{"id":90367,"date":"2025-06-03T08:45:01","date_gmt":"2025-06-03T06:45:01","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=90367"},"modified":"2025-06-03T08:45:01","modified_gmt":"2025-06-03T06:45:01","slug":"il-tempo-scuola-fugge-et-non-sarresta-una-hora","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=90367","title":{"rendered":"Il tempo-scuola fugge&#8230;et non s&#8217;arresta una hora"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\"><strong>di LE PAROLE E LE COSE (Emanuela Bandini)<\/strong><\/p>\n<div class=\"post-thumbnail\" style=\"text-align: justify\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"attachment-full size-full wp-post-image\" src=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/wp-content\/uploads\/pas-docenti-min.jpg\" alt=\"\" width=\"1450\" height=\"499\" data-attachment-id=\"36241\" data-permalink=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/?attachment_id=36241\" data-orig-file=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/wp-content\/uploads\/pas-docenti-min.jpg\" data-orig-size=\"1450,499\" data-comments-opened=\"1\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}\" data-image-title=\"pas-docenti-min\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"\" data-medium-file=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/wp-content\/uploads\/pas-docenti-min-300x103.jpg\" data-large-file=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/wp-content\/uploads\/pas-docenti-min-1024x352.jpg\" \/><\/div>\n<div class=\"content-wrap\" style=\"text-align: justify\">\n<div class=\"entry-content\">\n<p>&nbsp;<\/p>\n<pre>Consigli di classe. Scuola, democrazia e societ\u00e0, \r\nrubrica a cura di Mimmo Cangiano<\/pre>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Una delle lamentele pi\u00f9 frequenti che si possano ascoltare nelle sale insegnanti di tutto lo Stivale \u00e8 che a scuola, in classe, non si riesca pi\u00f9 a fare quello che si riusciva a fare solo cinque o sei anni fa, nonostante ci si senta sempre pi\u00f9 carichi di lavoro: c\u2019\u00e8 chi attribuisce questa difficolt\u00e0 alle diverse caratteristiche delle nuove generazioni, chi invece alle mutate condizioni dei dispositivo scolastico, che negli ultimi venticinque anni ha attraversato non meno di quattro grandi processi di riforma e revisione (Berlinguer, Moratti, Gelmini, Renzi) e una serie di continui \u201caggiustamenti interni\u201d, che, pur mantenendone immutata la struttura portante, hanno modificato profondamente quello che si fa (o si riesce a fare) nelle aule.<\/p>\n<p>Vorrei provare a dimostrare che la percezione di un tempo-scuola che sembra sfuggire tra le mani, sempre pi\u00f9 ridotto e frammentato, a cui corrisponde, paradossalmente, un aumentato carico di lavoro non retribuito, non \u00e8 solo una\u00a0<em>laudatio temporis acti<\/em>, ma \u00e8 l\u2019effetto delle politiche che negli ultimi anni si sono abbattute sulla scuola.<\/p>\n<p>Da docente di Lettere, comincer\u00f2 da ci\u00f2 che mi \u00e8 pi\u00f9 noto.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>L\u2019erosione del tempo-scuola dedicato alle materie umanistiche<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Innanzitutto \u00e8 possibile osservare, con l\u2019unica eccezione degli istituti tecnici, una diminuzione generalizzata delle ore dedicate alle materie umanistiche, come dimostrano due casi esemplari.<\/p>\n<p>Il primo \u00e8 quello della scuola secondaria di I grado: dal 1979 (D.M. 9 febbraio del 1979, Ministro Pedini) il quadro orario dell\u2019allora scuola media prevedeva, per ciascun anno del triennio, sette ore di Italiano, due di Storia ed Educazione civica, due di Geografia; con la Legge 75\/2005, la cosiddetta \u201cRiforma Moratti\u201d, \u00e8 rimasto inalterato il monte-ore di Storia e Geografia, mentre le ore di italiano sono state ridotte da sette a sei. Quindi, in un\u2019et\u00e0 cruciale come quella della fascia 11-14 anni, i ragazzi e le ragazze hanno letto, scritto, parlato, riflettuto sulla lingua per quasi cento ore in meno nell\u2019arco del triennio: ci\u00f2 significa non solo che gli insegnanti hanno, giocoforza, \u201cfatto\u201d meno (meno argomenti, o in modo meno approfondito), ma che gli studenti hanno avuto meno tempo a disposizione per sviluppare competenze di lettoscrittura, lessicali, espressive\u2026<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Si aggiunga il fatto che, di queste sei ore rimaste, una \u00e8 stata scorporata e rinominata \u201cApprofondimento di italiano\u201d (buffo che si dedichi un\u2019ora ad approfondire quello che \u00e8 stato affrontato in maniera pi\u00f9 superficiale nelle restanti cinque ore), e pu\u00f2 essere affidata ad un docente diverso da quello delle altre cinque ore, aggravando cos\u00ec la dispersione di energie e frammentando ulteriormente la disciplina, che gi\u00e0 (e ne \u00e8 testimone la recentissima discussione sulle\u00a0<em>Nuove Indicazioni Nazionali<\/em>) fatica a trovare una\u00a0<em>ratio<\/em>\u00a0tra i due fuochi dell\u2019educazione linguistica e di quella letteraria.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Il secondo caso, ancora pi\u00f9 lampante, \u00e8 quello che \u00e8 accaduto in alcuni indirizzi superiori, ad esempio il liceo scientifico: se nel triennio il monte ore delle materie umanistiche (italiano, latino, storia, filosofia), nel passaggio dalla scansione prevista dal D.M. 24 aprile 1963 (ministro Gui, quello della riforma della scuola media unica, per intenderci) a quella delle Leggi 133 e 169\/2008 (Ministri e Gelmini) \u00e8 stato riorganizzato, ma \u00e8 rimasto sostanzialmente invariato, cos\u00ec non si pu\u00f2 dire per quello del biennio. Infatti, la drastica riduzione delle ore di Latino e l\u2019accorpamento della Storia e della Geografia, anche in questo caso con una riduzione, nella nuova disciplina di Geostoria, ha fatto s\u00ec che il monte-ore di materie umanistiche scendesse da 13 a 10 nella classe I e da 11 a 10 nella classe II. Ci\u00f2 equivale, nell\u2019arco del biennio, a ben 264 ore di lezione in meno. Ora, lungi da chi scrive l\u2019idea che il latino (o qualsiasi altra materia scolastica) abbia capacit\u00e0 taumaturgiche (se n\u2019\u00e8 scritto\u00a0<a href=\"https:\/\/laletteraturaenoi.it\/2025\/01\/26\/il-latino-e-reazionario-e-classista\/\">qui<\/a>), ma \u00e8 innegabile che eliminare quasi duecento ore di lavoro in classe su una disciplina linguistica (pi\u00f9 tutto il corrispondente lavoro a casa) non pu\u00f2 non avere un impatto sullo sviluppo di competenze linguistiche, espressive e testuali, anche trasversali, che poi risultano necessarie per affrontare il triennio in modo adeguato. Per inciso, le ore di italiano sono diminuite anche nel biennio degli istituti tecnici, da cinque a quattro a settimana (bench\u00e9 compensate, poi, da un corrispondente aumento nel triennio).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\u00c8 da sottolineare, poi, che il taglio delle ore delle discipline umanistiche \u00e8 concentrato negli anni dell\u2019obbligo scolastico (secondaria di I grado e primo biennio del II grado): di fatto, uno studente o una studentessa che oggi arriva al terzo anno di un liceo scientifico lo fa con oltre 350 ore di lezione (di italiano, storia e geografia, latino) in meno di un suo coetaneo di quindici anni fa. Non si dimentichi, poi, che nelle ore di italiano si lavora in modo specifico su competenze trasversali di comprensione del testo e produzione orale e scritta, che hanno poi ricadute anche su tutte le altre discipline. Non c\u2019\u00e8 da stupirsi, dunque, se anche docenti che non sono direttamente investiti da questo processo di contrazione facciano fatica a lavorare con classi che di certo non hanno (non possono avere, e sicuramente non per colpa di studenti e insegnanti) gli stessi prerequisiti di quelle di qualche anno fa, e che invece avrebbero il diritto di raggiungere i medesimi obiettivi di apprendimento, se non pi\u00f9 alti.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>L\u2019erosione del tempo-scuola dedicato alle discipline<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Alla una diminuzione, negli anni terminali dell\u2019obbligo, delle ore dedicate ad alcune discipline, prima fra tutte l\u2019italiano, si \u00e8 accompagnata,\u00a0 a partire almeno dal 2015, una diminuzione delle ore complessive dedicate alle discipline curricolari, che devono essere reindirizzate verso altre attivit\u00e0:<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\u2013 Percorsi per le Competenze Trasversali e l\u2019Orientamento (PCTO, ex Alternanza Scuola-lavoro, Legge 107\/2015 \u201cLa Buona scuola\u201d), istituiti dalla Legge 145 del 30 dicembre 2018, che prevedono attivit\u00e0 obbligatorie (e requisito d\u2019accesso all\u2019Esame di Stato) nel corso del triennio: 210 ore negli Istituti professionali, 150 ore negli Istituti Tecnici, 90 ore nei Licei.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\u2013 Educazione civica, insegnamento trasversale pluridisciplinare istituito dalla Legge 92 del 20 agosto 2019 e attivato dall\u2019a.s. 2020-2021, che impone lo svolgimento di almeno 33 ore annue della disciplina, con valutazione periodica e finale, per tutti gli ordini e gradi di scuola.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\u2013 Orientamento, istituito dal D.M. 328\/2022, che prevede almeno 30 ore annue, anche extracurricolari, per la secondaria di I grado e il primo biennio del II grado, e 30 ore curricolari nel triennio della secondaria di II grado (sulle criticit\u00e0 legate alla didattica orientativa e, in particolare, della formazione prevista per i tutor, si veda\u00a0<a href=\"https:\/\/laletteraturaenoi.it\/tag\/orientamento\/\">qui<\/a>).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Basta un rapido calcolo per rendersi conto che, nel triennio della scuola superiore, non meno di un centinaio di ore l\u2019anno (circa il 10% del monte-ore complessivo, a seconda degli indirizzi) vengono impiegate in attivit\u00e0 differenti da quelle normalmente richieste dalla didattica disciplinare in classe, che ovviamente ne soffre e deve continuamente rimodulare contenuti e obiettivi.<\/p>\n<p>A margine, si noti che tutte queste attivit\u00e0 hanno bisogno di tempo per essere progettate e rendicontate, ed eccoci dunque al terzo punto, poich\u00e9 on \u00e8 solo un tempo-scuola disciplinare progressivamente eroso e frammentato a generare nei docenti la costante sensazione di essere in affanno,\u00a0 di non avere pi\u00f9 tempo per dedicarsi alla didattica.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>L\u2019erosione del tempo dedicato all\u2019otium dei docenti<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\u00c8 in atto infatti, da almeno vent\u2019anni, un processo opposto che concorre a limare via via\u00a0 l\u2019<em>otium<\/em>\u00a0degli insegnanti (ovvero il tempo dedicato allo studio, all\u2019aggiornamento, alla pianificazione e progettazione delle attivit\u00e0 in classe), saturando all\u2019infinito quella \u201cfunzione docente\u201d i cui limiti non sono mai stati stabiliti in fase di contrattazione del CCNL.<\/p>\n<p>Infatti, a partire gradualmente dal 2002 e poi, obbligatoriamente, dal 2009 (sempre per la famigerata Legge Tremonti-Gelmini), tutti i docenti hanno 18 ore settimanali effettive di lezione in classe: tali provvedimenti hanno eliminato le cosiddette \u201core a disposizione\u201d che (soprattutto nella secondaria di I grado) venivano utilizzate non solo per le sostituzioni dei colleghi assenti, ma anche per le sorveglianze nella pausa-mensa, le attivit\u00e0 alternative all\u2019IRC, le compresenze, il supporto linguistico agli studenti non italofoni, ma hanno avuto un impatto notevole sulla composizione delle cattedre stesse, intaccando anche l\u2019aureo principio della continuit\u00e0 didattica per \u201cincastrare\u201d, come a tetris, il monte orario delle singole discipline nelle 18 ore (caso esemplare, quello dell\u2019insegnamento di storia e filosofia nei licei che non siano il classico, in cui, spesso, non si riesce a garantire che lo stesso docente porti le classi dalla terza alla quinta). Il 2009, inoltre, \u00e8 anche l\u2019anno in cui viene stabilito l\u2019innalzamento a 27 del numero minimo di alunni per le classi prime, sia nel I che nel II grado.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Il \u201ccombinato disposto\u201d di questi provvedimenti ha fatto s\u00ec che, rispetto a quindici anni fa, i docenti abbiano pi\u00f9 classi (almeno una, se non due, in pi\u00f9) e pi\u00f9 numerose. Ci\u00f2 comporta, ovviamente, un aumento del numero dei consigli di classe (pur sempre all\u2019interno del tetto delle 40 ore annue, ma esclusi gli scrutini), un aumento delle ore per i colloqui con le famiglie (attivit\u00e0 funzionale all\u2019insegnamento non quantificata nel CCNL), e spessissimo, per ovvi motivi pratici, un maggiore ricorso alle prove scritte rispetto alle prove orali, con un conseguente maggiore dispendio di tempo ed energie per la preparazione e la correzione delle verifiche.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Si aggiunga, negli ultimi anni, un crescente processo di burocratizzazione della funzione docente: non solo la progettazione e la rendicontazione di attivit\u00e0 come quelle gi\u00e0 elencate (PCTO, Educazione Civica, Orientamento), ma anche di uscite didattiche e viaggi di istruzione (che richiedono modulistica e preventivi che scoraggerebbero viaggiatori del calibro di Marco Polo e Magellano) o di attivit\u00e0 progettuali curricolari ed extracurricolari finanziate con fondi PON o PNRR; tute queste attivit\u00e0 e progetti necessitano di referenti e responsabili, con una moltiplicazione e sovrapposizione di incarichi (coordinatore di classe, tutor PCTO, referente di Educazione Civica\u2026) a cui spesso vengono riconosciuti compensi nettamente inferiori all\u2019impegno e al tempo profuso \u2013 non dimentichiamo, anche, che la diminuzione degli organici ATA ha fatto s\u00ec che spesso i docenti debbano farsi carico di compiti che prima erano svolti dalle segreterie didattiche (modulistica, compilazione piattaforme online, controllo dei pagamenti\u2026).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Inoltre, \u00e8 sotto gli occhi di tutti la mole abnorme di rendicontazione burocratica richiesta soprattutto quando si tratta di procedure valutative (griglie di valutazione delle prove scritte e orali, recuperi trimestrali e quadrimestrali, relazioni, debiti estivi), finalizzata, perlopi\u00f9, non ad una valutazione efficace degli apprendimenti, quanto alla tutela di istituti scolastici, dirigenti e docenti da eventuali ricorsi delle famiglie. Negli ultimi anni, poi, l\u2019aumento di diagnosi e certificazioni per BES e DSA (dati Associazione Italiana Dislessia\u00a0<a href=\"https:\/\/www.aiditalia.org\/storage\/files\/aid\/dati_dsa\/analisi_dati_MIM_studenti_DSA_AID.pdf\">qui<\/a>) ha comportato, per moltissimi insegnanti, la compilazione di un numero sempre crescente di Piani Didattici Personalizzati (spesso pi\u00f9 di uno per classe) e la predisposizione di adeguati strumenti didattici compensativi.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Dunque, appare chiaro come, rispetto agli anni Novanta e ai primi anni Zero, non solo siano diminuite le ore che i docenti riescono a dedicare al lavoro in classe, ma siano aumentate quelle impegnate in attivit\u00e0 di progettazione, documentazione e rendicontazione delle pi\u00f9 svariate attivit\u00e0. Ad aggravare tale situazione \u00e8 anche la diffusione del registro elettronico e delle comunicazioni via mail o chat, che spostano l\u2019adempimento di una serie di compiti inerenti la funzione docente dallo spazio e dal tempo trascorso a scuola (come accadeva quando circolari e registri, cartacei, non potevano essere portati all\u2019esterno) a quello personale e domestico, ponendo il problema del diritto alla disconnessione, non ancora adeguatamente regolamentato.<\/p>\n<p>Da quanto detto, emerge con chiarezza che l\u2019impressione di avere sempre qualcosa da fare ma di non fare mai abbastanza; la percezione di non avere pi\u00f9 tempo da dedicare alle proprie discipline, alla didattica in classe, allo studio e alla formazione; la crescente sensazione di stanchezza e sovraccarico mentale, che colpisce sempre pi\u00f9 il corpo docente non sono una sterile lamentela dei \u201cfannulloni statali\u201d, ma un grido d\u2019allarme purtroppo trascurato di una categoria\u00a0<a href=\"https:\/\/www.huffingtonpost.it\/cultura\/2024\/04\/01\/news\/prof_italiani_sotto_stress_il_67_soffre_di_burn-out-15531812\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">ad altissimo rischio di burnout<\/a>, il cui benessere dovrebbe essere invece uno degli elementi chiave per il benessere di chi la scuola la frequenta, ovvero gli studenti.<\/p>\n<p><strong>FONTE:<a href=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=51535\">https:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=51535<\/a><\/strong><\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di LE PAROLE E LE COSE (Emanuela Bandini) &nbsp; Consigli di classe. 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