{"id":9169,"date":"2013-07-13T21:12:19","date_gmt":"2013-07-13T21:12:19","guid":{"rendered":"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/?p=9169"},"modified":"2013-07-13T21:12:19","modified_gmt":"2013-07-13T21:12:19","slug":"diego-fusaro-se-il-capitalismo-diventa-di-sinistra","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=9169","title":{"rendered":"Diego Fusaro: Se il capitalismo diventa di sinistra"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\">\n\t<span style=\"font-family: georgia,serif\">Sul fatto che alle elezioni la sinistra, a ogni latitudine e a ogni gradazione, sia andata incontro all&rsquo;ennesima sonante sconfitta, non v&rsquo;&egrave; dubbio e, di pi&ugrave;, sarebbe una perdita di tempo ricordarlo, magari con documentatissimi grafici di riferimento. Pi&ugrave; interessante, per uno sguardo filosoficamente educato, &egrave; invece ragionare sui motivi di questa catastrofe annunciata. E i motivi non sono congiunturali n&eacute; occasionali, ma rispondono a una precisa e profonda logica di sviluppo del capitalismo quale si &egrave; venuto strutturalmente ridefinendo negli ultimi quarant&rsquo;anni. Ne individuerei la scena originaria nel Sessantotto e nell&rsquo;arcipelago di eventi ad esso legati. In sintesi, il Sessantotto &egrave; stato un grandioso evento di contestazione rivolto contro la borghesia e non contro il capitalismo e, per ci&ograve; stesso, ha spianato la strada all&rsquo;odierno capitalismo, che di borghese non ha pi&ugrave; nulla: non ha pi&ugrave; la grande cultura borghese, n&eacute; quella sfera valoriale che in forza di tale cultura non era completamente mercificabile.<\/p>\n<p>\tNon vi &egrave; qui lo spazio per approfondire, come sarebbe necessario, questo tema, per il quale mi permetto, tuttavia, di rimandare al mio <em>Minima mercatalia. Filosofia e capitalismo<\/em> (Bompiani, 2012). Comunque, per capire a fondo questa dinamica di imposizione antiborghese del capitalismo, e dunque per risolvere l&rsquo;enigma dell&rsquo;odierna sinistra, basta prestare attenzione alla sostituzione, avviatasi con il Sessantotto, del rivoluzionario con il dissidente: il primo lotta per superare il capitalismo, il secondo per essere pi&ugrave; libero individualmente all&rsquo;interno del capitalismo. Tale sostituzione d&agrave; luogo al piano inclinato che porta all&rsquo;odierna condizione paradossale in cui il diritto allo spinello, al sesso libero e al matrimonio omosessuale viene concepito come maggiormente emancipativo rispetto a ogni presa di posizione contro i crimini che il mercato non smette di perpetrare impunemente, contro gli stermini coloniali e contro le guerre che continuano a essere presentate ipocritamente come missioni di pace (Kosovo 1999, Iraq 2003 e Libia 2011, giusto per ricordare quelle pi&ugrave; vicine a noi, avvenute sempre con il pieno sostegno della sinistra).<\/p>\n<p>\tDal Sessantotto, la sinistra promuove la stessa logica culturale antiborghese del capitalismo, tramite sempre nuove crociate contro la famiglia, lo Stato, la religione e l&rsquo;eticit&agrave; borghese. Ad esempio, la difesa delle coppie omosessuali da parte della sinistra non ha il proprio baricentro nel giusto e legittimo riconoscimento dei diritti civili degli individui, bens&igrave; nella palese avversione nei confronti della famiglia tradizionale e, pi&ugrave; in generale, della normalit&agrave; borghese. Si pensi, ancora, alla distruzione pianificata del liceo e dell&rsquo;universit&agrave;, tramite quelle riforme interscambiabili di governi di destra e di sinistra che, distruggendo le acquisizioni della benemerita riforma della scuola di Giovanni Gentile del 1923, hanno conformato &ndash; sempre in nome del progresso e del superamento delle antiquate forme borghesi &ndash; l&rsquo;istruzione al paradigma dell&rsquo;azienda e dell&rsquo;impresa (debiti e crediti, presidi <em>managers<\/em>, ecc.).<\/p>\n<p>\tIl principio dell&rsquo;odierno capitalismo postborghese &egrave; pienamente sessantottesco e, dunque, di sinistra: vietato vietare, godimento illimitato, non esiste l&rsquo;autorit&agrave;, ecc. Il capitalismo, infatti, si regge oggi sulla nuda estensione illimitata della merce a ogni sfera simbolica e reale (&egrave; questo ci&ograve; che pudicamente chiamiamo &ldquo;globalizzazione&rdquo;!). &ldquo;Capitale umano&rdquo;, debiti e crediti nelle scuole, &ldquo;azienda Italia&rdquo;, &ldquo;investimenti affettivi&rdquo;, e mille altre espressioni simili rivelano la colonizzazione totale dell&rsquo;immaginario da parte delle logiche del capitalismo odierno. Lo definirei capitalismo edipico: ucciso nel Sessantotto il padre (l&rsquo;autorit&agrave;, la legge, la misura, ossia la cultura borghese), domina su tutto il giro d&rsquo;orizzonte il godimento illimitato. Se Mozart e Goethe erano soggetti borghesi, e Fichte, Hegel e Marx erano addirittura borghesi anticapitalisti, oggi abbiamo personaggi capitalisti e non borghesi (Berlusconi) o antiborghesi ultracapitalisti (Vendola, Luxuria, Bersani, ecc.): questi ultimi sono i vettori principali della dinamica di espansione capitalistica. La loro lotta contro la cultura borghese &egrave; la lotta stessa del capitalismo che deve liberarsi dagli ultimi retaggi etici, religiosi e culturali in grado di frenarlo.<\/p>\n<p>\tDalla sinistra che lotta contro il capitalismo per l&rsquo;emancipazione di tutti si passa cos&igrave;, fin troppo disinvoltamente, alla sinistra che lotta per la legalit&agrave;, per la questione morale, per il rispetto delle regole (capitalistiche!), per il diritto di ciascuno di scolpire un s&eacute; unico e inimitabile: da Carlo Marx a Roberto Saviano. &Egrave; certo vero che Berlusconi &egrave; il Sessantotto realizzato, come ha ben mostrato Mario Perniola in un suo aureo libretto: la legge non esiste, vi &egrave; solo il godimento illimitato che si erge a unica legge possibile. Ma sarebbe un errore imperdonabile credere che il capitalismo sia di destra. Lo era al tempo dell&rsquo;imperialismo e del colonialismo. Oggi il capitalismo &egrave; il totalitarismo realizzato (a tal punto che quasi non ci accorgiamo nemmeno pi&ugrave; della sua esistenza) e, in quanto fenomeno &ldquo;totalizzante&rdquo;, occupa l&rsquo;intero scacchiere politico. Pi&ugrave; precisamente, si riproduce a destra in economia (liberalizzazione selvaggia, privatizzazione oscena, sempre in nome del teologumeno &ldquo;ce lo chiede l&rsquo;Europa&rdquo;), al centro in politica (sparendo le ali estreme, restano solo interscambiabili partiti di centro-destra e di centro-sinistra), a sinistra nella cultura. S&igrave;, avete capito bene: a sinistra nella cultura. Dal Sessantotto in poi, la cultura antiborghese in cui la sinistra si identifica &egrave; la sovrastruttura stessa del capitalismo postborghese: il quale deve rimuovere la borghesia e lasciare che a sopravvivere sia solo la gi&agrave; ricordata dinamica di estensione illimitata della forma merce (essa stessa incompatibile con la grande cultura borghese). Di qui le forme culturali pi&ugrave; tipiche della sinistra: relativismo, nichilismo, scetticismo, proceduralismo, pensiero debole, odio conclamato per Marx e Hegel, elogio incondizionato del pensiero della differenza di Deleuze, ecc.<\/p>\n<p>\tIn questo timbro &ldquo;totalizzante&rdquo; risiede il tratto principale dell&rsquo;ormai avvenuta estinzione dell&rsquo;antitesi tra destra e sinistra, due opposti che oggi esprimono in forme diverse la stessa visione del mondo, duplicando tautologicamente l&rsquo;esistente. Negli ultimi &ldquo;trent&rsquo;anni ingloriosi&rdquo;, il capitale e le sue selvagge politiche neoliberali, all&rsquo;insegna della perdita dei diritti del lavoro e della privatizzazione sfrenata, si sono imposti con uguale forza in presenza di governi ora di centro-destra, ora di centro-sinistra (Mitterand in Francia, Blair in Inghilterra, D&rsquo;Alema in Italia, ecc.). Di conseguenza, l&rsquo;antitesi tra destra e sinistra esiste oggi solo virtualmente come protesi ideologica per manipolare il consenso e addomesticarlo in senso capitalistico.<\/p>\n<p>\tDestra e sinistra esprimono in forme diverse lo stesso contenuto e, in questo modo, rendono possibile l&rsquo;esercizio di una scelta manipolata, in cui le due parti in causa, perfettamente interscambiabili, alimentano l&rsquo;idea della possibile alternativa, di fatto inesistente. Vi &egrave;, a questo proposito, un inquietante intreccio tra i due apoftegmi attualmente pi&ugrave; in voga presso i politici &ndash; &ldquo;non esistono alternative&rdquo; e &ldquo;lo chiede il mercato&rdquo; &ndash;, intreccio che rivela, una volta di pi&ugrave;, l&rsquo;integrale rinuncia, da parte della politica, a operare concretamente in vista della trasformazione di un mondo aprioristicamente sancito immodificabile.<\/p>\n<p>\tIl paradosso sta nel fatto che la sinistra oggi, per un verso, ha ereditato il giacimento di consensi inerziali di legittimazione proprio della valenza oppositiva dell&rsquo;ormai defunto partito comunista e, per un altro verso, li impiega puntualmente in vista del traghettamento della generazione comunista degli anni Sessanta e Settanta verso una graduale &ldquo;acculturazione&rdquo; (laicista, relativista, individualista e sempre pronta a difendere la teologia interventistica dei diritti umani) funzionale al capitalismo globalizzato. Il quotidiano &ldquo;La Repubblica&rdquo; &egrave; la sede privilegiata di questo processo in cui si consuma questa oscena complicit&agrave; di sinistra e capitalismo. I molteplici rinnegati, pentiti e ultimi uomini che popolano le fila della sinistra si trovano improvvisamente privi di ogni sorta di legittimazione storica e politica, ma ancora dotati di un seguito identitario inerziale da sfruttare come risorsa di mobilitazione. Per questo, la sinistra continua inflessibilmente a coltivare forme liturgiche ereditate dalla fede ideologica precedente nell&rsquo;atto stesso con cui abdica completamente rispetto al proprio originario &ldquo;spirito di scissione&rdquo; (la formula &egrave; del grande Antonio Gramsci), aderendo alle logiche del capitale in forme sempre pi&ugrave; grossolane. &Egrave; di Bersani la frase, pronunciata in campagna elettorale, &ldquo;i mercati non hanno nulla da temere dal PD&rdquo;: frase pleonastica, perch&eacute; esprime ci&ograve; che gi&agrave; tutti sapevamo, ma che &egrave; rilevante, perch&eacute; ben adombra come la sinistra continui indefessamente a lavorare per il re di Prussia, il capitalismo <em>gauchiste<\/em>.<\/p>\n<p>\tLungo il piano inclinato che porta dalla nobile figura di Antonio Gramsci a personaggi come Massimo D&rsquo;Alema o Vladimir Luxuria si &egrave; venuto consumando il tragicomico transito dalla passione trasformatrice al disincanto cinico &ndash; tipico della generazione dei pentiti del Sessantotto, la pi&ugrave; sciagurata dal tempo dei Sumeri ad oggi &ndash; fondato sulla consapevolezza della morte di Dio, con annessa riconciliazione con l&rsquo;<em>ordo<\/em> capitalistico. Con i versi di Shakespeare: &ldquo;orribile pi&ugrave; di quello delle erbacce &egrave; l&rsquo;odore dei gigli sfioriti&rdquo; (<em>lilies that fester smell far worse than weeds<\/em>). E questi gigli sono effettivamente sfioriti: sono l&rsquo;incarnazione di quello che Nietzsche chiamava l&rsquo;&ldquo;ultimo uomo&rdquo;. L&rsquo;ultimo uomo sa che Dio &egrave; morto e che per ci&ograve; stesso tutto &egrave; possibile: perfino aderire al capitalismo e bombardare il Kosovo o la Libia.<\/p>\n<p>\t&Egrave;, del resto, solo in questo scenario che si comprende il senso profondo della dinamica, oggi trionfante, della personalizzazione esasperata della polemica con l&rsquo;avversario. L&rsquo;antiberlusconismo, con cui la sinistra ha identificato il proprio pensiero e la propria azione negli ultimi vent&rsquo;anni, ne rappresenta l&rsquo;esempio insuperato. La personalizzazione dei problemi, infatti, si rivela sempre funzionale all&rsquo;abbandono dell&rsquo;analisi strutturale delle contraddizioni, ed &egrave; solo in questa prospettiva che si spiega in che senso l&rsquo;antiberlusconismo sia stato, per sua essenza, un fenomeno di oscuramento integrale della comprensione dei rapporti sociali. L&rsquo;antiberlusconismo ha permesso alla sinistra di riciclarsi, ossia di passare dall&rsquo;opposizione operativa al capitalismo all&rsquo;adesione alle logiche neoliberali, difendendo l&rsquo;ordine, la legalit&agrave; (capitalistica) e le regole (anch&rsquo;essere capitalistiche). L&rsquo;antiberlusconismo ha indotto l&rsquo;opinione pubblica a pensare che il vero problema fossero sempre e solo il &ldquo;conflitto di interessi&rdquo; e le volgarit&agrave; esistenziali di un singolo individuo e non l&rsquo;inflessibile erosione dei diritti sociali (tramite anche le forme contrattuali pi&ugrave; spregevoli, che rendono a tempo determinato la vita stessa) e la subordinazione geopolitica, militare e culturale dell&rsquo;Italia agli Stati Uniti.<\/p>\n<p>\tIngiustizia, miseria e storture d&rsquo;ogni sorta hanno cos&igrave; cessato di essere intese per quello che effettivamente sono, ossia per fisiologici prodotti del cosmo a morfologia capitalistica, e hanno preso a essere concepite come conseguenze dell&rsquo;agire irresponsabile di un singolo individuo. Per questa via, la politica della sinistra &ndash; con Voltaire, &ldquo;mi ripeter&ograve; finch&eacute; non sar&ograve; capito&rdquo; &ndash; non ha pi&ugrave; avuto quale referente polemico il sistema della produzione e dello scambio &ndash; ritenuto anzi incondizionatamente buono o, comunque, intrascendibile &ndash;, bens&igrave; l&rsquo;irresponsabilit&agrave; di una persona che, senza morale e senza onest&agrave;, ha inficiato il funzionamento di una realt&agrave; sociale e politica di per s&eacute; non contraddittoria.<\/p>\n<p>\tLa politica ridotta al tragicomico teatro identitario dell&rsquo;opposizione tra berlusconiani e antiberlusconiani ha permesso di far passare inosservato lo scolpirsi del nuovo profilo di una sinistra che &ndash; nel nome della questione morale e nell&rsquo;oblio di quella sociale &ndash; ha abdicato rispetto alla propria opposizione agli orrori che il capitalismo non ha cessato di generare. &Egrave; in questo senso che l&rsquo;antiberlusconismo rivela la sua natura anche pi&ugrave; indecente, se mai &egrave; possibile, dello stesso berlusconismo.&nbsp; In questo risiede la natura tragica, ma non seria dell&rsquo;odierna sinistra, fronte avanzato della modernizzazione capitalistica che sta distruggendo la vita umana e il pianeta. La sinistra &egrave; il problema e, insieme, si pensa come la soluzione. Il primo passo da compiere per riprendere il perseguimento del programma marxiano dell&rsquo;emancipazione di tutti dal capitalistico regno animale dello spirito consiste, pertanto, nell&rsquo;abbandono incondizionato della sinistra e, anzi, della stessa dicotomia destra-sinistra. Tutto il resto &egrave; chiacchiera d&rsquo;intrattenimento o, avrebbe detto Marx, &ldquo;ideologia&rdquo;.<\/span>\n<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n\t<em><span style=\"font-family: georgia,serif\">[fonte: <a href=\"http:\/\/www.sinistrainrete.info\">www.sinistrainrete.info<\/a>, 7 aprile 2013]<\/span><\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sul fatto che alle elezioni la sinistra, a ogni latitudine e a ogni gradazione, sia andata incontro all&rsquo;ennesima sonante sconfitta, non v&rsquo;&egrave; dubbio e, di pi&ugrave;, sarebbe una perdita di tempo ricordarlo, magari con documentatissimi grafici di riferimento. Pi&ugrave; interessante, per uno sguardo filosoficamente educato, &egrave; invece ragionare sui motivi di questa catastrofe annunciata. 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