{"id":8991,"date":"2013-05-28T18:22:44","date_gmt":"2013-05-28T18:22:44","guid":{"rendered":"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/?p=8991"},"modified":"2013-05-28T18:22:44","modified_gmt":"2013-05-28T18:22:44","slug":"8991","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=8991","title":{"rendered":"Milo De Angelis e la storia di un tema in classe"},"content":{"rendered":"<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm\"><span style=\"font-family:georgia,serif\"><i>Milo De Angelis (Milano, 1951) &egrave; uno dei maggiori poeti italiani contemporanei. Dagli anni Settanta a oggi ha pubblicato sette raccolte poetiche, fra cui <\/i><span style=\"font-style: normal\">Tema dell&#039;addio<\/span><i> (Premio Viareggio nel 2005) e <\/i><span style=\"font-style: normal\">Quell&#039;andarsene nel buio dei cortili<\/span><i> (Premio Stephen Dedalus nel 2011).<\/i><\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span style=\"font-family:georgia,serif\">Torna antica la parola<br \/>\n\te quella stanza era un suono<br \/>\n\tdi fogli e neon, lesione<br \/>\n\tnella castit&agrave; delle dita<br \/>\n\teternit&agrave; perduta per un soffio<br \/>\n\ta precipizio tra due pareti,<br \/>\n\tscendo in un giorno remoto,<br \/>\n\til polpaccio s&rsquo;indurisce,<br \/>\n\ttutto finisce a mezzogiorno, di ombra<br \/>\n\tin ombra si abbrevia una vita,<br \/>\n\tl&rsquo;erba cresce nei corridoi<br \/>\n\t<em class=\"western\"><i>bisogna consegnare, <\/i><\/em><br \/>\n\t<em class=\"western\"><i>tra qualche minuto, bisogna<\/i><\/em><br \/>\n\t<em class=\"western\"><i>consegnare anche la brutta.<\/i><\/em><\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span style=\"font-family:georgia,serif\">Commento dell&#039;autore<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family:georgia,serif\"><i>Torna antica la parola<\/i> &egrave; la storia di un tema in classe. O meglio, &egrave; la storia poetica di tutto ci&ograve; che precede la consegna del tema: tensioni, chiaroscuri, fantasie, tutto un mondo in attesa che assume i contorni dell&rsquo;incubo. Nelle dita che impugnano la penna si forma una lesione, i polpacci sono induriti da un crampo, la vita intera sembra abbreviarsi e non concede pi&ugrave; il tempo necessario. &laquo;Di ombra \/ in ombra si abbrevia una vita&raquo;. A mezzogiorno in punto occorre concludere. Non un minuto oltre. A mezzogiorno. Non bisogna andare fuori tempo o fuori tema. Occorre essere chiari e scorrevoli. Si deve andare a capo dopo il punto. Ma non sempre. Dipende. Periodi brevi. Frasi lunghe ridotte al minimo. La tensione aumenta. Il panico &egrave; dietro l&rsquo;angolo. La realt&agrave;, a poco a poco, si sta allucinando. L&rsquo;aula &egrave; un precipizio tra due pareti. L&rsquo;erba cresce nei corridoi. In un tema si gioca la vita eterna. &laquo;Eternit&agrave; perduta per un soffio&raquo;. Ore decisive. Ore contate. Tutto dipende da queste pagine.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family:georgia,serif\">Fine della prima parte. Il tema &egrave; concluso. Rileggiamo. Non ci sono errori, inciampi, ripetizioni. Il lessico &egrave; ampio e vario. Le frasi si incidono nette sul foglio. Tutto sembra a posto. Tutto tranne una cosa. Ed &egrave; una cosa essenziale. La poesia lo dice alla fine. Lo dice in corsivo. E lo ripete due volte. Lo dice cos&igrave;, come un pensiero improvviso. Un pensiero che sopraggiunge e distrugge tutto il resto. Lo dice come un pensiero istantaneo. O una voce fuori campo. Come un coro greco. Una voce che ammonisce, sapiente e temibile. Una voce interiore che diventa voce di tutti, verit&agrave; rivelata, comandamento. Non basta, dice, consegnare il tema nella sua forma compiuta, anche se abbiamo lavorato a lungo per raggiungere quella forma. Non basta. Bisogna consegnare tutto, compresi i dubbi, gli errori, i ripensamenti, le incertezze pi&ugrave; risibili e penose. Non si pu&ograve; nascondere nulla. Bisogna consegnare ogni cosa, anche gli altri fogli, anche quelli scarabocchiati, stracciati, gettati nel cestino. Bisogna fare cos&igrave;, non c&rsquo;&egrave; scampo: &laquo;<em class=\"western\"><i>bisogna consegnare,<\/i><\/em> \/ <em class=\"western\"><i>tra qualche minuto, bisogna<\/i><\/em> \/ <em class=\"western\"><i>consegnare anche la brutta<\/i><\/em>&raquo;.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family:georgia,serif\">Qui la poesia vira in un&rsquo;altra direzione. Quel ritmo breve e percussivo di ottonari e novenari sfocia in una paura pi&ugrave; vasta. Non si trattava solo di un tema. Era partito da l&igrave;, certo, da quell&rsquo;aula dell&rsquo;Istituto Gonzaga di Milano, da quei tremori adolescenti. Ma ora la cosa riguarda ogni et&agrave;. L&rsquo;et&agrave; di allora e l&rsquo;et&agrave; di adesso. Il tema era la metafora perfetta della condizione umana. Bisogna consegnare anche la brutta, secondo la legge. Non si pu&ograve; nascondere nulla. Bisogna consegnarsi all&rsquo;altro per intero, in una nudit&agrave; senza difese. E&rsquo; questo che avverr&agrave;? E&rsquo; a lui che avverr&agrave;? E il suo tema, dunque, assume i lineamenti di una profezia? Il ragazzo non pu&ograve; rispondere a queste domande. Rimane l&igrave;, tremante, con i fogli in mano, in un&rsquo;esitazione cruciale, sente che il momento sta per giungere e non riguarda solo quel tema, ma tutta la sua vita.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family:georgia,serif\">NB: Sul peso assoluto del tema in classe, rinvio a questa riflessione biografica apparsa nell&rsquo;<em class=\"western\"><i>Almanacco dello Specchio<\/i><\/em>, Mondadori, 2007: &ldquo;Mi preparavo al tema come ci si prepara a un incontro d&rsquo;amore. Attendevo quel momento con una trepidazione, un batticuore gioioso, un trasporto totale del mio piccolo essere. Continuavo, certo, le cose di tutti i giorni. Giocavo a pallone, accudivo i miei gatti, leggevo Salgari. Ma tutto andava a confluire l&igrave;, nell&rsquo;evento supremo, nel foglio che mi aspettava sul banco e riempiva di s&eacute; ogni giornata. E anche ogni notte. Il dormiveglia si popolava di frasi, episodi, volti e strade che avrei fatto rinascere nel tema. Quando giungeva il giorno benedetto, sentivo che da quel tema dipendeva tutta la mia vita e anche quella di chi mi leggeva, il maestro Bruno Piccoli, il mio primo ponte d&rsquo;ingresso: attraverso di lui, mi rivolgevo al mondo intero. Mi trovavo di fronte a una porta. Quel foglio a righe, foglio di protocollo bianco e rettangolare, era davvero una porta. Bisognava varcarla per entrare nella vita autentica. E scrivere un tema era una profezia. Quello che stavamo per scrivere in un aula era quello che avremmo poi trovato in mezzo agli uomini: era un&rsquo;anteprima dei nostri amori, dolori, solitudini, una mappa del nostro viaggio, una cartina muta da riempire con la massima precisione, un lasciapassare essenziale per la nostra salvezza&rdquo;.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family:georgia,serif\">Milo De Angelis<\/span><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm\"><span style=\"font-family:georgia,serif\">Fonte: www.nuoviargomenti.net<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; Milo De Angelis (Milano, 1951) &egrave; uno dei maggiori poeti italiani contemporanei. 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