{"id":89611,"date":"2025-03-26T11:00:16","date_gmt":"2025-03-26T10:00:16","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=89611"},"modified":"2025-03-26T11:00:16","modified_gmt":"2025-03-26T10:00:16","slug":"la-rinnovata-ipocrisia-dellesercito-europeo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=89611","title":{"rendered":"La rinnovata ipocrisia dell\u2019esercito \u201ceuropeo\u201d"},"content":{"rendered":"<p><strong>DA LA FIONDA (Di Andrea Imperia)<\/strong><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter\" src=\"https:\/\/www.lafionda.org\/wp-content\/uploads\/2025\/03\/shutterstock_1853580880-di-Victor-Moussa.jpg\" width=\"278\" height=\"179\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">In democrazia un esercito \u00e8 espressione di uno Stato che abbia il potere, affidatogli dai propri cittadini, di decidere come e quanto prelevare con la tassazione, come e quanto indebitarsi, come e quanto spendere per la sanit\u00e0, l\u2019istruzione, le armi, appunto, contro quale Stato usare eventualmente la forza, chi mandare a combattere, dove e perch\u00e9. Affinch\u00e9 possa veder riconosciuto il diritto di prendere decisioni tanto importanti lo Stato, a sua volta, deve essere espressione di un popolo che senta di appartenere fondamentalmente, sia pure con dubbi e precisazioni, alla medesima comunit\u00e0, che abbia un livello di fiducia e di fedelt\u00e0 verso le proprie istituzioni tali da accettare di combattere e morire, di veder combattere e morire i propri figli non solo per difenderle e per difendere se stesso, come sarebbe naturale, ma per le posizioni e le scelte di politica internazionale assunte dal proprio governo, che le condivida o no.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u00a0E\u2019 la follia della guerra, gli Stati la fanno da secoli e la mobilitazione culturale ha sempre preceduto quella militare. Si fa appello al senso di appartenenza, al concetto di comunit\u00e0, al pericolo comune, si sottolineano i valori che uniscono, si individuano i nemici, immancabilmente oltreconfine e privi di qualsiasi ragione che ne giustifichi le posizioni e i comportamenti. Rare e bellissime le eccezioni, tra cui, \u00e8 importante ricordarlo in un momento tanto difficile, sia pure con amarezza, i socialisti italiani di fronte al primo conflitto mondiale. Allora, non diversamente da oggi, il dissenso era considerato tradimento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">L\u2019Unione Europea \u2013 ma come vedremo \u00e8 solo apparentemente una buona notizia \u2013 \u00e8 lontanissima dall\u2019essere uno Stato nel senso che abbiamo detto. \u00a0E\u2019 piuttosto un accordo tra Stati che hanno accettato di spogliarsi, senza tuttavia affidarlo ad alcuna autorit\u00e0 centrale, di buona parte del potere di tassare, indebitarsi e spendere, le cui popolazioni hanno un senso debolissimo di appartenenza alla medesima comunit\u00e0. Tutti noi, molto prima che europei, ci sentiamo e siamo effettivamente qualcos\u2019altro. Le diversit\u00e0 sono addirittura motivo di orgoglio, proprio perch\u00e9 ritenute, a ragione, caratteristiche identitarie, esclusive della propria comunit\u00e0 nazionale e di nessun\u2019altra. Ventisette lingue, tutte largamente ignote al di fuori dei confini nazionali e che dunque non servono a comunicare tra \u201ceuropei\u201d. L\u2019unica sufficientemente diffusa, la ventottesima, \u00e8 quella di uno Stato che ha ormai abbandonato l\u2019Unione Europea (che tuttavia, alla faccia della coerenza, chiede con decisione di esserne considerato parte quando si tratter\u00e0 di accaparrarsi le commesse militari pagate dagli altri), e che nessuno tra gli \u201ceuropei\u201d, salvo una strettissima minoranza, si sognerebbe di considerare come propria (del fallimento dell\u2019assurdo tentativo di costruire una lingua artificiale, l\u2019esperanto, \u00e8 meglio non parlare, tanto lo ricordano in pochi.).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Abbiamo, noi \u201ceuropei\u201d, culture, tradizioni, abitudini profondamente diverse. Condividiamo invece, questo s\u00ec, secoli di storia, che arrivano fin quasi ad oggi, caratterizzati da violenze bestiali degli uni contro gli altri, degli uni sugli altri, non solo in tempo di guerra. Sotto la superficie della civile cordialit\u00e0 delle \u00e9lite sovranazionali acculturate, politicamente corrette e liberal-progressiste, si nascondono profonde diffidenze e ostilit\u00e0 popolari pronte in ogni momento a riaffiorare. Basterebbe fare un\u2019escursione sul confine con l\u2019Austria per rendersene conto. I cippi non ci sono pi\u00f9, tutto il resto \u00e8 rimasto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Di confini cos\u00ec, l\u2019Europa \u00e8 piena. E\u2019 appena il caso di ricordare che solo pochi anni fa, non nell\u2019Ottocento, in una fase di grave emergenza sanitaria come la pandemia da Covid19, sono state chiuse le frontiere in nome della protezione delle comunit\u00e0 nazionali (!) dal pericolo di contagio ed \u00e8 stata addirittura vietata la vendita all\u2019estero, non importa se ad altri \u201ceuropei\u201d, di dispositivi sanitari, prime fra tutte le mascherine (ne sono testimone diretto: una ditta tedesca mi mand\u00f2 una mail, che ancora conservo, in cui si dichiarava, per disposizione del proprio governo, impossibilitata a vendermi anche una (!) mascherina; un anziano signore russo, nato e vissuto a lungo nell\u2019URSS, \u00a0che ho amato come un padre, me ne mand\u00f2 gratis duecento; il governo di Putin non ebbe nulla da ridire).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Come si pu\u00f2 allora pensare ad un esercito comune? Come si pu\u00f2 pensare che un \u201ceuropeo\u201d possa accettare di farsi ammazzare per ordine di uno straniero, di farsi dire dove e per chi andare a morire o mandare a morire i propri figli? Questo valga per chi crede alla fantasia \u2013 direi piuttosto alla furbesca ipocrisia \u2013 dei nostri politici liberal-progressisti (meglio, tutto sommato la rozza \u00a0\u00a0antidemocraticit\u00e0 di Calenda e della Picierno) che affermano, per tenere tutto insieme, per\u00a0<em>restare<\/em>\u00a0tutti insieme, che il riarmo europeo possa essere qualcosa di diverso dal semplice riarmo dei singoli Stati. La costruzione di un esercito \u201ceuropeo\u201d rappresenterebbe addirittura, specie se pagato con un debito pubblico comune, un ulteriore passo in avanti verso la costruzione dell\u2019unione politica. \u00a0Questo, paradossalmente, mentre si lavora alacremente all\u2019aumento della frammentazione culturale e sociale, all\u2019ulteriore indebolimento di quel senso di appartenenza necessario alla nascita di uno Stato, spingendo l\u2019Unione Europea ancora pi\u00f9 ad est, fino all\u2019Ucraina e alla Georgia, paesi i cui cittadini non sono certamente pi\u00f9 simili a un tedesco o a un francese di quanto non lo siano i russi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">L\u2019unione politica europea, nell\u2019idea e nella prassi dei nipoti di Ventotene, anzich\u00e9 salire dalle fondamenta, pu\u00f2 procedere pi\u00f9 utilmente in direzione opposta, venendo gi\u00f9 dal tetto. Il primo mattone, ci venne raccontato fino allo sfinimento, fu l\u2019eliminazione delle valute nazionali e l\u2019introduzione dell\u2019euro. A nulla serv\u00ec l\u2019acuta osservazione dei pochi intellettuali che da sinistra (ripeto, da sinistra, non dalla Lega!) gi\u00e0 negli anni Novanta del secolo scorso avvertirono del pericolo di tendenze disgreganti, del possibile aumento delle distanze e delle tensioni, all\u2019interno e tra gli Stati, causate dalla rinuncia alla sovranit\u00e0 monetaria, a quella fiscale, alla manovra del tasso di cambio. In un mondo che non avesse pensato ed agito al rovescio ci\u00f2 sarebbe avvenuto\u00a0<em>dopo<\/em>\u00a0aver creato un bilancio pubblico centrale di dimensioni tali da consentire trasferimenti paragonabili a quelli (enormi) che vennero effettuati dalla Germania dell\u2019Ovest a quella dell\u2019Est, o che si effettuano normalmente tra le regioni forti a quelle deboli di un medesimo Stato. Per fare questo sarebbe stato necessario uno Stato che poggiasse su un forte e diffuso senso di appartenenza. Facciamo fatica tra italiani a sentirci simili, figurarsi tra europei. O Maastricht o morte, dunque. Il resto sarebbe venuto pi\u00f9 avanti, al traino della moneta unica. Cos\u00ec fu detto, cos\u00ec fu fatto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ma sarebbe davvero potuto arrivare il resto? Ovviamente no. Se l\u2019unificazione monetaria storicamente non ha mai preceduto quella politica una ragione deve pur esistere. \u00a0Come si pu\u00f2 pensare di regalare i poteri della politica monetaria \u2013 che influiscono sulla vita di tutti attraverso i tassi di interesse, il tasso di cambio, i prezzi \u2013\u00a0 a persone selezionate al proprio interno dal potere finanziario, il cui operato sia sottratto, addirittura per legge, al controllo democratico? Un simile marchingegno \u00e8 concepibile solo se il controllo politico \u00e8 escluso\u00a0<em>ab origine<\/em>, dalla non creazione del soggetto che dovrebbe esercitarlo. Solo se manca l\u2019unione politica, se non c\u2019\u00e8 uno Stato che possa tassare, indebitarsi, spendere, compensare con i trasferimenti, controllare e, perch\u00e9 no, orientare l\u2019operato dei burocrati (perch\u00e9 questo sono in un mondo normale i banchieri centrali), pu\u00f2 esistere una banca centrale unica e indipendente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Trovino pace, dunque, i seguaci dei liberal-progressisti: l\u2019euro non \u00e8 stato introdotto per procedere, sia pure a fatica e nel solo modo all\u2019epoca possibile, verso l\u2019unificazione politica. Al contrario, \u00e8 nato proprio perch\u00e9 l\u2019unificazione politica non venisse realizzata.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Prima l\u2019euro, dunque, realizzato attraverso l\u2019austerit\u00e0 e i sacrifici imposti ai lavoratori (riforme delle pensioni, moderazione salariale, precariato) fatti passare dagli stessi liberal-progressisti che ora invocano il riarmo, con la promessa di un futuro migliore per tutti, di un benessere diffuso che tuttavia non \u00e8 mai arrivato, o meglio, \u00e8 arrivato in poche mani e in quelle \u00e8 rimasto. Un benessere che ha dunque alimentato le differenze, le ingiustizie, le ostilit\u00e0 sociali, l\u2019indifferenza per la politica delle classi subalterne, la fedelt\u00e0 e il sostegno interessato e culturalmente aggressivo, di quelle economicamente privilegiate o comunque non danneggiate. E ora, gli stessi politici euro-entusiasti, talvolta ormai ottuagenari, si rifanno avanti e \u00a0propongono il riarmo, spacciandolo, a condizione sia europeo, per un ulteriore passo verso l\u2019unificazione politica. Senza il minimo imbarazzo si uniscono a quanti dichiarano di volerlo realizzare, il riarmo, con la spesa pubblica in deficit, l\u2019esatto contrario dell\u2019austerit\u00e0. In eccezione, dunque, alle regole di Maastricht che continueranno tuttavia a governare la spesa per la scuola, la sanit\u00e0, le pensioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ma se l\u2019austerit\u00e0 era necessaria alla sopravvivenza dell\u2019euro, perch\u00e9 e in che modo il suo contrario dovrebbe ora aiutarla? L\u2019unica possibile risposta porta dritti al vituperato (almeno fino a ieri) Keynes: se l\u2019aumento della domanda aggregata per armamenti si rivolger\u00e0 alla produzione europea (ma oggi compriamo armi soprattutto dagli americani) aumenter\u00e0 il PIL dei paesi europei politicamente pi\u00f9 forti, quelli che hanno un settore militare importante e tecnologicamente avanzato, \u00a0che sono rapidamente in grado di rafforzarlo ulteriormente convertendo produzioni civili in crisi e che possono far pesare un contributo enorme all\u2019incremento totale della spesa pubblica europea. Aumenteranno le entrate fiscali e ci\u00f2 render\u00e0 sostenibile l\u2019incremento del\u00a0<em>loro<\/em>\u00a0debito pubblico, non quello di tutti. Riuscite ad immaginare chi in Europa otterr\u00e0 una fetta consistente delle commesse militari?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Quando i singoli Stati, c\u2019\u00e8 da giurare molto presto, si saranno finalmente riarmati si pu\u00f2 star certi che le decisioni \u201ceuropee\u201d verranno prese dai pi\u00f9 forti, nel loro esclusivo interesse. E\u2019 stato cos\u00ec con l\u2019euro in tempo di pace, sar\u00e0 cos\u00ec per l\u2019esercito \u201ceuropeo\u201d in tempo di guerra. Sempre poi che le armi non servano ad ammazzarci tra di noi, tra \u201ceuropei\u201d, com\u2019\u00e8 avvenuto per secoli.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Nulla cambia, dunque. Le \u00e9lite si adattano per sopravvivere e mantenere ruolo e privilegi economici e politici. La \u201cpace con la forza\u201d, la difesa dell\u2019eroica Ucraina, dei valori democratici \u00a0che essa incarnerebbe nel resistere all\u2019orco russo e all\u2019ondata di fascismo suprematista americano (ricordo che la condizione per iniziare i negoziati per aderire all\u2019Unione Europea \u00e8 il rispetto dei diritti umani e delle minoranze!): ecco il nuovo collante del popolo \u201ceuropeo\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Spacciare il riarmo come l\u2019unico strumento in grado di difendere la democrazia e i valori europei, come un ulteriore passo verso l\u2019unione politica dopo quello compiuto con l\u2019introduzione dell\u2019euro, \u00e8, almeno in Italia, la strada imboccata dalla propaganda liberal-progressista per tappare la bocca al dissenso e per far accettare il riarmo da chi dovr\u00e0 pagarne le conseguenze, economiche e non. Perch\u00e9, come disse una volta Gianni Agnelli, ci sono politiche costose sul piano sociale che la sinistra \u00e8 in grado di realizzare pi\u00f9 facilmente della destra. Qualcosa di socialmente pi\u00f9 costoso del riarmo \u00e8 davvero difficile da immaginare.<\/p>\n<div class=\"addtoany_share_save_container addtoany_content addtoany_content_bottom\"><strong>FONTE:\u00a0<a href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2025\/03\/24\/la-rinnovata-ipocrisia-dellesercito-europeo\/\">https:\/\/www.lafionda.org\/2025\/03\/24\/la-rinnovata-ipocrisia-dellesercito-europeo\/<\/a><\/strong><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>DA LA FIONDA (Di Andrea Imperia) In democrazia un esercito \u00e8 espressione di uno Stato che abbia il potere, affidatogli dai propri cittadini, di decidere come e quanto prelevare con la tassazione, come e quanto indebitarsi, come e quanto spendere per la sanit\u00e0, l\u2019istruzione, le armi, appunto, contro quale Stato usare eventualmente la forza, chi mandare a combattere, dove e perch\u00e9. 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