{"id":91331,"date":"2025-07-30T11:05:53","date_gmt":"2025-07-30T09:05:53","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=91331"},"modified":"2025-07-30T11:05:53","modified_gmt":"2025-07-30T09:05:53","slug":"guerra-di-classe-erosione-del-potere-di-acquisto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=91331","title":{"rendered":"Guerra di classe: erosione del potere di acquisto"},"content":{"rendered":"<p><strong>DA LA FIONDA (Di Federico Giusti e Emiliano Gentili)<\/strong><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter\" src=\"https:\/\/www.lafionda.org\/wp-content\/uploads\/2025\/07\/IMG_0279.jpeg\" width=\"397\" height=\"206\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Anni fa nell\u2019immaginario collettivo si \u00e8 insinuata l\u2019idea che molti, e a lungo, avessero vissuto al di sopra delle loro reali possibilit\u00e0 e che gli eccessi d\u2019una generazione si sarebbero inevitabilmente ripercossi su quelle successive. Detto in termini spiccioli, a determinare i problemi dell\u2019oggi sarebbero le pensioni anticipate del passato (cio\u00e8 la possibilit\u00e0 di andare in pensione prima della norma) o i livelli contrattuali degli anni \u201960 e \u201970, indicati addirittura come causa ultima dei bassi salari odierni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">A noi questa narrazione non hai mai convinto: nella sua genericit\u00e0, risulta interamente costruita su luoghi comuni. Chi se ne fa portatore non ama comunicare dati n\u00e9 sul numero degli occupati e dei pensionati, n\u00e9 statistiche aggiornate sul rapporto tra pensione percepita e gli ultimi stipendi in et\u00e0 lavorativa, sugli anni versati e sull\u2019effettivo peso dei contributi. Cos\u00ec come non vi sono analisi di parte governativa che mostrino come, a fronte dell\u2019aumento degli anni lavorati, l\u2019assegno previdenziale perde potere di acquisto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ma se veramente si vuole andare alla radice dei problemi odierni, non rimane che proporre esempi concreti. Ad esempio, i part-time involontari: in Italia, il loro numero risulta di gran lunga superiore rispetto al passato. Ed \u00e8 la stessa stampa ufficiale, di norma propensa a scaricare tutte le responsabilit\u00e0 sulla forza lavoro, a riconoscere che \u201c<strong>pi\u00f9 della met\u00e0 dei 3 milioni di lavoratori e lavoratrici part-time, per l\u2019esattezza il 56,2%\u201d, non ha scelto questo specifico rapporto di lavoro. \u00c8 il sistema produttivo italiano a preferire i contratti di poche ore al tempo pieno,<\/strong>\u00a0in questo senso volgendo a proprio favore \u2013 e anzi alimentando \u2013 le disparit\u00e0 di genere che ancor oggi distinguono il Bel Paese. Ora, nel tempo, contratti di questo tipo cosa possono determinare? \u00c8 evidente: pensioni da fame. Certo, nel caso in questione il problema viene riconosciuto dalle forze politiche di finta sinistra, che sin qui hanno promosso il sistema della precariet\u00e0, ma il punto \u00e8 che certe politiche spregiudicate \u2013 e l\u2019attitudine rapace degli imprenditori nostrani \u2013 hanno generato una contraddizione con il modo di raccontarsi del nostro Paese. Che cerca in tutti i modi di accreditarsi come avanzato, nonch\u00e9 capace di garantire l\u2019emancipazione femminile in ogni ambito, salvo poi costringere moltissime donne a una condizione subordinata nel mondo del lavoro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ma torniamo alla questione previdenziale. Il sistema volto a calcolare l\u2019importo pensionistico \u00e8 cambiato e l\u2019et\u00e0 media in cui s\u2019inizia a percepire la pensione si \u00e8 notevolmente alzata: \u00e8 sufficiente dare un\u2019occhiata al rapporto annuale INPS per comprenderlo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Per quanto riguarda le pensioni anticipate di qualche anno or sono, va detto che sono state un\u2019eccezione di cui non va sopravvalutato l\u2019impatto. A essere politicamente determinante \u00e8 stato un incrocio tra due spinte: una sorta di mossa elettorale, dovuta alla classe politica, e la spinta aziendale al ricambio generazionale. Oggi i nuovi posti di lavoro sono pagati meno e, soprattutto nei primi anni, hanno inquadramenti contrattuali peggiori che in passato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">In un prossimo futuro, \u201cl\u2019uscita dal lavoro potrebbe avvenire dopo tredici mensilit\u00e0 in pi\u00f9 rispetto alla soglia attuale: quindi, a 68 anni e un mese invece che a 67\u201d. Mentre, per accedere al pensionamento anticipato, sono richiesti ben 41 anni di contributi. Ai nostri genitori, per uscire dal mondo del lavoro con un assegno decente, ne bastavano 35.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Eppure l\u2019incipit del Rapporto annuale Inps appena uscito parla di un aumento dei lavoratori assicurati: \u201cNel 2024 gli assicurati INPS (vale a dire l\u2019insieme di tutti i lavoratori, dipendenti e indipendenti, obbligati ai versamenti previdenziali) hanno superato i 27 milioni, evidenziando un incremento di circa 400 mila unit\u00e0 rispetto al 2023 (+1,5%) e di circa 1,5 milioni rispetto al 2019 (+5,9%)\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Aumentando i lavoratori, dovrebbe aumentare anche il gettito contributivo, ossia il totale dei versamenti contributivi effettuati, eppure: \u201cSostanzialmente stabile, invece, il numero medio di settimane lavorate (circa 43 sia nel 2019 che negli ultimi due anni)\u201d. \u00c8 probabile, allora, che stia semplicemente aumentando il numero di lavoratori precari e di part-time involontari. Chiaro, dunque, che vi sia una responsabilit\u00e0 imprenditoriale dietro il buco di bilancio previdenziale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"https:\/\/www.inps.it\/it\/it\/dati-e-bilanci\/rapporti-annuali\/xxiv-rapporto-annuale.html\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">https:\/\/www.inps.it\/it\/it\/dati-e-bilanci\/rapporti-annuali\/xxiv-rapporto-annuale.html<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">A ben vedere, dunque, l\u2019et\u00e0 previdenziale non si \u00e8 alzata perch\u00e9 prima si andava in pensione troppo presto. Il punto \u00e8 che a un certo punto della storia europea le risorse si sono spostate dai redditi al capitale, dal welfare universale alla previdenza integrativa. In questo quadro non ha un carattere neutro l\u2019attivit\u00e0 svolta dalla Ragioneria Generale dello Stato. Essa, utilizzando i dati sulla speranza di vita, cerca di far passare per normali, anzi naturali, i continui aumenti dell\u2019et\u00e0 pensionabile. Peccato che quando la speranza di vita decresce, per\u00f2, gli adeguamenti per il pensionamento vengano puntualmente sospesi con norme ad hoc.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Se invece avessimo fatto pagare maggiori contributi alle aziende, che paradossalmente beneficiano di sempre maggiori detrazioni fiscali, oggi ci ritroveremmo in una condizione diversa. Eppure l\u2019aliquota contributiva per i datori di lavoro non aumenta dal 1996. Considerando che la riduzione della spesa previdenziale va avanti dalla Riforma Amato del 1992, dobbiamo ipotizzare che sia stata fatta una scelta a monte: agire sulla riduzione delle pensioni (uscite) anzich\u00e9 sull\u2019incremento del gettito (entrate).\u00a0 Una scelta che oltretutto conduce a evidenti disparit\u00e0 negli importi pensionistici. Questi, tanto per tornare a una questione che imbarazza il sistema, si trasformano sovente in divari di genere. Le donne, infatti, mediamente percepiscono assegni pensionistici inferiori del 34% rispetto agli uomini e inoltre, pur essendo poco pi\u00f9 della met\u00e0 (51%) dei pensionati, arriva loro solo il 44% della spesa pensionistica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">E se l\u2019importo lordo mensile medio dei redditi da pensione \u00e8 cresciuto solo del 4,4% rispetto al 2023, la spiegazione ci pare chiara: pochi occupati rispetto ai pensionati, troppi contratti part-time e un monte contributivo fin troppo modesto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">In un quadro dominato da narrazioni fuorvianti va richiamato il problema principale, spesso occultato o eluso: l\u2019erosione del potere d\u2019acquisto. Basti ricordare che, negli ultimi 5-6 anni, le retribuzioni contrattuali sono cresciute di meno della met\u00e0 rispetto al costo della vita. Lo abbiamo gi\u00e0 sottolineato in precedenza, ma \u00e8 impossibile non ripetersi: tra i problemi principali vi \u00e8 il modo in cui vengono siglati o rinnovati i contratti. I sindacati firmaioli, siano essi confederali o autonomi, blaterano di continue conquiste da parte dei lavoratori, ma la verit\u00e0 \u00e8 un\u2019altra:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Le retribuzioni contrattuali tra il 2019 e il 2024 sono cresciute dell\u20198,3% a fronte di un aumento dei prezzi nei cinque anni del 17,4% e hanno quindi perso oltre nove punti percentuali di potere d\u2019acquisto. \u00c8 di nuovo quanto emerge dal Rapporto annuale dell\u2019Inps, che sottolinea come grazie agli interventi sulla fiscalit\u00e0 e i contributi le retribuzioni nette abbiano perso meno punti sul potere d\u2019acquisto. Fatto 100 il valore medio del 2019, spiega l\u2019Inps a proposito delle retribuzioni, si arriva nel 2024 a 108,3.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Per non dire, poi, del sistema fiscale: se volessero sfidare l\u2019ingiustizia sociale dovrebbero come minimo ripristinare le vecchie aliquote. Ma questa idea sembra un tab\u00f9 per Meloni, che incredibilmente continua ad attribuire una valenza salvifica \u2013 tale cio\u00e8 da ridurre le disuguaglianze \u2013 ai suoi interventi in materia. Lo sta facendo anche in questi giorni, per coprire uno smaccato tentativo di rendere pi\u00f9 difficile la riscossione dei crediti da lavoro (Tfr, indennit\u00e0 varie, ecc.).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Attraverso i suoi parlamentari, il Governo ha presentato un emendamento al DdL 1561 da approvare in Parlamento entro met\u00e0 agosto. Questo emendamento prevede: il rispristino della prescrizione quinquennale per i crediti da lavoro in costanza del rapporto contrattuale, con l\u2019aggiunta della \u201cprescrizione-flash\u201d in caso di mancato deposito del ricorso in Tribunale entro 180 giorni; l\u2019indicazione al Giudice che la retribuzione stabilita dai contratti collettivi firmati dai sindacati comparativamente pi\u00f9 rappresentativi si debba sempre presumere proporzionata e sufficiente ai sensi dell\u2019Articolo 36 della Costituzione, nonostante molti prevedano paghe orarie di gran lunga inferiori ai 9 Euro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">L\u2019emendamento ha destato grande clamore, costringendo il Governo a fare marcia indietro. Ma se non ci fosse stata la necessaria attenzione e opposizione saremmo andati in vacanza con una norma salva-padroni, che avrebbe esentato i datori dal versare le differenze retributive e contributive, per i periodi precedenti l\u2019atto interruttivo la prescrizione. E come sempre accade, certi provvedimenti vengono introdotti alla chetichella approfittando della calura estiva, sperando di approvarli in fretta e furia per poter passare inosservati.<\/p>\n<p><strong>FONTE:\u00a0<a href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2025\/07\/30\/guerra-di-classe-erosione-del-potere-di-acquisto\/\">https:\/\/www.lafionda.org\/2025\/07\/30\/guerra-di-classe-erosione-del-potere-di-acquisto\/<\/a><\/strong><\/p>\n<div class=\"addtoany_share_save_container addtoany_content addtoany_content_bottom\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>DA LA FIONDA (Di Federico Giusti e Emiliano Gentili) Anni fa nell\u2019immaginario collettivo si \u00e8 insinuata l\u2019idea che molti, e a lungo, avessero vissuto al di sopra delle loro reali possibilit\u00e0 e che gli eccessi d\u2019una generazione si sarebbero inevitabilmente ripercossi su quelle successive. 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