{"id":91578,"date":"2025-09-12T08:51:42","date_gmt":"2025-09-12T06:51:42","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=91578"},"modified":"2025-09-11T10:54:32","modified_gmt":"2025-09-11T08:54:32","slug":"scuola-le-nuvole-di-settembre","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=91578","title":{"rendered":"Scuola: le nuvole di settembre"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\"><strong>di DOPPIOZERO (Enrico Manera)<\/strong><\/p>\n<div id=\"audio-player\" class=\"bg-rosa\" style=\"text-align: justify\"><\/div>\n<div class=\"max-w-[838px]\" style=\"text-align: justify\">\n<div class=\"clearfix text-formatted field field--name-body field--type-text-with-summary field--label-hidden field__item\">\n<p>Settembre \u00e8 di nuovo qui. Da giorni il ritmo nelle strade si \u00e8 intensificato e per chi ha a che fare con il mondo-scuola \u2013 studenti, docenti, genitori \u2013 ci sono tutti i segni del ritorno alla piena attivit\u00e0. L&#8217;anno scolastico \u00e8 iniziato il 1\u00b0 di settembre e con il primo giorno di scuola si riavvia il sistema. Un sistema che comincer\u00e0 ad accelerare per frequenza, intensit\u00e0 e densit\u00e0 dell&#8217;impegno; ora \u00e8 ancora lento, anticipato dagli esami di riparazione nelle secondarie superiori, un momento non privo di amarezze, e dalle prese di servizio nelle sedi di destinazione e dalle riunioni di funzionamento e programmazione. Ci sono nuovi inizi per docenti (ma anche studenti), trasferimenti e promesse di serenit\u00e0 per chi \u00e8 in fuga da qualcosa, il ritrovarsi per chi riprende la routine e si ripromette di evitare errori e trappole dell&#8217;anno precedente, di migliorare le condizioni e aumentare le soddisfazioni. Simile a un capodanno, settembre porta bilanci, previsioni e propositi, commenti, analisi e annunci. L&#8217;anno scolastico passato \u00e8 finito senza finire, lasciando in sospeso questioni che hanno aspettato, come uccelli neri sui cornicioni delle case e delle strade.<\/p>\n<p>Polemiche sull&#8217;esame di Stato e annunci del nuovo assetto della maturit\u00e0 hanno caratterizzato il dibattito pubblico tra giugno e luglio: i rifiuti di sostenere l&#8217;orale per protesta (di cui si \u00e8 letto), pur nella semplificazione e sovrarappresentazione, testimoniano un clima di sfiducia che alimenta il conflitto, vero o presunto, tra studenti e docenti e rafforzano il partito trasversale della scuola pi\u00f9 severa e la linea ministeriale che ne ha fatto una questione di principio. Il precedente tipo di esame era senz&#8217;altro ambiguo, stanco e consunto: come per ogni cosa, quando non ha funzionato \u00e8 perch\u00e9 le regole di svolgimento non sono state condivise o adeguatamente messe in atto. Sottolineo\u00a0<em>quando,<\/em>\u00a0perch\u00e9 le esperienze sono molto diversificate e ve ne sono anche di positive, oscurate dalla dominanza dei discorsi di lamentazione. La scuola con il suo carattere iperonimo non \u00e8 squadrabile da ogni lato, non lo \u00e8 mai stata e ora lo \u00e8 meno che mai, e penso possa essere raccontata con onest\u00e0 solo per storie e frammenti che non abbiano pretesa di universalit\u00e0.<\/p>\n<p>Quando gli esami non hanno funzionato, contraddicendo l&#8217;andamento precedente, le ragioni possono essere pi\u00f9 o meno queste (in modalit\u00e0 e\/o): i consigli di classe non sono stati in grado di lavorare sull&#8217;affinamento di competenze per condurre un percorso a partire dall&#8217;analisi di documenti; i docenti di commissione hanno interrogato su conoscenze, magari capziose, al posto di ascoltare le rielaborazione degli studenti; criteri valutativi di esterni e interni sono risultati anche molto eterogenei; i presidenti\u00a0 non sono riusciti a garantire equilibrio nelle commissioni. Alcuni hanno cercato nell&#8217;esame qualcosa che parlasse di loro o delle scuole in cui si sono ritrovati, ne hanno fatto questioni private o banchi di prova di concezioni generali del mondo e della vita. E ancora: molti studenti e studentesse sono arrivati poco preparati, con fragilit\u00e0 o troppo stanchi a giugno, non sono stati in grado di reggere programmi intensi e ripassi sistematici stretti tra i tempi aleatori e il caldo opprimente; non hanno saputo selezionare e individuare i criteri di rilevanza del materiale a loro riservato\u00a0 e \u2013 complici i tri(s)ti suggerimenti dei siti per studenti e dei supporti digitali \u2013 si sono infilati in collegamenti stereotipati, che soffrono di sintesi della sintesi e di una lettura anacronistica. Peso psicologico della prova, ripetitivit\u00e0 delle scelte, compressione dei tempi, desiderio di finire presto e presenza dei\u00a0<em>biases<\/em>\u00a0umani fanno il resto.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"align-center\" src=\"https:\/\/www.doppiozero.com\/sites\/default\/files\/inline-images\/pexels-jeswin-3380743.jpg\" alt=\"k\" width=\"780\" height=\"507\" data-entity-uuid=\"42b40b7e-560e-4831-ae94-a1aae4fc48c9\" data-entity-type=\"file\" \/>Cos\u00ec, nei casi infelici i voti e il disallinenamento tra sistemi valutativi, aspettative e personalit\u00e0, hanno finito per non restituire il percorso di crescita degli studenti n\u00e9 il riconoscimento della professionalit\u00e0 docente e hanno contribuito a rendere pi\u00f9 profondo il fossato tra vita scolastica e quello che succede dopo, lasciando una tonalit\u00e0 di frustrazione, sfiducia e delusione che rischia di stingere sugli anni precedenti e su quelli futuri, tanto pi\u00f9 se le scelte motivazionali di orientamento non sono ancora mature, consapevoli o sentite come proprie. Questo sentire, che mi pare diffuso e che ho raccolto in diversi commenti e scambi, porta molti a pensare che l&#8217;esame non serva pi\u00f9, vada eliminato e limitato al solo scrutinio finale e poco pi\u00f9, magari un&#8217;esposizione conclusiva su un elaborato di taglio originale e creativo (questa \u00e8 la mia personale opinione) che abbia anche una funzione simbolica.<\/p>\n<p>Quello che si sa del nuovo esame, forgiato dal bisogno di evitare la lesa maest\u00e0 della scena muta nell&#8217;orale e da un&#8217;idea di scuola pi\u00f9 difficile e autoritativa riguarda innanzitutto il nome \u201cmaturit\u00e0\u201d, che dovrebbe corrispondere maggiormente al divenire adulti. Diminuiscono i membri della commissione (da sette a cinque), sono previsti un presidente pi\u00f9 due membri interni e due esterni; rimangono i due scritti e punteggio in centesimo ma vengono ridotte le materie oggetto di esame a quattro (indicate dal Ministero per ogni indirizzo a gennaio) e scompare il documento iniziale di spunto per l&#8217;orale. Ampio spazio viene dato al curriculum\/portfolio dello studente, ai percorsi extracurriculari e di orientamento come i Pcto, gi\u00e0 Alternanza scuola-lavoro e ora Formazione scuola-lavoro. A ispirare la riforma dell&#8217;esame \u2013 stando alle fonti \u2013 \u00e8 dunque una maggior attenzione alla persona, alla sua autonomia e responsabilit\u00e0, e alla dimensione esperienziale. Restiamo in attesa del testo definitivo, con il disincanto di chi dovrebbe sapere che i dispositivi di legge assumono le forme che le prassi esegetiche di circolari applicative, uffici scolastici regionali, sindacati, collegi e docenti gli daranno. Si tratta insomma di capire come l&#8217;indirizzo normativo reagir\u00e0 con la burocratizzazione che investe ogni pratica formalizzata e standardizzata, da rodare e incerta all&#8217;esordio, e con il residuo delle consuetidini precedenti; e si tratta di vedere come la coorte generazionale dei nati nel 2007 soggettiver\u00e0 il rito di passaggio a partire dalle proprie e altrui ambizioni, aspettative e dai tanti miti che si producono a pi\u00f9 livelli nelle sottoculture studentesche alimentate dal brusio di fondo di stampa e\u00a0<em>social media<\/em>.<\/p>\n<p>Potrebbe non essere peggio di come \u00e8 andata finora, anche se a giudicare dalle prime reazioni le premesse non suggeriscono ottimismo. L&#8217;insistenza sullo svolgimento della prova orale mostra un&#8217;intenzione punitiva contro la scena muta, rendendo surreale distinguere nello studente la presa di posizione dall&#8217;incapacit\u00e0 o dal blocco psicologico, con una presa di posizione che innanzitutto cristallizza un comportamento minoritario e lo stilizza come possibilit\u00e0, rafforzando cos\u00ec il potere del rifiuto nel momento in cui lo sanziona e facendone una sorta di reato di opinione. Tale divieto che si fregia del diritto automatico alla bocciatura \u00e8 anche sintomo di impotenza verso il gesto di disobbedienza e comunica in termini relazionali e pedagogici il rifiuto della disponibilit\u00e0 a comprendere l&#8217;adolescenza contemporanea con la sua feroce complessit\u00e0. Inoltre l&#8217;eterogeneit\u00e0 a geografia variabile della parte esperienziale svolta negli anni e la sua complessa documentabilit\u00e0 potrebbero rafforzare le differenze di opportunit\u00e0 e di valutazione tra territori e indirizzi, senza contare lo scivolamento retorico che spesso accompagna le modalit\u00e0 di restituzione delle competenze acquisite.<\/p>\n<p>Ma c&#8217;\u00e8 molto altro. Di grande importanza \u00e8 la questione dell&#8217;insegnamento della storia, in particolare quella contemporanea, in rapporto con la politica: le nuove Indicazioni nazionali e l&#8217;annunciato controllo sui manuali scolastici accusati di essere di parte (anche questo ha animato le cronache estive) mostrano come la memoria pubblica sia oggetto di grande impegno per la destra di governo che, in base alla sua concezione di egemonia culturale, si declina nell&#8217;idea di una scuola nazionale che \u201cinsegni l&#8217;Italia\u201d e l&#8217;\u201cOccidente\u201d. Rivolte al momento alla scuola primaria e secondaria di primo grado (ma \u00e8 ragionevole immaginare il seguito), le linee guida ministeriali sono state criticate da docenti e associazioni scientifiche di categoria e dal Consiglio superiore dell&#8217;Istruzione tanto per gli aspetti epistemologici quanto per l&#8217;alto tasso ideologico e, a dispetto delle dichiarazioni sulla disponibilit\u00e0 al dialogo, sono rimaste identiche alla loro prima formulazione. \u00c8 facile prevedere l&#8217;inasprirsi della dinamica da \u201cguerra culturale\u201d e l&#8217;intensificazione del divario di reazioni tra conformismo e contestazione: la postura neonazionalista e identitaria a cui si vuole intonare la scuola, che ha tratti monumentali e\u00a0<em>d&#8217;antan,\u00a0<\/em>metafisici e personalisti, aziendalisti e neoliberali, confligge con le tradizioni di lungo periodo della scuola democratica e con i diversi programmi di Educazione civica elaborati negli anni nei diversi contesti e in base all&#8217;Autonomia scolastica. A fronte delle molte crisi del presente un cambio di passo non \u00e8 pi\u00f9 rinviabile ma in senso radicalmente democratico nei contenuti e nei metodi con pi\u00f9 apertura a differenze, mondialismo, interculturalismo, geografia e antropologia.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"align-center\" src=\"https:\/\/www.doppiozero.com\/sites\/default\/files\/inline-images\/pexels-pixabay-256395.jpg\" alt=\"k\" width=\"780\" height=\"520\" data-entity-uuid=\"778a2be7-8754-40e0-8644-1c37353bf08a\" data-entity-type=\"file\" \/>Rimane da capire come si svolger\u00e0 concretamente il divieto dell&#8217;uso dei cellulari in classe e quale tipo di strategie verranno adottate nelle prassi quotidiane nei confronti dell&#8217;uso dell&#8217;intelligenza artificiale. La questione \u00e8 destinata a polarizzarsi: da un lato ci sono magnifiche sorti progressive e tecnofile che non tengono adeguatamente conto di cosa significhi far usare uno strumento potente come l&#8217;IA senza saper padroneggiare i fondamenti di una lingua e di una cultura; dall&#8217;altro c&#8217;\u00e8 l&#8217;apocalittica del declino dell&#8217;umanesimo che si concentra di fatto sulla sopravvenuta inutilit\u00e0 dei compiti e sull&#8217;impossibilit\u00e0 di svolgere verifiche e prove scritte come si \u00e8 sempre fatto. Di fronte a questa rottura epocale, effettivamente sconcertante quanto poco recepita, sembra prevalere la strada del divieto e della mancata negoziazione educativa ed \u00e8 troppo presto per poter cogliere con chiarezza le linee comuni utili a fare i conti con il disallineamento tra scuola e societ\u00e0. Ma forse questo vuol dire che, come sempre, si chiede troppo alla scuola e ai suoi attori senza dotarli delle risorse necessarie, troppo per una societ\u00e0 stanca e incerta, traumatizzata e sonnambula in un periodo di crisi strutturale che investe prima di tutto il mondo degli adulti.<\/p>\n<p>Ora, non si tratta di allargare il discorso sulla scuola oltre misura e fuori dal campo (che \u00e8 un modo di chiuderlo) ma vorrei insistere su cosa significhi insegnare\u00a0<em>veramente oggi,\u00a0<\/em>o almeno provarci. Non possiamo dimenticare che le scuole si riaprono in uno scenario cronicizzato di guerra internazionale e di aspra conflittualit\u00e0 in una collettivit\u00e0 frammentata, polarizzata e litigiosa; che le scuole riflettono la mobilitazione della societ\u00e0 civile e sono fermenti vitali nel rispondere all&#8217;inerzia dei governi europei destabilizzati dalla deriva statunitense del trumpismo e dal riequilibrio multipolare dei poteri. L&#8217;emergenza continua ed estenuata delle tante e terrificanti crisi umanitarie del presente, e in particolare in Medioriente con il tema del genocidio in corso a Gaza, sta determinando la consunzione della retorica del\u00a0<em>Mai pi\u00f9\u00a0<\/em>di cui la scuola come luogo di formazione integrale \u00e8 protagonista: lo stallo di impotenza e inazione in cui siamo pietrificati \u00e8 tale da delegittimare le politiche della memoria elaborate decenni fa e la credibilit\u00e0 del diritto internazionale sorto dalle macerie della seconda guerra mondiale.<\/p>\n<p>Il pianeta brucia, lo scioglimento delle calotte polari procede, la biodiversit\u00e0 si riduce, gli eventi meteorologici sono diventati estremi, le estati faticose e roventi e ovunque si levano richieste di giustizia sociale, di genere e contro i razzismi. In breve, la brutalit\u00e0 del mondo entra ogni giorno in forme spesso aberranti e sfigurate nelle stanze di ragazze e ragazzi che chiedono ascolto e fiducia e cercano nei docenti alleanza, riferimenti e supporto. Mentre questo succede la scuola italiana rischia di farsi pi\u00f9 piccola, provinciale e reazionaria assecondando una chiusura apparentemente rassicurante perch\u00e9 fondata sul mito dell&#8217;ordine tradizionale (che non ha mai funzionato in quanto profondamente iniquo).<\/p>\n<p>L&#8217;anno scolastico inizia in questo orizzonte vasto di nuvole basse e scure, con la certezza che niente sar\u00e0 facile e la convinzione che questo debba accrescere la determinazione a cambiare le cose. La vita nelle classi \u00e8 un patchwork di esperienze culturalmente mediate di crescita e metamorfosi per tutti quelli che vi sono dentro. Proprio perch\u00e9 siamo a scuola possiamo lavorare per limitare il peggio del nostro tempo inquieto e ferito. Essere docenti consapevoli del momento in cui viviamo significa non solo trasmettere tradizioni culturali e scientifiche; non pu\u00f2 limitarsi a addestrare i discenti a convivere con la realt\u00e0, cio\u00e8 la rappresentazione sociale dominante e naturalizzata dello stato delle cose presenti; ma vuol dire fornire strumenti per imparare a decifrare criticamente il mondo e a confrontarsi con il reale, il dato opaco che emerge dalle crepe dell&#8217;esistente con le possibilit\u00e0 future e da costruire di ci\u00f2 che potrebbe essere.<\/p>\n<p>Un simile ambizioso quanto necessario progetto non pu\u00f2 che iniziare dalla cooperazione attiva tra tutti i soggetti coinvolti nella scuola. Dalla comunicazione chiara e dalla discussione aperta. Dal prendersi cura di noi, dei luoghi e delle comunit\u00e0 in cui abitiamo. Dal progetto di custodire ci\u00f2 a cui teniamo, di proteggere persone, animali e cose fragili, di spostare in avanti il margine di azione potenziale di ognuno. Dal continuare a meravigliarci di quello che scopriamo e a gioire per conquiste e trasformazioni di chi cresce e cambia con noi.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.doppiozero.com\/sites\/default\/files\/styles\/r_articolo_mobile_w500\/public\/pexels-pixabay-355000_0.jpg.webp?itok=dFkXGhbV\" \/><\/p>\n<p><strong>FONTE:<a href=\"https:\/\/www.doppiozero.com\/scuola-le-nuvole-di-settembre\">https:\/\/www.doppiozero.com\/scuola-le-nuvole-di-settembre<\/a><\/strong><\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di DOPPIOZERO (Enrico Manera) Settembre \u00e8 di nuovo qui. Da giorni il ritmo nelle strade si \u00e8 intensificato e per chi ha a che fare con il mondo-scuola \u2013 studenti, docenti, genitori \u2013 ci sono tutti i segni del ritorno alla piena attivit\u00e0. L&#8217;anno scolastico \u00e8 iniziato il 1\u00b0 di settembre e con il primo giorno di scuola si riavvia il sistema. 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