{"id":90393,"date":"2025-06-04T10:29:56","date_gmt":"2025-06-04T08:29:56","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=90393"},"modified":"2025-06-04T10:29:56","modified_gmt":"2025-06-04T08:29:56","slug":"tre-anni-pericolosi-1-la-ue-e-la-sua-nuova-ideologia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=90393","title":{"rendered":"Tre anni pericolosi (1): la Ue e la sua nuova ideologia"},"content":{"rendered":"<p><strong>DA LA FIONDA (Di Matteo Bortolon)<\/strong><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter\" src=\"https:\/\/www.lafionda.org\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/Europa-armata.jpg\" width=\"392\" height=\"247\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>L\u2019Unione europea sta cercando di andare oltre i suoi limiti attuali, che essa stessa si \u00e8 data. Progetta di farlo con un modo semplice: la guerra.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il progetto di integrazione europea incarnato nella Ue si \u00e8 sostanzialmente identificato con la causa dell\u2019Ucraina di Zelensky contro la Russia. Si tratta di una novit\u00e0 allarmante che esige una spiegazione e suscita numerosi interrogativi. I pi\u00f9 scottanti per l\u2019immediato futuro riguardano il futuro di tale progetto, se cio\u00e8 associandosi ad una guerra destinata ad essere persa esso abbia firmato la sua condanna:\u00a0<em>simul stabunt, simul cadent<\/em>. Questa eventualit\u00e0 appare probabile, anche se non in termini di collasso repentino del potere della Commissione e della governance ad essa associata. Ma prima di azzardare previsioni \u00e8 indispensabile capire come e perch\u00e9 sia avvenuta tale identificazione, un assunto propagandistico affermato con enorme dispendio di mezzi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Pensiero unico nella politica estera<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Dallo scoppio della guerra nel 2022 la politica estera dell\u2019Unione europea si \u00e8 definita con un incondizionato sostegno a Zelensky, marcando una discontinuit\u00e0: \u00e8 pi\u00f9 corretto dire che in precedenza una politica estera dell\u2019Ue nel suo complesso non esisteva proprio. Il cosiddetto \u201cAlto Rappresentante per gli affari esteri e la politica di sicurezza\u201d \u00e8 sempre stato pi\u00f9 simile al portavoce di un gruppo litigioso che ad un reale ministro degli Affari Esteri, ed in quanto tale la caratteristica pi\u00f9 calzante era l\u2019abilit\u00e1 di fingere che esistesse una posizione comune mentre ognuno teneva una propria linea conforme ai propri interessi nazionali, ovviamente\u00a0 divergenti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Oggi invece tale dissenso non \u00e8 tollerato; il sostegno all\u2019Ucraina contro la Russia \u00e8 diventato un dogma cos\u00ec ferreo per tutta la diplomazia e nomenclatura comunitaria da marginalizzare o ridurre allo stato di\u00a0<em>paria\u00a0<\/em>politici chi non lo condivide con entusiasmo (si pensi all\u2019Ungheria), nonostante che l\u2019opzione diplomatica fosse enormemente pi\u00f9 conforme agli interessi della stragrande maggioranza dei paesi europei.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Una proxy-war per gli Usa?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Numerosi osservatori considerano la guerra in Ucraina come un\u2019operazione fondamentalmente\u00a0<em>made in Usa<\/em>\u00a0per indebolire la Russia nel quadro di una competizione geopolitica globale. Questa interpretazione ha molti punti a suo favore: dal famoso documento della Rand che prefigura la guerra di sanzioni gi\u00e0 nel 2019 alle numerose ricostruzioni riguardanti la penetrazione statunitense nel paese dalle piazze di Euromaidan (fine 2013-inizio 2014) in poi sul piano militare, politico ed economico. Considerare l\u2019Ucraina come uno stato fantoccio al servizio di Washington non dovrebbe escludere che\u00a0<strong>l\u2019oligarchia europea, sia pur in maniera subordinata e in assetto di netta inferiorit\u00e0 abbia fatto i suoi conti e che stia promuovendo una sua agenda autonoma sperando di trarre dei vantaggi da una ubbidienza cos\u00ec apparentemente autolesionista.<\/strong>\u00a0In effetti tanto la leadership russa che quella Usa paiono inclini a considerare l\u2019oligarchia del Vecchio continente una manica di utili idioti da non prendere nemmeno in considerazione. Trump lo sta mostrando con spietata chiarezza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Nel primo mese di guerra, a marzo 2022, sono stati gli europei ad imporre per primi e pi\u00f9 in profondit\u00e0 le sanzioni contro Mosca. Da allora si \u00e8 avuto una convergenza crescente: da una parte gli Usa di Biden hanno sviluppato una retorica aggressiva e intensificato il sostegno militare a Kiev; dall\u2019altro chi come Macron e Scholz aveva azzardato timide aperture diplomatiche e tentennamenti si \u00e8 allineato rapidamente al bellicismo in nome della democrazia di von der Leyen. Tale convergenza non ha avuto nemmeno una incrinatura quando alle vacillanti aziende europee, indebolite dalla crescita dei prezzi dell\u2019energia per la rinunzia al gas russo, Biden ha visto bene di dare un bel calcio alle ginocchia con un provvedimento di inaudito profilo protezionista: l\u2019<em>Inflaction Reduction Act<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Va notato che mentre l\u2019opposizione repubblicana ha posto ostacoli all\u2019entusiasmo di Biden per la fornitura di armi a Kiev, le forze politiche europee hanno visto le destre conservatrici come Fratelli d\u2019Italia marciare al passo dell\u2019oca coi Verdi europei in un odio viscerale per il governo russo e mostrando un inedito amore per il diritto internazionale, stranamente assente verso altre invasioni (quelle sponsorizzate dagli Usa).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Se ripercorriamo gli ultimi mesi a partire dall\u2019insegnamento della nuova Amministrazione repubblicana si vede come dalla armoniosa convergenza si \u00e8 passati agli schiaffoni. Gli uomini di Trump hanno rapidamente messo in chiaro che lo scacchiere europeo non \u00e8 nelle loro priorit\u00e0, mentre il Presidente scandalizzava l\u2019intero continente mostrando una disponibilit\u00e0 al dialogo con la leadership russa, in precedenza oggetto di una insistita denigrazione (con paragoni con la Germania di Hitler all\u2019ordine del giorno). Ma anzich\u00e9 allinearsi ai desideri del \u201cnuovo sceriffo in citt\u00e0\u201d (per citare il vicepresidente Vance) le classi dirigenti europee, escluse dalle negoziazioni col brusco piglio padronale di Trump, si sono intestardite a proseguire nella stessa direzione, denunciando l\u2019inaffidabilit\u00e0 del nuovo inquilino della Casa Bianca (anzi, degli Usa nel loro complesso) e agitando velleitari desideri di autonomia strategica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Pare di sognare. L\u2019Europa era considerata un continente incline alla diplomazia e renitente al bellicismo imperialista degli Usa, che per una consistente parte delle classi colte del continente era considerata una nazione primitiva e violenta, la cui passione per le armi in patria rifletteva il ruolo della guerra nella sua politica estera, che specialmente i progressisti consideravano spregevole \u00e8 ripugnante. Oggi invece un presidente come Trump parla di diplomazia e pace, mentre l\u2019oligarchia comunitaria (soprattutto nella sua componente progressista!) insiste per preferire la guerra rispetto ad un compromesso favorevole alla Russia, contro l\u2019interesse dei propri paesi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Questo atteggiamento pare completamente estraneo ad una base razionale, e viene spiegato con una perdurante subordinazione atlantista, di legami con l\u2019apparato Usa pi\u00f9 legato ai democratici (che userebbero i governi europei come utili idioti contro Trump), come se le classi dirigenti europee non avessero nessuna volont\u00e0 propria. Non vengono considerati tuttavia i caratteri strutturali cio\u00e8 economico-produttivi di tale zona geoeconomica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>L\u2019assetto economico disegnato dai Trattati<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">I due tratti pi\u00f9 peculiari della costruzione comunitaria sono la disciplina di bilancio, l\u2019enfasi sulla concorrenza e la finanziarizzazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Quest\u2019ultima \u00e8 la meno importante in questa prospettiva, dato che \u00e8 comune a molti altri paesi, e nella anglosfera \u00e8 anche pi\u00f9 sviluppata. Tale dinamica \u00e8 stata promossa esplicitamente dalle istituzioni comunitarie, in specie dalla Commissione e dalla BCE, assimilandola un po\u2019 di pi\u00f9 agli Usa. Molto pi\u00f9 caratterizzanti invece sono i primi due elementi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Le limitazioni al deficit di bilancio e al debito pubblico sono considerate dal resto del mondo un\u2019anomalia senza nessuna base concettuale seria, traducendosi in un bizzarro mix di liberismo e pedantesca burocrazia ma sono state utili per fare spazio al mercato riducendo le prerogative statali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La concorrenza \u00e8 il principio fondamentale dell\u2019ordinamento comunitario; compare nel TUE (art. 3, lettera f: \u201ccreazione di un regime inteso a garantire che la concorrenza non sia falsata nel mercato comune\u201d), e ne permea l\u2019intero ordito, come sostengono studiosi come l\u2019ex giudice della Corte Costituzionale Giuseppe Tesauro, per il quale i valori ai quali<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">s\u2019ispira l\u2019intero sistema comunitario sono quelli cd. liberali dell\u2019economia di mercato, nel rispetto dei quali il grande mercato europeo deve consentire agli imprenditori di competere tra loro ad armi pari e sulla base delle rispettive capacit\u00e0 e possibilit\u00e0; ed ai consumatori di scegliere i prodotti e i servizi che ritengono migliori e dove siano pi\u00f9 convenienti (G. Tesauro,\u00a0<em>Diritto Comunitario<\/em>, Padova 2001, p. 526).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Le istituzioni Ue non sono finalizzate a disattivare o smorzare la logica di mercato concorrenziale, ma a stimolarla. L\u2019obiettivo era di rendere le societ\u00e0 pi\u00f9 basate sulla competizione individuale e meno sulla dimensione collettiva, dando pi\u00f9 importanza al mercato e ritagliando con taglio sartoriale l\u2019assetto sociale su misura dell\u2019impresa privata (meglio se quotata in borsa). Si pu\u00f2 dire che nell\u2019ambito del conflitto sociale le istituzioni comunitarie abbiano portato tutto il loro peso dalla parte datoriale; in paesi come l\u2019Italia il declino delle tutele sociali e la deflazione salariale sono stati imponenti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">In tal senso la Ue \u00e8 sostanzialmente\u00a0<em>un progetto completamente riuscito<\/em>, sempre che se ne colga la reale effettivit\u00e0: un\u2019operazione di ingegneria istituzionale volto a plasmare le societ\u00e0 verso un modello competitivo e mercatista, detronizzando il lavoro nella gerarchia dei valori costituzionali a favore di mercato, impresa, concorrenza ed ottenendo privatizzazioni e deflazione salariale. Ma perch\u00e9 allora le stesse oligarchie se ne lamentano tanto da proporre riforme ad ogni pi\u00e8 sospinto?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Una motivazione potrebbe essere: rispondere agli umori popolari. La governance Ue \u00e8 essenzialmente antidemocratica ed ha suscitato enormi resistenze e voglia di ritorno alla sovranit\u00e0. Ma a ben vedere le proposte vanno nella stessa direzione antipopolare, estremizzando ancora di pi\u00f9 tale logica. Perch\u00e9 quindi?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La risposta pu\u00f2 essere espressa da un vecchio proverbio: il diavolo fa le pentole ma non i coperchi. L\u2019assetto appena tratteggiato ha delle conseguenze importanti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Il prezzo del neoliberismo<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La prima \u00e8 che l\u2019indebolimento dei salari e della spesa pubblica hanno minato un solido percorso di crescita e la coesione interna dell\u2019Unione, pregiudicando irreparabilmente il suo ruolo internazionale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La seconda \u00e8 una crescente divergenza interna. La disciplina di bilancio avvantaggia chi non ha bisogno di fare deficit per investire. L\u2019enfasi sulla concorrenza, del resto, ha spinto i governi a competere gli uni contro gli altri, in un sistema molto competitivo i governi sfruttano i loro poteri il pi\u00f9 possibile per favorire le loro aziende.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u00c8 questo che ha impedito ulteriori passi verso la centralizzazione di poteri in capo alla Commissione, non i \u201cnazionalismi risorgenti\u201d che popolano le lagne degli europeisti. Processi di tal genere sono stati contrastati dagli stessi Stati membri, conseguendo significativi successi solo nei settori che rappresentano il\u00a0<em>core business<\/em>\u00a0dell\u2019Unione: le politiche monetarie e di bilancio, e si sputa sangue per adeguare le politiche fiscali. Gli esecutivi sono renitenti a cedere poteri\u00a0 ad un organismo europeo che potrebbe essere controllato dai loro\u00a0<em>competitors<\/em>.\u00a0 Ovviamente pensare che gli interessi dei singoli paesi possano fondersi o sublimarsi in un comune \u201cinteresse europeo\u201d ha la stessa razionalit\u00e0 del credere alla trasformazione del pane e vino della messa nel reale corpo e sangue di Ges\u00f9.\u00a0 \u00c8 ovvio che gli Stati competono sotto il manto della \u201ccomune casa europea\u201d a livello politico ed economico, e che i provvedimenti spesso sono una faticosissima mediazione fra parrocchiette e gruppi che lottano con le unghie e coi denti per non cedere di un millimetro. Solo le coalizioni degli interessi pi\u00f9 grandi, riconducibili agli Stati pi\u00f9 potenti, riescono ad ottenere risultati \u2013 e non sempre.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">L\u2019ovvio risvolto \u00e8 che la Ue non \u00e8 riuscita a costituirsi come un soggetto importante a livello internazionale, dandosi una direzione unitaria e una leadership forte. Il centro franco-tedesco non ha avuto n\u00e9 la volont\u00e0 n\u00e9 la forza di imporre una\u00a0<em>reductio ad unum<\/em>, preferendo affermare i suoi interessi con una rete di alleanze intergovernative. E\u2019 molto dubbio che sia mai esistita la reale possibilit\u00e0 di unificazione, data l\u2019eterna tutela Usa sul continente, che ne fa sul piano militare un\u2019appendice della NATO o del fronte euroatlantico saldamente controllato dagli Usa. Ma\u00a0<strong>all\u2019interno dei paletti di una sostanziale subalternit\u00e0 ad essi la centralizzazione di poteri a Bruxelles resta un progetto largamente condiviso dall\u2019establishment unionista<\/strong>. Il pontefice massimo di questa prospettiva \u00e8 ovviamente Draghi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il quadro quindi \u00e8 questo: i fattori strutturali intrinseci dell\u2019architettura Ue spingono verso la divergenza o la frammentazione (o persino la disintegrazione) mentre la volont\u00e0 politica dell\u2019oligarchia (non unanime per\u00f2) cerca di ottenere ulteriore potere alla Commissione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ovviamente l\u2019oligarchia non ha nessuna voglia di rinunciare al primo fattore, quindi occorreva un fattore di coesione che potesse dare una spinta sufficientemente forte.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ed \u00e8 arrivata la guerra in Ucraina.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Questa non \u00e8 solo una guerra mossa dalla Russia contro l\u2019Ucraina.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u00c8 una guerra contro la nostra energia, la nostra economia, i nostri valori e il nostro futuro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u00c8 uno scontro tra l\u2019autocrazia e la democrazia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Cos\u00ec suona un passo del discorso sullo Stato dell\u2019Unione di Ursula von der Leyen il 14 settembre 2022. Dispiega una retorica celebrativa (\u201cgli europei non si sono tirati indietro n\u00e9 hanno esitato. Hanno trovato il coraggio di fare la cosa giusta\u201d), i cui fasti raggiungono veramente una magniloquenza hitleriana (\u201cUn\u2019intera nazione di eroi si \u00e8 levata [\u2026] Gloria a un paese di eroi europei\u201d). Ma gli elementi pi\u00f9 notevoli sono l\u2019identificazione del progetto di integrazione con la vittoria di Kiev basata su una dicotomia manichea: autocrazia vs. democrazia. Molta enfasi \u00e8 sulla unit\u00e0: il titolo del discorso \u00e8\u00a0<em>Un\u2019Unione \u00e8 forte solo se unita<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Non si tratta solo di retorica di circostanza. Siamo al cospetto di una vera e propria ideologia democratico-europeista che non mancher\u00e0 di dispiegare effetti concreti, nel tentativo di controbilanciare le tendenze alla frammentazione determinate dai caratteri strutturali precedentemente delineato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Al di l\u00e0 della retorica ci sono molte attestazioni che tale progettualit\u00e0 \u00e8 reale. Pierre Haroce, per esempio, nel suo testo\u00a0<a href=\"https:\/\/institutdelors.eu\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/Decryptage_Europe_qui_protege_Garanties_securite_europeenne_Ukraine_Haroche_EN.pdf\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><em>What Security Guarantees Can the EU Provide to Ukraine?<\/em><\/a>\u00a0della primavera del 2023, caldeggia una Ue pi\u00f9 unita nelle sfide globali, e pi\u00f9 attiva nel campo della sicurezza. Scrive per l\u2019Institut Jacques Delors.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Lo storico e saggista Luuk van Middelaar\u00a0<a href=\"https:\/\/www.institutmontaigne.org\/en\/expressions\/ukraine-and-europes-historic-moment\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">rilascia un\u2019intervista all\u2019Institut Montaigne\u00a0<\/a>in cui dice pi\u00f9 o meno lo stesso, apprezza l\u2019unit\u00e0 espressa a febbraio del 2022 (cio\u00e8 le azioni contro la Russia) e carezza la prospettiva di un\u2019Europa geopolitica. Il roccaforteTitolo dell\u2019intervista \u00e8\u00a0<em>L\u2019Ucraina e il momento storico dell\u2019Europa.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">L\u2019influente pensatoio Bruegel \u2013 una\u00a0 del dogmatismo europeista pi\u00f9 granitico \u2013 ha pubblicato contributi sia in merito ai vantaggi che presenterebbe alla Ue accogliere l\u2019Ucraina, sia sul piano economico che industriale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Anche il Centre for European Policy Studies (pensatoio di Bruxelles, per il quale l\u2019unit\u00e0 europea \u00e8 paragonabile all\u2019eucarestia per il culto cattolico) ha un intero progetto di ricerca volto a delineare le possibilit\u00e0 di una postura strategica da parte dell\u2019Ue.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">In breve, \u00e8 abbastanza solido il fatto che l\u2019oligarchia Ue intende superare la mancanza di coesione, uniformit\u00e0 e di leadership condivisa sull\u2019onda emotiva di una guerra su suolo europeo, nella classica trasformazione di una crisi in opportunit\u00e0. Non aveva forse detto Jean Monnet che l\u2019Europa si sarebbe rafforzata con le crisi come somma delle misure adottate per farvi fronte?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Resta da analizzare quanto, in tre anni, sia stato conseguito concretamente, se cio\u00e8 la nuova ideologia abbia prodotto cambiamenti radicali. La risposta dev\u2019essere cauta, perch\u00e9 sono processi lenti e spesso sotto traccia, ma fin da ora possiamo ricordare il vecchio adagio di saggezza popolare:\u00a0<em>il diavolo fa le pentole ma non i coperchi<\/em>. Le cose non sono andate molto secondo i piani.<\/p>\n<p><strong>FONTE:<a href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2025\/06\/04\/tre-anni-pericolosi-1-la-ue-e-la-sua-nuova-ideologia\/\">https:\/\/www.lafionda.org\/2025\/06\/04\/tre-anni-pericolosi-1-la-ue-e-la-sua-nuova-ideologia\/<\/a><\/strong><\/p>\n<div class=\"addtoany_share_save_container addtoany_content addtoany_content_bottom\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>DA LA FIONDA (Di Matteo Bortolon) L\u2019Unione europea sta cercando di andare oltre i suoi limiti attuali, che essa stessa si \u00e8 data. Progetta di farlo con un modo semplice: la guerra. Il progetto di integrazione europea incarnato nella Ue si \u00e8 sostanzialmente identificato con la causa dell\u2019Ucraina di Zelensky contro la Russia. Si tratta di una novit\u00e0 allarmante che esige una spiegazione e suscita numerosi interrogativi. 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