{"id":90622,"date":"2025-06-23T10:30:21","date_gmt":"2025-06-23T08:30:21","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=90622"},"modified":"2025-06-21T07:43:26","modified_gmt":"2025-06-21T05:43:26","slug":"iran-il-silenzio-strategico-del-mondo-arabo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=90622","title":{"rendered":"Iran. Il silenzio strategico del mondo arabo"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\"><strong>di TERMOMETRO GEOPOLITICO (Giuseppe Gagliano)<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-90623\" src=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/FB_IMG_1750484460754-300x295.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"295\" srcset=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/FB_IMG_1750484460754-300x295.jpg 300w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/FB_IMG_1750484460754-768x756.jpg 768w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/FB_IMG_1750484460754-80x80.jpg 80w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/FB_IMG_1750484460754.jpg 1000w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Nel cuore di un Medio Oriente di nuovo sull\u2019orlo del precipizio, mentre Israele e Iran si scambiano colpi durissimi e le cancellerie internazionali si limitano a invocare generiche \u201cde-escalation\u201d, i principali Paesi arabi scelgono una postura di apparente neutralit\u00e0. Ma dietro questo silenzio si cela un calcolo strategico lucidissimo: evitare che il conflitto si estenda oltre i confini gi\u00e0 fragili dell\u2019attuale confronto e risparmiare alla regione un\u2019altra spirale di destabilizzazione sistemica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Non \u00e8 una scelta dettata da passivit\u00e0 o indifferenza. \u00c8 al contrario una forma di realismo politico fondato sull\u2019esperienza diretta del disastro. L\u2019invasione dell\u2019Iraq nel 2003 e il successivo crollo dello Stato iracheno sono ancora vivi nella memoria delle monarchie del Golfo e delle repubbliche conservatrici che, allora come oggi, temono che il collasso di un regime, per quanto ostile, possa aprire le porte a un vuoto di potere ben pi\u00f9 pericoloso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">L\u2019Arabia Saudita, il Qatar e l\u2019Oman, tre attori con posizioni diverse ma tutti coinvolti nel quadro regionale, hanno mantenuto nelle ultime settimane un profilo basso ma attivo, cercando di mediare in silenzio, esercitando pressioni indirette su Washington, ma soprattutto evitando qualunque segnale che possa essere interpretato come un sostegno a una guerra di regime contro Teheran. Anche nei casi in cui la retorica ufficiale condanna le violenze o denuncia i missili iraniani, l\u2019atteggiamento reale resta uno solo: non spingere la Repubblica Islamica verso il baratro, perch\u00e9 nessuno \u00e8 in grado di controllare ci\u00f2 che accadrebbe dopo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Questo atteggiamento si scontra frontalmente con la visione israeliana attuale, incarnata da Benjamin Netanyahu e da parte dell\u2019establishment militare di Tel Aviv, secondo cui il conflitto con l\u2019Iran pu\u00f2 essere risolto solo con la rimozione fisica della Guida Suprema, Ali Khamenei. Una lettura radicale e assoluta, che si rif\u00e0 alla logica del \u201cregime change\u201d degli anni Duemila, quando l\u2019amministrazione Bush sognava di esportare la democrazia a Baghdad, Damasco e Teheran con le armi e il sostegno delle \u00e9lite liberali occidentali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ma quella stagione \u00e8 finita. Anche a Washington. Gli Stati Uniti, pur restando presenti nel Golfo e alleati storici di Israele, non mostrano alcuna intenzione di tornare al ruolo di gendarme del Medio Oriente. La dottrina del disimpegno, iniziata sotto Obama e mai davvero abbandonata, si \u00e8 rafforzata con il riorientamento strategico verso l\u2019Indo-Pacifico e la Cina. Le guerre infinite non sono pi\u00f9 sostenibili politicamente n\u00e9 economicamente, e il pubblico americano non tollererebbe un nuovo intervento militare di larga scala.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">In questo contesto, la prudenza dei Paesi arabi non \u00e8 debolezza, ma capacit\u00e0 di leggere il vuoto. Vuoto di leadership internazionale, vuoto di coesione diplomatica, vuoto di strategia condivisa. E proprio per questo, si gioca tutto sulla difesa della stabilit\u00e0: mantenere i propri confini al riparo dal caos, proteggere gli interessi economici e commerciali, e impedire che un cambio violento a Teheran scateni nuove guerre per procura in Siria, in Iraq, in Libano e nello Yemen.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La loro \u00e8 una realpolitik radicale: nessun entusiasmo per il regime iraniano, ma anche nessuna illusione sulla capacit\u00e0 dell\u2019Occidente o di Israele di \u201criformare\u201d il Medio Oriente con la forza. In pubblico, si sostiene la causa palestinese e si condanna l\u2019uso della forza. In privato, si lavora per contenere l\u2019impatto degli scontri, si tengono aperti i canali con Washington e si cerca, soprattutto, di evitare che Israele trascini tutta la regione in un conflitto pi\u00f9 grande, spinto dalla convinzione che solo la caduta dell\u2019Iran garantirebbe la sicurezza di Israele.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ma quella convinzione \u00e8 pericolosa quanto utopica. L\u2019Iran, anche colpito duramente, \u00e8 un sistema articolato, resiliente, con radici profonde in tutte le dinamiche di sicurezza della regione. La sua caduta non sarebbe una \u201cvittoria\u201d, ma l\u2019inizio di un nuovo ciclo di frammentazione, faide interne, milizie fuori controllo e nuove guerre settarie.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ecco perch\u00e9 i Paesi arabi non parteggiano apertamente, non applaudono, non incitano. Al contrario, temono che un errore. un\u2019escalation mal calcolata, un assassinio mirato fuori misura, un\u2019esplosione politica a Teheran. possa scatenare un effetto domino ingestibile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">In un Medio Oriente dove il rumore delle armi ha preso il posto della diplomazia, il silenzio calcolato del mondo arabo \u00e8 forse l\u2019ultima voce di ragione. Non per difendere l\u2019Iran, ma per difendere s\u00e9 stessi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>#TGP #Iran #Medioriente<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>Fonte: https:\/\/www.notiziegeopolitiche.net\/iran-il-silenzio-strategico-del-mondo-arabo\/<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Fonte:\u00a0<a href=\"https:\/\/www.facebook.com\/share\/p\/1AkGaXoKrq\/\">https:\/\/www.facebook.com\/share\/p\/1AkGaXoKrq\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di TERMOMETRO GEOPOLITICO (Giuseppe Gagliano) Nel cuore di un Medio Oriente di nuovo sull\u2019orlo del precipizio, mentre Israele e Iran si scambiano colpi durissimi e le cancellerie internazionali si limitano a invocare generiche \u201cde-escalation\u201d, i principali Paesi arabi scelgono una postura di apparente neutralit\u00e0. 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