{"id":89681,"date":"2025-04-01T09:59:55","date_gmt":"2025-04-01T07:59:55","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=89681"},"modified":"2025-04-01T09:02:43","modified_gmt":"2025-04-01T07:02:43","slug":"dalla-guerra-intermittente-alla-guerra-permanente","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=89681","title":{"rendered":"Dalla guerra intermittente alla guerra permanente"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\"><strong>di SINISTRA IN RETE (Enrico Tomaselli)<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"https:\/\/targetmetis.wordpress.com\/\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/sinistrainrete.info\/images\/stories\/testate2\/metis.webp\" alt=\"metis\" width=\"425\" height=\"97\" \/><\/a><\/p>\n<h3 style=\"text-align: justify\"><\/h3>\n<p style=\"text-align: justify\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/sinistrainrete.info\/images\/stories\/stories12\/csm_triptychon_neu_d0f50e33b1-e1647015702856.jpg.webp\" alt=\"csm triptychon neu d0f50e33b1 e1647015702856.jpg\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La guerra, per Israele, \u00e8 molto pi\u00f9 di un\u00a0<em>atto fondativo<\/em>, \u00e8 uno\u00a0<em>status<\/em>, una condizione immanente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Le classi dirigenti sioniste, gi\u00e0 molto prima della creazione di Israele, erano consapevoli di rappresentare un corpo estraneo, in Palestina, e solo in virt\u00f9 della convinzione che quella terra fosse stata promessa loro da dio se ne ritenevano in diritto di occuparla. La consapevolezza di questa estraneit\u00e0 insanabile ha fatto s\u00ec che, sin dal primo momento, lo stato ebraico si concepisse \u2013 e si attrezzasse \u2013 come un organismo plasmato in funzione della guerra. Nella rappresentazione romantica di un\u00a0<em>socialismo suprematista<\/em>\u00a0(riservato cio\u00e8 ai soli ebrei, escludendo gli arabi) che si realizzava nei\u00a0<em>kibbutz<\/em>, il prototipo dell\u2019<em>uomo nuovo<\/em>\u00a0era rappresentato \u2013 idealmente e iconograficamente \u2013 con la zappa e il mitra in spalla. E infatti i primi venticinque anni di Israele sono segnati dalle guerre con i paesi arabi vicini: la guerra del 1948, la guerra di Suez del 1956, la guerra dei sei giorni del 1967 e la guerra del Kippur del 1973.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">E se le prime due vedono lo stato ebraico non ancora pienamente assimilato nel sistema di dominio globale statunitense (nel \u201856 fu Washington a imporre lo stop), le successive si svolgono in un contesto che vede Israele non pi\u00f9 soltanto come insediamento coloniale europeo, ma come avamposto della potenza egemonica americana.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Da quel momento in avanti, anche grazie ai continui e massicci aiuti statunitensi, la potenza militare israeliana si affermer\u00e0 come predominante nella regione e, con la guerra del \u201873, si chiude la stagione degli scontri che oppongono Israele ai paesi arabi vicini, mentre si apre quella della Resistenza palestinese, a sua volta segnata da una serie di fasi acute (la guerra del Libano del 1982, la prima e seconda\u00a0<em>intifada\u00a0<\/em>e ripetute guerre nella striscia di Gaza).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">A differenza dei paesi arabi, per\u00f2, che nella prospettiva israeliana costituivano (e in parte costituiscono) una minaccia latente, destinata a manifestarsi ciclicamente, la Resistenza del popolo palestinese si caratterizza \u2013 pur all\u2019interno di un andamento oscillante \u2013 come una costante, che conoscer\u00e0 appunto alcune fasi particolarmente acute, ma che non verr\u00e0 effettivamente mai meno.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ed \u00e8 a cavallo tra queste due fasi che viene prendendo forma, per una serie di ragioni non esclusivamente militari, la dottrina di sicurezza di Israele.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Questa sostanzialmente si basa su un principio generale, ovvero quello della deterrenza, ma di una\u00a0<em>deterrenza del terrore<\/em>. Nella impossibilit\u00e0 di rimuovere le cause prime che determinano l\u2019ostilit\u00e0 delle popolazioni autoctone nei confronti dei colonizzatori sionisti, e nella consapevolezza della propria condizione largamente minoritaria sotto il profilo demografico, i leader israeliani stabiliscono la necessit\u00e0 di incutere timore nei propri nemici facendoli oggetto \u2013 sempre e comunque \u2013 di una violenza spropositata, in reazione a qualsivoglia segnale di\u00a0<em>ribellione<\/em>, o anche solo di\u00a0<em>rigetto<\/em>. A qualsiasi iniziativa, da parte arabo-palestinese, che in qualsiasi modo mettesse in discussione la presenza coloniale sionista, si doveva rispondere in maniera oltremodo dura, cos\u00ec da scoraggiare \u2013 per quanto pi\u00f9 a lungo possibile \u2013 una nuova azione ostile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Questo approccio, che come detto ha rappresentato il cardine della dottrina di sicurezza israeliana, implicava (cosa poi confermata dall\u2019esperienza concreta) che l\u2019esigenza di esercitare la forza militare in forma massiccia si sarebbe ripresentata periodicamente. Da ci\u00f2 \u00e8 derivato il secondo pilastro di questa dottrina, ovvero la capacit\u00e0 di sviluppare tempestivamente una capacit\u00e0 offensiva in grado di sovrastare qualsiasi potenziale minaccia, e di annichilirla velocemente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La particolare condizione della popolazione ebraica israeliana, che \u00e8 demograficamente inferiore a quella arabo-palestinese, non consente per\u00f2 di mantenere un esercito permanente dotato di forze consistenti, che deve perci\u00f2 fare affidamento su un servizio di leva di lunga durata e per entrambe i sessi (3 anni gli uomini, 2 le donne), e soprattutto su una consistente forza di riserva, mobilitabile rapidamente all\u2019occasione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La conseguenza \u00e8 duplice: \u00e8 necessaria una elevata capacit\u00e0 di prevedere gli eventi, affinch\u00e9 i riservisti possano essere richiamati in tempo utile per affrontare la minaccia, e questa deve essere stroncata in tempi abbastanza brevi, perch\u00e9 i riservisti devono ritornare alla vita produttiva del paese. Per rispondere a questa doppia esigenza, Israele ha quindi sviluppato un potente e articolato sistema di\u00a0<em>intelligence<\/em>, che agisce sia all\u2019interno del paese, sia nei territori occupati, e sia nei paesi arabi. Grazie a questa\u00a0<em>rete<\/em>, ha potuto pertanto avvertire i segnali che una qualche minaccia alla sicurezza stava montando, e preparare le forze armate ad affrontarla.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ed \u00e8 questa dottrina che, in un certo qual modo, ha a sua volta plasmato la societ\u00e0 israeliana, che si \u00e8 ritrovata costantemente\u00a0<em>armi al piede<\/em>, e impegnata in una\u00a0<em>guerra intermittente<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Un altro momento significativo, sotto questo profilo, \u00e8 stato costituito dallo smottamento geopolitico prodotto soprattutto dalla seconda\u00a0<em>guerra del golfo<\/em>. La detronizzazione violenta dell\u2019ex-alleato Saddam, da parte delle forze occidentali guidate dagli Stati Uniti, ha infatti destabilizzato l\u2019intera regione, determinando le condizioni per un successivo cambiamento radicale degli equilibri mediorientali. La fine del regime\u00a0<em>baathista\u00a0<\/em>in Iraq, infatti, ha messo fine al predominio della forte minoranza sunnita, aprendo le porte del potere alla maggioranza sciita.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">E, sebbene la guerra abbia anche portato alla secessione\u00a0<em>de facto<\/em>\u00a0della regione del Kurdistan (in cui sia gli USA che Israele hanno stabilito solidissime basi operative), l\u2019avvento degli sciiti al governo di Baghdad prima, e la nascita dell\u2019ISIS poi, hanno gettato le basi per quello che sarebbe poi diventato \u2013 grazie all\u2019intuizione del generale Qassam Solemaini \u2013 l\u2019<em>Asse della Resistenza<\/em>. La nascita di milizie armate sciite in Iraq ha infatti consentito a Teheran di estendere la sua influenza sul paese vicino e, attraverso questo, di ricongiungersi anche territorialmente con gli sciiti libanesi di Hezbollah, e col regime siriano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">I suaccennati mutamenti indotti nella societ\u00e0 israeliana dalla sua dottrina di sicurezza, ne hanno comunque determinato anche la\u00a0<em>radicalizzazione<\/em>. Una condizione di tal fatta richiede infatti un forte sostrato\u00a0<em>ideologico\u00a0<\/em>che la sostenga, per un tempo che \u00e8 per definizione infinito. Non esistendo un punto di svolta, oltre il quale questa condizione cesser\u00e0, le motivazioni devono essere molto forti. Ed \u00e8 questo uno dei motivi (non il solo) per cui una visione messianica del sionismo ha preso sempre pi\u00f9 piede, e si \u00e8 coagulata in movimenti e partiti di estrema destra. Ci\u00f2 soprattutto a partire dal movimento dei coloni che, anche per ragioni religiose, persegue la prolificit\u00e0 ed ha via via quindi acquisito anche un considerevole peso elettorale. Mentre le \u00e9lite e la borghesia ashkenazite di origine europea, che hanno lungamente rappresentato la classe dominante, si andava progressivamente laicizzando, assumendo le tipiche connotazioni\u00a0<em>liberal<\/em>, una nuova classe, di origine prevalentemente nord-africana e medio-orientale, fortemente religiosa, e decisamente razzista, ha scalato poco alla volta il potere, per insediarvisi decisamente con l\u2019avvento degli ultimi governi Netanyahu.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Se questo ha introdotto elementi di divisione, anche significativi, all\u2019interno della societ\u00e0 israeliana, ha per\u00f2 accentuato due suoi aspetti intrinseci: la durezza dell\u2019occupazione e l\u2019ambizione all\u2019espansione territoriale. La prima ha ovviamente alimentato una spirale di ostilit\u00e0, che a sua volta alimenta la radicalizzazione della societ\u00e0. La seconda ha comportato un rilancio del sogno sionista della Grande Israele, che idealmente si estenderebbe su gran parte della Siria e dell\u2019Iraq, sulla Giordania e il Libano, e su larghe parti dell\u2019Arabia Saudita e dell\u2019Egitto. Ovviamente \u2013 e i leader dell\u2019ultra sionismo ne sono ben consapevoli \u2013 si tratta appunto di un sogno, decisamente irrealizzabile, non fosse altro che perch\u00e9 una popolazione di soli sei milioni di ebrei non potrebbe mai colonizzare un territorio cos\u00ec sterminato. In concreto, per\u00f2, questo rappresenta l\u2019utopia ideale a cui tendere, e che serve a sostenere ben pi\u00f9 concrete e realistiche ambizioni. La brama di terra dei coloni, infatti, \u00e8 fondamentalmente concentrata sulla Cisgiordania, perch\u00e9 \u00e8 l\u00ec che si trovano la maggior parte degli insediamenti (illegali), perch\u00e9 \u00e8 l\u00ec che i territori palestinesi sono estremamente frammentati, e soprattutto perch\u00e9 la valle del Giordano \u00e8 ovviamente una terra assai fertile e ricca.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u00c8 importante tenere ben presente l\u2019importanza che ha, nell\u2019immaginario dell\u2019ultra destra sionista (e non soltanto nell\u2019immaginario\u2026) la Cisgiordania. Questa regione, infatti, non \u00e8 soltanto l\u2019oggetto primario delle ambizioni espansioniste, ma \u00e8 anche il cuore di quella che gli israeliani chiamano Giudea e Samaria, un pezzo fondamentale dell\u2019Israele biblico. Il che a sua volta rende chiaro anche perch\u00e9 risultano cos\u00ec importanti (e cos\u00ec\u00a0<em>caldi<\/em>) i confini di questa regione con la Siria e il Libano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Giudea e Samaria \u00e8 a sua volta il cuore dell\u2019ultradestra sionista, principale base elettorale del governo Netanyahu, e costituisce il nucleo di una potenziale secessione dallo stato ebraico; la crescente divaricazione tra la popolazione pi\u00f9 laicizzata e quella fortemente connotata religiosamente (e che aspira a uno stato conformato ai principi religiosi), spinge infatti la societ\u00e0 israeliana verso un punto di rottura radicale, in cui\u00a0<em>\u201cgli appelli al colpo di stato e alla guerra civile sono tutt\u2019altro che rari\u201d<\/em>\u00a0[1]. Inutile sottolineare che, a fronte di questa spaccatura, il sentimento anti-palestinese \u00e8 il principale collante che la tiene unita.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">E questa regione rivestir\u00e0 un ruolo importante anche negli avvenimenti che determineranno un cambiamento radicale nella dottrina di sicurezza israeliana.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Come \u00e8 noto, l\u2019operazione\u00a0<em>Al Aqsa Flood<\/em>\u00a0del 7 ottobre 2023, ha segnato una svolta assai importante negli equilibri medio-orientali, ma soprattutto ha messo in evidenza come \u2013 nell\u2019ambito del conflitto israelo-palestinese \u2013 la capacit\u00e0 di deterrenza e\u00a0<em>prevenzione<\/em>, cos\u00ec come previste dalla vigente dottrina, fossero non pi\u00f9 adeguate.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Sulla questione del fattore sorpresa, con cui l\u2019attacco palestinese ha colto l\u2019IDF in brache di tela, si \u00e8 molto discusso, e c\u2019\u00e8 una parte significativa di opinione che continua a credere alla tesi secondo cui in effetti non c\u2019\u00e8 stata alcuna sorpresa, che tutto era stato previsto dai servizi israeliani, e che si \u00e8 scelto di lasciar avvenire l\u2019attacco per avere un pretesto che giustificasse la seguente\u00a0<em>mattanza<\/em>. Questa tesi \u00e8 stata pi\u00f9 volte confutata, anche su queste pagine, ma come tutte le tesi venate di\u00a0<em>complottismo\u00a0<\/em>\u00e8 refrattaria a qualsivoglia argomentazione che la metta in discussione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La tesi nasce fondamentalmente dalla resistenza ad accettare l\u2019evidenza logica, a cui si preferisce invece l\u2019idea che tutto nasca da trame occulte, ed \u00e8 stata prontamente cavalcata proprio dalle forze interessate a mantenere l\u2019immagine di infallibilit\u00e0 dei servizi israeliani, in base allo schema \u201cnon sono stati i palestinesi che hanno fregato gli israeliani, ma sono stati questi a far finta di essere ingannati per poter fregare i palestinesi\u201d. Basterebbe in effetti guardare alle conseguenze di quegli eventi (dalle centinaia di morti israeliani causati dal caos nei comandi IDF e da una applicazione massiva ed estensiva della famigerata\u00a0<em>Direttiva Annibale<\/em>, alle dimissioni di alti ufficiali militari e dei servizi, e pi\u00f9 in generale all\u2019impatto di quell\u2019attacco su Israele), per confutare la tesi. Ma c\u2019\u00e8 anche un altro elemento da tenere in considerazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ovviamente c\u2019erano stati dei segnali delle attivit\u00e0 preparatorie, da parte della Resistenza di Gaza, rilevati dai servizi di osservazione. Ma come \u00e8 normale questi segnali vengono poi vagliati ai vertici militari, in un quadro informativo pi\u00f9 generale, che decidono se e quanto tenerli in considerazione. E questa attivit\u00e0 di valutazione che \u00e8 stata inficiata da due fattori: la convinzione che Hamas non fosse in grado di portare a termine un attacco significativo, e che non avesse comunque in progetto di farlo a breve, e che invece vi fossero assai pi\u00f9 significativi (e preoccupanti) segnali di una\u00a0<em>escalation\u00a0<\/em>in Cisgiordania \u2013 la regione che sta pi\u00f9 a cuore di una parte importante del governo israeliano. E infatti nelle settimane precedenti l\u2019attacco parti significative delle forze armate furono ridislocate dai confini di Gaza nella West Bank.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">In ogni caso, l\u2019attacco palestinese ha avuto un impatto devastante su Israele, a ogni livello. Sul governo, che ha compreso immediatamente come questo mettesse in discussione la sua capacit\u00e0 di difesa del paese, sull\u2019esercito e sui servizi segreti, di cui ha messo a nudo l\u2019inefficacia, e ovviamente sull\u2019intera societ\u00e0 israeliana, che ha visto crollare in un attimo tutti i pilastri su cui si basava la sua idea di sicurezza. E la reazione feroce che ne \u00e8 seguita non \u00e8 stata semplicemente un esempio del classico principio della risposta spropositata, ma una vera e propria catarsi isterica, totalmente priva di razionalit\u00e0, sia sotto il profilo politico che quello militare. Una condizione psicologica da cui sono occorsi mesi per uscire.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Quegli avvenimenti hanno comunque demolito la certezza di poter disporre, sempre e comunque, di una capacit\u00e0 di deterrenza in grado di\u00a0<em>tenere a bada<\/em>\u00a0le formazioni combattenti palestinesi, senza che queste costituissero mai una minaccia autentica per Israele.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La conseguenza pi\u00f9 importante \u00e8 stata, ovviamente, la messa in discussione dell\u2019intera dottrina di sicurezza, basata appunto su deterrenza e\u00a0<em>guerra intermittente<\/em>. Dottrina a cui \u00e8 stato poi dato il colpo di grazia quando si \u00e8 giunti al confronto diretto con l\u2019Iran. Le due operazioni iraniane\u00a0<em>True Promise 1<\/em>\u00a0e\u00a0<em>2<\/em>, infatti, hanno messo a loro volta in evidenza come la sicurezza di Israele, e la sua capacit\u00e0 di deterrenza, fossero ormai vanificate, al punto che senza l\u2019intervento diretto e attivo dell\u2019alleato americano sarebbe stata impossibile una difesa efficace dagli attacchi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Tutto ci\u00f2 \u2013 insieme alle suddette crepe all\u2019interno del corpo sociale \u2013 sta portando a una ridefinizione radicale dell\u2019impianto concettuale dell\u2019architettura di sicurezza. Che si sta spostando dall\u2019idea di\u00a0<em>contenimento\u00a0<\/em>del nemico (che si tratti di Hamas, di Hezbollah o di un paese ostile) a quella di\u00a0<em>eliminazione\u00a0<\/em>dello stesso \u2013 pur nella consapevolezza, peraltro, che questo \u00e8 pressoch\u00e9 impossibile. Il risultato \u00e8 il graduale passaggio a una condizione di\u00a0<em>guerra permanente<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">L\u2019accresciuta percezione di insicurezza, infatti, spinge la leadership israeliana, e parte della stessa societ\u00e0, a un approccio che privilegia nettamente l\u2019aspetto militare rispetto a quello politico. Ovviamente in questo pesano anche fattori di politica interna, che non vanno ricondotti semplicemente alla fragilit\u00e0 politica del governo, o ai timori personali di Netanyahu, ma anche alla necessit\u00e0 di tenere unito il paese, per molti altri versi pericolosamente vicino alla spaccatura.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Questa nuova visione della sicurezza, che non si fonda pi\u00f9 sulla capacit\u00e0 di risposta ma sulla necessit\u00e0 di prevenire, comporta per\u00f2 conseguenze significative e problematiche, rendendo tra l\u2019altro necessari cambiamenti di indirizzo (e non solo) sia nelle forze armate che nei servizi segreti \u2013 cambiamenti che, non a caso, stanno a loro volte determinando tensioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La questione fondamentale \u00e8 che questo riorientamento della dottrina di sicurezza, sempre pi\u00f9 proattiva, implica l\u2019aumento delle tensioni e l\u2019incremento delle situazioni di crisi, in un contesto medio-orientale decisamente mutato, e niente affatto in meglio per Israele. La caduta del regime di Assad, giusto per citare quello che Netanyahu rivendica come il maggior successo della sua azione di ridisegno del Medio Oriente, e nella quale peraltro il ruolo israeliano \u00e8 stato secondario e prevalentemente pregresso, \u00e8 stata in realt\u00e0 un successo turco, e sta facendo lievitare le gi\u00e0 esistenti ostilit\u00e0 latenti tra Ankara e Tel Aviv. Mentre, sul fronte di Gaza, l\u2019insistenza sull\u2019occupazione del\u00a0<em>corridoio Philadelphia<\/em>\u00a0e del valico di Rafah produce il medesimo effetto con l\u2019Egitto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Lo stato ebraico, pertanto, si trova oggi dinanzi a una situazione di conflitto multifronte (Gaza, Cisgiordania, Libano, Siria, Yemen, Iran\u2026) e prolungato come mai prima \u2013 questa \u00e8 la guerra pi\u00f9 lunga mai combattuta da Israele, e\u00a0<em>da cui non riesce a uscire<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">E questa \u00e8 anche una guerra in cui non riesce a conseguire un risultato definitivo, e che quindi diventa necessariamente permanente. Una condizione per\u00f2 insostenibile per Israele, sia perch\u00e9 \u2013 come si \u00e8 detto \u2013 le sue forze armate sono in gran parte composte da riservisti (che non possono essere sottratti a lungo al sistema economico del paese), e sia perch\u00e9 uno stato di guerra permanente produce un effetto accumulo difficilmente sostenibile. Ad esempio, secondo dati ufficiali recentemente rilasciati, il sistema di assistenza pubblica ha attualmente in carico 78.000 militari gravemente feriti o invalidi, di cui 16.000 in conseguenza dei conflitti post 7 ottobre. Che \u00e8 come se in Italia ci fossero circa 780.000 invalidi di guerra\u2026 E ovviamente non \u00e8 soltanto una questione economica (persone improduttive ed a carico dello stato) ma anche psicologica, poich\u00e9 rappresentano visivamente una ferita sociale che non viene riassorbita, e che si somma a quella dei caduti (su cui non esistono cifre ufficiali credibili).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il paradosso \u00e8 che lo stato di Israele si trova oggi in una condizione in cui non \u00e8 pi\u00f9 in grado di contenere le minacce attraverso un esercizio periodico della forza, e non solo deve essere costantemente in grado di esercitarla ma addirittura necessita \u2013 in misura essenziale \u2013 di una cooperazione attiva nella sua difesa da parte degli Stati Uniti. Tendenzialmente, quindi, lo stato ebraico punterebbe a una guerra risolutiva, capace di spazzare via tutti i suoi nemici (in atto e potenziali), o quanto meno di ridimensionarne significativamente la capacit\u00e0 offensiva. Cosa che per\u00f2 non solo non \u00e8 assolutamente in grado di fare da solo, ma che comunque non potrebbe essere fatto simultaneamente. Al tempo stesso, il paese dal cui aiuto dipende in misura vitale, gli Stati Uniti, non ha alcun interesse strategico a infiammare la regione, e seppure potrebbe essere disponibile a una guerra cinetica questa dovrebbe essere limitata, veloce e quanto pi\u00f9 indolore per gli USA stessi. Una condizione, questa, in generale ormai indisponibile su qualsiasi fronte, e certamente non su quello medio-orientale. Israele, quindi, \u00e8 condannata a uno stato di guerra permanente che la consumer\u00e0, indipendentemente da quanti danni possa a sua volta arrecare nel frattempo ai suoi nemici.<\/p>\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity\" \/>\n<h6 style=\"text-align: justify\">Note<\/h6>\n<h6 style=\"text-align: justify\">1 \u2013 Cfr.\u00a0<em>\u201cThe Kingdom of Judea vs. the State of Israel\u201d<\/em>, Alastair Crooke,\u00a0<a href=\"https:\/\/www.unz.com\/acrooke\/the-kingdom-of-judea-vs-the-state-of-israel\/\">Unz Review<\/a><\/h6>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>FONTE:<a href=\"https:\/\/sinistrainrete.info\/geopolitica\/30163-enrico-tomaselli-dalla-guerra-intermittente-alla-guerra-permanente.html\">https:\/\/sinistrainrete.info\/geopolitica\/30163-enrico-tomaselli-dalla-guerra-intermittente-alla-guerra-permanente.html<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di SINISTRA IN RETE (Enrico Tomaselli) La guerra, per Israele, \u00e8 molto pi\u00f9 di un\u00a0atto fondativo, \u00e8 uno\u00a0status, una condizione immanente. Le classi dirigenti sioniste, gi\u00e0 molto prima della creazione di Israele, erano consapevoli di rappresentare un corpo estraneo, in Palestina, e solo in virt\u00f9 della convinzione che quella terra fosse stata promessa loro da dio se ne ritenevano in diritto di occuparla. La consapevolezza di questa estraneit\u00e0 insanabile ha fatto s\u00ec che, sin dal&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":109,"featured_media":26572,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[32],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/Schermata-2016-12-13-alle-15.57.26.png","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-nkt","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/89681"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/109"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=89681"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/89681\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":89683,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/89681\/revisions\/89683"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/26572"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=89681"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=89681"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=89681"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}