{"id":90678,"date":"2025-06-25T11:08:10","date_gmt":"2025-06-25T09:08:10","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=90678"},"modified":"2025-06-25T11:08:10","modified_gmt":"2025-06-25T09:08:10","slug":"dazi-e-iran-il-debito-usa-fa-politica-estera-per-la-gioia-dei-mercati","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=90678","title":{"rendered":"Dazi e Iran? Il debito USA fa politica estera (per la gioia dei mercati)"},"content":{"rendered":"<p><strong>DA LA FIONDA (Di Fabio Vighi)<\/strong><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter\" src=\"https:\/\/www.lafionda.org\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/prova-cover.png\" width=\"393\" height=\"193\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Nel film\u00a0<em>Finch\u00e9 c\u2019\u00e8 guerra c\u2019\u00e8 speranza<\/em>\u00a0(1974) Alberto Sordi interpreta Pietro Chiocca, imprenditore corrotto che vende armi a dittatori africani per garantire alla sua famiglia un tenore di vita lussuoso. Tutto sembra cambiare quando un giornalista del\u00a0<em>Corriere della Sera<\/em>\u00a0lo diffama pubblicamente come \u201cmercante di morte\u201d. A quel punto, davanti allo sdegno (ipocrita) dei familiari (la moglie Silvia, i tre figli Ricky, Giada e Giovannone, la suocera e lo zio), Chiocca si dice disposto, se lo vorranno, a tornare al suo vecchio e onesto lavoro di commerciante di pompe idrauliche; e chiede loro di comunicargli la decisione presa dopo un\u2019ora di riposo. Ma la moglie manda la domestica a svegliarlo con un quarto d\u2019ora d\u2019anticipo, e lui capisce che per la famiglia, evidentemente pi\u00f9 affezionata al lusso che alla morale, lo scandalo non \u00e8 pi\u00f9 un problema. Nella scena finale, Chiocca sale su un aereo per andare a piazzare un\u2019altra commessa d\u2019armi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Dopo 50 anni quel film \u00e8 ancora molto attuale. La sola differenza \u00e8 che oggi le guerre, siano epidemiologiche (Covid), commerciali (dazi), o militari (Ucraina, Gaza, Siria, Iran), vengono innescate, a ritmi sempre pi\u00f9 serrati, al fine di sostenere quella montagna di debito su cui l\u2019occidente a traino USA ha costruito la propria\u00a0<em>illusione<\/em>\u00a0di benessere (che \u00e8 lusso reale solo per lo 0.1%). Basti osservare la reazione dell\u2019obbligazionario statunitense all\u2019intervento militare ordinato da Trump contro l\u2019Iran lo scorso fine settimana: con la riapertura di Wall Street (perch\u00e9 gli shock vengono sempre scatenati \u201ca bocce ferme\u201d) il rendimento del Treasury decennale, termometro della febbre di sistema, \u00e8 crollato di 10 punti base nel giro di 5 ore. Tradotto: flusso d\u2019investimenti verso il \u201cporto sicuro\u201d dei buoni del tesoro statunitensi; risparmio di miliardi di dollari in spese per gli interessi sul debito sovrano USA; conseguente sensibile rialzo a Wall Street (Dow, S&amp;P 500 e Nasdaq).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Allora conviene davvero mettersi in testa che, esattamente come per la famiglia di Pietro Chiocca, il mercato\u00a0<em>ama<\/em>\u00a0le guerre (incluse le \u201cpandemie\u201d). E le ama ormai di un amore tanto\u00a0<em>feroce<\/em>\u00a0quanto\u00a0<em>disperato<\/em>, perch\u00e9 solo una striscia continua di shock geopolitici, o di altra natura, consente di piazzare nuova carta da debito a chi \u2013 Stati Uniti in primis \u2013 di quella carta vive. Cos\u00ec come il discorso di Joe Biden dopo gli attacchi del 7 ottobre 2023 aveva spedito il rendimento del decennale ben sotto la soglia del 5% cui era arrivato, ora Trump, intervenendo direttamente in Iran a fianco di Israele, prova a convincere il mondo che conviene ancora fidarsi della potenza di fuoco USA,\u00a0<em>ovvero<\/em>\u00a0dei suoi titoli di debito. Bombe in Medio Oriente, dunque, a garanzia del collaterale utilizzato per le puntate al casin\u00f2 \u2013 e un eventuale ritorno dell\u2019Isis cadrebbe in questo senso a fagiolo. Perch\u00e9 pi\u00f9 il sistema va in rovina, pi\u00f9 necessita di esplosioni che coprano il rumore del proprio tracollo. E il Presidente USA di turno non \u00e8 che un imbonitore che per vendere debito (oltre alle armi) scatena nuovi teatri di guerra per poi ergersi a loro guardiano, dettando regole, tregue, mediazioni, ed eventuali escalations.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Lo stesso discorso vale per la bislacca guerra dei dazi, il cui fine non \u00e8 affatto \u2013 come ormai si sar\u00e0 compreso \u2013 tornare a riempire fantomatiche fabbriche per rifar grande l\u2019America. Lo scopo sembra essere proprio l\u2019opposto del rilancio del manufatturiero. Il rallentamento economico gi\u00e0 in corso negli Stati Uniti non \u00e8 un doloroso effetto collaterale dei dazi, ma l\u2019obiettivo strategico cui contribuiscono. Esattamente come \u201cil sostegno a Israele\u201d nella rinnovata e sempre pi\u00f9 patetica, oltre che criminale, campagna contro \u201cl\u2019asse del Male\u201d, anche l\u2019aggressivo neo-mercantilismo di Trump va interpretato in funzione della tossicodipendenza da credito di cui soffre il sistema \u201cmade in USA\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Nel primo trimestre del 2025, il PIL statunitense si \u00e8 ridotto dello 0,3% su base annua, al netto di una crescita del 2,4% nel trimestre precedente. A questo punto una recessione conclamata, magari condizionata dal tira e molla sui dazi o dall\u2019aumento del prezzo del petrolio, non servirebbe solo a giustificare un\u2019inflazione che di fatto non \u00e8 mai scesa (se misurata rispetto a salari e risparmi), ma soprattutto fornirebbe alla Federal Reserve il pretesto ideale per comprimere i tassi di interesse (il costo del denaro), che a loro volta abbasserebbero ulteriormente i rendimenti del debito sovrano. Perch\u00e9, ripetiamolo, la priorit\u00e0 assoluta \u00e8 rifinanziare la bellezza di circa 9 trilioni (9.000 miliardi) di dollari di debito in scadenza entro la fine del 2025. E si noti che oltre a questo tsunami obbligazionario senza precedenti, il\u00a0<a href=\"https:\/\/budget.house.gov\/press-release\/congressional-budget-office-updates-baseline-deficit-totals-to-third-highest-in-american-history#:~:text=CBO%20now%20projects%20that%20deficit,year%20average%20is%203.8%20percent).\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Congressional Budget Office<\/a>\u00a0prevede un deficit federale di 1.9 trilioni per l\u2019anno fiscale 2025, portando il fabbisogno totale di emissioni di debito a oltre 10 trilioni (10.000 miliardi) di dollari. Se non fosse che il biglietto verde \u00e8 ancora valuta di riserva globale, e che del debito USA sono piene le pance di mezzo mondo (banche, istituti finanziari, stati sovrani, fondi pensione, privati cittadini), qualcuno avrebbe gi\u00e0 chiesto a Zio Sam di portare i libri in tribunale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Allo stato attuale, \u00e8 imperativo, per chi muove il burattino Trump, far scendere il rendimento del decennale (Treasury a 10 anni) ben al di sotto del 4%, esercitando al contempo pressione sul trentennale, recentemente balzato oltre il 5%. Gli interessi su questa enorme massa di pagher\u00f2 devono scendere\u00a0<em>whatever it takes<\/em>, poich\u00e9 definiscono l\u2019intero contesto finanziario e quindi l\u2019intera costellazione del capitalismo occidentale \u2013 e oltre. Per avere un\u2019idea di quanto sia disperata la situazione \u00e8 istruttivo guardare al Giappone, il maggior creditore degli Stati Uniti con 1.300 miliardi di dollari di debito americano in detenzione. Shigeru Ishiba, primo ministro giapponese, ha recentemente lanciato l\u2019allarme, definendo il suo paese \u2013 che ha un rapporto debito\/PIL di circa il 250% (il pi\u00f9 alto al mondo), e un\u2019economia ormai in piena stagflazione \u2013 \u2018peggiore della Grecia\u2019 in quanto a situazione fiscale. Questo a conferma del fatto che oggi il capitalismo (se ancora cos\u00ec lo vogliamo chiamare) si \u00e8 ormai impiccato al cappio della propria insolvenza: un\u2019insostenibile sovraesposizione debitoria che \u00e8 sintomo di impotenza cronica rispetto alla capacit\u00e0 di creare valore economico per la riproduzione delle societ\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il rendimento del colossale debito statunitense ha acquisito oggi uno status ontologico. \u00c8 l\u2019epicentro della realt\u00e0, il fondamento delle leggi oggettive di sistema, la madre di tutti i traumi geopolitici. In altre parole, \u00e8 il cuore pulsante di quel domino finanziario che ha preso in gestione l\u2019intera economia, e tutto ci\u00f2 che le gira attorno (<em>tutto<\/em>, appunto). I rendimenti aumentano quando le obbligazioni vengono svendute, o quando le aste del Tesoro falliscono perch\u00e9 nessuno vuole comprare i Treasuries \u2013 il che si traduce in un sanguinoso aumento dei costi di prestito. Se dunque volete sapere dove oggi si scrive la storia, lasciate perdere i telegiornali e tenete d\u2019occhio il decennale USA. Basta quello: un rapido aumento dei rendimenti significa contrazione del credito, a cui fa regolarmente seguito uno shock globale a regia statunitense (ovviamente suffragato dai cagnolini da salotto europei).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Nel frattempo, la Federal Reserve continua ad acquistare Treasuries invenduti. Ma la Fed ha bisogno di \u201cbuone ragioni\u201d per intervenire\u00a0<em>apertamente<\/em>\u00a0nell\u2019obbligazionario, perch\u00e9 se l\u2019intervento rimanesse ingiustificato si tradurrebbe in ammissione di colpa, e dunque nella totale perdita di fiducia rispetto a un modello economico che per sopravvivere alla propria insolvenza non pu\u00f2 far altro che combattere il proprio indebitamento facendo altro debito. Per questo lo spettro di una recessione venduta come sacrificio a breve termine, magari unita a un crollo finanziario innescato da un agnello sacrificale stile Lehman Brothers, potrebbe, di qui a poco, rappresentare l\u2019unica perversa via d\u2019uscita (momentanea e assolutamente inutile, sia chiaro) rispetto all\u2019attuale onere debitorio, e a un deficit che Trump sta espandendo a dispetto della retorica. Se n\u00e9 dazi n\u00e9 Iran fossero sufficienti a sopprimere i rendimenti, allora davvero conviene mettersi l\u2019elmetto e prepararsi a ben altre \u201cemergenze globali\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">L\u2019unico punto su cui Trump \u00e8 coerente \u00e8 che vuole abbassare i tassi. Dopo il declassamento del rating creditizio degli Stati Uniti da parte di Moody\u2019s (16 maggio 2025), la maggior parte dei media di regime si \u00e8 unita al Presidente nel chiedere la stessa politica. Quindi, se da un lato i dazi possono causare inflazione nel breve termine (inflazione che verr\u00e0 mascherata dalla solita contabilit\u00e0 creativa), dall\u2019altro una contrazione economica sostenuta costringerebbe la Fed a tagliare i tassi per \u201cstimolare\u201d, ponendo fine, tra le altre cose, alla noiosissima pantomima tra Trump e Powell. Dopo tutto, questo \u00e8 il manuale del capitalismo di bolla degli ultimi anni, a partire dalla farsa Covid vincolata a programmi pandemici e bazooka monetari. Il sistema-zombie si trascina innanzi grazie a un flusso di emergenze manipolate che sostengono il credito finanziario e deprimono ulteriormente lavoratori e intere societ\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il lancio del Quantitative Easing nel 2008 (acquisto su larga scala di titoli di debito e altri asset da parte della Fed) ha inaugurato un\u2019era di distorsioni monetarie talmente acute da tradursi, ora, nella crisi finale della moneta fiat intesa come riserva di valore. Al fine di monetizzare i disavanzi e ripianare i debiti, le banche centrali forniscono quantit\u00e0 sempre crescenti di contante elettronico creato con il mouse del computer. In attesa di futuri sviluppi, un \u201cQE sottobanco\u201d \u00e8 gi\u00e0 operativo da tempo: il criceto corre e la ruota gira. Ma il debito non pu\u00f2 essere sterilizzato all\u2019infinito senza generare contraddizioni tanto violente quanto insanabili \u2013 contraddizioni che accompagnano l\u2019era del capitalismo post-produttivo verso un\u2019oscura deriva.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Vale la pena evidenziare una questione correlata. Il casin\u00f2 finanziario ipertrofico \u2013 in cui il denaro soffre di sindrome autistica e parla ormai solo con s\u00e9 stesso, senza cio\u00e8 passare attraverso il lavoro produttivo di merci \u2013 pu\u00f2 mantenersi tale solo attraverso la demolizione controllata di ci\u00f2 che resta dell\u2019economia reale. Il paradosso dei paradossi \u00e8 che, per sopravvivere, il sistema si auto-cannibalizza. La domanda reale dev\u2019essere costantemente monitorata, contenuta e quando serve compressa, perch\u00e9 consentire anche a una parte dell\u2019oceano di credito iniettato nella sfera finanziaria di scendere a valle significa dover \u201cgestire\u201d imponenti fiammate inflattive. \u00c8 questo l\u2019impasse cui \u00e8 giunto il \u201cpi\u00f9 razionale\u201d sistema economico che ci sia dato immaginare. Che piaccia o meno, il mondo in cui viviamo \u00e8 ostaggio di azioni, derivati, e cartolarizzazioni sempre pi\u00f9 pirotecniche, a loro volta dipendenti da emissioni di credito a basso costo. E a Donald Trump, o a chi ne fa le veci, \u00e8 consentito fare politica solo nella misura in cui continua a favorire gli interessi del mondo di sopra.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Tutto questo conferma che siamo gi\u00e0 entrati in un\u2019epoca post-produttiva governata da \u201ccapitali senza capitalismo\u201d. Un\u2019epoca in cui il passato non ha alcun futuro: impossibile ricreare le condizioni di produttivit\u00e0 di massa del dopoguerra. Varcato il Rubicone della terza e poi quarta rivoluzione industriale (la microelettronica negli anni Settanta e ora l\u2019intelligenza artificiale), ogni nostalgica tensione a ritroso diventa materia per romanzi rosa. Piuttosto, proprio la formidabile pulsione capitalistica ci ha condotto a un collasso da overdose di credito che socialmente, politicamente, e culturalmente non pu\u00f2 che essere violento e caotico. Alla sopraggiunta improduttivit\u00e0 dei capitali non pu\u00f2 che corrispondere la produzione di nuove strategie di controllo sociale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Nell\u2019enorme schema Ponzi in cui la finanza \u00e8 da tempo degenerata, il credito si origina dal\u00a0<em>nulla economico<\/em>\u00a0piuttosto che dal gettito fiscale e dalla reale produzione di valore. La verit\u00e0 di fondo \u00e8 che, con l\u2019inesorabile aumento di debito, deficit, e de-dollarizzazione, il QE (o come diavolo lo vorranno chiamare) rimane l\u2019unico folle sostegno di sistema. Solo spese fiscali da capogiro, innescate da emergenze globali, possono salvare i mercati. E quando anche questi espedienti falliranno, la conseguente distruzione delle valute fiat legittimer\u00e0 visioni distopiche che persino il pi\u00f9 noto\u00a0<em>lupus in fabula<\/em>, il Fondo Monetario Internazionale, ha\u00a0<a href=\"https:\/\/www.imf.org\/en\/Blogs\/Articles\/2025\/04\/22\/the-global-economy-enters-a-new-era\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">recentemente<\/a>\u00a0cominciato a sdoganare. Per il momento, tutto gira ancora attorno alla medesima giostra: con le buone o le cattive, il mercato dei Treasury deve continuare a essere percepito come il rifugio pi\u00f9 sicuro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Uno dei sintomi pi\u00f9 morbosi della nostra epoca \u00e8 l\u2019ostinato attaccamento allo stato liberaldemocratico, mai come oggi moralmente degenere e politicamente nullo. Le divisioni tra tecnocrati e populisti, liberali e conservatori, o globalisti e nazionalisti vengono inscenate per impedirci di guardare dietro le quinte. In termini sistemici, non c\u2019\u00e8 alcuna differenza tra chi occupa il potere democratico, perch\u00e9 entrambe le parti lavorano per prolungare l\u2019aspettativa di vita di un modo di produzione gi\u00e0 fatalmente moribondo. Il vuoto intellettuale e ideologico, l\u2019ignoranza culturale, la totale mancanza di coraggio e immaginazione dei nostri rappresentanti politici vengono ormai dissimulate solo da un flaccido narcisismo, che li trasforma in celebrit\u00e0-feticcio agli occhi delle masse, riconciliandole cos\u00ec con la loro rovina.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il potenziale emancipatorio della politica istituzionale si \u00e8 esaurito da tempo, essendo scomparso con il potenziale produttivo del capitale stesso. Rimane il teatrino politico come gestione cleptocratica della crisi. Come nel caso di Trump, l\u2019iperattivismo politico nasconde la sopraggiunta impotenza storica della macchina capitalista. La riproduzione sociale oggi non si basa pi\u00f9 sulla mercificazione del lavoro di massa, che un tempo conferiva alla politica un ruolo almeno parzialmente credibile quale mediatrice del conflitto tra capitale e lavoro salariato. Per quanto la fatica umana venga sfruttata a ritmi sempre pi\u00f9 vertiginosi, le societ\u00e0 capitalistiche e i loro funerei funzionari sono asserviti ai dettami dispotici di un modello finanziario ormai palesemente manipolato. L\u2019unica buona novella \u00e8 che la fase in cui siamo entrati, a prescindere da quanto sar\u00e0 lunga e distruttiva, non pu\u00f2 che segnare la fine della forma di vita prostituita al capitale che storicamente ci definisce.<\/p>\n<p><strong>FONTE:\u00a0<a href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2025\/06\/25\/dazi-e-iran-il-debito-usa-fa-politica-estera-per-la-gioia-dei-mercati\/\">https:\/\/www.lafionda.org\/2025\/06\/25\/dazi-e-iran-il-debito-usa-fa-politica-estera-per-la-gioia-dei-mercati\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>DA LA FIONDA (Di Fabio Vighi) Nel film\u00a0Finch\u00e9 c\u2019\u00e8 guerra c\u2019\u00e8 speranza\u00a0(1974) Alberto Sordi interpreta Pietro Chiocca, imprenditore corrotto che vende armi a dittatori africani per garantire alla sua famiglia un tenore di vita lussuoso. Tutto sembra cambiare quando un giornalista del\u00a0Corriere della Sera\u00a0lo diffama pubblicamente come \u201cmercante di morte\u201d. 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