{"id":90447,"date":"2025-06-09T10:30:25","date_gmt":"2025-06-09T08:30:25","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=90447"},"modified":"2025-06-09T10:12:21","modified_gmt":"2025-06-09T08:12:21","slug":"quando-la-guerra-diventa-un-pretesto-la-pace-e-solo-un-intralcio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=90447","title":{"rendered":"Quando la guerra diventa un pretesto, la pace \u00e8 solo un intralcio"},"content":{"rendered":"<p><strong>da LA FIONDA (Giuseppe Gagliano)<\/strong><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-90448\" src=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/Russia_Ucraina_conflitto_europeo_filosofia_politica_UniSR_cover-300x157.webp\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"157\" srcset=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/Russia_Ucraina_conflitto_europeo_filosofia_politica_UniSR_cover-300x157.webp 300w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/Russia_Ucraina_conflitto_europeo_filosofia_politica_UniSR_cover-1024x536.webp 1024w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/Russia_Ucraina_conflitto_europeo_filosofia_politica_UniSR_cover-768x402.webp 768w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/Russia_Ucraina_conflitto_europeo_filosofia_politica_UniSR_cover.webp 1200w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<div class=\"contenuto-post\">\n<p>Nel cuore della crisi ucraina, mentre spiragli diplomatici iniziano timidamente ad aprirsi \u2014 tra aperture di Donald Trump, silenzi operativi del Cremlino e stanchezza delle cancellerie europee \u2014 a Bruxelles e in alcune capitali dell\u2019Unione si insiste ancora con la retorica della \u201cminaccia russa\u201d. Un tamburo che batte ininterrottamente da febbraio 2022 e che oggi appare sempre pi\u00f9 fuori sincrono con la realt\u00e0 strategica del conflitto.<\/p>\n<p>Non si tratta di un errore di valutazione. Si tratta di una scelta deliberata.<\/p>\n<p>La narrazione bellicista non serve pi\u00f9 a difendere Kiev, ma a legittimare un altro progetto: quello della trasformazione dell\u2019Unione Europea in una struttura federale autoritaria, imposta in nome dell\u2019emergenza e senza consenso democratico.<\/p>\n<p>Una strategia pericolosa, tecnocratica e dissimulata, che sfrutta la guerra per disinnescare ogni resistenza interna agli Stati e accelerare la concentrazione del potere nelle mani di istituzioni non elette. Una manovra a tenaglia, condotta in simbiosi con il Partito Democratico americano e il complesso transatlantico delle \u00e9lite liberali, che negli ultimi dieci anni ha fatto della crisi lo strumento privilegiato di governo.<\/p>\n<p>Gli Stati Uniti tornano alla realpolitik. L\u2019Europa insiste con l\u2019ideologia<\/p>\n<p>La prima contraddizione salta agli occhi: negli Stati Uniti la dottrina cambia. Il \u201crealismo\u201d strategico \u00e8 tornato a imporsi. Donald Trump, candidato favorito per le presidenziali 2024, ha gi\u00e0 fatto capire che intende smontare l\u2019architettura neocon della guerra per procura in Ucraina. I canali con Mosca sono stati riaperti. La valutazione \u00e8 semplice: la guerra ha fallito i suoi obiettivi, ha rafforzato la Cina, isolato Washington nei Sud globali e mandato l\u2019Ucraina al collasso economico e militare.<\/p>\n<p>Ma mentre Washington prepara la ritirata, l\u2019Europa continua a marciare. Non per scelta strategica, ma per vincolo ideologico. Francia, Germania, Olanda e i Paesi baltici restano ancorati a una narrazione che non corrisponde pi\u00f9 a nulla: quella di una Russia aggressiva pronta a invadere il continente. E mentre le economie europee arrancano \u2014 colpite da inflazione, deindustrializzazione, crisi energetica e crescente dipendenza dagli USA \u2014 le classi dirigenti non recedono.<\/p>\n<p>Perch\u00e9? Perch\u00e9 non possono. Perch\u00e9 la narrazione bellica \u00e8 diventata la condizione di sopravvivenza politica di \u00e9lite in crisi di legittimit\u00e0, assediate dal malcontento sociale e isolate nei sondaggi.<\/p>\n<p>Vassalli di Washington: la lunga fedelt\u00e0 al Partito Democratico<\/p>\n<p>La spiegazione pi\u00f9 immediata risiede nei legami organici tra gran parte delle cancellerie europee e il Partito Democratico statunitense. Da Macron a Scholz, passando per Sanchez e Von der Leyen, la quasi totalit\u00e0 dei vertici UE ha scommesso sull\u2019establishment liberal americano, costruendo un asse ideologico, economico e strategico che oggi li rende ostaggi.<\/p>\n<p>Trump, considerato una deviazione da estirpare, \u00e8 temuto pi\u00f9 della stessa Russia. Il timore \u00e8 che, se rieletto, demolisca l\u2019impalcatura che tiene in piedi la leadership europea: scioglimento dell\u2019USAID, ridefinizione del ruolo NATO, uscita dagli impegni multilaterali, nuova apertura verso Mosca.<\/p>\n<p>Per questo, in attesa del \u201critorno\u201d democratico nel 2028 o 2029, le \u00e9lite europee insistono nella prosecuzione della guerra, nonostante tutto, pur di mantenere vivo il progetto neocon. Una guerra per interposta persona, condotta ormai contro il tempo, contro la realt\u00e0 e \u2014 soprattutto \u2014 contro gli interessi dei popoli europei.<\/p>\n<p>Il nemico \u00e8 utile: la paura come strumento di governo<\/p>\n<p>Ma c\u2019\u00e8 anche una seconda ragione. Ancora pi\u00f9 torbida. La guerra serve per governare. La minaccia dell\u2019invasione russa \u2014 del tutto infondata se si guarda alla demografia, alla logistica militare e alla postura strategica di Mosca \u2014 viene agitata per creare uno stato di eccezione permanente.<\/p>\n<p>Un\u2019ansia collettiva che giustifica ogni cosa: repressione del dissenso, censure mediatiche, criminalizzazione dell\u2019opposizione, concentrazione di poteri. La paura \u00e8 il nuovo ordine. \u00c8 l\u2019arma con cui si evitano elezioni anticipate, si impongono riforme impopolari, si cementano alleanze transatlantiche in frantumi.<\/p>\n<p>Dietro lo schermo del riarmo, si cela un\u2019accelerazione autoritaria delle dinamiche europee: meno Stato nazionale, pi\u00f9 Bruxelles. Meno controllo parlamentare, pi\u00f9 tecnocrazia. Meno cittadini, pi\u00f9 regolamenti.<\/p>\n<p>L\u2019Eurozona come leva del dominio<\/p>\n<p>Dal 2008 a oggi, ogni crisi \u00e8 stata sfruttata per rafforzare la dipendenza degli Stati dalla BCE e dalla Commissione. Il Quantitative Easing, il Next Generation EU, i fondi per il riarmo: tutte misure presentate come soluzioni d\u2019emergenza, in realt\u00e0 strumenti di condizionamento finanziario.<\/p>\n<p>Attraverso il debito \u2014 oggi di fatto mutualizzato \u2014 e la sospensione sistematica dei vincoli di bilancio, si \u00e8 imposto un nuovo modello di governance: gli Stati amministrano, Bruxelles decide. E i trattati, invece che garantire un equilibrio tra sovranit\u00e0 e cooperazione, sono diventati il grimaldello per esautorare i Parlamenti.<\/p>\n<p>La guerra, cavallo di Troia dell\u2019integrazione forzata<\/p>\n<p>Il conflitto in Ucraina ha fornito il pretesto ideale per consolidare il processo. Comandi militari centralizzati, industria della difesa comune, appalti europei, investimenti diretti dalla Commissione: il federalismo militare \u00e8 gi\u00e0 realt\u00e0, anche se nessun cittadino lo ha mai votato.<\/p>\n<p>Sotto la guida di Ursula von der Leyen \u2014 formalmente priva di competenze in materia di difesa \u2014 la Commissione ha assunto ruoli sempre pi\u00f9 invasivi, espropriando gli Stati del controllo sulla sicurezza nazionale. Si \u00e8 creata una \u201ccabina di regia\u201d bellica a Bruxelles che opera al di fuori del controllo democratico.<\/p>\n<p>Il risultato \u00e8 un colpo di Stato silenzioso, una mutazione istituzionale progressiva, in cui il diritto viene riscritto in nome dell\u2019urgenza e la democrazia svuotata dall\u2019interno.<\/p>\n<p>Il popolo come ostacolo<\/p>\n<p>A questo disegno manca solo un tassello: il consenso. Ma l\u2019ostacolo non si affronta. Si aggira.<\/p>\n<p>Dalla Moldavia alla Slovacchia, passando per le elezioni europee e le consultazioni referendarie, si moltiplicano gli episodi di manipolazione elettorale, esclusione degli oppositori, campagne mediatiche pilotate, uso strumentale di ONG e fondazioni pro-EU per condizionare l\u2019opinione pubblica.<\/p>\n<p>Il giornalista Thomas Fazi ha documentato come la Commissione europea finanzi sistematicamente media, enti e associazioni che condividano la sua agenda federalista. Una propaganda di sistema, pagata con soldi pubblici, che cancella il dibattito e diffama il dissenso.<\/p>\n<p>In nome della pace, si prepara la guerra. In nome della democrazia, si zittisce il voto<\/p>\n<p>La posta in gioco non \u00e8 l\u2019Ucraina. \u00c8 l\u2019Europa.<\/p>\n<p>Dietro la retorica della solidariet\u00e0, si sta imponendo una nuova architettura del potere: pi\u00f9 verticistica, pi\u00f9 militarizzata, meno democratica. I cittadini contano sempre meno. Le decisioni arrivano sempre pi\u00f9 da organismi che non rispondono a nessuno.<\/p>\n<p>Cos\u00ec, mentre le famiglie affrontano l\u2019inflazione e la recessione, mentre le industrie chiudono, mentre le forniture energetiche dipendono da Washington, l\u2019\u00e9lite europea gioca alla geopolitica col fuoco.<\/p>\n<p>E la domanda, oggi, non \u00e8 pi\u00f9 chi vince tra Kiev e Mosca. Ma chi decide davvero il destino dei popoli europei.<\/p>\n<p><strong>FONTE:\u00a0<a href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2025\/06\/09\/quando-la-guerra-diventa-un-pretesto-la-pace-e-solo-un-intralcio\/\">https:\/\/www.lafionda.org\/2025\/06\/09\/quando-la-guerra-diventa-un-pretesto-la-pace-e-solo-un-intralcio\/<\/a><\/strong><\/p>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>da LA FIONDA (Giuseppe Gagliano) Nel cuore della crisi ucraina, mentre spiragli diplomatici iniziano timidamente ad aprirsi \u2014 tra aperture di Donald Trump, silenzi operativi del Cremlino e stanchezza delle cancellerie europee \u2014 a Bruxelles e in alcune capitali dell\u2019Unione si insiste ancora con la retorica della \u201cminaccia russa\u201d. Un tamburo che batte ininterrottamente da febbraio 2022 e che oggi appare sempre pi\u00f9 fuori sincrono con la realt\u00e0 strategica del conflitto. 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