{"id":90094,"date":"2025-05-13T09:00:10","date_gmt":"2025-05-13T07:00:10","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=90094"},"modified":"2025-05-13T08:33:54","modified_gmt":"2025-05-13T06:33:54","slug":"i-tre-mondi-avi-shlaim-israele-e-le-vittime-ebree-del-sionismo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=90094","title":{"rendered":"I tre mondi Avi Shlaim: Israele e le vittime ebree del sionismo"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\"><strong>di LE PAROLE E LE COSE (Riccardo Capoferro)<\/strong><\/p>\n<div class=\"post-thumbnail\" style=\"text-align: justify\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"attachment-full size-full wp-post-image\" src=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/wp-content\/uploads\/Shlaim.jpg\" alt=\"\" width=\"1448\" height=\"500\" data-attachment-id=\"51438\" data-permalink=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/?attachment_id=51438\" data-orig-file=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/wp-content\/uploads\/Shlaim.jpg\" data-orig-size=\"1448,500\" data-comments-opened=\"1\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}\" data-image-title=\"Shlaim\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"\" data-medium-file=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/wp-content\/uploads\/Shlaim-300x104.jpg\" data-large-file=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/wp-content\/uploads\/Shlaim-1024x354.jpg\" \/><\/div>\n<div class=\"content-wrap\" style=\"text-align: justify\">\n<div class=\"entry-content\">\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>Un ebreo iracheno<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Tra gli intellettuali ebrei che durante il bombardamento a tappeto di Gaza hanno criticato con pi\u00f9 forza lo stato di Israele c\u2019\u00e8 anche Avi Shlaim, uno dei \u201cnuovi storici\u201d che dagli anni \u201980 hanno reinterpretato gli snodi fondamentali della storia israeliana, sottraendoli a narrazioni apologetiche e filonazionaliste.<\/p>\n<p>Nella distruzione sistematica di Gaza, Shlaim ha riconosciuto un intento genocidario. Non solo per il numero smisurato di morti tra i civili \u2013 messo in conto dai pianificatori dei bombardamenti \u2013, anche alla luce della retorica usata da vari politici israeliani (e da molti dei loro elettori). Tra di essi c\u2019\u00e8 infatti chi ha auspicato la cancellazione di Gaza dalla faccia della terra e chi, dichiarando di volerne radere al suolo gli edifici e affamare la popolazione, ha paragonato i palestinesi a bestie da sterminare<a href=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=51434#_ftn1\" name=\"_ftnref1\"><sup>[1]<\/sup><\/a>.<\/p>\n<p>Gli interventi di Shlaim \u2013 raccolti nel libro\u00a0<em>Genocide in Gaza \u2013<\/em>\u00a0mettono in luce come la rappresaglia israeliana a Gaza sia del tutto in linea con decenni di politiche di ultradestra, e sia espressione del progetto sempre pi\u00f9 esplicito di costruire un \u201cgrande Israele\u201d a spese dei palestinesi<a href=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=51434#_ftn2\" name=\"_ftnref2\"><sup>[2]<\/sup><\/a>.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Shlaim nota per esempio che l\u2019opinione secondo cui Netanyahu abbia prolungato il conflitto per allontanare i procedimenti giudiziari a suo carico lascia in ombra la sua lunga carriera di ideologo e leader. L\u2019obiettivo di Netanyahu \u00e8 stato fin dall\u2019inizio la piena annessione della \u201cGiudea e della Samaria\u201d (cio\u00e8 la Cisgiordania). Negli anni \u201990, nel corso dei negoziati di Oslo, non ha esitato a sabotare il processo di pace, incoraggiando la colonizzazione dei territori occupati.<\/p>\n<p>Shlaim ha evidenziato, inoltre, che il massacro di Gaza non nasce dal nulla. Nel corso dell\u2019operazione \u201cPiombo fuso\u201d, condotta tra il 2008 e il 2009 e guidata da Ehud Olmert \u2013 laburista \u2013 il bombardamento di Gaza ha mietuto circa 1400 vittime di cui pi\u00f9 di 300 bambini e ha distrutto fabbriche, ospedali, moschee e infrastrutture civili. L\u2019espressione \u201cfalciare l\u2019erba\u201d, comune tra i militari israeliani, designa da anni le operazioni aeree e terrestri nella striscia, considerate di routine.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>La posizione di Shlaim \u00e8 coerente con la sua identit\u00e0 di storico, in particolare con lavori come\u00a0<em>Il muro di ferro<\/em><a href=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=51434#_ftn3\" name=\"_ftnref3\"><sup>[3]<\/sup><\/a>. Al tempo stesso, \u00e8 il frutto della sua esperienza personale. Shlaim racconta di aver creduto nelle ragioni di Israele fino alla Guerra dei sei giorni (1967), e di aver poi attraversato una fase di disincanto, nutrita da una lunga ricerca d\u2019archivio che lo ha messo di fronte all\u2019evidenza<a href=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=51434#_ftn4\" name=\"_ftnref4\"><sup>[4]<\/sup><\/a>. Ma con ogni probabilit\u00e0 \u00e8 anche in virt\u00f9 delle sue origini che ha potuto guardare con distacco a fini, mezzi e ideali della politica israeliana.<\/p>\n<p>Nato a Baghdad nel 1945, Shlaim viene da una famiglia di ebrei iracheni, poi assimilati ai mizrahi (cio\u00e8 \u201corientali\u201d): gli ebrei sefarditi dei paesi arabi e africani \u2013 Iraq, Yemen, Siria, Egitto, Libia, Etiopia, Marocco \u2013 emigrati in Israele all\u2019indomani del 1948.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>La vicenda degli ebrei israeliani di origine irachena \u00e8 ripercorsa da Shlaim in\u00a0<em>Three Worlds<\/em>:<em>\u00a0Memoirs of an Arab Jew<\/em>\u00a0(2023), lo splendido memoir in cui racconta il suo mondo d\u2019origine e si sofferma sugli aspetti meno noti e per molti versi sconvolgenti dell\u2019esodo dei mizrahi<a href=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=51434#_ftn5\" name=\"_ftnref5\"><sup>[5]<\/sup><\/a>. Alla rievocazione personale\u00a0<em>Three Worlds<\/em>\u00a0intreccia l\u2019analisi e la ricerca: i ricordi di una singola vita si fanno documento di grandi trasformazioni sociali, inquadrate grazie all\u2019ampiezza di campo del discorso storiografico.<\/p>\n<p>Le testimonianze e le ricostruzioni di Shlaim sono pi\u00f9 che mai rilevanti. Ci consentono, infatti, di risalire alle radici culturali dello stato di Israele, e di individuarne le contraddizioni di fondo. \u00c8 a questo fine che mi addentrer\u00f2 in\u00a0<em>Three Worlds<\/em>, affiancandogli un altro importante lavoro sui mizrahi, della studiosa ebreo-irachena Ella Shohat. Con un allargamento di prospettiva, concluder\u00f2 con una riflessione sui rapporti \u2013 non scontati \u2013 tra sionismo ed ebraismo della diaspora.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>Mizrahim<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>La famiglia di Shlaim \u00e8 vissuta per generazioni in Iraq. Suo padre era un commerciante facoltoso, che con l\u2019immigrazione in Israele perse tutto. La comunit\u00e0 ebraica era ben radicata nella societ\u00e0 irachena. Tra gli eventi ricordati da Shlaim in\u00a0<em>Three Worlds<\/em>\u00a0c\u2019\u00e8 n\u2019\u00e8 uno che sa di fantastoria: l\u2019arrivo di re Feisal in Iraq nel 1921.<\/p>\n<p>Dopo la rivolta araba e la Prima guerra mondiale Feisal, della dinastia hashemita \u2013 qualcuno se lo ricorder\u00e0 con il volto di Alec Guinness in\u00a0<em>Lawrence d\u2019Arabia<\/em>\u00a0\u2013 sal\u00ec al trono di Siria, poi, dopo essere stato detronizzato dai francesi, per volont\u00e0 degli inglesi sal\u00ec a quello d\u2019Iraq.<\/p>\n<p>Uno dei suoi primi atti fu salutare la comunit\u00e0 ebraica di Baghdad, che aveva dato un ricevimento in suo onore in sinagoga. Feisal ringrazi\u00f2 gli ebrei in quanto \u201cspirito vivente della popolazione dell\u2019Iraq\u201d<a href=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=51434#_ftn6\" name=\"_ftnref6\"><sup>[6]<\/sup><\/a>. (Si pu\u00f2 aggiungere che il primo ministro delle finanze del regno d\u2019Iraq fu Sir Sassoon Eskell, di una ricca famiglia ebraica).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Ma con la morte di Feisal nel 1931 e con l\u2019ascesa del primo ministro Nuri al-Said la situazione degli ebrei iracheni inizi\u00f2 a peggiorare. La dichiarazione Balfour (1917) e l\u2019aumento dell\u2019immigrazione ebraica nella Palestina mandataria avevano gi\u00e0 suscitato diffidenza nel mondo arabo, e negli anni che condussero alla Seconda guerra mondiale la propaganda antisemita tedesca raggiunse anche l\u2019Iraq. Il cambiamento pi\u00f9 drammatico avvenne, tuttavia, all\u2019indomani del 15 maggio del \u201948, il giorno in cui fu proclamata la nascita dello stato di Israele.<\/p>\n<p>Come ricorda Shlaim, dopo il \u201948 gli ebrei di Baghdad furono vittime di ben cinque attentati dinamitardi, che li indussero a lasciare il paese. A marzo del 1951, pi\u00f9 della met\u00e0 aveva fatto domanda di espatrio, una scelta che comportava, a seguito di una legge voluta da Nuri al-Said, la rinuncia a tutti i loro beni.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Gli ebrei iracheni che si trasferirono in Israele persero tutto. E nel nuovo stato non trovarono molto. All\u2019arrivo in Israele i mizrahi venivano cosparsi di DDT, ammassati in campi di transito improvvisati e non di rado privati del loro nome. Venivano poi immessi in un faticoso e il pi\u00f9 delle volte frustrante percorso di integrazione, che li relegava ai gradini pi\u00f9 bassi della societ\u00e0 israeliana.<\/p>\n<p>Considerati corrotti dal mondo arabo, diventarono presto oggetto di stereotipi razzisti e discriminazioni programmatiche. Shlaim ricorda come intorno alla met\u00e0 degli anni \u201950 il ministro dell\u2019educazione israeliano, Zalman Aran (esponente del Mapai, il partito della sinistra israeliana) considerasse gli ebrei orientali alla stregua di una razza inferiore.<\/p>\n<p>L\u2019opinione di Aran era condivisa da politici e ricercatori, come il pedagogo Karl Frankenstein, che paragonava i mizrahi ai ritardati mentali<a href=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=51434#_ftn7\" name=\"_ftnref7\"><sup>[7]<\/sup><\/a>. Nel 1960, David Ben Gurion afferm\u00f2 che gli ebrei provenienti dai paesi arabi, vissuti in contesti arretrati, non erano all\u2019altezza delle qualit\u00e0 morali e intellettuali di coloro che avevano creato lo stato di Israele<a href=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=51434#_ftn8\" name=\"_ftnref8\"><sup>[8]<\/sup><\/a>. L\u2019\u201cuomo nuovo\u201d israeliano non poteva essere un mizrahi.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\u00c8 anche al senso di estraneit\u00e0 legato alle sue origini che Shlaim riconduce le sue difficolt\u00e0 di adolescente e il suo scarso rendimento scolastico. I suoi insegnanti trasudavano disprezzo per gli ebrei orientali, e il sistema educativo israeliano era apertamente discriminatorio.<\/p>\n<p>Le sue insicurezze si placarono solo dopo il trasferimento in Gran Bretagna, il terzo mondo a cui allude il titolo del suo memoir. Lontano da un\u2019eredit\u00e0 di sradicamento e di perdita, pot\u00e9 godere dell\u2019incoraggiamento degli insegnanti della Jewish Free School di Londra. Nel giro di poco divent\u00f2 uno studente modello e matur\u00f2 la decisione di diventare uno storico.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>Esodi<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>Three Worlds<\/em>\u00a0mostra in modo vivido come il processo di\u00a0 marginalizzazione e stigmatizzazione dei mizrahi sia stato a lungo parte integrante del progetto nazionalista israeliano. Alle radici dell\u2019identit\u00e0 di Israele c\u2019era \u2013 e c\u2019\u00e8 \u2013 l\u2019identit\u00e0 ashkenazita, cio\u00e8 dei coloni emigrati, fin dalla fine dell\u2019Ottocento, dall\u2019Europa centrale e orientale. I leader storici israeliani sono stati ashkenaziti, e tra gli ebrei di origine europea i mizrahi erano oggetto di pregiudizi e diffidenza \u2013 non molti di loro, del resto, si erano appassionati alla causa sionista. (\u201cIl sionismo \u00e8 una cosa da ashkenaziti\u201d, sent\u00ec dire Shlaim da sua nonna).<\/p>\n<p>Tuttavia, la loro immigrazione in Israele non fu scoraggiata. Tutt\u2019altro: fu voluta e agevolata dalle autorit\u00e0 israeliane. Le fu attribuita una funzione precisa: gli ebrei orientali avrebbero occupato spazio che altri \u2013 i palestinesi \u2013\u00a0potevano occupare, e avrebbero fornito manovalanza agricola e manodopera industriale.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Fu anche per questo che la dirigenza israeliana decise di indurli, con l\u2019inganno, ad abbandonare i loro paesi d\u2019origine. In\u00a0<em>Three Worlds<\/em>, Shlaim sostiene, prove alla mano, che, nell\u2019ambito dell\u2019\u201cOperazione Ezra e Nehemiah\u201d, gruppi coordinati da agenti del Mossad furono responsabili di attentati ai danni degli stessi ebrei iracheni, con l\u2019obiettivo di terrorizzarli e spingerli alla fuga.<\/p>\n<p>Shlaim ne ha trovato prova quasi per caso grazie a un vicino di casa di sua madre di nome Yaacov Karkoukli, un altro ebreo iracheno, avvicinatosi ai sionisti in giovent\u00f9. L\u2019ormai ottantanovenne Karkoukli gli ha permesso, nel 2017, di risalire a una rete formata da agenti israeliani ed ebrei iracheni. Tra questi ultimi c\u2019era un uomo di nome Yusef Basri, il cui referente era Max Binnet, un agente israeliano di stanza a Teheran, con il quale si incontrava regolarmente oltre il confine iracheno.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Basri fu poi arrestato dalla polizia irachena insieme al suo assistente, Shalom Salih Shalom. Sotto tortura, confessarono che tre degli attentati ai danni della comunit\u00e0 ebraica erano stati opera loro e di un terzo militante, Yusef Khabaza, poi arrestato a sua volta. La polizia irachena riusc\u00ec a scoprire l\u2019intera rete, e Basri fu impiccato. Prima di salire sulla forca \u2013 riferisce Shlaim \u2013 grid\u00f2 \u201clunga vita allo stato di Israele!\u201d.<\/p>\n<p>Un altro attentato, nella Sinagoga di Mas\u2019uda Shemtob \u2013 in cui morirono quattro ebrei \u2013 fu commesso da un arabo di nome Salih al-Haidari, reclutato da un poliziotto arabo iracheno prezzolato da un agente israeliano.<\/p>\n<p>A partire dalle rivelazioni di Karkoukli, Shlaim ha fatto ulteriori indagini, che lo hanno portato a un giornalista iracheno, Shamil Abdul Qadir, autore di uno studio sui movimenti clandestini sionisti e il loro ruolo nell\u2019emigrazione dall\u2019Iraq del 1950-51. Attraverso il confronto con Qadir, Shlaim \u00e8 giunto alla conclusione che dei cinque attentati ai danni degli ebrei iracheni quattro furono organizzati da agenti sionisti, e solo uno da un estremista arabo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>Vittime<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>A\u00a0<em>Three Worlds<\/em>\u00a0si pu\u00f2 affiancare un saggio di Ella Shohat,\u00a0<em>Le vittime ebree del sionismo<\/em>, uscito negli Stati Uniti nel 1988 e tradotto in italiano nel 2015, con un\u2019introduzione di Vera Pegna che mescola saggio e testimonianza. Come Shlaim, Shohat \u00e8 una studiosa ebrea irachena, specializzatasi in studi postcoloniali e formatasi negli Stati Uniti. Il suo lavoro sulla storia e l\u2019identit\u00e0 dei mizrahi \u00e8 confluito nel libro\u00a0<em>On the Arab Jew, Palestine, and Other Displacements<\/em><a href=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=51434#_ftn9\" name=\"_ftnref9\"><sup>[9]<\/sup><\/a>. Nata ad Alessandria d\u2019Egitto, Pegna \u2013 anche lei ebrea \u2013 ha alle spalle una lunga e vivace carriera di attivista che l\u2019ha vista contrastare la mafia siciliana nella Partinico degli anni \u201960 e in seguito denunciare l\u2019oppressione sionista dei palestinesi.<\/p>\n<p>Shohat e Pegna mettono in luce fatti e testimonianze coerenti con le tesi di Shlaim. Tra le voci che hanno suggerito la presenza di cospirazioni sioniste nei paesi arabi c\u2019\u00e8 anche quella orgogliosa del celebre generale israeliano Moshe Dayan, uno degli architetti dell\u2019occupazione della West Bank, spesso ricordato per la sua aria da duro, il suo occhio bendato e le sue amanti. Nella sua autobiografia Dayan ha raccontato di aver personalmente portato un carico di armi \u2013 bombe comprese \u2013 in Iraq<a href=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=51434#_ftn10\" name=\"_ftnref10\"><sup>[10]<\/sup><\/a>.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Se Shlaim \u00e8 uno storico delle relazioni internazionali, lo studio di Shohat, sotto molti aspetti pionieristico, si muove nell\u2019alveo della critica culturale postcoloniale, sulla scorta di Edward Said. Oltre che sulla storia dei mizrahi si concentra, infatti, sulle forme della demonizzazione sionista degli ebrei arabi, assimilati a creature inferiori per mezzo di stereotipi orientalisti di matrice coloniale.<\/p>\n<p>Shohat ricostruisce la politica discriminatoria di Israele e l\u2019ideologia che l\u2019ha innervata. Per i fautori del progetto nazionalista israeliano, la vita dei mizrahi aveva un valore perlopi\u00f9 strumentale. Nei campi di transito c\u2019erano malnutrizione, malattie e un\u2019elevata mortalit\u00e0 infantile. In alcuni casi, emissari israeliani avevano tentato una selezione preliminare, basata sulle caratteristiche fisiche, dei candidati all\u2019immigrazione destinati a diventare la forza lavoro del nuovo stato (una pratica che ricorda le selezioni eugenetiche a Ellis Island all\u2019inizio del Novecento).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Nulla era lasciato al caso. I mizrahi venivano spesso alloggiati in citt\u00e0 di nuova fondazione in zone rurali o di frontiera, pi\u00f9 esposte degli insediamenti ashkenaziti. Se gli ebrei ashkenaziti (o pi\u00f9 in generale europei)\u00a0avevano facile accesso a carriere amministrative, i mizrahi \u2013 anche se qualificati \u2013 riuscivano ad accedere solo a lavori di livello inferiore. Nel corso dei decenni, il divario socioeconomico tra i sefarditi e gli ashkenaziti \u00e8 diminuito ma non si \u00e8 annullato, ed \u00e8 tuttora oggetto di studi e dibattiti.<\/p>\n<p>Il ruolo di \u201caltro\u201d interno dei mizrahi solleva domande di natura politica. Qual \u00e8 stata la loro posizione sulla questione palestinese? Shohat si sofferma sulla linea adottata da associazioni politiche create da mizrahi. Significativamente, negli anni \u201970 furono dei giovani mizrahi a fondare (secondo alcuni dopo un incontro con Angela Davis) le Pantere nere israeliane. Negli stereotipi negativi che li riguardavano, prodotti dalla macchina ideologia sionista, riconoscevano analogie con gli stereotipi razzisti partoriti dalla cultura coloniale. Le Pantere nere d\u2019Israele sostenevano la necessit\u00e0 di un dialogo con i palestinesi, dei quali riconoscevano il diritto all\u2019autodeterminazione. Negli anni \u201980, organizzazioni israeliane di sinistra animate da mizrahi come\u00a0<em>East for Peace<\/em>\u00a0e\u00a0<em>The Oriental Front<\/em>\u00a0promossero apertamente l\u2019idea di uno stato palestinese amministrato dall\u2019OLP.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\u00c8 importante aggiungere, tuttavia, che l\u2019ascesa repentina della destra del Likud e del suo leader Menachem Begin fu resa possibile, negli anni \u201970, dall\u2019ampio consenso che riscossero tra i mizrahi, continuato negli anni successivi. Come nell\u2019Europa dell\u2019ultimo decennio, il sostegno all\u2019ultradestra \u00e8 venuto dalle aree depresse, e si \u00e8 accompagnato alla demonizzazione di un\u2019etnia altra che minaccia le frontiere. Lo schema \u00e8 quello consueto. I movimenti ultranazionalisti stimolano la coesione sociale agitando spauracchi ed evocando invasioni, e cos\u00ec facendo permettono alle vittime di diventare oppressori.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>Fedelt\u00e0 complesse<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Oltre a far luce su una pagina importante di Israele e sui suoi vizi congeniti,\u00a0<em>Three Worlds<\/em>\u00a0e\u00a0<em>Le vittime ebree del sionismo<\/em>\u00a0ci ricordano che il sionismo non \u00e8 l\u2019ebraismo. La matrice coloniale dello stato di Israele \u00e8 stata evidenziata fin dai suoi albori da molti ebrei della diaspora, che hanno espresso le proprie critiche sulla base delle motivazioni pi\u00f9 varie, a volte politiche a volte religiose, non di rado incentrate su un\u2019idea dell\u2019ebraismo come comunit\u00e0 culturale e spirituale. A volte la presa di distanze dal nazionalismo israeliano \u00e8 nata da un\u2019esperienza diretta dell\u2019oppressione sionista.<\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em>Le posizioni di dissenso di Shlaim e Shohat non sono, insomma, espressione di un paradossale spirito antiebraico. Se si allarga lo sguardo, si rivelano in linea con un\u2019attitudine che ha reso la grande cultura ebraica centroeuropea \u2013 la cultura di Marx, Freud, Kraus, Kafka e Benjamin, per nominare solo alcuni \u2013\u00a0uno dei pilastri dell\u2019occidente moderno: dalla vasta realt\u00e0 ashkenazita otto- e novecentesca \u00e8 nato non soltanto lo stato d\u2019Israele.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Con le identit\u00e0 nazionali questa cultura ha avuto un rapporto tormentato ma fecondo. La perenne oscillazione tra estraneit\u00e0 e assimilazione l\u2019ha resa un focolaio di spirito critico. Il senso di sradicamento e il cosmopolitismo che l\u2019hanno a lungo permeata si sono tradotti in idee e valori dal respiro universalista, in particolare nella capacit\u00e0 di osservare dall\u2019esterno i meccanismi infidi dell\u2019identit\u00e0 nazionale.<em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p>La sua carica scettica \u00e8 stata ben evidenziata \u2013 e perpetuata \u2013 da un altro importante intellettuale ebreo attivo in tempi pi\u00f9 recenti. Si tratta del comparatista George Steiner, nato a Vienna e formatosi in Francia e negli Stati Uniti, che nel saggio \u201cUna specie di sopravvissuto\u201d, del 1965, ha espresso forti perplessit\u00e0 nei confronti della politica di Israele<a href=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=51434#_ftn11\" name=\"_ftnref11\"><sup>[11]<\/sup><\/a>.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Vorrei soffermarmi, per concludere, sulle parole di Steiner, perch\u00e9 pur riportandoci al cuore dell\u2019Europa pre-nazista ci consentono di mettere ulteriormente in discussione l\u2019equazione tra sionismo ed ebraismo, e perch\u00e9 quel che \u00e8 successo nell\u2019ultimo anno e mezzo le rende ancora pi\u00f9 significative.<\/p>\n<p>Steiner prende le mosse dal suo rapporto con l\u2019Olocausto, dal quale si salv\u00f2 grazie alla decisione di suo padre di riparare negli Stati Uniti. \u201cIl cupo mistero di quanto accadde in Europa non \u00e8 per me separabile dalla mia stessa identit\u00e0\u201d, scrive Steiner, in anni in cui la memoria collettiva dell\u2019Olocausto era tutt\u2019altro che sviluppata. Si sofferma poi sull\u2019incubo della violenza antisemita e con decisione scinde l\u2019esperienza ebraica, specialmente quella posteriore all\u2019Olocausto, dall\u2019ortodossia religiosa: \u201cl\u2019antisemita non \u00e8 un teologo, ma la sua definizione \u00e8 comprensiva. E dunque ce ne saremmo andati tutti insieme, l\u2019ortodosso e io\u201d.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\u00c8 sempre sullo sfondo dell\u2019Olocausto che Steiner inquadra la natura dello Stato di Israele, che \u201cfa senza dubbio parte dell\u2019eredit\u00e0 dello sterminio di massa tedesco\u201d, perch\u00e9 \u201cdall\u2019orrore \u00e8 scaturita la possibilit\u00e0 nuova\u201d. Ma in questa possibilit\u00e0 non sembra vedere una garanzia di progresso morale e civile, n\u00e9 un modo per redimere l\u2019orrore da cui \u00e8 scaturita. Nel destino nazionale incarnato da Israele Steiner non si riconosce. Il suo ideale punto di riferimento \u00e8, di contro, quel che l\u2019Olocausto ha drasticamente interrotto: una stagione della storia culturale ebraica lunga circa un secolo e fatta da un\u2019\u00e9lite intellettualmente molto vivace, inserita in una civilt\u00e0 borghese (ebraica e non solo) che ne ha accolto e sviluppato le invenzioni. Una cultura che si \u00e8 espressa in un ricco \u201cumanesimo centroeuropeo\u201d, ricco di posizioni eccentriche o di aperto dissenso.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Definendone le radici e i tratti, Steiner mette l\u2019accento \u2013 forse echeggiando Hannah Arendt \u2013 sulla condizione di \u201cparia\u201d vissuta, per secoli, dagli ebrei; in particolare su \u201cun senso della nazionalit\u00e0 [\u2026] critico e instabile\u201d, che si \u00e8 contrapposto alla ferocia dei nazionalismi. Osserva poi che l\u2019ebreo ha finito col pagare il debito contratto (metaforicamente) con la creazione dell\u2019idea del \u201cpopolo eletto, di nazione esaltata sulle altre da un destino particolare\u201d: tra le idee fondanti di una cultura occidentale che, specialmente negli anni del colonialismo, si \u00e8 distinta per la sua tendenza a produrre nazioni convinte della propria superiorit\u00e0 e della propria vocazione alla supremazia. \u201cMa se il veleno\u201d, prosegue, \u201c\u00e8, per la sua antica origine, ebraico, ebraico forse \u00e8 anche l\u2019antidoto\u201d, che potr\u00e0 rendere \u201cscettico e umano l\u2019esercizio della propria lealt\u00e0\u201d.<\/p>\n<p>Secondo Steiner, la distanza dai nazionalismi che ha caratterizzato l\u2019umanesimo ebraico centroeuropeo e l\u2019esperienza plurisecolare dell\u2019ebraismo della diaspora possono costituire un\u2019alternativa alla militanza sionista. Il modo in cui nelle righe successive descrive la vicenda di Israele lascia poco spazio ai dubbi: \u201cgerminato dalla disumanit\u00e0 e dall\u2019imminenza del massacro\u201d, Israele \u201cha dovuto trasformarsi in un pugno chiuso\u201d. \u00c8 invece in questi termini, di tutt\u2019altro segno, che immagina il ruolo della cultura ebraica:<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Anche se va contro la sua volont\u00e0 tormentata, la sua stanchezza, l\u2019ebreo \u2013 o almeno qualche ebreo \u2013 pu\u00f2 svolgere un ruolo esemplare. Mostrare che mentre gli alberi hanno radici, gli uomini hanno gambe e sono gli uni ospiti degli altri. Se non vogliamo che il potenziale della civilt\u00e0 venga distrutto, dovremo sviluppare delle fedelt\u00e0 pi\u00f9 complesse e pi\u00f9 provvisorie. Vi sono, come insegnava Socrate, dei tradimenti necessari se si vuole che la citt\u00e0 sia pi\u00f9 libera e pi\u00f9 aperta all\u2019uomo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\u201cUna specie di sopravvissuto\u201d \u00e8 del 1965: lo Stato d\u2019Israele esisteva solo da diciassette anni, e nonostante avesse preso forma grazie all\u2019espulsione di massa dei palestinesi sembrava pi\u00f9 impegnato a consolidare le sue fondamenta che a perseguire un\u2019aperta politica espansionistica. Ma alla Guerra dei sei giorni mancavano solo due anni. E c\u2019era gi\u00e0 chi, come Menachem Begin, per cinque anni capo dell\u2019organizzazione terroristica Irgun e, come sappiamo, futuro capo del Likud, chiedeva l\u2019annessione della Giudea e della Samaria e non esitava a mostrare la sua ostilit\u00e0 verso gli arabi (e i comunisti). Parallelamente, nel mondo occidentale la memoria dell\u2019Olocausto cominciava a mettere radici nell\u2019identit\u00e0 occidentale \u2013 sia europea che angloamericana \u2013 e, pi\u00f9 saldamente, in quella ebraica.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Questo processo ha raggiunto il culmine negli Stati Uniti negli anni \u201990. Nella societ\u00e0 nordamericana post-bellica, la memoria dell\u2019Olocausto non aveva avuto un grosso peso, e l\u2019antisemitismo era ancora tangibile. Ma dall\u2019inizio degli anni \u201970, dopo la guerra dello Yom Kippur, le cose hanno cominciato a cambiare. La posizione degli ebrei americani si \u00e8 rafforzata, e la loro identit\u00e0 si \u00e8 ridefinita attraverso il culto dell\u2019Olocausto e, inscindibilmente, il sostegno a oltranza a Israele. Le due cose si sono intrecciate: l\u2019Olocausto \u00e8 stato ed \u00e8 abitualmente evocato anche in funzione antiaraba<a href=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=51434#_ftn12\" name=\"_ftnref12\"><sup>[12]<\/sup><\/a>. Al tempo stesso, l\u2019antisemitismo si \u00e8 fatto un po\u2019 meno minaccioso, fino al paradosso dell\u2019America di oggi. Tra i finanziatori di Trump, apertamente filoisraeliano, c\u2019\u00e8 la Republican Jewish Coalition, che ne ha sostenuto la campagna con una donazione di quattordici milioni di dollari<a href=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=51434#_ftn13\" name=\"_ftnref13\"><sup>[13]<\/sup><\/a>, mentre molti del suo entourage si lasciano andare a gesti antisemiti che non danno scandalo e non hanno grosso seguito<a href=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=51434#_ftn14\" name=\"_ftnref14\"><sup>[14]<\/sup><\/a>.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Il cambiamento politico attraversato dalle comunit\u00e0 ebraiche, in particolare da quelle nordamericane, \u00e8 ben descritto da Enzo Traverso in\u00a0<em>La fine della modernit\u00e0 ebraica: dalla critica al potere<\/em><a href=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=51434#_ftn15\" name=\"_ftnref15\"><sup>[15]<\/sup><\/a>. Lo studio di Traverso segue infatti il passaggio, successivo alla Seconda guerra mondiale, da una cultura del dissenso specialmente centroeuropea piuttosto scettica nei confronti delle ideologie nazionaliste a una dominante culturale ebraica filo-occidentale, antiaraba e, ovviamente, filoisraeliana, legata a doppio filo all\u2019egemonia statunitense. \u00c8 un\u2019attitudine ben rappresentata nella sfera pubblica \u2013 Henry Kissinger ne \u00e8 una figura emblematica \u2013 e che sembra mettere in ombra altre eredit\u00e0.<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 ancora spazio, dunque, per l\u2019auspicio che troviamo in \u201cUna specie di sopravvissuto\u201d? Sulla carta, si direbbe di s\u00ec. Il senso comune suggerisce che chi \u00e8 ebreo e chi \u00e8 vicino all\u2019esperienza ebraica non possa che sentirsi lontano dai fervori nazionalistici, non possa che essere sensibile all\u2019eventualit\u00e0\u00a0 che la logica quotidiana delle identit\u00e0 si trasformi in una macchina mortale. Nei fatti, per\u00f2, non sempre le cose stanno cos\u00ec. Come abbiamo visto, l\u2019Olocausto \u00e8 stato eletto a segno del destino unico di un popolo. Ed \u00e8 diventato l\u2019alibi per un nuovo sterminio.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Ma la memoria dell\u2019Olocausto pu\u00f2 tornare feconda nel momento in cui sia usata costruttivamente, in una prospettiva universalistica che non rinunci a indagare le differenze storiche: per esempio ragionando comparativamente su Olocausto e Nakba, o ricordandoli insieme<a href=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=51434#_ftn16\" name=\"_ftnref16\"><sup>[16]<\/sup><\/a>. E questo pu\u00f2 avvenire non solo in ambito accademico. Pu\u00f2 avvenire anche sul piano civile e politico, nella piena coscienza di un\u2019eredit\u00e0 ebraica che ha come fondamenti il dialogo, la multiculturalit\u00e0 e l\u2019ospitalit\u00e0: un\u2019eredit\u00e0 che andrebbe rivendicata, e contrapposta all\u2019ultranazionalismo di ispirazione sionista.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Il mondo di oggi non \u00e8 pi\u00f9 quello in cui Steiner ha riflettuto sulla sua condizione di sopravvissuto. Ma il suo sogno \u00e8 pi\u00f9 attuale oggi di allora. E non cade nel vuoto, anche se la strada \u00e8 ancora lunga. Una capacit\u00e0 di fedelt\u00e0 pi\u00f9 complesse l\u2019hanno dimostrata, sessant\u2019anni anni pi\u00f9 tardi, le realt\u00e0 ebraiche che dopo il 7 ottobre del 2023 hanno criticato l\u2019operato di Israele, come, negli Stati Uniti, Jewish Voice for Peace e, in Italia, il Laboratorio Ebraico Antirazzista, promotore di un appello di ebrei italiani recentemente pubblicato su \u201cRepubblica\u201d e \u201cil Manifesto\u201d. Esempi di un\u2019apertura convinta a istanze di pace, dialogo e rispetto reciproco, come pure dell\u2019adesione a una prospettiva ebraica non difensiva ma aperta alla storia, che concepisce la casa della memoria come luogo di incroci, conversazioni e analogie. E in tempi di nazionalismo diffuso e di connivenze tra nazionalismi le fedelt\u00e0 complesse non possono e non devono riguardare solo un gruppo. Una volta ancora, l\u2019esperienza ebraica sembra assumere un significato pi\u00f9 ampio.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Note<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=51434#_ftnref1\" name=\"_ftn1\"><sup>[1]<\/sup><\/a>\u00a0Nissim Vaturi: https:\/\/x.com\/nissimv\/status\/1710694866009596169; Moshe Feglin: https:\/\/www.newarab.com\/news\/israel-diplomat-calls-destruction-gaza-tv-rant; Yoav Gallant (e altri): https:\/\/www.icj.org\/resource-region\/middle-east-and-north-africa\/palestine.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=51434#_ftnref2\" name=\"_ftn2\"><sup>[2]<\/sup><\/a>\u00a0Avi Shlaim,\u00a0<em>Genocide in Gaza: Israel\u2019s Long War on Palestine<\/em>, The Irish Pages Press, Belfast, 2024.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=51434#_ftnref3\" name=\"_ftn3\"><sup>[3]<\/sup><\/a>\u00a0Avi Shlaim,\u00a0<em>Il muro di ferro<\/em>.\u00a0<em>Israele e il mondo arabo<\/em>, Il ponte editrice, Firenze, 2003 (ed. or. 2000).<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=51434#_ftnref4\" name=\"_ftn4\"><sup>[4]<\/sup><\/a>\u00a0https:\/\/novaramedia.com\/2025\/03\/21\/were-witnessing-the-last-gasp-of-israeli-violence-in-conversation-with-avi-shlaim<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=51434#_ftnref5\" name=\"_ftn5\"><sup>[5]<\/sup><\/a>\u00a0Avi Shlaim,\u00a0<em>Three Worlds: Memoirs of an Arab Jew<\/em>, Oneworld, London, 2023.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=51434#_ftnref6\" name=\"_ftn6\"><sup>[6]<\/sup><\/a>\u00a0<em>Three Worlds<\/em>, p. 30.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=51434#_ftnref7\" name=\"_ftn7\"><sup>[7]<\/sup><\/a>\u00a0Ella Shohat,\u00a0<em>Le vittime ebree del sionismo<\/em>, a cura di Cinzia Nachira, introduzione di Vera Pegna, Edizioni Q, Roma, 2015, p. 56.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=51434#_ftnref8\" name=\"_ftn8\"><sup>[8]<\/sup><\/a>\u00a0<em>Three Worlds<\/em>, p. 231.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=51434#_ftnref9\" name=\"_ftn9\"><sup>[9]<\/sup><\/a>\u00a0Ella Shohat,\u00a0<em>On the Arab Jew, Palestine, and Other Displacements<\/em>, Pluto Press, London, 2017.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=51434#_ftnref10\" name=\"_ftn10\"><sup>[10]<\/sup><\/a>\u00a0Moshe Dayan,\u00a0<em>Story of My Life<\/em>, Weidenfeld and Nicolson, London, 1976, p. 55.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=51434#_ftnref11\" name=\"_ftn11\"><sup>[11]<\/sup><\/a>\u00a0In George Steiner,\u00a0<em>Linguaggio e silenzio<\/em>.\u00a0<em>Studi sul linguaggio, la letteratura e l\u2019inumano<\/em>, Garzanti, Milano, 2001.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=51434#_ftnref12\" name=\"_ftn12\"><sup>[12]<\/sup><\/a>\u00a0Cfr. Pankaj Mishra,\u00a0<em>Il mondo dopo Gaza<\/em>, Guanda, Milano, 2025, pp. 161-204.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=51434#_ftnref13\" name=\"_ftn13\"><sup>[13]<\/sup><\/a>\u00a0https:\/\/www.trackaipac.com\/trump<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=51434#_ftnref14\" name=\"_ftn14\"><sup>[14]<\/sup><\/a>\u00a0https:\/\/www.vox.com\/on-the-right-newsletter\/404898\/trump-pro-israel-antisemitism-musk-columbia<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=51434#_ftnref15\" name=\"_ftn15\"><sup>[15]<\/sup><\/a>\u00a0Enzo Traverso,\u00a0<em>La fine della modernit\u00e0 ebraica: dalla critica al potere<\/em>, Feltrinelli, Milano, 2013.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=51434#_ftnref16\" name=\"_ftn16\"><sup>[16]<\/sup><\/a>\u00a0Cfr. per esempio, Bashir Bashir e Amos Goldberg (a cura di),\u00a0<em>Olocausto e Nakba. Narrazioni tra storia e trauma<\/em>, Altrimondi, Viterbo, 2023 (ed. or. 2019).<\/p>\n<p><strong>FONTE:<a href=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=51434\">https:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=51434<\/a><\/strong><\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di LE PAROLE E LE COSE (Riccardo Capoferro) &nbsp; Un ebreo iracheno &nbsp; Tra gli intellettuali ebrei che durante il bombardamento a tappeto di Gaza hanno criticato con pi\u00f9 forza lo stato di Israele c\u2019\u00e8 anche Avi Shlaim, uno dei \u201cnuovi storici\u201d che dagli anni \u201980 hanno reinterpretato gli snodi fondamentali della storia israeliana, sottraendoli a narrazioni apologetiche e filonazionaliste. Nella distruzione sistematica di Gaza, Shlaim ha riconosciuto un intento genocidario. Non solo per il&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":109,"featured_media":51153,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[32],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2019\/05\/Le-parole-e-le-cose.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-nr8","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/90094"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/109"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=90094"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/90094\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":90095,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/90094\/revisions\/90095"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/51153"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=90094"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=90094"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=90094"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}