{"id":91363,"date":"2025-08-01T09:00:33","date_gmt":"2025-08-01T07:00:33","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=91363"},"modified":"2025-08-01T08:23:37","modified_gmt":"2025-08-01T06:23:37","slug":"urbanoclastia-la-cancellazione-programmata-delle-citta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=91363","title":{"rendered":"Urbanoclastia. La cancellazione programmata delle citt\u00e0"},"content":{"rendered":"<p><strong>di DOPPIOZERO (Elena Granata)<\/strong><\/p>\n<p>\u201cL\u2019aria aveva un odore di pulito, con un sentore di agrumi proveniente da alcuni alberi piantati in mezzo del parco.\u00a0Sul ciglio della strada un vecchio stava arrostendo patate americane.\u00a0Accanto a lui un ragazzino alimentava il fuoco con dei ramoscelli, e la grande pentola sembrava appoggiata in un equilibrio molto precario su tre grosse pietre.\u00a0Il fuoco e l\u2019odore delle patate arrosto commiste all\u2019aria profumata di agrumi mi davano conforto\u201d, il primo capitolo dell\u2019opera teatrale di Ahmed Masoud,\u00a0<em>Come What May,\u00a0<\/em>ci porta lungo le strade di Gaza City ed \u00e8 un percorso fatto di odori, di cibo, di rumore di mare in lontananza. Quelle strade, quei nomi, quei gesti quotidiani che fine hanno fatto?<\/p>\n<p>A Gaza \u00e8 la devastazione a prevalere, un vuoto che non richiama pi\u00f9 nulla di ci\u00f2 che, fino a pochi mesi fa, era un tessuto urbano vivo. Qualcuno parla di urbicidio o di ecocidio, perch\u00e9 anche la natura \u00e8 stata annientata, ma forse queste parole non dicono abbastanza. \u00c8 la scrittrice palestinese Zena Agha a suggerire la parola \u201cdisinvenzione\u201d: una volont\u00e0 sistematica di cancellare l\u2019esistenza stessa di un luogo dalla memoria collettiva, come se quel luogo non fosse mai esistito. Agha racconta una cancellazione profonda fatta di dettagli, \u201cil pozzo che si sgretola e si riempie di acqua stagnante, i pascoli ricoperti di vegetazione e contorti dai cactus, la moschea o il muro della scuola crollati su se stessi\u201d (Zena Agha,\u00a0<em>The Dis-Invention of Gaza<\/em>, \u201cArab Studies Journal\u201d, 2024).<\/p>\n<p>\u00c8 il lascito tragico della guerra, di ogni guerra, si potrebbe osservare. La distruzione urbana \u00e8 sempre stata una ferita aperta nella memoria collettiva, ma la scala e le logiche attuali hanno assunto tratti inediti. Nei ricordi dei nostri vecchi restano ancora vive le immagini di Milano bombardata nel \u201843, cos\u00ec come quelle di Roma o di Dresda. A Milano morirono sotto le bombe circa mille persone. A Roma, tremila. Oggi la distruzione urbana ha assunto una scala industriale e una logica programmatica, che non colpisce pi\u00f9 solo le infrastrutture militari, ma mira a smantellare ogni tessuto di vita. Una vera e propria\u00a0<em>tabula rasa<\/em>.<\/p>\n<p>Ci inquieta e ci turba questa tabula rasa, ma va guardata in faccia perch\u00e9 \u00e8 uno degli aspetti pi\u00f9 rilevanti del nuovo immaginario immobiliarista che alimenta trasformazioni urbane, conflitti, politiche coloniali. \u00c8 qualcosa di profondo, un\u2019ossessione per il \u201cnuovo assoluto\u201d che in forme diverse attraversa la politica urbana e i nuovi mercati immobiliari: una pulsione a cancellare ogni traccia di preesistenza per riscrivere il mondo come fosse una pagina bianca. Questa\u00a0<em>tabula rasa<\/em>\u00a0estetico-politica si traduce in una\u00a0<em>damnatio memoriae<\/em>\u00a0dell\u2019urbano, dove il passato viene sistematicamente rimosso, percepito come ostacolo all\u2019ottimizzazione economica e alla riscrittura estetica della citt\u00e0.<\/p>\n<p>Voglio chiamarla iconoclastia immobiliare, un progetto ideologico che non si accontenta di trasformare gli spazi, ma punta a riscrivere la citt\u00e0 stessa, cancellandone la memoria storica e sociale perch\u00e9 insofferente verso ogni pre-esistenza. \u00c8 una politica della demolizione, dove radere al suolo diventa il gesto fondativo di nuovi cicli di rendita e potere, spesso senza alcuna reale tensione rigenerativa o sensibilit\u00e0 per il contesto.<\/p>\n<p>Dal<em>\u00a0Fuck the contest<\/em>\u00a0di Koolhaas a\u00a0<em>Delete the contest<\/em>\u00a0dell\u2019immobiliarista bellico \u00e8 stato un attimo.<\/p>\n<p>A ben altra scala, la citt\u00e0 pianificata ex novo diventa un veicolo politicamente potente e favorevole alle imprese per attrarre investimenti e integrarsi nell\u2019economia globale. L\u2019estetica di\u00a0<em>The Line<\/em>, citt\u00e0 lineare progettata per estendersi per 170 km nel deserto della provincia di Tabuk, lungo la costa del Mar Rosso, \u00e8 costruita sul fascino di qualcosa che nasce nel nulla; un centro urbano (senza pi\u00f9 un centro) pensato per ospitare fino a 9 milioni di persone con ogni tipo di confort. \u00c8 una macchina potente di immaginazione, un \u201cmai prima d\u2019ora\u201d che suggerisce esclusivit\u00e0 di classe, lusso, gusti globalizzati, legami privilegiati con i centri della finanza e del commercio mondiale. Le nuove citt\u00e0 globali nascono dalla combinazione dell\u2019interesse politico e finanziario col modello di seduzione fondato sul lusso.<\/p>\n<p>\u00c8 sempre la\u00a0<em>tabula rasa<\/em>\u00a0ad ispirare il presidente-immobiliarista Trump.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"align-center\" src=\"https:\/\/www.doppiozero.com\/sites\/default\/files\/inline-images\/20140804-ISRAEL-slide-QCGU-superJumbo_0.jpg\" alt=\"k\" width=\"780\" height=\"520\" data-entity-uuid=\"5725b326-1901-4350-b35f-5392bd5a5974\" data-entity-type=\"file\" \/><\/p>\n<p>Marzo 2023. Non dovremmo dimenticare quando, durante la sua ultima campagna elettorale, lanci\u00f2 la proposta di costruire dieci nuove citt\u00e0, le cosiddette\u00a0<em>Freedom Cities,\u00a0<\/em>dando forma compiuta a un\u2019idea di innovazione urbana fondata sul lusso e l\u2019esclusione. Progettate per essere edificate su terreni federali e appaltate tramite gare tra masterplan privati, queste citt\u00e0 segnano un cambio di rotta radicale: anzich\u00e9 trasformare, adeguare, innovare le citt\u00e0 esistenti, Trump pensa a fondarne di nuove, partendo da zero.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 una\u00a0<em>Freedom City<\/em>\u00a0incarna il desiderio di citt\u00e0 esclusiva, progettata per dare forma materiale e simbolica alla perfezione di una nuova specie urbano-architettonica che, per essere tale, non \u00e8 disposta fare i conti con i vincoli dell\u2019esistente. Un\u2019estetica dell\u2019auto-segregazione e della sicurezza che si nutre dell\u2019immaginario edonista e anestetizzante: piscine a sfioro, giardini pensili, palestre panoramiche che convivono con muri di cinta, sistemi di sorveglianza e dispositivi di controllo del territorio. \u00c8 una bellezza blindata, che esclude per proteggere.<\/p>\n<p>Un modello perfettamente coerente con la logica bellicista del suo secondo mandato.<br \/>\nLa spirale del ciclo bellico-immobiliare ha purtroppo una sua coerenza \u2013 arma, distrugge, ricostruisce, guadagna \u2013 e l\u2019interesse di chi distrugge converge con quello di chi ricostruisce. La guerra \u00e8 seguita dalla ricostruzione, presentata naturalmente come atto di speranza e solidariet\u00e0 internazionale. Ma dietro la retorica della rinascita si celano logiche di profitto che pi\u00f9 ciniche non si pu\u00f2.<\/p>\n<p>Le guerre moderne, come spiega da anni l\u2019economista della pace Raul Caruso, generano un continuum di guadagni: produzione e vendita di armi, ricostruzione affidata ad agenzie statali o imprese private, controllo politico ed economico delle aree devastate. In questo quadro si inseriscono anche le 60 aziende denunciate da Francesca Albanese, relatrice ONU per Gaza (<em>Dall\u2019economia dell\u2019occupazione all\u2019economia del genocidio<\/em>).<\/p>\n<p>Anche in questo caso \u00e8 stato lo stesso Trump il 4 febbraio scorso a rilanciare l\u2019idea di trasformare Gaza in una \u201cRiviera del Medio Oriente\u201d, reinsediando altrove i palestinesi. In molti l\u2019hanno liquidata come una boutade, una provocazione, quel video che chiss\u00e0 quale cane sciolto della comunicazione aveva concepito. Oggi capiamo come quel lancio non fosse cos\u00ec estemporaneo quanto si poteva credere: il clima di Gaza \u00e8 molto simile a quello della Florida, e l\u2019inviato speciale USA in Medio Oriente, Steve Witkoff, \u00e8 un imprenditore immobiliare di lungo corso. Sempre lui inviato in febbraio \u2013 ma sar\u00e0 un caso \u2013 nei colloqui bilaterali con la Russia per la guerra in Ucraina.<\/p>\n<p>Gennaio 2020. Non dovremmo dimenticare nemmeno il precedente piano\u00a0<em>Peace to Prosperity (for a Brighter Future for Israel and the Palestinian People)<\/em>, elaborato da Trump nel corso del 2019, in cui gi\u00e0 parlava di Gaza come di un\u2019area dal \u201cpotenziale straordinario\u201d, suggerendo gi\u00e0 allora un processo di pacificazione travestito da operazione immobiliare.<\/p>\n<p>Altri, in queste settimane, sembrano allinearsi a questa inquietante visione. Cosa intende il ministro israeliano Israel Katz quando annuncia la costruzione di una \u201ccitt\u00e0 umanitaria\u201d sulle macerie di Rafah, destinata ad accogliere l\u2019intera popolazione superstite di Gaza? La parola \u201cumanitaria\u201d suona sinistra, stonata, se rapportata a uno scenario che evoca pi\u00f9 una citt\u00e0-prigione che un luogo di accoglienza. O, come osserva Raniero La Valle, una tonnara, dove i tonni vengono ammassati prima della mattanza.<\/p>\n<p>Ma siamo usciti allo scoperto. Ancora pi\u00f9 sconcertante \u00e8 il recente post pubblicato su X dalla ministra israeliana dell\u2019Innovazione, Gila Gamliel, accompagnato dall\u2019immancabile video generato con l\u2019intelligenza artificiale: un render patinato che immagina Gaza trasformata in una lussuosa riviera, popolata di yacht, campi da golf e grattacieli. Una visione oscena e sconcertante, ma anche pericolosamente seduttiva: il miraggio di un mega-resort del futuro nel quale spazi di privilegio \u2013 dalle towers alle marine private \u2013 si affiancano a spazi di confino e segregazione.<\/p>\n<p>Gaza rischia di diventare il laboratorio pi\u00f9 estremo della nuova citt\u00e0 disumana, il luogo dove la logica della rendita e dell\u2019esclusione si traveste da futurismo e innovazione. Un\u2019ipotesi che dobbiamo stigmatizzare senza ambiguit\u00e0, perch\u00e9 ci\u00f2 che si gioca qui non \u00e8 solo il destino di un popolo, ma la legittimit\u00e0 stessa del progetto urbano come espressione universale di convivenza civile.<\/p>\n<p>Ma torniamo all\u2019uso distorto dell\u2019urbanistica come arma di guerra, da anni denunciato dall\u2019architetto israeliano Eyal Weizman in Cisgiordania: si esprime come un controllo del suolo e dei confini che separa ci\u00f2 che sta sopra da ci\u00f2 che sta sotto, chi pu\u00f2 muoversi da chi \u00e8 confinato, chi pu\u00f2 usare le risorse naturali da chi ne \u00e8 privato.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"align-center\" src=\"https:\/\/www.doppiozero.com\/sites\/default\/files\/inline-images\/gaza-aerial-footage-destroyed-building-beit-lahia-26-dec-2023-afp.jpg\" alt=\"k\" width=\"780\" height=\"439\" data-entity-uuid=\"a9165aba-015e-4a60-aee6-87987b9dda04\" data-entity-type=\"file\" \/><\/p>\n<p>Una modalit\u00e0 di dominio che gi\u00e0 pi\u00f9 di vent\u2019anni fa Achille Mbembe definiva necropolitica (<em>Necropolitics<\/em>, 2003): quel potere contemporaneo di decretare la vita o la morte di intere comunit\u00e0, confinandole in \u201czone di morte lenta\u201d: campi di concentramento, carceri, zone occupate, baraccopoli, campi di detenzione per migranti. Da Gaza ad Alligator Alcatraz, ai centri migranti in Albania dell\u2019attuale governo italiano.<\/p>\n<p>Non a caso Mbembe faceva riferimento alla Palestina come \u201cforma pi\u00f9 compiuta di necropotere\u201d; qui la frammentazione, l\u2019espansione di insediamenti, la sovranit\u00e0 verticale, che si manifesta attraverso sistemi di cavalcavia e sottopassaggi, hanno nel tempo generato due geografie del territorio che condividono s\u00ec lo stesso panorama, ma con una distinzione non pi\u00f9 solo sul piano orizzontale, ma su differenti piani verticali.<\/p>\n<p>Con modalit\u00e0 diverse il paradigma immobiliare ispira altre possibili ricostruzioni post-belliche. In Ucraina, le conferenze internazionali propongono partenariati pubblico-privati, grandi fondi e riforme di mercato. La ricostruzione diventa una vetrina, assumendo il linguaggio dell\u2019agenzia immobiliare, come se quelle terre non fossero ancora intrise di morte e sofferenza.<\/p>\n<p>Questo paradigma trasforma la ricostruzione in un\u2019operazione di marketing urbano, come osserviamo in siti come AdvantageUkraine.com, dove \u00e8 lo stesso Zelensky a vendere la ricostruzione come \u201cla pi\u00f9 grande opportunit\u00e0 per l\u2019Europa dalla Seconda guerra mondiale\u201d. Devo ammettere, digerire una homepage con lo slogan \u201cHey, imprenditori!\u201d con Zelensky in posa da testimonial non \u00e8 facilissimo.<\/p>\n<p>Ancora una volta \u00e8 all\u2019opera il fascino della rinascita da zero. Perch\u00e9 \u00e8 qui che il discorso sul mercato immobiliare della guerra ci chiama a nuove responsabilit\u00e0 anche nei contesti nostri, ordinari, di pace. Perch\u00e9 \u00e8 importante capire che l\u2019oscenit\u00e0 degli scenari finora descritti se per un verso ci rende attoniti e ci disturba, per un altro ci abitua, di boutade in boutade, all\u2019oscenit\u00e0 stessa della pratica. Giorno dopo giorno l\u2019asticella dell\u2019intolleranza estetica e culturale si abbassa fino a farci familiarizzare con l\u2019idea che, in fondo in fondo, il concetto di demolizione tout court sia un\u2019opzione possibile, sempre.<\/p>\n<p>La cancellazione diventa l\u2019obiettivo stesso di una politica urbanistica che vede nel passato, nelle memorie e nelle relazioni sociali un ostacolo alla massimizzazione del profitto. Da Gaza a Milano, da Tabuk a New York, la pulsione alla cancellazione si insinua come un virus anche nelle pratiche di rigenerazione urbana, nei masterplan delle nuove citt\u00e0 globali, nelle ristrutturazioni domestiche che svuotano di senso le case storiche.<\/p>\n<p>Dobbiamo restituire alla parola \u201cricostruzione\u201d il suo senso pi\u00f9 profondo, il suo intrinseco e umano pudore: \u00e8 un processo di pacificazione, di giustizia, di ascolto delle comunit\u00e0, di restituzione e riparazione. Non pu\u00f2 bastare ricostruire i monumenti, affidarsi a imprese estere o ingaggiare universit\u00e0. Restituire vita a una comunit\u00e0 richiede di dare voce a chi ha vissuto e sofferto, sostenere piani che nascano dalle vittime. Ricostruire non \u00e8 cancellare: \u00e8 riparare, ascoltare, proteggere.<\/p>\n<p>\u00c8 un atto di cura, che restituisce ai luoghi la loro anima e alle comunit\u00e0 il diritto di esistere, come quello che ha fatto dire al Cardinale Pierbattista Pizzaballa, patriarca latino di Gerusalemme, al ritorno dal suo recente viaggio a Gaza, pur tra le pi\u00f9 terribili rovine umane: \u201cci siamo imbattuti in qualcosa di pi\u00f9 profondo della distruzione: la dignit\u00e0 dello spirito umano che rifiuta di estinguersi. Madri che preparano cibo per altri, infermiere che curano con dolcezza, persone di tutte le fedi che ancora pregano un Dio che non dimentica\u201d. Si riparta da l\u00ec.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.doppiozero.com\/sites\/default\/files\/styles\/r_articolo_mobile_w500\/public\/Screenshot%202025-07-29%20alle%2009.04.15_0.png.webp?itok=L33Bluuo\" \/><\/p>\n<p><strong>FONTE:<a href=\"https:\/\/www.doppiozero.com\/urbanoclastia-la-cancellazione-programmata-delle-citta\">https:\/\/www.doppiozero.com\/urbanoclastia-la-cancellazione-programmata-delle-citta<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di DOPPIOZERO (Elena Granata) \u201cL\u2019aria aveva un odore di pulito, con un sentore di agrumi proveniente da alcuni alberi piantati in mezzo del parco.\u00a0Sul ciglio della strada un vecchio stava arrostendo patate americane.\u00a0Accanto a lui un ragazzino alimentava il fuoco con dei ramoscelli, e la grande pentola sembrava appoggiata in un equilibrio molto precario su tre grosse pietre.\u00a0Il fuoco e l\u2019odore delle patate arrosto commiste all\u2019aria profumata di agrumi mi davano conforto\u201d, il primo capitolo&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":109,"featured_media":72522,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[32],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2022\/05\/DoppioZero.webp","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-nLB","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/91363"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/109"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=91363"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/91363\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":91364,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/91363\/revisions\/91364"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/72522"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=91363"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=91363"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=91363"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}