{"id":90575,"date":"2025-06-18T10:43:57","date_gmt":"2025-06-18T08:43:57","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=90575"},"modified":"2025-06-18T09:48:17","modified_gmt":"2025-06-18T07:48:17","slug":"la-nato-in-guerra-intervista-al-generale-fabio-mini","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=90575","title":{"rendered":"La NATO in guerra: intervista al Generale Fabio Mini"},"content":{"rendered":"<p><strong>DA LA FIONDA (Di Paolo Cornetti)<\/strong><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter\" src=\"https:\/\/www.lafionda.org\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/Dedalo_Mini_cover-1-e1750159909626.jpg\" width=\"349\" height=\"178\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>Il Generale di Corpo d\u2019Armata dell\u2019Esercito Italiano Fabio Mini ha comandato tutti i livelli di unit\u00e0 Bersaglieri e ricoperto incarichi dirigenziali presso gli Stati Maggiori dell\u2019Esercito e della Difesa. \u00c8 stato Direttore dell\u2019Istituto Superiore di Stato Maggiore Interforze<\/em>\u00a0(<em>ISSMI) presso il Centro Alti Studi e ha prestato servizio negli Stati Uniti, in Cina e nei Balcani. \u00c8 stato Capo di Stato Maggiore del Comando NATO del Sud Europa e comandante della missione internazionale in Kosovo.<br \/>\nNegli ultimi anni \u00e8 stato diverse volte ospite in varie televisioni in qualit\u00e0 di opinionista e ha gi\u00e0 scritto, pubblicato e curato numerosi libri sui temi della difesa e della geopolitica. Inoltre, collabora con le riviste\u00a0<strong>Limes<\/strong>\u00a0e\u00a0<strong>Geopolitica<\/strong>.<br \/>\nGrazie alla disponibilit\u00e0 del Generale e della casa editrice\u00a0<strong>Dedalo<\/strong>\u00a0abbiamo avuto la possibilit\u00e0 di intervistarlo in merito al suo ultimo libro\u00a0<strong><a href=\"https:\/\/edizionidedalo.it\/collane\/collane-attive\/orwell\/la-nato-in-guerra.html\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\" data-type=\"link\" data-id=\"https:\/\/edizionidedalo.it\/collane\/collane-attive\/orwell\/la-nato-in-guerra.html\">La NATO in guerra \u2013 dal patto di difesa alla frenesia bellica<\/a><\/strong>, parte della collana\u00a0<strong>Orwell<\/strong>\u00a0diretta da Luciano Canfora.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>La Fionda: Nel Suo testo viene rimarcato spesso un divario tra la NATO in quanto organizzazione e il trattato costitutivo della NATO. Si pu\u00f2 dire che la NATO ha tradito s\u00e9 stessa? E quali sono, secondo Lei, i punti di maggiore divergenza tra ci\u00f2 che la NATO \u00e8 e ci\u00f2 che dovrebbe essere negli intenti della sua carta fondamentale?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong><em>Generale Fabio Mini<\/em><\/strong>: La Nato ha effettivamente tradito s\u00e9 stessa e tutti coloro che hanno servito nella Nato per decenni. O almeno tutti coloro che avevano conosciuto il Patto atlantico dalle sue origini e vissuto professionalmente la sua evoluzione. Ma non \u00e8 la sola. La mia generazione, quella dei \u201c<em>lucky few<\/em>\u201d o dei \u201cpochi fortunati\u201d o la generazione silenziosa, comprende i nati tra il 1928 e il 1945. Pochi, per il calo delle nascite dovuto al sacrificio delle generazioni precedenti nella guerra mondiale, fortunati perch\u00e9 sopravvissuti alla guerra ne hanno visto la fine, constatato i danni e avviato la ricostruzione materiale e morale assaporando la prospettiva della pace. Questa generazione ha condiviso le intenzioni e le promesse solenni stabilite dalla Carta delle Nazioni Unite (firmata nel 1945 da 49 Stati), dal Trattato del Nord Atlantico (firmato nel 1949 da 12 Stati) e dei Trattati dell\u2019Unione europea. La prima era l\u2019impegno dei vincitori ad evitare \u201c<em>the scourge of war<\/em>\u201d il flagello della guerra (ed \u00e8 questa l\u2019unica volta che la parola guerra compare in tutta la Carta). Per il resto, la Carta \u00e8 improntata alla sicurezza non solo militare, alla prevenzione dei conflitti e alla loro gestione prima di tutto politico-diplomatica. Lo stesso impegno \u00e8 assunto nel Trattato atlantico che alla Carta fa espressamente e pi\u00f9 volte riferimento. Il Trattato, nella sua chiarezza, non pronuncia mai la parola guerra e condanna e scoraggia la minaccia dell\u2019uso della forza. La sola minaccia \u00e8 gi\u00e0 una violazione del trattato e la \u201cresistenza\u201d ad un attacco armato \u00e8 autorizzata ma con dei limiti. La risposta deve essere tale e non un\u2019anticipazione della guerra, l\u2019attacco armato pu\u00f2 essere contrastato con l\u2019uso della forza difensiva per il tempo necessario alle Nazioni Unite d\u2019intervenire per risolvere il conflitto per le vie negoziali e ristabilire la sicurezza internazionale. Questo \u00e8 ci\u00f2 che detta il Trattato ed \u00e8 stato possibile garantire in Europa un certo livello di sicurezza grazie all\u2019equilibrio di potenza vigente al livello globale tra i potenziali contendenti. La promessa dell\u2019Unione europea, pur espressa con una serie di ambiguit\u00e0, era quasi geniale: la libert\u00e0 di movimento delle persone, delle merci e dei capitali avrebbe reso inutili le cause di tutte le guerre europee: le controversie territoriali. Ognuno di tali livelli si \u00e8 dotato di una organizzazione alla quale affidare il rispetto dei trattati: Onu, Nato e Commissione. Tutte e tre hanno disatteso l\u2019impegno fondamentale: evitare le guerre, gestire le crisi prima che diventino guerre. All\u2019Onu il consiglio di sicurezza \u00e8 stato monopolizzato dalle grandi potenze, nella Nato e nell\u2019Europa le strutture burocratiche meramente esecutive hanno travolto i rispettivi trattati e da strumenti al servizio degli Stati membri hanno preteso di mettere gli Stati al loro servizio. \u00a0La Nato, come organizzazione, aveva quindi il compito \u201cregionale\u201d di contribuire all\u2019equilibrio e mantenere una forza sufficientemente pronta per resistere ad un attacco armato ma non tale da costituire minaccia dell\u2019uso della forza nei confronti di nessuno. Nel trattato si parla di principi democratici e valori comuni ma non se ne fa una questione n\u00e9 ideologica n\u00e9 politica. Il Trattato sancisce lo scopo di vivere in pace con tutti i popoli e tutti i governi e doveva essere di manica larga perch\u00e9 tra i firmatari non erano tutti democratici e non tutti i membri brillavano per la difesa della libert\u00e0 e della civilt\u00e0. I firmatari originali erano quasi tutti stati colonialisti che nel dopoguerra hanno intrapreso al di fuori dell\u2019Europa le repressioni e le guerre nei confronti delle loro colonie. Con l\u2019implosione dell\u2019Unione sovietica, la Nato come organizzazione ha cercato prima di avallare l\u2019unipolarismo americano e poi di allargarsi ad oriente. Siccome l\u2019equilibrio nucleare strategico ancora funzionava, l\u2019organizzazione ha assunto autonomamente il compito di usare la minaccia della forza e poi la forza stessa sia eseguendo gli ordini statunitensi sia cooptando le nazioni gi\u00e0 sotto l\u2019influenza sovietica. Un allargamento alla volta, il sistema degli equilibri \u00e8 stato compromesso a livello regionale e convenzionale e la sicurezza invece di aumentare \u00e8 diminuita. Ora \u00e8 completamente sparita. L\u2019Onu \u00e8 in crisi di credibilit\u00e0 e autorevolezza mentre la Nato e l\u2019Europa si preparano alla prossima guerra senza sapere n\u00e9 come affrontarla n\u00e9 se e come ci arriveranno.\u00a0 Al tradimento della Carta e dei Trattati si \u00e8 aggiunto quello degli ideali della mia generazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>La Fionda: Balcani, Afghanistan, Libia sono alcuni esempi recenti dei numerosi interventi della NATO e dei suoi paesi membri che sono stati pi\u00f9 volte oggetto di critiche per essere stati intrapresi senza il parere favorevole di risoluzioni del Consiglio di Sicurezza dell\u2019ONU portando guerra, morte e distruzione. La maggior parte dei politici e dei commentatori atlantisti sono, a parole, i pi\u00f9 grandi sostenitori del diritto internazionale e nel preambolo del Trattato costitutivo della NATO (<em>North Atlantic Treaty<\/em>) \u00e8 scritto che \u201cGli Stati che aderiscono al presente Trattato riaffermano la loro fede negli scopi e nei principi dello Statuto delle Nazioni Unite\u201d, ma qual \u00e8 il reale rapporto dell\u2019Alleanza Atlantica con lo stesso diritto internazionale? La NATO \u00e8 davvero un\u2019istituzione che \u00e8 stata capace di garantirlo finora?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong><em>Generale Fabio Mini<\/em><\/strong>: Assolutamente no. Il rapporto della Nato con il rispetto della legge \u00e8 sfacciatamente falso. Il diritto internazionale \u00e8 stato stiracchiato a destra e sinistra sempre per coprire gli interessi degli Stati Uniti e di altri paesi. Il \u201csuccesso\u201d della Nato nel creare sempre maggiori instabilit\u00e0 regionali \u00e8 stato grazie all\u2019accondiscendenza dei paesi membri nei confronti delle mire statunitensi e britanniche. Il diritto internazionale \u00e8 stato piegato e plasmato sugli interessi statunitensi. Ed essendo le risoluzioni delle Nazioni Unite una delle fonti del diritto internazionale, gli Stati Uniti si sono premurati di far valere le proprie opinioni e i propri interessi nell\u2019ambito del Consiglio di Sicurezza dell\u2019Onu. Hanno agito in vari modi a partire dal veto apposto alle proposte che non condividevano ma anche con la persuasione, il ricatto, la minaccia nei confronti degli altri membri del Consiglio di sicurezza. Il veto era comunque pericoloso poich\u00e9 creava altri veti incrociati e le grandi potenze Usa, Russia e Cina preferivano riservarlo alle questioni che li riguardavano direttamente. Per il resto, bastava la minaccia di apporre il veto a convincere gli altri membri, in particolare quelli non permanenti, che la loro opposizione non risolveva nulla e anzi li esponeva alle sanzioni o alle rappresaglie dei forti. In questo ambiente di sottomissione forzata sono state adottate misure e risoluzioni completamente contrarie al diritto internazionale, ma da quel momento considerate legittime e legali. La Nato stessa come organizzazione non facente parte del Consiglio di sicurezza ha trovato il modo di stravolgere il diritto internazionale ignorando lo stesso Consiglio come nel caso della guerra contro la Serbia o ribaltandolo con le manovre sottobanco come nel caso dell\u2019Afghanistan. L\u2019operazione di assistenza militare all\u2019Afghanistan, Isaf, dopo l\u2019occupazione americana avvenuta con l\u2019operazione Enduring Freedom, \u00e8 stata letteralmente \u201cscippata\u201d all\u2019Onu con semplici missive personali del segretario generale della Nato a quello dell\u2019Onu. Il primo notificava l\u2019assunzione del controllo di Isaf da parte della Nato e il secondo non rispondeva. Il primo annunciava l\u2019allargamento di Isaf dalla sola Kabul a tutto il territorio e il secondo taceva, il primo unificava le operazioni Nato con Enduring Freedom e il secondo non obiettava. Nessuno obiettava. E questo \u00e8 avvenuto negli ultimi trent\u2019anni. Nessuno dei paesi membri dell\u2019Onu e della Nato ha mai obiettato di fronte alle posizioni illegittime dei forti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>La Fionda<\/strong>:\u00a0<strong>L\u2019espansione a Est della NATO \u00e8 sempre un tema controverso. Molti sostenitori di questa dottrina ritengono che i paesi inglobati abbiano scelto \u201cliberamente\u201d di far parte dell\u2019organizzazione e ci\u00f2 renderebbe automaticamente legittimo l\u2019estendersi dei territori NATO ai confini con la Russia. \u00c8 proprio cos\u00ec? Inoltre, \u00e8 veramente solo \u201cpropaganda russa\u201d dire che la Russia \u00e8 stata circondata dalla NATO?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong><em>Generale Fabio Mini<\/em><\/strong>: \u00c8 vero che nessuno ha obbligato i vari paesi ad entrare nella Nato. Lo hanno voluto loro stessi, ardentemente come lo vuole oggi l\u2019Ucraina e sbaverebbero anche la Serbia e gli stessi oppositori iraniani se potessero arrivare alla Nato. I paesi dell\u2019Est europeo hanno sempre avuto un rapporto difficile con l\u2019Unione sovietica prima e con la Russia dopo. L\u2019ingresso nella Nato per questi paesi era il modo per entrare nella sfera degli Stati Uniti visti come il polo della democrazia e della libert\u00e0. Era la loro polizza di assicurazione contro le eventuali minacce russe, il loro modo di vendicarsi della propria condizione di vassalli e di vivere in un ambiente sicuro.\u00a0 La Nato si \u00e8 avvalsa della persuasione e dell\u2019illusione offrendo loro delle condizioni vantaggiose per l\u2019adesione: nessun paese ammesso rispettava i criteri stabiliti per l\u2019ingresso n\u00e9 in termini politici n\u00e9 in quelli militari, eppure la Nato, su pressione della Gran Bretagna pi\u00f9 che degli Stati Uniti, ha chiuso occhi e naso e li ha ammessi. Li ha illusi sulla protezione militare, sull\u2019ombrello nucleare americano nel quale nessun paese europeo credeva pi\u00f9 e ancora oggi ci si interroga se veramente gli Stati Uniti sarebbero disposti ad affrontare una guerra globale per le ragioni o i pretesti di un solo paese. Li ha illusi sul rispetto della loro sovranit\u00e0, sottraendoli ad un egemone per assoggettarsi ad un altro. Per inglobare tali paesi, la Nato ha violato l\u2019art. 10 del Trattato che vincola l\u2019ammissione non solo ai parametri economici politici e militari ma soprattutto alla garanzia che il loro ingresso avrebbe contribuito alla sicurezza di tutta l\u2019organizzazione. I vari paesi che coltivavano per molte ragioni anche comprensibili il contrasto con la Russia portavano nella Nato nuove e multiple forme di insicurezza. La Nato ne era consapevole e gli stessi esperti degli Usa nel 1997 avevano avvertito del rischio di destabilizzazione dell\u2019intera cornice di sicurezza europea e transatlantica. La situazione infatti \u00e8 peggiorata e le ragioni dei piccoli stati come quelli baltici hanno prevalso sull\u2019interesse comune. In questo, gli Stati Uniti hanno avuto un ruolo dominante appoggiando tutte le rivoluzioni fiorite e colorate e le destabilizzazioni di intere aree dall\u2019est europeo all\u2019Asia centrale, passando per la Serbia, la Georgia e l\u2019Ucraina. Ma il cavallo di Troia per la penetrazione nella Nato \u00e8 stata la Gran Bretagna con la sua viscerale opposizione a qualsiasi rapporto con la Russia. \u00a0La Nato \u00e8 molto fiera della sua acquisizione territoriale. I segretari generali e i comandanti supremi americani non mancano di osservare che la Nato in Europa tiene sotto la minaccia dei propri missili, aerei e carri armati tutto il confine con la Russia. Inoltre, i mari del nord e del sud, dall\u2019Artico al Baltico e al Mar Nero sono mari interni alla Nato stessa: dalla Finlandia alla Turchia. La sindrome di accerchiamento di cui soffriva Stalin si \u00e8 perci\u00f2 trasformata in una pericolosa realt\u00e0. Se l\u2019ostilit\u00e0 della Nato nei confronti della Russia non si attenua, l\u2019accerchiamento sar\u00e0 percepito come una minaccia esistenziale e la reazione potrebbe essere fatale per tutti, a partire dall\u2019Europa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>La Fionda:<\/strong>\u00a0<strong>Lei afferma che \u201cNon \u00e8 un caso che nei momenti critici della vita della NATO i pi\u00f9 accesi bellicisti siano stati gli alti funzionari e i Segretari generali in particolare\u201d. Questa affermazione appare molto realistica anche se confrontata con la storia attuale. Ma da Stoltenberg a Rutte \u00e8 cambiato qualcosa? Qual \u00e8 il ruolo del nuovo Segretario Generale e qual \u00e8 il suo reale margine di manovra sull\u2019Ucraina rispetto alla politica apparentemente pi\u00f9 diplomatica di Trump e a quella attualmente pi\u00f9 guerrafondaia dell\u2019Unione Europea?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong><em>Generale Fabio Mini:<\/em><\/strong>\u00a0Gli alti funzionari della Nato, civili e militari, e i Segretari Generali o i presidenti del Comitato Militare in particolare, da almeno 25 anni si preoccupano esclusivamente della conservazione e del rafforzamento dell\u2019organizzazione. Lo scopo delle operazioni mascherato dalla difesa da presunte minacce militari \u00e8 stato esplicitato in tutte le pianificazioni e negli ordini alle unit\u00e0 operative nella sua reale funzione: dimostrare la coesione della Nato. Non erano importanti la ragione o l\u2019obiettivo e nemmeno i morti e i sacrifici, occorreva nascondere le fratture interne. E la cosa pi\u00f9 facile era ricorrere allo strumento militare: perch\u00e9 il pi\u00f9 pronto, il pi\u00f9 visibile e il pi\u00f9 sensibile alle crisi esterne e interne. A tale livello sono state ignorate le funzioni e prerogative politico\/diplomatiche e ogni cosa \u00e8 stata vista in termini militari.\u00a0 \u201cSe hai un martello tutto ci\u00f2 che vedi \u00e8 un chiodo\u201d diceva l\u2019americano Abraham Maslow a proposito del militarismo del suo paese. Ma venivano anche ignorati i parametri prettamente militari: il nemico, l\u2019ambiente operativo, l\u2019obiettivo, la protezione, le forze, il rischio accettabile e il tempo. Incapace di affrontare le crisi con i mezzi politico-diplomatici la burocrazia Nato infarciva di retorica e propaganda le direttive e persino gli ordini di operazione parlando di esportazione della democrazia, supremazia dell\u2019Occidente, guerra di civilt\u00e0, a qualunque costo (<em>whatever it takes<\/em>) e \u201cper tutto il tempo necessario\u201d. Con le guerre balcaniche degli anni \u201990 i vertici della Nato, a partire dal Consiglio Atlantico, hanno scoperto il giocattolo militare e lo hanno sfruttato. Con i concetti strategici rivolti alla guerra e all\u2019espansione le cosiddette operazioni di pace o di guerra umanitaria o di rassicurazione poggiano tutte sulla capacit\u00e0 militare d\u2019intervenire. La stessa Ue con la sua \u201cbussola\u201d strategica ha fatto in modo che l\u2019ago si bloccasse in una sola direzione: la guerra. Nell\u2019ambito Nato pi\u00f9 che negli Stati membri l\u2019imperativo del \u201c<em>do something<\/em>\u201d (fate qualcosa) \u00e8 stato rivolto soltanto alla parte militare. Stoltenberg e l\u2019ammiraglio Bauer sono stati i pi\u00f9 determinati nel chiudere le porte in faccia alle richieste russe. Entrambi, con la convinta partecipazione del Comandante supremo generale Cavoli, sono stati i pi\u00f9 attivi nel fomentare la guerra in Ucraina. Stoltenberg aveva il vantaggio di essere un fedele servitore dell\u2019amministrazione Biden e tutte le sue sparate belliciste unite a quelle della Commissione europea facevano il gioco di Washington paradossalmente a scapito della stessa Europa. Pi\u00f9 incerta e\u00a0<em>randomica<\/em>\u00a0\u00e8 la linea del successore Mark Rutte. All\u2019inizio del mandato era sulla stessa lunghezza d\u2019onda del suo predecessore e inginocchiato a Biden. Rimaneva in tale posizione anche per tutta la transizione da Biden a Trump e assieme all\u2019Ammiraglio Bauer predicava la guerra di distruzione, la mobilitazione militare e industriale dei paesi, il grande \u201caffare\u201d dell\u2019investimento in armi. Rutte vantava anche una conoscenza personale con Trump ed era sicuro di potergli far cambiare idea sull\u2019Ucraina. Grazie alle azioni ondivaghe di Trump, Rutte continua a sostenere l\u2019Ucraina ma comincia a mettere le mani avanti. Pochi giorni fa ha dichiarato che \u201ccomunque vada a finire la guerra, la Russia sar\u00e0 ancora l\u00ec e non si potr\u00e0 fare a meno di considerarla\u201d. Sembrerebbe un passo avanti se non fosse che di questi politici e funzionari che dicono solo quello che i padroni desiderano sentire non ci si pu\u00f2 fidare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>La Fionda: Da tempo ormai si sente parlare dell\u2019imminente realizzazione delle Forze armate comuni europee, ma questo progetto \u00e8 veramente realizzabile e auspicabile? Quale ruolo ha la NATO in questo progetto dell\u2019Unione Europea?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong><em>Generale Fabio Mini:<\/em><\/strong>\u00a0Sono stato un fautore sincero dell\u2019esercito europeo. Ho sempre considerato con rimpianto il fallimento della Comunit\u00e0 europea di difesa (CED) voluto dalla Francia quando sembrava cosa fatta. Negli anni \u201990 ho anche preso male e criticato la posizione degli Stati Uniti che non lasciavano spazio alcuno all\u2019Europa. Con il NO alle tre D della Albright (duplicazione, disaccoppiamento, divisione di compiti), la Nato rimaneva la sola struttura responsabile della difesa collettiva e l\u2019Europa poteva assumere qualche compito minore e \u201clavare i piatti sporchi\u201d. Mi sembrava un insulto, ma in ambito Nato era l\u2019esercito europeo ad essere quasi un insulto, un crimine di lesa maest\u00e0. L\u2019esercito europeo \u00e8 sempre possibile ma non con questo progetto di riarmo generalizzato fatto sui debiti e che si risolver\u00e0 nello sperpero di denaro pubblico e nell\u2019 impoverimento dell\u2019intera Europa. Il cruccio non \u00e8 soltanto economico. Oggi sento i vertici dell\u2019Europa e delle Nazioni europee parlare di chiusura della Nato e di costituzione di una Nato parallela fatta di \u201cvolenterosi\u201d per fare la guerra contro la Russia, di riarmo europeo in vista di quella guerra che si pensa possa avvenire nel giro di 4-5 anni, di ombrello nucleare francese, di corpi di spedizione in Finlandia, sommergibili nucleari britannici, portaerei nucleari italiane, missili e droni tedeschi e carri armati polacchi. Vedo con molta preoccupazione il fatto che tutti questi strumenti siano affidati a funzionari oggettivamente irresponsabili e incapaci di pensare e pianificare alternative meno disastrose. \u00a0Chi dovrebbe decidere quale guerra e per chi dovranno combattere i nostri figli e nipoti? Rutte, Von der Leyen, Macron, Starmer, Merz, Duda, Kaja Kallas, Kubilius? E chi ci indica il nemico e ci fornisce gli strumenti per combatterlo? Trump e Netanyahu? Vediamo in questi giorni come si sviluppano le politiche dei mestatori di guerra del cosiddetto Occidente \u201ccivilizzato\u201d che beneficiano del silenzio o del timido accenno di critica degli impotenti. E spero che a questi presunti leader vengano negate tutte le leve sulle forze militari, cos\u00ec come ai capi militari sia impedito di cullarsi sulla prospettiva di una guerra futura tecnologica, robotizzata, a distanza, come un videogame ignorando la realt\u00e0 di quelle che si stanno combattendo: guerre e massacri, senza limiti, senza scrupoli, senza dignit\u00e0, senza regole, senza vergogna. La mia generazione di pochi fortunati, sempre pi\u00f9 pochi e silenziosi, sta assistendo alla genesi di un\u2019altra guerra mondiale con il rammarico di non aver fatto abbastanza per evitarla.<\/p>\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><strong>FONTE:\u00a0<a href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2025\/06\/17\/la-nato-in-guerra-intervista-al-generale-fabio-mini\/\">https:\/\/www.lafionda.org\/2025\/06\/17\/la-nato-in-guerra-intervista-al-generale-fabio-mini\/<\/a><\/strong><\/figure>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>DA LA FIONDA (Di Paolo Cornetti) Il Generale di Corpo d\u2019Armata dell\u2019Esercito Italiano Fabio Mini ha comandato tutti i livelli di unit\u00e0 Bersaglieri e ricoperto incarichi dirigenziali presso gli Stati Maggiori dell\u2019Esercito e della Difesa. \u00c8 stato Direttore dell\u2019Istituto Superiore di Stato Maggiore Interforze\u00a0(ISSMI) presso il Centro Alti Studi e ha prestato servizio negli Stati Uniti, in Cina e nei Balcani. \u00c8 stato Capo di Stato Maggiore del Comando NATO del Sud Europa e comandante&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":111,"featured_media":89999,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[32],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2025\/05\/IMG_0516-1.jpeg","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-nyT","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/90575"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/111"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=90575"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/90575\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":90576,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/90575\/revisions\/90576"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/89999"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=90575"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=90575"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=90575"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}