{"id":90957,"date":"2025-07-04T10:00:25","date_gmt":"2025-07-04T08:00:25","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=90957"},"modified":"2025-07-03T13:44:56","modified_gmt":"2025-07-03T11:44:56","slug":"miteni-gli-inquinanti-eterni-e-la-sentenza","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=90957","title":{"rendered":"Miteni: gli inquinanti eterni e la sentenza"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\"><strong>di DOPPIOZERO (Gianfranco Bettin)<\/strong><\/p>\n<div class=\"flex justify-between items-baseline mb-9\" style=\"text-align: justify\">\n<div class=\"data-articolo text-sm text-right font-medium\"><\/div>\n<\/div>\n<div id=\"audio-player\" class=\"bg-rosa\" style=\"text-align: justify\"><\/div>\n<div class=\"max-w-[838px]\" style=\"text-align: justify\">\n<div class=\"clearfix text-formatted field field--name-body field--type-text-with-summary field--label-hidden field__item\">\n<p>La grande mobilitazione popolare, politica e scientifica che ha portato alla storica sentenza sulla Miteni di Trissino (Vicenza), la \u201cfabbrica dei Pfas\u201d, dello scorso 26 giugno, tuttavia preceduta da almeno un\u2019altra molto importante il mese prima, \u00e8 raccontata nelle sue origini e nel suo significato, da un libro molto bello di Alberto Peruffo, alpinista, scrittore e libraio, attivista fra i principali del movimento:<a href=\"https:\/\/edizioni.cierrenet.it\/volumi\/non-torneranno-i-prati-2\/\">\u00a0<em>Non torneranno i prati. Storie e cronache esplosive di Pfas e Spannoveneti<\/em><\/a><em>\u00a0<\/em>(Cierre edizioni, 2019, 2021). Per sapere cosa siano i Pfas, si possono invece vedere due testi specifici:\u00a0<a href=\"https:\/\/altreconomia.it\/prodotto\/pfas\/\"><em>PFAS. Gli inquinanti eterni e invisibili nell\u2019acqua. Storie di diritti negati e cittadinanza attiva<\/em><\/a>\u00a0(Altreconomia, 2024) di Giuseppe Ungherese e\u00a0<a href=\"https:\/\/www.isdenews.it\/pfas-un-inquinante-per-sempre\/pfas-una-contaminazione-persistente-pervasiva-e-pericolosa\/\"><em>PFAS. Una contaminazione persistente, pervasiva e pericolosa<\/em><\/a>, a cura di Vincenzo Cordiano e Vitalia Murgia (ISDE Italia, 2024). In sintesi, i Pfas sono un complesso di circa 4700 sostanze alchiliche perfluorurate e polifluorurate (Pfas, appunto), utilizzate in diversi settori. Sono definite \u201csostanze chimiche permanenti\u201d, o anche \u201cinquinanti eterni\u201d o\u00a0<em>forever chemicals<\/em>, poich\u00e9 persistono nell\u2019ambiente e negli organismi, compreso il nostro, di cui danneggiano soprattutto fegato, testicoli e tiroide, provocano obesit\u00e0, problemi di fertilit\u00e0, tumori.<\/p>\n<p>L\u2019importante sentenza precedente, \u00e8 dello scorso 13 maggio, quando in sede civile il tribunale di Vicenza ha riconosciuto che il tumore al rene che aveva colpito un operaio, Pasqualino Zenere (deceduto nel 2014), era correlabile al suo lavoro alla Miteni dal 1979 al 1992. Il riconoscimento \u00e8 importante per gli effetti che pu\u00f2 comportare rispetto ad altri casi simili, ma anche perch\u00e9 attira l\u2019attenzione sull\u2019impatto sulla salute dei lavoratori interni all\u2019azienda, oltre che sui guasti ambientali e alla salute dei residenti. Il movimento ha sempre riconosciuto questa trasversalit\u00e0 e generalit\u00e0 del danno. Nel mondo del lavoro, soprattutto nel sindacato, si \u00e8 invece a lungo stentato ad accettarlo e il conflitto tra lavoro e ambiente e salute si \u00e8 prodotto anche qui come gi\u00e0 in altre aree (Porto Marghera, Taranto, Gela\u2026). Ma la convergenza \u00e8 infine avvenuta e la sentenza del 23 maggio ne rileva il fondamento: la lotta aveva una motivazione comune, niente era ed \u00e8 pi\u00f9 importante che opporsi insieme a chi devasta l\u2019ambiente e la vita. Non a caso il soggetto collettivo pi\u00f9 noto del movimento \u00e8 il gruppo delle \u201cMamme No Pfas\u201d protagoniste a partire dalla volont\u00e0 di tutelare i propri figli e la maternit\u00e0 insidiata. Le due sentenze vanno perci\u00f2 lette insieme. Una riguarda chi ha lavorato dentro la fabbrica, l\u2019altra chi ci ha vissuto intorno insieme all\u2019ambiente naturale in cui essa ha scaricato reflui ed emissioni. I corpi, l\u2019acqua e l\u2019aria sono le prede e le vittime\u00a0<em>ontologiche<\/em>, per cos\u00ec dire, del tipo di sviluppo di cui la Miteni \u00e8 un caso esemplare.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"align-center\" src=\"https:\/\/www.doppiozero.com\/sites\/default\/files\/inline-images\/copertina-prati-2_web.jpg\" alt=\"k\" width=\"500\" height=\"820\" data-entity-uuid=\"c25ed78e-1fd9-47e9-9041-0854bf854811\" data-entity-type=\"file\" \/>Per questo ha valore storico questa doppia sentenza, in particolare quella del 26 giugno con cui la Corte d\u2019Assise di Vicenza ha condannato in primo grado undici manager della Miteni per inquinamento e avvelenamento doloso prodotti dal rilascio di sostanze nocive, in particolare Pfas, il cui impatto profondo si riconosce avere riguardato almeno tre province (Vicenza, Verona e Padova) abitate da centinaia di migliaia di persone. Un inquinamento generato localmente ma che \u00e8 andato molto lontano.<\/p>\n<p>Anche la storia della Miteni viene da lontano. Inizia nella Valle dell\u2019Agno, sotto le Prealpi venete, dove due secoli fa la famiglia Marzotto avvia le sue celebri industrie tessili. Nel 1965 a Trissino apre un laboratorio sul trattamento dei tessuti, la Ricerche Marzotto Spa (la Ri.Mar.). Non passa un anno e vi fuoriesce una nuvola di acido fluoridrico \u2013 come se si fosse a Porto Marghera e non in una verde vallata \u2013 che brucia per sempre la vegetazione di parte della collina. Prati che non torneranno, appunto. La Ri.Mar. viene allora decentrata in un\u2019altra propriet\u00e0 Marzotto, tra Trissino e Montecchio. I Pfas sono molto redditizi, difficile rinunciarvi: si calcola che un chilo di Pfas valga sul mercato quanto mezzo chilo d\u2019oro.<\/p>\n<p>Quello in cui si sposta la Ri.Mar., per\u00f2, \u00e8 un luogo in cui la falda acquifera, da sempre, si ricarica con le piogge e i corsi d\u2019acqua, cos\u00ec che, pi\u00f9 a valle, contribuisca alle altre falde a cui attingono anche i pozzi per gli usi umani. I problemi, quindi, non tardano a emergere. A Trissino, a met\u00e0 degli anni Settanta, il sindaco chiude alcune vasche di lavorazione della Ri.Mar. perch\u00e9 la terra vi risulta contaminata. Sul finire del decennio, gli acquedotti di alcuni comuni vengono chiusi per contaminazione e gli abitanti approvvigionati con autobotti. Seguendo il corso che scaturisce da una sorgente carsica le acque avvelenate giungono nel fiume Retrone, verso Vicenza, dove nel 1979 vengono chiusi alcuni pozzi. La Ri.Mar. \u00e8 costretta a sospendere le attivit\u00e0 per quasi un anno e mezzo. Al tempo stesso, per\u00f2, un processo a suo carico finisce in niente e addirittura l\u2019azienda pu\u00f2 potenziare le attivit\u00e0.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"align-center\" src=\"https:\/\/www.doppiozero.com\/sites\/default\/files\/inline-images\/cop_PFAS_Sito-2.jpeg\" alt=\"k\" width=\"665\" height=\"1024\" data-entity-uuid=\"4abd0fdb-216b-4692-9987-e87fbdf5eff2\" data-entity-type=\"file\" \/>Nel 1985 entra nella societ\u00e0 la Enichem Syntheis Spa e, in seguito, anche la Mitsubishi Italia Spa. Insieme, nel 1988, costituiscono la Mit-Eni Srl, nel 1994 sottoposta alla Direttiva Seveso, che classifica le attivit\u00e0 pi\u00f9 pericolose (nel suo caso, per i fluoroderivati che utilizza). Cominciano anche le prime denunce politiche, ma le responsabilit\u00e0 vengono fatte rimbalzare tra Comuni, Provincia, Regione e Ministero, mentre l\u2019azienda \u2013 acquisita quasi totalmente dalla Mitsubishi Corporation nel 1996 \u2013 procede indisturbata. \u00c8 solo nel 2010 che, a conclusione di uno studio condotto con fondi europei nelle valli del Chiampo e dell\u2019Agno, viene documentato un grande aumento dell\u2019inquinamento da sostanze rilasciate dalla Miteni. Anche se vi si cita uno studio di un esperto dell\u2019Arpav, l\u2019agenzia regionale non dar\u00e0 seguito a quanto riscontrato. Miteni, intanto, propone di realizzare dei \u201cpozzi barriera\u201d per evitare la contaminazione della falda, ma lo fa in modo inadeguato, senza che le autorit\u00e0 di controllo lo segnalino, soprattutto nel cruciale decennio 2000-2010, nel corso del quale ben altra attenzione sarebbe stato necessario dedicare alla situazione.<\/p>\n<p>Nel 2009 la propriet\u00e0 passa alla ICIG (International Chemical Investors Group) della multinazionale belga e tedesca WeylChem, che acquisisce la Miteni alla cifra simbolica di un euro. Bei tempi quelli in cui il valore di mercato dei Pfas si misurava a peso d\u2019oro. Il passaggio di propriet\u00e0 avviene mentre la nocivit\u00e0 (cancerogena) dei Pfas viene documentata a livello internazionale e la loro presenza nei corsi d\u2019acqua in Italia (compreso il Po) risulta sempre pi\u00f9 diffusa. Nel 2011 due ricercatori del Cnr-Irsa, Polesello e Valsecchi, prelevati campioni d\u2019acqua di scarico dell\u2019azienda, vi certificano la pi\u00f9 alta concentrazione al mondo di quegli inquinanti. Idem in altre zone contermini. Malgrado siano accompagnati da un tecnico dell\u2019Arpav, le autorit\u00e0 si muoveranno soltanto due anni pi\u00f9 tardi, nel 2013, dopo che l\u2019Istituto Superiore di Sanit\u00e0 informa dell\u2019emergenza le autorit\u00e0 del Veneto (le quali, per\u00f2, tramite l\u2019Arpav potevano ben esserne al corrente da tempo). Sembra un passo verso un maggiore controllo e maggiori vincoli. Invece accade l\u2019opposto: nel 2014 le autorit\u00e0 presenti in una Conferenza di servizi a ci\u00f2 dedicata \u2013 Regione, Provincia, Comune, Consorzio di bonifica \u2013 concedono alla Miteni un\u2019ulteriore Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) per passare dalla produzione di Pfas di nuova generazione (GenX e C604, ricavati da rifiuti tossici), senza peraltro modificare gli impianti. Nel 2017, poi, la Regione autorizzer\u00e0 l\u2019azienda a realizzare un inceneritore (un \u201ccogeneratore\u201d, detto pudicamente) per aumentare la potenza produttiva, cos\u00ec aggredendo anche l\u2019aria con le emissioni oltre che l\u2019acqua con gli scarichi e i corpi con la contaminazione. Un ciclo completo di avvelenamento.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"align-center\" src=\"https:\/\/www.doppiozero.com\/sites\/default\/files\/inline-images\/9791222716602_0_424_0_75.jpg\" alt=\"j\" width=\"424\" height=\"599\" data-entity-uuid=\"b17b002a-6057-4747-a3a3-90887f97a5df\" data-entity-type=\"file\" \/>Nel 2021, l\u2019Alto commissario per i diritti umani dell\u2019Onu, Marcos Orellana, in una missione sulle sostanze tossiche, attesta che nel Veneto centrale, a causa di questo inquinamento, sono stati violati diritti umani, in luoghi che verranno definiti \u201czone di sacrificio ad alto reddito\u201d o in cui si produce \u201cricchezza a fondo perduto\u201d, senza pensare alle conseguenze sul futuro.<\/p>\n<p>Le banche stesse, fiutando il cambio di clima, chiudono alla Miteni che, infine, chiede il fallimento, decretato dal Tribunale di Vicenza il 9 novembre 2018 con la chiusura della fabbrica.<\/p>\n<p>Tutto ci\u00f2, questa lunga e complicata storia di veleni e di cinismo industriale e di elusione, e a volte complicit\u00e0, istituzionale, viene scandito dalla costante crescita del movimento popolare, politico e scientifico che ha imposto la verit\u00e0, cercandola ed esponendola insieme a tecnici e scienziati (tutta la storia \u00e8 documentata nell\u2019indispensabile sito PFAS LAND). Un movimento che infine ha saputo unire settori all\u2019inizio divisi, i lavoratori con i residenti, gli ambientalisti con i sindacalisti pi\u00f9 consapevoli, creando le condizioni per vincere anche in tribunale. Dove, dunque, sono state riconosciute le responsabilit\u00e0 fondamentali per l\u2019avvelenamento di acque destinate all\u2019alimentazione umana, il disastro ambientale, l\u2019abbandono di rifiuti, la bancarotta fraudolenta. Un crimine ecologico e un imbroglio economico: anche di questo intreccio d\u00e0 conto la sentenza (anzi, le due sentenze, penale e civile) e di qui il valore storico, appunto, nel quadro dei processi per inquinamento in Italia.<\/p>\n<p>Ora, forte di questa vittoria, il movimento chiede che i risarcimenti ottenuti dalle parti istituzionali vengano utilizzati per finanziare azioni concrete: uno studio epidemiologico partecipato sui danni alla salute, per la bonifica e il ripristino ambientale, per la rete idrica alternativa nelle aree contaminate. Chiede anche una legge nazionale con limiti prossimi allo zero tecnico per i Pfas nelle acque potabili e chiede che l\u2019Italia si impegni in Europa per la messa al bando totale dei Pfas. Ancora una volta, un impegno generale, universale, contro l\u2019eredit\u00e0 di quella \u201cricchezza a fondo perduto\u201d perseguita senza scrupoli, a cui si oppone, come dimostra questa storia, un\u2019altra coscienza, un\u2019altra vitalit\u00e0, umana e politica, capace forse di rigenerare, con la giustizia, anche quei prati perduti, infine.<\/p>\n<p><strong>FONTE:<a href=\"https:\/\/www.doppiozero.com\/miteni-gli-inquinanti-eterni-e-la-sentenza\">https:\/\/www.doppiozero.com\/miteni-gli-inquinanti-eterni-e-la-sentenza<\/a><\/strong><\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di DOPPIOZERO (Gianfranco Bettin) La grande mobilitazione popolare, politica e scientifica che ha portato alla storica sentenza sulla Miteni di Trissino (Vicenza), la \u201cfabbrica dei Pfas\u201d, dello scorso 26 giugno, tuttavia preceduta da almeno un\u2019altra molto importante il mese prima, \u00e8 raccontata nelle sue origini e nel suo significato, da un libro molto bello di Alberto Peruffo, alpinista, scrittore e libraio, attivista fra i principali del movimento:\u00a0Non torneranno i prati. 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