{"id":90870,"date":"2025-07-02T10:43:22","date_gmt":"2025-07-02T08:43:22","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=90870"},"modified":"2025-07-02T12:06:25","modified_gmt":"2025-07-02T10:06:25","slug":"la-caduta-degli-dei","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=90870","title":{"rendered":"La caduta degli Dei"},"content":{"rendered":"<p><strong>da LA FIONDA (Silvano Poli)<\/strong><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter\" src=\"https:\/\/www.lafionda.org\/wp-content\/uploads\/2025\/07\/America-spaccata.jpg\" width=\"381\" height=\"254\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>USA, eccezionalismo e altri pezzi sparsi<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cMa che ti \u00e8 successo Stati Uniti d\u2019America? Una volta eri ganzo\u201d. Questa citazione parzialmente modificata \u00e8 tratta dall\u2019episodio \u201cBart to the Future\u201d de\u00a0<em>I Simpson<\/em>. A qualcuno potr\u00e0 sembrare inconsueto iniziare un\u2019analisi politica con una frase di un cartone animato che vede come protagonista una scapestrata famiglia dell\u2019America profonda. Ma per chiunque sia capace di guardare pi\u00f9 l\u00e0 del suo naso, \u00e8 ben noto che\u00a0<em>I Simpson<\/em>, oltre ad essere la serie televisiva pi\u00f9 longeva e premiata della storia, hanno rappresentato uno strumento di soft power tra i pi\u00f9 pervasivi degli ultimi 40 anni. Dissacranti e pronti a mettere alla berlina le idiosincrasie degli USA (almeno durante la loro golden age), il cartone ha raccontato la working class e la vita di provincia di un\u2019America al suo apogeo. Ha illustrato\u00a0<em>la way of life<\/em>\u00a0dell\u2019operaio medio di uno stato centrale in maniera esilarante e cinica. Quel che non viene spesso considerato \u00e8 che poteva farlo perch\u00e9 non c\u2019erano nemici all\u2019orizzonte. Insomma, gli USA si fabbricavano in caso anche la satira pi\u00f9 sboccata e irriverente, perch\u00e9 non c\u2019era nessun\u2019altro che potesse azzardarsi a deridere il poliziotto del pianeta. Ogni tanto si andava un po\u2019 troppo oltre, come nel rappresentare troppo positivamente l\u2019Albania comunista o troppo negativamente la corruzione a Washington, rischiando la sospensione da parte dei vertici della Fox. Ma trattava di stop momentanei, specialmente durante la Homer-mania degli anni \u201990 e primi 2000. Grazie allo straordinario successo, nella realt\u00e0 come negli episodi, a prevalere era sempre classico finale felice in stile Disney (che non a caso i Simpson se li \u00e8 comprati).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nell\u2019episodio da cui \u00e8 tratta la citazione iniziale ci troviamo nel 2030 (non manca molto) e Lisa \u00e8 appena state eletta prima presidente donna degli USA: l\u2019eredit\u00e0 che riceve \u00e8 un Paese al collasso, spaccato da guerre intestine e indebitato fino al collo. Solo nel finale della puntata suo fratello Bart interviene in una rovinosa riunione con i Capi di Stato dei paesi creditori. Con i suoi modi sciatti, ma al tempo stesso magnetici, Bart in versione hippie risolve la situazione e convince tutti, soprattutto, la Repubblica popolare ad attendere ancora per la restituzione del debito, invitandola ad avere un atteggiamento pi\u00f9 rilassato. Da qui l\u2019iconica battuta \u201cche ti \u00e8 successo Cina? Una volta eri ganza\u201d. Se facciamo a meno del simpatico siparietto di Bart figlio dei fiori \u00e8 facile notare che\u00a0<em>I Simpson<\/em>\u00a0hanno onorato ancora una volta il loro ruolo di Nostradamus del XXI secolo. Anzi, se analizziamo la situazione attuale con occhio clinico ci rendiamo conto che stavolta sono stati anche troppo ottimisti. Alcuni storceranno il naso a leggere queste parole, si parler\u00e0 del solito speranzoso catastrofismo antiamericano: tuttavia, la verit\u00e0 \u00e8 che oggi gli Stati Uniti sono un Paese al collasso, se non in rovina. Quanto preannunciato dal celeberrimo teorico Slavoj \u017di\u017eek nel suo ultimo libro, ossia lo scivolamento degli USA di Trump al rango di potenza locale in stile BRICS, non \u00e8 una tendenza imminente, ma \u00e8 gi\u00e0 la realt\u00e0. E quel che \u00e8 peggio (o meglio) e che gli USA dei prossimi 50 anni potrebbero non essere neppure quello.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non \u00e8 chiaro da dove sia pi\u00f9 semplice iniziare a fare la conta dei danni. Ma se il politologo W. Lippman aveva anche solo un po\u2019 di ragione a definire la politica estera \u00ablo scudo della Repubblica \u00bb conviene iniziare dalla situazione in giro per il mondo. A mettere insieme le notizie non \u00e8 possibile non constatare come ogni secondo di pi\u00f9 il mondo stia sfuggendo dalle mani della ei fu unica super potenza globale. Per citare un po\u2019 di fatti sparsi possiamo cominciare a ricordare come poco pi\u00f9 di un mese fa il presidente Trump abbia esposto come un grande successo la tregua raggiunta con gli Yemeniti Houthi. Poco pi\u00f9 di due decenni fa gli USA potevano permettersi di portare prove artefatte all\u2019ONU per dare il via ad un\u2019operazione Boots on the Ground ad oltre 10mila km da casa e che si sarebbe espansa su un territorio totale grande pi\u00f9 dell\u2019Europa occidentale. Si trattava del tipo di impresa che, al netto del giudizio morale di tutti noi, solo gli USA potevano permettersi di intraprendere: per spesa, logistica, coordinamento e sforzo, all\u2019inizio del XXI secolo per qualsiasi altro Paese era assolutamente impensabile. Oggi il trionfo del Presidente del MAGA \u00e8 una tregua generosamente concessa da un partito milizia che controlla ca 1\/3 del territorio di un Paese dell\u2019estremo sud della penisola arabica. Come se ci\u00f2 non bastasse, si tratta di una tregua ricercata e dolente: ricercata perch\u00e9 dopo mesi di bombardamenti la marina US non \u00e8 riuscita minimamente a limitare le incursioni di missili e droni da parte degli Houthi nel mar Rosso; dolorosa perch\u00e9 gli Houthi sono riusciti a strappare una tregua esclusiva con conseguente abbandono di Israele su quel fronte.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Proprio lo storico protettorato sionista \u00e8 il vero grande smacco della politica estera USA. Dopo l\u2019attacco notturno ai siti iraniani della scorsa settimana appare chiaro che gli USA (e con loro tutto il cd. mondo occidentale) sono solo un ostaggio di Netanyahu e del suo governo. Le continue giravolte a seguito del primo attacco israeliano sono una prova lampante di questa sudditanza. Per la prima volta dalla loro fondazione nel XVIII secolo, gli USA si sono ritrovati nella stessa situazione che da 80 anni fanno vivere al resto del mondo: vedersi catapultati in una guerra decisa da qualcun\u2019altro e che, in teoria, avrebbero voluto evitare. L\u2019attacco israeliano \u00e8 stato prima di tutto il tentativo di castrare subito la diplomazia di Washington che, seppur con risultati contrastanti, stava portando avanti un canale di discussione con gli ambasciatori dell\u2019Ayatollah. I continui riposizionamenti \u2013 \u201cnon eravamo informati\u201d; \u201ceravamo informati ma lo abbiamo sconsigliato\u201d; \u201cnon abbiamo voluto intervenire\u201d; \u201cl\u2019Iran avrebbe fatto meglio ad accettare le nostre proposte\u201d; \u201cscenderemo in guerra al fianco di Israele\u201d con tanto di bombardamento \u2013 sono uno dei pi\u00f9 maldestri tentativi di mascherare uno stato di assoluta impotenza. Come ben sappiamo nel Belpaese, se settimane di lavoro della tua diplomazia vanno in fumo nel giro di una notte a causa dell\u2019azione di un tuo \u201calleato\u201d, pi\u00f9 che parlare di azioni congiunte quello che ti conviene fare \u00e8 andare a riprendere le lezioni parigine di A. Koj\u00e8ve sul concetto di servo e Padrone in Hegel. Non \u00e8 chiaro se sia stato Trump, timoroso di non trovarsi al tavolo dei vincitori, o se le agenzie che hanno preso il posto degli\u00a0<em>arcani imperii<\/em>\u00a0del XXI secolo: importa poco. Agli atti rimane che gli USA non hanno potuto rifiutarsi di sganciare le speciali bombe anti-bunker B-2 contro i laboratori sotterranei dell\u2019Iran. Allo stesso modo, nonostante la presunta sgridata presidenziale, Netanyahu non ha avuto alcuna remora a violare il primo cessate il fuoco unilateralmente proclamato e se oggi i missili tra Tel Aviv e Teheran hanno smesso di volare \u00e8 per volont\u00e0 d\u2019Israele, non di certo per opera di Trump. Per molti versi, le ultime settimane mediorientali rappresentano l\u2019evirazione del soft power e del potenziale di minaccia a stelle e strisce. Si tratta di un\u2019affermazione storica, dalla quale non si torna quasi mai indietro: dopotutto, proprio come la fiducia, il potere si guadagna a gocce e si perde a litri ed una volta incrinata quell\u2019aurea di inscalfibile controllo non \u00e8 quasi mai possibile instillare di nuovo quell\u2019idea negli altri. Il soft power, dopotutto, proprio come il carisma weberiano, vive nell\u2019incanto degli occhi di guarda.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo stato di debolezza si riflette sulla politica interna. A differenza di quei commentatori che vengono risucchiati dal fascino della geopolitica ogni volta che cade un proiettile, ritengo che la crisi statunitense si stia consumando soprattutto a livello domestico. Giustamente \u201cdistratti\u201d dalle bombe contro Teheran stiamo perdendo contatto con le notizie interne. La scorsa settimana V. Boelter, cinquantasettenne operaio di Minneapolis, si \u00e8 travestito da poliziotto e ha iniziato a spuntare una lista di ca. 50 politici democratici che dovevano essere eliminati. Quattro giorni fa \u00e8 stato arrestato all\u2019inizio dell\u2019opera, dopo aver ucciso una politica locale ed il marito ed aver ferito un senatore dello stato e sua moglie. Tutto questo mentre i nostri giornali e le nostre televisioni si stavano solo lentamente depurando dalle immagini di una Los Angeles messa a ferro e fuoco dalle proteste e dall\u2019invio della guardia nazionale, dell\u2019esercito e dei marines. Ma se le rivolte violente nella progressista L.A. sono un fenomeno ciclico gi\u00e0 dagli anni \u201890 del secolo scorso, possiamo considerare gli episodi come quello di Minneapolis sintomatici di uno scollamento che ormai intacca anche le zone dell\u2019America profonda \u2013 come la regione dei grandi Laghi. Boelter ha lasciato un messaggio mentre era in fuga, si \u00e8 innanzitutto scusato con i suoi parenti e amici per i problemi che avrebbe creato loro e ha fatto riferimento ai suoi guai. Ha parlato della disperazione di avere 5 figli e non riuscire a mantenerli nonostante diversi lavori; dell\u2019avere quasi 60 anni e vivere in una stanza di un appartamento condiviso con giovani studenti. Gli USA, ed in particolare i suoi stati centrali, sono un territorio dove la violenza \u00e8 presente in modi e quantit\u00e0 che per noi europei sono impensabili. E tuttavia, dai serial killer alla violenza razzista, la pulsione \u00e8 sempre stata direzionata lontano dalla \u201cpolitica che ha a che fare con la classe\u201d. Come mostrato da M. Kazin nelle sue molte opere sul discorso politico americano, la violenza degli USA \u00e8 orizzontale e le spiegazioni si tagliano con l\u2019accetta non con il bisturi delle classi. Eppure, sebbene in maniera rozza, maniche e semplicistica, Boelter ha individuato nei politici dei nemici, colpevoli di avergli rubato il rispetto di s\u00e9, la sua identit\u00e0 di padre, il suo godimento di uomo e lavoratore. Un altro ingrediente che riesca di esacerbare questa situazione \u00e8 l\u2019imminente fine della sessione 2024\/2025 della Corte Suprema degli Stati Uniti e che, dunque, questa sono le settimane in cui aspettarsi le sentenze pi\u00f9 rilevanti per la giurisprudenza e per la societ\u00e0 americana. I punti concernono tutte quelle decisioni assunte dalla Corte al di fuori del suo docket ordinario, senza discussione orale, prive di motivazioni e che vengono decisi sulla base di procedure d\u2019urgenza rispetto a decisioni delle Corti ordinarie. Un tema che l\u2019amministrazione Trump ha esacerbato e di cui \u00e8 certo avremo modo di discutere a breve.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cos\u00ec la violenza interna, attuale e prossima, non pu\u00f2 non miscelarsi con la situazione economica, la vera bestia nera del 2025 USA. Dopo un inizio di anno segnato dal nuovo gioco trumpiano Dazi si\/Dazi no, negli ultimi mesi gli Stati Uniti hanno raggiunto un debito del 120% rispetto al PIL (35720,71 miliardi di dollari), dunque in proporzione anche pi\u00f9 grande del debito raggiunto alla fine dello sforzo bellico nel 1945. Il rischio di default \u2013 l\u2019incapacit\u00e0 di ripagare il proprio debito pubblico nei tempi e nei modi previsti \u2013 per gli Stati Uniti resta ancora un\u2019eventualit\u00e0 a dir poco remota. Eppure, da tempo il conflitto interno all\u2019oligarchia americana \u2013 tra la fazione degli speculatori moderati democratici e quella della rampante Paypal Mafia repubblicana \u2013 produce crepe sulla struttura economica americana che rischiano di divenire fratture insanabili. Lo scorso mese l\u2019agenzia di rating Moody\u2019s ha declassato la valutazione sul debito statunitense. Nello stesso periodo, l\u2019imperatore del mondo finanziario, il CEO di BlackRock L. Fink, ha scritto una lettera agli investitori spiegando il concreto rischio di vedere il dollaro trasformarsi in una moneta qualunque, perdendo lo \u201cstatus di grande moneta di riserva dell\u2019economia mondiale\u201d. Immediatamente, gli ha fatto eco il guru della finanza R. Dalio che si era detto \u201cpreoccupato come mai prima\u201d. Ultimo ad unirsi al coro J. Dimon, a capo della JP Morgan, che ha dichiarato che non sa se ci vorranno \u201c6 anni o 6 mesi, ma la crisi del dollaro arriver\u00e0\u201d \u2013 un auspicio inquietante per uno dei maggiori finanziatori del debito pubblico statunitense. \u00c8 chiaro che queste non sono semplici dichiarazioni, ma il tipo di fendenti che in un conflitto tra oligarchie finanziarie serve a far sanguinare i nemici. E tuttavia, per un\u2019economia come quella americana, centrata proprio sulla capitalizzazione e le fluttuazioni, il pericolo pi\u00f9 grande \u00e8 sempre quello della \u201cprofezia che si auto avvera\u201d: il rischio \u00e8 che, a furia di parlarne e di usare la dissoluzione socioeconomica degli USA come arma di ricatto, questa si realizza in modo cruento nello stupore dei passanti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il tracollo degli USA \u00e8 un evento fantasticato dal pubblico pi\u00f9 variegato che esista da moltissimo tempo. Dalle frange dell\u2019estrema sinistra a quelle dell\u2019estrema destra europea, l\u2019antiamericanismo \u00e8 stato un valore ostentato per differenziarsi da pusillanimi e liberali. Se, ad esempio, voleste trovare un modo per unire un populista di destra ed un combattente fondamentalista islamico la soluzione sarebbe probabilmente fargli urlare \u201cMorte all\u2019America\u201d. \u00a0Tra di noi non esiste italiano, ed anche europeo, che non abbia guardato almeno una volta un turista con la maglia a stelle e strisce dinanzi un monumento, un cliente urlare sguaiato in un ristorante del centro di una citt\u00e0 d\u2019arte, o persino il protagonista di una serie TV ambientata in qualche citt\u00e0 lontana, pensando con malcelato disprezzo \u201cche barbari!\u201d, \u201cche popolo assurdo\u201d ecc.: l\u2019odio per gli USA, almeno in certi ambiti, \u00e8 stato uno strano perverso collante per opposti. Eppure, oggi che il loro tracollo sembra per la prima volta una concreta possibilit\u00e0 della storia, e non solo una speranza vaneggiata e insensata, non sappiamo come sentirci. Siamo davvero certi che ci\u00f2 che verr\u00e0 dopo sar\u00e0 meglio? Saremo pi\u00f9 sicuri una volta che gli Yankee smetteranno di esportare democrazia? Per certi versi, l\u2019eccezionalismo USA era l\u2019ultima vera narrazione metapolitica rimasta. \u00a0Nell\u2019ingenuit\u00e0 di una Nazione in cui quasi un cittadino su due crede che la terra sia piatta si \u00e8 davvero incarnata l\u2019idea che si potesse redimere il mondo in attesa dell\u2019Armageddon ed edificare la citt\u00e0 sulla collina in vista dello Shabbat perpetuo. Se l\u2019Europa del XIX e primo XX secolo \u00e8 stata l\u2019epicentro della terza secolarizzazione, gli USA sono stati il centro della quarta. Una secolarizzazione che, paradossalmente, ha visto un legame molto pi\u00f9 stretto con la religione e le sue esperienze spirituali rispetto al razionalismo e all\u2019empirismo europeo. Se il materialismo (in ogni colorazione politica) era sdegnoso nella sua negazione, la secolarizzazione americana \u00e8 stata certamente pi\u00f9 \u201cinclusiva\u201d, accettando, trasformando e, ovviamente, mercificando tutto ci\u00f2 che \u00e8 spirituale: lo dimostra il successo di Scientology, o delle innumerevoli dottrine new age, cos\u00ec come le appropriazioni culturali di tutto ci\u00f2 che era animismo di altre culture e le innumerevoli proliferazioni recenti di misticismo da Instagram. Con gli USA il religioso si \u00e8 trasformato in forme pi\u00f9 esperienziali (nel peggior senso del termine, quello dell\u2019experience aziendalista), individualiste, indipendenti da contenuti definiti e dai confini delle religioni storiche: il tutto in pieno accordo con il tipo di individuo di cui il modello di produzione capitalista statunitense necessitava. Sicuramente tutto questo \u00e8 da molto tempo diventato invivibile, e ancora oggi non siamo pronti a combatterlo (specie a sinistra). Tuttavia, non sapendo cosa verr\u00e0 dopo \u00e8 certo lecito provare almeno un po\u2019 di timore. La caduta dall\u2019Olimpo del potere non sar\u00e0 indolore per nessuno dei fedeli che erigevano i tempi sotto il monte, o in questo caso, dall\u2019altra parte dell\u2019Oceano. \u00c8 certo che questa per l\u2019Europa, perlomeno per quell\u2019Europa che deve rappresentare la parte migliore della tradizione razionalista, ecumenica ed emancipatoria, rappresenta l\u2019ultima chiamata per plasmare un nuovo secolo, per secolarizzare nel mero senso etimologico e, forse, salvarci tutti dalle crisi politiche, ambientali e umane che si profilano all\u2019orizzonte.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Parafrasando un\u2019altra frase celebre: \u201cnon sappiamo con cosa sar\u00e0 realizzata la secolarizzazione del mondo post egemonia USA, ma sappiamo che la sesta sar\u00e0 realizzata con pietre e bastoni\u201d.<\/p>\n<p><strong>FONTE:\u00a0<a href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2025\/07\/02\/la-caduta-degli-dei\/\">https:\/\/www.lafionda.org\/2025\/07\/02\/la-caduta-degli-dei\/<\/a><\/strong><\/p>\n<div class=\"addtoany_share_save_container addtoany_content addtoany_content_bottom\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>da LA FIONDA (Silvano Poli) USA, eccezionalismo e altri pezzi sparsi \u201cMa che ti \u00e8 successo Stati Uniti d\u2019America? 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