{"id":9149,"date":"2013-07-06T09:37:09","date_gmt":"2013-07-06T09:37:09","guid":{"rendered":"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/?p=9149"},"modified":"2013-07-06T09:37:09","modified_gmt":"2013-07-06T09:37:09","slug":"mary-kaldor-leuropa-e-la-nuova-guerra","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=9149","title":{"rendered":"Mary Kaldor: L&#8217;Europa e la &#8220;nuova guerra&#8221;"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\">\n\t<span style=\"font-family: georgia,serif\"><em>[Mary Kaldor, da alcuni considerata &#8220;una figura chiave nello sviluppo della democrazia cosmopolita&#8221;, insegna Global Governance alla London School of Economics.]<\/em><\/span>\n<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n\t&nbsp;\n<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n\t<span style=\"font-family: georgia,serif\">Ulrich Beck, nel suo meraviglioso libro <em>German Europe<\/em>, (&laquo;L&#039;Europa tedesca&raquo;, Polity, 2013), sostiene che l&#039;Europa non &egrave; stata fondata sulla logica della guerra, ma sulla logica del rischio. L&#039;Unione europea &#8211; fa notare Beck &#8211; si regge su una rete di &laquo;non&raquo;. Non &egrave; una nazione, non &egrave; uno stato e neppure un&#039;organizzazione internazionale. Gli stati sono stati edificati sulla logica della guerra.<\/span>\n<\/p>\n<p>\n\t<span style=\"font-family: georgia,serif\">L&#039;Unione europea rappresenta un diverso tipo di sistema governativo, costruito per reazione al rischio della guerra e, oggi, per reazione al rischio del collasso economico.<\/span>\n<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n\t<span style=\"font-family: georgia,serif\">Gli economisti sostengono che l&#039;unione monetaria sia stata un grosso errore in assenza di un&#039;unione politica. Beck, invece, sostiene proprio il contrario: l&#039;unione monetaria stabilirebbe un interesse materiale per un&#039;unione politica. Senza l&#039;unione monetaria non ci sarebbe alcuno slancio per l&#039;unione politica.<\/span>\n<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n\t<span style=\"font-family: georgia,serif\">Fin qui tutto bene. Ma c&#039;&egrave; di pi&ugrave; in questa storia. Nell&#039;Europa di oggi le logiche economiche e politiche spingono in direzioni opposte. &Egrave; vero che l&#039;unione monetaria decide il bisogno dell&#039;unione politica, e tutti lo capiscono a livello delle &eacute;lites. Ma le conseguenze dell&#039;unione monetaria e l&#039;agenda neo-liberista a essa associata, stanno indebolendo, allo stesso tempo, quel che &egrave; noto come consenso passivo, indebolendo enormemente la legittimit&agrave; delle &eacute;lites europee e con esse il progetto europeo.<\/span>\n<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n\t<span style=\"font-family: georgia,serif\">L&#039;Unione europea &egrave; stata fondata per reazione a quella che chiamo la &quot;vecchia guerra&quot;: le guerre del ventesimo secolo. Bench&eacute;, a rigor di logica, questioni di interesse materiale dovrebbero condurre a un&#039;accresciuta cooperazione politica, la politica europea contemporanea, o l&#039;assenza di quest&#039;ultima, suggerisce piuttosto la possibilit&agrave; di nuovi conflitti, ci&ograve; che definisco la &quot;nuova guerra&quot;.<\/span>\n<\/p>\n<p>\n\t<span style=\"font-family: georgia,serif\">L&#039;idea secondo cui la cooperazione economica condurrebbe alla cooperazione politica &egrave; stata un punto centrale fin dal principio dell&#039;integrazione europea. I fondatori dell&#039;Ue credevano che obiettivi di &quot;alta politica&quot; sarebbero stati raggiunti attraverso misure di &quot;bassa politica&quot;. La cooperazione economica e sociale stabilirebbe legami fra le persone, e questo alla fine porterebbe all&#039;unione politica.<\/span>\n<\/p>\n<p>\n\t<span style=\"font-family: georgia,serif\">Nei primi tre decenni dopo la seconda guerra mondiale tale argomento sembrava effettivamente avere un qualche valore. Il cosiddetto &quot;metodo Monnet&quot; implicava la cooperazione a livello di infrastrutture (carbone e acciaio), dell&#039;agricoltura, cos&igrave; come delle politiche regionali. Piccoli passi venivano intrapresi in direzione di una pi&ugrave; grande cooperazione politica. Ma dopo il 1989 tutto &egrave; cambiato.<\/span>\n<\/p>\n<p>\n\t<span style=\"font-family: georgia,serif\">Da una parte l&#039;89 &egrave; stato il punto alto raggiunto dai movimenti cosmopoliti del post-&#039;68 &#8211; i &quot;figli della libert&agrave;&quot;, come li chiama Beck. Il concomitante avvento della pace, dei diritti umani e la fine della guerra fredda hanno portarono a una nuova ondata di europeismo. Dall&#039;altra parte ci fu l&#039;arrivo dell&#039;et&agrave; del neoliberismo.<\/span>\n<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n\t<span style=\"font-family: georgia,serif\">La stessa critica della rigidit&agrave;, del paternalismo e dell&#039;autoritarismo dello stato sviluppata dai &quot;figli della libert&agrave;&quot; fu usata per chiedere pi&ugrave; mercato &#8211; deregolamentazione, privatizzazione e stabilizzazione macro-economica. I &quot;figli della libert&agrave;&quot; avevano dato la giustizia sociale per scontata e, nel reagire contro la &quot;vecchia sinistra&quot;, avevano dato spazio a una nuova destra radicale.<\/span>\n<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n\t<span style=\"font-family: georgia,serif\">Il Trattato di Maastricht del 1991 pu&ograve; essere considerato come un contratto fra gli europeisti, guidati da Jacques Delors, e i sostenitori del libero mercato, simboleggiati da Margaret Thatcher. Ma logica del mercato &egrave; molto diversa dalla cooperazione tra stati. Negli ultimi due decenni &egrave; stata realizzata in Europa quest&#039;unione contraddittoria di cosmopolitismo e mercato.<\/span>\n<\/p>\n<p>\n\t<span style=\"font-family: georgia,serif\">Sul primo versante, l&#039;Europa si &egrave; estesa verso est, sviluppando una politica di vicinato basata sull&#039;applicazione del &quot;metodo Monnet&quot;, estendendo i metodi della &quot;bassa politica&quot; ai paesi confinanti e, a volte, anche oltre. A livello internazionale la Ue ha elaborato politiche per la gestione delle crisi e per l&#039;aiuto allo sviluppo che, seppur gestite spesso in maniera burocratica, l&#039;hanno trasformata nella pi&ugrave; grande donatrice di aiuti nel mondo e in una protagonista del dibattito globale sul cambiamento climatico, la povert&agrave; e la sicurezza globale.<\/span>\n<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n\t&nbsp;\n<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n\t<span style=\"font-family: georgia,serif\">Sul secondo versante, le regole del mercato unico e dell&#039;euro &#8211; i cosiddetti criteri di convergenza &#8211; associati con le altre riforme neoliberiste, hanno portato a un aumento delle disuguaglianze, dell&#039;insicurezza e dell&#039;atomizzazione, indebolendo il senso di comunit&agrave; e la politica cosmopolita.<\/span>\n<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n\t<span style=\"font-family: georgia,serif\">Per di pi&ugrave;, le politiche di sicurezza interna e la sorveglianza, specie ai confini dell&#039;Europa estesa, hanno contribuito a crescenti diffidenze all&#039;interno delle societ&agrave;. &Egrave; vero, come nota Beck, che interessi materiali potrebbero imporre la cooperazione politica. Questa &egrave; la sola via per salvare l&#039;euro.<\/span>\n<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n\t<span style=\"font-family: georgia,serif\">Ma l&#039;&quot;alta politica&quot; della Ue &egrave; ancora assente &#8211; abbiamo solo <em>Merkiavelli<\/em>, il titolo di un brillante articolo di Ulrich Beck su opendemocracy.net. Le &eacute;lites nazionali ora non hanno un sostegno popolare e il cosiddetto consenso passivo, che ha permesso l&#039;avanzamento dell&#039;integrazione europea, sta scomparendo rapidamente. Il destino dei Primi ministri tecnocrati, Mario Monti e Lukas Papademos, imposti a Italia e Grecia, illustra la fine del consenso passivo.<\/span>\n<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n\t<span style=\"font-family: georgia,serif\">Quella che l&#039;Europa sta affrontando &egrave; una profonda crisi politica. Questa &egrave; la conclusione del nostro rapporto sulla &quot;Politica sotterranea&quot; (<em>The Bubbling Up of Subterranean Politics<\/em>, in pubblicazione con Routledge). Le proteste e le manifestazioni, le nuove iniziative politiche e i nuovi partiti non sono soltanto una reazione all&#039;austerit&agrave;. Riflettono una profonda perdita di fiducia nelle attuali &eacute;lite politiche &#8211; esprimono l&#039;opinione che tali &eacute;lite siano rinserrate dentro interessi materiali e mediatici e siano perci&ograve; incapaci di agire a vantaggio del bene comune, insieme alla percezione che la democrazia rappresentativa non riguardi pi&ugrave; la partecipazione, ma miri soprattutto a riprodurre quell&#039; &eacute;lite .<\/span>\n<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n\t<span style=\"font-family: georgia,serif\">Il problema &egrave; che, nell&#039;assenza di un &quot;cosmopolitismo dal basso&quot;, di un progetto di solidariet&agrave; europea, quest&#039;assenza di fiducia politica pu&ograve; essere facilmente manipolata da partiti xenofobi, euroscettici ed elitari di vario genere. Partiti come l&#039;Ukip (UK Independence Party), i True Finns, il Dutch Freedom Party, Alba dorata in Grecia e altri analoghi stanno realizzando incursioni elettorali in quasi ogni paese europeo. E i partiti tradizionali, preoccupati da considerazioni a breve termine di carattere elettorale, tendono ad assecondare i sentimenti espressi da questi partiti, invece di dar voce agli interessi comuni di lungo termine.<\/span>\n<\/p>\n<p>\n\t<span style=\"font-family: georgia,serif\">&Egrave; molto difficile capire come l&#039;Europa possa sfuggire a questa spirale. L&#039;analisi offerta dal volume di Ulrich Beck sottolinea che l&#039;europeismo della stabilit&agrave; monetaria &egrave; radicato a tal punto nella mentalit&agrave; tedesca che &egrave; improbabile che un&#039;Europa tedesca, guidata da un pragmatismo apolitico, possa cambiare il suo corso.<\/span>\n<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n\t<span style=\"font-family: georgia,serif\">L&#039;assenza di una pressione dal basso in Europa, la debolezza della solidariet&agrave; trans-europea, la frammentazione della &quot;politica sotterranea&quot;, tutto lascia intravedere tendenze politiche piuttosto buie. Lungi dall&#039;essere un&#039;eccezione, una dissonanza marginale, la Grecia potrebbe rappresentare il futuro per gran parte dell&#039;Europa. Quanto accade in Grecia &egrave; tipico di ci&ograve; che chiamo &quot;la nuova guerra&quot;, l&#039;emergere di nuove forme di conflitto. I drammatici tagli nella spesa pubblica indeboliscono la capacit&agrave; dello stato ed erodono ulteriormente fiducia e legittimit&agrave;, dando spazio a una combinazione di criminalit&agrave; e di politica estremista.<\/span>\n<\/p>\n<p>\n\t<span style=\"font-family: georgia,serif\">Una tale mescolanza si autoriproduce perch&eacute; chi ne &egrave; coinvolto trae vantaggio dal disordine. E&#039; una dinamica che &egrave; molto difficile fermare; si sta affermando un nuovo tipo di economia politica predatoria, che non conosce nessun limite. La sola risposta sarebbe un&#039;autorit&agrave; politica cosmopolita, ma da dove potrebbe venire?<\/span>\n<\/p>\n<p>\n\t&nbsp;\n<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n\t<span style=\"font-family: georgia,serif\">[&#8220;il manifesto&#8221;, 30.3.2013]<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>[Mary Kaldor, da alcuni considerata &#8220;una figura chiave nello sviluppo della democrazia cosmopolita&#8221;, insegna Global Governance alla London School of Economics.] &nbsp; Ulrich Beck, nel suo meraviglioso libro German Europe, (&laquo;L&#039;Europa tedesca&raquo;, Polity, 2013), sostiene che l&#039;Europa non &egrave; stata fondata sulla logica della guerra, ma sulla logica del rischio. L&#039;Unione europea &#8211; fa notare Beck &#8211; si regge su una rete di &laquo;non&raquo;. 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