{"id":90577,"date":"2025-06-18T11:25:23","date_gmt":"2025-06-18T09:25:23","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=90577"},"modified":"2025-06-18T09:55:53","modified_gmt":"2025-06-18T07:55:53","slug":"che-cosa-teme-la-germania-per-leconomia-con-la-guerra-israele-iran","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=90577","title":{"rendered":"Che cosa teme la Germania per l\u2019economia con la guerra Israele-Iran"},"content":{"rendered":"<p><strong>DA START MAGAZINE (Di Pierluigi Mennitti)<\/strong><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter\" src=\"https:\/\/www.startmag.it\/wp-content\/uploads\/Germania-1170x550.png\" alt=\"germania israele\" width=\"349\" height=\"164\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>Dibattito degli analisti economici in Germania sulle conseguenze possibili della guerra Israele-Iran. Berlino osserva con allarme. L&#8217;articolo di Pierluigi Mennitti<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Anche in Germania cresce tra gli analisti la preoccupazione per le ricadute economiche ed energetiche del conflitto tra Israele e Iran. L\u2019escalation in corso, oltre ad acuire le tensioni geopolitiche, sta gi\u00e0 producendo effetti concreti su mercati e consumi. Mentre il governo federale monitora da vicino la situazione, i prezzi del greggio sono aumentati sensibilmente, le borse hanno registrato fasi di\u00a0<a href=\"https:\/\/www.startmag.it\/primo-piano\/mercati-finanziari-petrolio-guerra-israele-iran\/\">volatilit\u00e0<\/a> e le prospettive economiche internazionali si fanno pi\u00f9 incerte. L\u2019attacco israeliano \u2013 come confermato da fonti iraniane \u2013 ha colpito anche giacimenti di petrolio e gas, aprendo lo scenario di una possibile, temuta rappresaglia di Teheran: il blocco dello Stretto di Hormuz, una delle vie marittime pi\u00f9 strategiche al mondo per l\u2019approvvigionamento energetico.<\/p>\n<h2 style=\"text-align: justify\"><strong><span style=\"font-size: 14pt\">LO STRETTO DI HORMUZ NODO CRITICO DELL\u2019ECONOMIA GLOBALE<\/span><\/strong><\/h2>\n<p style=\"text-align: justify\">L\u2019ipotesi che l\u2019Iran possa chiudere lo Stretto di Hormuz, gi\u00e0 minacciata in passato, torna al centro delle analisi strategiche. Attraverso questa rotta transita circa un quarto della produzione mondiale di petrolio e una quota consistente delle esportazioni di gas naturale liquefatto. \u201cUn\u2019interruzione dei traffici avrebbe conseguenze dirette su tutti i principali esportatori e importatori di energia, dall\u2019Arabia Saudita alla Cina\u201d, avverte Stephen Dover, economista del Franklin Templeton Institute. Anche Ricardo Evangelista, capo analista del broker ActivTrades, conferma che l\u2019interruzione delle forniture potrebbe avere un impatto significativo sul mercato energetico mondiale, innescando una reazione a catena che coinvolgerebbe anche l\u2019economia tedesca, fortemente dipendente dalle importazioni.<\/p>\n<h2 style=\"text-align: justify\"><strong><span style=\"font-size: 14pt\">LA PORTATA LIMITATA DELLA PRODUZIONE IRANIANA NON BASTA A RASSICURARE<\/span><\/strong><\/h2>\n<p style=\"text-align: justify\">Secondo gli analisti, la produzione petrolifera iraniana \u2013 pari a circa 3,8 milioni di barili al giorno, ovvero il 4% del totale mondiale \u2013 non \u00e8 di per s\u00e9 determinante per l\u2019equilibrio globale. Tuttavia, quasi la met\u00e0 di questi volumi viene esportata, principalmente verso la Cina e altri paesi asiatici. \u201cUn calo improvviso delle esportazioni iraniane potrebbe essere inizialmente assorbito dal mercato\u201d, spiegano gli esperti della banca Metzler. Pi\u00f9 preoccupante sarebbe invece un\u2019eventuale interruzione del flusso energetico complessivo dai paesi del Golfo Persico. Secondo Helaba, circa il 23% del petrolio mondiale proviene da quest\u2019area e un quarto del GNL globale transita dallo stretto. La combinazione tra offerta incerta e domanda stabile rischia di innescare una nuova corsa ai prezzi.<\/p>\n<h2 style=\"text-align: justify\"><strong><span style=\"font-size: 14pt\">PREZZI IN SALITA: TIMORI INFLAZIONISTICI<\/span><\/strong><\/h2>\n<p style=\"text-align: justify\">I segnali di allarme sono gi\u00e0 visibili nei mercati. Sebbene le quotazioni abbiano conosciuto una lieve flessione dopo i picchi iniziali, gli operatori restano in allerta. \u201cL\u2019attuale stabilit\u00e0 \u00e8 fragile e potrebbe essere spezzata da un ulteriore aggravarsi del conflitto\u201d, spiega Robert Halver della Baader Bank. Il buffer produttivo dei paesi OPEC, come l\u2019Arabia Saudita, pu\u00f2 offrire una parziale compensazione, ma questi stessi attori dipendono a loro volta dalla rotta marittima sotto minaccia. L\u2019eventualit\u00e0 di un blocco effettivo farebbe schizzare i prezzi del greggio ben oltre la soglia psicologica dei 100 dollari a barile. Secondo George Saravelos, analista della Deutsche Bank, le quotazioni potrebbero persino superare i 120 dollari.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">L\u2019effetto sui consumatori \u00e8 gi\u00e0 tangibile. In Germania, secondo l\u2019ADAC, l\u2019automobilclub tedesca, i prezzi dei carburanti sono aumentati sensibilmente: la benzina Super E10 ha raggiunto 1,749 euro al litro, mentre il diesel \u00e8 salito a 1,639 euro. Prima dell\u2019attacco israeliano, i prezzi erano inferiori rispettivamente di circa 8 e 9 centesimi. Anche il mercato del gasolio da riscaldamento ha reagito rapidamente: dai circa 87 euro per 100 litri registrati a maggio, si \u00e8 passati a 94 euro a met\u00e0 giugno. \u201cSe la crisi si aggrava, i rincari potrebbero continuare\u201d, avverte Thorsten Storck, esperto del portale Verivox.<\/p>\n<h2 style=\"text-align: justify\"><strong><span style=\"font-size: 14pt\">RISCHIO STAGFLAZIONE E SCENARI PER LA POLITICA MONETARIA<\/span><\/strong><\/h2>\n<p style=\"text-align: justify\">Le implicazioni non si fermano ai costi dell\u2019energia. Un nuovo aumento sostenuto dei prezzi potrebbe compromettere il delicato equilibrio tra crescita economica e controllo dell\u2019inflazione. Neil Wilson, stratega di Saxo Markets, sottolinea che la chiusura dello Stretto di Hormuz comporterebbe un brusco ritorno dell\u2019inflazione. In Germania, il tasso inflattivo era sceso al 2,1% lo scorso maggio, dopo il 6,1% dell\u2019anno precedente, grazie proprio alla discesa dei prezzi energetici. Un\u2019inversione di tendenza metterebbe in difficolt\u00e0 non solo le famiglie, ma anche le strategie delle banche centrali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Le ripercussioni potrebbero riguardare direttamente la politica monetaria. Secondo Jochen Stanzl, analista di CMC Markets, un ritorno del petrolio sopra i 100 dollari rischierebbe di spingere nuovamente la Germania verso la recessione, vanificando le recenti previsioni pi\u00f9 ottimistiche degli istituti economici. La prospettiva di una stagflazione globale \u2013 aumento dei prezzi senza crescita \u2013 preoccupa anche Cyrus de la Rubia, capo economista della Hamburg Commercial Bank. In tale contesto, le banche centrali sarebbero costrette a scegliere tra la lotta all\u2019inflazione e il sostegno alla crescita, in un quadro che si complica ulteriormente con l\u2019inasprimento delle tensioni geopolitiche.<\/p>\n<h2 style=\"text-align: justify\"><strong><span style=\"font-size: 14pt\">GLI ESPERTI DISCUTONO LA STRATEGIA ISRAELIANA<\/span><\/strong><\/h2>\n<p style=\"text-align: justify\">Infine la discussione apertasi fra gli esperti sulla strategia israeliana per bloccare il nucleare iraniano. In un\u2019intervista alla tv pubblica\u00a0<em>ARD<\/em>, Georg Steinhauser, professore di radiochimica applicata all\u2019Universit\u00e0 Tecnica di Vienna e membro del Comitato consultivo per la radioprotezione del ministero federale austriaco della Salute, discute l\u2019efficacia degli attacchi israeliani contro l\u2019Iran come deterrente nucleare. Il professore si dilunga in una descrizione tecnica. L\u2019uranio naturale contiene meno dell\u20191% dell\u2019isotopo fissile U-235 e per usi civili viene arricchito fino al 5%, mentre oltre il 20% \u00e8 gi\u00e0 considerato \u201caltamente arricchito\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">L\u2019Iran, secondo l\u2019<a href=\"https:\/\/www.iaea.org\/\">AIEA<\/a>, ha raggiunto il 60%: un livello che, spiega Steinhauser, rende il passaggio al 90% (soglia militare) tecnicamente rapido, perch\u00e9 l\u2019arricchimento non \u00e8 un processo lineare. Procurarsi uranio non \u00e8 difficile: non \u00e8 un elemento raro, e piccoli giacimenti bastano per sostenere un programma nazionale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Tuttavia, anche con materiale fissile pronto, l\u2019arma nucleare resta un obiettivo complesso: servono competenze avanzate, tecnologie sofisticate e test. \u00c8 in questo contesto che Israele, sostiene Steinhauser, colpisce ricercatori e infrastrutture per rallentare il programma iraniano, pi\u00f9 che per fermarlo. La vera posta in gioco, secondo lo scienziato, \u00e8 il tempo: guadagnarlo nella speranza di innescare nella Repubblica islamica un cambiamento politico.<\/p>\n<p><strong>FONTE:\u00a0<a href=\"https:\/\/www.startmag.it\/economia\/che-cosa-teme-la-germania-per-leconomia-con-la-guerra-israele-iran\/\">https:\/\/www.startmag.it\/economia\/che-cosa-teme-la-germania-per-leconomia-con-la-guerra-israele-iran\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>DA START MAGAZINE (Di Pierluigi Mennitti) Dibattito degli analisti economici in Germania sulle conseguenze possibili della guerra Israele-Iran. Berlino osserva con allarme. L&#8217;articolo di Pierluigi Mennitti Anche in Germania cresce tra gli analisti la preoccupazione per le ricadute economiche ed energetiche del conflitto tra Israele e Iran. L\u2019escalation in corso, oltre ad acuire le tensioni geopolitiche, sta gi\u00e0 producendo effetti concreti su mercati e consumi. 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