compulsano gli editoriali di prima pagina. 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