{"id":90280,"date":"2025-05-27T09:00:30","date_gmt":"2025-05-27T07:00:30","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=90280"},"modified":"2025-05-26T16:35:59","modified_gmt":"2025-05-26T14:35:59","slug":"capitalismo-delle-infrastrutture-e-politica-delle-rovine","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=90280","title":{"rendered":"Capitalismo delle infrastrutture e politica delle rovine"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\"><strong>di LE PAROLE E LE COSE (Vando Borghi)<\/strong><\/p>\n<div class=\"post-thumbnail\" style=\"text-align: justify\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"attachment-full size-full wp-post-image\" src=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/wp-content\/uploads\/infrastrutture.jpg\" alt=\"\" width=\"1450\" height=\"500\" data-attachment-id=\"51511\" data-permalink=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/?attachment_id=51511\" data-orig-file=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/wp-content\/uploads\/infrastrutture.jpg\" data-orig-size=\"1450,500\" data-comments-opened=\"1\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}\" data-image-title=\"infrastrutture\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"\" data-medium-file=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/wp-content\/uploads\/infrastrutture-300x103.jpg\" data-large-file=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/wp-content\/uploads\/infrastrutture-1024x353.jpg\" \/><\/div>\n<div class=\"content-wrap\" style=\"text-align: justify\">\n<div class=\"entry-content\">\n<h4>di Vando Borghi<\/h4>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<pre>Ecologie della trasformazione, rubrica a cura di  \r\n\u00a0 \r\nEmanuele Leonardi e Giulia Arrighetti<\/pre>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\u00c8 un abbaglio frequente quello di vedere rivoluzioni o fratture epocali ad ogni passaggio trasformativo delle condizioni di integrazione tra economia e societ\u00e0. Il \u201cbasso continuo\u201d dello spartito sul quale suona il capitalismo contemporaneo costituisce un registro musicale piuttosto costante, da qualche secolo a questa parte. Tuttavia \u00e8 importante cogliere anche il modo in cui queste continuit\u00e0 si combinano con fattori di discontinuit\u00e0, che incidono e modificano le nostre forme di vita. Il\u00a0<em>capitalismo delle infrastrutture<\/em>\u00a0\u00e8 il modo in cui si caratterizza questa combinazione di continuit\u00e0 e discontinuit\u00e0 nel nostro presente.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\u201cCon capitalismo delle infrastrutture \u2013 scrivono\u00a0<a href=\"https:\/\/read.dukeupress.edu\/south-atlantic-quarterly\/article\/120\/3\/647\/174116\/Mobilizing-Truck-Drivers-in-ChinaNew-Migrant\">Kevin Lin e Pun Ngai<\/a>\u00a0\u2013 ci riferiamo a una forma di capitalismo che si basa sulla produzione e sull\u2019espansione di infrastrutture fisiche e digitali intersecate tra loro\u201d. E proseguono sottolineando come in questa specifica fase del capitalismo sia in gioco \u201cla base materiale di tutte le altre forme di materialit\u00e0 del capitalismo, vale a dire il capitalismo estrattivo, il capitalismo monopolistico e il capitalismo digitale o delle piattaforme\u201d. In effetti non \u00e8 soltanto questione della \u201cmaterial base of all other forms of materiality of capitalism\u201d, per riprendere i termini dell\u2019efficace definizione di Lin e Ngai. Il capitalismo delle infrastrutture, infatti, ha che fare con una\u00a0<a href=\"https:\/\/www.rivisteweb.it\/doi\/10.1423\/101989\">ridefinizione pi\u00f9 complessiva<\/a>: l\u2019esperienza che facciamo del rapporto con il mondo e con gli altri esseri viventi dipende in modo sempre pi\u00f9 rilevante e capillare dalle infrastrutture su cui sono incardinate le forme di vita contemporanee. E ancora, non si tratta solo del rapporto tra sistema economico e organizzazione sociale. Per afferrarne pienamente l\u2019estensione e l\u2019intensione occorre assumere una\u00a0<a href=\"https:\/\/www.laterza.it\/scheda-libro\/?isbn=9788858149980\">concezione ampia del capitalismo<\/a>, secondo la quale esso non \u00e8 riducibile unicamente ad un sistema economico. Il capitalismo, in tale prospettiva, \u00e8 piuttosto un\u00a0<em>ordine sociale istituzionalizzato<\/em>, cio\u00e8 una forma di vita sociale nel suo insieme stabilizzata in un assetto istituzionale dato, attraverso il quale \u00e8 organizzato lo scambio metabolico che consente alla societ\u00e0 di sussistere e riprodursi. Il capitalismo delle infrastrutture emerge dunque alla confluenza di processi che investono questo ampio spettro di dimensioni.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Quello che \u00e8 andato delineandosi \u00e8 uno scenario in cui la \u201c<a href=\"https:\/\/www.editionsladecouverte.fr\/la_bureaucratisation_du_monde_a_l_ere_neoliberale-9782707174390\">burocratizzazione neoliberale del mondo<\/a>\u201d ha operato una profonda trasformazione del rapporto tra controllo delle infrastrutture (anche quelle pubbliche) e potere, producendo una inedita compenetrazione tra strutture statali e di mercato, ci\u00f2 che Keller Easterling definisce \u201c<a href=\"https:\/\/emporium.treccani.it\/it\/lo-spazio-in-cui-ci-muoviamo-keller-easterling-3011518.html\">extrastatecraft<\/a>\u201d, in cui si assiste alla crescente ibridazione tra pubblico e privato (e al dominio del secondo sul primo). Questa ristrutturazione della dimensione istituzionale del capitalismo contemporaneo si \u00e8 saldata con l\u2019emergere di una \u201c<a href=\"https:\/\/www.seuil.com\/ouvrage\/la-societe-hyper-industrielle-pierre-veltz\/9782021331820\">societ\u00e0 iperindustriale<\/a>\u201d il cui codice fondativo \u00e8 la\u00a0<em>connettivit\u00e0<\/em>, vale a dire il fatto che \u201cche tutti i compiti, tutti gli attori, tutti i processi possono ormai essere connessi tra loro, a molteplici scale geografiche, creando passaggi di masse enormi di dati che sono la materia prima delle nuove catene del valore\u201d. Naturalmente le retoriche, celebrative o apocalittiche che siano, che enfatizzano esclusivamente la dimensione digitale di questa discontinuit\u00e0, a sua volta rappresentata come straordinaria occasione di dematerializzazione e disintermediazione, non ci devono distrarre. In realt\u00e0 \u00e8 proprio sul piano della socio-materialit\u00e0 e quindi dell\u2019ibridazione tra materiale e immateriale che va collocata la discontinuit\u00e0 di cui dicevo. Come anche gli osservatori del\u00a0<a href=\"https:\/\/www.weforum.org\/stories\/2024\/04\/how-will-phygital-infrastructure-impact-growth-in-developing-economies\/\">mondo economico<\/a>\u00a0hanno appreso a definirle, le infrastrutture del capitalismo contemporaneo sono\u00a0<em>phygital<\/em>, sono cio\u00e8 ecosistemi fisici, digitali e relazionali che incorporano e riproducono uno specifico ordine sociale istituzionalizzato.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Il perno della trasformazione in corso sono dunque le infrastrutture. Una\u00a0<a href=\"https:\/\/www.routledge.com\/Infrastructures-and-Social-Complexity-A-Companion\/Harvey-Jensen-Morita\/p\/book\/9780367875350?srsltid=AfmBOooVc2MS5bIh3mcUCM_nHRMpgNE1syjkTuR__1AFq2sbpmOkY4xS\">letteratura<\/a>\u00a0oramai molto ampia mostra che il termine infrastruttura va usato in una accezione che comprende e, allo stesso tempo, trascende la dimensione fisica (strade, citt\u00e0, ferrovie ad alta velocit\u00e0, reti elettriche o idrauliche e cos\u00ec via) cui siamo normalmente portati ad associarlo. Gi\u00e0 nella sua stessa origine etimologica, l\u2019infrastruttura implica sia i sistemi sociotecnici nella loro dimensione materiale, organizzativa, amministrativa; sia i processi attraverso cui quei sistemi sono istituiti ed entrano in relazione con altri, creano reti e connessioni. \u00a0La prospettiva delle infrastrutture, dunque, \u00e8 aperta a\u00a0<a href=\"https:\/\/www.orthotes.com\/infrastrutture\/\">campi di ricerca<\/a>\u00a0e\u00a0<a href=\"https:\/\/journals.sagepub.com\/doi\/abs\/10.1177\/1468795X251327054\">chiavi interpretative<\/a>\u00a0assai ampie. Per riprendere ancora una volta la definizione di\u00a0<a href=\"https:\/\/www.annualreviews.org\/content\/journals\/10.1146\/annurev-anthro-092412-155522\">Brian Larkin<\/a>, onnipresente nei lavori che indagano le infrastrutture, queste ultime sono caratterizzate da una specifica ambivalenza. Esse sono cose, dunque oggetti indagabili nella loro materialit\u00e0 (e relativa caducit\u00e0, aspetto assai importante); ma sono allo stesso tempo relazioni tra quelle cose, incorporando logiche funzionali e modelli di relazione di cui il capitalismo contemporaneo si avvale per intraprendere una sempre pi\u00f9 capillare sincronizzazione tra infrastrutture delle cose e infrastrutture dell\u2019esperienza. Anche concentrando l\u2019attenzione soltanto sui processi produttivi, risulta chiaro che questa peculiarit\u00e0 ontologica delle infrastrutture \u00e8 alla base di un modello\u00a0<a href=\"https:\/\/www.triple-c.at\/index.php\/tripleC\/article\/view\/425\"><em>frictionless<\/em><\/a>\u00a0della connessione tra piattaforme, lavoro, stili di vita,\u00a0<em>timescapes<\/em>, modelli di consumo, logiche dell\u2019attenzione, logistica, orizzonti dell\u2019esperienza e dell\u2019immaginario dei soggetti. Un immaginario di connettivit\u00e0 che aggiorna le sue\u00a0<a href=\"https:\/\/rowman.com\/ISBN\/9781538174081\/Imaginaries-of-Connectivity-The-Creation-of-Novel-Spaces-of-Governance\">caratteristiche storiche<\/a>\u00a0secondo quello che \u00e8 lo \u201c<a href=\"https:\/\/mitpress.mit.edu\/9780262544511\/the-smartness-mandate\/\">smartness mandate<\/a>\u201d del capitalismo contemporaneo. Senza entrare nel dettaglio del processo di crescente ibridazione tra infrastrutture e piattaforme, cio\u00e8 del processo che\u00a0<a href=\"https:\/\/journals.sagepub.com\/doi\/full\/10.1177\/1461444816661553\">\u00e8 stato definito<\/a>\u00a0di simultanea \u201cpiattaformizzazione delle infrastrutture\u201d e \u201cinfrastrutturazione delle piattaforme\u201d, ci\u00f2 che \u00e8 importante sottolineare \u00e8 che il\u00a0<a href=\"https:\/\/journals.sagepub.com\/doi\/full\/10.1177\/0032329219838932\">modello di business<\/a>\u00a0dei giganti del capitalismo delle infrastrutture non si limita a connettere attori sociali ed economici, luoghi, oggetti e pratiche: tali sistemi socio-tecnici infatti \u201c<a href=\"https:\/\/www.guerini.it\/index.php\/prodotto\/platform-society\/\">orientano il modo in cui si connettono tra loro<\/a>\u201d (altro che disintermediazione). Per quanto digitalizzazione e intelligenza artificiale giochino un ruolo chiave in queste trasformazioni, nessun determinismo tecnologico consente di dare efficacemente conto di un passaggio che esige piuttosto una\u00a0<a href=\"https:\/\/sociologica.unibo.it\/article\/view\/11613\">lettura braudeliana<\/a>\u00a0del rapporto tra dinamiche sociali, economiche, politiche e culturali. Una trasformazione che compenetra in profondit\u00e0 la stessa organizzazione del lavoro, allorch\u00e9 il capitalismo delle infrastrutture \u201c<a href=\"https:\/\/journals.sagepub.com\/doi\/10.1177\/20594364241226846\">sincronizza tecniche discorsive, simboliche e sensoriali nelle sue pratiche commerciali, occupazionali e di formazione aziendale<\/a>\u201d per accrescere la sua presa trasversalmente al confine tra lavoro e forme di vita. In altre parole,\u00a0<em>il capitalismo contemporaneo \u00e8 infrastrutturale perch\u00e9 tutte le sfere della vita sociale sono sempre pi\u00f9 profondamente influenzate da processi e logiche infrastrutturali<\/em>.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Tuttavia, \u00e8 importante non farsi abbagliare dallo schermo retroilluminato del capitalismo infrastrutturale. Le infrastrutture costituiscono una\u00a0<a href=\"https:\/\/www.dukeupress.edu\/the-promise-of-infrastructure\">promessa di futuro<\/a>, facendo quindi (anche) dell\u2019orizzonte temporale un campo di battaglia e un territorio da colonizzare, nel quale il\u00a0<a href=\"https:\/\/www.editionsladecouverte.fr\/la_perspective_du_possible-9782348067341\">possibile<\/a>\u00a0\u2013 un possibile aperto, potenzialmente trasformativo \u2013 viene addomesticato e ricondotto alle logiche che dominano il nostro presente. Tuttavia, come in un nastro di Moebius, quelle promesse contengono\u00a0<a href=\"https:\/\/www.jstor.org\/stable\/24778133\">paradossalmente<\/a>\u00a0anche le proprie\u00a0<a href=\"https:\/\/www.routledge.com\/The-Ruins-of-Capitalism-and-Possibilism-Beyond-Homo-Faber\/Borghi\/p\/book\/9781032606583\"><em>rovine<\/em><\/a>. La riflessione critica su questi processi si configura dunque come la messa in discussione di un paradigma in cui le rovine tra le quali\u00a0<em>gi\u00e0 ora<\/em>\u00a0viviamo sono consustanziali ad una (rinnovata) promessa di sviluppo che prende le forme del capitalismo delle infrastrutture.\u00a0<em>Il riconoscimento della valenza politica della critica delle rovine, in altre parole, esige la critica della promessa delle infrastrutture<\/em>. Si tratta di elaborare una critica in grado di tracciare i nessi tra rovine di diversa natura e di rendere evidente il modo in cui esse sono parte integrante della promessa delle infrastrutture.\u00a0<em>Rovine del sociale<\/em>, in primo luogo, come esito di una drammatica intensificazione delle disuguaglianze, della frequente sostituzione del filantropismo al welfare, della precarizzazione del lavoro e dell\u2019estensione delle condizioni di lavoro forzato, della moltiplicazione delle \u201cmorti per disperazione\u201d e della pi\u00f9 complessiva erosione delle basi stesse del legame sociale; rovine che hanno indotto a parlare di\u00a0<a href=\"https:\/\/journals.sagepub.com\/doi\/abs\/10.1177\/1440783319857904\">ri-feudalizzazione<\/a>\u00a0come esito paradossale delle modernizzazione capitalistica contemporanea, rintracciabile anche nelle involuzioni del rapporto tra\u00a0<a href=\"https:\/\/www.annualreviews.org\/content\/journals\/10.1146\/annurev-lawsocsci-111522-075848\">diritto<\/a>\u00a0e\u00a0<a href=\"https:\/\/academic.oup.com\/icon\/article\/11\/1\/129\/776197\">processi di mercato<\/a>\u00a0(tema peraltro al centro di un interessante\u00a0<a href=\"https:\/\/newleftreview.org\/issues\/ii133\/articles\/evgeny-morozov-critique-of-techno-feudal-reason\">dibattito<\/a>).\u00a0<em>Rovine ecologiche<\/em>, allorch\u00e9\u00a0<a href=\"https:\/\/press.uchicago.edu\/ucp\/books\/book\/chicago\/C\/bo8642262.html\">l\u2019abitabilit\u00e0 del Pianeta<\/a>, cio\u00e8 le condizioni che consentono la riproduzione degli esseri viventi su di esso, \u00e8 messa sempre pi\u00f9 a rischio dal modo in cui il Globo, in quanto progetto umano centrato sul dominio del Pianeta (cio\u00e8 il sistema terrestre come sistema fisico naturale), distrugge irrimediabilmente porzioni sempre pi\u00f9 ampie della biosfera, facendo gi\u00e0 ora di noi dei\u00a0<a href=\"https:\/\/www.kellereditore.it\/prodotto\/il-fungo-alla-fine-del-mondo-anna-lowenhaupt-tsing\/\">sopravvissuti tra le rovine del capitalismo<\/a>. E ancora,\u00a0<a href=\"https:\/\/www.meltemieditore.it\/autore-nome-cognome\/bernard-stiegler\/\"><em>miseria simbolica<\/em><\/a>, l\u2019insieme di rovine prodotte dal crescente spossessamento della conoscenza, gi\u00e0 iniziata a suo tempo con la cosiddetta organizzazione scientifica del lavoro, estesasi poi anche all\u2019attivit\u00e0 di consumo all\u2019epoca della profilazione capillare e dell\u2019orientamento stringente alle scelte che le infrastrutture contemporanee sono in grado di produrre e, infine, dilatata alle nostre forme di vita\u00a0<em>tout court<\/em>, sia perch\u00e9 sempre pi\u00f9 interamente assorbite nella coppia lavoro-consumo, sia perch\u00e9 \u2013 come gi\u00e0 sottolineato \u2013 questa fase del capitalismo si fonda sulla connettivit\u00e0\u00a0<em>just-in-time<\/em>\u00a0delle infrastrutture delle cose con le infrastrutture dell\u2019esperienza.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>La lettura politica delle rovine deve allora avviare un cantiere del pensiero (<a href=\"https:\/\/compass.onlinelibrary.wiley.com\/doi\/abs\/10.1111\/gec3.12377\"><em>ruins thinking<\/em><\/a>) che consenta di rimettere in gioco quella\u00a0<a href=\"https:\/\/www.feltrinellieditore.it\/opera\/la-speranza-progettuale\/\">speranza progettuale<\/a>\u00a0su cui Tom\u00e0s Maldonado aveva a suo tempo insistito, quando i primi sintomi di queste rovine costringevano gi\u00e0 a riesaminare criticamente il senso dell\u2019idea stessa di progetto. Si tratta di esplorare il modo in cui, anche aprendo situazioni di conflitto sociale, si danno comunque concezioni differenti di\u00a0<a href=\"https:\/\/www.sciencedirect.com\/science\/article\/pii\/S0959378022000255\">ci\u00f2 che \u00e8 possibile fare<\/a>, e di\u00a0 come le nostre infrastrutture debbano essere\u00a0<a href=\"https:\/\/www.jstor.org\/stable\/27182674?seq=1\">profondamente ripensate<\/a>, affrontando i \u201c<a href=\"https:\/\/www.editionsdivergences.com\/livre\/politiser-le-renoncement\">negative commons<\/a>\u201d ereditati da promesse di futuro gi\u00e0 rivelatesi rovinose, facendo emergere la ricchezza di pratiche e indicazioni fondate su una\u00a0<a href=\"https:\/\/www.editionsladecouverte.fr\/le_soin_des_choses-9782348064838\">politica della manutenzione<\/a>\u00a0in quanto attivit\u00e0 ordinaria e diffusa di cura delle relazioni, dei territori e degli ecosistemi. Centrale, a questo proposito, \u00e8 la dimensione della conoscenza, in quanto terreno a partire dal quale le rovine del capitalismo delle infrastrutture rischiano di neutralizzare le basi stesse di una tale lettura critica. Il filosofo Bernard Stiegler ne aveva a suo tempo fatto il terreno progettuale su cui legare il problema globale all\u2019<a href=\"https:\/\/montevil.org\/publications\/chapters\/2023-montevil-stiegler-memory-future\/\">iniziativa territoriale locale<\/a>. La sua morte prematura ha interrotto quel percorso, della cui ampia convergenza che aveva ottenuto rimangono\u00a0<a href=\"https:\/\/internation.world\/\">tracce in rete<\/a>. Ma il tema di immaginare infrastrutture che sottraggano la produzione della conoscenza a pochi\u00a0<em>global players<\/em>, in ragione della estrema rilevanza pubblica di tale attivit\u00e0, continua non solo a rimanere urgente ma presenta\u00a0<a href=\"https:\/\/www.laterza.it\/scheda-libro\/?isbn=9788858145371\">numerosi elementi di fattibilit\u00e0<\/a>.<\/p>\n<p><strong>FONTE:<a href=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=51509\">https:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=51509<\/a><\/strong><\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di LE PAROLE E LE COSE (Vando Borghi) di Vando Borghi &nbsp; Ecologie della trasformazione, rubrica a cura di \u00a0 Emanuele Leonardi e Giulia Arrighetti &nbsp; \u00c8 un abbaglio frequente quello di vedere rivoluzioni o fratture epocali ad ogni passaggio trasformativo delle condizioni di integrazione tra economia e societ\u00e0. 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