{"id":89759,"date":"2025-04-07T12:19:19","date_gmt":"2025-04-07T10:19:19","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=89759"},"modified":"2025-04-07T12:34:01","modified_gmt":"2025-04-07T10:34:01","slug":"tasse-e-regole-su-finanza-e-digitale-per-rispondere-a-trump-bisogna-ribaltare-il-liberismo-di-maastricht","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=89759","title":{"rendered":"Tasse e regole su finanza e digitale: per rispondere a Trump bisogna  ribaltare il liberismo di Maastricht"},"content":{"rendered":"<p><strong>da LA FIONDA (Enrico Grazzini)<\/strong><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-89760\" src=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/unione_europea_bandiera_rotta-300x150.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"150\" srcset=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/unione_europea_bandiera_rotta-300x150.jpg 300w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/unione_europea_bandiera_rotta.jpg 750w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p>Rispondere ai dazi sulle merci imposti dal presidente americano Donald Trump \u00e8 indispensabile ma non \u00e8 sufficiente: per fare male all\u2019America e ottenere un vero potere negoziale con Trump occorrer\u00e0 tassare i servizi finanziari e digitali americani in Europa e regolamentare i movimenti di capitale da e verso l\u2019America. La questione \u00e8 semplice: l\u2019Europa esporta molto rispetto al suo PIL mentre gli Stati Uniti d\u2019America importano poche merci europee rispetto al PIL. Quindi i dazi commerciali applicati dall\u2019Europa per gli USA contano relativamente poco: per fare del male al portafoglio dell\u2019America occorre invece che i paesi europei e l\u2019Unione Europea tassino il forte surplus americano nel settore dei servizi. Inoltre per rispondere alle politiche protezionistiche americane occorrer\u00e0 che i governi europei abbandonino nel pi\u00f9 breve tempo possibile il liberismo di mercato sancito a Maastricht. Questa UE liberista non \u00e8 infatti in grado di essere competitiva in un mondo in cui dominano i criteri geopolitici di potenza rispetto a quelli puramente commerciali.<\/p>\n<p>Le politiche ultraprotezionistiche avviate da Trump impongono il rapido superamento della logica europea basata sul libero commercio e sul libero mercato. Le questioni commerciali e finanziarie sono ormai diventate soprattutto scelte geopolitiche. I governi nazionali e la UE dovrebbero cominciare a pianificare delle serie strategie di autosufficienza sia in campo industriale che monetario e finanziario per difendersi dalle politiche americane e isolarsi dalle future prevedibili gravi crisi finanziarie generate a Wall Street. In questo contesto anche in Europa la politica dovrebbe tornare a governare i mercati.<\/p>\n<p>L\u2019amministrazione Trump, grazie al protezionismo spinto e alle sue manovre tariffarie shock, punta a spingere le industrie estere a produrre direttamente in America per non pagare i nuovi pesanti dazi alla frontiera americana. Trump vuole attirare nuovi investimenti produttivi negli USA, reindustrializzare l\u2019America e cos\u00ec chiudere, o almeno ridurre, nel medio e lungo periodo il pesante deficit commerciale americano. L\u2019economia americana ha infatti dei piedi di argilla. Gli USA sono il pi\u00f9 grande debitore del mondo, con un debito pubblico pari a oltre 36 trilioni (migliaia di miliardi) di dollari, pari al 122% del PIL. A causa del doppio deficit, commerciale e di bilancio pubblico, gli USA sarebbero gi\u00e0 falliti se non fosse che il dollaro \u00e8 la moneta dominante e che \u00e8 richiesto a livello mondiale come valuta di riserva, per il commercio tra le nazioni e per le speculazioni finanziarie. Solo il privilegio esorbitante del dollaro tiene a galla l\u2019America ultraindebitata: infatti i titoli di debito americani sono molto richiesti perch\u00e9 valgono come i dollari e in pi\u00f9 generano interessi. Il dollaro \u00e8 dunque molto richiesto e per questo motivo \u00e8 sopravvalutato: questo fa bene a Wall Street e alle grandi societ\u00e0 finanziarie che possono comprare merci e industrie estere con una moneta che vale pi\u00f9 del suo potere d\u2019acquisto reale. Ma la sopravvalutazione del dollaro fa male all\u2019industria USA perch\u00e9 le merci americane costano pi\u00f9 di quelle dei competitor nei mercati internazionali. Il dollaro forte ha prodotto il dominio finanziario degli USA e per\u00f2 anche la deindustrializzazione dell\u2019America. Trump, con la sua pazza e caotica politica, vorrebbe rovesciare questo trend (anche se paradossalmente il caos che crea mette in grande pericolo la stabilit\u00e0 e la forza della valuta mondiale).<\/p>\n<p>Di fronte a questa strategia velleitaria e imperiale, l\u2019Unione Europea tentenna e \u00e8 divisa: gli amici del fascistoide Trump, come Giorgia Meloni, vorrebbero piegare la schiena e subordinarsi all\u2019alleato americano. Altri vorrebbero invece reagire al bullismo ingiustificato dell\u2019amministrazione americana. Tuttavia la UE dovrebbe avere il coraggio di rispondere non tanto imponendo dazi alle merci americane ma penalizzando il settore dove l\u2019America \u00e8 pi\u00f9 forte e da dove trae i maggiori guadagni, quello dei servizi digitali e della finanza. La UE dovrebbe innanzitutto stringere i controlli sui movimenti di capitale e sul mercato finanziario. Il presidente francese Emmanuel Macron ha per esempio gi\u00e0 avvertito che le grandi industrie europee\u00a0<a href=\"https:\/\/www.politico.eu\/article\/macron-eu-companies-should-freeze-investment-in-the-u-s-until-trump-calms-down\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">dovrebbero frenare i loro investimenti negli USA<\/a>. Ma non basta: occorre colpire il surplus americano nel settore dei servizi. Rispetto agli USA la bilancia commerciale della zona euro segna infatti una forte eccedenza negli scambi commerciali di merci, pari nel 2024 a 213 miliardi di euro (quasi il 68% in pi\u00f9 rispetto ai 127 miliardi del 2015). Ma l\u2019eurozona presenta un disavanzo sugli scambi di servizi: in questo caso sono gli Usa in surplus, per ben 156 miliardi. E anche sui trasferimenti di reddito gli Usa sono in forte avanzo, per 52 miliardi: il surplus americano \u00e8 dunque pari a 208 miliardi di euro. Alla fine, considerando altre poste minori, nel 2024 il surplus complessivo dell\u2019eurozona sugli Usa nelle partite correnti \u00e8 pari a solo 3 miliardi di euro, dopo che nel 2023 questa voce era invece risultata in deficit per 30 miliardi.\u00a0 Nel 2023 erano gli Usa ad essere in surplus. La bilancia delle partite correnti tra eurozona e USA, che comprende merci e servizi, \u00e8 quindi in generale abbastanza equilibrata.<\/p>\n<p>Se si vogliono colpire davvero gli Stati Uniti occorre dunque tassare i servizi, come per esempio i servizi digitali delle piattaforme oligopoliste americane, da Amazon a Apple, da Netlix a Google; e poi tassare le royalties sui brevetti americani e i profitti realizzati in Europea e trasferiti in America, in particolare quelli relativi ai servizi bancari e alla speculazione finanziaria. Bisognerebbe per\u00f2 che in Europa non ci fossero paradisi fiscali come l\u2019Irlanda, il Lussemburgo, l\u2019Olanda, Malta e Cipro, e che l\u2019Europa fosse unita di fronte al non pi\u00f9 alleato americano. Bisognerebbe anche che Bruxelles decidesse di vincolare, almeno per via fiscale se non per via amministrativa, il flusso di investimenti, pari a circa 300 miliardi all\u2019anno, che dall\u2019Europa parte per essere impiegato nelle borse valori statunitensi e nel mercato dei titoli del Tesoro americano. Bisognerebbe fare pagare tasse elevate sugli investimenti finanziari e produttivi delle societ\u00e0 europee in America.<\/p>\n<p>Inoltre bisognerebbe che la UE mettesse un limite alla possibilit\u00e0, attualmente pressoch\u00e9 illimitata, delle grandi finanziarie americane, come JP Morgan, Blackrock, Vanguard, State Street, di acquisire pacchetti di controllo, o comunque quote azionarie significative, nelle imprese strategiche europee \u2013 come le banche, le societ\u00e0 di energia, telecomunicazioni, della difesa, le imprese hi-tech -. Le grandi societ\u00e0 finanziarie americane gestiscono infatti fondi per migliaia di miliardi di dollari e detengono pacchetti di controllo o di quasi controllo delle maggiori imprese europee. Gli Stati europei dovrebbero usare la Golden Share per imporre un limite alle quote azionarie delle grandi finanziarie americane nelle loro imprese strategiche, cos\u00ec come fanno gi\u00e0 nei confronti degli investitori cinesi. Limiti agli operatori americani andrebbero posti anche per la partecipazione alle aste pubbliche europee. Solamente con politiche protezionistiche a livello finanziario l\u2019Europa potrebbe giocare carte valide nella trattativa con l\u2019amministrazione Trump. Altrimenti la partita \u00e8 persa in partenza e l\u2019Europa (Italia compresa) diventer\u00e0 sempre pi\u00f9 deindustrializzata, piena di debiti, divisa e subordinata alla potenza americana.<\/p>\n<p>Pi\u00f9 in prospettiva, per rispondere alle strategie di Trump e al conflitto geopolitico con la Russia di Putin, occorrerebbe che Bruxelles fosse in grado di superare il liberismo e di realizzare quella che gli economisti chiamano, forse impropriamente, una \u201ceconomia di guerra\u201d. Un\u2019economia fortemente programmata per realizzare obiettivi strategici \u00e8 infatti indispensabile non solo per rispondere alla competizione globale e, nel campo della difesa, per prevenire possibili aggressioni, ma anche e soprattutto per realizzare politiche ecologiche, di lotta alle conseguenze del cambiamento climatico. Una seria politica industriale \u00e8 inoltre essenziale per avviare, auspicabilmente, credibili politiche di distensione e di pace che finora Bruxelles non ha mai colpevolmente iniziato nel caso della guerra in Ucraina.<\/p>\n<p>Un fatto \u00e8 certo: nel nuovo contesto multipolare e di scontro tra le grandi potenze gli Stati sono destinati a assumere un ruolo sempre pi\u00f9 rilevante e diretto nell\u2019economia e nei rapporti internazionali: sovranit\u00e0 nazionale e autosufficienza tornano a essere pi\u00f9 importanti dei \u201cvantaggi comparati\u201d legati al libero commercio internazionale. Nel clima di nazionalismo montante l\u2019economia di mercato tende a trasformarsi nel suo opposto, l\u2019economia di guerra. Prevale la logica dell\u2019autonomia strategica per quanto riguarda le risorse energetiche, le materie prime, le tecnologie avanzate \u2013 microchip, intelligenza artificiale, computer quantistici, 5G, cybersicurezza, digital money, data management, biotecnologie, ecc) \u2013. Il problema \u00e8 che USA, Cina, Russia sono in buona parte\u00a0 autosufficienti sia a livello di materie prime e agricole sia sul piano tecnologico e militare: ma la UE e i singoli paesi europei (forse con la parziale eccezione francese) assolutamente no. La UE di Maastricht \u00e8 del tutto impreparata a raccogliere la sfida.<\/p>\n<p>Nel quadro di un\u2019economia di guerra i governi dell\u2019Unione Europea dovrebbero idealmente cooperare \u2013 come in parte suggerisce anche il rapporto sulla competitivit\u00e0 di Mario Draghi \u2013 per il controllo delle importazioni e delle esportazioni, la pianificazione delle produzioni industriali strategiche, il controllo dei prezzi dei generi e dei servizi di base (come l\u2019elettricit\u00e0 e il gas). La UE dovrebbe attuare una politica di pieno impiego per sfruttare tutte le risorse disponibili; e gli Stati della UE dovrebbero condividere costi e profitti di queste iniziative, senza che nessuno perda o, al contrario, guadagni profitti indebiti sulle spalle di altri. Un compito titanico e quasi impossibile per 27 paesi diversi con 27 economie concorrenti tra loro!<\/p>\n<p>Il nuovo contesto globale richiede che le attivit\u00e0 produttive non siano pi\u00f9 considerate solo in vista del potenziale profitto ma soprattutto sotto il profilo dell\u2019importanza strategica, anche se fossero in perdita. Il profitto non \u00e8 pi\u00f9 l\u2019obiettivo esclusivo dell\u2019attivit\u00e0 economica. In un\u2019economia di guerra, in una economia programmata, lo Stato deve pianificare la produzione in vista di obiettivi predeterminati: il profitto viene dopo, se c\u2019\u00e8. Lo Stato, con i suoi organi specializzati nella gestione delle risorse strategiche acquista un ruolo centrale nell\u2019economia, sia come pianificatore sia, talvolta, come produttore diretto. In generale solo lo Stato ha la capacit\u00e0 di vedere lontano e di sostenere anche finanziariamente strategie economiche di lunga scadenza: i mercati infatti chiedono rendimenti a breve termine.<\/p>\n<p>Gli Stati centralizzati e autoritari, come quello russo e cinese, e come gli Stati fascisti o comunisti tendenzialmente autarchici, come per esempio il Nord Corea, sono in generale assai pi\u00f9 pronti a realizzare un\u2019economia di guerra, proprio perch\u00e9 non permettono all\u2019economia di essere gestita solo in base alla logica del profitto privato\u00a0 e perch\u00e9 ragionano in base a obiettivi strategici di lungo periodo. La Russia nel giro di due anni ha saputo trasformare la sua economia in una economia di guerra, con piena occupazione o quasi. La Cina ha saputo programmare da almeno venti anni la sua supremazia nel campo della mobilit\u00e0 elettrica e delle tecnologie energetiche alternative ai fossili. Gli Stati centralizzati e con potere politico forte possono essere in grado di indirizzare e riconvertire rapidamente le produzioni per ottenere i loro obiettivi prioritari.<\/p>\n<p>Bisognerebbe dunque che la UE coordinasse le politiche industriali e protezionistiche a livello europeo e che gli Stati europei intervenissero pesantemente nell\u2019economia, fino anche a nazionalizzare e a controllare direttamente i comparti strategici per lo sviluppo economico, come per esempio l\u2019energia. In Italia per esempio lo Stato dovrebbe detenere la quota di maggioranza dell\u2019ENI per garantire alle imprese e ai cittadini energia sicura e a prezzi calmierati.<\/p>\n<p>La gestione della moneta e del credito assumer\u00e0 un\u2019importanza assolutamente centrale nel nuovo contesto: in una economia di mercato il sistema bancario opera in maniera decentrata e anarchica, solo in base ai criteri di profitto e di valorizzazione del capitale per gli azionisti (che spesso sono esteri). In un sistema di economia di guerra il credito viene invece amministrato centralmente e gestito in base agli obiettivi programmati. Considerando che la UE non ha risorse sufficienti per finanziare lo sviluppo, le nuove tecnologie rinnovabili e la difesa, solo la Banca Centrale Europea pu\u00f2 finanziare i debiti della UE e degli Stati. I governi europei dovrebbero dunque decidere di limitare la completa indipendenza della BCE affinch\u00e9 questa sia chiamata a coprire la riorganizzazione delle attivit\u00e0 industriali e statali, le ingenti spese per la lotta ai cambiamenti climatici e l\u2019industria della difesa. La BCE dovrebbe garantire i debiti pubblici della UE e dei paesi europei, e \u201cmonetizzare il debito\u201d, cio\u00e8 emettere moneta per finanziare il debito che il mercato eventualmente non \u00e8 disposto a accollarsi. Ma l\u2019indipendenza della BCE e la proibizione della monetizzazione dei debiti sono in Europa pi\u00f9 sacre delle Tavole di Mos\u00e8.<\/p>\n<p>Direzione pubblica del credito, aumento della spesa e del debito pubblico, monetizzazione dei debiti, bassi tassi di interesse, inflazione e piena occupazione, fanno a pugni con le politiche di austerit\u00e0 che la UE conduce da sempre. Il nuovo contesto dovrebbe allora comportare il rovesciamento della logica che sottende il Trattato di Maastricht: la UE infatti attualmente affida il credito esclusivamente al settore privato e ai mercati finanziari deregolamentati. L\u2019Unione inoltre non ha una politica fiscale comune ma impone solo vincoli assurdi e controproducenti sulla spesa e sul debito pubblico. La UE non ha neppure una politica efficace e unitaria di regolamentazione del settore finanziario. Per tutti questi motivi \u00e8 del tutto incapace a prepararsi alla nuova competizione nel mondo delle grandi potenze.<\/p>\n<p>L\u2019Unione Europea nata sui principi pi\u00f9 estremi del liberismo rischia di rimanere l\u2019unica area economica a praticare ancora le dottrine reaganiane di \u201caffamare la bestia dello Stato\u201d. I sacri principi di Maastricht relativi alla prevalenza dei mercati sulla politica, all\u2019estromissione dello Stato dalle attivit\u00e0 economiche, alla competizione come unico criterio di politica economica, al pareggio di bilancio pubblico, alla rinuncia di ogni forma di cooperazione fiscale, rovinano l\u2019economia continentale e costringono la UE alla dipendenza rispetto al resto del mondo.<\/p>\n<p>In conclusione, la UE \u00e8 molto debole di fronte ai competitor perch\u00e9 non \u00e8 in grado di coordinare e centralizzare una politica industriale, \u00e8 strutturalmente troppo divisa e non dispone delle risorse fiscali indispensabili per competere. Non a caso ogni Stato sta cercando di fare da s\u00e9 o di formare delle alleanze con chi ci sta, come \u00e8 il caso delle \u201cunioni dei volenterosi\u201d in campo militare.<\/p>\n<p>L\u2019Unione Europea \u00e8 dunque di fronte a un bivio: o superer\u00e0 le regole di Maastricht o rischia, come ha profetizzato Draghi, l\u2019agonia e la disintegrazione. Nel nuovo contesto geopolitico le piccole modifiche e i piccoli passi suggeriti da Ursula von der Leyen sono del tutto insufficienti. Come curare un malato in coma con una minestra riscaldata. Ancora pi\u00f9 sbagliato \u00e8 spingere l\u2019Europa a riarmarsi a debito. Alla fine o si superer\u00e0 Maastricht e si respinger\u00e0 una politica assurdamente bellicista, o l\u2019Europa \u00e8 destinata a diventare un insieme disgregato di colonie.<\/p>\n<div class=\"addtoany_share_save_container addtoany_content addtoany_content_bottom\">\n<div class=\"a2a_kit a2a_kit_size_26 addtoany_list\" data-a2a-url=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2025\/04\/07\/tasse-e-regole-su-finanza-e-digitale-per-rispondere-a-trump-bisogna-ribaltare-il-liberismo-di-maastricht\/\" data-a2a-title=\"Tasse e regole su finanza e digitale: per rispondere a Trump bisogna\u00a0 ribaltare il liberismo di Maastricht\"><a class=\"a2a_button_facebook\" title=\"Facebook\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/#facebook\" target=\"_blank\" rel=\"nofollow noopener\"><span class=\"a2a_label\">Facebook<\/span><\/a><a class=\"a2a_button_twitter\" title=\"Twitter\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/#twitter\" target=\"_blank\" rel=\"nofollow noopener\"><span class=\"a2a_label\">Twitter<\/span><\/a><a class=\"a2a_button_whatsapp\" title=\"WhatsApp\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/#whatsapp\" target=\"_blank\" rel=\"nofollow noopener\"><span class=\"a2a_label\">WhatsApp<\/span><\/a><a class=\"a2a_button_telegram\" title=\"Telegram\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/#telegram\" target=\"_blank\" rel=\"nofollow noopener\"><span class=\"a2a_label\">Telegram<\/span><\/a><a class=\"a2a_button_copy_link\" title=\"Copy Link\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/#copy_link\" target=\"_blank\" rel=\"nofollow noopener\"><span class=\"a2a_label\">Copy Link<\/span><\/a><a class=\"a2a_dd addtoany_share_save addtoany_share\" href=\"https:\/\/www.addtoany.com\/share#url=https%3A%2F%2Fwww.lafionda.org%2F2025%2F04%2F07%2Ftasse-e-regole-su-finanza-e-digitale-per-rispondere-a-trump-bisogna-ribaltare-il-liberismo-di-maastricht%2F&amp;title=Tasse%20e%20regole%20su%20finanza%20e%20digitale%3A%20per%20rispondere%20a%20Trump%20bisogna%C2%A0%20ribaltare%20il%20liberismo%20di%20Maastricht\"><span class=\"a2a_label a2a_localize\" data-a2a-localize=\"inner,Share\">Condividi<\/span><\/a><\/div>\n<\/div>\n<div data-a2a-url=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2025\/04\/07\/tasse-e-regole-su-finanza-e-digitale-per-rispondere-a-trump-bisogna-ribaltare-il-liberismo-di-maastricht\/\" data-a2a-title=\"Tasse e regole su finanza e digitale: per rispondere a Trump bisogna\u00a0 ribaltare il liberismo di Maastricht\"><strong>FONTE:\u00a0<a href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2025\/04\/07\/tasse-e-regole-su-finanza-e-digitale-per-rispondere-a-trump-bisogna-ribaltare-il-liberismo-di-maastricht\/\">https:\/\/www.lafionda.org\/2025\/04\/07\/tasse-e-regole-su-finanza-e-digitale-per-rispondere-a-trump-bisogna-ribaltare-il-liberismo-di-maastricht\/<\/a><\/strong><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>da LA FIONDA (Enrico Grazzini) Rispondere ai dazi sulle merci imposti dal presidente americano Donald Trump \u00e8 indispensabile ma non \u00e8 sufficiente: per fare male all\u2019America e ottenere un vero potere negoziale con Trump occorrer\u00e0 tassare i servizi finanziari e digitali americani in Europa e regolamentare i movimenti di capitale da e verso l\u2019America. 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