{"id":91368,"date":"2025-08-21T14:19:04","date_gmt":"2025-08-21T12:19:04","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=91368"},"modified":"2025-09-09T16:10:50","modified_gmt":"2025-09-09T14:10:50","slug":"sulla-natura-del-diritto-internazionale-e-dellunione-europea","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=91368","title":{"rendered":"Sulla natura del diritto internazionale (e dell&#8217;Unione europea)"},"content":{"rendered":"<p>di <em>Simone Garilli<\/em><\/p>\n<p>Dal punto di vista giuridico, ci\u00f2 che manca al diritto internazionale non \u00e8 una certa <em>effettivit\u00e0<\/em>, garantita dalla potenza egemone o da un equilibrio di potenze egemoni, ma la <em>validit\u00e0<\/em> (anche procedurale) delle sue norme, che solo pu\u00f2 discendere da una <em>legittimit\u00e0<\/em> al fondo sentimentale, tipica delle nazioni.<\/p>\n<p>Ora, \u00e8 pur vero che le nazioni si affermano storicamente attraverso la forza del ceppo che diviene prima dominante e poi egemone, ma il punto chiave \u00e8 che tale processo si risolve, infine, in una sintesi sentimentale la quale, sia pure non definitiva, risulta essere quantomeno stabile nei tempi storici. Allora, se lo Stato non si afferma a partire dal diritto internazionale, ma per forza propria, \u00e8 vero anche che il diritto internazionale, inteso nella sua dimensione consuetudinaria, non si afferma per opera volontaria degli Stati, mancando un ordinamento di riferimento che legittimi la produzione di diritto. Ne deriva che il diritto internazionale &#8216;generalmente riconosciuto&#8217; nasce come \u2018non-luogo\u2019 e, pi\u00f9 precisamente, come \u2018non-ordinamento&#8217;, nel quale fluttuano disposizioni non scritte per la semplice ragione che, una volta venute alle luce, nessuno le ha volute contrastare.<\/p>\n<p>In termini strategici, si pu\u00f2 esprimere da altro punto di vista il medesimo concetto: fino ad oggi, nessuno Stato \u00e8 riuscito a dispiegare la <em>forza<\/em> necessaria a piegare stabilmente e omogeneamente il diritto internazionale al suo volere, trasformandolo in ordinamento, in quanto tale legittimo e riconosciuto.<\/p>\n<p>Certo, la storia ha presentato diverse e cicliche approssimazioni nel senso di un dominio imperiale globale, tanto che potremmo suddividere i secoli e i millenni secondo l\u2019ascesa e il declino delle potenze egemoni, a partire da definizioni pi\u00f9 o meno ampie di \u2018globalizzazione\u2019 (Arrighi), ma ci\u00f2 che \u00e8 sempre mancato a livello globale, salvo allucinazioni politico-intellettuali, \u00e8 il sentimento omogeneo verso un centro ordinatore, e dunque la sua legittimit\u00e0, e la conseguente validit\u00e0 giuridica dei suoi atti. Manca la forza e dunque manca il diritto e, solo in subordine, \u00e8 vero anche il contrario.<\/p>\n<p>Tecnicamente, potremmo quindi continuare a chiamarlo \u2018diritto internazionale\u2019, purch\u00e9 si intenda che non si tratta di \u2018ordinamento internazionale\u2019 e che non c\u2019\u00e8 nessun appiglio storico-logico per pensare che un giorno lo possa diventare, ci\u00f2 che peraltro sarebbe largamente non auspicabile per la concentrazione di forza che l\u2019impresa richiederebbe. Agli affrettati pioneri teorici di una &#8220;fine della storia&#8221;, hanno risposto con i fatti &#8220;le storie&#8221; delle civilt\u00e0 secolari o millenarie che abitano il mondo e che hanno saputo rispondere al tentativo egemonico statunitense, in primis la Russia e la Cina, ma senza dimenticare l&#8217;Iran e la Turchia. Tanto che oggi risulta sempre pi\u00f9 difficile anche solo parlare, seriamente, di diritto o comunit\u00e0 internazionale, oltre che di globalizzazione.<\/p>\n<p>Singolare, per inciso, che tra i pi\u00f9 appassionati assertori di un diritto e di un governo globale, vi siano proprio i vari esponenti del pensiero (neo)liberale, che dovrebbero impallidire di fronte alla prospettiva di un super-stato ordinante tutto il globo, se fossero coerenti con il celeberrimo motto di cui si fanno spesso alfieri: \u201cIl potere corrompe, il potere assoluto corrompe in modo assoluto\u201d.<\/p>\n<p>Tutto ci\u00f2 premesso, \u00e8 evidente che il valore del \u2018diritto internazionale generalmente riconosciuto\u2019, sia pure elevato a norma interna dell\u2019ordinamento statale dall\u2019articolo 10 della Costituzione italiana, ceder\u00e0 sempre di fronte a un conflitto insanabile con la sovranit\u00e0 dello Stato e con i suoi principi supremi, anche se questa verit\u00e0 venisse temporaneamente mascherata da una potente e malintesa retorica internazionalista. Tale retorica ha assunto le forme, in Europa, dell\u2019europeismo, ma secondo parte della dottrina dovrebbe assumere le forme ancora pi\u00f9 estese della globalizzazione giuridica intrinseca alla creazione dell\u2019Onu, capace non si sa bene come di trasformare dei temporanei rapporti di forza in ordinamento fatto e compiuto.<\/p>\n<p>Il punto, come detto, \u00e8 che trasformare il diritto internazionale consuetudinario in ordinamento giuridico richiederebbe una forza statale ordinatrice globalmente riconosciuta. Ci\u00f2 che vale per il mondo, vale a maggior ragione per l\u2019Europa: lo Stato europeo, approdo immaginifico di sognatori di varia estrazione, non potrebbe che fondarsi sul dominio (prima) e sull\u2019egemonia (poi) di un ceppo nazionale. Qualsiasi forma di integrazione europea che non presenti questa impronta, visceralmente violenta (per informazioni chiedere a Carlo V, Napoleone e Hitler) altro non \u00e8 che diritto internazionale pattizio, ossia assoluta volont\u00e0 degli Stati aderenti, come tale sempre reversibile. Presentare l\u2019Unione europea come organizzazione \u2018sui generis\u2019, n\u00e9 Stato federale europeo (cio\u00e8 ordinamento) n\u00e9 <a href=\"https:\/\/www.ibs.it\/serve-meno-europa-domande-radicali-libro-vari\/e\/9791281543249?srsltid=AfmBOoqfcSzaYAJAcnqXePUfL7vn-tlGP-7L1ahGVLhyTujI7wYWhx8N\">organizzazione internazionale<\/a> (cio\u00e8 diritto internazionale pattizio), risponde oggettivamente a un fine regressivo, risultando sempre regressivo negare la vera natura dei fenomeni, che lo si faccia coscientemente o meno.<\/p>\n<p>Peccato che la tesi dell&#8217;organizzazione &#8216;sui generis&#8217; sia ancora oggi tendenzialmente maggioritaria, e ben oltre i confini del mondo dei giuristi. Le ideologie non sempre crollano al crollare dei loro presupposti di fatto. Talvolta agonizzano per un certo periodo in forma parossistica prima di spegnersi o di divenire largamente minoritarie.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Simone Garilli Dal punto di vista giuridico, ci\u00f2 che manca al diritto internazionale non \u00e8 una certa effettivit\u00e0, garantita dalla potenza egemone o da un equilibrio di potenze egemoni, ma la validit\u00e0 (anche procedurale) delle sue norme, che solo pu\u00f2 discendere da una legittimit\u00e0 al fondo sentimentale, tipica delle nazioni. 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