{"id":89299,"date":"2025-03-04T09:53:55","date_gmt":"2025-03-04T08:53:55","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=89299"},"modified":"2025-03-03T16:56:18","modified_gmt":"2025-03-03T15:56:18","slug":"il-senso-di-bibi-per-la-guerra","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=89299","title":{"rendered":"Il senso di &#8216;Bibi&#8217; per la guerra"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\"><strong>di SINISTRA IN RETE (Enrico Tomaselli)<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"https:\/\/targetmetis.wordpress.com\/\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.sinistrainrete.info\/images\/stories\/testate2\/metis.webp\" alt=\"metis\" width=\"416\" height=\"95\" \/><\/a><\/p>\n<h3 style=\"text-align: justify\"><\/h3>\n<p style=\"text-align: justify\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.sinistrainrete.info\/images\/stories\/stories12\/221922963-9301e916-6459-4eaf-9f18-3c73fa549874.jpg.webp\" alt=\"221922963 9301e916 6459 4eaf 9f18 3c73fa549874.jpg\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Fondamentalmente, lo stato ebraico \u00e8 intimamente connesso all\u2019idea della guerra, che ne costituisce non solo l\u2019atto fondativo ma anche lo strumento attuativo del disegno sionista. Non certo per caso, \u00e8 l\u2019unico stato al mondo che non ha una definizione precisa dei propri confini; ci\u00f2 infatti \u00e8 funzionale alle mire espansionistiche che puntano alla costruzione del Grande Israele, esteso su gran parte delle terre arabe, e non soltanto sulla Palestina. Ovviamente questo disegno rappresenta un obiettivo ultimo, che lo stato ebraico persegue quando e come se ne presenta l\u2019opportunit\u00e0, ma che resta valido anche quando apparentemente non si manifesta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">C\u2019\u00e8, inoltre, un ulteriore elemento che rende cos\u00ec salda la connessione tra il sionismo e la guerra: le \u00e9lite sioniste, infatti, e pi\u00f9 in generale gli israeliani intellettualmente onesti, ben sanno che lo stato ebraico rappresenta un corpo estraneo in Terra Santa, anche se ovviamente ritengono di avere comunque un\u00a0<em>diritto divino<\/em>\u00a0a restarvi, e pertanto sono consapevoli che queste estraneit\u00e0 non cesser\u00e0 mai di produrre reazioni di rigetto, rispetto alle quali la guerra \u00e8 \u2013 appunto \u2013 la sola risposta possibile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Come sempre avviene nei processi storici, elementi diversi, riflettendosi reciprocamente, hanno portato a una esasperazione di questa caratteristica. La condizione di perenne insicurezza, determinata appunto dal non venir meno del rigetto da parte araba, ha determinato un crescente radicalizzarsi della popolazione israeliana, soprattutto di quella parte pi\u00f9 attivamente impegnata nel movimento colonizzatore, portandola a sostenere le forze di destra ed estrema destra, sostenitrici di fantomatiche\u00a0<em>soluzioni finali<\/em>\u00a0del problema palestinese. Ovviamente ci\u00f2 ha portato a un ulteriore inasprirsi del conflitto, piuttosto che avvicinarne una soluzione qualsiasi, creando cos\u00ec un meccanismo che si autoalimenta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Questo processo era gi\u00e0 in atto da anni, ma l\u2019attacco portato dalla Resistenza palestinese il 7 ottobre 2023 (che a sua volta ne \u00e8 conseguenza) ha impresso una significativa accelerazione, determinando una situazione assolutamente nuova.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Se, infatti, storicamente lo stato ebraico ha avuto un rapporto oscillante con la guerra, alternando fasi di conflitto cinetico, anche molto aspro, a fasi di relativa calma, con l\u2019operazione\u00a0<em>Al Aqsa Flood<\/em>\u00a0\u00e8 entrato in uno stato di guerra permanente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Da un certo punto di vista, \u00e8 come se la leadership israeliana avesse colto l\u2019essenza strategica del 7 ottobre (tale probabilmente persino al di l\u00e0 della consapevolezza palestinese), ovvero che quella operazione militare non soltanto frantumava l\u2019idea della invincibilit\u00e0 dell\u2019IDF e dei servizi segreti \u2013 meticolosamente costruita lungo decenni \u2013 ma rappresentava una minaccia esistenziale per il progetto sionista in s\u00e9. Costituendo un punto di non ritorno, e quindi una sfida strategica, ha spinto i leader israeliani a rispondere nell\u2019unico modo che conoscono, e che \u2013 per una coalizione sostanzialmente estremista come quella che governa a Tel Aviv \u2013 \u00e8 anche pienamente coerente con l\u2019impianto\u00a0<em>ideologico\u00a0<\/em>delle forze che la compongono. Lo stato ebraico, quindi, esce dalla fase storica in cui ha modulato la sua politica di difesa-espansione, alternando guerre e ricerca di stabilizzazione, per entrare in una fase in cui la guerra diventa l\u2019unico strumento disponibile (e concepibile) per cercare di contenere il\u00a0<em>rigetto\u00a0<\/em>da parte delle popolazioni autoctone. Non \u00e8 pi\u00f9 lo stato di eccezione, ma la condizione normale dell\u2019essere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Le particolari condizioni politiche, quali si sono storicamente determinate, fanno inoltre s\u00ec che la guerra sia vista non soltanto come ineludibile condizione per la sopravvivenza dello stato, ma anche come condizione per il mantenimento di uno\u00a0<em>status quo<\/em>\u00a0di potere\u00a0<em>all\u2019interno<\/em>\u00a0dello stato, e che non \u00e8 semplicemente la tenuta di una maggioranza parlamentare, ma \u2013 molto pi\u00f9 significativamente \u2013 un ampio e diffuso intreccio di interessi, strettamente legato alle spinte colonizzatrici nella Cisgiordania, all\u2019amministrazione militare della stessa, ai settori religiosi integralisti (cui la maggior crescita demografica attribuisce un crescente potere politico).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La guerra, quindi, diventa anche strumento politico interno, e svolge una funzione\u00a0<em>equilibratrice\u00a0<\/em>nell\u2019ambito delle dispute tra diversi pezzi della societ\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il paradosso \u00e8 che, mentre diventa sempre pi\u00f9 l\u2019unico orizzonte preso in considerazione dalle leadership politiche, emerge con crescente chiarezza la sua assoluta inadeguatezza a fronteggiare i problemi per i quali la si invoca.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">A essere pi\u00f9 precisi, sono le forze armate israeliane \u2013 e pi\u00f9 in generale l\u2019intera societ\u00e0 \u2013 a non essere pi\u00f9 in grado di affrontare le forze di opposizione esterne. Se, infatti, dalla guerra del 1948 all\u2019operazione\u00a0<em>Piombo Fuso<\/em>\u00a0(2008\/2009), l\u2019esercito dello stato ebraico ha sempre condotto (vittoriosamente) guerre simmetriche \u2013 contro stati arabi \u2013 e asimmetriche \u2013 contro la Resistenza palestinese \u2013 si trova ora in una condizione doppiamente imprevista e difficile: deve infatti misurarsi sia con forme di guerriglia, sia con forze militari statuali, sia con forme ibride di opposizione armata, e tutte contemporaneamente. Questa situazione, che a sua volta riflette importanti mutamenti avvenuti nel quadro internazionale, \u00e8 assolutamente destabilizzante per lo stato ebraico, non solo per la simultaneit\u00e0 delle diverse sfide, ma anche perch\u00e9 ha messo in luce l\u2019incapacit\u00e0 di prevalere anche soltanto su una di esse.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il 7 ottobre, anche sotto questo profilo, ha rappresentato un punto di svolta, oltre il quale \u00e8 divenuta manifesta la fine della deterrenza e della supremazia militare dello stato ebraico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u00c8 difficile dire se l\u2019IDF poteva vincere o meno la guerra contro la Resistenza palestinese, all\u2019indomani dell\u2019operazione\u00a0<em>Al Aqsa Flood<\/em>. In termini politici, cio\u00e8 eradicando Hamas e le altre formazioni dal tessuto sociale di Gaza, probabilmente no. In termini militari \u00e8 ragionevole pensare che, se avesse condotto la guerra in modo diverso, avrebbe potuto conseguire risultati migliori, evitando una plateale sconfitta e la riprovazione mondiale (esclusa quella dei governi occidentali, ma inclusa quella delle popolazioni).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">In realt\u00e0, sia pure in forme meno evidenti, era chiaro da tempo come l\u2019esercito israeliano non avesse pi\u00f9 la capacit\u00e0 di soverchiare gli avversari. La stessa crescita militare di questi ne era la controprova. Gi\u00e0 nel 2006, quando fu tentata l\u2019ennesima invasione del Libano, lo scontro con le milizie sciite di Hezbollah (allora assai meno potenti di quanto non siano diventate in seguito) si risolse in uno smacco clamoroso, segnalando appunto questa perdita di efficacia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Essenzialmente, infatti, l\u2019idea fondamentale su cui si \u00e8 costruita la dottrina militare dello stato ebraico \u00e8 sempre stata quella della\u00a0<em>deterrenza attraverso il terrore<\/em>: imporre ai nemici delle periodiche\u00a0<em>lezioni<\/em>, assolutamente brutali e sproporzionate, tali da dissuaderlo lungamente dal rialzare la testa. Come \u00e8 evidente, questo genere di approccio non punta a cercare una soluzione alle cause del conflitto, ma a riaffermare il predominio militare. Cio\u00e8\u00a0<em>istituzionalizza\u00a0<\/em>la guerra, ne fa il fattore centrale delle relazioni con i paesi vicini \u2013 e, ovviamente, con la popolazione palestinese.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u00c8 insomma una dottrina che riconosce l\u2019impossibilit\u00e0 di una vittoria definitiva, e che fa per\u00f2 affidamento sulla superiorit\u00e0 bellica per\u00a0<em>contenere\u00a0<\/em>il nemico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Quando scatta la reazione all\u2019attacco palestinese del 7 ottobre, quindi, c\u2019\u00e8 sicuramente una componente irrazionale, un misto di rabbia per essersi fatti cogliere di sorpresa e di desiderio di vendetta (che, oltretutto, poggiano su un substrato intriso di presunta superiorit\u00e0\u00a0<em>razziale<\/em>); e questo ha determinato una scarsa razionalit\u00e0 operativa. Ma c\u2019\u00e8 sicuramente anche un problema strutturale, quasi culturale, nel determinare le modalit\u00e0 dell\u2019azione bellica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">L\u2019IDF, a Gaza, agisce quindi facendo esattamente ci\u00f2 che non va fatto, e non facendo ci\u00f2 che dovrebbe. Ci sono centinaia di volumi sull\u2019impatto pressoch\u00e9 nullo, in guerra, degli attacchi massicci contro la popolazione civile. E sul fatto che, semmai, favoriscono il rinsaldarsi del legame tra questa ed i combattenti; soprattutto nel caso di formazioni di guerriglia. I bombardamenti a tappeto, lo sterminio consapevole (e rivendicato) dei civili, quindi, nasce dall\u2019odio verso i palestinesi (perch\u00e9 la loro stessa esistenza \u00e8 di ostacolo al realizzarsi del disegno sionista, perch\u00e9 sono considerati\u00a0<em>untermensch<\/em>, perch\u00e9 hanno osato attaccare), ma rifugge da qualsiasi calcolo militare. E anche quando le truppe israeliane entrano nel territorio, non adottano l\u2019unica tattica che avrebbe avuto un senso, in quelle condizioni operative. Perch\u00e9 fanno affidamento su fattori che, invece, hanno gi\u00e0 mostrato di non essere pi\u00f9 efficaci.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Nonostante i proclami di guerra ad oltranza, sia lo stato maggiore che il governo pensano di poter liquidare la Resistenza nel giro di qualche mese; del resto, lo stato ebraico non ha mai affrontato guerre di lunga durata, e non \u00e8 attrezzato \u2013 sotto ogni punto di vista \u2013 per farlo. Nella convinzione di far pesare l\u2019enorme quantit\u00e0 di esplosivo sganciato sulla Striscia, nonch\u00e9 la propria supposta superiorit\u00e0 bellica e tecnologica (primo uso massivo dell\u2019AI in un conflitto bellico), l\u2019IDF ha scelto una tattica basata sulla minimizzazione delle perdite. Che per\u00f2 si \u00e8 \u2013 prevedibilmente \u2013 rivelata inadeguata.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Dato il contesto, avrebbe dovuto procedere attraverso la parcellizzazione del territorio, e la sua progressiva bonifica. Suddividere l\u2019intera area della Striscia in quadranti, ed investirli in successione, isolandoli dal resto del territorio, e saturandoli con la propria presenza militare. Impegnare i combattenti palestinesi, identificare gli sbocchi della rete di tunnel e demolirli, sino alla completa ripulitura del quadrante; solo a quel punto passare al successivo, mantenendo un presidio sulle aree bonificate.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Questa modalit\u00e0 operativa, per\u00f2, richiede tempo, e comporta un elevato rischio per le forze di terra, che devono essere impiegate massicciamente. Sia il governo che l\u2019esercito israeliano hanno ritenuto che questo prezzo fosse insostenibile, e che comunque fosse possibile conseguire i risultati desiderati anche procedendo in maniera molto pi\u00f9 sommaria. Ma in realt\u00e0 \u00e8 sempre preferibile una vittoria pagata a caro prezzo, piuttosto che una sconfitta, sia pure contenendo le perdite.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">I fatti hanno dimostrato che \u00e8 impossibile piegare la realt\u00e0 ai propri desideri. La guerra \u00e8 comunque durata a lungo \u2013 la pi\u00f9 lunga mai combattuta dallo stato ebraico \u2013 e non \u00e8 stata vinta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Anche l\u2019ultima invasione del Libano \u00e8 valsa a provare la prevalenza della realt\u00e0. Nonostante l\u2019esperienza fallimentare del 2006, infatti, e pur nella consapevolezza di combattere contro un avversario assai pi\u00f9 forte di quello di allora, l\u2019IDF ha replicato il medesimo\u00a0<em>modus operandi<\/em>. Ottenendo, prevedibilmente, risultati peggiori.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Sia a Gaza che in Libano, ha cercato di conseguire i propri obiettivi facendo prevalentemente affidamento sulla sola arma che assicura il predominio pressoch\u00e9 assoluto, e la quasi assoluta certezza di non contare perdite: l\u2019aviazione. Che per\u00f2 non \u00e8 mai di per s\u00e9 risolutiva, men che meno quando si combatte contro formazioni che non impegnano battaglie frontali, ma prediligono la tattica delle imboscate, sfruttando la propria padronanza del terreno. Il risultato in entrambe i casi \u00e8 stato una poderosa devastazione delle infrastrutture civili, con perdite anche gravi tra la popolazione, ma un impatto militare assai limitato. Ovviamente, stante una tale disparit\u00e0 nella capacit\u00e0 di fuoco, \u00e8 del tutto naturale che le formazioni combattenti nemiche abbiano subito perdite, anche importanti. Ma queste non sono mai state significative. Non hanno cio\u00e8 mai consentito il prevalere delle forze sul terreno, n\u00e9 il conseguimento degli obiettivi strategici.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">A controprova, sia per quanto riguarda il conflitto libanese, sia per quanto riguarda quello di Gaza, ad un certo punto \u00e8 stato necessario addivenire ad un cessate il fuoco, che non avrebbe alcun senso se una delle parti stesse prevalendo, o addirittura avesse\u00a0<em>vinto<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Certo, soprattutto per quanto riguarda Gaza, una grande importanza l\u2019hanno avuta le pressioni messe in atto dalla nuova amministrazione USA. Ma queste hanno avuto un peso nella misura in cui il prolungato conflitto ha messo in evidenza un fattore cruciale, ovvero l\u2019assoluta dipendenza dello stato ebraico dagli Stati Uniti. Che non \u00e8 pi\u00f9 soltanto una questione di aiuti economici, di supporto di\u00a0<em>intelligence<\/em>, o di fornitura di armi e munizioni, ma ormai si manifesta nella forma di una dipendenza dal coinvolgimento diretto statunitense nella difesa attiva. La rilevanza delle pressioni USA \u00e8 insomma il riflesso della debolezza militare israeliana.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">E comunque, al di l\u00e0 di queste pressioni, \u00e8 chiaro che i due cessate il fuoco rispondono anche, e non secondariamente, all\u2019esigenza di non pagare un prezzo troppo elevato (in senso ampio, militare sul campo, ma anche politico ed economico nel paese).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ad ulteriore conferma che si \u00e8 trattato di una scelta di necessit\u00e0, comunque fatta\u00a0<em>obtorto collo<\/em>, c\u2019\u00e8 il fatto che in entrambe i casi i termini degli accordi \u2013 comunque sottoscritti \u2013 stanno stretti a Tel Aviv, che infatti li sta violando ripetutamente. Segno che quei termini ha\u00a0<em>dovuto\u00a0<\/em>accettarli, salvo poi, appunto, cercare di eluderli, contando ancora una volta sulla copertura statunitense.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ma, come si diceva all\u2019inizio, la guerra \u00e8 ormai divenuta una modalit\u00e0 standard per lo stato ebraico, che ne abbisogna non soltanto per tenere comunque a bada le innumerevoli pressioni militari ai confini, n\u00e9 per evitare uno sfilacciamento della maggioranza di governo, ma letteralmente per evitare l\u2019implosione della societ\u00e0 israeliana e, in ultima analisi, dello stesso progetto sionista.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ed \u00e8 questa la ragione per cui, forse persino pi\u00f9 delle mai sopite spinte espansionistiche, l\u2019attuale politica israeliana \u00e8 focalizzata sulla perpetuazione dello stato di guerra.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Tutto, infatti, sembra venire predisposto in vista di una eternizzazione del conflitto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">C\u2019\u00e8, con grande evidenza, il tentativo \u2013 ancora una volta rivendicato \u2013 di\u00a0<em>gazawizare\u00a0<\/em>le citt\u00e0 della Cisgiordania. Jenin, Nablus, Tulkarem, sono investite pesantemente dalle forze israeliane, che sono tornate a dispiegare qui i carri armati, dopo quasi vent\u2019anni. Assedio ai campi, bombardamenti aerei mirati, demolizione di case, deportazioni di massa (gi\u00e0 40.000) e, ovviamente morti e feriti in quantit\u00e0. Qui si focalizzano gli appetiti dei coloni e dell\u2019estrema destra sionista, coloro che parlano di\u00a0<em>stato di Giudea e Samaria<\/em>\u00a0in contrapposizione allo stato ebraico, considerato troppo debole con i palestinesi\u2026 E qui, ovviamente, si concentrano i tentativi di espansione territoriale, favoriti dalla lunga amministrazione militare su questi territori occupati, dalle\u00a0<em>leopardizzazione\u00a0<\/em>degli insediamenti palestinesi (frammentati ed isolati dalle colonie ebraiche, e dalla rete stradale\u00a0<em>esclusiva\u00a0<\/em>che le collega), oltre che dall\u2019indulgenza statunitense nelle appropriazioni illegali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">In Cisgiordania sperano di ottenere la\u00a0<em>rivincita\u00a0<\/em>rispetto a Gaza. E poi anche qui, nella Striscia martoriata, non rinunciano a coltivare l\u2019idea di riprendere il conflitto, nonostante l\u2019opposizione americana, e nonostante l\u2019evidente incapacit\u00e0 di vincerlo. Ogni singolo mossa fatta dal governo israeliano sembra concepita per creare le condizioni che portino alla riapertura della guerra guerreggiata.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Cos\u00ec in Libano, dove dopo due rinvii unilaterali del ritiro, l\u2019IDF ha deciso di restare comunque in territorio libanese in cinque punti diversi, strategicamente disposti lungo il confine. Esattamente come fu col mantenimento dell\u2019occupazione della\u00a0<em>fattorie Sheeba<\/em>\u00a0(a seguito del cessate il fuoco del 2006), in violazione della risoluzione ONU, e che ha dato motivo alla Resistenza libanese di mantenere acceso il conflitto. O come sta accadendo in Siria, dove all\u2019ormai storica occupazione illegale delle alture del Golan, a seguito della caduta di Assad l\u2019IDF ha esteso la sua presenza militare in territorio siriano (dopo aver distrutto con attacchi aerei gran parte delle armi dell\u2019ormai disfatto esercito di Damasco) a buona parte del sud, fortificando alcuni punti strategici, e cercando di creare le premesse per la creazione di una regione-cuscinetto sotto il proprio controllo, facendo leva su presunte necessit\u00e0 di difendere le popolazioni druse. Il tutto ovviamente nel complice silenzio di tutto l\u2019occidente, cos\u00ec come dei tagliagole insediatisi a Damasco.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Anche qui, e con tutta evidenza, non c\u2019\u00e8 soltanto la vocazione all\u2019espansione territoriale, n\u00e9 il semplice cogliere un\u2019opportunit\u00e0, n\u00e9 tantomeno presunte esigenze di difesa; si tratta piuttosto di un consapevole porre le premesse per un altro conflitto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">E ovviamente sullo sfondo \u2013 ma neanche tanto \u2013 resta il conflitto con l\u2019Iran, nel quale lo stato ebraico spera sempre di trascinare gli Stati Uniti. Questo \u00e8 anzi il fronte principale, e \u2013 nel processo di\u00a0<em>ucrainizzazione\u00a0<\/em>in atto \u2013 rappresenta quel che la Russia \u00e8 per Kiev. Nell\u2019immaginario israeliano, Teheran \u00e8 la capitale del male, e la sola minaccia che viene percepita come esistenziale. Del resto, non solo la Repubblica Islamica ha avuto la sfrontatezza di sfidare lo stato ebraico, e di colpirlo per ben due volte (mandando in frantumi la sua deterrenza), con una terza che continua a pendere come spada di Damocle, ma \u00e8 stata anche all\u2019origine della straordinaria intuizione strategica dell\u2019<em>Asse della Resistenza<\/em>, la creazione del generale Soleimani, che ha prodotto cos\u00ec tanti problemi a Tel Aviv.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Da questa stagione bellica, lo stato ebraico esce se non con le ossa rotte comunque assai malconcio. La leadership quasi ventennale di\u00a0<em>Bibi\u00a0<\/em>Netanyahu lo ha portato ad un punto di non ritorno, e gli ha fatto imboccare una strada che non contempla pi\u00f9 alcuna soluzione che non sia la guerra; una guerra che per\u00f2 non \u00e8 in grado di raggiungere alcuna soluzione. Ormai la spirale \u00e8 difficilmente reversibile perch\u00e9, bench\u00e9\u00a0<em>Bibi\u00a0<\/em>ci abbia messo molto di suo, in fondo non \u00e8 che l\u2019espressione di una societ\u00e0 consumata dal suo interno, e che si illude di sopravvivere ancora un po\u2019 alimentando il fuoco di una ostilit\u00e0 senza tempo e senza confini.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Lo stato ebraico \u00e8 pi\u00f9 debole che mai, sia militarmente che politicamente, e sta per entrare in una nuova fase storica mondiale che, inevitabilmente, ne relegher\u00e0 ai margini la rilevanza strategica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ben presto, il Medio Oriente potrebbe scoprirsi ridotto ad area\u00a0<em>liminale<\/em>, comunque non pi\u00f9 cerniera tra mondi in conflitto. Quella che si apre \u00e8 probabilmente una fase di transizione, non sappiamo ancora verso cosa, ma quel che \u00e8 certo \u00e8 che lo stato ebraico la sta affrontando con una visione strategica invecchiata malamente.<\/p>\n<p><strong>FONTE:<a href=\"https:\/\/www.sinistrainrete.info\/estero\/29975-enrico-tomaselli-il-senso-di-bibi-per-la-guerra.html\">https:\/\/www.sinistrainrete.info\/estero\/29975-enrico-tomaselli-il-senso-di-bibi-per-la-guerra.html<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di SINISTRA IN RETE (Enrico Tomaselli) Fondamentalmente, lo stato ebraico \u00e8 intimamente connesso all\u2019idea della guerra, che ne costituisce non solo l\u2019atto fondativo ma anche lo strumento attuativo del disegno sionista. Non certo per caso, \u00e8 l\u2019unico stato al mondo che non ha una definizione precisa dei propri confini; ci\u00f2 infatti \u00e8 funzionale alle mire espansionistiche che puntano alla costruzione del Grande Israele, esteso su gran parte delle terre arabe, e non soltanto sulla Palestina.&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":109,"featured_media":26572,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[32],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/Schermata-2016-12-13-alle-15.57.26.png","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-nej","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/89299"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/109"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=89299"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/89299\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":89300,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/89299\/revisions\/89300"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/26572"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=89299"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=89299"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=89299"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}