{"id":90129,"date":"2025-05-14T10:35:42","date_gmt":"2025-05-14T08:35:42","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=90129"},"modified":"2025-05-14T10:17:24","modified_gmt":"2025-05-14T08:17:24","slug":"kashmir-la-fredda-cronaca","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=90129","title":{"rendered":"Kashmir: la fredda cronaca"},"content":{"rendered":"<p><strong>DA LA FIONDA (Di Anadi Mishra)<\/strong><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter\" src=\"https:\/\/www.lafionda.org\/wp-content\/uploads\/2025\/05\/pakistan-and-india-at-76-where-do-we-go-from-here-1692090284-1407.jpg\" width=\"351\" height=\"211\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il 22 aprile 2025, un gravissimo attentato \u2013 il pi\u00f9 letale degli ultimi venticinque anni \u2013 ha riacceso la tensione tra India e Pakistan. L\u2019attacco, inizialmente rivendicato e poi smentito da un gruppo armato denominato TRF, The Resistance Front, \u00e8 stato attribuito dai servizi indiani a Lashkar-e-Taiba, una delle principali formazioni della resistenza kashmira. L\u2019episodio ha innescato una spirale di eventi che ha portato i due storici rivali sull\u2019orlo di un conflitto aperto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il giorno successivo all\u2019attacco, l\u2019India ha unilateralmente sospeso il Trattato delle Acque dell\u2019Indo, siglato nel 1960: un accordo vitale per la gi\u00e0 fragile economia pakistana, e finora utilizzato come canale di dialogo minimo tra due Stati nati in reciproca ostilit\u00e0. Nei giorni seguenti, la mobilitazione di truppe lungo la Linea di Controllo (LoC), la chiusura dello spazio aereo ai voli pakistani e una serie di esercitazioni militari hanno lasciato presagire una rappresaglia indiana. Il 7 maggio, la previsione si \u00e8 avverata: Nuova Delhi ha lanciato l\u2019\u201cOperazione Sindoor\u201d \u2013 il sindoor \u00e8 la polvere rossa che le donne hindu sposate applicano lungo la riga dei capelli, un simbolo religioso che, nella scelta del nome, \u00e8 stato letto da molti come un segnale identitario.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">L\u2019offensiva ha colpito nove obiettivi: cinque nel Kashmir sotto controllo pakistano (Sawal Nala, Syedna Bilal, Gulpur, Barnala e Abbas) e quattro nel Punjab (Bhawalpur, Muridke, Sarjal e Mehmoona Joya). Secondo fonti governative indiane, si trattava di centri di addestramento per Lashkar-e-Taiba e Jaish-e-Mohammed. Nuova Delhi ha dichiarato che gli attacchi hanno colpito esclusivamente obiettivi militari. Islamabad, invece, denuncia la distruzione di edifici civili e una moschea gremita di fedeli. Il 9 maggio il Pakistan ha risposto lanciando sei missili balistici e sciami di droni contro l\u2019India: tutti intercettati. L\u2019India ha replicato bombardando tre basi aeree pakistane. Il 10 maggio \u00e8 stato raggiunto un cessate il fuoco, che \u2013 nonostante accuse reciproche di violazioni \u2013 sembrerebbe reggere al momento della stesura di questo articolo (13 maggio).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Nel frattempo, la diplomazia internazionale ha cercato faticosamente di mobilitarsi. Se gli Stati Uniti si sono inizialmente defilati \u2013 con Vance che ha liquidato la questione come \u201cnot America\u2019s business\u201d \u2013 Turchia, Iran e Cina hanno espresso un forte interesse per la stabilit\u00e0 dell\u2019area, ciascuno per ragioni differenti. Tuttavia, il nodo centrale resta irrisolto: l\u2019India considera la questione del Kashmir un affare interno, mentre il Pakistan \u2013 consapevole della propria inferiorit\u00e0 militare e industriale \u2013 invoca da sempre l\u2019internazionalizzazione del conflitto, facendo leva sulla Risoluzione ONU n. 47 del 1948, che prevedeva un referendum sull\u2019autodeterminazione della regione, mai attuato da Nuova Delhi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Considerazioni<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Per affrontare in modo esaustivo la questione del Kashmir servirebbe una monografia di diverse centinaia di pagine. Anche su un piano puramente divulgativo, la complessit\u00e0 storica, politica e sociale del problema impone cautela. Non potendo offrire qui un\u2019esplorazione approfondita, si propongono alcune coordinate essenziali per orientare la riflessione.<\/p>\n<ol class=\"wp-block-list\" style=\"text-align: justify\">\n<li>Il Kashmir \u00e8 l\u2019unico Stato dell\u2019Unione Indiana a maggioranza musulmana e confina direttamente con il Pakistan. Sin dalla spartizione del 1947, la regione \u00e8 contesa: la maggioranza della popolazione auspica un\u2019indipendenza che prescinda dall\u2019annessione a uno dei due Paesi. Tuttavia, come i Melii della Grecia antica, i kashmiri non hanno mai potuto decidere del proprio destino, schiacciati dagli interessi strategici altrui.<\/li>\n<li>India e Pakistan hanno combattuto quattro guerre in 75 anni: tre scatenate da dispute sul Kashmir, la quarta conclusa con un trattato che ha stabilito l\u2019attuale Linea di Controllo (LoC), la frontiera de facto che divide il territorio.<\/li>\n<li>Negli anni \u201980, il Pakistan ha sostenuto militarmente l\u2019indipendentismo kashmiro, contribuendo alla progressiva confessionnalizzazione del conflitto.<\/li>\n<li>In questo contesto, nel 1990, si \u00e8 consumato l\u2019Esodo dei Pandit: decine di migliaia di kashmiri di religione hindu, appartenenti in genere all\u2019\u00e9lite locale, sono stati costretti a fuggire a causa di un clima di odio intercomunitario. Si stima che tra 160.000 e 180.000 persone abbiano trovato rifugio in campi profughi. L\u2019intervento dell\u2019esercito, disposto da Nuova Delhi con la President\u2019s Rule, giunse troppo tardi.<\/li>\n<li>Durante i governi del BJP, il Kashmir \u00e8 stato oggetto di una strategia di \u201chinduizzazione\u201d attraverso incentivi all\u2019acquisto di terreni, investimenti infrastrutturali e turismo. Il culmine \u00e8 arrivato nel 2019, con il \u201cLockdown\u201d: il 5 agosto, l\u2019articolo 370 della Costituzione \u2013 che garantiva lo statuto speciale alla regione \u2013 \u00e8 stato revocato. Il Kashmir \u00e8 stato isolato dal resto del mondo: coprifuoco militare, blocco delle comunicazioni, soppressione di internet, posta, trasporti. Lo Stato \u00e8 stato diviso in due territori governati direttamente da Nuova Delhi. Solo dopo due anni \u00e8 stata ripristinata una parvenza di normalit\u00e0, fondata su investimenti statali, repressione del dissenso e un processo di \u201ccolonizzazione interna\u201d.<\/li>\n<\/ol>\n<p style=\"text-align: justify\">La situazione \u00e8 altamente fluida e densa di variabili: il contesto demografico rende ogni previsione azzardata. Ci\u00f2 che colpisce \u00e8 il livello di strumentalizzazione politica della crisi. Entrambi i Paesi sono governati da leadership che traggono forza da opinioni pubbliche polarizzate. In Pakistan, i militari cercano di compattare la nazione dopo l\u2019arresto del popolare Imran Khan; in India, Modi continua a fondare il proprio consenso sulla retorica religiosa e sull\u2019identificazione del \u201cnemico interno\u201d nella minoranza musulmana. Subito dopo l\u2019attentato del 22 aprile, centinaia di migliaia di permessi di lavoro per cittadini pakistani sono stati revocati, alimentando l\u2019equazione musulmano = pakistano = nemico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La narrazione mediatica riflette (e rafforza) questa polarizzazione. Nei media indiani \u2013 che siano TV, testate digitali o canali YouTube \u2013 \u00e8 quasi impossibile trovare toni non propagandistici. In Pakistan, la situazione \u00e8 analoga. L\u2019intossicazione del dibattito pubblico \u00e8 tale che persino le voci critiche, per sopravvivere, devono premettere il proprio patriottismo o allinearsi a valori religiosi dominanti. Un aspetto rivelatore \u00e8 quello linguistico: la comunicazione ufficiale indiana cambia tono a seconda della lingua. In genere, l\u2019inglese \u2013 rivolto al pubblico internazionale \u2013 adotta toni pi\u00f9 sfumati. In questo caso, invece, anche le dichiarazioni in inglese hanno assunto una coloritura bellicista, segnale preoccupante della radicalizzazione del discorso pubblico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Prospettive internazionali<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Dal punto di vista geopolitico, va considerato il ruolo della Cina, legata al Pakistan da interessi strategici. Il corridoio economico Cina\u2013Pakistan (CPEC), parte della Belt and Road Initiative, attraversa l\u2019Himalaya e raggiunge il porto di Gwadar: un nodo fondamentale per gli investimenti cinesi nell\u2019area. Un Kashmir completamente sotto controllo indiano rappresenterebbe una minaccia diretta a questi interessi. Questa sola variabile rende improbabile un conflitto su larga scala: in passato, le guerre indo-pakistane hanno sempre avuto un\u2019estensione limitata. Inoltre, Nuova Delhi non pu\u00f2 permettersi di entrare in rotta di collisione con Pechino.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Pi\u00f9 verosimilmente, l\u2019India mira a utilizzare la crisi per stralciare definitivamente il trattato sulle acque dell\u2019Indo e sbloccare progetti idrici finora impediti dal meccanismo di veto reciproco previsto dall\u2019accordo. In questo modo, Nuova Delhi potrebbe accrescere la propria leva negoziale sul Pakistan attraverso il controllo delle risorse idriche, fondamentali per l\u2019agricoltura e la sussistenza del Paese vicino.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Se allarghiamo ulteriormente la prospettiva \u2013 dalla politica internazionale alla geostrategia \u2013 diventa necessario inquadrare il conflitto nel pi\u00f9 ampio processo di riposizionamento globale post-egemonia statunitense. Stabilire gli assetti futuri \u00e8 complicato, ma un principio rimane valido: \u00e8 la geografia a fare la storia, e non il contrario. L\u2019Asia centro-meridionale \u00e8 da secoli un crocevia strategico: ieri contesa tra britannici, russi e ottomani; poi campo di confronto tra americani e sovietici; oggi terreno di competizione tra potenze emergenti in un mondo multipolare ancora in fase di assestamento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il Pakistan, da sempre alleato degli Stati Uniti, \u00e8 diventato una pedina essenziale per la Cina, che lo considera un partner chiave per la sicurezza e la logistica dei suoi corridoi commerciali. Allo stesso tempo, Washington ha progressivamente spostato il proprio interesse verso l\u2019India, vista come baluardo potenziale contro l\u2019espansionismo cinese nell\u2019Indo-Pacifico. Questo doppio allineamento crea un equilibrio instabile, ma per ora funzionale a evitare l\u2019escalation.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Singolare \u2013 ma geopoliticamente rilevante \u2013 \u00e8 anche l\u2019asse informale tra India e Israele. La stampa indiana ha coniato per essa il termine bromance, fusione tra brotherhood e romance, per descrivere il rapporto tra Modi e Netanyahu. L\u2019India guarda con attenzione alla gestione israeliana della questione palestinese, pur sapendo che \u2013 data l\u2019enorme popolazione musulmana presente sul proprio territorio \u2013 l\u2019applicazione di modelli simili sarebbe, se non impossibile, certamente destabilizzante.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Infine, attori regionali come Turchia e Iran osservano con crescente preoccupazione l\u2019instabilit\u00e0 kashmira. Dopo il collasso siriano, un ulteriore punto di rottura in Asia meridionale costituirebbe un grave colpo agli equilibri regionali. Non a caso, Teheran \u2013 pur alle prese con forti pressioni internazionali, la successione di Khamenei e i negoziati sul nucleare \u2013 ha intrapreso fin dall\u2019inizio della crisi uno sforzo diplomatico non indifferente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Conclusione<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">In un quadro globale gi\u00e0 segnato da molteplici focolai di tensione \u2013 da Gaza a Kiev, dallo Yemen al Mar Cinese \u2013 l\u2019apertura di un nuovo fronte potenzialmente esplosivo come quello kashmiro \u00e8 quanto di meno auspicabile. Eppure, nella logica di un ordine internazionale in profonda trasformazione, ogni crisi locale rischia di diventare un tassello di una pi\u00f9 ampia redistribuzione dei poteri. E in questo risiko mondiale, il Kashmir torna a essere, come sempre, pi\u00f9 campo che giocatore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Non ci facciamo mancare nulla.<\/p>\n<div class=\"addtoany_share_save_container addtoany_content addtoany_content_bottom\"><strong>FONTE:\u00a0<a href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2025\/05\/14\/kashmir-la-fredda-cronaca\/\">https:\/\/www.lafionda.org\/2025\/05\/14\/kashmir-la-fredda-cronaca\/<\/a><\/strong><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>DA LA FIONDA (Di Anadi Mishra) Il 22 aprile 2025, un gravissimo attentato \u2013 il pi\u00f9 letale degli ultimi venticinque anni \u2013 ha riacceso la tensione tra India e Pakistan. L\u2019attacco, inizialmente rivendicato e poi smentito da un gruppo armato denominato TRF, The Resistance Front, \u00e8 stato attribuito dai servizi indiani a Lashkar-e-Taiba, una delle principali formazioni della resistenza kashmira. L\u2019episodio ha innescato una spirale di eventi che ha portato i due storici rivali sull\u2019orlo&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":111,"featured_media":89999,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[32],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2025\/05\/IMG_0516-1.jpeg","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-nrH","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/90129"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/111"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=90129"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/90129\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":90130,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/90129\/revisions\/90130"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/89999"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=90129"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=90129"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=90129"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}