{"id":89915,"date":"2025-04-18T09:00:27","date_gmt":"2025-04-18T07:00:27","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=89915"},"modified":"2025-04-17T09:25:25","modified_gmt":"2025-04-17T07:25:25","slug":"meloni-e-trump-vogliono-trasformare-litalia-nella-cina-degli-anni-90-ma-peggio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=89915","title":{"rendered":"Meloni e Trump vogliono trasformare l\u2019Italia nella Cina degli anni 90, ma peggio"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\"><strong>di OTTOLINA TV (Giuliano Marrucci)<\/strong><\/p>\n<div style=\"text-align: justify\">https:\/\/ottolinatv.it\/2025\/04\/15\/meloni-trump-vogliono-trasformare-italia-nella-cina-degli-anni-90-ma-peggio\/<\/div>\n<div style=\"text-align: justify\"><\/div>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>Analfoliberali<\/em>\u00a0e sovranisti da strapazzo hanno deciso: il destino dell\u2019Europa \u00e8 diventare la\u00a0<strong>Nuova Cina<\/strong>, ma non quella degli anni \u201820. Quella degli anni 90, e in scala ridotta: invece della fabbrica del mondo, la fabbrica degli USA, specializzata esclusivamente in prodotti a basso valore aggiunto e a bassissimo costo (cos\u00ec gli USA trovano pure il modo di contenere l\u2019inflazione). Per andare incontro al nostro destino pieni di fiducia e di speranza dobbiamo fare un paio di cose: s\u00ec, vabb\u00e8, \u00e8 vero che nel 1993 lo stipendio medio italiano era solo del 10% inferiore a quello USA e oggi \u00e8 poco pi\u00f9 della met\u00e0; un po\u2019 di strada l\u2019abbiamo fatta, ma quando la Cina ha iniziato il suo boom lo stipendio medio cinese era un quarantesimo di quello statunitense. C\u2019\u00e8 ancora tanta strada da fare e ridurre gli europei in schiavit\u00f9 non baster\u00e0: \u00e8 importante anche ridurre l\u2019Europa a una discarica, tanto che ce frega\u2026\u00a0<em>Basta con questa ideologia green,\u00a0<\/em>proprio come la Cina degli anni \u201890 \u2013 che per\u00f2, poi, almeno dagli anni 90 \u00e8 uscita. Come dice continuamente Trump,\u00a0<strong><em>c\u2019hanno fregati<\/em><\/strong>: li volevamo schiavi a vita e, invece, mentre pensavamo di schiavizzarli preparavano la riscossa; succede cos\u00ec quando hai fatto una rivoluzione e c\u2019hai un governo che fa gli interessi del popolo. Noi c\u2019abbiamo l\u2019Unione europea\u2026<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Carissimi ottoliner, ben ritrovati! L\u2019ultima volta ci eravamo lasciati descrivendo come la\u00a0<strong>sinofobia<\/strong>\u00a0avesse rimesso insieme\u00a0<em>analfoliberali<\/em>\u00a0e\u00a0<em>analfosovranisti<\/em>\u00a0che fino al giorno prima si prendevano a pernacchie; oggi scopriamo che, anche a questo giro, chi s\u2019assomiglia, si piglia. Non era sinofobia: era voglia di emulazione; e non della Cina com\u2019\u00e8, ma della Cina come avrebbero voluto fosse e poi non \u00e8 stata, tanto, alla fine, da dovergli dichiarare guerra. Ma prima di andare oltre vi ricordo di mettere mi piace a questo video e condividerlo in ogni modo possibile necessario per permetterci di combattere anche oggi la nostra guerra quotidiana contro la dittatura degli algoritmi; e, gi\u00e0 che ci siete, se non lo avete ancora fatto anche di iscrivervi alle nostre pagine su tutte le piattaforme e di attivare tutte le notifiche: a voi costa meno tempo di quanto non impieghi<strong>\u00a0Giorgia Meloni<\/strong>\u00a0ad andare in ginocchio a Washington ogni volta che c\u2019\u00e8 da ricevere un nuovo ordine, ma per noi fa davvero la differenza e ci permette di provare a demolire, pezzo dopo pezzo, il muro della propaganda che vi vorrebbe a cucire scarpe 12 ore al giorno a 3\u00a0<em>euri<\/em>\u00a0l\u2019ora per difendere la libert\u00e0 e la democrazia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Mentre gli inservienti occidentali cercano di conoscere i desiderata dei nuovi padroni di Washington per servirli meglio, nel Sud globale si va dritti al cuore della vera partita in ballo.\u00a0<em>Dilemmi dell\u2019umanit\u00e0<\/em>: \u00e8 cos\u00ec che si chiama la conferenza internazionale che si \u00e8 tenuta gli scorsi giorni a San Paolo, in quel Brasile che si sta preparando per accogliere a luglio il diciassettesimo vertice annuale dei\u00a0<em>BRICS<\/em>, il primo con l\u2019Indonesia come partner ufficiale. La conferenza \u00e8 giunta alla sua quarta edizione e vede la partecipazione di diverse decine di funzionari, alti dirigenti e intellettuali da 20 Paesi diversi del Sud globale, dal ministro dell\u2019economia del Brasile\u00a0<strong>Fernando Haddad<\/strong>\u00a0al russo\u00a0<strong>Yaroslav Lissovolik<\/strong>, direttore di\u00a0<em>Sberbank Investment Research<\/em>; dall\u2019ex vicepresidente della\u00a0<em>New Development Bank<\/em>\u00a0<strong>Paulo Nogueira\u00a0<\/strong>al presidente dell\u2019istituto brasiliano di geografia e statistica\u00a0<strong>Marcio Pochmann<\/strong>, che chiarisce subito la posta in gioco: \u201cSiamo nel mezzo della pi\u00f9 grande trasformazione dal XIV secolo\u201d dichiara nel suo intervento. Allora, ricostruisce Pochmann, l\u2019Europa impose il suo progetto di modernit\u00e0 all\u2019intero pianeta, un progetto che si fondava sul potere delle armi, lo sfruttamento del lavoro schiavistico e la guerra come mezzo per conquistare e dominare popoli e territori, \u201cun progetto che ora sta definitivamente crollando a causa delle sue contraddizioni interne\u201d afferma Pochmann, che fa la domanda del gol: \u201cQuello che ci dobbiamo chiedere \u00e8 quale sia la nostra risposta al crollo di questo progetto di modernit\u00e0\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Nelle stesse ore, a Tegucigalpa, la capitale dell\u2019Honduras, si riunivano i massimi vertici dei 33 Paesi che fanno parte della\u00a0<em>CELAC<\/em>, la\u00a0<em>Comunit\u00e0 degli Stati Latinoamericani e Caraibici<\/em>; dall\u2019alto del nostro suprematismo, alle nostre longitudini manco sappiamo che esiste, ma forse faremmo meglio a saperlo: parliamo di 630 milioni di persone, con un\u00a0<em>PIL<\/em>\u00a0complessivo di 6.600 miliardi, con sotto al culo il 20 per cento delle riserve mondiali di petrolio e il 25 dei minerali strategici e che, in mezzo a millemila contraddizioni, grazie a una nuova classe dirigente determinata a riaffermare la sovranit\u00e0 democratica e popolare dei rispettivi Paesi \u2013 come la presidente messicana\u00a0<strong>Claudia Sheinbaum<\/strong>\u00a0e il presidente colombiano\u00a0<strong>Gustavo Pedro\u00a0<\/strong>\u2013 hanno portato a casa una dichiarazione congiunta che sottolinea l\u2019importanza di procedere alla\u00a0<strong>cooperazione regionale<\/strong>\u00a0per resistere al ricorso sistematico degli USA a misure commerciali e a sanzioni unilaterali come strumenti di una guerra economica volta a limitare la libert\u00e0 dell\u2019America Latina di esercitare una qualsiasi forma di sovranit\u00e0. \u201cSe rimaniamo separati\u201d ha dichiarato il presidente brasiliano\u00a0<strong>Lula<\/strong>\u00a0\u201cle comunit\u00e0 latinoamericane e caraibiche corrono il rischio di tornare alla condizione di zona di influenza in una nuova divisione del globo tra superpotenze\u201d; \u201cLa nostra autonomia \u00e8 di nuovo in gioco\u201d ha continuato: \u201cI tentativi di ripristinare vecchie egemonie incombono sulla regione\u201d e, quindi, \u201cIl momento esige che mettiamo da parte le nostre differenze e mettiamo in campo un programma d\u2019azione strutturato per ridefinire in modo democratico il posto nell\u2019ordine globale emergente che vogliamo per l\u2019America Latina e i Caraibi\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Insomma: un\u2019idea di multilateralismo e di integrazione regionale diametralmente opposta a quella dell\u2019Unione europea. Se nell\u2019Unione europea l\u2019integrazione \u00e8 stata uno strumento per imporre un<strong>\u00a0vincolo esterno<\/strong>\u00a0in grado di obbligare i singoli Paesi a riforme antipopolari che mai sarebbero riuscite ad affermarsi nell\u2019ambito dell\u2019esercizio della sovranit\u00e0 popolare e democratica, qui la cooperazione \u00e8 vista come uno\u00a0<strong>strumento necessario<\/strong>\u00a0proprio per rendere l\u2019esercizio di quella stessa sovranit\u00e0 veramente concreto. Insomma: unirsi per resistere insieme alla strapotenza delle oligarchie finanziarie invece di obbligare i Paesi ad arrendersi in silenzio, ma non solo. La\u00a0<em>CELAC<\/em>, infatti, \u00e8 solo una delle tante organizzazioni regionali che si stanno rafforzando in questa lunga transizione verso un nuovo ordine multipolare, come l\u2019<em>ASEAN<\/em>\u00a0nel sud-est asiatico, l\u2019<em>Unione africana<\/em>, l\u2019<em>Unione economica eurasiatica<\/em>\u00a0o il\u00a0<em>Consiglio dei Paesi del Golfo<\/em>. La dichiarazione di Tegucigalpa sottolinea la necessit\u00e0 di lavorare il pi\u00f9 possibile per creare una forma di coordinamento tra queste istituzioni regionali multilaterali e costruire una sorta di\u00a0<strong>resistenza globale<\/strong>\u00a0all\u2019arbitrariet\u00e0 dell\u2019impero. E indovinate un po\u2019 quali sono gli unici due Paesi ad essersi rifiutati di firmare la dichiarazione? Esatto: il primo \u00e8 il Paraguay di\u00a0<strong>Santiago Pena\u00a0<\/strong>e il secondo, immancabile, l\u2019Argentina di\u00a0<strong>Javier Milei<\/strong>, i\u00a0<em>Meloni del Sudamerica<\/em>. Pi\u00f9 che leader dei rispettivi Paesi, segretari della sezione locale dell\u2019<em>internazionale trumpiana<\/em>\u00a0che in agenda hanno una sola vera battaglia: sostenere la shock therapy trumpiana nella speranza che l\u2019imperialismo al servizio delle oligarchia possa riconfermare il suo dominio globale anche dopo che la globalizzazione neoliberista \u00e8 stata definitivamente asfaltata.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Organizzarsi per resistere alla nuova fase\u00a0<em>protezionista\u00a0<\/em>del solito vecchio imperialismo, per il Sud globale, ancora prima di una scelta, \u00e8 l\u2019unica opzione possibile: nella stragrande maggioranza dei casi, infatti, si tratta di Paesi fortemente indebitati con l\u2019estero e quel debito, nella stragrande maggioranza dei casi, \u00e8 tutto denominato in dollari, dollari che (fino ad oggi) questi Paesi accumulavano attraverso le\u00a0<strong>esportazioni<\/strong>\u00a0che, con lo scoppio della guerra commerciale mondiale dichiarata da Re Donald, per\u00f2 rischiano di crollare a picco. Cos\u00ec, a occhio, non sembra esattamente una genialata: il vecchio\u00a0<em>Washington Consensus<\/em>\u00a0fino ad oggi ha servito molto bene gli interessi delle oligarchie occidentali, che prestavano dollari al Sud globale a tassi usurai e che, con il sostegno di\u00a0<em>Banca Mondiale<\/em>\u00a0e\u00a0<em>Fondo Monetario Internazionale<\/em>, imponevano ai Paesi indebitati cure<em>\u00a0lacrime e sangue<\/em>; se ora togli ai Paesi indebitati la possibilit\u00e0 di guadagnare col sudore i dollari che gli servono per ripagarti, \u00e8 un po\u2019 come darsi la zappa sui piedi, che \u00e8 uno dei tanti motivi per cui i grandi banchieri USA, a partire da\u00a0<strong>Jamie Dimon<\/strong>\u00a0di\u00a0<em>JP Morgan<\/em>, la pi\u00f9 grande banca commerciale privata del mondo, non \u00e8 mai sembrato proprio entusiasta della guerra commerciale mondiale dichiarata da Trump.\u00a0<em>Dona\u2019, se questi non incassano pi\u00f9 dollari attraverso le esportazioni, come mi pagano<\/em>? Ma sono solo dei pusillanimi: non capiscono il piano di Re Donald e non sono disposti ad accollarsi i sacrifici che comporta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il punto \u00e8 che gli USA di Trump non si possono pi\u00f9 accontentare semplicemente di campare di rendita rastrellando soldi in giro per il mondo per i loro finanzieri e i loro banchieri: il vecchio dominio basato sul soft power e sulla finanza non \u00e8 in grado di assorbire le scosse causate dall\u2019ascesa del nuovo ordine multipolare; gli USA di Trump, allora, guardano all\u2019impero britannico del XIX secolo e si chiedono perch\u00e9 loro, per dissimulare il loro dominio, dovrebbero essere costretti a inventarsi tutti questi raffinati sotterfugi e non possono, invece, semplicemente\u00a0<strong>schiavizzare i popoli inferiori<\/strong>\u00a0con la forza bruta come si faceva ai bei tempi andati, quando il dominio dell\u2019uomo bianco era considerato giustamente una realt\u00e0 naturale e non c\u2019era bisogno di fare grandi supercazzole. Non a caso, il presidente pi\u00f9 citato da The Donald \u00e8 nientepopodimeno che il buon vecchio\u00a0<strong>William McKinley<\/strong>, un suprematista tutto d\u2019un pezzo che durante la sua presidenza a fine \u2018800 invase e colonizz\u00f2 una quantit\u00e0 considerevole di Paesi, da Porto Rico alle Filippine, passando per l\u2019isola di Guam. Il problema della vecchia classe dirigente liberale \u00e8 che non vuole ammettere che la lunga fase del\u00a0<strong><em>superimperialismo<\/em><\/strong>\u00a0avviata da\u00a0<strong>Nixon<\/strong>, prima, con la fine del\u00a0<em>gold standard<\/em>, e da\u00a0<strong>Reagan<\/strong>\u00a0e\u00a0<strong>Paul Volker<\/strong>, poi, con la controrivoluzione neoliberista vera e propria, \u00e8 finita, fallita; e se gli USA vogliono sopravvivere, devono trovare un altro modo per rilanciare il loro dominio imperiale, costi quel che costi, compreso tornare al caro vecchio\u00a0<strong>colonialismo<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Per le vecchie classi dirigenti \u00e8 un vero e proprio trauma: hanno impiegato decenni per imporre l\u2019egemonia di un\u2019ideologia (completamente farlocca) che era riuscita a far passare il vecchio dominio imperialista come una sorta di\u00a0<strong>ordine fondato su regole condivise e universali<\/strong>: ci hanno investito talmente tante energie che, alla fine, ci credevano pure loro. Se, magari, non proprio quelli che stavano in cima alla catena alimentare, quelli immediatamente sotto: dalle classi dirigenti dei Paesi vassalli \u2013 come la sinistra\u00a0<em>ZTL<\/em>\u00a0dei\u00a0<em>Serrapiattisti<\/em>\u00a0<strong>Vecchion<\/strong>i e\u00a0<strong>Benigni\u00a0<\/strong>\u2013 ai loro stessi figli, i rampolli che frequentano la\u00a0<em>Ivy League<\/em>\u00a0che di fronte al primo genocidio in diretta streaming armato e sostenuto dai loro genitori sono andati completamente in cortocircuito, come ai tempi del Vietnam. Come ai tempi del Vietnam, i leader autenticamente popolari del Sud globale, invece, hanno le idee piuttosto chiare: sanno benissimo che il vecchio ordine fondato sulle regole non \u00e8 mai stato altro che un modo gentile per dissimulare il caro vecchio dominio imperialista e sanno anche che, una volta entrato in crisi quell\u2019ordine, per mantenere l\u2019ordine imperiale ogni forma di violenza \u00e8 concessa, a partire dalla\u00a0<strong>normalizzazione del genocidio<\/strong>\u00a0come strumento legittimo di politica internazionale. Allo stesso tempo, per\u00f2, sanno anche che \u2013 mai come a questo giro \u2013\u00a0<strong>resistere \u00e8 possibile<\/strong>\u00a0e, forse, addirittura vincere perch\u00e9, a questo giro, c\u2019\u00e8 una cosa che nelle precedenti fasi di crisi sistemica era sempre mancata: una vera alternativa; e quell\u2019alternativa si chiama\u00a0<strong>Repubblica Popolare di Cina<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Per la prima volta dopo 5 secoli di dominio incontrastato delle potenze colonialiste e imperialiste, la stragrande maggioranza dei Paesi del pianeta si ritrova come principale partner commerciale un Paese che appartiene al Sud globale: agli occhi dei leader pi\u00f9 autenticamente popolari del Sud globale, la Cina rappresenta sia un esempio che una soluzione; l\u2019esempio di cosa \u00e8 necessario fare per dotarsi degli strumenti che permettono concretamente di esercitare una vera sovranit\u00e0 e una soluzione concreta contro le ritorsioni che l\u2019impero mette sistematicamente in campo contro chiunque ambisca davvero a ritagliarsi una vera sovranit\u00e0. Come dimostra il caso russo e il clamoroso<strong>\u00a0fallimento<\/strong>\u00a0della gigantesca mole di sanzioni messa in campo all\u2019unisono da USA e vassalli vari, per la prima volta oggi \u00e8 possibile sopravvivere alle ritorsioni dell\u2019impero rivolgendo lo sguardo ad est: ecco perch\u00e9 impedire agli altri Paesi anche solo di guardare ad est, per l\u2019amministrazione Trump \u00e8 diventata la priorit\u00e0 assoluta. E i\u00a0<em>sovranisti de noantri<\/em>\u00a0obbediscono: \u201cGuardare a est \u00e8 un errore\u201d ha dichiarato la nostra\u00a0<em>Georgie dai biondi capelli dorati<\/em>, che si appresta ad andare per l\u2019ennesima volta in pellegrinaggio alla corte di Mar-a-Lago con in dote qualcosa di pi\u00f9 che semplici dichiarazioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">A elencare i\u00a0<strong>3 atti di fede<\/strong>\u00a0che\u00a0<em>Georgie<\/em>\u00a0dovrebbe sottoporre a Re Donald in cambio della grazia ci pensa il\u00a0<em>Giornanale<\/em>. Uno: come prima cosa dovremmo ricordare a Re Donald che l\u2019Italia \u00e8 una portaerei USA nel cuore del Mediterraneo e che noi siamo ben felici di offrire tutta l\u2019assistenza necessaria per assistere gli USA nel loro tentativo disperato di limitare l\u2019influenza russa e cinese nel continente africano. Due: gi\u00e0 durante l\u2019amministrazione\u00a0<strong>Biden<\/strong>,\u00a0<em>Georgie<\/em>\u00a0dimostr\u00f2 di avere pi\u00f9 a cuore la fedelt\u00e0 verso Washington che l\u2019interesse nazionale stracciando l\u2019adesione dell\u2019Italia alla\u00a0<strong>via della seta<\/strong>\u00a0cinese firmata da\u00a0<strong><em>Daddy Conte<\/em><\/strong>; per limitare i danni, per\u00f2, allora si decise di rimettere mano al partenariato strategico globale tra Italia e Cina avviato nel 2004 dal governo Berlusconi, per rafforzarlo. Secondo il\u00a0<em>Giornanale<\/em>, oggi \u201ca Palazzo Chigi si ragiona dell\u2019opportunit\u00e0 di rivedere il piano d\u2019azione per il rafforzamento del partenariato strategico globale Cina-Italia\u201d. Tre: avete presente la guerra senza frontiere che Trump ha dichiarato alla presenza di soci cinesi nella gestione dei porti di mezzo mondo? Trump teme che i dazi, da soli, non siano sufficienti e che sia necessario intervenire con forza anche sulla logistica; per sua fortuna, buona parte dei porti in mano ai cinesi, in realt\u00e0, erano in mano a una mega-corporation di Hong Kong che \u00e8 pi\u00f9 vicina agli interessi delle oligarchie imperialiste che al governo di Pechino. Risultato: quella mega-corporation, che si chiama\u00a0<em>Hutchison<\/em>, ha provato a fregare la Cina vendendo i porti che gestiva, a partire da quelli che si affacciano sul canale di Panama, nientepopodimeno che a\u00a0<em>BlackRock<\/em>; ora Pechino sta provando a bloccare l\u2019operazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ma noi, caro Donald, ci avevamo pensato prima, quando abbiamo fatto saltare le trattative per il porto di Trieste perch\u00e9, come sottolineava il ministro della deindustrializzazione italiana\u00a0<strong>Adolfo Urso<\/strong>, l\u2019Italia non sar\u00e0 \u201cconsegnata nelle mani dei cinesi\u201d; d\u2019altronde, come scrive sempre sul\u00a0<em>Giornanale<\/em>\u00a0un resuscitato\u00a0<strong>Gennarino Sangiuliano<\/strong>, \u201cil futuro non passa da Oriente\u201d: il punto, sostengono maggioranza di governo e propaganda filogovernativa, \u00e8 che mentre i cinesi ci fanno concorrenza, gli statunitensi\u00a0<strong>comprano le nostre merci<\/strong>. In effetti, contro i 16 miliardi di export verso la Cina, nel 2024 gli USA hanno comprato oltre 65 miliardi di merci italiane: per continuare a garantirci quei 65 miliardi, per\u00f2, negli ultimi anni abbiamo dovuto rinunciare al gas a basso costo russo, alle esportazioni in Russia e anche ai 30 miliardi di contratti che avevamo ottenuto in Iran prima che gli USA imponessero di nuovo le sanzioni (giusto per fare qualche esempio spicciolo) e oggi siamo pronti a rompere i rapporti con l\u2019unica vera grande superpotenza manifatturiera globale \u2013 che, in prospettiva, \u00e8 anche il mercato in pi\u00f9 rapida espansione del pianeta -in cambio di un mercato che si regge tutto sull\u2019indebitamento dei consumatori e che si avvia a una recessione disastrosa; siamo proprio proprio sicuri sia una genialata? Qualche sospetto nelle settimane scorse sembrava aleggiasse anche nei corridoi delle cancellerie europee \u2013 o, almeno, era quello che voleva credere la\u00a0<em>sinistra ZTL<\/em>\u00a0italiana, che ieri ha raccattato l\u2019ennesima delusione: \u201cNiente asse con la Cina\u201d ha dichiarato il commissario Ue\u00a0<strong>Sefcovic<\/strong>\u00a0da Washington.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Al di l\u00e0 delle\u00a0<em>polemichette<\/em>, la rotta sembra tracciata: invece di approfittare della crisi sistemica del centro imperiale per mettere fine alla grande rapina delle oligarchie finanziarie USA e contribuire alla costruzione di un nuovo ordine multipolare rispettoso dei popoli e degli interessi nazionali, un pezzo consistente d\u2019Europa (a partire dalla nostra\u00a0<em>Georgie<\/em>) sembra voler approfittare di questa fase per portare finalmente a compimento quel\u00a0<strong>disaccoppiamento<\/strong>\u00a0dalla Cina tentato da\u00a0<em>rimbamBiden<\/em>, ma poi miseramente fallito; e, a quel punto, a diventare la\u00a0<em>Nuova Cina<\/em>\u00a0dovremmo essere noi. L\u2019idea di Trump di reindustrializzare gli USA, infatti, ha dei limiti piuttosto evidenti: dopo 50 anni di iper-finanziarizzazione, tornare indietro potrebbe rivelarsi pi\u00f9 difficile del previsto, soprattutto per i settori a pi\u00f9 basso valore aggiunto. Salari troppo alti, troppa poca manodopera, troppe rendite parassitarie da soddisfare: tutto rema contro. Per creare un mondo separato dalla Cina, gli USA non si possono bastare: hanno bisogno di possedimenti coloniali politicamente subordinati dove sia possibile rilocalizzare il lavoro sporco e l\u2019Europa sembra determinata a candidarsi in questo ruolo. Un po\u2019 di delocalizzazioni europee negli USA avverranno, \u00e8 inevitabile, ma riguarderanno soltanto alcuni settori strategici e a maggiore valore aggiunto; da noi non avverr\u00e0 una vera e propria desertificazione, altrimenti poi i dollari per continuare a comprare il debito USA da dove li prendiamo? Saremo \u2013 appunto \u2013 la\u00a0<em>Nuova Cina<\/em>, che continua ad avere una bilancia commerciale attiva, ma solo grazie all\u2019esportazione di merce a basso valore aggiunto e a basso costo, che permette agli USA di contenere l\u2019inflazione: con la Cina, poi, quella scommessa \u00e8 stata persa perch\u00e9 la Cina ha accettato quel ruolo solo temporaneamente, per uscire dal sottosviluppo; nel frattempo, per\u00f2, grazie al ruolo dello Stato, usava i soldi per consolidare una\u00a0<strong>vera indipendenza<\/strong>\u00a0e sovranit\u00e0 nazionale. Da noi, invece dello Stato, c\u2019\u00e8 l\u2019Unione europea, che \u00e8 fatta apposta per impedirci di perseguire una qualche forma di sovranit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Per diventare la\u00a0<em>Nuova Cina<\/em>\u00a0dell\u2019impero, per\u00f2, l\u2019Europa deve fare un paio di cose: la prima \u00e8\u00a0<strong>contenere i salari<\/strong>. Negli ultimi 30 anni abbiamo gi\u00e0 fatto del nostro meglio: nel 1993 lo stipendio medio dei lavoratori italiani era di poco meno di 50 mila dollari (solo 5 mila in meno rispetto agli USA); nel 2023, lo stipendio medio negli USA \u00e8 salito a 80 mila dollari e in Italia \u00e8 sceso a 48 mila. Nessuno in Europa ha fatto male quanto noi, ma la dinamica \u00e8 comunque la stessa: da stipendi pi\u00f9 o meno uguali, a stipendi che sono tra il 20 e il 40% inferiori, ma siamo sicuri che in mano alle\u00a0<strong>von der Leyen<\/strong>\u00a0e alle Meloni nei prossimi anni riusciremo a fare ancora di meglio assai. Ma contenere i salari da solo non basta; proprio come la Cina durante gli anni pi\u00f9 sregolati del primo boom, c\u2019\u00e8 un\u2019altra cosa fondamentale:\u00a0<strong>azzerare regole e burocrazia<\/strong>. Lo raccontava bene\u00a0<strong>Milena Gabanelli<\/strong>\u00a0ieri sul\u00a0<em>Corriere della Serva<\/em>: \u201cLe regole dell\u2019Europa non gradite a Donald\u201d; \u201cWashington vuole il via libera a carne con ormoni e pesticidi. Stop alle etichette trasparenti e alle multe per le big tech\u201d, scrive. \u201cNorme volute dall\u2019Ue per tutelare salute, lavoro e libert\u00e0\u201d; ovviamente, una cazzata propagandistica ce la doveva mettere per forza: all\u2019Unione europea di salute, lavoro e libert\u00e0, ovviamente, non gliene pu\u00f2 fregare di meno. Ciononostante, il nocciolo della questione rimane quello: l\u2019Ue, per proteggere (giustamente) le sue aziende, ha imposto regolamenti sempre pi\u00f9 stringenti su tantissimi fronti, a partire dal rispetto della privacy e alle regole antitrust che dovrebbero penalizzare il modello predatorio e monopolistico che ha reso invincibili i colossi del big tech made in USA, ma soprattutto, appunto, tutte le regole ambientali e di tutela della salute dei consumatori che per diventare la<em>\u00a0Nuova Cina<\/em>\u00a0sono un fardello insostenibile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Capito a cosa serve tutta l\u2019indignazione popolare contro la cosiddetta\u00a0<em>ideologia green<\/em>? Come sono bravi gli USA a infilarti in testa le puttanate che fanno comodo alle loro oligarchie, nessuno mai\u2026 Pensavate fosse<strong>\u00a0senso critico<\/strong>\u00a0contro il pensiero unico della dittatura liberale; era la preparazione del terreno culturale per trasformarci definitivamente nella capitale mondiale del lavoro schiavistico per mantenere il nuovo impero coloniale USA: questo il destino che ci aspetta se continuiamo a tenerci una classe dirigente che \u00e8 stata scientificamente selezionata per servire tanti interessi diversi, tranne quello generale delle rispettive Nazioni, ed \u00e8 il motivo per il quale, a questo giro, non ci daremo pace fino a che non li avremo mandati\u00a0<strong>#tuttiacasa<\/strong>. Per farlo serve una grande mobilitazione popolare, ma per scatenarla, prima, e sostenerla, poi, serve come il pane un vero e proprio media che faccia a pezzi la propaganda tanto di\u00a0<em>analfoliberali<\/em>\u00a0quanto di\u00a0<em>analfosovranisti\u00a0<\/em>e dia voce agli interessi concreti del 99%. Aiutaci a costruirlo: aderisci alla campagna di sottoscrizione di Ottolina Tv su\u00a0<a href=\"https:\/\/gofund.me\/c17aa5e6\">GoFundMe<\/a>\u00a0e su\u00a0<a href=\"https:\/\/shorturl.at\/knrCU\">PayPal<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">E chi non aderisce \u00e8\u00a0<strong>Adolfo Urso<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>FONTE:<a href=\"https:\/\/ottolinatv.it\/2025\/04\/15\/meloni-trump-vogliono-trasformare-italia-nella-cina-degli-anni-90-ma-peggio\/\">https:\/\/ottolinatv.it\/2025\/04\/15\/meloni-trump-vogliono-trasformare-italia-nella-cina-degli-anni-90-ma-peggio\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di OTTOLINA TV (Giuliano Marrucci) https:\/\/ottolinatv.it\/2025\/04\/15\/meloni-trump-vogliono-trasformare-italia-nella-cina-degli-anni-90-ma-peggio\/ Analfoliberali\u00a0e sovranisti da strapazzo hanno deciso: il destino dell\u2019Europa \u00e8 diventare la\u00a0Nuova Cina, ma non quella degli anni \u201820. Quella degli anni 90, e in scala ridotta: invece della fabbrica del mondo, la fabbrica degli USA, specializzata esclusivamente in prodotti a basso valore aggiunto e a bassissimo costo (cos\u00ec gli USA trovano pure il modo di contenere l\u2019inflazione). Per andare incontro al nostro destino pieni di fiducia e di&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":109,"featured_media":86840,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[32],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2024\/09\/ottolina-tv-1.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-nof","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/89915"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/109"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=89915"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/89915\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":89917,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/89915\/revisions\/89917"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/86840"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=89915"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=89915"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=89915"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}