{"id":91544,"date":"2025-09-10T08:30:43","date_gmt":"2025-09-10T06:30:43","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=91544"},"modified":"2025-09-10T01:09:08","modified_gmt":"2025-09-09T23:09:08","slug":"il-futuro-delleuropa-dipende-dallo-smantellamento-dellue-prima-parte","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=91544","title":{"rendered":"Il futuro dell\u2019Europa dipende dallo smantellamento dell\u2019UE \u2013 prima parte"},"content":{"rendered":"<p><strong>da GIUBBE ROSSE NEWS (Old Hunter)<\/strong><\/p>\n<h4 class=\"wp-block-heading\"><strong><em>Una critica completa del modello di integrazione sovranazionale dell\u2019UE, analizzandone le carenze strutturali, economiche e geopolitiche<\/em><\/strong><\/h4>\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-173072650\" src=\"https:\/\/giubberossenews.it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/Immagine5-2.jpg\" sizes=\"(max-width: 496px) 100vw, 496px\" srcset=\"https:\/\/giubberossenews.it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/Immagine5-2.jpg 496w, https:\/\/giubberossenews.it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/Immagine5-2-300x151.jpg 300w\" alt=\"\" width=\"496\" height=\"249\" data-attachment-id=\"173072650\" data-permalink=\"https:\/\/giubberossenews.it\/2025\/09\/10\/il-futuro-delleuropa-dipende-dallo-smantellamento-dellue-prima-parte\/immagine5-20\/\" data-orig-file=\"https:\/\/giubberossenews.it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/Immagine5-2.jpg\" data-orig-size=\"496,249\" data-comments-opened=\"1\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}\" data-image-title=\"Immagine5\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"\" data-medium-file=\"https:\/\/giubberossenews.it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/Immagine5-2-300x151.jpg\" data-large-file=\"https:\/\/giubberossenews.it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/Immagine5-2.jpg\" \/><\/figure>\n<\/div>\n<p><em>di Thomas Fazi &#8211; traduzione a cura di Old Hunter<\/em><\/p>\n<p><em>Questa \u00e8 la prima parte di uno studio a cui lavoro da tempo. Fornisce una critica completa del modello di integrazione sovranazionale dell\u2019UE, analizzandone le carenze strutturali, economiche e geopolitiche. Evidenzia come l\u2019UE e la moneta unica, lungi dal rendere l\u2019Europa pi\u00f9 forte, pi\u00f9 competitiva e pi\u00f9 resiliente, abbiano aperto la strada alla crisi economica e alla stagnazione, aggravato le disparit\u00e0 economiche e contribuito alla perdita di competitivit\u00e0, all\u2019emarginazione geopolitica e al decadimento democratico. Fondamentalmente, lo studio sostiene che il fallimento del progetto UE non \u00e8 radicato nella mancanza di integrazione \u2013 e non pu\u00f2 essere certamente risolto ricorrendo a \u201cpi\u00f9 Europa\u201d \u2013 ma risiede piuttosto nell\u2019integrazione sovranazionale stessa. Conclude che le carenze strutturali dell\u2019UE sono irreparabili entro i confini del suo modello attuale e mette in discussione la fattibilit\u00e0 del sovranazionalismo come approccio di governance praticabile in un ordine globale multipolare e guidato dagli stati. Le parti successive saranno pubblicate nei prossimi giorni e saranno disponibili solo per gli abbonati paganti.<\/em><\/p>\n<p class=\"has-text-align-center\"><strong>* * *<\/strong><\/p>\n<h5 class=\"wp-block-heading\"><strong><em>Punti chiave<\/em><\/strong><\/h5>\n<p><strong>Il sovranazionalismo come paradigma fallito:<\/strong><\/p>\n<ul class=\"wp-block-list\">\n<li>Il modello sovranazionale dell\u2019UE si basava sull\u2019idea che \u201cmettere in comune\u201d la sovranit\u00e0 nazionale in un\u2019istituzione sovranazionale avrebbe rafforzato gli Stati membri individualmente e collettivamente. Ma l\u2019ipotesi che una maggiore integrazione avrebbe intrinsecamente prodotto migliori risultati economici e sociali si \u00e8 rivelata falsa. Al contrario, ha ostacolato la crescita e il dinamismo economico. Ci\u00f2 \u00e8 dovuto alle carenze economiche e (geo)politiche intrinseche del sovranazionalismo.<\/li>\n<\/ul>\n<div class=\"wp-block-spacer\" aria-hidden=\"true\"><\/div>\n<p><strong>Fallimento dell\u2019integrazione economica:<\/strong><\/p>\n<ul class=\"wp-block-list\">\n<li>L\u2019integrazione dell\u2019UE non \u00e8 riuscita a produrre i benefici economici promessi.<\/li>\n<li>L\u2019UE \u00e8 rimasta indietro rispetto a economie comparabili come gli Stati Uniti, in particolare in<\/li>\n<\/ul>\n<p>termini di innovazione, produttivit\u00e0 e dinamismo economico. Lo studio individua i principali vincoli strutturali imposti dal modello sovranazionale come cause principali di questa stagnazione.<\/p>\n<ul class=\"wp-block-list\">\n<li>Ci\u00f2 \u00e8 dovuto in gran parte alle carenze strutturali della moneta unica, che ha eroso la capacit\u00e0 delle singole nazioni di rispondere in modo flessibile alle sfide interne ed esterne in base alle loro esigenze economiche e politiche, nonch\u00e9 alle aspirazioni democratiche dei loro cittadini, senza riuscire a compensare adeguatamente questo problema a livello europeo.<\/li>\n<\/ul>\n<div class=\"wp-block-spacer\" aria-hidden=\"true\"><\/div>\n<p><strong>Pregiudizio nei confronti delle politiche industriali:<\/strong><\/p>\n<ul class=\"wp-block-list\">\n<li>Il paradigma sovranazionale dell\u2019UE \u00e8 fondamentalmente disallineato rispetto all\u2019attuale ordine globale, sempre pi\u00f9 plasmato da strategie industriali guidate dallo Stato e dalla competizione geopolitica. Il quadro neoliberista dell\u2019UE e le rigide norme sugli aiuti di Stato scoraggiano le politiche industriali guidate dallo Stato, essenziali per promuovere l\u2019innovazione e la competitivit\u00e0. Questo pregiudizio, codificato nei trattati e nei quadri normativi dell\u2019UE, lascia l\u2019Europa impreparata a competere con paesi come gli Stati Uniti e la Cina, che sono attivamente impegnati in politiche industriali strategiche.<\/li>\n<\/ul>\n<div class=\"wp-block-spacer\" aria-hidden=\"true\"><\/div>\n<p><strong>Problemi di governance:<\/strong><\/p>\n<ul class=\"wp-block-list\">\n<li>La complessa governance dell\u2019UE, caratterizzata da un processo decisionale frammentato e burocratico, ostacola ulteriormente la sua capacit\u00e0 di rispondere alle crisi o di attuare politiche coerenti. I tentativi di centralizzare gli investimenti e la politica industriale si traducono spesso in inefficienza, compromettendo ulteriormente la capacit\u00e0 dell\u2019UE di agire come entit\u00e0 unitaria.<\/li>\n<\/ul>\n<div class=\"wp-block-spacer\" aria-hidden=\"true\"><\/div>\n<p><strong>La tecnocrazia porta a pessimi risultati politici:<\/strong><\/p>\n<ul class=\"wp-block-list\">\n<li>Il quadro sovranazionale dell\u2019UE, che privilegia il processo decisionale tecnocratico rispetto alla rappresentanza democratica, riduce il controllo democratico nazionale, concentrando il potere in istituzioni non responsabili come la Banca Centrale Europea e la Commissione Europea. Ci\u00f2 ha portato a politiche che privilegiano gli interessi delle \u00e9lite e degli oligarchi rispetto a quelli dei cittadini.<\/li>\n<li>L\u2019allineamento dell\u2019UE alle politiche statunitensi, in particolare su Ucraina e Cina, ha esacerbato la crisi energetica e il declino industriale. Gli elevati costi energetici e le tariffe inefficaci hanno ulteriormente indebolito la competitivit\u00e0 industriale, aggravando l\u2019emarginazione economica e geopolitica dell\u2019UE.<\/li>\n<\/ul>\n<div class=\"wp-block-spacer\" aria-hidden=\"true\"><\/div>\n<p><strong>Raccomandazioni politiche:<\/strong><\/p>\n<ul class=\"wp-block-list\">\n<li>I fallimenti dell\u2019UE sono intrinseci al paradigma sovranazionale stesso. I tentativi di affrontare queste carenze nell\u2019ambito del quadro attuale spesso aggravano i problemi.<\/li>\n<li>Lo studio suggerisce di andare oltre l\u2019attuale modello sovranazionale e di conferire agli Stati nazionali la flessibilit\u00e0 necessaria per adottare politiche economiche e industriali su misura, consentendo investimenti pubblici strategici e riducendo la dipendenza da processi decisionali centralizzati e burocratici.<\/li>\n<li>Raccomanda inoltre di prendere in considerazione modelli di cooperazione alternativi e flessibili che preservino la sovranit\u00e0 nazionale, promuovendo al contempo la collaborazione economica e politica.<\/li>\n<\/ul>\n<p class=\"has-text-align-center\"><strong>* * *<\/strong><\/p>\n<h5 class=\"wp-block-heading\"><strong><em>Introduzione<\/em><\/strong><\/h5>\n<p>Negli ultimi trent\u2019anni e pi\u00f9, una narrazione dominante ha plasmato il dibattito europeo: in un mondo sempre pi\u00f9 globalizzato e interconnesso, le singole nazioni sono state progressivamente limitate nella loro autonomia economica e hanno perso la capacit\u00e0 di determinare autonomamente la propria traiettoria economica. Ci\u00f2 \u00e8 attribuito alla loro debolezza rispetto a potenti forze esterne \u2013 sia entit\u00e0 private come la finanza internazionale e le multinazionali, sia superpotenze straniere, in particolare la Cina. Secondo questa visione, il concetto stesso di sovranit\u00e0 nazionale \u00e8 diventato sempre pi\u00f9 obsoleto nel mondo odierno.<\/p>\n<p>La soluzione, secondo questa narrazione, era che le nazioni europee \u201cmettessero in comune\u201d la loro sovranit\u00e0 e la trasferissero a un\u2019istituzione sovranazionale sufficientemente grande e potente da far sentire la propria voce nell\u2019arena internazionale: l\u2019Unione Europea (UE). La tesi sosteneva che solo a questo livello sovranazionale e continentale i singoli Stati avrebbero potuto raggiungere un potere collettivo sufficiente per attuare politiche economiche efficaci in relazione a queste forze globali. In altre parole, rinunciare ad alcuni elementi della sovranit\u00e0 nazionale \u2013 gi\u00e0 considerati praticamente ridotti \u2013 avrebbe permesso ai paesi di rivendicare una forma di sovranit\u00e0 \u201creale\u201d attraverso la forza collettiva. Questo costituisce il nucleo della tesi sovranazionalista pro-UE.<\/p>\n<p>Al centro di questa argomentazione c\u2019\u00e8 la convinzione che un\u2019integrazione pi\u00f9 profonda porti a maggiori benefici. Forme di integrazione limitate sono state quindi utilizzate per giustificare le fasi successive del processo di integrazione. La creazione del Mercato Unico, ad esempio, \u00e8 stata giustificata con la motivazione che avrebbe migliorato gli scambi intraeuropei; questo, a sua volta, ha portato a invocare l\u2019unione monetaria come mezzo per migliorare il funzionamento del Mercato Unico, oltre a stimolare la crescita economica, l\u2019occupazione e la stabilit\u00e0.<\/p>\n<p>Questa narrazione ha costituito un pilastro della giustificazione economica del progetto dell\u2019Unione Europea, sostenendo il trasferimento sistematico di poteri sovrani dai governi nazionali alle istituzioni dell\u2019UE a Bruxelles e Francoforte. Sebbene esistano altre giustificazioni per l\u2019integrazione europea, questa logica economica ha avuto un\u2019influenza particolarmente incisiva nel plasmare il sostegno pubblico e politico all\u2019UE.<\/p>\n<p>La sua persuasivit\u00e0 deriva dal suo forte richiamo al buon senso: l\u2019idea che in un contesto globale difficile l\u2019azione collettiva fornisca maggiore forza \u2013 economicamente e politicamente \u2013 suona intuitiva e pragmatica. Tuttavia, questa argomentazione contiene un difetto fondamentale: se fosse valida, i paesi che hanno aderito al Mercato unico, e poi all\u2019UE, avrebbero dimostrato performance economiche migliori rispetto al loro trend pre-UE; gli stati membri che hanno abbracciato una maggiore integrazione \u2013 come quelli che hanno adottato l\u2019euro \u2013 avrebbero costantemente ottenuto risultati migliori rispetto a quelli che non l\u2019hanno fatto; e l\u2019UE avrebbe rivaleggiato o superato economie comparabili. L\u2019evidenza empirica, tuttavia, mostra che nessuno di questi risultati si \u00e8 materializzato.<\/p>\n<p>Al contrario, l\u2019integrazione europea \u2013 attraverso le sue fasi successive, tra cui il Mercato Unico, l\u2019Unione Europea post-Maastricht e l\u2019introduzione della moneta unica \u2013 non \u00e8 riuscita in larga misura a migliorare la performance economica degli Stati membri secondo la maggior parte dei parametri, sia collettivamente che, per molti paesi, individualmente, rispetto alle loro linee di tendenza pre-integrazione. Diversi paesi dell\u2019eurozona hanno registrato risultati economici pi\u00f9 deboli rispetto agli Stati membri dell\u2019UE che hanno scelto di rimanere al di fuori dell\u2019unione monetaria, mentre l\u2019UE nel suo complesso ha costantemente registrato risultati inferiori rispetto agli Stati Uniti, un\u2019entit\u00e0 economica comparabile.<\/p>\n<p>La risposta standard da una prospettiva integrazionista \u00e8 che il problema derivi dal fatto che gli Stati membri dell\u2019UE non trasferiscono sufficiente autorit\u00e0 alle istituzioni sovranazionali dell\u2019Unione. In quest\u2019ottica, il problema viene costantemente inquadrato come una mancanza di integrazione, con la soluzione invariabilmente rappresentata da \u201cpi\u00f9 Europa\u201d. L\u2019esempio pi\u00f9 recente \u00e8 Mario Draghi, che in un\u00a0<a href=\"https:\/\/unherd.com\/2025\/08\/mario-draghis-neoliberal-hypocrisy\/\">recente discorso<\/a>, dopo aver denunciato la discesa dell\u2019Europa verso l\u2019irrilevanza geopolitica, ha concluso che \u201cl\u2019Unione Europea dovr\u00e0 muoversi verso nuove forme di integrazione\u201d, ovvero una maggiore centralizzazione politica, fiscale, militare e tecnologica. In altre parole, i problemi dell\u2019Europa, a suo avviso, possono essere risolti solo trasferendo ancora pi\u00f9 autorit\u00e0 a Bruxelles e mettendo ulteriormente da parte governi e parlamenti nazionali.<\/p>\n<p>Tuttavia, questa argomentazione \u00e8 confutata dalle prove storiche, oltre che dalla logica di base. Come sostenuto in questo studio, i problemi dell\u2019UE non risiedono nella mancanza di integrazione, ma nell\u2019integrazione sovranazionale stessa.<\/p>\n<p>Ecco perch\u00e9 il costante aumento del potere e della portata delle istituzioni sovranazionali dell\u2019UE, come la Banca Centrale Europea (BCE) e la Commissione Europea, non ha prodotto risultati migliori, ma ha solo peggiorato la situazione. Lo studio sostiene che, in ultima analisi, i problemi creati dal quadro istituzionale imperfetto dell\u2019UE sono irrisolvibili all\u2019interno dell\u2019UE stessa, sia dal punto di vista politico che economico.<\/p>\n<p>Una critica cos\u00ec radicale dell\u2019Unione Europea pu\u00f2 apparire irragionevole o politicamente sconveniente in un contesto in cui il dibattito sull\u2019UE, e persino sulla moneta unica, sembrerebbe essersi concluso una volta per tutte: contrariamente a pochi anni fa, oggi in Europa non esiste praticamente alcuna forza politica di rilievo che metta in discussione la sostenibilit\u00e0 dell\u2019UE o che sostenga l\u2019uscita degli Stati membri dall\u2019eurozona. Ci\u00f2 riflette in parte una maggiore consapevolezza delle complessit\u00e0 e dei costi dello smantellamento o del distacco dall\u2019Unione, ma anche una mancanza di immaginazione politica. Di conseguenza, persino i cosiddetti partiti \u201cpopulisti\u201d ora sostengono la riforma di queste istituzioni dall\u2019interno.<\/p>\n<p>Tali tentativi dovrebbero essere accolti con favore e potrebbero persino ottenere risultati limitati. Tuttavia, alla luce degli ingenti danni gi\u00e0 causati dall\u2019UE\/euro, non solo in termini economici \u2013 che sono ampiamente al centro di questo studio \u2013 ma anche in termini (geo)politici e democratico-rappresentativi, non possiamo esimerci dal mettere in discussione il consenso e porci domande difficili: esistono prove che il sovranazionalismo sia una risposta praticabile alle attuali sfide globali? Quali prospettive realistiche ci sono per una riforma radicale dell\u2019UE? E, in caso contrario, cosa significa questo per il futuro dell\u2019Europa?<\/p>\n<p>Lo studio \u00e8 strutturato come segue:<\/p>\n<div class=\"wp-block-spacer\" aria-hidden=\"true\"><\/div>\n<p><strong>1. La performance economica dell\u2019UE finora<\/strong><\/p>\n<p>Questa sezione analizza i dati empirici sull\u2019integrazione economica dell\u2019UE, che mostrano una stagnazione o un declino della performance economica post-integrazione rispetto al trend pre-integrazione. Evidenzia come il Mercato Unico non sia riuscito a stimolare il commercio intra-UE o la crescita del PIL; come l\u2019Eurozona abbia registrato risultati inferiori rispetto ai membri dell\u2019UE non appartenenti all\u2019euro e ad altre economie avanzate; e come la divergenza nei risultati economici tra gli Stati membri si sia intensificata, contraddicendo le promesse di convergenza.<\/p>\n<div class=\"wp-block-spacer\" aria-hidden=\"true\"><\/div>\n<p><strong>2. L\u2019euro come camicia di forza economica e politica<\/strong><\/p>\n<p>Questa sezione fornisce una critica approfondita del fallimento della moneta unica, illustrando nel dettaglio come essa privi gli Stati membri della sovranit\u00e0 monetaria senza adeguati meccanismi di compensazione. Evidenzia questioni strutturali, come l\u2019incapacit\u00e0 di gestire gli shock economici e le crisi del debito sovrano, nonch\u00e9 le implicazioni politiche dell\u2019euro, in cui la Banca Centrale Europea esercita un potere sproporzionato sui governi nazionali.<\/p>\n<div class=\"wp-block-spacer\" aria-hidden=\"true\"><\/div>\n<p><strong>3. La parzialit\u00e0 dell\u2019UE nei confronti della politica industriale<\/strong><\/p>\n<p>Questa sezione spiega come le norme restrittive dell\u2019UE in materia fiscale e di aiuti di Stato ostacolino la politica industriale. Confronta questo fenomeno con il successo delle strategie industriali guidate dallo Stato in altre economie come Stati Uniti e Cina, sottolineando come la posizione anti-interventista dell\u2019UE ostacoli la competitivit\u00e0 e l\u2019innovazione.<\/p>\n<div class=\"wp-block-spacer\" aria-hidden=\"true\"><\/div>\n<p><strong>4. Oltre le cause strutturali: l\u2019autosabotaggio dell\u2019UE<\/strong><\/p>\n<p>Questa sezione esplora come politiche imperfette amplifichino le sfide strutturali dell\u2019UE. Ad esempio, la risposta dell\u2019UE alla guerra tra Russia e Ucraina, incluso il disaccoppiamento dall\u2019energia russa, ha esacerbato il declino industriale. Nel frattempo, l\u2019allineamento con le strategie guidate dagli Stati Uniti contro la Cina rischia di indebolire ulteriormente la competitivit\u00e0 dell\u2019UE.<\/p>\n<div class=\"wp-block-spacer\" aria-hidden=\"true\"><\/div>\n<p><strong>5. Conclusioni<\/strong><\/p>\n<p>Lo studio conclude che le scarse performance economiche e le sfide politiche dell\u2019UE derivano dal suo modello sovranazionale imperfetto, piuttosto che da una mancanza di integrazione. Confronta il rigido quadro normativo dell\u2019UE con accordi multipolari pi\u00f9 flessibili come quelli dei BRICS e dell\u2019ASEAN, sostenendo un approccio decentralizzato e flessibile alla cooperazione intraeuropea.<\/p>\n<h4 class=\"wp-block-heading has-text-align-center\"><strong>* * *<\/strong><\/h4>\n<h5 class=\"wp-block-heading\"><em><strong>1. La performance economica dell\u2019UE finora<\/strong><\/em><\/h5>\n<p>L\u2019evidenza empirica relativa al processo di integrazione economica dell\u2019UE, a partire dall\u2019introduzione del Mercato Unico nel 1992, presenta un quadro preoccupante. Se confrontiamo il PIL pro capite dei paesi che hanno aderito all\u2019UE, prima e dopo l\u2019introduzione del Mercato Unico, osserviamo che non solo il Mercato Unico non \u00e8 riuscito a migliorare le economie dell\u2019UE rispetto agli Stati Uniti, ma sembra addirittura averne peggiorato la posizione.<\/p>\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-173072651 lazyloaded\" src=\"https:\/\/giubberossenews.it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/image-30-1024x619.png\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" srcset=\"https:\/\/giubberossenews.it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/image-30-1024x619.png 1024w, https:\/\/giubberossenews.it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/image-30-300x181.png 300w, https:\/\/giubberossenews.it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/image-30-768x464.png 768w, https:\/\/giubberossenews.it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/image-30.png 1033w\" alt=\"\" width=\"1024\" height=\"619\" data-attachment-id=\"173072651\" data-permalink=\"https:\/\/giubberossenews.it\/2025\/09\/10\/il-futuro-delleuropa-dipende-dallo-smantellamento-dellue-prima-parte\/image-1159\/\" data-orig-file=\"https:\/\/giubberossenews.it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/image-30.png\" data-orig-size=\"1033,624\" data-comments-opened=\"1\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}\" data-image-title=\"image\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"\" data-medium-file=\"https:\/\/giubberossenews.it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/image-30-300x181.png\" data-large-file=\"https:\/\/giubberossenews.it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/image-30-1024x619.png\" data-src=\"https:\/\/giubberossenews.it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/image-30-1024x619.png\" data-srcset=\"https:\/\/giubberossenews.it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/image-30-1024x619.png 1024w, https:\/\/giubberossenews.it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/image-30-300x181.png 300w, https:\/\/giubberossenews.it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/image-30-768x464.png 768w, https:\/\/giubberossenews.it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/image-30.png 1033w\" data-sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\"><strong><em>Fonte: elaborazione dell\u2019autore<\/em><\/strong><\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Ancora pi\u00f9 interessante \u00e8 il fatto che i dati mostrano che la creazione del Mercato Unico non ha nemmeno incrementato gli scambi commerciali all\u2019interno dell\u2019UE, il che \u00e8 particolarmente sorprendente se si considera che questo era il principale obiettivo dichiarato del Mercato Unico. Al contrario, la quota del commercio totale dei paesi dell\u2019UE con altri membri dell\u2019UE, in costante aumento per tutti gli anni \u201980, ha iniziato a stagnare dopo l\u2019introduzione del Mercato Unico.<\/p>\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-173072652 lazyloaded\" src=\"https:\/\/giubberossenews.it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/image-31-1024x616.png\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" srcset=\"https:\/\/giubberossenews.it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/image-31-1024x616.png 1024w, https:\/\/giubberossenews.it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/image-31-300x180.png 300w, https:\/\/giubberossenews.it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/image-31-768x462.png 768w, https:\/\/giubberossenews.it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/image-31.png 1033w\" alt=\"\" width=\"1024\" height=\"616\" data-attachment-id=\"173072652\" data-permalink=\"https:\/\/giubberossenews.it\/2025\/09\/10\/il-futuro-delleuropa-dipende-dallo-smantellamento-dellue-prima-parte\/image-1160\/\" data-orig-file=\"https:\/\/giubberossenews.it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/image-31.png\" data-orig-size=\"1033,621\" data-comments-opened=\"1\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}\" data-image-title=\"image\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"\" data-medium-file=\"https:\/\/giubberossenews.it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/image-31-300x180.png\" data-large-file=\"https:\/\/giubberossenews.it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/image-31-1024x616.png\" data-src=\"https:\/\/giubberossenews.it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/image-31-1024x616.png\" data-srcset=\"https:\/\/giubberossenews.it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/image-31-1024x616.png 1024w, https:\/\/giubberossenews.it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/image-31-300x180.png 300w, https:\/\/giubberossenews.it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/image-31-768x462.png 768w, https:\/\/giubberossenews.it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/image-31.png 1033w\" data-sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\"><strong><em>Fonte: elaborazione dell\u2019autore<\/em><\/strong><\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Secondo la narrazione integrazionista, la situazione avrebbe dovuto migliorare significativamente dopo il lancio dell\u2019euro nel 2000. Invece, nonostante le previsioni secondo cui una moneta comune avrebbe dato un notevole impulso al commercio tra gli Stati membri, eliminando l\u2019incertezza del tasso di cambio e riducendo i costi delle transazioni transfrontaliere, da allora il commercio all\u2019interno dell\u2019area dell\u2019euro, in percentuale sul commercio totale, \u00e8 in realt\u00e0 in\u00a0<em>costante calo<\/em>.<\/p>\n<figure class=\"wp-block-image alignwide size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-173072653 lazyloaded\" src=\"https:\/\/giubberossenews.it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/image-32-1024x400.png\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" srcset=\"https:\/\/giubberossenews.it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/image-32-1024x400.png 1024w, https:\/\/giubberossenews.it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/image-32-300x117.png 300w, https:\/\/giubberossenews.it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/image-32-768x300.png 768w, https:\/\/giubberossenews.it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/image-32.png 1033w\" alt=\"\" width=\"1024\" height=\"400\" data-attachment-id=\"173072653\" data-permalink=\"https:\/\/giubberossenews.it\/2025\/09\/10\/il-futuro-delleuropa-dipende-dallo-smantellamento-dellue-prima-parte\/image-1161\/\" data-orig-file=\"https:\/\/giubberossenews.it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/image-32.png\" data-orig-size=\"1033,404\" data-comments-opened=\"1\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}\" data-image-title=\"image\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"\" data-medium-file=\"https:\/\/giubberossenews.it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/image-32-300x117.png\" data-large-file=\"https:\/\/giubberossenews.it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/image-32-1024x400.png\" data-src=\"https:\/\/giubberossenews.it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/image-32-1024x400.png\" data-srcset=\"https:\/\/giubberossenews.it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/image-32-1024x400.png 1024w, https:\/\/giubberossenews.it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/image-32-300x117.png 300w, https:\/\/giubberossenews.it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/image-32-768x300.png 768w, https:\/\/giubberossenews.it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/image-32.png 1033w\" data-sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/figure>\n<div class=\"wp-block-spacer\" aria-hidden=\"true\"><\/div>\n<p>Questo declino si \u00e8 accelerato in seguito alla crisi finanziaria globale del 2008, suggerendo che il quadro istituzionale dell\u2019UE \u00e8 particolarmente inadatto ad affrontare gravi shock economici. Come ha osservato uno\u00a0<a href=\"https:\/\/www.imf.org\/en\/Publications\/WP\/Issues\/2018\/01\/23\/Economic-Convergence-in-the-Euro-Area-Coming-Together-or-Drifting-Apart-45575\">studio del Fondo Monetario Internazionale (FMI)\u00a0<\/a>: \u201cContrariamente alle aspettative, vi sono poche prove che [l\u2019euro] abbia stimolato il commercio. [\u2026] In percentuale sul commercio totale, il commercio intra-euro \u00e8 aumentato da circa il 40% nel 1960 a circa il 55% al \u200b\u200bmomento del Trattato di Maastricht nel 1992, ma \u00e8 sceso al 40% nel 2013\u201d.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 ha portato\u00a0<a href=\"https:\/\/personal.lse.ac.uk\/tenreyro\/cupaper.pdf\">diversi\u00a0<\/a><a href=\"https:\/\/www.sciencedirect.com\/science\/article\/abs\/pii\/S0261560618300597\">studi<\/a>\u00a0a concludere che l\u2019influenza dell\u2019euro sul commercio tra i paesi membri \u00e8 stata \u201cnulla\u201d o negativa. Questo risultato mette in discussione radicalmente la logica economica alla base di questi sforzi di integrazione.<\/p>\n<p>La divergenza tra aspettative economiche e realt\u00e0 diventa particolarmente evidente se si esamina l\u2019andamento del PIL. La promessa del Trattato di Maastricht del 1992 era che, rinunciando all\u2019autonomia monetaria, i paesi dell\u2019area dell\u2019euro avrebbero ottenuto maggiore stabilit\u00e0 economica e una crescita pi\u00f9 elevata, poich\u00e9 l\u2019eliminazione dell\u2019incertezza sui tassi di cambio e la riduzione dei costi di prestito e di transazione, nonch\u00e9 una maggiore disciplina fiscale, avrebbero portato a maggiori flussi commerciali, di lavoro e di capitale. Invece, dall\u2019introduzione dell\u2019euro, l\u2019eurozona ha registrato un netto declino della sua posizione economica rispetto alle altre economie avanzate. La crescita del PIL reale nell\u2019eurozona, secondo i dati della Banca Mondiale, \u00e8 stata solo del 23%, rispetto al 50% degli Stati Uniti, con conseguente significativa riduzione della quota del PIL dell\u2019eurozona rispetto agli Stati Uniti, dal 73 al 60%.<\/p>\n<p>Questo divario di performance si \u00e8 notevolmente ampliato durante i periodi di stress economico. La ripresa post-crisi finanziaria nell\u2019Eurozona \u00e8 stata notevolmente pi\u00f9 lenta rispetto agli Stati Uniti, e questo schema si \u00e8 ripetuto durante la pandemia di Covid-19. Mentre gli Stati Uniti hanno dimostrato una notevole resilienza e adattabilit\u00e0, attuando rapide risposte fiscali e monetarie, la ripresa dell\u2019UE, in entrambe le occasioni, \u00e8 stata ostacolata dalle rigidit\u00e0 istituzionali e dai vincoli politici insiti nella sua struttura.<\/p>\n<p>Si potrebbe sostenere che la situazione sarebbe stata ancora peggiore senza l\u2019euro. Sebbene ci\u00f2 sia possibile, questa affermazione diventa difficile da sostenere se si considera che i paesi europei al di fuori dell\u2019eurozona, come Polonia e Svezia, o persino paesi extra-UE come la Norvegia, hanno superato entrambe le crisi con molto pi\u00f9 successo di molti membri dell\u2019eurozona. In effetti, come approfondiremo, vi sono prove sostanziali che suggeriscono che la scarsa performance dell\u2019UE non sia stata dovuta all\u2019euro, ma\u00a0<em>a causa di esso<\/em>.<\/p>\n<p>La performance economica dell\u2019UE rispetto agli Stati Uniti \u00e8 peggiorata drasticamente dallo scoppio della guerra in Ucraina. La crescita economica nell\u2019UE \u00e8 stata pi\u00f9 lenta a causa della crisi energetica (in gran parte autoimposta, come vedremo), dell\u2019elevata inflazione e della indebolita competitivit\u00e0 industriale. Alcune economie dell\u2019UE hanno dovuto affrontare condizioni di quasi recessione, con paesi come la Germania che hanno registrato un rallentamento significativo, o addirittura una vera e propria deindustrializzazione, a causa della dipendenza da settori manifatturieri ad alta intensit\u00e0 energetica.<\/p>\n<p>Le implicazioni di questa divergenza vanno oltre la performance economica relativa. La quota dell\u2019UE sul PIL globale si \u00e8 contratta dal 27 al 16% negli ultimi trent\u2019anni, mentre gli Stati Uniti sono rimasti stabili intorno al 25%, riflettendo non solo una performance inferiore rispetto agli Stati Uniti, ma anche una pi\u00f9 ampia perdita di influenza economica nell\u2019economia globale. Come\u00a0<a href=\"https:\/\/www.bloomberg.com\/opinion\/articles\/2023-11-15\/america-s-era-of-bad-feelings-threatens-the-world\">ha osservato Adrian Wooldridge, editorialista di Bloomberg<\/a>: \u201cLa quota americana sul PIL globale si attesta ancora non lontano da quella del 1980. \u00c8 l\u2019Europa, piuttosto che gli Stati Uniti, a pagare l\u2019ascesa dell\u2019Asia in termini di una quota decrescente del PIL globale\u201d.<\/p>\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-173072654 lazyloaded\" src=\"https:\/\/giubberossenews.it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/image-33-1024x577.png\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" srcset=\"https:\/\/giubberossenews.it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/image-33-1024x577.png 1024w, https:\/\/giubberossenews.it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/image-33-300x169.png 300w, https:\/\/giubberossenews.it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/image-33-768x433.png 768w, https:\/\/giubberossenews.it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/image-33.png 1033w\" alt=\"\" width=\"1024\" height=\"577\" data-attachment-id=\"173072654\" data-permalink=\"https:\/\/giubberossenews.it\/2025\/09\/10\/il-futuro-delleuropa-dipende-dallo-smantellamento-dellue-prima-parte\/image-1162\/\" data-orig-file=\"https:\/\/giubberossenews.it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/image-33.png\" data-orig-size=\"1033,582\" data-comments-opened=\"1\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}\" data-image-title=\"image\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"\" data-medium-file=\"https:\/\/giubberossenews.it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/image-33-300x169.png\" data-large-file=\"https:\/\/giubberossenews.it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/image-33-1024x577.png\" data-src=\"https:\/\/giubberossenews.it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/image-33-1024x577.png\" data-srcset=\"https:\/\/giubberossenews.it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/image-33-1024x577.png 1024w, https:\/\/giubberossenews.it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/image-33-300x169.png 300w, https:\/\/giubberossenews.it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/image-33-768x433.png 768w, https:\/\/giubberossenews.it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/image-33.png 1033w\" data-sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/figure>\n<p>Questo declino solleva interrogativi fondamentali sull\u2019efficacia del modello di governance economica dell\u2019UE e sulla sua capacit\u00e0 di mantenere la competitivit\u00e0 europea in un ordine mondiale sempre pi\u00f9 multipolare.<\/p>\n<p>L\u2019impatto dell\u2019euro sulla convergenza economica tra gli Stati membri rivela un altro significativo fallimento dell\u2019unione monetaria. I sostenitori sostenevano che una moneta unica avrebbe portato naturalmente all\u2019armonizzazione economica e a una maggiore convergenza nei risultati economici e negli standard di vita. La realt\u00e0, tuttavia, si \u00e8 rivelata ben diversa. La divergenza nei livelli di prosperit\u00e0 tra gli Stati membri si \u00e8 in realt\u00e0 ampliata dall\u2019introduzione dell\u2019euro, con paesi come Germania e Italia che hanno attraversato traiettorie economiche notevolmente diverse.<\/p>\n<p>Questa divergenza si manifesta in diversi parametri chiave. Sebbene vi sia stata una certa convergenza nominale in ambiti come i tassi di inflazione e i tassi di interesse \u2013 bruscamente interrotta dallo scoppio della crisi dell\u2019euro nel 2011 \u2013 gli indicatori economici reali raccontano una storia diversa. Le differenze di PIL pro capite reale tra gli Stati membri si sono ampliate anzich\u00e9 contratte. Come osserva il suddetto studio del FMI:<\/p>\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\"><p><em>La crisi dell\u2019area dell\u2019euro ha messo a dura prova la stabilit\u00e0 dell\u2019area e ha evidenziato tendenze di divergenza economica. Inoltre, gli effetti positivi dell\u2019unione economica su commercio, mobilit\u00e0 del lavoro e produttivit\u00e0 sono stati pi\u00f9 deboli del previsto, mentre i flussi di capitali transfrontalieri si sono materializzati, ma hanno rappresentato una forza destabilizzante.<\/em><\/p><\/blockquote>\n<p>Uno\u00a0<a href=\"https:\/\/www.cep.eu\/fileadmin\/user_upload\/cep.eu\/Studien\/20_Jahre_Euro_-_Gewinner_und_Verlierer\/cepStudy_20_years_Euro_-_Winners_and_Losers.pdf\">studio del 2017\u00a0<\/a>del Centro per le Politiche Europee di Friburgo ha cercato di quantificare i benefici (e le perdite) per le singole nazioni. Ha concluso che, tra i paesi dell\u2019eurozona esaminati, solo Germania e Paesi Bassi hanno tratto beneficio dall\u2019euro. La Germania \u00e8 di gran lunga il paese che ha guadagnato di pi\u00f9: quasi 1,9 trilioni di euro tra il 1999 e il 2017, pari a circa 23.000 euro pro capite.<\/p>\n<p>In tutti gli altri paesi analizzati, l\u2019euro ha causato un calo della prosperit\u00e0 in questo periodo, in particolare in Francia e Italia. In Italia, l\u2019introduzione dell\u2019euro ha comportato una perdita di prosperit\u00e0 di circa 74.000 euro pro capite, pari a 4,3 trilioni di euro per l\u2019economia nel suo complesso, dal 1999 al 2017. Per la Francia, la perdita nello stesso periodo \u00e8 stata rispettivamente di quasi 56.000 e 3,6 trilioni di euro.<\/p>\n<p>L\u2019euro, tuttavia, non si \u00e8 limitato a non promuovere la convergenza economica; ha addirittura bloccato la convergenza dei redditi osservata nei decenni precedenti il \u200b\u200bTrattato di Maastricht. Nel periodo precedente a Maastricht, si \u00e8 registrata una costante convergenza dei redditi tra i futuri paesi dell\u2019area dell\u2019euro. Tuttavia, contrariamente alle aspettative, la convergenza dei redditi tra i paesi dell\u2019area dell\u2019euro ha effettivamente rallentato dopo Maastricht e successivamente si \u00e8 arrestata. La divergenza all\u2019interno della moneta unica si \u00e8 osservata anche in altri ambiti, come la produttivit\u00e0 e i tassi di disoccupazione. In altre parole, l\u2019euro ha promosso la divergenza a tutti i livelli. Pi\u00f9 di recente, questa tendenza alla divergenza \u00e8 persistita, sebbene con ruoli invertiti: nel 2024, le economie periferiche come Spagna, Portogallo e persino la Grecia hanno registrato livelli di crescita modesti, mentre le maggiori economie dell\u2019UE, Germania e Francia, sono rimaste stagnanti.<\/p>\n<p>La stessa dinamica si osserva tra i paesi che sono entrati nell\u2019euro pi\u00f9 tardi: i paesi che hanno aderito all\u2019area euro nel 2007 o successivamente hanno registrato una convergenza continua nel periodo precedente la loro adesione, con differenze di reddito tra i \u201cvecchi\u201d e i \u201cnuovi\u201d membri dell\u2019area euro che si sono ridotte sostanzialmente prima dell\u2019adesione di quest\u2019ultimo gruppo all\u2019UE e all\u2019area euro. Tuttavia, anche per questi paesi la convergenza ha subito un rallentamento a seguito della crisi finanziaria. Nel frattempo, i paesi che non hanno aderito all\u2019eurozona e che apparentemente non hanno piani a breve termine per farlo \u2013 come Repubblica Ceca, Ungheria e Polonia \u2013 hanno costantemente convergenza verso gli standard di vita delle economie europee a pi\u00f9 alto reddito.<\/p>\n<p>Anche l\u2019affermazione secondo cui l\u2019euro avrebbe promosso lo sviluppo delle catene del valore aggiunto nel Mercato Unico non si \u00e8 concretizzata. In particolare, le catene del valore aggiunto pi\u00f9 estese della Germania si sono sviluppate con paesi non appartenenti all\u2019euro, che hanno registrato la crescita pi\u00f9 rapida degli scambi commerciali con la Germania. Un\u00a0<a href=\"https:\/\/www.ecb.europa.eu\/pub\/pdf\/scpwps\/ecbwp1677.pdf\">rapporto della BCE del 2014<\/a>\u00a0sulla partecipazione alla catena del valore globale tra paesi OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico) e paesi non OCSE rafforza questi risultati. Tra i primi venti paesi OCSE per partecipazione alla catena del valore globale, nove erano al di fuori dell\u2019eurozona e\/o dell\u2019UE e non erano membri di altre unioni monetarie o sindacali. Altrettanto degna di nota \u00e8 l\u2019osservazione che il tasso di partecipazione dei paesi non OCSE, molti dei quali classificati come \u201cin via di sviluppo\u201d, era solo marginalmente inferiore a quello delle nazioni pi\u00f9 industrializzate.<\/p>\n<p>Infine, l\u2019euro \u00e8 riuscito nel suo intento di diventare un\u2019alternativa credibile al dollaro come valuta di riserva internazionale? I dati suggeriscono di no. Contrariamente alle aspettative di potere monetario e di preminenza della valuta, la quota di utilizzo globale dell\u2019euro rimane approssimativamente equivalente all\u2019uso combinato delle valute nazionali che ha sostituito prima del 1999. In altre parole, non si \u00e8 verificata alcuna trasformazione significativa. Come\u00a0<a href=\"https:\/\/www.ecb.europa.eu\/press\/other-publications\/ire\/html\/ecb.ire202406~0b56ba4f71.en.html\">riportato<\/a>\u00a0dalla BCE, nel 2022 l\u2019euro rappresentava solo il 20,5% delle riserve valutarie ufficiali globali, rispetto al 58,4% detenuto in dollari statunitensi. Questa limitazione riflette sia la natura frammentata dei mercati finanziari dell\u2019eurozona sia la pi\u00f9 ampia stagnazione dell\u2019economia europea.<\/p>\n<p>In sintesi, se valutiamo l\u2019euro rispetto ai suoi obiettivi primari dichiarati \u2013 stimolare il commercio intra-UE, promuovere la crescita economica e l\u2019occupazione, ridurre le divergenze tra gli Stati membri, promuovere le catene del valore aggiunto e affermarsi come un concorrente credibile del dollaro come valuta di riserva internazionale \u2013 \u00e8 evidente che tutti questi obiettivi sono stati mancati. Al contrario, l\u2019integrazione commerciale \u00e8 stata al di sotto delle aspettative, la crescita economica \u00e8 stagnante e, anzich\u00e9 promuovere la convergenza, l\u2019euro ha esacerbato la divergenza economica tra gli Stati membri, creando una dinamica di vincitori e vinti anzich\u00e9 offrire benefici equi. Nel complesso, l\u2019euro \u00e8 stato un fallimento totale.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 pu\u00f2 portare a una sola conclusione: nella misura in cui l\u2019euro \u00e8 parte integrante del progetto UE che comprende la maggior parte degli Stati membri, il suo fallimento riflette un fallimento pi\u00f9 ampio dell\u2019UE stessa. In effetti, l\u2019euro \u00e8 un fattore significativo \u2013 sebbene non esclusivo, come verr\u00e0 discusso \u2013 nello spiegare la deludente performance economica dell\u2019UE. Ci\u00f2 \u00e8 particolarmente vero se si considera il modo in cui la stagnazione della crescita del PIL e della produttivit\u00e0 in tutta l\u2019UE ha portato a una pi\u00f9 ampia mancanza di dinamismo e competitivit\u00e0 dell\u2019economia dell\u2019UE.<\/p>\n<p>Nel suo\u00a0<a href=\"https:\/\/commission.europa.eu\/topics\/strengthening-european-competitiveness\/eu-competitiveness-looking-ahead_en9\">rapporto\u00a0<\/a>pubblicato lo scorso anno, Mario Draghi ha dipinto un quadro fosco dello stato dell\u2019economia europea. Secondo il rapporto, l\u2019UE sta ottenendo risultati inferiori in diversi settori chiave rispetto ad altre grandi economie, in particolare Stati Uniti e Cina. Il rapporto sottolinea che l\u2019UE si trova ad affrontare un persistente \u201cdivario di innovazione\u201d dovuto a una \u201cstruttura industriale statica con poche nuove imprese che nascono per rivoluzionare i settori esistenti o sviluppare nuovi motori di crescita\u201d, limitando gli investimenti in nuovi settori tecnologici rispetto agli Stati Uniti, che hanno promosso settori dinamici come l\u2019intelligenza artificiale e il cloud computing. Pi\u00f9 in generale, lo studio rileva che l\u2019UE \u00e8 bloccata in un ciclo di \u201cbasso dinamismo industriale, bassa innovazione, bassi investimenti e bassa crescita della produttivit\u00e0\u201d.<\/p>\n<p>Il rapporto Draghi individua diverse cause della mancanza strutturale di competitivit\u00e0 dell\u2019UE, una delle principali delle quali \u00e8 la cronica carenza di investimenti produttivi, sia pubblici che privati, che ha creato un persistente divario di investimenti tra l\u2019UE e gli Stati Uniti, esacerbando la lenta crescita economica dell\u2019UE. L\u2019UE \u00e8 in ritardo in particolare nella spesa per innovazione e ricerca e sviluppo (R&amp;S), limitando la competitivit\u00e0 dell\u2019UE nei settori ad alta tecnologia. La spesa dell\u2019UE in R&amp;S \u00e8 inferiore a quella di Stati Uniti e Giappone, con pochi Stati membri che raggiungono l\u2019obiettivo UE del 3% del PIL per gli investimenti in R&amp;S. Tuttavia, il rapporto Draghi non riesce a spiegare adeguatamente\u00a0<em>perch\u00e9\u00a0<\/em>l\u2019UE non sia riuscita a investire nell\u2019economia. Il motivo \u00e8 ovvio: farlo avrebbe significato ammettere che la causa principale del sottoinvestimento strutturale dell\u2019UE \u00e8\u2026 l\u2019UE stessa, e in particolare la moneta unica.<\/p>\n<p class=\"has-text-align-center\">_______________________<\/p>\n<p><em>Nella seconda parte di questo studio analizzeremo l\u2019euro come una camicia di forza economica e politica, illustrando nel dettaglio come esso privi gli Stati membri della sovranit\u00e0 monetaria senza adeguati meccanismi di compensazione. Evidenzieremo questioni strutturali, come l\u2019incapacit\u00e0 di gestire gli shock economici e le crisi del debito sovrano, nonch\u00e9 le implicazioni politiche dell\u2019euro, in cui la Banca Centrale Europea esercita un potere sproporzionato sui governi nazionali.<\/em><\/p>\n<p><strong>FONTE:\u00a0<a href=\"https:\/\/giubberossenews.it\/2025\/09\/10\/il-futuro-delleuropa-dipende-dallo-smantellamento-dellue-prima-parte\/\">https:\/\/giubberossenews.it\/2025\/09\/10\/il-futuro-delleuropa-dipende-dallo-smantellamento-dellue-prima-parte\/<\/a><\/strong><\/p>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>da GIUBBE ROSSE NEWS (Old Hunter) Una critica completa del modello di integrazione sovranazionale dell\u2019UE, analizzandone le carenze strutturali, economiche e geopolitiche di Thomas Fazi &#8211; traduzione a cura di Old Hunter Questa \u00e8 la prima parte di uno studio a cui lavoro da tempo. 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