{"id":91166,"date":"2025-07-18T09:00:40","date_gmt":"2025-07-18T07:00:40","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=91166"},"modified":"2025-07-17T10:33:44","modified_gmt":"2025-07-17T08:33:44","slug":"social-media-realismo-capitalista-e-post-fascismo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=91166","title":{"rendered":"Social media, realismo capitalista e post-fascismo"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\"><strong>di LE PAROLE E LE COSE (Alberto Remonato)<\/strong><\/p>\n<div class=\"post-thumbnail\" style=\"text-align: justify\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"attachment-full size-full wp-post-image\" src=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/wp-content\/uploads\/social-1.jpg\" alt=\"\" width=\"1450\" height=\"500\" data-attachment-id=\"51863\" data-permalink=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/social-media-realismo-capitalista-e-post-fascismo\/social-2\/\" data-orig-file=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/wp-content\/uploads\/social-1.jpg\" data-orig-size=\"1450,500\" data-comments-opened=\"1\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}\" data-image-title=\"social\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"\" data-medium-file=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/wp-content\/uploads\/social-1-300x103.jpg\" data-large-file=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/wp-content\/uploads\/social-1-1024x353.jpg\" \/><\/div>\n<div class=\"content-wrap\" style=\"text-align: justify\">\n<div class=\"entry-content\">\n<h4><\/h4>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>1. Esternalizzazione dell\u2019intrattenimento<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Nella raccolta di frammenti pubblicata postuma col titolo\u00a0<em>Pensieri<\/em>, Pascal scrive che gli uomini non avendo potuto rimediare alla morte, alla miseria, all\u2019ignoranza, hanno risolto, per vivere felici, di non pensarci<a href=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/social-media-realismo-capitalista-e-post-fascismo\/#_ftn1\" name=\"_ftnref1\">[1]<\/a>. Aggiunge che questa funzione del non-pensare \u00e8 delegata al\u00a0<em>divertissement<\/em>:<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>La sola cosa che ci consola delle nostre miserie \u00e8 il divertissement, che pure \u00e8 la nostra pi\u00f9 grande miseria. Infatti proprio questo, principalmente, c\u2019impedisce di pensare a noi stessi e ci porta inavvertitamente alla distruzione. Senza di questo saremmo nel tedio, e il tedio ci spingerebbe a cercare un mezzo pi\u00f9 solido per uscirne. Invece la distrazione ci diverte e ci fa arrivare inavvertitamente alla morte<a href=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/social-media-realismo-capitalista-e-post-fascismo\/#_ftn2\" name=\"_ftnref2\">[2]<\/a>.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>L\u2019intrattenimento, dunque, \u2039\u2039ci porta a perderci\u203a\u203a, a fuggire, ad alienarci da noi stessi, dagli altri, dal tempo. L\u2019essere umano, per paura delle \u2039\u2039<em>proprie<\/em>\u00a0miserie\u203a\u203a, rimuove la coscienza dalla propria condizione e della propria mortalit\u00e0.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Nella nostra contemporaneit\u00e0 la funzione dell\u2019intrattenimento \u00e8 stata completamente esternalizzata. Il compito di produrre\u00a0<em>divertissement<\/em>\u00a0viene gestito integralmente da quella che Adorno e Horkheimer chiamano \u2039\u2039industria culturale\u203a\u203a, i cui prodotti appunto, ci consolano dalle nostre miserie e costituiscono la pi\u00f9 grande delle nostre miserie; detto altrimenti: \u2039\u2039il piacere del divertimento promuove la rassegnazione che vorrebbe dimenticarsi in esso\u203a\u203a<a href=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/social-media-realismo-capitalista-e-post-fascismo\/#_ftn3\" name=\"_ftnref3\">[3]<\/a>.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Come sapeva Platone, non pu\u00f2 esserci pensiero senza eros. In una societ\u00e0 del desiderio esausto, in cui le passioni sono sostituite da impulsi da assecondare in una coazione ossessiva e soffocante \u2013 ci\u00f2 che Mark Fisher chiama \u2039\u2039edonia depressa\u203a\u203a, ossia \u2039\u2039l\u2019incapacit\u00e0 di non seguire altro che il desiderio\u203a\u203a<a href=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/social-media-realismo-capitalista-e-post-fascismo\/#_ftn4\" name=\"_ftnref4\">[4]<\/a>\u00a0\u2013 il pensiero non pu\u00f2 costituirsi. Ne consegue l\u2019impossibilit\u00e0 di immaginare un mondo\u00a0<em>altro<\/em>\u00a0e, dunque, il bisogno della sua messa in forma, appunto il racconto di un\u2019alternativa. \u00a0\u00a0\u00a0Un secolo fa Walter Benjamin osservava che \u2039\u2039la capacit\u00e0 di scambiare esperienze\u203a\u203a<a href=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/social-media-realismo-capitalista-e-post-fascismo\/#_ftn5\" name=\"_ftnref5\">[5]<\/a>\u00a0volgeva al tramonto; oggi quel tramonto \u00e8 compiuto trascinando con s\u00e9 l\u2019attesa di una nuova alba.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Il narrare \u00e8 la forma naturale dell\u2019intrattenimento. Rilevanti studi antropologici mostrano che scambiarsi esperienze avrebbe permesso di ottenere informazioni sugli individui permettendo di ampliare le relazioni, e quindi di rendere pi\u00f9 sofisticata e complessa una comunit\u00e0: la narrazione \u00e8, in una prospettiva antropologica, l\u2019ingranaggio che ha permesso il passaggio da bande di ominidi a societ\u00e0 complesse. Oggi intrattenersi senza l\u2019utilizzo di altri\u00a0<em>medium\u00a0<\/em>risulta estremamente dispendioso. Non \u00e8 un caso che in una societ\u00e0 in cui l\u2019incapacit\u00e0 di narrare \u2013 di proporre \u2039\u2039un\u2019altra storia\u203a\u203a \u2013 \u00e8 divenuto il nuovo standard, sia proprio quella in cui emerge una diffusa solitudine sociale. Analogamente, non sorprende che in quest\u2019incapacit\u00e0 di creare e condividere esperienze, si sia interiorizzato lo slogan thatcheriano \u2039\u2039There is no alternative\u203a\u203a, emblema del \u2039\u2039realismo capitalista\u203a\u203a.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Riprendendo Pascal, \u00e8 dalla noia, dallo spazio non saturo, uno spazio bianco, che pu\u00f2 nascere un\u2019alternativa. Come scrive Rosa, per sviluppare qualcosa di\u00a0<em>altro<\/em>\u00a0occorre:<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>una quantit\u00e0 considerevole di risorse di tempo \u2039\u2039libere\u203a\u203a o comunque abbondanti, che permettano di giocare, annoiarsi e starsene a oziare, perdere tempo o in ogni caso impiegarlo apparentemente male<a href=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/social-media-realismo-capitalista-e-post-fascismo\/#_ftn6\" name=\"_ftnref6\">[6]<\/a>.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>2. Social Media come condizione del realismo capitalista e dell\u2019ascesa del post-fascismo<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>L\u2019analisi che qui proponiamo invita a intendere i social media non gi\u00e0 come strumenti comunicativi neutri, bens\u00ec come un a-posteriori trascendentale<a href=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/social-media-realismo-capitalista-e-post-fascismo\/#_ftn7\" name=\"_ftnref7\"><em><strong>[7]<\/strong><\/em><\/a>\u00a0che contribuisce a rafforzare due processi profondamente interrelati: 1. La naturalizzazione del capitalismo e l\u2019interiorizzazione della sua presunta necessit\u00e0 (\u00abthere is no alternative\u00bb); 2. L\u2019ascesa del post-fascismo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Questa doppia dinamica non \u00e8 contraddittoria; al contrario, si rinsalda reciprocamente. Il realismo capitalista genera un vuoto immaginativo e discorsivo che le destre radicali colmano con miti reazionari e soluzioni-feticcio, offuscando i veri antagonismi sociali, trasformando la politica in lotta identitaria, e conquistando, come nota Enzo Traverso, \u2039\u2039una sorta di monopolio della critica al \u2039\u2039sistema\u203a\u203a, senza neanche aver bisogno di mostrarsi sovversive [\u2026]\u00a0<em>n\u00e9<\/em>\u00a0di entrare in competizione con la sinistra neoliberale\u203a\u203a<a href=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/social-media-realismo-capitalista-e-post-fascismo\/#_ftn8\" name=\"_ftnref8\">[8]<\/a>.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Uno studio pi\u00f9 approfondito delle interconnessioni tra realismo capitalista, post-fascismo e social media \u00e8 gi\u00e0 stato presentato<a href=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/social-media-realismo-capitalista-e-post-fascismo\/#_ftn9\" name=\"_ftnref9\">[9]<\/a>; in questa sede ci limiteremo a offrirne una sintesi.<\/p>\n<p>Un fenomeno a doppio risvolto \u00e8 l\u2019iper-modulazione<em>,\u00a0<\/em>concetto con cui Dominic Pettman intende quel processo di frazionamento dell\u2019attenzione in micro-attimi personalizzati col fine di mantenere l\u2019utente sulla piattaforma, con l\u2019esito di a-sincronizzazione rispetto alla collettivit\u00e0. Ci\u00f2 rende impossibile un\u00a0<em>t\u00e9los<\/em>\u00a0politico condiviso. In altri termini, l\u2019iper-modulazione impedisce la creazione di un pensiero filosofico e politico coerente, minando alle radici movimenti di opposizione. L\u2019intrattenimento, volenti o nolenti, si rivela cos\u00ec in sinergia con il realismo capitalista. Proprio l\u2019iper-modulazione, impedendo di auto-percepirsi come membri di una classe, favorisce la formazione di identit\u00e0-feticcio, mistificando cos\u00ec l\u2019identit\u00e0 a scapito degli antagonismi strutturali<a href=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/social-media-realismo-capitalista-e-post-fascismo\/#_ftn10\" name=\"_ftnref10\">[10]<\/a>. Il che fa sistema con un altro fenomeno esacerbato dall\u2019avvento dei social media: \u2039\u2039cavernizzazione dell\u2019io\u203a\u203a: l\u2019ipertrofizzazione dell\u2019io \u00e8 una regressione introspettiva del soggetto. La riduzione del mondo a ci\u00f2 che \u2039\u2039mi piace\u203a\u203a porta con s\u00e9 l\u2019esclusione dell\u2019altro. Se l\u2019illuminismo rappresentava l\u2019uscita dallo stato di minorit\u00e0, oggi scopriamo che questa minorit\u00e0 in qualche modo ci piace, ci rassicura (\u00e8 il passaggio dell\u2019ideologia da sintomo a feticcio). Ecco che frammentazione e misconoscimento della realt\u00e0 traumatica dell\u2019esistente, offrono un terreno fertile per il post-fascismo, che pi\u00f9 che presentarsi come un insieme politico, si propone come una \u2039\u2039storia\u203a\u203a da raccontare, ci\u00f2 che definirei \u2039\u2039comunit\u00e0 ergonomica\u203a\u203a. Con la sua capacit\u00e0 mitopoietica, il post-fascismo offre una mappa cognitiva meno faticosa, che non richiede di essere capita. In ultima analisi, il post-fascismo \u00e8 narrativamente pi\u00f9 interessante: il soggetto postmoderno si nutre della sua paccottiglia simbolica, di questa \u2039\u2039pappa omogeneizzata\u203a\u203a<a href=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/social-media-realismo-capitalista-e-post-fascismo\/#_ftn11\" name=\"_ftnref11\">[11]<\/a>, proprio perch\u00e9 non gli \u00e8 richiesto nessuno sforzo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Una collettivit\u00e0 \u00e8 tanto pi\u00f9 solida quanto i confini sono chiari tra Amico e Nemico, per riprendere la distinzione di Carl Schmitt. Se, nell\u2019epoca cui i rapporti di classe diventano il grande rimosso della\u00a0<em>Western way of life<\/em><a href=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/social-media-realismo-capitalista-e-post-fascismo\/#_ftn12\" name=\"_ftnref12\">[12]<\/a>, ecco che la Sinistra non ha nulla su cui fondare la propria politica, essa \u00e8 destinata a rimanere priva di t\u00e9los.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>3. Iper-modulazione e la cancellazione del futuro<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Come si \u00e8 detto, l\u2019iper-modulazione \u00e8 la frammentazione attentiva in micro-attimi. Ci\u00f2 non significa che l\u2019attenzione in quanto tale diminuisca, ma subisce un processo di sovra-consumo informatico, una comminuzione mediatica che genera una medesima disposizione percettiva verso qualsiasi oggetto indipendentemente dal suo contenuto semantico. Ne deriva una equivalenza degli eventi: in un coacervo di episodi percepiti nello scorrere il feed di un qualsiasi social media (in pochi minuti passiamo da una video che mostra Gaza in macerie a un veneto che utilizza palliativi linguistici eterodossi, ecc.), ogni evento perde la sua singolarit\u00e0: tutto \u00e8 collocato sullo stesso piano di fruizione. La depauperazione del significato di un evento \u00e8 perci\u00f2 il prodotto di questa modalit\u00e0 di fruizione.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Uno dei corollari di tale equivalenza degli eventi \u00e8 l\u2019incapacit\u00e0 di riconoscere e valutare il nuovo in quanto tale. La carica sovversiva, detronizzante o puramente critica di un contenuto, viene recepita come semplice\u00a0<em>novit\u00e0<\/em>, mero espediente per aumentarne l\u2019attrattiva. In altri termini, l\u2019effetto di questo coacervo di contenuti consiste nella privazione del soggetto delle proprie coordinate temporali e spaziali. La saturazione mediatica impedisce di concepire un \u2039\u2039prima\u203a\u203a e un \u2039\u2039dopo\u203a\u203a, un \u2039\u2039uguale\u203a\u203a e un \u2039\u2039diverso\u203a\u203a: non esiste n\u00e9 passato n\u00e9 un futuro: siamo gettati in un eterno presente che ha smarrito le categorie di davanti e dietro, di progresso e arretratezza.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Si tratta di un particolare presentismo, di un presente saturo di s\u00e9 stesso, che non fa altro che cementificare l\u2019ordine vigente. Detto brutalmente, l\u2019effetto di questo presente iper-esteso induce a vivere il capitalismo come fine della storia. L\u2019iper-estensione del presente, e quindi la mancanza dell\u2019autopercezione come soggetti storici, conduce alla cancellazione del futuro, e al ritorno del passato sotto forma di mito.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>In questa estensione indefinita dell\u2019hic et nunc, viene meno la possibilit\u00e0 di individuare segmenti di spazio e di tempo discreti. Non esiste alternativa significa proprio questo: il soggetto postmoderno, gettato in un\u2019attualit\u00e0 totalizzante, \u00e8 impossibilitato a troncare il legame che ha con il presente, a trascenderlo, poich\u00e9 tutto \u00e8 gi\u00e0-sempre qui e ora. Da ci\u00f2 si spiega non soltanto, come osserva Bauman, l\u2019impossibilit\u00e0 di un\u2019avanguardia nella postmodernit\u00e0<a href=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/social-media-realismo-capitalista-e-post-fascismo\/#_ftn13\" name=\"_ftnref13\">[13]<\/a>, ma soprattutto, una prospezione del futuro, ormai cancellato e sostituito da un iper-esteso presente. In conclusione, si pu\u00f2 paradossalmente affermare che i social network costituiscono la massima realizzazione della celebre esortazione oraziane: \u2039\u2039carpe diem quam minimum credula postero\u203a\u203a.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>L\u2019iper-modulazione pu\u00f2 essere altres\u00ec intesa come l\u2019apoteosi del processo di elevazione del \u2039\u2039privato\u203a\u203a, della riduzione dell\u2019orizzonte del desiderio al puro Io. Il desiderio cio\u00e8 perde ogni sua dimensione condivisa, inter-soggettiva, schiacciandosi ad un\u2019intra-soggettivit\u00e0 solipsistica. Correlativamente, privato di ogni riconoscimento esterno, il soggetto si spinge inevitabilmente alla sua ricerca perversa. Ogni tentativo di risonanza viene allora compensato attraverso strategie succedanee volte ad accrescere la visibilit\u00e0 della propria immagine nello spazio dei social network o alla partecipazione a comunit\u00e0 ergonomiche prive di un vero e proprio rito iniziatico che non sia il semplice\u00a0<em>follow<\/em>.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Come ogni materialista storico sa, la coscienza di classe \u00e8 un fenomeno di auto-coscienza collettiva che si veicola nel singolo, il quale dialetticamente si riconosce partecipe di una classe. Ma senza (coscienza di) classe, in quanto relazione dialettica, il singolo permane individuo e non pu\u00f2 agire nella prassi. Ne deriva l\u2019incapacit\u00e0 dell\u2019individuo postmoderno di farsi non soltanto soggetto per la libert\u00e0, ma, soprattutto, predicato della lotta per l\u2019emancipazione. La verticalizzazione dell\u2019Io produce una \u2039\u2039concentrazione dell\u2019esperienza in un sentire egocentrico puntuale necessario intensivo, in cui il soggetto tanto guadagna in attualit\u00e0 di s\u00e9, quanto perde in capacit\u00e0 di distendere la propria esperienza e di\u00a0<em>vedere<\/em>\u00a0il mondo, cio\u00e8 anzitutto s\u00e9 stesso in relazione ad altri\u203a\u203a<a href=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/social-media-realismo-capitalista-e-post-fascismo\/#_ftn14\" name=\"_ftnref14\">[14]<\/a>.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Di conseguenza, reso impraticabile lo sviluppo di una coscienza di classe nello spazio ipermodulato dei social media, diviene irrealizzabile una trasformazione profonda dal basso (bench\u00e9 non dall\u2019alto). L\u2019attuale configurazione dei social media produce infatti l\u2019alienazione dalla coscienza di essere entit\u00e0 sociali:<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Il capitalismo disconnette: presuppone una vita interiore fatta di segmenti eterogeni che non convivono o che si succedono a brevissima distanza, senza che questo sia un problema; presuppone quella blanda schizofrenia di cui ogni occidentale del XXI secolo fa esperienza ogni giorno, e che rappresenta l\u2019equivalente psichico del consumo in quanto forma di vita e modo di essere nel mondo<a href=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/social-media-realismo-capitalista-e-post-fascismo\/#_ftn15\" name=\"_ftnref15\">[15]<\/a>.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Disconnessione, schizofrenia e consumo si intrecciano cos\u00ec in un flusso fatto di intensit\u00e0, di picchi di godimento momentanei che si esauriscono e si rinnovano ininterrottamente, rendendo materialmente possibile agli individui riconoscersi come enti partecipi ad una inter-soggettivit\u00e0. Parafrasando Mike Watson, non si tratta del fatto che un dialogo politico coerente sia difficile attraverso i social media: \u00e8 impossibile in gran parte a causa dei social media<a href=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/social-media-realismo-capitalista-e-post-fascismo\/#_ftn16\" name=\"_ftnref16\">[16]<\/a>, giacch\u00e9 \u2039\u2039La velocit\u00e0 con cui le piattaforme Internet aggiornano le informazioni per mantenere l\u2019attenzione degli utenti \u00e8 di per s\u00e9 sufficiente a scoraggiare il pensiero lineare o la riflessione\u203a\u203a<a href=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/social-media-realismo-capitalista-e-post-fascismo\/#_ftn17\" name=\"_ftnref17\">[17]<\/a>. L\u2019\u2039\u2039elevato turnover della produzione e della ricezione\u203a\u203a<a href=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/social-media-realismo-capitalista-e-post-fascismo\/#_ftn18\" name=\"_ftnref18\">[18]<\/a>\u00a0dei prodotti culturali impedisce, da un lato, la formazione di uno spazio collettivo, e dall\u2019altro dissolve la percezione discreta del mondo in un eterno presente.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/social-media-realismo-capitalista-e-post-fascismo\/#_ftnref1\" name=\"_ftn1\">[1]<\/a>\u00a0Blaise Pascal,\u00a0<em>Pensieri<\/em>\u00a0(1670), trad. it. di C. Carena, Einaudi, Torino 2004, p. 105.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/social-media-realismo-capitalista-e-post-fascismo\/#_ftnref2\" name=\"_ftn2\">[2]<\/a>\u00a0B. Pascal, cit., p. 19.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/social-media-realismo-capitalista-e-post-fascismo\/#_ftnref3\" name=\"_ftn3\">[3]<\/a>\u00a0Max Horkheimer, Theodor W. Adorno,\u00a0<em>Dialettica dell\u2019illuminismo<\/em>\u00a0(1947), trad. it. di R. Solmi, Einaudi, Torino 2010, p.151.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/social-media-realismo-capitalista-e-post-fascismo\/#_ftnref4\" name=\"_ftn4\">[4]<\/a>\u00a0Mark Fisher, cit., p.59.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/social-media-realismo-capitalista-e-post-fascismo\/#_ftnref5\" name=\"_ftn5\">[5]<\/a>\u00a0Walter Benjamin,\u00a0<em>Il narratore.\u00a0<\/em><em>Considerazioni sull\u2019opera di Nicola Leskov<\/em>\u00a0(1936), in Angelus Novus. Saggi e frammenti, trad. it. di R. Solmi, Einaudi, 2014, p. 247.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/social-media-realismo-capitalista-e-post-fascismo\/#_ftnref6\" name=\"_ftn6\">[6]<\/a>\u00a0H. Rosa, cit., p. 83<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/social-media-realismo-capitalista-e-post-fascismo\/#_ftnref7\" name=\"_ftn7\">[7]<\/a>\u00a0Si tratta di una\u00a0<em>condizione di possibilit\u00e0 retroattiva e storica<\/em>, ossia di una condizione materiale che, innestandosi in processi storici preesistenti, spinge tali processi alla loro estremizzazione, rendendoli, se non necessari e inevitabili, quantomeno difficilmente alterabili.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/social-media-realismo-capitalista-e-post-fascismo\/#_ftnref8\" name=\"_ftn8\">[8]<\/a>\u00a0Enzo Traverso,\u00a0<em>Le metamorfosi delle destre radicale nel XXI secolo\u00a0<\/em>(2015), trad. it. di A. Garbarino, Feltrinelli, Milano 2019, p. 16.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/social-media-realismo-capitalista-e-post-fascismo\/#_ftnref9\" name=\"_ftn9\">[9]<\/a>\u00a0Alberto Remonato,\u00a0<em>Il fascismo dell\u2019intrattenimento. Social media, realismo capitalista e post-fascismo\u00a0<\/em>(Tesi di Laurea<em>,\u00a0<\/em>Universit\u00e0 Ca\u2019 Foscari Venezia) 2025.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/social-media-realismo-capitalista-e-post-fascismo\/#_ftnref10\" name=\"_ftn10\">[10]<\/a>\u00a0Cfr. Mimmo Cangiano,\u00a0<em>Guerre culturali e neoliberismo<\/em>, nottetempo, Milano 2024.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/social-media-realismo-capitalista-e-post-fascismo\/#_ftnref11\" name=\"_ftn11\">[11]<\/a>\u00a0Furio Jesi,\u00a0<em>Cultura di destra<\/em>, nottempo, Milano 2025, p. 285.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/social-media-realismo-capitalista-e-post-fascismo\/#_ftnref12\" name=\"_ftn12\">[12]<\/a>\u00a0G. Mazzoni, cit., 2015, p. 98.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/social-media-realismo-capitalista-e-post-fascismo\/#_ftnref13\" name=\"_ftn13\">[13]<\/a>\u00a0Zygmunt Bauman,\u00a0<em>La postmodernit\u00e0, o dell\u2019impossibilit\u00e0 di un\u2019avanguardia<\/em>, in\u00a0<em>Il disagio della postmodernit\u00e0<\/em>\u00a0(1997), trad. it. di V. Verdiani, Mondadori, Milano 2002, p. 106.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/social-media-realismo-capitalista-e-post-fascismo\/#_ftnref14\" name=\"_ftn14\">[14]<\/a>\u00a0Francesco Botturi,\u00a0<em>La generazione del Bene. Gratuit\u00e0 ed esperienza morale<\/em>, Vita e Pensiero, Milano 2009, p. 211.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/social-media-realismo-capitalista-e-post-fascismo\/#_ftnref15\" name=\"_ftn15\">[15]<\/a>\u00a0G. Mazzoni, cit., 2015, p.78.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/social-media-realismo-capitalista-e-post-fascismo\/#_ftnref16\" name=\"_ftn16\">[16]<\/a>\u00a0Mike Watson, cit., 2024<em>,<\/em>\u00a0p. 38.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/social-media-realismo-capitalista-e-post-fascismo\/#_ftnref17\" name=\"_ftn17\">[17]<\/a>\u00a0<em>Ibidem<\/em>.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/social-media-realismo-capitalista-e-post-fascismo\/#_ftnref18\" name=\"_ftn18\">[18]<\/a>\u00a0Ivi, p. 78.<\/p>\n<\/div>\n<p><strong>FONTE:<a href=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/social-media-realismo-capitalista-e-post-fascismo\/\">https:\/\/www.leparoleelecose.it\/social-media-realismo-capitalista-e-post-fascismo\/<\/a><\/strong><\/p>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di LE PAROLE E LE COSE (Alberto Remonato) &nbsp; 1. Esternalizzazione dell\u2019intrattenimento &nbsp; Nella raccolta di frammenti pubblicata postuma col titolo\u00a0Pensieri, Pascal scrive che gli uomini non avendo potuto rimediare alla morte, alla miseria, all\u2019ignoranza, hanno risolto, per vivere felici, di non pensarci[1]. Aggiunge che questa funzione del non-pensare \u00e8 delegata al\u00a0divertissement: &nbsp; La sola cosa che ci consola delle nostre miserie \u00e8 il divertissement, che pure \u00e8 la nostra pi\u00f9 grande miseria. 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