{"id":89829,"date":"2025-04-11T10:30:55","date_gmt":"2025-04-11T08:30:55","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=89829"},"modified":"2025-04-09T21:33:53","modified_gmt":"2025-04-09T19:33:53","slug":"game-over","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=89829","title":{"rendered":"Game over"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\"><strong>di GIUBBE ROSSE NEWS (Enrico Tomaselli)<\/strong><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-89830\" src=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/photo_2025-02-25_22-47-01-768x432-1-300x169.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"169\" srcset=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/photo_2025-02-25_22-47-01-768x432-1-300x169.jpg 300w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/photo_2025-02-25_22-47-01-768x432-1.jpg 768w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Se osserviamo l\u2019attuale fase macro geopolitica, fondamentalmente caratterizzata dal manifestarsi del declino occidentale, \u00e8 possibile notare che la politica strategica adottata da quella che era la potenza-fulcro dell\u2019occidente, ovvero gli Stati Uniti, \u00e8 caratterizzata da una contraddizione fondamentale. L\u2019obiettivo strategico statunitense, infatti, non \u00e8 semplicemente quello di rallentare il declino, o di limitarne la portata, ma quello di invertirne il corso, di ricostituire e riaffermare la posizione egemonica nordamericana sul resto del mondo. E, date le attuali condizioni dell\u2019impero americano, questo richiede tempo. Rimettere la potenza statunitense in condizione di affrontare e vincere i paesi che ne sfidano l\u2019egemonia, impone la necessit\u00e0 di guadagnare tempo. Sotto questo profilo, la scelta operata dal blocco di potere che ha preso la guida degli USA \u00e8 quella di cercare di dividere questi paesi \u2013 in particolare quelli pi\u00f9 agguerriti \u2013 sia per cercare di sconfiggerli separatamente, uno alla volta, sia per impedire che la consapevolezza della forza derivante dalla loro sommatoria li induca invece a colpire per primi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ma \u2013 ed \u00e8 questa la contraddizione di cui si diceva \u2013 nel fare ci\u00f2 Washington sta imponendo una accelerazione generalizzata. Apparentemente, le due cose potrebbero apparire addirittura coerenti: non ho molto tempo a disposizione, quindi velocizzo la mia azione. Ma, ovviamente, questo potrebbe valere se la scarsit\u00e0 di tempo fosse dovuta esclusivamente a fattori oggettivi esterni, mentre invece nel caso degli Stati Uniti il tempo necessario dipende da una condizione soggettiva (il declino), il cui processo di recupero non pu\u00f2 essere accelerato. L\u2019obiettivo strategico \u00e8 conseguibile solo ottenendo pi\u00f9 tempo per ripristinare condizioni operative sufficienti, e quindi l\u2019azione dovrebbe concentrarsi sulla dilatazione temporale, sul rallentamento dei processi globali, e contemporaneamente sull\u2019impiego massivo delle risorse disponibili al fine di ricostituire la potenza perduta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Gli Stati Uniti devono ricostruire la propria capacit\u00e0 industriale \u2013 che \u00e8 il fattore principale che ne consent\u00ec la vittoria nella seconda guerra mondiale \u2013 devono ripensare e rifondare le proprie forze armate, devono difendere lo standard internazionale del dollaro, devono abbattere un debito pubblico monstre. E ci\u00f2 richiede un tempo non comprimibile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Queste, e non altre, sono le ragioni che spingono Trump verso una risoluzione pacifica temporanea delle crisi pi\u00f9 acute. Risponde alla duplice esigenza di aprire divisioni nel fronte nemico, e di liberarsi da impegni onerosi ed infruttuosi, che rallentano le capacit\u00e0 di ripresa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">E per\u00f2, nell\u2019affrontare queste crisi, ecco che l\u2019amministrazione americana nuovamente accelera, riproducendo nei singoli contesti strategici la stessa contraddizione, tra il tempo oggettivamente necessario per trovarvi soluzione e la fretta di risolverli.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u00c8 ci\u00f2 a cui stiamo assistendo in relazione al conflitto in Ucraina. Appare chiaro che questo conflitto si svolge \u2013 appunto \u2013 in Ucraina, ma che lo scontro \u00e8 tra la Russia e la NATO, cio\u00e8 gli Stati Uniti stessi, e che \u00e8 stato portato avanti cos\u00ec a lungo da arrivare ad un punto di non ritorno, nel quale la sconfitta militare non \u00e8 pi\u00f9 evitabile, e si pu\u00f2 solo cercare di limitare i danni di quella politica. Ma il negoziato con Mosca sarebbe dovuto partire da un\u2019analisi realistica del contesto, cosa di cui Washington non sembra affatto essersi preoccupata.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La questione \u00e8 in effetti molto semplice. Nella percezione russa del conflitto, questo \u00e8 assai pi\u00f9 essenziale, esistenziale, di quanto non lo sia per gli USA. E ci\u00f2, tra le altre cose, significa che la Russia si \u00e8 attrezzata sotto ogni profilo \u2013 politico, militare, psicologico \u2013 ad affrontare anche una guerra di lunga durata, ma che non pu\u00f2 assolutamente perdere. Quindi, di fatto, l\u2019apertura di un negoziato implica che Washington ha sostanzialmente una sola carta in mano, ovvero la disponibilit\u00e0 a discutere e formalizzare un quadro di sicurezza reciproca, in particolare per quanto riguarda il teatro europeo. Al contrario di quanto pensano a Washington, per Mosca una eventuale riapertura dell\u2019occidente nei confronti della Russia (simboleggiata dall\u2019offerta di riaccoglierla nel G7) \u00e8 di scarso o nullo interesse. E perch\u00e9 gli USA potessero giocarsi questa carta, \u00e8 ovvio che la condizione fondamentale era assicurarsi l\u2019appoggio pieno dei paesi europei, ed il controllo ferreo dell\u2019Ucraina. Ma non solo dalla Casa Bianca non hanno fatto il minimo tentativo in tal senso, ma addirittura \u2013 l\u2019accelerazione \u2013 hanno cercato e cercano di sfruttare la situazione per rastrellare e rapinare risorse da tutto il continente, accentuando la divaricazione tra le due sponde dell\u2019Atlantico e, di fatto, mettendosi da soli i bastoni tra le ruote.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il risultato \u00e8 che, del tutto prevedibilmente, il negoziato stenta a decollare, anche solo rispetto alla risoluzione del conflitto \u2013 che pure, e non era difficile comprenderlo, gi\u00e0 di per s\u00e9 pone tanti di quei problemi che era davvero ingenuo pensare di risolverli rapidamente. Ne consegue che, mentre Trump ha bisogno di ottenere rapidamente dei risultati \u2013 di cui ha bisogno anche, se non soprattutto, sul fronte interno [1] \u2013 si ritrova con una situazione ulteriormente complicata proprio dalle sue azioni, con i paesi europei che marciano in direzione opposta e contraria, e fanno di tutto per ostacolarne i tentativi negoziali, e l\u2019Ucraina che (anche grazie all\u2019appoggio europeo) punta i piedi. E questo, semplicemente, priva Washington della possibilit\u00e0 di giocare quell\u2019unica carta di cui dispone. Non solo. L\u2019evidente difficolt\u00e0 statunitense nel rimettere in riga sia i propri alleati che il proxy ucraino, aumenta la diffidenza russa, che vedono nella controparte un soggetto non in condizione di offrire le sole cose veramente importanti per Mosca.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Del tutto simile \u00e8 la situazione mediorientale. Anche qui, siamo in presenza di una situazione strategica estremamente complessa, le cui radici affondano nei disastrosi lasciti del colonialismo europeo, aggravati esponenzialmente dalla nascita dello stato coloniale sionista. Un quadro generale che fa della regione una delle situazioni geopolitiche pi\u00f9 complesse, ma che l\u2019amministrazione USA sta affrontando senza alcuna considerazione della stessa, mossa unicamente da due esigenze in contraddizione tra di loro: sedare il conflitto, per le ragioni summenzionate, e sostenere ad ogni costo il proprio proxy israeliano \u2013 il quale invece, esattamente come quello ucraino, ha comunque una sua agenda, un suo disegno strategico, un suo blocco di interessi che solo parzialmente coincidono con quelli statunitensi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il risultato \u00e8 che gli Stati Uniti si ritrovano ancora una volta impantanati in una situazione conflittuale che, mentre il loro interesse strategico prevalente sarebbe premere il tasto pause, rischia di vederli trascinati in conflitto peggiore, perch\u00e9 qualcuno ha premuto il tasto fast forward\u2026<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La situazione del Medio Oriente, oltretutto, \u00e8 perfettamente esplicativa dell\u2019eterno scarto tra le intenzioni delle amministrazioni americane, ed i risultati delle loro azioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Qualcuno ricorder\u00e0 la famosa rivelazione del generale statunitense Wesley Clark, che nel 2007 parl\u00f2 del piano degli Stati Uniti per il Medio Oriente dopo l\u201911 settembre: \u201cElimineremo 7 paesi in 5 anni: Iraq, Siria, Libano, Libia, Somalia, Sudan e finiremo con l\u2019Iran\u201d. Al di l\u00e0 del fatto che dal 2001 sono passati 24 anni, non 5, e nella migliore delle ipotesi il disegno non \u00e8 completo, vale la pena sottolineare \u2013 ed in un certo senso sfatare \u2013 l\u2019idea che questo piano statunitense rappresenta, secondo alcuni, un pieno successo. \u00c8 la cosiddetta teoria del caos, secondo la quale l\u2019obiettivo sarebbe appunto la destabilizzazione, la generazione di una situazione di instabilit\u00e0. Una lettura degli avvenimenti che, indubbiamente, torna comoda alla narrazione secondo cui l\u2019America vince sempre.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ma se facciamo attenzione a ci\u00f2 che recentemente ha affermato il nuovo Segretario di Stato, Marco Rubio, emerge una lettura differente. Uno degli uomini chiave dell\u2019amministrazione Trump ha infatti candidamente spiattellato una semplice verit\u00e0: dalla fine della seconda guerra mondiale, gli Stati Uniti hanno perso tutte le guerre. E, aggiungiamo, se questa lunga catena di sconfitte non si \u00e8 tradotta in una sconfitta strategica, \u00e8 dovuto semplicemente al fatto che queste guerre non hanno mai lambito il territorio USA: l\u2019isola continentale nordamericana ha infatti protetto il potere imperiale, e la forza thalassocratica delle flotte statunitensi \u00e8 servita a tenerle lontane. Ma questa catena di sconfitte ha comunque prodotto un effetto cumulativo, ed \u00e8 una delle cause che hanno portato al declino dell\u2019impero. Il caos mediorientale, quindi, \u00e8 s\u00ec (anche) il risultato delle guerre statunitensi, ma questo risultato non coincide con gli obiettivi iniziali. \u00c8 infatti paradossale che gli Stati Uniti, il cui bilancio per la difesa \u00e8 semplicemente gigantesco, cos\u00ec ipertrofico da ricordare quello dell\u2019Unione Sovietica, che contribu\u00ec a determinarne la caduta, si sia poi rivelato cos\u00ec incapace di produrre anche una sola vittoria chiara e netta, in ottant\u2019anni di guerre.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">D\u2019altro canto, non solo questo caos si presenta praticamente solo nel quadrante mediorientale, mentre non risulta presente negli altri teatri delle guerre stars &amp; stripes \u2013 a riprova che a determinarlo sono prevalentemente altri fattori, che l\u2019intervento americano semmai esaspera \u2013 ma non si vede perch\u00e9 mai dovrebbe essere perseguito in alternativa ad una vittoria definitiva, che sottometterebbe la regione stabilizzandola, se non appunto per la semplice ragione che questa vittoria non \u00e8 mai stato possibile conseguirla.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ed oggi gli Stati Uniti si ritrovano qui di fronte alla medesima situazione, ma resa ancor pi\u00f9 complessa dal proprio indebolimento, e dal rafforzamento di quello dei suoi avversari. E ripropongono anche qui lo schema contraddittorio, che vede coesistere la necessit\u00e0 strategica di riportare la conflittualit\u00e0 regionale ad un livello di bassa intensit\u00e0, che non richieda alcun impegno diretto, ed un\u2019azione tattica che va invece a rimorchio di Israele, la quale punta ad inasprire ed allargare il conflitto, portandolo ad un livello di alta intensit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La situazione del negoziato con l\u2019Iran, si presenta quindi qui come speculare a quella ucraina. Gli Stati Uniti hanno molte carte in mano, ma sono spinti ad alzare talmente le aspettative da rendere estremamente difficile ottenere dei risultati in breve tempo, ed estremamente improbabile ottenerne qualcuno tout court. Quello che a Washington (ed a Tel Aviv) sostanzialmente vorrebbero \u00e8 un disarmo iraniano, sul modello \u2013 non a caso indicato da Netanyahu \u2013 degli accordi con la Libia di Gheddafi, che portarono poi alla caduta del regime sotto la spinta dell\u2019attacco NATO. Uno scenario che a Teheran hanno ben chiaro, e che ovviamente non hanno alcuna intenzione di replicare. Gli iraniani, d\u2019altro canto, non soltanto sono consapevoli di essere molto pi\u00f9 forti militarmente di quanto non lo fosse la Libia, ma hanno una visione strategica molto pi\u00f9 chiara. La loro posizione, infatti, non \u00e8 garantita soltanto dal proprio potenziale bellico, e dalla collocazione geografica, ma anche da una solida rete di rapporti con Russia e Cina, con i quali \u2013 anche in assenza di una vera e propria alleanza militare \u2013 esiste per\u00f2 una cooperazione strategica, che non a caso si \u00e8 gi\u00e0 esplicitata in varie esercitazioni navali congiunte. L\u2019interesse comune dei tre paesi, infatti, \u00e8 mantenere l\u2019agibilit\u00e0 delle rotte commerciali tra l\u2019Estremo ed il Medio Oriente, un vero e proprio ganglio vitale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Un quadro, questo, in cui si inserisce perfettamente \u2013 e con estrema chiarezza \u2013 la rilevanza dello Yemen, e la sua capacit\u00e0 di resistenza, che rappresenta appena una piccola frazione di quella che potrebbe opporre l\u2019Iran. Anche qui, come gi\u00e0 visto relativamente al conflitto in Ucraina, l\u2019azione statunitense \u00e8 contrassegnata da una sostanziale ambivalenza, che la condanna a mancare gli obiettivi. Da un lato, infatti, la Casa Bianca cerca insistentemente il confronto negoziale con Teheran, anche attraverso la mediazione russa, e con Sana\u2019a (da ultimo, cercando anche una mediazione cinese), ben consapevole delle enormi difficolt\u00e0 che comporterebbe intraprendere un\u2019azione militare (contro l\u2019Iran), e dell\u2019inutilit\u00e0 di proseguire quella in atto (contro lo Yemen) [2], cos\u00ec come del fatto che qualsiasi azione contro la Repubblica Islamica si ripercuoterebbe immediatamente sui negoziati russo-americani, e sui rapporti con la Cina. Dall\u2019altro, per\u00f2, esercita una forte pressione negoziale a tutto campo, che spinge le controparti ad irrigidire le proprie posizioni, insiste nell\u2019approccio ricattatorio (\u201co fate cos\u00ec oppure\u2026\u201d), chiede molto pi\u00f9 di quello che \u00e8 disposta ad offrire, e soprattutto continua a seguire passivamente l\u2019azione genocida e guerrafondaia del governo Netanyahu.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Anche in Medio Oriente, insomma, l\u2019azione strategica (ammesso a questo punto che il termine sia adeguato) degli Stati Uniti risulta contraddittoria, con due linee di condotta che \u2013 lungi dal funzionare come le ganasce di una tenaglia \u2013 si intralciano a vicenda, rivelando come dietro obiettivi ambiziosi non vi sia per\u00f2 n\u00e9 una adeguata consapevolezza della complessit\u00e0 della situazione, n\u00e9 tanto meno un piano realistico per conseguirli.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Situazione che, ancora una volta, ritroviamo anche nella terza grande area di crisi, quella indo-pacifica con al centro la Cina, il grande avversario strategico degli USA. Anche qui, infatti, la politica statunitense appare ambigua, e mal calibrata. Tutto ruota intorno a Taiwan ed alla guerra commerciale. Washington non smette di fomentare l\u2019indipendentismo taiwanese (anche se, formalmente, gli USA riconoscono una sola Cina, e quindi l\u2019appartenenza dell\u2019isola alla RPC), e di stimolarne il riarmo (che favorisce l\u2019industria bellica made in US); questo per\u00f2 ha a sua volta stimolato la Cina a sviluppare pienamente le proprie capacit\u00e0 militare, cos\u00ec che oggi lo Zh\u014dngg\u00fao R\u00e9nm\u00edn Ji\u011bf\u00e0ngj\u016bn (l\u2019Esercito popolare di Liberazione) \u00e8 oggi una forza armata moderna e di tutto rispetto, che pu\u00f2 contare non solo su una grande massa di manpower (2.250.000 in servizio), ma anche su armamenti avanzati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il recente braccio di ferro scatenato da Trump con la sua politica protezionistica di dazi, lanciati a raffica praticamente su ogni paese del globo, comporta a sua volta un inasprimento del confronto con Pechino, che di certo non va nella direzione di allungare i tempi prima dello scontro finale, e che soprattutto non d\u00e0 alcuna garanzia di portare al successo [3]. Ingaggiare un braccio di ferro dagli esiti quanto meno imprevedibili, \u00e8 l\u2019ennesimo azzardo della politica statunitense, che in questa fase storica appare tanto assertiva quanto priva di una efficace strategia globale, capace di misurarsi con le condizioni date, e con le sfide che queste pongono alla ormai scomparsa egemonia americana.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">L\u2019esperienza e la ragionevolezza dovrebbero spingere verso un approccio assai pi\u00f9 morbido, soprattutto verso gli avversari pi\u00f9 ostici e resilienti, cercando di intraprendere strade che portano ad una riduzione dei conflitti (in senso lato), e quindi appunto a rinviare nel tempo i confronti pi\u00f9 aspri, piuttosto che spingere verso un inasprimento delle tensioni, e quindi ad affrettare la possibile resa dei conti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La grande contraddizione americana del terzo millennio, che poi si ripercuote e si riproduce, su scala sempre minore, nella gestione strategica del declino ed in quella delle pi\u00f9 importanti crisi d\u2019area, \u00e8 poi in fondo quella tra la realt\u00e0 dell\u2019impero e la percezione che ne hanno le \u00e9lite che lo guidano. Non solo la golden age dell\u2019egemonia americana si \u00e8 consumata tra la fine dell\u2019ultimo conflitto mondiale e la caduta dell\u2019URSS, ma negli ultimi decenni il declino di questa egemonia si \u00e8 manifestato a 360\u00b0, segnando una crescente velocit\u00e0 di caduta. Al punto che oggi Washington semplicemente non \u00e8 pi\u00f9 in grado di esercitarla pressoch\u00e9 in qualsiasi modo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Nonostante decenni di guerre perdute, ha cercato di riscattarle con una mossa ambiziosa quanto improbabile, imporre una sconfitta strategica alla Russia, mossa che per\u00f2 si \u00e8 tradotta nel suo rovescio, con una sconfitta strategica americana che attende solo di essere certificata. E che, tra l\u2019altro, ha prodotto quella reazione interna al deep power [4] statunitense che ha portato alla Casa Bianca Trump.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ugualmente il potere del dollaro \u00e8 in caduta, ed apertamente contrastato, mentre la capacit\u00e0 produttiva del paese \u00e8 stata dissipata durante gli anni dell\u2019ubriacatura finanziaria della globalizzazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Oggi, gli Stati Uniti sono un\u2019anatra zoppa, che per\u00f2 si illude di essere ancora, in qualche modo, l\u2019aquila calva di un tempo, ed agisce di conseguenza. Come un vecchio leone che ruggisce nella convinzione che ci\u00f2 basti a tenere a bada i giovani leoni, mentre questi sono consapevoli che il suo regno \u00e8 finito, ed aspettano soltanto il momento giusto per assestargli la zampata finale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Questo \u00e8, in essenza, il trumpismo. Il tentativo di salvarsi dal declino, facendo finta che non ci sia. Piuttosto che accettare, anche solo tatticamente, uno scenario internazionale caratterizzato da un effettivo multipolarismo (che \u00e8 pi\u00f9 ed altro di un mero tripolarismo USA-Cina-Russia), ha scelto la reiterazione del vecchio schema imperial-egemonico. Se durante i decenni in cui a Washington dominava l\u2019asse neocon-democrats, la scelta strategica \u00e8 stata quella di sconfiggere sul campo i nemici, uno alla volta (e per giunta cominciando da quello pi\u00f9 agguerrito), ora la scelta sembra essere quella della \u201cpace attraverso la forza\u201d; solo che questa forza semplicemente non c\u2019\u00e8 pi\u00f9, e quindi resta soltanto, senza che se ne rendano conto, una \u201cresa geostrategica al rallentatore\u201d[5].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Game over.<\/p>\n<hr \/>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>1 \u2013 La situazione interna agli Stati Uniti non \u00e8 al momento particolarmente favorevole. Anche se i democrats sono in forte crisi, il blocco di potere che si oppone a Trump non \u00e8 limitato a questi, ed ha solide radici sia nell\u2019establishment che nella societ\u00e0. La numerose e partecipate manifestazioni dei giorni scorsi, ad esempio, sono un segnale di come un fronte \u2013 anche composito \u2013 pu\u00f2 essere all\u2019occasione mobilitato. Le misure di smobilitazione dell\u2019apparato federale da parte del DOGE di Musk, ad esempio, stanno generando una massa di disoccupati, in una situazione generale non particolarmente favorevole. Il bisogno di portare a casa qualche successo, quindi, risponde anche all\u2019esigenza di rintuzzare le iniziative del blocco avverso, che attende Trump al varco delle elezioni di mid-term.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>2 \u2013 Secondo quanto riferito da Al-Akhbar (\u201cUS \u2018Lethal Force\u2019 Fails: Repeated Offers to Halt Yemen\u2019s Red Sea Operations Go Unanswered\u201d, Rashid Al-Haddad, Al-Akhbar), \u201cfonti diplomatiche occidentali hanno rivelato che l\u2019ambasciatore statunitense in Yemen, Fagin, ha recentemente incontrato a Riad l\u2019incaricato d\u2019affari cinese per lo Yemen, Shao Zheng, e gli avrebbe chiesto di avviare contatti con gli Houthi\u201d.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>3 \u2013 La politica dell\u2019imposizione brutale di pesanti dazi, che tra l\u2019altro sta provocando per la prima volta divisioni all\u2019interno dell\u2019inner circle trumpiano, equivale a buttare a caso un po\u2019 di bombe nucleari per vedere l\u2019effetto che fa. Sul breve periodo, \u00e8 probabile che i paesi pi\u00f9 deboli vadano a Canossa, e cedano in parte ai ricatti statunitensi \u2013 il che certamente porter\u00e0 un po\u2019 di ristoro alle casse federali \u2013 ma gi\u00e0 sul medio termine li spinger\u00e0 a cercare alternative in grado di sottrarli alla minaccia ricattatoria. Alternativa che potrebbe essere peraltro gi\u00e0 disponibile: l\u2019unione tra i paesi del blocco BRICS+ e quelli del blocco SCO (Shanghai Cooperation Organization), di cui si comincia a discutere (\u201c\u0421\u043b\u0438\u044f\u043d\u0438\u0435 \u0438 \u043f\u043e\u0432\u044b\u0448\u0435\u043d\u0438\u0435: \u0432 \u0428\u041e\u0421 \u0434\u043e\u043f\u0443\u0441\u0442\u0438\u043b\u0438 \u043e\u0431\u044a\u0435\u0434\u0438\u043d\u0435\u043d\u0438\u0435 \u0440\u044b\u043d\u043a\u0430 \u0441 \u0411\u0420\u0418\u041a\u0421\u201d, Anastasia Kostina, Ekaterina Khamova, Natalia Ilyina, Iz.ru), sarebbero in grado di offrire una alternativa al commercio mondiale dollarizzato, ed ai mercati occidentali. Mentre ovviamente i paesi pi\u00f9 resistenti reagiranno con altrettanta durezza.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>4 \u2013 Cfr. \u201cSul deep state\u201d, Enrico Tomaselli, TargetMetis<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>5 \u2013 Cfr. \u201cIran\u2019s Iron Chessboard: The Empire Negotiates from the Backfoot While Tehran Tightens Its Trilateral Trap\u201d, Gerry Nolan, The Islander<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Fonte:\u00a0<a href=\"https:\/\/giubberossenews.it\/2025\/04\/09\/game-over\/\">https:\/\/giubberossenews.it\/2025\/04\/09\/game-over\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di GIUBBE ROSSE NEWS (Enrico Tomaselli) Se osserviamo l\u2019attuale fase macro geopolitica, fondamentalmente caratterizzata dal manifestarsi del declino occidentale, \u00e8 possibile notare che la politica strategica adottata da quella che era la potenza-fulcro dell\u2019occidente, ovvero gli Stati Uniti, \u00e8 caratterizzata da una contraddizione fondamentale. L\u2019obiettivo strategico statunitense, infatti, non \u00e8 semplicemente quello di rallentare il declino, o di limitarne la portata, ma quello di invertirne il corso, di ricostituire e riaffermare la posizione egemonica nordamericana&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":95,"featured_media":72556,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[32],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2022\/06\/logo-Giubbe-Rosse-News-grande-1.webp","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-nmR","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/89829"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/95"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=89829"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/89829\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":89831,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/89829\/revisions\/89831"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/72556"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=89829"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=89829"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=89829"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}