{"id":89547,"date":"2025-03-21T09:00:44","date_gmt":"2025-03-21T08:00:44","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=89547"},"modified":"2025-03-20T18:35:03","modified_gmt":"2025-03-20T17:35:03","slug":"ministro-valditara-cose-questo-occidente","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=89547","title":{"rendered":"Ministro Valditara: cos&#8217;\u00e8 questo Occidente?"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\"><strong>di DOPPIOZERO (Alessandro Vanoli)<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Occidente. Prendete questa parola e guardatela con attenzione, perch\u00e9 mi sa che stia l\u00ec la posta in gioco.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ormai sono passati un po\u2019 di giorni dalla pubblicazione delle Nuove indicazioni per la scuola; quelle partorite dalla commissione nominata dal Ministero dell\u2019Istruzione e del merito. Il tempo utile per fare un po\u2019 di conti e misurare la temperatura delle tante reazioni che il testo ha suscitato. Vale per tutto il documento, ma in particolare per la sezione relativa all\u2019insegnamento della storia. Un po\u2019 per l\u2019importanza che la stessa commissione le attribuisce, un po\u2019 perch\u00e9 in quella materia si avverte tutto il peso sociale e politico dell\u2019operazione condotta dal Ministero.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Cominciamo dall\u2019inizio. \u201cSolo l\u2019Occidente conosce la storia\u201d. La frase ha colpito forte. E forse l\u2019effetto era voluto. Di sicuro ha suscitato non poca indignazione. L\u2019abbiamo scritto in tanti che non era possibile parlare con toni cos\u00ec eurocentrici (qualcuno ha detto pi\u00f9 precisamente ottocenteschi o colonialisti) e che era assolutamente scorretto dimenticarsi di tutte le altre storie prodotte nel mondo: dalla Cina al mondo arabo o persiano. Per giunta la commissione rincarava la dose aggiungendo ad arte una frase di Marc Bloch, che per chi fa il nostro mestiere \u00e8 quasi un nume tutelare pi\u00f9 che uno storico: metodologicamente rivoluzionario, martire della resistenza, colui insomma che tutti citiamo quando vogliamo rafforzare il nostro pensiero senza essere obbligati a fare troppi altri distinguo. E Marc Bloch ha detto che \u00abI greci e i latini, nostri primi maestri, erano popoli scrittori di storia. Il cristianesimo \u00e8 una religione di storici. [\u2026] \u00e8 nella durata, dunque nella storia, che si svolge il gran dramma del Peccato e della Redenzione\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Cos\u00ec eccoci qua, con una linea chiaramente tracciata. Da che parte continuiamo?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Beh, tanto vale dire che Bloch aveva perfettamente ragione. Certo che i greci e i latini rappresentano una delle radici pi\u00f9 dirette del nostro pensiero; e certo che il cristianesimo \u00e8 una religione di storici, per il suo poggiare su eventi concreti (o ritenuti tali), per l\u2019idea di tempo che si lega alla storia della salvezza e per tanti altri motivi. Ma non \u00e8 mai buon metodo citare una frase fuori dal contesto per asseverare le proprie idee. Perch\u00e9 con lo stesso criterio, potrei anche aggiungere che, nello stesso libro (la famosissima\u00a0<em>Apologia della storia<\/em>), Bloch disse che \u00abNon possiamo comprendere nulla di veramente umano se ci chiudiamo nell\u2019isolamento di una singola civilt\u00e0. Il confronto non \u00e8 un modo per giudicare, ma per illuminare\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Quindi sancito che non cambia molto avere greci, romani e cristiani dalla nostra, andiamo al punto centrale: solo l\u2019Occidente conosce la storia. Quale storia? La commissione ha le idee chiare e lo dice subito dopo. Quella che si \u00e8 forgiata con i greci; per essere pi\u00f9 precisi a partire da Erodoto e Tucidide. Su questo, per tentare una prima risposta a un simile argomento, perdonatemi se scivolo nel personale: ero poco pi\u00f9 di un ragazzo quando in Spagna cominciai a distinguere tra ta\u2019rihk e akhbar, le due forme classiche arabe di scrittura storica. E negli anni successivi non so quanto tempo ho trascorso traducendo Tabari, al-Mas\u2019udi, Ibn Khaldun, tutti autori musulmani che si erano sentiti in dovere di scrivere enormi libri di storia. Poi incontrai gli storici cinesi di duemila anni fa, che potevo leggere solo in traduzione ma che erano a dir poco affascinanti: Sima Qian, Ban Gu e altri. Potrei continuare, ma la domanda pi\u00f9 sottile \u00e8 se un simile elenco sia un argomento sufficiente. Qualche collega particolarmente colto \u2013 e polemico \u2013 potrebbe oppormi il fatto che gli antichi autori cinesi siano stati pi\u00f9 portati a scrivere eventi in successione cronologica e basta, mentre molti autori arabi classici sono stati spesso condizionati dal peso della religione. E lo stesso collega potrebbe aggiungere che tanto in Tucidide quanto in Erodoto emerge invece l\u2019importanza della testimonianza oculare e della pretesa di verit\u00e0: basi pi\u00f9 solide insomma per i futuri luminosi della storia. E io, con qualche distinguo, potrei pure essere d\u2019accordo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"align-center\" src=\"https:\/\/www.doppiozero.com\/sites\/default\/files\/inline-images\/ayse-bek-YLdYVzHopto-unsplash.jpg\" alt=\"j\" width=\"780\" height=\"1040\" data-entity-uuid=\"b74f87b3-6c83-41ee-87d7-05a6918256b4\" data-entity-type=\"file\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Quindi potremmo smetterla qua, se la domanda vera per\u00f2 non fosse un\u2019altra: quanto \u00e8 davvero rilevante una simile discussione? Per quale motivo dobbiamo stabilire una scala di valori? Posso anche ammettere (con parecchie difficolt\u00e0) che il metodo storico critico, a cui devo buona parte di quello che so, abbia come trisavolo pi\u00f9 diretto Tucidide, ma questo non fa di me una persona culturalmente superiore. Il confronto, giusto per citare di nuovo Bloch, non \u00e8 un modo per giudicare, ma per illuminare. Quindi perch\u00e9 gettarsi in questa assurda mischia culturale?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La risposta, temo, sta tutta nella prima parola: Occidente. Guardiamo al modo di leggere il passato per dirci chi siamo: \u00absolo l\u2019Occidente conosce la storia\u00bb afferma la commissione del Ministero dell\u2019istruzione e del merito. Ma qui arriva la domanda che conta per davvero: e cosa sarebbe l\u2019Occidente? Chi saremmo noi? Non ho mai invidiato le persone senza dubbi. E loro non ne hanno: noi, ci dicono, siamo quell\u2019\u00abOccidente cristiano e laico\u00bb dove la storia diviene \u00ablo specchio dei progressi dello spirito umano\u00bb per citare Condorcet e l\u2019illuminismo tutto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">E qui arriviamo al punto forse pi\u00f9 debole di tutto questo castello di affermazioni un po\u2019 tronfie: ammesso che sia facile dire oggi cosa sia l\u2019Occidente, siamo proprio sicuri che questa strana cosa geografico-storica esista da sempre?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Lasciamo perdere gli inizi, visto che per millenni \u201coccidente\u201d \u00e8 stata solo una direzione geografica. E lasciamo perdere i secoli delle prime imprese atlantiche, dove la parola fece la sua apparizione per indicare uno spazio pensabile (e conquistabile). La storia dell\u2019idea di Occidente \u00e8 storia di imperi e di conquista. I primi furono Spagnoli e Portoghesi, che dividendosi il mondo separarono un occidente da un oriente. Poi vennero gli olandesi e poi infine gli inglesi. E non \u00e8 un caso che proprio nell\u2019impero inglese l\u2019idea di Occidente si affin\u00f2 cos\u00ec tanto. Perch\u00e9 \u00e8 sempre un problema di relazione: l\u2019occidente come lo intendiamo oggi cominci\u00f2 a esistere perch\u00e9 esisteva anche un oriente. E furono i grandi imperi coloniali inglesi e francesi che inventarono l\u2019Oriente cos\u00ec come ancora oggi lo sogniamo o lo temiamo. Quell\u2019idea di un mondo sottomesso a un potere pi\u00f9 forte e sostanzialmente uguale in tutta la sua estensione. Un Oriente che dai Dardanelli sino al Sud Est asiatico sia fatto delle stesse cose: indolenza, propensione alla tirannide, lussuria e magari, in senso positivo, anche una certa predisposizione alla saggezza e alla spiritualit\u00e0. Tutti stereotipi che avevano una lunga storia e che erano gi\u00e0 propri degli antichi greci (come certa storia, guarda caso proprio a partire da Erodoto), ma che l\u2019imperialismo ottocentesco rese a dir poco attuali. Non \u00e8 un caso che fu proprio negli anni Novanta dell\u2019Ottocento, all\u2019interno della diplomazia britannica che nacque quella divisione che oggi diamo per scontata: Vicino, Medio ed Estremo Oriente. Che non ci vuol molto a capire che ha senso solo se si prende come prospettiva quella di un centro che sta a Londra o a Parigi. E non \u00e8 ovviamente un caso che quel concetto che pensiamo appartenerci da sempre, \u201ccivilt\u00e0 occidentale\u201d sia nato in realt\u00e0 in inglese, sempre nello stesso ambito, sempre negli stessi anni Novanta:\u00a0<em>Western Civilisation<\/em>, con buona pace della commissione Valditara che \u00e8 convinta di appartenervi da sempre. Poi fu che anche l\u2019impero inglese nel Novecento segn\u00f2 il passo lasciando buona parte di quell\u2019eredit\u00e0 agli Stati Uniti. E potrebbe stupire meno a questo punto scoprire che la \u201cstoria dell\u2019occidente\u201d se la inventarono loro. O meglio fu nel 1919 che alla Columbia University di New York venne fondato un corso didattico denominato per la prima volta\u00a0<em>Western Civilisation.\u00a0<\/em>E fu dopo la Seconda Guerra mondiale, nel 1949, che questo percorso venne definito dal congresso dell\u2019American Historical Association. L\u2019idea era ormai chiara: c\u2019era una civilt\u00e0 la cui evoluzione andava dai greci ai romani, passando per l\u2019Europa rinascimentale per giungere sino agli Stati Uniti, intesi come apice della libert\u00e0 e della democrazia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Quindi per favore basta, o almeno imparate a fare la storia per davvero. Che la storia al suo meglio non \u00e8 quel triste positivismo di ritorno che dite voi: \u00abLa storia come specchio dei progressi dello spirito umano ma al tempo stesso, necessariamente, anche degli ostacoli che ad esso si frappongono\u00bb. No, la storia al suo meglio \u00e8 dubbio. Dubbio nei confronti delle fonti che si studiano e dubbio applicato ai facili concetti utilizzati per comprendere il passato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"align-center\" src=\"https:\/\/www.doppiozero.com\/sites\/default\/files\/inline-images\/marianna-smiley-afDS9bO9vJU-unsplash.jpg\" width=\"780\" height=\"1170\" data-entity-uuid=\"3a73c5ec-b41e-4a16-9a11-68c6e353c98f\" data-entity-type=\"file\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ma proprio in nome del dubbio, rimane a questo punto un\u2019ultima domanda: perch\u00e9 tutto questo bisogno di Occidente nella scuola? Perch\u00e9 ora? Perch\u00e9 in questo modo? Basta la presenza di un governo populista a spiegare una simile marcia indietro dopo anni di faticosi tentativi verso una storia plurale e un po\u2019 pi\u00f9 globale? Credo di no. Credo anzi che la questione sia molto pi\u00f9 drammatica. Qualche tempo fa avevo cominciato un mio libro invitando i lettori a provare a disegnarlo, l\u2019Occidente. Suggerivo allora che si sarebbe potuto cominciare con gli Stati Uniti e l\u2019Unione europea, ma poi avremmo dovuto aggiungere anche il Canada e l\u2019Australia; e a questo punto a pensarci meglio avremmo unito anche il Giappone, la Nuova Zelanda e la Corea del Sud. E questa assenza di geografia sarebbe stata tenuta insieme da cosa? Da una certa idea di libert\u00e0 e garanzie individuali, liberalismo e democrazia, oltre soprattutto a una chiara economia di mercato. Ecco \u00e8 passato neanche un anno e questa immagine sta gi\u00e0 svanendo. Il mondo si sta ridisegnando sotto i nostri occhi, trascinato da una serie di drammatici conflitti che trasformano priorit\u00e0 e strategie. E in tutto questo uno dei pochi elementi di convergenza tra alcuni dei grandi protagonisti di questi cambiamenti \u00e8 proprio l\u2019odio nei confronti dell\u2019Occidente. Lo ripetono in modo talvolta sguaiato i russi, che almeno dall\u2019Ottocento vivono un rapporto conflittuale contro il molle occidente europeo, colpevole di minacciare i sani valori ancestrali del loro paese; lo sentono i cinesi, che non hanno mai dimenticato le umiliazioni subite in periodo coloniale; lo gridano nei paesi musulmani ogni volta che una strage di civili insanguina le strade.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">E forse, in un misto di indifferenza e ingenuo senso di superiorit\u00e0, tutto questo potevamo pure sopportarlo. Ma ora anche gli Stati Uniti guardano alla vecchia Europa con un misto di disgusto e incomprensione, obbligandoci dunque all\u2019unica domanda che non avremmo mai voluto farci: noi chi siamo? Cos\u00ec \u201coccidente\u201d diventa una parola improvvisamente necessaria, un modo per aggrapparci a qualcosa di solido, specie se il nuovo ci fa paura, perch\u00e9 non lo capiamo e sentiamo di non appartenergli. E finisce che magari in qualche piazza, qualcuno ritorni ai greci e di l\u00ec ricostruisca con orgoglio il proprio canone occidentale, fatto di monumenti bellissimi: Omero, Dante, Leopardi, Shakespeare\u2026<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ma se c\u2019\u00e8 una cosa che la storia insegna \u00e8 che i monumenti diventano importanti quando sentiamo che il loro senso comincia a sfuggirci. Parlare di monarchia o di impero \u00e8 sempre stato pi\u00f9 necessario quando simili istituzioni erano al tramonto. E forse con l\u2019Occidente sta capitando la stessa cosa. Certo niente finir\u00e0 domani e quella parola avr\u00e0 ancora una lunga storia, ma non \u00e8 affatto detto che il suo significato continuer\u00e0 ad essere lo stesso, soprattutto perch\u00e9 gi\u00e0 oggi non c\u2019\u00e8 alcun significato cos\u00ec solido a cui aggrapparsi. Intendiamoci: sono il primo ad essere convinto che studiare le proprie radici a cominciare da quelle cittadine, regionali e nazionali, sia importante. Aiuta a definirsi e a percepire delle coordinate con cui guardare il mondo. Ma questo non vuol dire pensare che tali radici siano le uniche o, peggio, siano in qualche senso superiori ad altre. Vuol dire solo darsi un punto di riferimento per guardare al mondo. Perch\u00e9 non c\u2019\u00e8 nulla di male nell\u2019essere attraversati da sempre da una storia plurale; non c\u2019\u00e8 nulla di male nel sapere che gran parte dei nostri risultati migliori, dagli algoritmi, alla bussola sino al divano, tanto per dire, ci \u00e8 stato dato grazie alle mescolanze e agli incontri di culture. Non c\u2019\u00e8 nulla di male nel saperci parte di un mondo pi\u00f9 vasto che possiamo studiare solo conoscendone la storia: araba, turca, cinese, indiana, russa\u2026 Soprattutto, non vale quasi mai la pena scommettere sui muri; molto meglio scavare alla ricerca di radici grandi: profonde certo, ma capaci di allargarsi sino ad abbracciare il mondo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>FONTE:<a href=\"https:\/\/www.doppiozero.com\/ministro-valditara-cose-questo-occidente\">https:\/\/www.doppiozero.com\/ministro-valditara-cose-questo-occidente<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di DOPPIOZERO (Alessandro Vanoli) Occidente. Prendete questa parola e guardatela con attenzione, perch\u00e9 mi sa che stia l\u00ec la posta in gioco. Ormai sono passati un po\u2019 di giorni dalla pubblicazione delle Nuove indicazioni per la scuola; quelle partorite dalla commissione nominata dal Ministero dell\u2019Istruzione e del merito. 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