{"id":89770,"date":"2025-04-08T09:00:32","date_gmt":"2025-04-08T07:00:32","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=89770"},"modified":"2025-04-07T13:33:26","modified_gmt":"2025-04-07T11:33:26","slug":"armiamoci-e-partite-sulla-mediocre-pedagogia-della-necessita-storica-di-difendere-leuropa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=89770","title":{"rendered":"Armiamoci e partite. Sulla mediocre pedagogia della &#8220;necessit\u00e0 storica di difendere l&#8217;Europa&#8221;"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\"><strong>di LE PAROLE E LE COSE (Daniele Lo Vetere)<\/strong><\/p>\n<div class=\"post-thumbnail\" style=\"text-align: justify\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"attachment-full size-full wp-post-image\" src=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/wp-content\/uploads\/rearmue.jpg\" alt=\"\" width=\"1450\" height=\"500\" data-attachment-id=\"51229\" data-permalink=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/?attachment_id=51229\" data-orig-file=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/wp-content\/uploads\/rearmue.jpg\" data-orig-size=\"1450,500\" data-comments-opened=\"1\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}\" data-image-title=\"rearmue\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"\" data-medium-file=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/wp-content\/uploads\/rearmue-300x103.jpg\" data-large-file=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/wp-content\/uploads\/rearmue-1024x353.jpg\" \/><\/div>\n<div class=\"content-wrap\" style=\"text-align: justify\">\n<div class=\"entry-content\">\n<p>&nbsp;<\/p>\n<pre>Consigli di classe. Scuola, democrazia e societ\u00e0, \r\nrubrica a cura di Mimmo Cangiano<\/pre>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>Mettere l\u2019elmetto alla \u201cgenerazione fiocco di neve\u201d<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Il collega Marco Maurizi l\u2019ha sintetizzato alla perfezione: \u00abLa borghesia liberale \u00e8 passata da \u201cun brutto voto potrebbe condurre alla morte dei nostri fragili figli\u201d a \u201cpreparatevi a vivere in un bunker\u201d nel giro di poche settimane\u00bb. E davvero, ultimamente, con una intensit\u00e0 esplosiva dopo il fallito incontro nello Studio ovale tra Trump e Zelensky, non era possibile accendere la tv su un talk show politico, leggere un corsivo sui quotidiani, aprire Facebook, senza sentire o leggere una Gruber, un Giannini, un Mentana, un Augias, un Flores d\u2019Arcais \u2013 sto facendo intenzionalmente solo nomi di opinionisti\u00a0<em>progressisti<\/em>\u00a0\u2013 farsi portavoce dell\u2019ineluttabilit\u00e0 dell\u2019ora presente e dell\u2019unica strada tracciata davanti a noi: il riarmo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Tutto ci\u00f2 che poteva disturbare questa adesione all\u2019<em>ananke<\/em>\u00a0veniva o contestato con accanimento o intenzionalmente taciuto: Schlein \u00e8 stata screditata come leader inaffidabile, semplicemente perch\u00e9 ha osato non allinearsi a un Partito socialista europeo che si \u00e8 reso subito disponibile a sostenere le proposte di Ursula von Der Leyen; nessuno ha concesso il minimo spazio alla speranza che una qualche forma di opposizione interna a Trump sapr\u00e0 forse riorganizzarsi oltreoceano nei prossimi quattro anni e ci si \u00e8 affrettati a dichiarare l\u2019Europa orfana di pap\u00e0 Stati Uniti, esortandola a crescere e a imparare a fare a botte da sola; ovunque si \u00e8 evocata la Conferenza di Monaco e hitlerizzato Putin, come se questi intenda entrare domani a Parigi coi panzer. Persino una rivista moderata (nei molti sensi del termine) come Il Mulino, ha sostenuto con perfetto tempismo\u00a0<a href=\"https:\/\/www.rivistailmulino.it\/a\/se-dopo-vent-anni-tornasse-la-leva-militare\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">l\u2019idea di reintrodurre un esercito di leva<\/a>.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Soprattutto, giorno dopo giorno, si \u00e8 profilato davanti ai nostri occhi un soggetto \u2013 i valori europei \u2013 sovrastorico, metafisico, mitico, nel quale si confondevano Europa geografica e storica ed Unione dei trattati, Europa e umanesimo-illuminismo-libert\u00e0-democrazia-<em>civilt\u00e0<\/em>, Altiero Spinelli e Mario Draghi\/Christine Lagarde, Europa e iniziative egemoniche di Macron e di Starmer (che dell\u2019Unione non fa nemmeno parte).<\/p>\n<p>Ma non si pu\u00f2 tacere, naturalmente, il caso del pi\u00f9 sintomatico fra gli opinionisti, Antonio Scurati. Tre anni fa lo scrittore aveva aggiunto i propri\u00a0<em>parerga<\/em>\u00a0a Plutarco con\u00a0<a href=\"https:\/\/www.corriere.it\/economia\/opinioni\/22_luglio_17\/caro-presidente-ecco-perche-non-deve-mollare-14a67034-05fc-11ed-b53c-f5a8ed9fedc6.shtml\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">un elogio delle res gestae di Mario Draghi<\/a>: uomo che \u00abha retto le sorti di una nazione e di un continente\u00bb e \u00able ha tenute in pugno con il piglio del dominatore, sorretto da una potente competenza, baciato dal successo, guadagnando una levatura internazionale, un prestigio globale, un posto di tutto rispetto nei libri di storia. Ha conosciuto il potere, quello vero, ha conosciuto la fama degli uomini illustri, la vertiginosa responsabilit\u00e0 di chi, da vette inarrivabili, decide quasi da solo della vita dei molti\u00bb.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Questa volta Scurati ha pen(s)osamente meditato sull\u2019assenza di virt\u00f9 guerriere dei giovani europei, virt\u00f9 che tra brevissimo potrebbero invece essere assolutamente necessarie per la sopravvivenza della nostra civilt\u00e0 (<em>Dove sono ormai i guerrieri d\u2019Europa?<\/em>, \u00abLa Repubblica\u00bb, 4 marzo 2025).<\/p>\n<p>Non so se Scurati possa essere definito<em>\u00a0tout court<\/em>\u00a0un progressista: di sicuro nei suoi libri la postura democratica e antifascista \u00e8 ribadita con forza. Tuttavia, osservava Gianluigi Simonetti in un acuto articolo (\u00abTuttolibri\u00bb, 19 ottobre 2024), il suo stile denuncia un \u00abritorno del represso formale\u00bb in cui si intravede una fascinazione estetica per quel fascismo razionalmente rigettato.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Anche l\u2019articolo su\u00a0<em>Repubblica<\/em>\u00a0\u00e8 nevroticamente ambiguo, reggendosi su un\u2019equivoca antifrasi: la virt\u00f9 guerriera vi \u00e8 infatti evocata<em>\u00a0a contrario<\/em>, a partire dalla sua assenza, per evitare una sua affermazione troppo diretta e ideologicamente imbarazzante. Nonostante Scurati riconosca tutti i vantaggi della vita in tempo di pace e di welfare, a dar forma al suo testo \u00e8 il\u00a0<em>topos<\/em>\u00a0dell\u2019<em>ubi sunt,\u00a0<\/em>la nostalgia per un passato di poderose dimensioni epico-storiche. \u00c8 istruttivo mettere a confronto questo tortuoso Grovesciamento retorico di Scurati con quello non meno sintomatico di Matteo Salvini, sullo stesso argomento.<\/p>\n<p>Circa un anno fa, la Lega\u00a0<a href=\"https:\/\/www.fanpage.it\/politica\/il-ddl-della-lega-sulla-leva-obbligatoria-arriva-alla-camera-sei-mesi-di-servizio-per-tutti-i-giovani\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">ha depositato alla Camera un disegno di legge<\/a>\u00a0sulla reintroduzione della leva obbligatoria. Il disegno di legge era stato preparato nei mesi precedenti da un battage del segretario del partito, il quale, seguendo una strategia retorica di cui certo non \u00e8 l\u2019unico detentore ma in cui \u00e8 particolarmente versato, aveva alternato interpretazioni della proposta aggressive \u2013 di destra \u2013 ad interpretazioni rassicuranti \u2013 compatibili con un\u2019ideologia progressista: nel primo caso, la leva era il mezzo per insegnare le regole e il rispetto a giovani che indulgono alla pigrizia a causa del reddito di cittadinanza; nel secondo, una forma di impegno verso lo Stato e la comunit\u00e0 non dissimile dal servizio civile, orientabile verso attivit\u00e0 come la tutela dei boschi e il pronto soccorso.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Salvini preme sempre sul pedale dell\u2019eccesso linguistico, della violenza e della forza evocate \u201csolo\u201d simbolicamente, in linea con lo stile dei politici della destra radicale globale; ma sa benissimo che certi valori conservatori (ordine, gerarchia, disciplina) non possono essere riesumati in quanto tali, senza una debita contestualizzazione, in una societ\u00e0 come la nostra: smussando gli angoli, confondendo i confini, il servizio militare viene cos\u00ec presentato come un \u201cquasi\u201d servizio civile.<\/p>\n<p>Il leader della Lega fa il percorso logico inverso a quello di Scurati, cos\u00ec che le due strategie argomentative formano insieme una struttura a chiasmo: non \u201c\u00e8 bella la vita in pace, ma prepariamoci alla guerra\u201d, bens\u00ec \u201cmi piace la vita militare, ma rispetto l\u2019amore per la pace\u201d. Tuttavia la risultante finale non \u00e8 molto diversa: il mondo in cui a combattere \u2013 ma fino a ieri lo si chiamava \u201cpeace keeping\u201d \u2013 era solo una piccola porzione professionalizzata della popolazione \u00e8 durato appena un soffio. Il dovere di difendere la patria \u2013 come recita anche la nostra Costituzione \u2013 torna ad essere di tutti i cittadini. La guerra e la disciplina militare riappaiono nel nostro orizzonte mentale.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Questa convergenza tra il populismo di destra e il liberalismo di sinistra ci direbbe molto dell\u2019inconscio politico di questi giorni, se solo volessimo indagarla: i due poli opposti del magnete, che negli ultimi decenni hanno sempre tenuto a ribadire la naturale repellenza reciproca, la loro incompatibilit\u00e0 ontologica, hanno l\u2019identica pulsione al\u00a0<em>dolce et decorum pro patria mori<\/em>.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Parlare dei giovani<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Il tratto pi\u00f9 osceno \u2013 non riesco a scegliere un aggettivo meno violento \u2013 dell\u2019attuale tambureggiamento bellicistico \u00e8 che l\u2019et\u00e0 dei suoi sostenitori va dai cinquanta-sessant\u2019anni ai novanta, condizione che li porr\u00e0 al riparo dall\u2019arrivo dell\u2019eventuale cartolina precetto (ma immagino che oggi esistano pi\u00f9 innovative forme 4.0 per convocare al macello): cartolina che invece raggiungerebbe per primi i nostri figli, nipoti e allievi.<\/p>\n<p>Sono convinto non da oggi che il discorso pubblico sulla giovinezza e sui giovani sia uno dei pi\u00f9 stucchevoli, tra i molti che circolano nella mediosfera. Raramente infatti mi capita di prendervi parte. A ventriloquare quel che i giovani sarebbero, penserebbero, desidererebbero ci sono gi\u00e0 fin troppi adulti. Quello con i giovani, per un insegnante, \u00e8 innanzitutto un rapporto quotidiano. Esperienza, non teoria. Contatto \u2013 piacevole o faticoso \u2013, non ciancia senza responsabilit\u00e0.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Se la leggerezza con la quale si discetta di giovani e scuola, giovani e fragilit\u00e0, giovani e social mi urta i nervi, figurarsi sentire cronisti, compiaciuti di poter battezzare per primi l\u2019ora storica fatale tra uno spot pubblicitario e l\u2019altro, parlare di riarmo: ovvero, rendere pi\u00f9 probabile, come capit\u00f2 ai \u201csonnambuli\u201d che si ritrovarono senza parere nel primo conflitto mondiale, l\u2019invio al fronte dei nostri ragazzi e ragazze.<\/p>\n<p>Ed \u00e8 proprio questo corto circuito tra superficialit\u00e0 dei metodi e dei mezzi e gravit\u00e0 del contenuto a sgomentare. Ma forse tale corto circuito \u00e8 solo apparente e la solidariet\u00e0 di metodi, mezzi, contenuti \u00e8 molto pi\u00f9 profonda di quanto non sembri.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>La guerra \u00e8 la continuazione della governance con altri mezzi<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Non sar\u00e0 sfuggito a nessuno come il termine \u00abresilienza\u00bb, fin qui inteso soprattutto come una qualit\u00e0 delle persone, specie dei lavoratori, o al massimo dei sistemi (economici, politici, \u2026), abbia potuto essere applicato \u2013 senza bisogno di alcuno spostamento semantico, metonimico o metaforico \u2013\u00a0 a un kit di sopravvivenza all\u2019invasione militare. Sto parlando ovviamente del\u00a0<a href=\"https:\/\/laletteraturaenoi.it\/2025\/03\/29\/sopravvivere-alla-propaganda-la-guerra-al-pensiero-nelleuropa-bellicista\/\">ben noto video<\/a>\u00a0della Commissaria per la gestione delle crisi dell\u2019Unione Europea, Hadja Lahbib.<\/p>\n<p>La bravissima dirigente scolastica Ezilda Pepe mi ha fatto notare altre consonanze lessicali tra un documento che risale alla pandemia da covid e il piano Rearm Eu. Nelle \u00abIndicazioni strategiche ad interim per\u00a0<em>preparedness<\/em>\u00a0e\u00a0<em>readiness<\/em>\u00a0ai fini di mitigazione delle infezioni da SARS-CoV-2 in ambito scolastico (a.s. 2022 -2023)\u00bb ricorrevano questi due termini inglesi. Spiega Ezilda:<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>preparedness \u279d conoscenze, competenze e risorse necessarie per affrontare un\u2019emergenza<\/p>\n<p>readiness \u279d capacit\u00e0 di risposta tempestiva ed efficace all\u2019emergenza attuata grazie alla preparedness.<\/p>\n<p>Con questi concetti abbiamo fatto \u201camicizia\u201d nel periodo della pandemia. L\u2019Istituto Superiore della Sanit\u00e0 invi\u00f2, infatti, un documento di gestione e mitigazione del rischio diffusione nel 2022, quando si \u201ccominci\u00f2\u201d a tornare a scuola.<\/p>\n<p>Le parole sono importanti, il succo era \u201cpronti ad essere pronti\u201d.<\/p>\n<p>Readiness torna in relazione al\u00a0<em>risk management<\/em>\u00a0di guerra in sostituzione dell\u2019espressione REARM EU.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Basta in effetti dare un\u2019occhiata al documento sulla\u00a0<a href=\"https:\/\/www.eeas.europa.eu\/eeas\/preparedness-union-strategy_en#104986\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Preparedness Union Strategy<\/a>\u00a0dell\u2019Unione Europea, per constatare non solo l\u2019identit\u00e0 lessicale, ma l\u2019affinit\u00e0 concettuale, la comunanza ideologica, la grottesca fraternit\u00e0 spirituale tra il vecchio documento epidemiologico e quest\u2019ultimo.\u00a0<em>Resilience<\/em>,\u00a0<em>preparedness<\/em>,\u00a0<em>readiness<\/em>: che siano le esigenze del mercato del lavoro, una pandemia, la sopravvivenza a uno stato di guerra, l\u2019Unione europea\u00a0<em>reagisce<\/em>\u00a0\u2013 \u00e8 proprio il caso di dirlo \u2013 con la medesima costellazione concettuale e linguistica.<\/p>\n<p>Come osserva poi Ezilda, l\u2019espressione \u201cRearm\u201d \u00e8 scomparsa abbastanza in fretta dallo spazio pubblico, immediatamente neutralizzata nel lessico-pappa della burocrazia europea. Questo pronto\u00a0<em>restyling<\/em>\u00a0linguistico ricorda un episodio della storia delle politiche scolastiche mondiali la cui morale \u00e8 istruttiva.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Negli anni Novanta dell\u2019eccitazione globalistica, la Banca Mondiale, \u00abpartendo dalla constatazione delle due priorit\u00e0 dell\u2019istruzione \u2013 andare incontro alla crescente domanda delle economie di lavoratori flessibili in grado di acquisire prontamente nuove abilit\u00e0 e sostenere la continua crescita di conoscenza\u00bb propose sei riforme chiave per l\u2019istruzione (<em>Priorities and Strategies for Education<\/em>, 1995), esprimendosi in termini assai chiari: autonomia, privatizzazione, apertura delle scuole alle famiglie, impiego di tecniche econometriche e valutazione dei tassi di rendimento dell\u2019istruzione, enfasi esclusiva sulle\u00a0<em>soft skills<\/em>\u00a0e gli atteggiamenti necessari sul posto di lavoro e assenza di \u00abogni riferimento a materie come storia, letteratura ed arti\u00bb. Nell\u2019arco di appena quattro anni, per\u00f2, banchieri, funzionari e\u00a0<em>policy-maker<\/em>\u00a0capirono che era necessario adottare una tattica pi\u00f9 morbida. Pertanto nel documento successivo,\u00a0<em>Education Sector Strategy<\/em>\u00a0(1999), inaugurarono \u00abuna strategia di pubbliche relazioni anche per l\u2019istruzione. In effetti, ci\u00f2 che colpisce \u00e8 il cambiamento di linguaggio: la retorica economica \u00e8 abbandonata quasi completamente in favore di un linguaggio di cura, attento a sentimenti ed emozioni\u00bb. In realt\u00e0, \u00abi parametri fondamentali delle operazioni della banca non\u00a0<em>erano<\/em>\u00a0cambiati\u00bb (tutte le citazioni da A. Cobalti,\u00a0<em>Globalizzazione e istruzione<\/em>, 2006, p. 224 sgg.).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>La borghesia liberale, i nostri opinionisti progressisti, non hanno dunque cambiato registro. La dolorosa verit\u00e0 \u00e8 che il mondo che abitiamo parla un linguaggio tanto elusivo e vuoto da non aver mai detto\u00a0<em>nulla<\/em>\u00a0e da poter perci\u00f2 essere usato per fare<em>\u00a0tutto<\/em>: prima costruire societ\u00e0 fondate sulla competizione economica, ora prepararsi alla guerra.<\/p>\n<p>Questa elusivit\u00e0 e vanit\u00e0 semantica \u00e8 la caratteristica principale di quella forma di amministrazione apparentemente neutrale del reale che ha sostituito la politica e che va sotto il nome di\u00a0<em>governance<\/em>\u00a0(A. Denault,\u00a0<em>Governance<\/em>, 2018). Candidatasi a sostituire il\u00a0<em>government<\/em>, troppo compromesso con il comando dall\u2019alto della sovranit\u00e0 moderna, la\u00a0<em>governance<\/em>\u00a0gli preferisce l\u2019impero della normativa tecnica, del regolamento, del\u00a0<em>benchmark<\/em>, del quadro di riferimento, della \u201ccultura\u201d dell\u2019<em>assessment<\/em>\u00a0e dell\u2019<em>accountability<\/em>, rafforzando \u2013 proprio quando proclama di liberarsene una volta per tutte insieme ai pesanti apparati statali del Novecento fordista \u2013 l\u2019amministrazione burocratica del mondo, nella quale, come sappiamo dai tempi di Weber, i mezzi diventano fini, i fini si fanno irrilevanti, pertanto perfettamente intercambiabili, fino alla piena indifferenza etica.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\u00c8 quella che sempre Denault ha definito \u00abmediocrazia\u00bb, giocando sul fatto che in francese\u00a0<em>moyen<\/em>\u00a0significhi sia \u201cmedio\u201d che \u201cmezzo\u201d e potendo perci\u00f2 denunciare, nello stesso concetto, tanto un sistema economico, politico, mediatico, formativo che prospera sulla mediet\u00e0\/mediocrit\u00e0 delle sue regole, quanto il mito funzionalista del puro efficientamento, che produce conformismo, automatismi, superficialit\u00e0: \u00abnon [\u2026] tanto il dominio dei mediocri, quanto lo stato di dominio esercitato attraverso regole che sono anch\u2019esse mediocri, e tuttavia vengono elevate a sistema giusto e coerente, a volte persino a chiave di sopravvivenza, al punto da sottomettere alle sue parole vuote coloro che aspirano a qualcosa di meglio e osano affermare la propria sovranit\u00e0\u00bb (A. Denault,\u00a0<em>Mediocrazia<\/em>, 2017, pp. 46-47).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Educazione militare<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>La scuola \u00e8 naturalmente terreno d\u2019elezione per l\u2019applicazione di questo vuoto etico. Il \u201cpieno\u201d delle discipline e delle materie, concrezioni storiche di saperi che incorporano in s\u00e9 anche le forme e le tecniche della propria trasmissione e appropriazione, \u00e8 stato sostituito dal vuoto di pattern buropedagogici, i quali, in quanto forme pure prive di sostanza, possono essere tirati da ogni parte e sono buoni ad ogni uso.<\/p>\n<p>Quel che \u00e8 diventata l\u2019educazione civica ne \u00e8 l\u2019esempio paradigmatico. Tradizionale contenitore per lo studio della Costituzione, sempre a rischio di rappresentare la parodia eticizzata e catechistica dello studio storico del diritto, essa aveva comunque una propria, seppur vaga, fisionomia. Trasformata in \u201cpattern pedagogico\u201d, essa pu\u00f2 essere annacquata, come \u00e8 nelle pi\u00f9 recenti formulazioni (<em>non solo\u00a0<\/em>nell\u2019ultima riscrittura valditariana) fino a includere \u201catteggiamenti\u201d tautologici, come l\u2019imparare il rispetto verso gli altri, e sempre nuove \u201ceducazioni\u201d, da quella ambientale a quella stradale, da quella alimentare a quella digitale. Nella sua infinita manipolabilit\u00e0, questo \u00abinsegnamento dell\u2019ignoranza\u00bb \u2013 come l\u2019ha chiamato Jean-Claude Mich\u00e9a, che ne ha sottolineato il carattere di intenzionale progetto (de)formativo delle \u00e9lite capitalistiche \u2013 pu\u00f2 ovviamente anche fare un giro completo su se stesso e tornare a riempirsi di contenuti politicamente prescrittivi, come, nelle ultime Linee guida del 2024, l\u2019imparare l\u2019iniziativa economica e il rispetto per la propriet\u00e0 privata (<em>questi s\u00ec<\/em>\u00a0imputabili al solo Governo e Ministero in carica). Ma il pattern potrebbe presto essere ulteriormente riadattato, perch\u00e9 no.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Il 2 aprile, al Parlamento europeo, \u00e8 stata approvata la\u00a0<a href=\"https:\/\/www.europarl.europa.eu\/doceo\/document\/A-10-2025-0011_IT.html\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Relazione sull\u2019attuazione della politica di sicurezza e di difesa comune<\/a>. Vorrei portare l\u2019attenzione sulla parte di questo lungo testo intitolata \u00abDifesa e societ\u00e0, e preparazione [<em>preparedness<\/em>] e prontezza [<em>readiness<\/em>] civile e militare\u00bb, in cui si affronta il tema della formazione dei cittadini europei ai rischi per la sicurezza del continente.<\/p>\n<p>La premessa \u00e8 agghiacciante per la franchezza con la quale si riduce l\u2019educazione a una forma di indottrinamento o addestramento: si \u00absottolinea che \u00e8 necessaria una comprensione pi\u00f9 ampia, tra i cittadini dell\u2019UE, delle minacce e dei rischi per la sicurezza al fine di sviluppare una comprensione condivisa e un\u00a0<em>allineamento delle percezioni\u00a0<\/em>delle minacce in tutta Europa e di creare una nozione globale di difesa europea\u00bb (art. 133, corsivo mio). Si ribadisce anche \u00abl\u2019importanza cruciale dei cittadini nella preparazione e nella risposta alle crisi, in particolare la\u00a0<em>resilienza<\/em>\u00a0psicologica degli individui e la preparazione delle famiglie\u00bb (art. 134, corsivo mio). Ovviamente ci si occupa diffusamente anche dell\u2019educazione in senso stretto, invitando<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>l\u2019UE e i suoi Stati membri a mettere a punto programmi educativi e di sensibilizzazione, in particolare per i giovani, volti a migliorare le conoscenze e a facilitare i dibattiti sulla sicurezza, la difesa e l\u2019importanza delle forze armate, e a rafforzare la resilienza e la preparazione [<em>preparedness<\/em>] delle societ\u00e0 alle sfide in materia di sicurezza, consentendo nel contempo un maggiore controllo e scrutinio pubblico e democratico del settore della difesa (art. 133).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Attraverso \u201cl\u2019apertura al territorio\u201d gi\u00e0 da tempo le forze armate sono entrate nelle scuole italiane con apposite attivit\u00e0 didattiche (una preziosa mappatura \u00e8 quella fatta dall\u2019<a href=\"https:\/\/osservatorionomilscuola.com\/\">Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle universit\u00e0<\/a>). Questo fatto, tra l\u2019altro, la dice lunga sulla presunta urgenza di interventi per la difesa: l\u2019aria era cambiata gi\u00e0 da tempo.<\/p>\n<p>Quando indicazioni europee come questa, o simili, saranno recepite in Italia, l\u2019educazione civica nel suo essere ormai pura forma burocratica, mezzo mediocre, strumento irresponsabile si prester\u00e0 perfettamente ad accogliere per mera addizione queste nuove necessit\u00e0 educative. Il video sul \u00abkit di resilienza\u00bb, allora, torner\u00e0 utile come materiale didattico.<\/p>\n<p>Insomma: \u00e8 tutto pronto perch\u00e9, nella nuova veste anodina del non linguaggio delle \u00e9lite che ci hanno governato negli ultimi quarant\u2019anni, ritorni nelle scuole la vecchia educazione militare.<\/p>\n<p><strong>FONTE:<a href=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=51228\">https:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=51228<\/a><\/strong><\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di LE PAROLE E LE COSE (Daniele Lo Vetere) &nbsp; Consigli di classe. Scuola, democrazia e societ\u00e0, rubrica a cura di Mimmo Cangiano \u00a0 Mettere l\u2019elmetto alla \u201cgenerazione fiocco di neve\u201d &nbsp; Il collega Marco Maurizi l\u2019ha sintetizzato alla perfezione: \u00abLa borghesia liberale \u00e8 passata da \u201cun brutto voto potrebbe condurre alla morte dei nostri fragili figli\u201d a \u201cpreparatevi a vivere in un bunker\u201d nel giro di poche settimane\u00bb. 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