{"id":89869,"date":"2025-04-15T10:00:40","date_gmt":"2025-04-15T08:00:40","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=89869"},"modified":"2025-04-14T14:54:26","modified_gmt":"2025-04-14T12:54:26","slug":"caro-preterossi-ecco-come-siamo-sprofondati-da-pasolini-a-serra","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=89869","title":{"rendered":"Caro Preterossi, ecco come siamo sprofondati da Pasolini a Serra"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\"><strong>di LA FIONDA (Alessio Mannino)<\/strong><\/p>\n<div class=\"intestazione-post\" style=\"text-align: justify\"><img decoding=\"async\" class=\"img-fluid foto-articolo ls-is-cached lazyloaded\" src=\"https:\/\/www.lafionda.org\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/Pasolini-e-Citti-sul-set-di-Accattone-1024x576-1.webp\" alt=\"\" data-src=\"https:\/\/www.lafionda.org\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/Pasolini-e-Citti-sul-set-di-Accattone-1024x576-1.webp\" \/><\/p>\n<div class=\"cover-post\"><\/div>\n<\/div>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<div class=\"contenuto-post\" style=\"text-align: justify\">\n<p><em>Apro l\u2019ombrello per ripararmi dalle accuse di cinismo che non mancheranno di piovermi addosso<\/em><\/p>\n<p><em>Alberto Savinio<\/em><\/p>\n<p>Come siamo finiti da Gramsci a Serra, si chiedeva il direttore di questa rivista, Geminello Preterossi, nel raduno \u201cTutti a casa\u201d di Roma il 29 marzo scorso. Diceva Alberto Savinio che esistono le persone intelligenti, e poi ci sono gli intellettuali. Gli intelligenti hanno la peculiare caratteristica di non essere prevedibili, mentre gli intellettuali, in parte incolpevolmente facendone un mestiere, devono per statuto compiacere il pubblico. Esattamente come i politici o gli uomini d\u2019affari. L\u2019intelligenza, se lasciata al suo naturale corso, si sente sempre a disagio rispetto alla realt\u00e0 data, e non pu\u00f2 far a meno di guardare al rovescio della medaglia. E questo in ogni circostanza, perch\u00e9 ogni cosa proietta un\u2019ombra, tutto ha un risvolto problematico. L\u2019anima critica punta dritta al crinale dove, fatalmente, trover\u00e0 una contraddizione, un lato oscuro, un non detto pi\u00f9 o meno inconfessabile. \u00c8 per questo che chi agisce sul piano culturale fa s\u00ec politica, fa s\u00ec parte del mercato, ma in via indiretta: perch\u00e9 obbedisce, o dovrebbe obbedire, innanzitutto alla propria coscienza, e solo\u00a0<em>poi\u00a0<\/em>alla convenienza. Oggi invece l\u2019intellettuale medio \u00e8 l\u2019animale pi\u00f9 stupido: non comprende il mondo reale, perch\u00e9 troppo occupato a servire la ragion economica o politica. \u00c8 un venduto in quanto vende, e nel vendere si svende. \u00c8 un pusillanime, un addetto al marketing, e la sua funzione \u00e8 giustamente caduta in discredito. Parafrasando il Longanesi perculatore di Benedetto Croce: non capisce niente, e neanche pi\u00f9 con grande autorit\u00e0. \u00c8 un miserabile.<\/p>\n<p>La miseria degli intellettuali nasce con l\u2019apparizione stessa della figura del moderno intellettuale critico. Se vogliamo individuarne la simbolica data di nascita, potremmo assumere a spartiacque il famoso \u201cJ\u2019accuse\u201d di \u00c9mile Zola, l\u2019appello sul caso Dreyfus pubblicato sul quotidiano\u00a0<em>L\u2019Aurore<\/em>\u00a0nel 1898. Il legame con la pubblicistica d\u2019occasione rimanda al precedente periodo di semina lungo tutto l\u2019Ottocento e buona parte del Settecento, specialmente in Francia con gli illuministi (Voltaire, Rousseau), gli enciclopedisti (Diderot, D\u2019Alembert ecc) e, ancor pi\u00f9, con i libellisti (Constant) e i primi giornalisti (Desmoulins, Marat, H\u00e9bert). Ma in tutti questi casi, si trattava di menti che producevano grazie all\u2019antico modello del mecenatismo o per ricchezza propria (non di rado d\u2019origine nobiliare). Oppure esclusivamente per fini di agitazione politica. \u00c8 a cavallo fra Otto e Novecento che l\u2019intellettuale \u00e8 costretto a fare i conti con un mercato delle idee e delle arti. Per il semplice motivo che il capitalismo ne aveva creato uno, come fa per ogni attivit\u00e0 umana. In Inghilterra e negli Stati Uniti, terre di puro spirito capitalistico, ci erano gi\u00e0 arrivati, naturalmente. Ma in virt\u00f9 di questa anima commerciale, non avevano visto sorgere l\u2019idealtipo dell\u2019intellettuale politicamente\u00a0<em>impegnato<\/em>, il cui afflato civile ne promuove l\u2019opera cos\u00ec da sostentarlo economicamente (tanto \u00e8 vero che chi aveva cercato fin l\u00ec di vivere solo dei propri libri o, poniamo, dei propri dipinti, se non era accademico o al soldo di qualcuno, faceva vita grama: pensiamo a un Nietzsche, a un Baudelaire, a un Van Gogh, a tutti gli squattrinati scrittori e pittori della Parigi boh\u00e9mien).<\/p>\n<p>L\u2019intellettuale come lo intendiamo oggi, punto di riferimento colto che parla a una piazza di incolti, doveva guadagnarsi il favore e i portafogli di un\u00a0<em>target<\/em>\u00a0diffuso di acquirenti. Cos\u00ec decade gi\u00e0 da subito la sua presunta purezza. Come aveva ben visto Nietzsche, era stato Richard Wagner ad anticipare in grande stile questa spinta alla prostituzione. Wagner per\u00f2 si rivolgeva alla fascia dell\u2019alta borghesia e aristocrazia dell\u2019epoca (la \u201ccanaglia oziosa d\u2019Europa\u201d). Con Zola, si inaugura il tempo del discorso all\u2019<em>opinione pubblica<\/em>. Intendiamoci: intellettuali puri non ce n\u2019erano stati mai neanche prima. A parte qualche eccezione, i filosofi, letterati e artisti nei secoli addietro, quando non avevano rendite proprie avevano sempre lavorato su committenza o alla corte di qualche sovrano, ecclesiastico o facoltoso finanziatore. Comunque al servizio di un qualche potere di turno, quando non essi stessi al potere (per dire: Bacone, il grande ideologo inglese della modernit\u00e0 scientifica, faceva anche il politico). Complice l\u2019analfabetismo, costituivano una componente dell\u2019\u00e9lite, ed erano perci\u00f2 necessariamente elitari. Ma per usare un linguaggio marxiano, il valore d\u2019uso del loro genio non era soggetto al valore di scambio di un mercato massificato. Bastava trovare un munifico mecenate a palazzo ed era fatta, non dovevano sottoporsi al giudizio della plebe. Nonostante il lento avanzare dell\u2019editoria scritta, la cultura come auto-educazione dello spirito era un fatto di pochi per pochi (e cos\u00ec, sostanzialmente, \u00e8 rimasto).<\/p>\n<p>Con l\u2019avvento della societ\u00e0 di massa, si introduce uno strutturale elemento di ambiguit\u00e0: l\u2019intellettuale pu\u00f2 anche in buona fede predicare alti ideali, pu\u00f2 pure sostenere tesi eversive e magari incitare alla rivoluzione violenta, ma contemporaneamente, volente o nolente, deve sottostare al dominio dell\u2019utile economico. Insomma, deve guadagnarsi il pane. Ecco allora confondersi sempre pi\u00f9 con il giornalista (Prezzolini, Papini, Gramsci, Gobetti), con il pubblicitario di s\u00e9 stesso (D\u2019Annunzio, Marinetti, Malaparte), o alla peggio, tenere la cattedra universitaria o qualche lavoro comune come bene-rifugio (tutti gli altri: Gentile, Pareto, Mosca, Salvemini, Spirito, Ungaretti, Montale, Croce no perch\u00e9 non si laure\u00f2 ed era ricco di famiglia). Ora, fino a quando il famoso valore di scambio non soppiant\u00f2 l\u2019intrinseco valore di originalit\u00e0 e studio, l\u2019intellettuale\u00a0<em>engag\u00e9<\/em>\u00a0mantenne un ruolo di guida che conobbe il suo massimo fulgore nel momento di picco delle passioni utopiche, nei due dopoguerra e nei successivi anni \u201950 e \u201960 fino ai \u201970. I Camus, i Sartre, i Marcuse, per certi versi anche il pi\u00f9 appartato Heidegger, e da noi Pavese, Moravia, Calvino, Pasolini rappresentavano personalit\u00e0 circonfuse di un alone di venerabilit\u00e0 anche qualora osteggiate, censurate e coinvolte in dispute di un\u2019asprezza oggi inimmaginabile. Ma se anche qui vogliamo estrarre un evento iconico per datare la morte dell\u2019intellettuale moderno, potremmo scegliere proprio quella, cruenta, di Pier Paolo Pasolini: fu lui, infatti, a diagnosticare il nuovo e definitivo tipo di servilismo coatto dell\u2019intellettuale, integrato e ridotto a ingranaggio del sistema economico. E fu lui a impersonare al pi\u00f9 alto livello l\u2019amara autocoscienza di voler contrastare il sistema operandoci da dentro. Non per caso, nell\u2019ultima fase della vita la sua firma comparve sulla prima pagina del\u00a0<em>Corriere della Sera<\/em>, voce ufficiale dell\u2019establishment borghese (anche se, da vero \u201ccorsaro\u201d, aveva gi\u00e0 copiosamente scritto contro i \u201cfascisti rossi\u201d nel\u00a0<em>Tempo<\/em>\u00a0settimanale, giornale moderato). Pasolini, coltissimo e dallo stile di vita, ai tempi, scandalosamente minoritario, voleva parlare ai semplici, al popolo, a coloro che non erano ammorbati dalle sofisticherie della categoria cui apparteneva. A nostro avviso, tuttavia, non ci riusc\u00ec.<\/p>\n<p>Non ci riusc\u00ec perch\u00e9 l\u2019ulteriore stadio dell\u2019economizzazione integrale del mondo \u2013 quel\u00a0<em>consumismo<\/em>\u00a0che tanto bene analizz\u00f2 e denunci\u00f2 \u2013 aveva aperto le porte alla \u201csociet\u00e0 dello spettacolo\u201d (Guy Debord). E allorch\u00e9 l\u2019idea-merce si fa immagine-merce e i concetti vengono assorbiti nel flusso visivo (<em>show must go on<\/em>), l\u2019Intellettuale Collettivo diventa la Pubblicit\u00e0, anima nera del commercio. Anche questo Pasolini lo aveva capito e riconosciuto: di qui la scelta, ancora una volta controcorrente, di virare verso un\u2019estetica dell\u2019abiezione e dell\u2019abisso, con\u00a0<em>Sal\u00f2 e le 120 giornate di Sodoma<\/em>. I veri colpevoli del cosiddetto \u201ctradimento dei chierici\u201d, vale a dire dell\u2019intelligenza, furono, e sono ancor oggi, coloro che a differenza di PPP (o di Carmelo Bene, che gli era affine per molti aspetti), preferiscono trovare un accomodamento e non far pi\u00f9 neanche finta di ribellarsi. Sono i neo-cortigiani senza nemmeno l\u2019alibi della grandezza: appiattiti sulla facile ripetizione di clich\u00e9s, si adagiano sulla difesa dell\u2019ordine costituito, considerando la \u201csociet\u00e0 aperta\u201d, la sedicente \u201cdemocrazia liberale\u201d, l\u2019esito senza ritorno, la fine della Storia, il modello insuperabile di consorzio umano. Sono addetti al commentificio da\u00a0<em>social<\/em>, gente magari tecnicamente brava nel proprio (scrittura, teatro, musica ecc.) ma di mente straordinariamente ritardata non appena tocchi l\u2019argomento \u201cpolitica\u201d. Non c\u2019\u00e8 niente da fare: proprio non gli riesce, a questi ingenui o profittatori (o tutt\u2019e due le cose insieme) di scorgere l\u2019ovvio, e cio\u00e8 che la democrazia \u00e8 un\u2019oligarchia, il libero mercato non \u00e8 libero, il lavoro neo-schiavistico ci ruba il tempo, siamo consumati dai consumi, e il tutto \u00e8 una gran bella truffa di cui loro vanno fieri con una sicumera da fanatici.<\/p>\n<p>Intolleranti a tutto ci\u00f2 che non rientra negli schemi, questi progressisti da retroguardia hanno abdicato al compito demistificatorio che pure costituiva l\u2019essenza dell\u2019intellettualit\u00e0 post-moderna (Lyotard, Foucault, Deleuze, Derrida). Ovvero la critica per la critica, il decostruzionismo che nega e non costruisce, quell\u2019approccio liquefatore che alla fine, contrapponendo il nulla al Nulla, si \u00e8 auto-liquidato. E in Italia siamo giunti cos\u00ec, per lo meno a sinistra, ai Michele Serra e agli Antonio Scurati, ai Roberto Saviano e ai Roberto Benigni (d\u2019altronde a destra, con rispetto parlando, a parte forse Marcello Veneziani, Francesco Borgonovo e non pi\u00f9 etichettabili\u00a0<em>\u00e0 droite<\/em>\u00a0un Cardini o un Tarchi, a fare opinione \u00e8 rimasto Vannacci\u2026), i quali colmano il penoso vuoto di onest\u00e0 intellettuale con la scorciatoia del moralismo infantile, miserevolmente intenti a dividere l\u2019umanit\u00e0 in buoni e cattivi, Bene contro Male, Occidente contro resto del mondo. La difficolt\u00e0 del Politico e la complessit\u00e0 del reale non fanno pi\u00f9 parte del loro orizzonte, perch\u00e9 non sanno pi\u00f9 essere n\u00e9 radicali n\u00e9 ironici. Non sono capaci di andare con lo sguardo alle radici dei conflitti, sociali o geopolitici, e al tempo stesso non sanno guardarsi allo specchio riconoscendo i propri limiti, oggettivi e soggettivi. La miseria degli intellettuali d\u2019oggi \u00e8, prima di tutto, banalit\u00e0 di giudizio, acquiescenza ai tab\u00f9, appiattimento sull\u2019eterno presente. \u00c8 rivoltarsi come maiali nel porcile dei talkshow di prima serata. In una parola: mediocrit\u00e0.<\/p>\n<p>Eppure, intellettuali che almeno ci provano, a dimostrarsi intelligenti \u00e0 la Savinio, ci sono. Resistono nelle retrovie, nelle trincee, spesso nelle catacombe. E perci\u00f2 sovente indulgono al peccato mortale di settarismo, malattia infantile del radicalismo. Sanno essere radicali, ma purtroppo non autoironici. E quindi cadono nello stesso errore, anzi, nello stesso orrore degli alti papaveri di cui sopra: lo snobismo, sia pur straccione. E quando prevale la logica della conventicola, della nicchia, della\u00a0<em>fanbase<\/em>\u00a0con i seguaci plaudenti e ringhianti, il cretinismo ha gi\u00e0 vinto. Come dovrebbe comportarsi un odierno intellettuale che non rinunci a priori a rispettare la propria intelligenza? Siamo abbastanza presuntuosi per rispondere: dovrebbe essere\u00a0<em>elitario<\/em>. Sissignori: elitario, nel senso elevato, esigente e migliore del termine. Niente a che fare con la proverbiale puzza sotto il naso. Se difatti \u00e8 suo dovere fare ci\u00f2 che gli \u00e8 possibile per diffondere il contravveleno a questa\u00a0<em>vita apparente<\/em>\u00a0che conduciamo in un\u2019addomesticata angoscia, allora deve, con parole e senza omissioni, colpire dritto al cuore dell\u2019unico vero\u00a0<em>pensiero unico<\/em>: la forma mentale utilitaristica, calcolante, avara, avida, ristretta, narcisa, superficiale, pigra, piccoloborghese, comicamente seriosa, vile e carogna che ha colonizzato il senso comune comprimendone la vitalit\u00e0 inconscia. Se non pu\u00f2 non sentire stretta la camicia di forza da opinionista in servizio permanente effettivo, la sua vocazione resta pur sempre far venire alla luce ci\u00f2 che tutti vedono ma pochi ammettono. E pertanto deve abbattere le barriere del politicamente consentito, contribuendo a immaginare un\u2019altra possibilit\u00e0 esistenziale. Per erodere l\u2019egemonia deve\u00a0<em>dis<\/em>-integrare e\u00a0<em>dis<\/em>-educare, essere\u00a0<em>in<\/em>-utile e\u00a0<em>contro<\/em>-intuitivo, e soprattutto mettersi risolutamente in posizione\u00a0<em>anti<\/em>-liberale \u2013 anzich\u00e9 a 90 gradi o a contare bigliettoni con serie sul vecchio Mussolini,<em>\u00a0brand<\/em>\u00a0che tira sempre, tra gli antifascisti a babbo morto come fra i cripto-nostalgici. Il nostro sabotatore umanista deve riempire di pensiero \u2013 vivo e vitale, reale e realistico \u2013 quella libert\u00e0 senza pensiero che fa da paravento alla pseudo-\u00e9lite di\u00a0<em>kual kultura<\/em>. Programma vasto, d\u2019accordo. Ma fattibile \u2013 tanto \u00e8 vero che, per esempio qui, lo facciamo gi\u00e0. E supremamente elitario. Cosa c\u2019\u00e8 infatti di pi\u00f9 elitario di una coscienza che cerchi di essere non solo corrosiva, ma anche ricostruttiva, aperta all\u2019imponderabile e all\u2019inedito? Non facciamo gli ipocriti: \u00e8 dall\u2019et\u00e0 della pietra che le minoranze creative mandano avanti la Giostra. La creativit\u00e0 non \u00e8 democratica. \u00c8 l\u2019intelligenza, piuttosto, a dover esserlo. Oggi pi\u00f9 che mai.<\/p>\n<p><strong>FONTE:<a href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2025\/04\/13\/caro-preterossi-ecco-come-siamo-sprofondati-da-pasolini-a-serra\/\">https:\/\/www.lafionda.org\/2025\/04\/13\/caro-preterossi-ecco-come-siamo-sprofondati-da-pasolini-a-serra\/<\/a><\/strong><\/p>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di LA FIONDA (Alessio Mannino) Apro l\u2019ombrello per ripararmi dalle accuse di cinismo che non mancheranno di piovermi addosso Alberto Savinio Come siamo finiti da Gramsci a Serra, si chiedeva il direttore di questa rivista, Geminello Preterossi, nel raduno \u201cTutti a casa\u201d di Roma il 29 marzo scorso. Diceva Alberto Savinio che esistono le persone intelligenti, e poi ci sono gli intellettuali. 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