{"id":89628,"date":"2025-03-28T10:12:18","date_gmt":"2025-03-28T09:12:18","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=89628"},"modified":"2025-03-27T11:15:02","modified_gmt":"2025-03-27T10:15:02","slug":"balcani-terra-dei-fuochi-26-anni-fa-a-belgrado-70-anni-di-pace-in-europa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=89628","title":{"rendered":"Balcani, Terra dei fuochi 26 anni fa a Belgrado: 70 anni di pace in Europa?"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\"><strong>di L&#8217;ANTIDIPLOMATICO (Fulvio Grimaldi)<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Siamo al 26esimo anniversario dell\u2019attacco NATO alla Serbia. Serbia riluttante a farsi mutilare del suo arto kosovaro a fini di impiantarci Bondsteel, la pi\u00f9 grossa base USA d\u2019Europa e di diventare la soluzione finale per la Jugoslavia. Un anniversario segnato da micce accese in tutti i Balcani, micce che paiono correre verso barili pieni di esplosivo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.lantidiplomatico.it\/public\/mce\/balcfulvio.jpg\" alt=\"\" width=\"639\" height=\"480\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Sergio Mattarella, che l\u2019istituzione consacra rappresentante di tutti gli italiani (anche di quel quasi 70 per cento che non condivide la sua passione per la guerra e in difesa del governo golpista e dittatoriale dell\u2019Ucraina), ripete a giradischi rotto che grazie all\u2019UE abbiamo avuto 70 anni di pace in Europa. Lo ripete da protagonista, con D\u2019Alema premier e i Comunisti Italiani di Diliberto e Rizzo soci di governo, della prima guerra NATO (rifiutata dall\u2019ONU) di europei contro europei. Per la precisione, di europei aggressori contro europei aggrediti, neutrali e, colpa anche maggiore, socialisti, del tipo Cogestione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.lantidiplomatico.it\/public\/mce\/balcani%20fuoco.jpg\" alt=\"\" width=\"567\" height=\"395\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Lo spazio aereo e marittimo che permetteva i 78 giorni di bombardamenti a tappeto, anche all\u2019uranio impoverito, su 7 milioni di donne, uomini, vecchi e bambini serbi, era il nostro. E nostre erano le basi da cui decollavano i bombardieri. E nostro era il mare attraversato dalle navi militari e anche da qualche mercantile della Caritas scoperto pieno di armi. Armi d\u2019offesa per i terroristi e trafficanti di droga e organi dell\u2019UCK, al comando del poi sentenziato criminale di guerra Hashim Thaci, fidanzato morganatico di Madeleine Albright, Segretaria di Stato USA con il democratico Clinton.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Partivano da casa nostra i missili e le bombe che, con un gruppo di volenterosi, alternativi a Mattarella e ai pellegrini, chierici e laici, precipitatisi a Sarajevo a sostenere le buone ragioni del fascista bosniaco Izetbegovic e del fascista croato Tudjman, riuscimmo a dribblare. Vedemmo colpire la fabbrica Zastava, cuore operaio della Jugoslavia, i ponti sul Danubio, gli impianti petrolchimici di Pancevo, l\u2019ambasciata cinese, la TV di Stato con dentro giornalisti e tecnici, case, scuole, treni, profughi cacciati dalle loro terre millenarie. E, per prima, la rete elettrica nazionale del cui spegnimento ci mostrarono il costo i medici dell\u2019ospedale di Belgrado, indicandoci incubatrici vuote.<\/p>\n<div class=\"gptslot evo-intext\" style=\"text-align: justify\" data-adunitid=\"2\">\n<div id=\"gpt-slot-3\" class=\"optiload\"><\/div>\n<\/div>\n<p style=\"text-align: justify\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.lantidiplomatico.it\/public\/mce\/sRBSKA%20BANDIERA.jpg\" alt=\"\" width=\"600\" height=\"390\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Seppellite, insieme ai \u201c70 anni di pace\u201d mattarelliani, la Jugoslavia e la Serbia, normalizzati a forza di NATO e UE i Balcani occidentali e orientali, oggi la regione protagonista e vittima di due guerre mondiali \u00e8 tornata di attualit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La Romania, caposaldo NATO verso oriente, da dove nel 2008 part\u00ec l\u2019impegno della guerra alla Russia, deve a questa sua funzione il corollario dell\u2019estinzione della democrazia, come esplicitata dalle vicende attorno al candidato presidenziale vanamente vincente Calin Georgescu. Ne sono conseguite turbolenze sociali che coinvolgono centinaia di migliaia di persone. I pi\u00f9 anziani forse non sono immemori dell\u2019altro scherzetto fattogli dall\u2019Occidente con la strage fabbricata di Timisoara, creduta vera e dunque portata a giustificazione della fucilazione senza processo di Nicolae Ceausescu e della moglie Elena.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Vediamo le varie turbolenze.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.lantidiplomatico.it\/public\/mce\/balcani%20mappa.png\" alt=\"\" width=\"600\" height=\"379\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>MACEDONIA DEL NORD<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Qui, come nel caso della Serbia. dove la miccia sarebbe stata accesa da un disastro con vittime a Novi Sad, \u00e8 stata una strage accidentale, ma dalle evidenti responsabilit\u00e0 colpose, a scatenare un prodromo di guerra civile.<\/p>\n<div class=\"gptslot evo-intext\" style=\"text-align: justify\" data-adunitid=\"2\">\n<div id=\"gpt-slot-4\" class=\"optiload\"><\/div>\n<\/div>\n<p style=\"text-align: justify\">Domenica 16 marzo, nell\u2019incendio di una discoteca a Kocani, 100km da Skopje, sono perite 59 persone e ne sono rimaste gravemente ferite altre 155. La protesta si \u00e8 subito diretta verso i palazzi delle istituzioni, tribunale, stazione di polizia. Anche qui la rabbia, fatta passare per reazione a carenze, inefficienze e corruzione delle istituzioni, ha assunto carattere nazionale con la mobilitazione degli studenti in tutte le maggiori citt\u00e0. Il malcontento, originato anche da quello che viene giudicato un cedimento di identit\u00e0 e sovranit\u00e0 nazionale alla Grecia, quando il governo accett\u00f2 di aggiungere \u201cdel Nord\u201d allo storico nome di Macedonia, rivendicato in esclusiva da Atene, pare anche rivolgersi contro l\u2019ingresso del paese nella NATO nel 2020 e le conseguenti spese militari a discapito di un welfare gi\u00e0 deficitario.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Resta anche da rivedere sullo sfondo storico il lungo periodo di tensione e di conflittualit\u00e0 aperta, provocate anni fa dalle rivendicazioni della minoranza albanese collegata, come in Kosovo, al sempre verde progetto della Grande Albania. Un progetto visto con favore dalla NATO, e che ha subito un contraccolpo quando Skopje, nel 2004, non \u00e8 riuscita a far passare un decentramento di carattere federale che avrebbe costituito il primo passo in direzione delle ambizioni albanesi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Dovrebbero colpire la simultaneit\u00e0 dei tempi e le affinit\u00e0 tra i protagonisti della mobilitazione rispetto a quanto accade in Macedonia e la sollevazione studentesca che, da dicembre, agita la Serbia. Non fosse che sono molti i feriti e i fuggiaschi dalla repressione in Macedonia che hanno trovato rifugio e assistenza in Serbia tra i militanti dei partiti che sostengono il contestato presidente Vucic.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>ROMANIA<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Sulla Macedonia del Nord potrebbero aver avuto ripercussioni sia la crisi esplosa nella vicina Serbia, che per\u00f2, con tutte le sue nebulose contraddizioni, pare dover essere interpretata in senso politico opposto, sia l\u2019apertura di una vera e propria faglia sismica in Romania. La grossolana violazione di ogni pi\u00f9 elementare principio del diritto e della democrazia a seguito della vittoria elettorale di un candidato, Calin Georgescu, ostile all\u2019impegno NATO contro la Russia, ha visto una forsennata escalation nell\u2019abuso dei poteri istituzionali. Dall\u2019annullamento delle elezioni, si \u00e8 passati all\u2019arresto di Georgescu su accuse totalmente fabbricate quando i sondaggi lo indicavano largamente favorito per una nuova tornata, con addirittura il 45% delle preferenze di voto.<\/p>\n<div class=\"gptslot evo-intext\" style=\"text-align: justify\" data-adunitid=\"2\">\n<div id=\"gpt-slot-5\" class=\"optiload\"><\/div>\n<\/div>\n<p style=\"text-align: justify\">Il dato che questa incredibile manomissione di ogni principio democratico avesse, non solo il tacito, ma addirittura l\u2019espresso gradimento, della Commissione Europea, potrebbe essere tra i motivi per i quali tra i manifestanti macedoni, di cui sopra, non si nutra grande entusiasmo per l\u2019entrata di Skopje nel consesso di Bruxelles.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>KOSOVO E BOSNIA ERZEGOVINA<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Sono, a partire dalla dissoluzione della Jugoslavia nell\u2019ultima decade del secolo scorso, due gli strumenti che il neocolonialismo euro-atlantico adopera, alternativamente e periodicamente, per disfarsi dell\u2019ostacolo coriacemente sopravvissuto al disfacimento della federazione: una Serbia non euronormalizzata, a dispetto della guerra NATO e del successivo colpo di Stato colorato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Una Serbia che, a dispetto di un assedio geopolitico e propagandistico mai venuto meno dall\u2019inizio del millennio, non rinuncia al diritto di rivendicare il Kosovo componente irrinunciabile della Serbia stessa, ai termini di una storia secolare e della risoluzione 1244 dell\u2019ONU e a dispetto della met\u00e0 dei 193 paesi dell\u2019ONU, compreso l\u2019aggressore Italia, che hanno riconosciuto l\u2019indipendenza unilateralmente dichiarata.<\/p>\n<div class=\"gptslot evo-intext\" style=\"text-align: justify\" data-adunitid=\"2\">\n<div id=\"gpt-slot-6\" class=\"optiload\"><\/div>\n<\/div>\n<p style=\"text-align: justify\">Una Serbia rimasta fuori-Nato, pur tra vicini balcanici che sono tutti o NATO, o UE o tutti e due. A suo tempo aveva chiesto di entrare nell\u2019UE, ma poi, vista la scarsa simpatia che Bruxelles e i suoi primi attori riservano a Belgrado e ai suoi sempre pi\u00f9 stretti rapporti con Mosca e con Pechino, aveva capito di non essere bene accetta, almeno fintanto che si fossero mantenute queste sue\u00a0<em>liaisons dangereuses.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il primo strumento sono le provocazioni a Belgrado realizzate attraverso i maltrattamenti della minoranza serba sopravvissuta alla pulizia etnica nel Kosovo. Entit\u00e0 inventata dalla NATO a presidio dei Balcani occidentali con la megabase Bondsteel, insediata anche a protezione di un Stato giudicato, fin dai tempi della presa di potere delle milizie narcotrafficanti UCK, ad alto tasso di criminalit\u00e0 mafiosa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Sono note le traversie, vessazioni, prepotenze, periodicamente inflitte ai 100.000 serbi rimasti a Mitrovica, nel nord del Kosovo. Un costante tentativo, affidato al premier di Pristina, Albin Kurti, di portare i serbi all\u2019esasperazione e, qujndi, a una reazione violenta che possa poi coinvolgere Belgrado e avvicinare quella resa dei conti che in Occidente si auspica fin dall\u2019inizio della distruzione della Jugoslavia. Manovra che gode della tolleranza, se non della fattiva complicit\u00e0, della KFOR, forza NATO creata nel 1999, perfettamente a suo agio in un processo di pulizia etnica che varia tra lo strisciante e l\u2019accelerato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">L\u2019altro strumento \u00e8 quel coacervo di opposte nazionalit\u00e0, culture, religioni, imposto da USA e complici anti-serbi con gli accordi di Dayton del 1995 e la creazione dello Stato tricefalo della Bosnia Erzegovina. Una entit\u00e0 creata in provetta, che pretende di unire le tre componenti etnico-confessionali, bosniaco-musulmana, croato-cattolica e serbo-ortodossa (la repubblica Srpska staccata dalla madrepatria). Una creazione passata sopra la testa delle popolazioni interessate, sottoposta al comando di una specie di vicer\u00e8 coloniale europeo (oggi il democristiano tedesco Christian Schmid), dotato di poteri che superano quelli della direzione collettiva installata a Sarajevo.<\/p>\n<div class=\"gptslot evo-intext\" style=\"text-align: justify\" data-adunitid=\"2\">\n<div id=\"gpt-slot-7\" class=\"optiload\"><\/div>\n<\/div>\n<p style=\"text-align: justify\">Territorialmente e demograficamente la componente pi\u00f9 grande, la repubblica Srpska con capitale Banja Luka, rappresenta ricorrentemente la pietra dello scandalo in una formazione in cui nulla \u00e8 omogeneo, complementare, armonioso. Dalla presidenza federale, assegnata a turno a una delle tre componenti, \u00e8 uscita negli ultimi giorni Banja Luka, rendendo evidente l\u2019impossibilit\u00e0 di mantenere in vita un costrutto in cui due elementi, in rapporti di netta dipendenza da NATO e UE, sono fortemente schierati contro la terza, che, della madrepatria condivide la comunanza slava e la posizione.geopolitica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Alla vigilia delle manifestazioni che stanno sconvolgendo la Serbia, a partire dalle proteste seguita al crollo di una pensilina a Novi Sad, con la morte di 15 persone e che \u00e8 stato attribuitoalla corruzione e al malaffare delle autorit\u00e0 locali, poi nazionali, il presidente di Srbska, Milorad Dodik, \u00e8 stato oggetto di un ordine d\u2019arresto emanato da nientemeno che il governatore tedesco della federazione e poi avallato dalle autorit\u00e0 di Sarajevo. Il provvedimento ha provocato la rottura definitiva del rapporto tra la repubblica Srpska e le altre due componenti e quindi il disfacimento della direzione collettiva.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">L\u2019ordine di arresto, ovviamente ignorato a Banja Luka, rappresenta il momento culminante di una lunga serie di attriti e provvedimenti reciprocamente escludenti, campagna ovviamente pianificata l\u00e0 dove suole. Stavolta il casus belli era strategico: L\u2019ONU aveva azzardato di proclamare una \u201cgiornata della memoria\u201d per il massacro di Srebrenica del 1995, attribuito alle milizie serbe di Mladic e Karadzic (entrambi sotto processo all\u2019Aja) e in cui sarebbero periti 8000 civili bosniaci. Giornata riconosciuta da croati e bosniaci, rifiutata dai serbi di Banja Luca che ne negano anche la motivazione..<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Con questa giornata della memoria, fondata su evidenze discutibili, anzi negate da una serie di inchieste indipendenti secondo le quali le vittime nel villaggio serbo di Srebrenica, coinvolto nelle operazioni militari tra serbi e bosniaci, erano appena alcune decine e quasi tutte militari bosniaci caduti in combattimento. Una versione corroborata anche dalla comparsa, nelle successive liste elettorali bosniache, di molti dei presunti giustiziati.<\/p>\n<div class=\"gptslot evo-intext\" style=\"text-align: justify\" data-adunitid=\"2\">\n<div id=\"gpt-slot-8\" class=\"optiload\"><\/div>\n<\/div>\n<p style=\"text-align: justify\">L\u2019operazione contro la repubblica Srpska avviene in contemporanea con la destabilizzazione che si sta cercando di attuare in Serbia, a partire dall\u2019incidente di Novi Sad e che ha visto scendere in piazza i soliti studenti, fattisi conoscere come Otpor nella rivoluzione colorata del 2001 che port\u00f2 alla caduta di Slobodan Milosevic e che, in una intervista a me, per Liberazione, si vantarono di essere stati istruiti in corsi tenuti da un generale statunitense a Budapest.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Fonti che frequento fin dal mio lavoro di inviato a Belgrado tra 1999 e anni successivi e che mi si sono sempre confermate affidabili, riconoscono la validit\u00e0 delle ragioni dei manifestanti quando denunciano episodi di corruzione, di malversazioni economiche e di decadimento dei diritti sociali. Peraltro anche attribuibili alle sanzioni occidentali mai levate.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ma sostengono anche di avere ottimi motivi per individuare nella sommossa la manina dei soliti manovratori e degli obiettivi di destabilizzazione di un assetto serbo che non si rassegna alla perdita del Kosovo, che sostiene i buoni diritti della repubblica sorella in Bosnia Erzegovina e che non rinuncia alla solidariet\u00e0 e collaborazione con i fratelli slavi russi e con gli attivissimi realizzatori cinesi delle infrastrutture per la Via della Seta nei Balcani.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Srebrenica non \u00e8 un fenomeno isolato. E una delle tante operazioni chiamate False Flag \u00a0e che sono diventate lo strumento principe per solidificare nella percezione dell\u2019opinione pubblica la necessit\u00e0 di una guerra contro \u201cdittatori\u201d e devianti vari e per la difesa di sedicenti democrazie e diritti umani. Questo nell\u2019immediato. A livello storico sono il criterio fondante per determinare chi \u00e8 stato buono e chi cattivo. Lo abbiamo imparato, a fatica, per quanto riguarda la\u00a0<em>damnatio memoriae<\/em>\u00a0di certi imperatori romani invisi all\u2019oligarchia senatoriale e ai rispettivi storici.<\/p>\n<div class=\"gptslot evo-intext\" style=\"text-align: justify\" data-adunitid=\"2\">\n<div id=\"gpt-slot-9\" class=\"optiload\"><\/div>\n<\/div>\n<p style=\"text-align: justify\">Dovremmo ricordarcene quando ci rifilano Srebrenica, o la strage di Racak che fece tirare le prime bombe su Belgrado, o gli 8000 (cifra prediletta) curdi gassati ad Halabja da Saddam (che poi non risult\u00f2 avere armi chimiche), o Tripoli, con le fosse comuni delle vittime dei bombardamenti di Gheddafi (che non aveva bombardieri in volo), o East Ghouta, con i gas di Assad (poi negati dall\u2019organismo ONU) sui bambini, o l\u2019aereo PanAm di Lockerbie, prima abbattuto dai libici e ora dagli iraniani, o le giovani donne uccise dai poliziotti in Iran alla partenza di ogni rivoluzione colorata\u2026. O, soprattutto, l\u201911 settembre, per poter fare la guerra a tutti i \u201cterroristi\u201d.<\/p>\n<p><strong>FONTE:<a href=\"https:\/\/www.lantidiplomatico.it\/dettnews-fulvio_grimaldi__balcani_terra_dei_fuochi_26_anni_fa_a_belgrado_70_anni_di_pace_in_europa\/58662_59831\/\">https:\/\/www.lantidiplomatico.it\/dettnews-fulvio_grimaldi__balcani_terra_dei_fuochi_26_anni_fa_a_belgrado_70_anni_di_pace_in_europa\/58662_59831\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di L&#8217;ANTIDIPLOMATICO (Fulvio Grimaldi) Siamo al 26esimo anniversario dell\u2019attacco NATO alla Serbia. Serbia riluttante a farsi mutilare del suo arto kosovaro a fini di impiantarci Bondsteel, la pi\u00f9 grossa base USA d\u2019Europa e di diventare la soluzione finale per la Jugoslavia. Un anniversario segnato da micce accese in tutti i Balcani, micce che paiono correre verso barili pieni di esplosivo. 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