{"id":89989,"date":"2025-05-06T10:55:55","date_gmt":"2025-05-06T08:55:55","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=89989"},"modified":"2025-05-06T11:17:52","modified_gmt":"2025-05-06T09:17:52","slug":"si-puo-eliminare-del-tutto-la-paura","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=89989","title":{"rendered":"Si pu\u00f2 eliminare del tutto la paura?"},"content":{"rendered":"<p><strong>da LA FIONDA (Geminello Preterossi)<\/strong><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-89990\" src=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2025\/05\/IMG_0515-300x147.jpeg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"147\" srcset=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2025\/05\/IMG_0515-300x147.jpeg 300w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2025\/05\/IMG_0515-768x376.jpeg 768w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2025\/05\/IMG_0515.jpeg 960w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p>La paura ha una funzione anche produttiva, in senso antropologico-politico. Certo, non la paura indeterminata e parossistica, che genera ossessioni e paranoia.\u00a0Ma siamo sicuri che il riso, o la scienza, ce ne possano liberare? Indubbiamente, superstizioni e fobie devono essere rischiarate, analizzate, smontate per quanto possibile. Ma \u00e8 la condizione umana in quanto tale che \u00e8 segnata dalla paura (innanzitutto, della morte) e in qualche modo la implica anche in funzione autoprotettiva. La paura, cos\u00ec come il senso del finito, ci rende umani.\u00a0Demolite le superstizioni, la condizione umana \u00e8 un Eden irenico? No.<\/p>\n<p>Una cosa \u00e8 usare la ragione per capire, e il riso per criticare, altra cosa \u00e8 demolire tutto, anche il senso della realt\u00e0, disgregare e polverizzare, perch\u00e9 non resta nient\u2019altro che il nulla (mediocre, senza abissi). La perdita di tale consapevolezza pu\u00f2 condurre effettivamente a una deriva anticristica: questa \u00e8 la piccola vendetta di Jorge da Burgos (personaggio immaginario, ma realistico, posto da Umberto Eco al centro del suo fortunato romanzo <em>Il nome della rosa<\/em>). Che aveva torto, allora. Ma forse oggi avrebbe ragione. Di fronte al transumano, al disancoraggio da ogni radice (personale e collettiva), al nichilismo tecno-finanziario, al degrado estetico-politico, alla legittimazione della discriminazione inumano-umanitaria e allo sdoganamento della guerra totale, la deriva anticristica non pu\u00f2 pi\u00f9 essere ignorata. Cos\u00ec come la mistificazione della razionalit\u00e0, allora giustamente rivendicata da Gugliemo da Baskerville, oggi ridotta a fanatismo scientista e moralista, o il traviamento della funzione liberatoria del riso, ridotto nell\u2019immaginario globalista a viatico di una destrutturazione omologante e antiestetica, cio\u00e8 del conformismo perbenista dei finti radicali.<\/p>\n<p>Il limite alla dissacrazione \u00e8 il sacro stesso portato sulla terra, secolarizzato, la sua trascendenza immanente che serve a generare quelle risorse di senso che consentono di pensare profondamente e di comprendere\/creare la bellezza, il bene. Sconsacrare pu\u00f2 esaltare e inorgoglire, ma se ci priva della comprensione delle ragioni antropologiche profonde della domanda di sacro ci appiattisce.<\/p>\n<p>La mediazione non \u00e8 separata dal negativo. \u00c8 vero che ogni immediato si rivela a tua volta mediato, cio\u00e8 risultato di qualcosa. Ma attenzione a una lettura bonificata di Hegel: non tutto \u00e8 mediazione. Mediazione e decisione si coappartengono, politicamente ma anche speculativamente. La mediazione dialettica \u00e8 possibile solo a partire da un immediato, che poi si sveler\u00e0 a sua volta mediato. Ma, nel momento in cui si d\u00e0, si pone come immediato ed \u00e8 efficace perch\u00e9 tale, la produttivit\u00e0 dell\u2019immediatezza ai fini della mediazione emerge chiaramente, cos\u00ec come il nesso immediatezza-mediazione (che se pensate come separate sono mere astrazioni), categorie teoretiche che nello spirito pratico (ma il teoretico \u00e8 pratico, e viceversa) si presentano come decisione-norma, ordine-conflitto, regola-eccezione. Il <em>nomos<\/em>, che \u00e8 \u201cmisura\u201d situata, <em>ordo<\/em>, \u00e8 anch\u2019esso attraversato dal negativo: non a dispetto di ci\u00f2, ma perci\u00f2 \u00e8 un\u2019approssimazione alla giustizia (nella sfera umana, delle cose penultime, ma in rapporto con le ultime, sporgente su di esse: una sporgenza, o eccedenza, laica, secolare, e tuttavia teologico-politica nella forma della modernit\u00e0).<\/p>\n<p>La mediazione hegeliana, trascrizione speculativa della coimplicazione trascendenza-immanenza che struttura la modernit\u00e0 (se non intesa in modo unidimensionale), \u00e8 complessa, media anche se stessa in quanto \u201cdata\u201d. Ges\u00f9 \u00e8 la forma iconica di quella coimplicazione: Ges\u00f9 \u00e8 moderno. Pu\u00f2 sembrare un paradosso, considerata la distanza \u201cmitica\u201d che ci separa da lui e la vulgata sulla modernit\u00e0 come epoca della laicizzazione. Lo \u00e8, ma a determinate condizioni dialettiche, che ne svelano le contraddizioni produttive e gli ancoraggi alla tradizione (e il suo stesso prodursi come \u201ctradizione nuova\u201d). La modernit\u00e0 prova ad autofondarsi. Ma non \u00e8 certo anticristiana. Anzi, nel momento in cui mette in opera quel grandioso tentativo, invera un grande lascito filosofico del cristianesimo (\u201creligione dell\u2019uscita dalla religione\u201d, cio\u00e8 della secolarizzazione stessa, secondo Marcel Gauchet in quel gran bel libro che \u00e8 <em>Il disincanto del mondo<\/em>). Del resto, probabilmente \u00e8 per il suo essere <em>atopos <\/em>(cio\u00e8 inagguantabile, come Socrate) che Ges\u00f9, questo irregolare provinciale estraneo all\u2019aristocrazia del Tempio (cfr. il volume di Giulio Busi, <em>Ges\u00f9, il re ribelle<\/em>, Mondadori 2023), inviso perch\u00e9 veicola la libert\u00e0 della vita autentica come manifestazione di profonda <em>fides<\/em>, \u00e8 stato il \u201cponte\u201d per eccellenza tra trascendenza e immanenza, che ha replicato, o inverato, la dialettica <em>mythos<\/em>\u2013<em>logos<\/em> universalizzandola storicamente. Solo un oscuro galileo dotato di <em>charisma<\/em>, un Magister che si contrappone non alla Legge, ma alla sua esteriorit\u00e0, che guarisce anche il sabato, che si apparta con donne di dubbia moralit\u00e0 (e invita a non giudicarle), poteva riuscirci, rispondendo evidentemente a un bisogno sorto nel seno di comunit\u00e0 rurali marginali della Palestina, ma anche anticipando una domanda che serpeggiava e diventer\u00e0 nel tempo universale, coinvolgendo tutte le genti e diffondendosi capillarmente anche tra i pagani.\u00a0 Senza \u201ccarismatismo\u201d, cio\u00e8 un\u2019autorit\u00e0 anomala che non si appiattisce sull\u2019immanenza dei poteri costituiti, un\u2019eccedenza imprevedibile che poggia su un movimento reale autenticamente popolare (non importa se all\u2019inizio minoritario), senza il fervore comunitario della credenza che rinnova <em>psyche <\/em>e <em>polis<\/em>, non si crea nulla di nuovo, si gestisce (come diceva Max Weber) un \u201cfabbisogno quotidiano\u201d (cio\u00e8 si fa ordinaria amministrazione \u201ceconomica\u201d).\u00a0 Buona forse per tempi normali. Non per tempi di scissione che invocano una decisione (<em>krisis<\/em>), come il nostro, le cui cause vanno scavate nel profondo, perch\u00e9 sono di natura \u201cultima\u201d.\u00a0 Del resto, il \u201cpolitico\u201d \u00e8 \u201cspirituale\u201d. La messa in forma delle sfide antropologiche, che d\u00e0 vita a svariate forme di <em>ethos<\/em> le quali rappresentano ciascuna un Intero dai confini ben determinati (cfr. il classico di R.Benedict, <em>Modelli di cultura<\/em>, Laterza 2010), \u00e8 tanto la posta in gioco del \u201cpolitico\u201d, quanto ci\u00f2 da cui trae linfa.<\/p>\n<p>Oggi, nella profonda crisi di civilt\u00e0 dell\u2019Occidente, si mostra come l\u2019impossibilit\u00e0 della mediazione autoreferenziale, senza croce, sia una delle ragioni teoriche per cui il globalismo ci ha portati in un vicolo cieco, rivelandosi impossibile e fuorviante. Se il negativo \u00e8 permanentemente operante nella produzione infinita del finito, lo spirito (oggettivo) rimane politico, non c\u2019\u00e8 irenismo. La pace universale \u00e8 possibile solo nella dimensione trans-storica del Regno. Che \u00e8, s\u00ec, nell\u2019annuncio, \u201cqui e ora\u201d, ma \u00e8 anche sempre \u201ca venire\u201d. La condizione teo-ontologica del cristianesimo delinea, anche dopo l\u2019incarnazione e il sacrificio salvifico di Cristo, la persistenza di un conflitto permanente, fino alla fine dei tempi. Il mondo dei cristiani \u00e8 una <em>stasis<\/em>.\u00a0 Quel sacrificio supera infatti la logica sacrificale, d\u00e0 l\u2019esempio, apre un nuovo tempo, ma \u00e8 appunto un annuncio, non una pacificazione definitiva. La stessa logica del sacrificio pu\u00f2 riproporsi nelle sue forme pi\u00f9 primitive (purtroppo ne abbiamo conosciuto esempi tragici, nella nostra storia repubblicana). Cristo indica una strada, salva nel senso che apre una porta verso la salvezza, ma non supera la contrapposizione tra le due citt\u00e0, e la loro implicazione nell\u2019ambiguit\u00e0. Per questo la storia umana, anche dopo l\u2019umanizzazione di Dio, che eleva l\u2019uomo, continua ad essere segnata dall\u2019ambivalenza e dal male. Meglio riconoscere tale sfida, per contrastarla e arginarla. Il messianesimo \u00e8 tanto katechontico quanto apocalittico. Cio\u00e8 incompiutezza. Anche l\u2019egemonia politica gramsciana in fondo la presuppone. Ma l\u2019Europa globalista e neoliberale, presa dal suo fanatismo moralistico e cinico, che la porta a coltivare \u201cscontri di incivilt\u00e0\u201d, guerre definitive in nome del Bene, cio\u00e8 di un\u2019umanit\u00e0 presuntamente pacificata attraverso l\u2019espulsione da essa dei deumanizzati, ha dimenticato questa lezione sorta nel suo seno mediterraneo e latino. L\u2019esito \u00e8 l\u2019assuefazione alla carneficina di Gaza, l\u2019accecamento che porta al riarmo generalizzato e non al <em>Welfare<\/em>, la retorica pelosa che legittima la contrazione della democrazia \u201cin suo nome\u201d.<\/p>\n<p>(Brevi considerazioni in libert\u00e0, discutendo con <a href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/author\/giordi\/\">Roberto Giordi<\/a>, dopo aver assistito alla nuova opera <em>Il nome della rosa<\/em>, commissionata dalla Scala a Francesco Filidei. Pensando al Conclave\u2026)<\/p>\n<p><strong>FONTE:\u00a0<a href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2025\/05\/06\/si-puo-eliminare-del-tutto-la-paura\/\">https:\/\/www.lafionda.org\/2025\/05\/06\/si-puo-eliminare-del-tutto-la-paura\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>da LA FIONDA (Geminello Preterossi) La paura ha una funzione anche produttiva, in senso antropologico-politico. 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