{"id":91381,"date":"2025-09-01T08:30:35","date_gmt":"2025-09-01T06:30:35","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=91381"},"modified":"2025-08-30T11:12:25","modified_gmt":"2025-08-30T09:12:25","slug":"il-corridoio-zangezur-perno-americano-nel-caucaso","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=91381","title":{"rendered":"Il corridoio Zangezur: perno americano nel Caucaso"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\"><strong>di TERMOMETRO GEOPOLITICO (Daniele Perra)<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-91382\" src=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/FB_IMG_1756544476899-300x145.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"145\" srcset=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/FB_IMG_1756544476899-300x145.jpg 300w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/FB_IMG_1756544476899-768x372.jpg 768w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/FB_IMG_1756544476899.jpg 820w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Tendenzialmente sono tre le scuole geopolitiche che contraddistinguono la proiezione strategica della Turchia contemporanea: 1) la dottrina della \u201cpatria blu\u201d dell\u2019ammiraglio Cem G\u00fcrdeniz (il cui ruolo interno \u00e8 stato sminuito da un suo presunto coinvolgimento con la rete terroristica legata a Fethullah G\u00fclen); 2) il \u201cpanturchismo\u201d ampiamente sostenuto dall\u2019ex Ministro degli Esteri Ahmet Davuto\u011flu che sostiene la tesi di un\u2019estensione dell\u2019influenza turca verso i popoli \u201cfratelli\u201d dell\u2019Asia centrale; 3) il \u201cneo-ottomanesimo\u201d che sembra essere il principale punto di riferimento dell\u2019erdoganismo ed \u00e8 alla base del ruolo attivo turco nella disgregazione della Siria in zone di influenza, dell\u2019interesse crescente verso l\u2019Iraq e delle mai celate aspirazioni sulla Libia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La dottrina della \u201cpatria blu\u201d risulta particolarmente interessante perch\u00e9 propone una visione di egemonia turca non solo sui mari adiacenti all\u2019Anatolia (fonte di non poca preoccupazione per la Grecia che mantiene sovranit\u00e0 su molte isole che distano solo pochi chilometri dalla costa turca), ma anche sul Mar Caspio che viene considerato alla stregua di \u201cmare interno al mondo turco\u201d. Un aspetto che, a sua volta, pu\u00f2 essere considerato come fonte di preoccupazione per altre potenze regionali, Russia ed Iran in primis (da non dimenticare che l\u2019URSS e l\u2019Iran, nel 1940, siglarono un accordo per lo sfruttamento esclusivo delle risorse caspiche \u2013 accordo evidentemente saltato con l\u2019implosione indotta del gigante sovietico).<br \/>\nLa partecipazione attiva della Turchia agli eventi caucasici degli ultimi decenni, in questo scenario, si pone come diretta espressione della volont\u00e0 di Ankara a costruire un ponte diretto verso l\u2019Asia centrale turcofona e, pi\u00f9 nello specifico, rappresenta il frutto di una commistione geopolitica tra il pensiero di G\u00fcrdeniz ed un mai sopito panturchismo che sin dai tempi di Enver Pasci\u00e0 caratterizza il sogno (pi\u00f9 o meno segreto) di ampie fasce dell\u2019intellighenzia turca.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">A ci\u00f2 si aggiunga la volont\u00e0 turca di trasformarsi nello snodo centrale dei flussi energetici verso l\u2019Europa. Ed in questo senso dovrebbe essere interpretata l\u2019attiva partecipazione di Ankara a progetti infrastrutturali sia \u201corientali\u201d che \u201coccidentali\u201d. Il suo patrocinio geopolitico al cosiddetto \u201ccorridoio Zangezur\u201d risulta assolutamente consustanziale a queste dinamiche. Ma di cosa si sta realmente parlando?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Tale corridoio sarebbe il prodotto dell\u2019accordo di pace siglato in un recente summit trilaterale tra Stati Uniti, Armenia ed Azerbaigian. Un accordo, accompagnato da una dichiarazione congiunta, che dovrebbe a tutti gli effetti porre fine a decenni di conflitto ad intensit\u00e0 variabile tra i due Paesi caucasici per ci\u00f2 che concerne il controllo del Nagorno Karabakh. Qui, a cavallo dell\u2019implosione dell\u2019URSS, armeni e azeri combatterono uno dei tanti conflitti etno-settari prodotto di quella politica sovietica delle nazionalit\u00e0 secondo cui all\u2019interno delle repubbliche parte dell\u2019Unione l\u2019etnia maggioritaria doveva sempre essere accompagnata da una minoritaria in modo tale che la prima non arrivasse ad ambire ad una piena autonomia. Fattore che, tra l\u2019altro, ha consentito al potere centrale di Mosca di porsi per diversi decenni (e con indubbio successo, nonostante episodi anche tragici come la deportazione di interi popoli) come garante della salvaguardia e tutela delle minoranze e del concetto di \u201cpopoli fratelli\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ad ogni modo, il primo conflitto tra Armenia ed Azerbaigian (come diversi altri nella regione) venne anche utilizzato da Mosca come strumento per mantenere una presa sull\u2019area (che stava rapidamente sfuggendo) e rallentare il processo di avvicinamento azero all\u2019Occidente. Non a caso, le tensioni nel Nagorno Karabakh aumentavano ogni qual volta si prospettava la firma di un accordo petrolifero tra le compagnie occidentali e la neonata Repubblica azera. Allo stesso tempo, \u00e8 bene ricordare che l\u2019Azerbaigian, per tutto il corso degli anni \u201990 del secolo scorso e grazie a compagnie petrolifere ombra gestite direttamente dalla CIA, si trasform\u00f2 in una sorta di punto di ingresso del terrorismo di matrice islamista nella regione caucasica (pi\u00f9 o meno il medesimo ruolo giocato dalla Turchia con \u201cl\u2019autostrada del gihad\u201d per ci\u00f2 che concerne la Siria).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Grazie all\u2019aiuto russo, non privo di interesse (ed in parte, paradossalmente, anche iraniano), gli armeni riuscirono a conquistare, tra il 1992 ed il 1993 (e nonostante la condanna dell\u2019ONU alla loro avanzata), l\u2019intera regione del Nagorno Karabach che loro stessi ritengono come il cuore pulsante della loro patria ancestrale, pi\u00f9 diverse aree ad esso adiacenti dando vita alla Repubblica dell\u2019Artsack (questa occupava il 20% del territorio azero). Una situazione che si \u00e8 modificata solo a partire dalla recrudescenza del conflitto nel 2020 (prodotto anche dell\u2019insipienza politica dei vertici politici armeni) e con la definitiva espulsione degli armeni dal territorio azero nel 2023 (oltre 100.000 profughi di cui pochi realmente hanno parlato).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ora, prima di proseguire con il racconto dei fatti e l\u2019analisi della funzione geopolitica del corridoio Zangezur, si rende opportuno aprire una breve parentesi sul retroterra culturale-politico dei leader dei rispettivi Paesi. Ilham Aliyev, come noto, \u00e8 figlio di quel Gejdar Aliyev (membro di spicco della vecchia nomenklatura comunista) che per lungo tempo ha fatto il buono ed il cattivo tempo in Azerbaigian dopo il crollo dell\u2019URSS, guidandolo in puro stile nepotista. Non sorprende il fatto che lo stesso Ilham fosse vice direttore della compagnia petrolifera nazionale quando nel 1994 venne firmato il cosiddetto \u201ccontratto del secolo\u201d tra il governo azero ed un consorzio multinazionale guidato dalla British Petroleum (BP).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Questo, di fatto (e come avvenne a tutti gli effetti), avrebbe dovuto trasformare l\u2019Azerbaigian in una succursale petrolifera dell\u2019Occidente con il preciso obiettivo di tagliare fuori la Russia dalle rotte energetiche nel Caucaso meridionale. Al \u201ccontratto del secolo\u201d, infatti, si legava anche la costruzione dell\u2019oleodotto Baku-Tbilisi-Ceyhan: infrastruttura dall\u2019alto valore strategico dalla quale, ancora oggi, un protagonista fantasma della regione caucasica (Israele) ottiene parte del proprio fabbisogno energetico. E non sorprende che proprio Israele (insieme ovviamente alla Turchia) abbia giocato un ruolo di un certo rilievo nella fornitura di armi a Baku per sostenere lo sforzo bellico contro l\u2019enclave armena nel suo territorio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Dopotutto, anche la Repubblica Islamica dell\u2019Iran ha spesso puntato il dito contro l\u2019Azerbaigian, considerandolo come una base sionista nella regione che Tel Aviv utilizza per lanciare i suoi attacchi asimmetrici contro Tehran (non \u00e8 da escludere un coinvolgimento azero anche nella recente \u201cguerra dei dodici giorni\u201d). E Geydar Aliyev si \u00e8 spesso reso protagonista di persecuzioni ed oppressione contro movimenti religiosi ispirati al khomeinismo che avrebbero potuto facilmente prendere piede in un Paese in cui la corrente sciita imamita dell\u2019Islam \u00e8 ancora maggioritaria (nonostante le aspirazioni al laicismo dei vertici politici).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Tornando ad Ilham Alyiev, sempre lui, in prossimit\u00e0 della dipartita del padre (che nei primi anni 2000 era comunque giunto ad un decisivo miglioramento dei rapporti con la Russia), ebbe modo di affermare che i principali alleati dell\u2019Azerbaigian erano gli Stati Uniti e la Turchia. Ci\u00f2 dovrebbe rendere bene l\u2019idea sulla natura concreta del suo operato. Ancora, in tempi decisamente pi\u00f9 recenti, si \u00e8 reso protagonista di un nuovo aumento della tensione con la Russia, determinato dagli arresti a Baku di uomini d\u2019affari russi e dall\u2019aumento delle forniture azere di greggio all\u2019Ucraina (la Russia ha bombardato oltre 17 depositi della compagnia statale azera in territorio ucraino negli ultimi mesi). Cosa che ha portato Alyiev a dichiarare provocatoriamente (e minacciosamente) di fronte alla possibilit\u00e0 (ad oggi remota) di un intervento russo nel Caucaso: \u201cL\u2019esercito azero non \u00e8 una massa di uomini tirati fuori dalle prigioni. \u00c8 la forza pi\u00f9 numerosa del Caucaso meridionale: 130.000 soldati in servizio attivo, 300.000 riservisti, temprati dalla battaglia, dotati di droni e armi all\u2019avanguardia turche e israeliane. Pensateci due volte, soprattutto ora, dopo aver perso quasi 800.000 soldati in Ucraina\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La storia del Primo Ministro armeno Nikol Pashinyan \u00e8 altrettanto emblematica, visto che questo \u00e8 salito al potere a seguito di quella che a tutti gli effetti potrebbe essere definita una \u201crivoluzione colorata\u201d, sebbene caratterizzata da un apporto occidentale inizialmente limitato. Nello specifico, il sommovimento che port\u00f2 all\u2019elezione dello stesso Pashinyan, guidato dal movimento Yelk (\u201cfuori\u201d o \u201cvia d\u2019uscita\u201d, da subito ostile all\u2019adesione del Paese all\u2019Unione Eurasiatica), si fondava su un presupposto classico di tale tattica osservata in altre repubbliche ex sovietiche: la trasformazione di una esigua minoranza \u2013 la coalizione Yelk ebbe una percentuale che si aggirava intorno al 7% nelle elezioni del 2018 \u2013 in maggioranza e la creazione di una verit\u00e0 su misura che permetta all\u2019opinione pubblica (interna ed internazionale) di parteggiare per i manifestanti a prescindere. Senza considerare il fatto che diversi parlamentari azeri sostennero apertamente la protesta che spodest\u00f2 l\u2019allora Primo Ministro Sargsyan.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Pashinyan, inoltre, si \u00e8 spesso distinto per la sua tendenza ad affermare che gli accordi militari con la Russia fossero ormai obsoleti e che solo gli Stati Uniti (o l\u2019Occidente pi\u00f9 in generale) avrebbero potuto e dovuto garantire la sicurezza dell\u2019Armenia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Dunque, l\u2019accordo sul corridoio Zangezur pu\u00f2 anche essere interpretato come la definitiva svolta dell\u2019attuale governo armeno verso Occidente. Questo, pi\u00f9 in particolare, prevede la costruzione di una strada ferrata, di oleodotti, gasdotti e di una rete di fibra ottica che collega l\u2019Azerbaigian alla sua parte occidentale (il Nakhcivan), passando attraverso 32 chilometri di territorio armeno (quello che, di fatto, confina con la Repubblica Islamica dell\u2019Iran). Gli Stati Uniti, a loro volta, ottengono i diritti sullo sviluppo\/costruzione del corridoio e, di conseguenza, la garanzia di una accresciuta presenza economica e finanziaria nella regione (da tenere a mente che la stessa si accompagna spesso ad una presenza militare e di intelligence). Questo progetto, ovviamente, oltre a porsi in aperto contrasto con la Via della Seta cinese (si pensi anche alla possibilit\u00e0 di collegarlo al suddetto oleodotto Baku-Tbilisi-Ceyan) e con il \u201ccorridoio di mezzo\u201d che parte dalla Cina ed arriva all\u2019Europa attraverso il Mar Caspio, lo stesso Azerbaigian, Georgia e Turchia, rende evidente l\u2019idea di costruire una vero e proprio cordone sanitario ai confini settentrionali dell\u2019Iran. Inoltre, fa crollare ulteriormente il mito dell\u2019isolazionismo trumpista. Il corridoio Zangezur, infatti, si presenta in modo chiaro come un nuovo intervento diretto estero degli USA, seppur mascherato dall\u2019affarismo che contraddistingue la nuova amministrazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>#TGP #Armenia #Azerbaijan #Caucaso #Russia #Usa #Turchia<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>Fonte: https:\/\/www.facebook.com\/daniele.perra.7\/posts\/pfbid02ZhQ3QQHS3WAk62bpRNTPgETey6Z7JVsMHz7zFPaYKYjHs6DVJvuaxhEb29uJowhcl?rdid=woclbfMn91o3opV9#<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Fonte:\u00a0<a href=\"https:\/\/www.facebook.com\/share\/p\/1FP3sbfXSA\/\">https:\/\/www.facebook.com\/share\/p\/1FP3sbfXSA\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di TERMOMETRO GEOPOLITICO (Daniele Perra) Tendenzialmente sono tre le scuole geopolitiche che contraddistinguono la proiezione strategica della Turchia contemporanea: 1) la dottrina della \u201cpatria blu\u201d dell\u2019ammiraglio Cem G\u00fcrdeniz (il cui ruolo interno \u00e8 stato sminuito da un suo presunto coinvolgimento con la rete terroristica legata a Fethullah G\u00fclen); 2) il \u201cpanturchismo\u201d ampiamente sostenuto dall\u2019ex Ministro degli Esteri Ahmet Davuto\u011flu che sostiene la tesi di un\u2019estensione dell\u2019influenza turca verso i popoli \u201cfratelli\u201d dell\u2019Asia centrale; 3) il&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":95,"featured_media":86323,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[32],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2024\/07\/FB_IMG_1720128433689.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-nLT","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/91381"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/95"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=91381"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/91381\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":91383,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/91381\/revisions\/91383"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/86323"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=91381"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=91381"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=91381"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}