{"id":91655,"date":"2025-09-17T09:30:55","date_gmt":"2025-09-17T07:30:55","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=91655"},"modified":"2025-09-17T00:09:41","modified_gmt":"2025-09-16T22:09:41","slug":"la-crisi-delloccidente","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=91655","title":{"rendered":"La crisi dell\u2019Occidente"},"content":{"rendered":"<p><strong>di LA FIONDA (Sara Gandini)<\/strong><\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"img-fluid foto-articolo ls-is-cached lazyloaded\" src=\"https:\/\/www.lafionda.org\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/27_MP5-the-holy-mountain-2016-940x729-1.jpg\" alt=\"\" data-src=\"https:\/\/www.lafionda.org\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/27_MP5-the-holy-mountain-2016-940x729-1.jpg\" \/><\/p>\n<p>La crisi dell\u2019Occidente non riguarda solo un calo economico o un indebolimento geopolitico, ma \u00e8 frutto soprattutto di un malessere profondo che tocca le radici stesse della nostra identit\u00e0, della nostra cultura e del nostro modo di guardare al mondo. A questo proposito inizio ricordando alcune considerazioni del demografo e storico Emmanuel Todd nel suo libro \u201cLa sconfitta dell\u2019Occidente\u201d per poi allargare lo sguardo ad alcune questioni che mi stanno particolarmente a cuore e che secondo me hanno a che fare con la crisi dell\u2019occidente, che sono il ruolo ambivalente della tecnoscienza, e in particolare lo svelamento accaduto con la pandemia, e la profonda crisi di senso che vive oggi il movimento femminista.<\/p>\n<p>Tra le varie questioni sollevate da Todd a mio parere c\u2019\u00e8 un aspetto fondamentale: lui sostiene che il cuore di questa crisi stia nella perdita della capacit\u00e0 di riconoscere \u201cl\u2019altro\u201d. Sostanzialmente l\u2019Occidente contemporaneo \u00e8 diventato profondamente autoreferenziale, chiuso in una bolla di presunta superiorit\u00e0, convinto che il proprio modello di societ\u00e0, di economia, di governo, sia non solo il migliore, ma l\u2019unico legittimo, da esportare ovunque e imporre a tutti.<\/p>\n<p>Eppure, non \u00e8 sempre stato cos\u00ec. Todd ci ricorda che negli anni Cinquanta, grazie anche al lavoro pionieristico di antropologi e scienziati sociali come Margaret Mead ad esempio, riusciva ancora a cogliere e a rispettare la specificit\u00e0 di culture profondamente diverse. C\u2019era un desiderio di apertura al mondo che ora si fatica a vedere.<\/p>\n<p>Questa chiusura culturale si accompagna a una crisi sociale e morale altrettanto profonda. Prendiamo il caso, paradossale e drammatico, degli Stati Uniti. \u00c8 l\u2019unico paese tra quelli avanzati che negli ultimi anni ha visto la propria aspettativa di vita ridursi drasticamente. Studi fondamentali, come quelli di Anne Case e Angus Deaton sulle cosiddette \u201cmorti per disperazione\u201d, confermano l\u2019ampiezza di questo fenomeno: ondate di morti premature tra i bianchi di mezza et\u00e0, dovute ad alcolismo, suicidi, obesit\u00e0, armi da fuoco e alla terribile dipendenza da oppioidi come il fentanil.<\/p>\n<p>E in questo stato di malessere interno, cosa fa l\u2019Occidente, guidato dagli Stati Uniti? Si lascia trascinare, o forse addirittura promuove, conflitti infiniti in giro per il mondo. Anche la guerra a Gaza mostra un\u2019\u00e9lite americana disorientata che sostiene senza alcun ritegno l\u2019uso della forza da parte di Israele con un atteggiamento nichilistico, mentre Europa senza anima, sempre a rimorchio, \u00e8 incapace di esprimere una voce autonoma e critica. Sulla Palestina cos\u00ec come per la guerra in Ucraina.<\/p>\n<p>A tutto questo aggiunge Todd, dobbiamo aggiungere un\u2019altra trasformazione sociale contradditoria che sta minando le basi della democrazia occidentale: l\u2019espansione dell\u2019istruzione superiore, invece di alimentare l\u2019uguaglianza come si sperava, ha creato una nuova classe che, forte di un titolo di studio, \u00e8 convinta della propria superiorit\u00e0 e si sente legittimata da un\u2019ideologia del merito spietata. Questa frattura ha portato a un crescente disprezzo verso chi possiede solo un\u2019istruzione di base, acuendo le disuguaglianze economiche gi\u00e0 esasperate dalla globalizzazione e dal neoliberismo. Il risultato \u00e8 una polarizzazione politica tossica, che alimenta il successo di movimenti identitari, populisti e xenofobi, e che trascina progressivamente a destra anche i partiti tradizionali.<\/p>\n<p>Ora se pensiamo al punto di incontro della nostra modernit\u00e0 possiamo nominare tre fenomeni: il colonialismo, il capitalismo e una certa idea di scienza, basata sul linguaggio matematico e orientata all\u2019applicazione tecnologica, in particolare con l\u2019intelligenza artificiale. Non per nulla Francis Bacon afferm\u00f2 \u201cscienza \u00e8 potenza\u201d. Una potenza di dominio, come spiega bene anche Evelyn Fox Keller nel suo libro \u201cil Genere e la scienza\u201d, in cui ha analizzato il linguaggio di Bacone e mostra come colui che \u00e8 considerato il padre del metodo scientifico sia mosso non tanto dal desiderio di scoperta e sintonia con la natura ma da un\u2019ansia di controllo. La natura nella concezione di Bacone doveva essere \u201ccostretta a servire\u201d e resa \u201cschiava\u201d.<\/p>\n<p>Da biostatistica\/epidemiologa so bene come la tecnoscienza moderna sia intrisa sia di logiche quantitative ed economiche che di manipolazione del vivente, con l\u2019AI che domina ogni ambito. La pretesa di oggettivare e presentare come neutri, assoluti, dati e risultati che sono per loro natura in evoluzione, danno al tecnico, presunto soggetto separato dal mondo, l\u2019illusione pericolosa di poter governare la realt\u00e0, dando l\u2019impressione che questa postura sia necessaria e indiscutibile.<\/p>\n<p>Ce ne siamo accorti con la pandemia. Le controversie scientifiche sono state gestite mettendo a tacitare le opinioni divergenti e squalificando il dissenso, per sostenere una verit\u00e0 ufficiale, di stato, che non poteva essere discussa. La gestione dell\u2019emergenza sanitaria ha spesso seguito questa logica autoritaria, dalla chiusura delle scuole, contro cui mi sono battuta in prima persona ai ricatti e obblighi vaccinali, cercando di chiudere il dibattito e criminalizzando qualsiasi voce critica o semplicemente prudente.<\/p>\n<p>Questo impoverimento simbolico, associato al potenziamento inarrestabile degli strumenti tecnici, mostra oggi i suoi effetti drammatici su tutti i fronti: ecologico, sociale, dei rapporti internazionali, della salute.<\/p>\n<p>Un impoverimento simbolico che abbiamo visto anche con il recente movimento femminista, anch\u2019esso specchio della crisi dell\u2019Occidente: di fatto il femminismo \u00e8 stato in gran parte inglobato nel progetto neoliberista. Si \u00e8 trasformato, in troppi casi, in un movimento che considera le donne semplicemente come un gruppo sottorappresentato e che punta solo ad assicurare a poche privilegiate di conseguire posizioni e paghe pari agli uomini della loro stessa classe. Il femminismo di stato, il femminismo americano, del nord Europa in particolare, quello della schwa, \u00e8 un femminismo che ha dimenticato la sua anima sociale e collettiva.<\/p>\n<p>Il femminismo liberale dominante si \u00e8 specializzato sui diritti civili e sulla decostruzione delle identit\u00e0, dimenticando non solo il tema centrale del lavoro, della giustizia economica e della solidariet\u00e0 di classe, ma anche la sua carica radicale eversiva.<\/p>\n<p>Le \u201cquote rosa\u201d e le \u201cazioni positive\u201d sono misure perfettamente compatibili con il sistema capitalistico: servono a inserire alcune donne nei consigli di amministrazione, ma non mettono in discussione le logiche di sfruttamento di quel sistema. Alle donne viene posto un bivio: mettere su famiglia accettando un lavoro precario e part-time, o concentrarsi sulla carriera rinunciando alla vita affettiva e familiare. \u00c8 una libert\u00e0 che rischia di andare alla deriva dell\u2019insignificanza e dell\u2019imitazione del modello maschile dominante, fino agli eccessi mostruosi delle donne che sono diventate aguzzine nel carcere di Abu Ghraib. Pensiamo anche alla pretesa, tutta occidentale, di \u201cesportare\u201d la libert\u00e0 femminile in altri paesi e culture. In molti casi \u00e8 stata pura propaganda, come quando si \u00e8 giustificata la guerra in Afghanistan come una missione per liberare le donne.<\/p>\n<p>In questa fase di crisi, noi occidentali rischiamo di commettere due errori clamorosi e opposti. Il primo \u00e8 quello di tentare in ogni modo di rilanciare le logiche che ci stanno conducendo alla catastrofe: il \u201cThere Is No Alternative\u201d, lo sfruttamento spietato degli umani e degli ecosistemi, l\u2019uso delle armi come soluzione inevitabile dei conflitti, la privatizzazione dei beni comuni. Il secondo errore, speculare, \u00e8 buttare via il bambino con l\u2019acqua sporca: cio\u00e8 considerare l\u2019identit\u00e0 occidentale solo alla luce delle sue innumerevoli colpe e responsabilit\u00e0, auspicando in pratica il suicidio culturale di un\u2019intera tradizione, senza discernimento.<\/p>\n<p>Allora, cosa fare? Quale potrebbe essere una via d\u2019uscita per un Occidente responsabile di milioni di morti tra imperialismo, colonialismo e guerre? Come scrivevo con Paolo Bartolini sul blog del Fatto quotidiano due potrebbero essere i movimenti necessari.<\/p>\n<p>Il primo \u00e8 accettare di tramontare, ma di farlo con giudizio. Cedere potenza, non per debolezza, ma per saggezza. Coltivare con pazienza i processi diplomatici a tutti i livelli, aprire veri negoziati con gli altri attori globali per rispondere insieme alle sfide epocali del Terzo Millennio. Questo significa avere il coraggio di ripensare il sistema economico nella sua globalit\u00e0, senza dare per scontato che il capitalismo neoliberista sia l\u2019unica possibilit\u00e0. Significa rimettere al centro di ogni discussione le contraddizioni di questo mondo: le diseguaglianze sociali, i flussi migratori, le guerre, il disastro ambientale.<\/p>\n<p>Il secondo movimento \u00e8 complementare: valorizzare gli aspetti pi\u00f9 degni della nostra tradizione e portarli al tavolo dei negoziati, per offrirli anche agli altri popoli e culture. La questione a questo punto \u00e8 saper comunicare con umilt\u00e0 ci\u00f2 che amiamo della nostra storia e adattarlo ai tempi. E penso in primis a quella ricerca filosofica e scientifica che ha l\u2019autocritica e l\u2019autoriflessione come metodo e guida. E la commissione Dubbio e Precauzione ne \u00e8 un recente illustre esempio.<\/p>\n<p>E includo qui anche il pensiero della differenza, quel femminismo radicale che va da Luce Irigaray a Carla Lonzi e Luisa Muraro, che non cede alla tentazione del neutro, che non si accontenta della lotta per i diritti, e non rinuncia a pensare la differenza tra i sessi, a livello simbolico prima di tutto. Quel femminismo che parte dai corpi, dalle contraddizioni della sessualit\u00e0, per arrivare a ripensare la societ\u00e0 nella sua interezza, partendo dal doppio s\u00ec, lavoro e figli, che obbliga a rimettere in discussione tutta l\u2019organizzazione del lavoro.<\/p>\n<p>Da questa capacit\u00e0 di problematizzare l\u2019ovvio deriva quello spirito critico mosso dal desiderio di trasformazione sociale e di giustizia. Certo dobbiamo ammettere che le ultime vicende storiche mostrano che non siamo dei maestri a questo livello. Ma non vedo alternative all\u2019abbracciare il meglio della nostra tradizione, e al tempo stesso chiedere scusa per la moltitudine di prepotenze con cui abbiamo troppo a lungo assoggettato chi la pensava diversamente.<\/p>\n<p>Concludo dicendo che dobbiamo avere il coraggio di tramontare con giudizio, per poter rinascere in una forma nuova, pi\u00f9 umile e pi\u00f9 aperta al mondo. \u00a0Un Occidente che non ha paura della complessit\u00e0, partendo dalla prima differenza, quella tra i sessi. Perch\u00e9 ne va della nostra umanit\u00e0, oggi pi\u00f9 che mai.<\/p>\n<p><strong>FONTE:\u00a0<a href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2025\/09\/16\/la-crisi-delloccidente\">https:\/\/www.lafionda.org\/2025\/09\/16\/la-crisi-delloccidente<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di LA FIONDA (Sara Gandini) La crisi dell\u2019Occidente non riguarda solo un calo economico o un indebolimento geopolitico, ma \u00e8 frutto soprattutto di un malessere profondo che tocca le radici stesse della nostra identit\u00e0, della nostra cultura e del nostro modo di guardare al mondo. 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