{"id":90152,"date":"2025-05-16T09:30:11","date_gmt":"2025-05-16T07:30:11","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=90152"},"modified":"2025-05-15T21:40:45","modified_gmt":"2025-05-15T19:40:45","slug":"lemergenza-socio-educativa-e-il-ruolo-del-genitore-oggi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=90152","title":{"rendered":"L&#8217;emergenza socio-educativa e il ruolo del genitore oggi"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\"><strong>di L&#8217;ANTIDIPLOMATICO (Angela Fais)<\/strong><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-90153\" src=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2025\/05\/350x200c50-42-300x171.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"171\" srcset=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2025\/05\/350x200c50-42-300x171.jpg 300w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2025\/05\/350x200c50-42.jpg 350w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Sempre pi\u00f9 spesso si impongono all\u2019 attenzione dell\u2019opinione pubblica fatti di cronaca agghiaccianti per atrocit\u00e0 e cinismo e sconvolgenti per la superficialit\u00e0 con cui vengono commessi. Non si sbaglia nel dire che la nostra societ\u00e0 vive ormai una emergenza socio-educativa cronica ed estremamente allarmante.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Regolarmente nei processi ai \u201cresponsabili morali\u201d l\u2019istituzione della famiglia \u00e8 chiamata in causa. Anche nella nostra Carta Costituzionale agli artt. 29, 30, 31 si riconosce in essa un ruolo fondante, pilastro portante della societ\u00e0. Ma si riscontra oramai da tempo anche una sua profonda crisi, presentandosi essa come una istituzione in declino, agenzia educativa priva di qualsiasi autorevolezza. In realt\u00e0 oggi raccogliamo l\u2019esito di un complesso processo avviato molto tempo addietro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Con la Rivoluzione industriale infatti si determina una socializzazione dei modi di produzione e della forza lavoro che pur lasciando inizialmente inalterati altri equilibri fa da preludio alla socializzazione della riproduzione, intesa quest\u2019ultima non soltanto come prosecuzione della specie ma anche come educazione della prole e sua cura.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Le conseguenze sono di vastissima portata. Con la diffusione negli anni \u201840 di una nuova ideologia della Riforma Sociale e grazie alla forte intensificazione del welfare, dal dopo-guerra in poi si strutturano una serie di garanzie delle quali prima il cittadino non poteva godere, come ad esempio il diritto alla salute. Si garantisce a tutti la possibilit\u00e0 di ricevere un trattamento medico e di curarsi, correggendo cos\u00ec, pur se parzialmente, la disuguaglianza dei redditi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Nel 1942 con il piano Beveridge in Gran Bretagna, e poi a seguire in tanti altri Paesi che prendono quest\u2019ultimo come modello, lo Stato si fa carico della salute che diventa oggetto della azione statale. Accade la stessa cosa con l\u2019istruzione che, gi\u00e0 obbligatoria in Italia grazie alla legge Casati varata nel 1859, fu impartita nelle scuole alleggerendo la famiglia dall\u2019incombenza di farlo entro le mura domestiche, spesso senza avere a disposizione le risorse necessarie<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Nell\u2019arco di un tempo relativamente breve si sviluppano saperi e pratiche che di fatto \u2018sottraggono\u2019 al nucleo domestico una serie di funzioni e di processi produttivi. Educatori, assistenti sociali, riformatori del sistema penale e altri \u201cpatologi\u201d vanno a comporre le fitte schiere di quelli che Ivan Illich, non senza scherno, chiamava \u201cesperti\u201d che, prendendo in consegna la famiglia, ne socializzano pressocch\u00e8 tutte le funzioni parentali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Si diffonde la convinzione che questa non sia affatto in grado di assolvere alle funzioni precedentemente espletate.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Intorno agli anni\u201950, e ulteriormente negli anni \u201970 psicologi, sociologi e assistenti sociali, quasi tutti \u201cgli esperti\u201d del campo insomma, si pronunciano contro i valori della famiglia tradizionale e autoritaria a favore di \u201cuna famiglia democratica\u201d. Secondo Bertand Russell alla famiglia si sostituisce lo Stato, alienandole una serie di funzioni: la salute nelle mani dei pediatri, l\u2019educazione in mano ai pedagogisti, l\u2019istruzione \u00e8 compito della scuola, la professione lavorativa ora socializzata, prima svolta dal padre fuori dalle mura domestiche, non viene pi\u00f9 tramandata di generazione in generazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">I nuovi modi di produzione, inaugurati dalla Rivoluzione industriale e poi incrementati dallo sviluppo del neocapitalismo segnano profondamente gli equilibri della famiglia, sottoposta a una potente trasformazione che la svuota del suo compito originario. Subendo congiuntamente l\u2019espansione della societ\u00e0 dei consumi viene letteralmente demoralizzata.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">I genitori cos\u00ec da educatori vengono declassati a meri distributori di attenzioni, premure, oggetti. Si crede che provvedere alla sicurezza del figlio equivalga a soddisfare ogni suo bisogno e desiderio, temendo che diversamente esso possa subire dei traumi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Si assiste al declino della autorevolezza. Il genitore ormai molto pi\u00f9 simile a un amichetto di mezza et\u00e0, \u00e8 incapace di dire di no ai propri figli persino relativamente alle azioni pi\u00f9 semplici come fargli indossare una giacca se infreddolito, per fare un esempio banale<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Se fallisce il compito educativo diventando iperprotettivi si sospende il giudizio morale abdicando alla propria responsabilit\u00e0, il genitore smette di essere il punto di riferimento. Procedendo in tal modo si impedisce quella che Heinz Kohut chiamava \u201cdelusione ottimale\u201d o graduale, che consente al bambino di affrontare in modo sano ed equilibrato le sfide della vita, imparando gradualmente a provvedere a s\u00e9 stesso. Si struttura col figlio un legame di natura narcisistica giocato in chiave seduttiva.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Nella nostra cultura d\u2019altronde si presentano costanti delle componenti psicologiche tipiche anche del narcisismo patologico: il prestigio della fama e della celebrit\u00e0, la paura della concorrenza, rapporti personali superficiali e precari, paura della morte. La genitorialit\u00e0 oggi si muove confusamente tra due polarit\u00e0 educative: dalla permissivit\u00e0 assoluta cui si d\u00e0 il via nel nome delle esigenze del bambino si approda al culto della autenticit\u00e0 che arriva a essere prioritaria persino rispetto alla condotta da seguire.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Qui nasce il mito del dialogo per cui l\u2019imperativo categorico \u00e8 parlare , verbalizzare, \u201csocializzare le proprie emozioni\u201d a prescindere dalla et\u00e0 dei figli, ignari del fatto che anche le parole possono essere tossiche come poche altre cose per un bambino. Si innesca quella mania di introspezione che ci mostra genitori insicuri che cercano di ottenere dai propri figli l\u2019accettazione di cui hanno bisogno.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Dunque invasione della famiglia da parte della cultura di massa unitamente a nozioni di psicologia mal assimilate alimentano il conflitto generazionale e il crollo della autorevolezza dei genitori, sdoganando la loro impotenza rispetto al compito primario che \u00e8 quello di stabilire dei punti fermi che servano al bambino come una bussola per orientarsi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Oggi la genitorialit\u00e0 si rivela incapace di accedere alla responsabilit\u00e0, concetto che invece riveste un ruolo cardine anche in ambito giuridico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Nella responsabilit\u00e0 risuona una ingiunzione a rispondere. La \u2018respons-abilit\u00e0\u2019 \u00e8 proprio questa capacit\u00e0 a rispondere. Si risponde dei propri atti, di ci\u00f2 che si dice; dobbiamo risponderne di fronte all\u2019 Altro. Ci deve essere un soggetto che si prenda la responsabilit\u00e0 di dire \u201cio\u201d. Soltanto un io libero pu\u00f2 rispondere alla chiamata della responsabilit\u00e0 che, come dice Heidegger, \u201cci cade addosso dal di dentro\u201d nel senso che non \u00e8 mai una scelta eteronoma la responsabilit\u00e0. E\u2019 in primo luogo autonoma. Anche in Heidegger si rintraccia questo elemento quando spiega, mettendo in risalto la singolarit\u00e0 insostituibile che connota la responsabilit\u00e0, che nessuno pu\u00f2 morire al posto di un altro. Non si muore per gli altri, al posto degli altri nonostante che morendo concediamo all\u2019altro qualche attimo di vita in pi\u00f9. Singolarit\u00e0 insostituibile che esclude ogni eteronomia della responsabilit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Eppure una aporia imprevista quanto essenziale abita il cuore stesso della responsabilit\u00e0. Infatti se da una parte la condizione della responsabilit\u00e0 \u00e8 poter prendere una decisione in \u201cscienza e coscienza\u201d ossia sapere ci\u00f2 che si fa, perch\u00e9 lo si fa e in quali modalit\u00e0, dall\u2019altra coesiste anche una condizione di impossibilit\u00e0, scrive J. Derrida regalandoci una profonda dissertazione sulla responsabilit\u00e0. Se infatti ci si conforma a un sapere accontentandosi di seguirlo, non sar\u00e0 pi\u00f9 una decisione responsabile ma \u201cla messa in opera tecnica di un dispositivo cognitivo\u201d. In questo ambito giustificarsi con un: \u201cL\u2019ha detto l\u2019esperto tal dei tali\u201d non funziona perch\u00e9 sarebbe sempre e comunque un atto eteronomo, e in quanto tale sempre omologante e mai responsabile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Responsabilit\u00e0 \u00e8 indipendenza rispetto al sapere costituito, c\u2019\u00e8 in essa un elemento eretico. Airesis come scelta, scarto rispetto alla dottrina ufficiale. Secondo Derrida questa eresia \u00e8 condizione essenziale della Responsabilit\u00e0 e la destina alla resistenza o alla dissidenza. Non si d\u00e0 responsabilit\u00e0 senza rottura dissidente e inventiva con la tradizione, con la dottrina e con l\u2019autorit\u00e0. La responsabilit\u00e0 non ammette deleghe ed \u00e8 paradossale ed estremamente significativo che proprio in un momento storico come quello attuale in cui la societ\u00e0 ha dalla sua molteplici agenzie educative e altrettante figure professionali, la sofferenza e lo spaesamento giovanile e la delinquenza dilaghino senza precedenti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Rispondere alla chiamata della responsabilit\u00e0 \u00e8 dire &#8220;io&#8221;. E&#8217; recuperare l\u2019autorevolezza di fronte ai figli senza delegare comodamente qualcun altro a fare ci\u00f2 che di fatto non potr\u00e0 mai essere fatto da nessun altro al posto nostro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Fonte:\u00a0<a href=\"https:\/\/www.lantidiplomatico.it\/dettnews-lemergenza_socioeducativa_e_il_ruolo_del_genitore_oggi\/46096_60804\/\">https:\/\/www.lantidiplomatico.it\/dettnews-lemergenza_socioeducativa_e_il_ruolo_del_genitore_oggi\/46096_60804\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di L&#8217;ANTIDIPLOMATICO (Angela Fais) Sempre pi\u00f9 spesso si impongono all\u2019 attenzione dell\u2019opinione pubblica fatti di cronaca agghiaccianti per atrocit\u00e0 e cinismo e sconvolgenti per la superficialit\u00e0 con cui vengono commessi. Non si sbaglia nel dire che la nostra societ\u00e0 vive ormai una emergenza socio-educativa cronica ed estremamente allarmante. 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