{"id":91000,"date":"2025-07-08T10:00:56","date_gmt":"2025-07-08T08:00:56","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=91000"},"modified":"2025-07-07T14:52:14","modified_gmt":"2025-07-07T12:52:14","slug":"il-contrario-dellemancipazione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=91000","title":{"rendered":"Il contrario dell\u2019emancipazione"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\"><strong>di GLI ASINI (Lucia Tozzi)<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"attachment-large size-large wp-post-image\" src=\"https:\/\/gliasinirivista.org\/wp-content\/uploads\/T18_CAP_1-DEF-LHDA_EVA_DAFFARA-0-736x1024.jpg\" alt=\"\" width=\"736\" height=\"1024\" \/><\/p>\n<div class=\"featured_caption\" style=\"text-align: justify\">Illustrazione di Eva Daffara<\/div>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<div class=\"entry_content\" style=\"text-align: justify\">\n<div class=\"the_content\">\n<div class=\"hentry\">\n<p><strong>La piaga della turistificazione<\/strong><\/p>\n<p>Che il turismo procuri infiniti guai alle citt\u00e0 e ai territori \u00e8 un fatto finalmente riconosciuto e dibattuto ovunque nel mondo. Che l\u2019impatto del turismo sulla citt\u00e0 di Napoli sia se possibile ancora pi\u00f9 dannoso che in altre citt\u00e0 d\u2019arte come Venezia o Firenze \u00e8 documentato oramai da parecchi studi e ricerche, accademiche e non, oltre che da innumerevoli inchieste giornalistiche. Cito come fonti ineludibili il libro di Alessandra Esposito\u00a0<i>Le case degli altri<\/i>\u00a0e quello di Alessandra Caputi e Anna Fava\u00a0<i>Privati di Napoli<\/i>, entrambi recenti e documentati, ma la lista \u00e8 lunga e mostra inequivocabilmente che quella simulazione di nuova ricchezza e sviluppo che il flusso turistico improvviso ha portato a Napoli \u00e8 in realt\u00e0 un dispositivo che acuisce, anzich\u00e9 mitigare, le gi\u00e0 gravissime disuguaglianze presenti sul territorio: incentiva il tasso di espulsione dal centro di una popolazione pi\u00f9 svantaggiata sul piano economico e sociale rispetto a quella di altre citt\u00e0, le priva di servizi essenziali e della fruizione di spazi pubblici, e desertifica le altre attivit\u00e0 lavorative formali e informali in cambio di un\u2019offerta lavorativa precaria, spesso al nero e senza prospettive nel campo dell\u2019accoglienza.<br \/>\nTutto questo accade, tra le altre cose, perch\u00e9 il boom turistico degli ultimi anni a Napoli non si basa come in altri luoghi sulle rinomate risorse naturali, sul pur ricchissimo patrimonio di monumenti e luoghi di cultura, ma sul folklore colorito dei suoi quartieri pi\u00f9 popolari: Sanit\u00e0, Quartieri Spagnoli e Forcella. Quartieri popolari che rischiano di fare la fine spettrale dell\u2019Alfama a Lisbona, per fare un esempio: un quartiere abitato ormai solo da guide turistiche, ristorantini e comparse che offrono cioccolatini ai turisti.<br \/>\nNaturalmente il ceto politico, le classi dirigenti e il settore delle imprese della ristorazione e dell\u2019accoglienza negano l\u2019evidenza, alimentando l\u2019eterna narrazione del turismo panacea dell\u2019economia e dello scambio culturale. Fanno il proprio interesse, nessuno si stupisce pi\u00f9 di tanto.<br \/>\n\u00c8 molto pi\u00f9 grave, invece, che tra i grandi promotori del turismo a Napoli \u2013 e in particolare nei tre quartieri pi\u00f9 fragili, Sanit\u00e0, Forcella e Quartieri Spagnoli appunto \u2013 giochino un ruolo da protagonisti i pi\u00f9 noti attori del Terzo settore locale: Fondazione Con il Sud, Fondazione Foqus, Fondazione di Comunit\u00e0 San Gennaro, l\u2019associazione L\u2019altra Napoli e una rete di cooperative e imprese sociali.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Le contraddizioni dell\u2019universo no profit<\/strong><\/p>\n<p>\u00c8 a partire da questo paradosso che prende la mossa il libro di Luca Rossomando\u00a0<i>L\u2019impresa del bene. Terzo settore e turismo a Napoli<\/i>\u00a0(Carocci, 2024). Come \u00e8 possibile che proprio quegli enti lodati sopra ogni altra cosa da tutti i giornali, identificati come gli autori del riscatto della citt\u00e0, l\u2019esempio da imitare, continuino non solo ad alimentare attivamente la mortifera turistificazione, ma anche a benedire il fenomeno come la via maestra per uscire dai mali storici della citt\u00e0, dalla malavita e dalla miseria diffusa? Fornendo in questo modo il migliore alibi all\u2019amministrazione per non fare nulla per arginare la violenza del fenomeno?<br \/>\n\u00c8 una domanda cui non \u00e8 facile trovare una risposta univoca, ma che soprattutto non era mai stata posta, perch\u00e9 viviamo in un\u2019epoca storica in cui esercitare uno sguardo critico sulla realt\u00e0 \u00e8 gi\u00e0 molto difficile, ma analizzare criticamente il Terzo settore \u00e8 un tab\u00f9 quasi assoluto. Esiste una scarna letteratura che ha avanzato dei dubbi sul filantrocapitalismo internazionale (penso soprattutto in Italia al libro di Nicoletta Dentico,\u00a0<i>Ricchi e buoni<\/i>), sulle fondazioni bancarie italiane (<i>I signori delle citt\u00e0\u00a0<\/i>di Di Nunzio e Gandolfo), sull\u2019ambiguit\u00e0 degli aiuti umanitari (l\u2019omonimo libro di Giulio Marcon ma anche un libello di Eyal Weizman,\u00a0<i>Il male minore<\/i>), e infine sulla problematicit\u00e0 di vari aspetti della galassia no profit (<i>Contro il no profit<\/i>\u00a0di Moro, la finanziarizzazione, la precarizzazione del lavoro e l\u2019imprenditorializzazione negli scritti di Davide Caselli da\u00a0<i>Esperti<\/i>\u00a0in poi, il romanzo\u00a0<i>I buoni\u00a0<\/i>di Luca Rastello, il ruolo del privato sociale nelle politiche classiste e del decoro a Torino in\u00a0<i>La Venere degli stracci\u00a0<\/i>di Francesco Migliaccio, gli effetti della digitalizzazione sul lavoro sociale visti da Renato Curcio, e quelli dell\u2019assimilazione del lavoro culturale nell\u2019ambito dell\u2019impresa sociale descritti dal gruppo \u201cMi riconosci?\u201d), ma in generale non \u00e8 stata ben accolta. Un muro di ostilit\u00e0 accoglie queste opere, che vengono considerate eccessive, ingiuste, parziali, se non espressione pura e semplice di fuoco amico e disfattismo maligno.<br \/>\nNella societ\u00e0 neovittoriana in cui siamo immersi, chi si identifica con le istituzioni del bene non \u00e8 disposto ad accettare alcuna scalfittura alla propria immagine benevolente. Il controllo assoluto della propria reputazione \u00e8 un diritto riconosciuto, anche di fronte all\u2019evidenza delle pi\u00f9 spinose contraddizioni.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Emancipazione o competizione?<\/strong><\/p>\n<p>Tanto pi\u00f9 pregevole, quindi, \u00e8 il lavoro di Rossomando che ha affrontato di petto la questione napoletana, prima nel libro\u00a0<i>Le nuove recinzioni\u00a0<\/i>(2024) e poi in questo. La sua \u00e8 una posizione difficile e autorevole allo stesso tempo, perch\u00e9 a sua volta ha lavorato e lavora nel sociale, nel settore educativo, e se da un lato la sua analisi rischia di essere interpretata come un tradimento o una resa dei conti personale, dall\u2019altro nessuno pu\u00f2 accusarlo di essere uno di quegli intellettuali \u201cbuoni solo a giudicare dal divano di casa\u201d, perch\u00e9 parla da interno, come persona che trae il suo sapere dal fare oltre che dallo studio e non si fa intimidire dal sistema di relazioni in cui \u00e8 immerso.<br \/>\nLa tesi centrale del libro \u00e8 che \u201cl\u2019indisponibilit\u00e0 a fare emergere le contraddizioni dei processi sociali e a chiederne conto ai responsabili \u2013 e quindi la strutturale adesione allo\u00a0<i>status quo\u00a0<\/i>economico e politico \u2013 \u00e8 conseguenza diretta della logica imprenditoriale di cui sono permeati tutti gli enti del Terzo settore\u201d. A Napoli in particolare \u201cla loro azione non sortisce effetti decisivi sui processi di emancipazione collettiva e non ha tra i suoi obiettivi il rinnovamento delle strutture politiche; mira invece a creare le condizioni favorevoli per lo sviluppo di nuovi segmenti di mercato dove dispiegare senza ostacoli le proprie, e altrui, attivit\u00e0 imprenditoriali. Questa finalit\u00e0, nel contesto creato a Napoli dal dilagare del turismo di massa, sta producendo conseguenze opposte a quelle proclamate dai grandi enti nei loro discorsi programmatici: non la vivibilit\u00e0 dei quartieri, la partecipazione, il benessere della comunit\u00e0, ma la precariet\u00e0 abitativa, lavorativa, esistenziale dei suoi lavoratori pi\u00f9 fragili\u201d.<br \/>\nL\u2019associazionismo e il lavoro sociale avevano prodotto dagli anni sessanta in poi dei progetti di grande intensit\u00e0 politica a Napoli e nell\u2019entroterra, seguiti e documentati negli scritti di Fabrizia Ramondino e nelle inchieste di Daniela Lepore tra gli altri. Ma negli anni a ridosso della crisi economica mondiale e della crisi dei rifiuti partenopea l\u2019attivismo di Padre Loffredo nel rione Sanit\u00e0 d\u00e0 inizio a una nuova stagione che trasforma profondamente l\u2019idea stessa dell\u2019intervento sociale, fondato su una aggressiva campagna di immagine per il quartiere (l\u2019imperativo \u00e8 \u201ccambiare la narrazione\u201d), sulla rigenerazione urbana a traino turistico e sull\u2019attivazione di nuove imprese e cooperative sociali.<br \/>\nDivenuto parroco della Basilica di Santa Maria della Sanit\u00e0 agli inizi del secolo, Loffredo ristruttur\u00f2 e apr\u00ec al pubblico le catacombe di San Gaudioso, nei sotterranei della chiesa, e poi quelle di San Gennaro, costruendo un sistema di cooperative di giovani locali per gestirle e puntando sui finanziamenti provenienti dai bandi della Fondazione Con il Sud per l\u2019occupazione giovanile e per la valorizzazione dei beni artistici. Da questo nucleo originario \u00e8 nata una rete di associazioni e cooperative che ha dato forma nel 2014 alla potentissima Fondazione San Gennaro. Analogamente, l\u2019associazione L\u2019altra Napoli ha convogliato fondi di enti filantropici internazionali e vinto bandi per stimolare progetti di imprenditoria legata al turismo e per\u00a0 ristrutturare beni e spazi alla Sanit\u00e0 e a Forcella, e FOQUS ha stabilito la sua grandissima sede in un convento nel cuore dei Quartieri Spagnoli, dove unisce progetti scolastici sociali e non (c\u2019\u00e8 anche una scuola privata a pagamento che \u00e8 un asset per i figli della borghesia napoletana) e corsi imprenditoriali a un\u2019intensa attivit\u00e0 di convegni e festival sponsorizzati da brand in cerca di crediti ESG (Environmental, Social &amp; Governance, la triade del \u201ccapitalismo woke\u201d: la simulazione di un impegno nella sostenibilit\u00e0 sociale e ambientale per scopi di marketing e soprattutto di soffocamento del conflitto).<br \/>\nUna formula che \u00e8 diventata un paradigma di virt\u00f9, un caso esemplare di innovazione sociale e culturale diffuso\u00a0<i>urbi et orbi<\/i>: secondo i dettami delle politiche europee, che uniscono l\u2019ideologia neoliberale dell\u2019austerit\u00e0 (basta spesa pubblica che trasforma gli abitanti in parassiti, bisogna incentivare le capacit\u00e0 imprenditoriali di persone e comunit\u00e0 per farle diventare resilienti) all\u2019uso strumentale del pensiero delle avanguardie libertarie (il welfare statale \u00e8 una macchina oppressiva e discriminatoria, incapace di portare benefici effettivi, che inibisce l\u2019energia e l\u2019intelligenza dell\u2019autorganizzazione dal basso), l\u2019iniziativa di Loffredo ha creato in meno di vent\u2019anni dei posti di lavoro \u2013 all\u2019inizio meno di dieci, oggi pi\u00f9 di cinquanta \u2013, ha \u201caperto\u201d la Sanit\u00e0 ai turisti un tempo terrorizzati \u2013 oggi pi\u00f9 di duecentomila nelle sole catacombe \u2013, ha \u201cvalorizzato\u201d il patrimonio e la reputazione del quartiere e della citt\u00e0.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Win-Win, tutti vincitori?\u00a0<\/strong><\/p>\n<p>Nonostante le metriche messe in bella evidenza su tutti i siti delle fondazioni e delle cooperative coinvolte, non ci sono prove tangibili. Benefici e danni sono poco misurabili: contare i bambini o le mamme che hanno frequentato i centri educativi non dice molto sugli effetti di reale emancipazione sulla comunit\u00e0, cos\u00ec come contare il numero di\u00a0<i>airbnb<\/i>\u00a0o di sfratti fornisce una dimensione parziale del tasso di sostituzione\u00a0 degli abitanti.<br \/>\nEppure per capire le trasformazioni materiali uno sforzo comparativo va fatto, almeno sugli ordini di grandezza. I posti di lavoro \u201cbuono\u201d, quello creato dal privato sociale, sono forse due o trecento, e non sempre garantiscono un\u2019effettiva sicurezza economica. Quelli legati al turismo, si sa, sono in gran parte al nero, sottopagati e ad altissimo tasso di sfruttamento \u2013 dalle interviste raccolte da Luca Rossomando si evince una media di 10 ore al giorno per 40 euro. Le nuove \u201ceccellenze artigiane\u201d legate al turismo si contano sulle dita di una mano, mentre il tessuto di piccole botteghe e piccole produzioni ormai dissolto contava centinaia di unit\u00e0. Gli abitanti espulsi sono migliaia, se non decine di migliaia. I finanziamenti privati catalizzati dai tre grandi enti (che Rossomando definisce \u201cgli ultracorpi\u201d) equivalgono a milioni di euro, mentre l\u2019associazionismo storico, o i gruppi e i comitati pi\u00f9 politicizzati, competono per poche decine di migliaia di euro, e spesso i loro membri sono costretti a lavorare, a condizioni non sempre favorevoli, per i tre grandi \u2013 una dipendenza che ne inibisce, consapevolmente o meno, la capacit\u00e0 di metterne in discussione gli aspetti negativi.<br \/>\nIl potere mediatico e il capitale relazionale assicurano a questi ultracorpi un\u2019egemonia quasi assoluta sui territori su cui insistono, conferendogli un ruolo di attori primari della cosiddetta \u201crigenerazione urbana\u201d. La loro capacit\u00e0 di \u201cfare girare l\u2019economia\u201d permeando ogni azione di un alone di bont\u00e0 trasformativa gli procura il consenso e la collaborazione attiva dell\u2019intera classe dirigente, della politica, dell\u2019universit\u00e0 e naturalmente degli imprenditori. Sempre pronti a sottolineare l\u2019incapacit\u00e0 strutturale delle istituzioni pubbliche a gestire la citt\u00e0, si propongono ogni giorno come i loro sostituti: i progetti urbani, i progetti culturali e i progetti sociali sembrano avere valore solo se passano da loro, e le amministrazioni li assecondano, felici di sottrarsi alle responsabilit\u00e0 dirette e di usufruire di una stampa invariabilmente positiva. In cambio, godono di un\u2019ampia pace sociale, assicurata dalla capacit\u00e0 che questi enti hanno di depoliticizzare e calmierare le energie sociali attive nelle aree pi\u00f9 calde.<br \/>\nIl caso napoletano illustrato dal libro di Rossomando offre l\u2019occasione di mettere a fuoco le tendenze gerarchizzanti, monopoliste e politicamente reazionarie dell\u2019attuale assetto del Terzo settore, nella forma italiana ma come \u00e8 ancora pi\u00f9 noto anche a livello globale. Per recuperare la reale forza trasformativa del lavoro sociale e culturale, per tornare a fare emergere le sue energie migliori, \u00e8 indispensabile ripristinare uno sguardo critico e autocritico sul sistema per come oggi \u00e8 concepito, e soprattutto svincolarlo dalla logica imprenditoriale che inesorabilmente fiacca ogni forma di solidariet\u00e0 e cooperazione, imprigionandolo nell\u2019eterna competizione tra pesci grandi e pesci piccoli e affossando l\u2019idea stessa di politica come emancipazione.<\/p>\n<p><strong>FONTE:<a href=\"https:\/\/gliasinirivista.org\/il-contrario-dellemancipazione\/\">https:\/\/gliasinirivista.org\/il-contrario-dellemancipazione\/<\/a><\/strong><\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di GLI ASINI (Lucia Tozzi) Illustrazione di Eva Daffara La piaga della turistificazione Che il turismo procuri infiniti guai alle citt\u00e0 e ai territori \u00e8 un fatto finalmente riconosciuto e dibattuto ovunque nel mondo. 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