{"id":91168,"date":"2025-07-17T10:40:34","date_gmt":"2025-07-17T08:40:34","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=91168"},"modified":"2025-07-17T10:17:38","modified_gmt":"2025-07-17T08:17:38","slug":"lesame-di-immaturita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=91168","title":{"rendered":"L\u2019esame di immaturit\u00e0?"},"content":{"rendered":"<p><strong>DA GAZZETTA FILOSOFICA (Di Salvatore Grandone)\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter\" src=\"https:\/\/image.jimcdn.com\/app\/cms\/image\/transf\/dimension=910x10000:format=jpg\/path\/se92683c1190d29b1\/image\/i550ac44cc707d501\/version\/1752420592\/image.jpg\" width=\"351\" height=\"351\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>Il rifiuto di alcuni studenti di svolgere il colloquio orale degli esami di Stato ha scatenato l\u2019ennesima querelle sulla scuola e sui giovani, che, come sempre, ha assunto toni manichei. \u00c8 possibile una lettura di quanto accaduto che non sia faziosa e non alimenti le logiche polarizzanti dei social?\u00a0<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Il rifiuto di alcuni studenti di svolgere il colloquio orale dell\u2019esame di maturit\u00e0 ha scatenato l\u2019ennesima\u00a0<em>querelle<\/em>\u00a0sulla scuola, che, come sempre, ha assunto toni manichei. La scuola di oggi, troppo permissiva e indulgente nei confronti dei ragazzi, \u00e8 stata contrapposta alla scuola di \u201cuna volta\u201d, rigida e severa che formava \u2013 o meglio addestrava \u2013 i futuri cittadini.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">A questo scontro ideologico, si \u00e8 aggiunto un altro, ancora pi\u00f9 acceso, in merito alla differenza tra i giovani di oggi, viziati, fannulloni, scansafatiche e irresponsabili, e i giovani di una volta, autonomi e seri.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Sono scesi nell\u2019arena tutti, le persone comuni, ma soprattutto i docenti \u2013 in primis i docenti influencer che di queste diatribe fanno il loro pane quotidiano \u2013, gli esperti, scrittori e scrittrici, i politici e lo stesso Ministro dell\u2019Istruzione e del Merito, che minaccia per il prossimo anno la bocciatura per chi adotta simili comportamenti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">In questo marasma, prevalgono le parole d\u2019odio, di disprezzo, di sarcasmo, soprattutto nei confronti dei giovani coinvolti. Ma chi li difende non \u00e8 da meno nel riservare la stessa medicina per i docenti e la scuola.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Insomma, le solite polemiche, verrebbe da dire, se non fosse che questi toni non fanno altro che acuire l\u2019ormai cronica assenza di dialogo che serpeggia dentro e fuori le istituzioni del nostro Paese.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Non amo entrare nella bolgia dei social, n\u00e9 parteggiare, a maggior ragione quando le varie posizioni hanno il vizio dell\u2019autoreferenzialit\u00e0. La questione non \u00e8 schierarsi pro o contro, ma comprendere dove stia andando la scuola e quale tipo di uomo e di donna vogliamo formare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il nostro sistema educativo vive un profondo momento di crisi. Al suo interno coesistono in modo contraddittorio due modelli educativi: da una parte quello aziendalista, in ascesa negli ultimi decenni, fa leva sul saper fare, sulla produttivit\u00e0 e sull\u2019ideologia neoliberista; dall\u2019altra, in maniera residuale, persiste il vecchio tipo di scuola trasmissivo che mette al centro l\u2019assimilazione passiva dei contenuti disciplinari.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il primo \u00e8 incentrato sul concetto di competenza, sull\u2019idea che il saper fare sia essenziale. La scuola deve dare ai giovani gli strumenti per renderli produttivi, flessibili, resilienti. \u00c8 inutile dire quanto il biologismo sotteso all\u2019orizzonte ideologico della scuola delle competenze tenda pi\u00f9 a premere nella direzione di accettare il mondo che di cambiarlo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Essere competenti per il neoliberismo significa produrre sempre e comunque, sapersi adattare alle logiche perverse del mercato, non porsi domande<\/strong>. Il resiliente dice s\u00ec, non si tira mai indietro di fronte alle nuove sfide. Attribuisce solo a se stesso la colpa dei suoi fallimenti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">L\u2019ingresso delle aziende nelle scuole, il PCTO, gli stage, i documenti ministeriali mostrano, neanche troppo velatamente, che questa \u00e8 la via da seguire.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La scuola italiana non ha per\u00f2 n\u00e9 le strutture, n\u00e9 le capacit\u00e0, n\u00e9 le competenze, n\u00e9, per fortuna, la vocazione per assecondare questi imperativi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">I diktat restano nel complesso sulla carta; nelle classi si continua a praticare \u2013 parlo in particolare della scuola secondaria di secondo grado \u2013 un insegnamento di tipo trasmissivo. Le vestigia della vecchia scuola gentiliana sono ancora l\u00ec. Ma si tratta, appunto, di vestigia, se non addirittura di fantasmi. I contenuti sono ridotti a nozioni, pillole di sapere da ingurgitare o, per ricorrere a un\u2019immagine di Nietzsche \u2013 cfr.\u00a0<em>Sull\u2019utilit\u00e0 e il danno della storia per la vita<\/em>\u00a0\u2013, a pietre che vanno ingoiate. Devono rumoreggiare un po\u2019, il tempo della verifica scritta o di un\u2019interrogazione, e poi possono essere espulse.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">In tutto questo si sono aggiunte nuove dinamiche che qui non ho il tempo di analizzare: la spettacolarizzazione della scuola, il suo ingresso nei social e la retorica dell\u2019apprendimento senza sforzo, piacevole. Come dicevo, tralascio l\u2019argomento che ho affrontato altrove su\u00a0<a href=\"https:\/\/www.gazzettafilosofica.net\/2024-1\/aprile\/il-professore-influencer-e-la-scuola-dello-spettacolo\/\">Gazzetta<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u00c8 evidente che tra i due modelli di scuola, quello delle competenze e quello trasmissivo, i punti di contatto sono pochi. Nella scuola italiana il vecchio e il nuovo camminano su binari paralleli che non sembrano destinati a incontrarsi, sia per le ovvie incompatibilit\u00e0, sia per le forme degeneri (neoliberista e nozionista) che assumono, sia per l\u2019indisponibilit\u00e0 all\u2019ascolto di chi se ne fa portavoce.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Cos\u00ec il docente o l\u2019educatore che esalta le competenze, la didattica laboratoriale, le nuove mirabolanti metodologie proposte dagli esperti guarda dall\u2019alto in basso l\u2019insegnante che si preoccupa ancora dei contenuti; allo stesso modo il docente \u201ctrasmissivo\u201d, fiero di appartenere alla resistenza, disprezza il nuovo che avanza e i colleghi che lo propongono come panacea di tutti i mali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Intanto, il disagio giovanile cresce. La societ\u00e0 diventa pi\u00f9 complessa; la scuola e in genere gli adulti non sanno pi\u00f9 dare spazio alle grandi questioni di senso. I giovani avvertono le difficolt\u00e0 del proprio tempo, la precariet\u00e0, l\u2019assenza di valori e di punti di riferimento. Il loro \u00e8 un sentire epidermico che non trova nelle aule scolastiche la possibilit\u00e0 di essere approfondito, di elevarsi alla dimensione razionale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Sballottati da un evento a un altro, da un\u00a0<em>divertissement<\/em>\u00a0a un altro, il tempo del raccoglimento si assottiglia. Le lezioni in aula, le verifiche, le valutazioni si avvicendano rapidamente nel segmento temporale ancora non fagocitato dalla scuola-azienda, che ha bisogno dello spettacolo per promuoversi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La situazione \u00e8 borderline. Si oscilla freneticamente tra due forme degeneri di scuola, tra un vecchio rattrappito, che ha perso i lineamenti della saggezza, e un nuovo gonfiato al silicone privo di sostanza, venerato come il vitello d\u2019oro.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter\" src=\"https:\/\/image.jimcdn.com\/app\/cms\/image\/transf\/dimension=910x10000:format=jpg\/path\/se92683c1190d29b1\/image\/i2be10e2afacc4eea\/version\/1752420678\/image.jpg\" width=\"407\" height=\"407\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Agli studenti si danno messaggi contrastanti: una volta conta il saper fare, un\u2019altra le conoscenze, un\u2019altra ancora saper ripetere quello che il professore ha spiegato il giorno prima, un\u2019altra ancora partecipare attivamente agli innumerevoli eventi organizzati dall\u2019istituzione scolastica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Al disagio, alla sofferenza e ai dubbi dei nostri studenti, il sistema educativo non solo non d\u00e0 risposte, ma \u2013 aspetto ancora pi\u00f9 importante \u2013 neanche gli strumenti per provare a comprenderli.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Per essere pi\u00f9 precisi qualcosa \u00e8 stato fatto. \u00c8 stata inventata una parola magica che il solo pronunciarla dovrebbe risolvere e appianare ogni contrasto: inclusione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Tuttavia, la politica dell\u2019inclusione inserita e promossa in quel monstrum che \u00e8 la scuola italiana non ha avuto l\u2019effetto di curarne i mali. Semmai, ha aggiunto una nuova testa: alla scuola delle competenze, del nozionismo e dello spettacolo si \u00e8 sovrapposta quella dell\u2019inclusione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">L\u2019effetto sistemico \u00e8 stato di accelerare la trasformazione della scuola in un \u201cnastro trasportatore\u201d. Condivido le conclusioni di Roberto Contessi:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>\u00ab La scuola \u00e8 un nastro trasportatore e i molti deboli percorrono il tunnel della formazione scolastica come palline da flipper. Conseguono ogni anno una sufficienza stentata, oppure studiano a tempo perso e svogliatamente qualche materia da recuperare o, peggio, risultano avere voti gonfiati, senza nessuno che valuti con chiarezza, rigore e metodo cosa sanno fare. Il sistema scolastico cos\u00ec li inganna, confermando semplicemente le loro carenze, e questo accade perch\u00e9 non pu\u00f2 decretare il proprio fallimento, non pu\u00f2 ammettere di promuovere solo capacit\u00e0 e talenti di natura, n\u00e9 riconoscere di non avere una strategia forte e consolidata nei confronti dei meno dotati. [\u2026] Questo percorso low quality si basa sulla connivenza di tutte le componenti in campo: esiste un patto del silenzio diffuso tra professori, presidi, alunni e genitori, che concordemente accettano la realt\u00e0 del \u201ctitolo di studio popolare\u201d. \u00bb<\/strong>\u00a0(R. Contessi,\u00a0<em>Scuola di classe<\/em>)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter\" src=\"https:\/\/image.jimcdn.com\/app\/cms\/image\/transf\/dimension=910x10000:format=jpg\/path\/se92683c1190d29b1\/image\/ib47c0514e2ba8106\/version\/1752420674\/image.jpg\" width=\"401\" height=\"401\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il disagio e la diversit\u00e0 sono esorcizzati con etichette, con piani didattici personalizzati (in gergo i PDP), che nella maggioranza dei casi si risolvono in una procedura burocratica fine a se stessa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Dove invece il disagio \u00e8 pi\u00f9 nascosto e latente si fa finta di nulla, si va dritti per la solita strada. Del resto, il \u00abtitolo di studio popolare\u00bb \u00e8 ormai alla portata di tutti. Sono passati i tempi in cui si doveva sudare per avere una sufficienza. I tempi in cui fioccavano i \u201c3\u201d e i \u201c-1\u201d come se nulla fosse.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">E arriviamo al punto da cui siamo partiti, al fatto di cronaca che sta incendiando per qualche giorno i social per poi presto rifluire nella consueta indifferenza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Che altro vogliono questi studenti che si rifiutano di sostenere il colloquio orale? Non bastano tutte le agevolazioni e le facilitazioni che hanno? Cosa hanno da lamentarsi?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u201cEh, ai miei tempi\u2026\u201d. E s\u00ec, ai nostri tempi la scuola era ancora qualcosa, nel bene e nel male \u2013 forse pi\u00f9 nel male che nel bene. Aveva qualcosa da dare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Oggi la scuola \u00e8 quello che Peter Sloterdijk definisce lucidamente un\u00a0<em>selfish system<\/em>:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>\u00ab La scuola si \u00e8 trasformata in un vuoto selfish system, che si orienta esclusivamente alle norme del proprio settore. Essa produce insegnanti che ormai rammentano solo insegnanti, materie di studio che ormai rammentano solo materie di studio, scolari che ormai rammentano solo scolari. [\u2026] La conseguenza \u00e8 che nella seconda, terza generazione vi saranno quasi esclusivamente insegnanti, donne e uomini, intenti ormai a celebrare solamente l\u2019autoreferenzialit\u00e0 della lezione. \u00bb<\/strong>\u00a0(P. Sloterdijk,\u00a0<em>Devi cambiare la tua vita<\/em>)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La scuola tende a chiudersi nell\u2019autoreferenzialit\u00e0. Le varie istituzioni scolastiche si autocelebrano, decantano le magnifiche sorti e progressive; mostrano i numeri: gli iscritti, i cento e i cento e lode. Un po\u2019 ovunque si giubila per le cifre, segno inequivocabile del \u201ctutto va bene\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Eppure, altri dati e una percezione diffusa parlano della crescita dell\u2019analfabetismo funzionale (cfr. risultati INVALSI), dell\u2019aumento tra i giovani di disturbi dell\u2019ansia e depressivi, dei suicidi, degli atti di violenza gratuita e incontrollata.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Anche nelle classi, chi insegna e conserva ancora un minimo di sensibilit\u00e0 sa che le cose non vanno affatto bene. Non solo perch\u00e9 episodi da parte degli studenti di autolesionismo e di violenza verso i docenti o verso i compagni sono ormai frequenti, sebbene facciano notizia quelli pi\u00f9 eclatanti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Basta guardarli un attimo negli occhi per capire che le zone d\u2019ombra sono molte. Nei loro sguardi si legge noia, rabbia, frustrazione, tristezza, angoscia. Non c\u2019\u00e8 tempo per\u00f2 per ascoltarli; \u00e8 ad altri, agli esperti (gli psicologi), che bisogna demandare il compito. Ma, a ben guardare, le loro emozioni sono umane, troppo umane, non hanno in s\u00e9 nulla di patologico. Sono probabilmente le stesse emozioni che provano la maggioranza dei docenti quando entrano in classe. Non sempre, certo, come non sempre gli studenti esprimono emozioni negative. Tuttavia, non dobbiamo stordirci con la narrazione della scuola felice dove regna l\u2019empatia, l\u2019inclusione e il desiderio di apprendere, dove gli insegnanti sono amorevoli e gli studenti curiosi e attenti. Lasciamo queste favolette a chi fa marketing e sogna mondi distopici.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Ora, se la situazione del nostro sistema scolastico \u00e8 quella di un\u00a0<em>selfish system<\/em>\u00a0che non prepara a nulla (n\u00e9 al lavoro, n\u00e9 alla vita); se il nostro sistema scolastico non dispensa \u2013 come un tempo \u2013 nemmeno un surplus di cultura (la famosa \u201ccultura generale\u201d) che potrebbe un giorno, per vie tortuose e imprevedibili, tornare utile; ebbene, se questo \u00e8 lo stato di cose, sorprende che uno studente o una studentessa possa boicottare gli esami di Stato?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Oltre il \u201cpezzo di carta\u201d cosa sta consegnando la scuola ai futuri cittadini?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Competenze scadenti, scarse abilit\u00e0, nozionismi tristi come paesaggi lunari, praticamente nessuno strumento cognitivo e affettivo per comprendere s\u00e9, gli altri e il mondo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Secondo voi \u2013 mi rivolgo a noi adulti (genitori, docenti, formatori, esperti di vario genere, politici) \u2013 gli studenti non avvertono il vuoto del nostro sistema educativo?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Lo sentono, come percepiscono il vuoto della nostra societ\u00e0, la povert\u00e0 del nostro\u00a0<em>Zeitgeist<\/em>\u00a0(spirito del tempo). Non abbiamo dato loro risorse adeguate per interrogare il presente e per cambiarlo. Anzi, facciamo di tutto per di-vertirli (nell\u2019accezione comune e pascaliana del termine). Li distraiamo con i social, con gli smartphone super performanti, con i videogiochi; ne alimentiamo le dipendenze di ogni genere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Qualcuno di loro per\u00f2 protesta ancora; di tanto in tanto denunciano le devastazioni della guerra, il cambiamento climatico, lo sfruttamento dei lavoratori. Alcuni provano perfino a esprimere il proprio disagio nei confronti di una scuola che ha rinunciato a formare, perch\u00e9 non sa cosa vuole.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Come dicevo, tutto resta epidermico e quindi estemporaneo. Non abbiamo dato i mezzi per scandagliare questo malessere, per smascherare le nostre menzogne e ipocrisie. Poi ci sono i social, che tritano ogni notizia nella macchina algoritmica dello spettacolo: si monta, si semplifica, si polarizza, si diluisce, si passa ad altro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Tuttavia, l\u2019irritazione profonda e il livore di noi adulti di fronte a queste esternazioni inconsulte sono come il ritorno del rimosso: il sintomo di un sistema educativo (scolastico e genitoriale) che ha fallito.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Da dove ripartire?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Non vi sono rimedi salvifici. Un buon inizio potrebbe essere ripartire dai valori che Socrate mette al centro della dialettica. Prima di intraprendere un dialogo, Socrate esige dai propri interlocutori e da se stesso\u00a0<strong>benevolenza<\/strong>,\u00a0<strong>franchezza<\/strong>\u00a0(parresia) e\u00a0<strong>coerenza<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ecco, direi che dovremmo in prima istanza imparare a essere coerenti. Il nostro sistema educativo \u00e8 dissociato. Proviamo a riformulare in modo chiaro a noi stessi cosa vogliamo per le future generazioni e cerchiamo di essere coerenti. Non possiamo pretendere dai giovani coerenza quando noi adulti siamo i primi a essere incoerenti, a non avere un\u00a0<em>telos<\/em>\u00a0educativo condiviso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Impariamo a essere \u201cfranchi\u201d. Non imbrigliamo i nostri educatori nel politicamente corretto, non chiediamo di illudere i giovani con i titoli a buon mercato e il \u201ctutto va bene\u201d. Esercitiamo la parresia, siamo sinceri con noi stessi e con gli alunni su ci\u00f2 che siamo, su ci\u00f2 che speriamo. Ai nostri giovani chiediamo la stessa franchezza, che dicano quello che pensano senza remore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ma la coerenza e la franchezza devono trovare il loro raccordo nella benevolenza. Non vi \u00e8\u00a0<em>paideia<\/em>\u00a0senza benevolenza, se non aspiriamo al bene. Un bene che non consiste nella ricchezza, nel successo, nel piacere del consumo sfrenato. Un bene che non coincide con un addestramento efficace alle logiche illogiche di un capitalismo crudele e senza regole.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">L\u2019unico bene che dovrebbe mettere al centro la nostra scuola \u00e8 l\u2019<em>eudemonia<\/em>, la felicit\u00e0 del singolo nella felicit\u00e0 della comunit\u00e0. Dovremmo recuperare il senso della verticalit\u00e0, dell\u2019elevazione, cos\u00ec forte nel mondo antico e che oggi sembra purtroppo perduto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ancora Sloterdijk afferma:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>\u00ab Volendo riassumere in un\u2019unica frase la differenza essenziale tra il mondo moderno e quello antico, e definire con la stessa frase entrambe quelle condizioni del mondo, bisognerebbe dire: moderna \u00e8 l\u2019epoca che ha indotto la massima mobilitazione delle forze umane sotto il segno del lavoro e della produzione, mentre antichi si dicono tutti quei modi di vivere nei quali la mobilitazione estrema si verifica in nome dell\u2019esercizio e della perfezione. \u00bb<\/strong>\u00a0(Ivi)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Nelle nostre scuole l\u2019esercizio \u00e8 un compito da risolvere, la perfezione \u00e8 essere performanti. Nel mondo antico, l\u2019esercizio \u00e8 ascesi, desiderio di elevarsi, di essere virtuosi, eccellenti. La perfezione \u00e8 l\u2019adesione a uno stile di vita che riempia di senso l\u2019esistenza. Le domande che Socrate poneva ai giovani erano \u201cquale tipo di vita vuoi vivere?\u201d, \u201cqual \u00e8 la vita migliore?\u201d, \u201cquale \u00e8 la direzione della tua esistenza?\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Forse dovremmo iniziare a porle pi\u00f9 spesso a noi stessi e ai nostri studenti per restituire un volto umano al sistema educativo.<\/p>\n<p><strong>FONTE:\u00a0<a href=\"https:\/\/www.gazzettafilosofica.net\/2025-1\/luglio\/l-esame-di-immaturit%C3%A0\/\">https:\/\/www.gazzettafilosofica.net\/2025-1\/luglio\/l-esame-di-immaturit%C3%A0\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>DA GAZZETTA FILOSOFICA (Di Salvatore Grandone)\u00a0 Il rifiuto di alcuni studenti di svolgere il colloquio orale degli esami di Stato ha scatenato l\u2019ennesima querelle sulla scuola e sui giovani, che, come sempre, ha assunto toni manichei. \u00c8 possibile una lettura di quanto accaduto che non sia faziosa e non alimenti le logiche polarizzanti dei social?\u00a0 Il rifiuto di alcuni studenti di svolgere il colloquio orale dell\u2019esame di maturit\u00e0 ha scatenato l\u2019ennesima\u00a0querelle\u00a0sulla scuola, che, come sempre,&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":111,"featured_media":90004,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[32],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2025\/05\/IMG_0521.jpeg","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-nIs","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/91168"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/111"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=91168"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/91168\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":91169,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/91168\/revisions\/91169"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/90004"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=91168"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=91168"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=91168"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}