{"id":91175,"date":"2025-07-18T10:00:18","date_gmt":"2025-07-18T08:00:18","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=91175"},"modified":"2025-07-17T10:36:23","modified_gmt":"2025-07-17T08:36:23","slug":"la-patria-non-e-piu-litalia-tutta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=91175","title":{"rendered":"La Patria non \u00e8 pi\u00f9 l\u2019Italia tutta"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\"><strong>di DOPPIOZERO (Antonella Tarpino)<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Aree Interne: letteralmente sono \u201cquelle aree caratterizzate da una significativa distanza dai principali centri di offerta di servizi, in particolare quelli relativi all\u2019istruzione, mobilit\u00e0 e servizi socio-sanitari\u201d. Secondo i dati del governo vengono classificati come centri di &#8216;aree interne&#8217; 3.834 comuni italiani, in cui abitano 13,3 milioni di persone. Il 25 per cento della popolazione nazionale. Il 67 per cento di questi paesi sono al Sud.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ora il nuovo Piano Strategico Nazionale per le Aree Interne (PSNAI) \u2013 approvato dal governo nei mesi scorsi \u2013 in continuit\u00e0 con l\u2019impianto\u00a0<em>place-based<\/em>\u00a0proprio della originaria Strategia nazionale per le aree interne (SNAI) su impulso di Fabrizio Barca (allora, 2013, ministro della coesione sociale) intende:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u201crafforzare la competitivit\u00e0 e la resilienza delle regioni\u2026 promuovere l&#8217;inclusione sociale e accompagnare i territori con riforme strutturali e il potenziamento della capacit\u00e0 amministrativa\u2026 investire nei servizi pubblici, come sanit\u00e0, istruzione, e trasporti pubblici\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Tuttavia \u2013 va detto \u2013 il piano introduce una differenziazione su base demografica tra le stesse aree interne dividendo i territori cos\u00ec definiti in categorie distinte: quelli \u201crilanciabili\u201d e quelli \u201csenza prospettive\u201d. Per questi ultimi (centinaia e centinaia di comuni montani, collinari, rurali) lo Stato non prevede pi\u00f9 politiche attive di contrasto allo spopolamento ma propone un \u201caccompagnamento verso un declino irreversibile\u201d. Niente pi\u00f9 investimenti, in quelle aree fragili, per portare i servizi, scuole, sanit\u00e0, trasporti cos\u00ec da attrarre giovani e creare lavoro? Certo nel documento del governo si pensa \u2013 qui uno dei passi pi\u00f9 incriminati \u2013 a \u201cun piano mirato che le possa assistere in un percorso di cronicizzato declino e invecchiamento in modo da renderlo socialmente dignitoso per chi ancora vi abita\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Si arriva a legittimare dunque l\u2019abbandono istituzionale di larga parte del territorio nazionale, accentuando il divario tra citt\u00e0 e aree interne e tra le diverse anime di queste stesse, col rischio di compromettere \u2013 \u00e8 il timore di molti \u2013 la stessa tenuta sociale del Paese. Difficile parlare forse di strategia, caso mai sembra pi\u00f9 disuguaglianza istituzionalizzata, con Patrie riconosciute e altre, sottodimensionate demograficamente, no. Alcuni giustamente fan notare (tra gli altri Franco Arminio su \u201cHuffington post\u201d, primi di luglio) con un soprassalto di disagio e scandalo come non si possa adottare per le comunit\u00e0 di esseri umani la stessa logica del profitto utilizzabile per un investimento economico. Le persone sono titolari di diritti, non sono prodotti finanziari. Sono un patrimonio da preservare, tanto pi\u00f9 in questo Occidente in vistoso calo demografico generalizzato. \u00c8 una questione che richiama gli stessi principi costituzionali. Non argomenti esclusivamente economici.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"align-center\" src=\"https:\/\/www.doppiozero.com\/sites\/default\/files\/inline-images\/i__id6170_mw600__1x.jpg\" alt=\"k\" width=\"600\" height=\"876\" data-entity-uuid=\"2cea4817-a684-44cb-85f6-8e4aceae617a\" data-entity-type=\"file\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Del resto la Strategia nazionale per le aree interne di Barca era stata pensata non come semplice\u00a0<em>governante<\/em>: vale a dire un\u2019operazione tecnocratica volta a recuperare alla \u201cnormalit\u00e0\u201d del modello di sviluppo prevalente aree che ne sono rimaste escluse. Come Barca spiega bene nel volume<em>\u00a0<\/em><a href=\"https:\/\/www.donzelli.it\/libro\/9788855223386\"><em>Italia lontana. Una politica per le aree interne<\/em><\/a><em>\u00a0<\/em>a cura di S. Locatelli, D. Luisi, F. Tantillo, Donzelli, 2022<em>)\u00a0<\/em>\u00e8 stata altra la valenza politica della SNAI. Rispondendo a una domanda su quanto l\u2019attivit\u00e0 economica in generale debba porsi il problema di far crescere non solo la ricchezza ma anche lo \u201cstare bene\u201d, di donne e di uomini che vivono in una determinata comunit\u00e0, l\u2019ex ministro afferma:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u201cNel capitalismo, crescere \u2013 produrre pi\u00f9 Pil, misurabile sul mercato \u2013 \u00e8 uno dei fattori strumentali per raggiungere un pieno benessere. Nel capitalismo, lo sappiamo, la produzione organizzata sul mercato ha bisogno di un adeguato profitto \u2013 si noti bene, \u201cadeguato\u201d, soddisfacente e quindi comprimibile \u2013 altrimenti l\u2019imprenditore non rischier\u00e0. Ma la ricchezza \u00e8 solo una delle molteplici dimensioni, per lo pi\u00f9 strumentale, dello \u201cstar bene, e quindi misurare il Pil serve, \u00e8 la misura chiave del capitalismo, ma non esaurisce, tutt\u2019altro, la misura dello \u201cstar bene\u201d\u00bb. E aggiunge: \u00ab\u00c8 un cambio di prospettiva forte [&#8230;] La Strategia nazionale per le aree interne ce l\u2019aveva dentro questo orientamento: gli indicatori suggeriti erano possibili misuratori dello star bene\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">E agiva secondo linee di azione privilegiate: interventi a favore della crescita economica ma insieme, a sostegno dell\u2019espansione dei diritti di cittadinanza; una trasparente e rigorosa pianificazione territoriale; un metodo di co-progettazione finalizzato a far dialogare fruttuosamente competenze centrali e saperi locali; pieno coinvolgimento e responsabilizzazione delle autonomie locali, dei Comuni (S. Locatelli).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Certo questa scelta \u2013 nota Tantillo, ripreso da Costantino Cossu su \u201cDialoghi mediterranei\u201d il 1\u00b0 gennaio2024 \u2013 \u00e8 entrata in conflitto sin dal principio da un lato con una cultura politica tradizionale e localistica molto restia a quella \u201ccessione di potere\u201d alla cittadinanza che \u00e8 implicita nelle pratiche partecipative, e dall\u2019altro con una cultura amministrativa fortemente centralistica. La stessa filosofia delle policy del Pnrr post Covid nelle sue ultime formulazioni non \u00e8 quella dello sviluppo dal basso attraverso la valorizzazione delle risorse comunitarie e di pratiche alternative alle logiche di mercato finalizzate, allo \u201cstar bene\u201d; semmai \u00e8 quella delle grandi infrastrutture, dei progetti di sviluppo dei territori attraverso politiche decise centralmente e calate dall\u2019alto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"align-center\" src=\"https:\/\/www.doppiozero.com\/sites\/default\/files\/inline-images\/rhamely-iUJgkkrvPfQ-unsplash.jpg\" alt=\"k\" width=\"780\" height=\"1170\" data-entity-uuid=\"0ee8001b-02e7-43c6-b2a3-bd2118505786\" data-entity-type=\"file\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Va detto che il governo stanzia per il rilancio (si fa per dire) delle aree interne 301 milioni fino al 2027. Per molti, tuttavia \u2013 se fuori da un contesto di medio-lungo periodo \u2013 saranno interventi spot, opere non concordate con le comunit\u00e0, con ditte mirate e clientele elettorali. Per tutte queste ragioni il piano governativo (PSNAI) sembra portare alle estreme conseguenze, con la sperimentata inclemenza radicale nei confronti delle popolazioni fragili, le logiche di sistema.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u00c8 sconfortante prendere atto di quanto questa filosofia PSNAI, che poi diventa intervento politico, accentui ulteriormente gli squilibri territoriali, distinguendo tra aree interne salve e altre destinate a una fine prossima, in un Paese, il nostro, stretto gi\u00e0 tra i Troppo pieni delle citt\u00e0 e delle coste e i Troppo vuoti delle aree interne e della montagna povera. Cos\u00ec da destrutturare ancor pi\u00f9 la dinamica centro-periferia e il rapporto citt\u00e0-campagna e ostacolare la realizzazione di quel cambio di paradigma cui tanti di noi, impegnati nel lavoro anche militante intorno a quelli che ho chiamato \u201cpaesaggi fragili\u201d, si ispirano: dalla missione, non solo metaforica, della migliore antropologia (penso a Pietro Clemente) di portare il Centro in Periferia e di lavorare, (come fa Vito Teti) esemplarmente sulla Restanza alla riflessione preziosa dei Territorialisti sul riconoscimento del patrimonio territoriale presente nei piccoli comuni italiani, presidi a tutti gli effetti dei territori fragili, all\u2019impegno inoltre del gruppo di Riabitare l\u2019Italia che incentra i suoi sforzi proprio sulla sofferenza demografica e sulla contrazione insediativa di tante aree del Paese su cui si accanisce, cos\u00ec sembra, il PSNAI. Proprio in questi giorni su \u201cIl Fatto quotidiano\u201d Vito Teti, alla prospettiva della condanna a morte di migliaia di comuni oppone la necessit\u00e0 di ripopolare i paesi accogliendo quei nuovi italiani, molti, di cui il mercato del lavoro avrebbe bisogno come dicono l\u2019Istat e Confindustria.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Tanto pi\u00f9, in conclusione, \u00e8 importante scardinare, per contrastare questa narrativa darwiniana, le logiche attardate delle \u201cgeografie negative\u201d imposte ieri alle aree interne e di confine nel disegno di sapore bellicista degli Stati nazionali e poi, nel corso di una industrializzazione sgovernata, a interi territori svuotati in favore delle citt\u00e0 e delle pianure. Fino a decretarne ora, in conseguenza di quei processi, l\u2019insostenibilit\u00e0 demografica via algoritmi e un destino di irreversibile declino.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Quando invece, nel delicatissimo corso dell\u2019Antropocene, gli attributi pi\u00f9 propri di queste aree fragili, il rispetto dei limiti ambientali anche dovuto alla mancata sovrappopolazione, l\u2019argine alla cementificazione integrale in relazione al basso tasso di edificazione, in una parola la coevoluzione armonica tra insediamento umano e natura circostante, andrebbero valorizzati, rovesciandosi in positivit\u00e0, a monito della sopravvivenza stessa dei territori, di necessit\u00e0 ecocompatibili, nel futuro incerto che ci aspetta.<\/p>\n<p><strong>FONTE:<a href=\"https:\/\/www.doppiozero.com\/la-patria-non-e-piu-litalia-tutta\">https:\/\/www.doppiozero.com\/la-patria-non-e-piu-litalia-tutta<\/a><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di DOPPIOZERO (Antonella Tarpino) Aree Interne: letteralmente sono \u201cquelle aree caratterizzate da una significativa distanza dai principali centri di offerta di servizi, in particolare quelli relativi all\u2019istruzione, mobilit\u00e0 e servizi socio-sanitari\u201d. Secondo i dati del governo vengono classificati come centri di &#8216;aree interne&#8217; 3.834 comuni italiani, in cui abitano 13,3 milioni di persone. Il 25 per cento della popolazione nazionale. Il 67 per cento di questi paesi sono al Sud. 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