{"id":91958,"date":"2025-09-30T09:13:10","date_gmt":"2025-09-30T07:13:10","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=91958"},"modified":"2025-09-30T08:24:25","modified_gmt":"2025-09-30T06:24:25","slug":"guerra-al-passato","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=91958","title":{"rendered":"Guerra al passato"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\"><strong>di DOPPIOZERO (Mario Barenghi)<\/strong><\/p>\n<div class=\"lg:w-2\/3\" style=\"text-align: justify\">\n<div class=\"max-w-[838px]\">\n<div class=\"clearfix text-formatted field field--name-body field--type-text-with-summary field--label-hidden field__item\">\n<p>Ci sono almeno due modi di leggere il libro di Frank Furedi\u00a0<a href=\"https:\/\/fazieditore.it\/catalogo-libri\/la-guerra-contro-il-passato\/\"><em>La guerra contro il passato. Cancel culture e memoria storica<\/em><\/a>, pubblicato da Fazi (traduzione di Riccardo Cristiani, prefazione di Andrea Zhok; edizione originale\u00a0<em>The War Against the Past. Why the West Must Fight for its History<\/em>, 2024). Il primo \u2013 a mio avviso sbagliato \u2013 \u00e8 di trattarlo come un repertorio di episodi, di eventi singoli, che a seconda delle convinzioni del lettore possono essere enfatizzati o minimizzati. Il secondo, che ritengo molto pi\u00f9 appropriato e utile, consiste nel concentrarsi sulla tesi complessiva, ben sintetizzata dal titolo. Il merito maggiore di Frank Furedi (sociologo ungherese naturalizzato canadese, professore emerito all\u2019universit\u00e0 del Kent) \u00e8 infatti di proporre un\u2019interpretazione di ampio respiro sulla cultura della cancellazione, che mira a rendere ragione di una quantit\u00e0 di fenomeni, di atteggiamenti, di prese di posizione pi\u00f9 o meno autorevoli e politicamente rilevanti. Fra cui vi sono indubbiamente casi estremi, grotteschi, perfino ridicoli, che si prestano a richiamare l\u2019attenzione dei media attizzando polemiche e sarcasmi: ma che acquistano un significato diverso se collocati in una prospettiva storica pi\u00f9 estesa, come indizi di un cambiamento che ha cominciato a prender forma secoli or sono, e che va molto al di l\u00e0 della faziosa intemperanza delle frange attiviste pi\u00f9 radicali.<\/p>\n<p>Fra gli esempi spiccioli citati da Furedi potremmo ricordare l\u2019attribuzione alla regina egizia Hatshepsut (morta nel 1458 a.C.) di un\u2019identit\u00e0 transgender; o la polemica sul colore della pelle di Cleopatra, in cui si \u00e8 sostenuto che gli studiosi di storia (pressoch\u00e9 tutti maschi bianchi) avrebbero occultato il fatto che Cleopatra era nera; o la proposta di cambiare il nome scientifico della\u00a0<em>Setophaga townsendi<\/em>, una specie di codirosso americano, perch\u00e9 l\u2019ornitologo americano John Kirk Townsend (1809-1851) era un razzista. O ancora, la didascalia di un busto bronzeo di et\u00e0 romana esposto in un museo di Glasgow: \u00abGli artisti romani copiavano gli scultori greci, che usavano formule matematiche per definire quelle che ritenevano essere le proporzioni umane perfette: cosa che \u00e8 stata erroneamente usata per promuovere idee razziste circa le proporzioni ideali dei volti\u00bb. A tacere dell\u2019avvertenza (<em>trigger warning<\/em>) premessa a un\u2019edizione (niente meno) delle\u00a0<em>Critiche<\/em>\u00a0di Kant: \u00abQuesto libro \u00e8 un prodotto del suo tempo e non riflette gli stessi valori che avrebbe se fosse stato scritto oggi. Prima di consentirne la lettura, i genitori potrebbero considerare di discutere con i propri figli di come sono cambiate le opinioni su razza, genere, sessualit\u00e0, etnia e relazioni interpersonali da quando il libro \u00e8 stato scritto\u00bb.<\/p>\n<p>Casi estremi, dicevamo: e molti se ne potrebbero aggiungere, rovistando fra i mille propositi, pullulanti soprattutto nell\u2019anglosfera, di \u00abdecolonizzare\u00bb ogni aspetto della cultura, della storia, della vita, inclusa la mente dei cittadini. Cos\u00ec come si potrebbe ricordare l\u2019inequivocabile professione di razzismo di Nikole Hannah-Jones \u2013 promotrice del\u00a0<em>Progetto 1619<\/em>\u00a0\u2013 contenuta in una lettera all\u2019\u00abObserver\u00bb: \u00abquella dei bianchi \u00e8 la peggior razza di assassini, stupratori, predatori e ladri del mondo moderno\u00bb (per inciso,\u00a0<em>The 1619<\/em>\u00a0<em>Project<\/em>, edito nel 2019, \u00e8 una raccolta di saggi che propongono una rilettura complessiva della storia degli Stati Uniti imperniata su un evento ritenuto fondativo, l\u2019arrivo a Jamestown in Virginia dei primi schiavi africani, in evidente polemica con il mitico sbarco nel Massachusetts dei cosiddetti Padri Pellegrini, i\u00a0<em>Pilgrim Fathers<\/em>, l\u2019anno successivo). Ma si tratta di una prospettiva sterile: tanto pi\u00f9 insidiosa per il fatto che lo stesso Furedi, accumulando riferimenti, sembra a volte lasciarsi trasportare dall\u2019insofferenza e dall\u2019indignazione: ad esempio, tralasciando di precisare che Hannah-Jones ha scritto quella lettera nel 1995, quando aveva a malapena vent\u2019anni (indipendentemente dal fatto che poi abbia cambiato idea o no). Il rischio, insomma, \u00e8 di cedere alla tentazione di giustificare, per reazione, la campagna dell\u2019attuale amministrazione americana contro la cultura\u00a0<em>woke<\/em>: che oltre ad essere nella fattispecie un rimedio peggiore del male, \u00e8 stato il facile preludio a un attacco generalizzato contro i princip\u00ee della democrazia e dello stato di diritto.<\/p>\n<p>Molto pi\u00f9 interessante \u00e8 soffermarsi sul quadro storico generale che Furedi traccia. Una premessa della\u00a0<em>Guerra contro il passato\u00a0<\/em>\u00e8 che il passato \u2013 come ha scritto lo storico Zachary S. Schiffman in\u00a0<em>The Birth of the Past<\/em>, Johns Hopkins U.P., 2011\u2013 non \u00e8 sempre esistito. Al di l\u00e0 dell\u2019ovvia circostanza che il tempo passa e che quindi esistono distanze cronologiche, la coscienza del passato \u00e8 una conquista culturale. In Occidente un ruolo di primo piano \u00e8 stato svolto dal Rinascimento, anche se l\u2019idea \u00e8 entrata nella coscienza comune solo nel XVIII secolo; \u00e8 da quest\u2019epoca che data la maturazione di un senso della differenza tra il tempo attuale e le epoche trascorse, tale da suscitare discussioni e riflessioni critiche sul rapporto fra il passato e il presente. Sintetizzando molto, nella storia della cultura occidentale si registra una sorta di parabola. Dapprima il passato viene celebrato come fonte di legittimazione e di autorit\u00e0: per alcuni secoli la massima ciceroniana\u00a0<em>historia magistra vitae\u00a0<\/em>non viene messa in discussione, e va di pari passo con il diffuso, perdurante atteggiamento di rispetto nei confronti degli anziani, considerati depositari di conoscenza e di saggezza. Le cose cominciano a cambiare alla fine del Settecento, in sintonia con la rapida accelerazione del mutamento sociale. Gradualmente, l\u2019innovazione comincia a essere vista come intrinsecamente desiderabile, e l\u2019idealizzazione della giovinezza guadagna terreno, delineando un dissidio fra le generazioni che avr\u00e0 in prospettiva importanti sviluppi.<\/p>\n<p>Nel corso dell\u2019Ottocento il ruolo del passato come fondamento normativo della societ\u00e0 entra in crisi. La distanza fra il vecchio e il nuovo si accresce. Fra i due termini tende a profilarsi un contrasto sempre pi\u00f9 palese; tuttavia la modernit\u00e0, pur definendosi in opposizione al passato, per un certo periodo \u00e8 orientata pi\u00f9 verso la celebrazione del nuovo che non verso la denigrazione del vecchio. Le cose cambiano all\u2019inizio del Novecento. Se le avanguardie artistiche rigettano platealmente il passato, visto come zavorra o come ostacolo al progresso, la distanza mentale rispetto al presente tende ad accrescersi anche in altri ambiti. Analogamente, i grandi movimenti politici del secolo coltivano il mito dell\u2019uomo nuovo; ma anche agli occhi di chi ne rimane estraneo, l\u2019autorit\u00e0 del passato viene progressivamente erosa dalla percezione \u2013 o dalla convinzione \u2013 che il cambiamento sia il connotato decisivo del mondo moderno. Il senso di una cesura rispetto alla tradizione finisce cos\u00ec per entrare nella coscienza comune. Negli anni Sessanta e Settanta la perdita della continuit\u00e0 storica e culturale si ripercuote sulle consuetudini e sulle convenzioni che definiscono i rapporti fra le persone e fra le generazioni; il passato appare sempre pi\u00f9 lontano, sempre meno istruttivo, sempre pi\u00f9 trascurabile.<\/p>\n<p>Lo scenario cambia ulteriormente sotto la spinta della decolonizzazione, del femminismo, delle battaglie per i diritti civili, delle rivendicazioni delle minoranze. Per la\u00a0<em>cancel culture<\/em>\u00a0di oggi il passato non \u00e8 pi\u00f9 soltanto qualcosa da cui differenziarsi, da cui prendere le distanze, n\u00e9 qualcosa di cui liberarsi, come di un peso che intralcia il progresso (l\u2019idea di progresso si \u00e8 anzi a sua volta oltremodo indebolita). Il passato \u00e8 percepito e presentato come una minaccia: qualcosa di negativo, di nocivo, di \u00abtossico\u00bb. Di qui la serie di fenomeni che secondo Furedi configurano una vera e propria \u00abguerra contro il passato\u00bb; e un dato significativo \u00e8 che gran parte dell\u2019<em>establishment<\/em>\u00a0politico-culturale si \u00e8 affrettato ad assecondare le iniziative degli attivisti (ricordo che il libro \u00e8 stato pubblicato prima del ritorno di Trump alla Casa Bianca). La richiesta di abbattere statue di personaggi compromessi con il colonialismo o lo schiavismo \u00e8 solo l\u2019aspetto pi\u00f9 plateale di una condanna che tende a investire l\u2019intera storia dell\u2019Occidente, vista come un cumulo di errori, ingiustizie, oppressioni, violenze, crimini, in cui non rimane spazio per il riconoscimento di acquisizioni positive, n\u00e9 sul piano politico, n\u00e9 nell\u2019ambito della storia dell\u2019arte e del pensiero. Il discredito non risparmia le figure di maggior prestigio del canone culturale occidentale, da Aristotele a Ovidio, da Shakespeare a Kant; a ci\u00f2 si aggiunge la volont\u00e0 di riformare il linguaggio, dando puntigliosamente la caccia a tutte le possibili connotazioni potenzialmente offensive o inappropriate. Estranea all\u2019idea di cercare di comprendere le dinamiche storiche \u2013 con punte di \u00abastoricismo delirante\u00bb \u2013 la cultura della cancellazione appare solo preoccupata di giudicare, di emettere sentenze, sulla base di una granitica presunzione di superiorit\u00e0 rispetto al passato.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"align-center\" src=\"https:\/\/www.doppiozero.com\/sites\/default\/files\/inline-images\/statua-vandalizzata.jpeg\" alt=\"k\" width=\"780\" height=\"1040\" data-entity-uuid=\"eb1a8108-a1e3-43aa-b952-227aef49696d\" data-entity-type=\"file\" \/>Il problema non \u00e8 solo che in questa guerra contro la storia abbondano gli anacronismi, cosa peraltro di per s\u00e9 abbastanza grave (Lucien Febvre considerava l\u2019anacronismo come \u00abil peccato capitale\u00bb per uno storico). Il punto \u00e8 che la pretesa di sanificare il passato rischia di provocare (riprendendo il titolo della prefazione di Andrea Zhok) la \u00abliquefazione culturale\u00bb dell\u2019Occidente. Se \u00e8 stato giusto, e anzi doveroso, criticare le pratiche imperialiste e colonialiste del passato \u2013 dalle quali peraltro, aggiungo io, sono sempre stati esentati gli imperi terrestri, come quelli di Russia e Cina \u2013, ergere la sensibilit\u00e0 contemporanea a giudice assoluto e infallibile dell\u2019operato di chi ci ha preceduto replica paradossalmente proprio una delle colpe peggiori della tradizione culturale che si intende condannare, cio\u00e8 l\u2019atteggiamento di sufficienza e disprezzo verso tutte le epoche e le culture diverse dalla propria. Con il non secondario risvolto che la\u00a0<em>cancel culture<\/em>, nella sua presunzione di non aver nulla da imparare dalla storia, appare orientata molto pi\u00f9 verso il passato che non verso il futuro. A ossessionarla \u00e8 la correzione (o la vendetta) postuma: l\u2019effetto del dilagante \u00abpresentismo\u00bb odierno \u00e8 appunto una sorta di crociata contro il passato, alimentata da quella che Furedi chiama \u00abarcheologia della rimostranza\u00bb (<em>grievance archeology<\/em>). L\u2019accusa di essere\u00a0<em>pale, male, and stale\u00a0<\/em>(bianco, maschile e stantio) viene mossa contro i pi\u00f9 vari aspetti della storia della letteratura, della filosofia, dell\u2019arte, della musica.<\/p>\n<p>Fra gli intenti del libro non rientra l\u2019apologia della cultura occidentale, che avrebbe ovviamente richiesto molto spazio, e una differente impostazione. Strada facendo, s\u2019incontra per\u00f2 una considerazione storica che merita di essere sottolineata. Spesso, prima di essere superata, una prassi vigente da tempo viene teorizzata: e la stessa teorizzazione prelude alla valorizzazione della visione contraria, di fatto agevolandola. Cos\u00ec \u00e8 avvenuto per la libert\u00e0 religiosa o per la condanna della schiavit\u00f9: il principio della tolleranza s\u2019\u00e8 affermato dopo la teorizzazione dell\u2019intolleranza (per intenderci: prima Bossuet, poi Voltaire), cos\u00ec come il rifiuto del razzismo e dello schiavismo s\u2019\u00e8 imposto dopo il tentativo di fondare le differenze razziali su base filosofica o scientifica (personalmente, io non mi stanco di ripetere che la Dichiarazione universale dei diritti umani, approvata dalle Nazioni Unite il 10 dicembre 1948, \u00e8 un tipico prodotto della cultura occidentale). Le dinamiche storiche sono complesse: comprenderle richiede tempo, impegno, intelligenza. \u00c8 molto pi\u00f9 facile e meno faticoso condannarlo senz\u2019altro, e cercare ove possibile di cancellarne le tracce. Ma questo tipo di\u00a0<em>damnatio memoriae<\/em>\u00a0comporta un grosso pericolo. Insegnare alle nuove generazioni che la storia da cui provengono \u00e8 qualcosa di cui ci si pu\u00f2 solo vergognare mina infatti alla base i princip\u00ee della coesione sociale. L\u2019esistenza di una comunit\u00e0 poggia sulla conservazione e la trasmissione di memorie condivise.<\/p>\n<p>A questo proposito credo che si debba anche segnalare un limite nel discorso di Furedi. Insistendo sull\u2019ossessione identitaria che contraddistingue molte persone appartenenti a categorie che hanno sofferto discriminazioni, mi pare che sottovaluti l\u2019importanza dell\u2019emergere nel mondo occidentale di tendenze localiste e nazionaliste (o come oggi s\u2019usa dire, sovraniste) che a un certo punto parevano storicamente superate. Quella dell\u2019identit\u00e0 \u00e8 una bandiera che viene sventolata sia dai fautori delle innovazioni pi\u00f9 intransigenti, sia dai peggiori reazionari (cos\u00ec come la prassi della censura libraria accomuna la destra americana pi\u00f9 retrograda e oscurantista e gli adepti pi\u00f9 combattivi della\u00a0<em>cancel culture<\/em>). Ci\u00f2 di cui si sente la mancanza \u00e8 invece l\u2019emergere di orientamenti e di movimenti che assegnino la priorit\u00e0 all\u2019agire, al fare, anzich\u00e9 all\u2019essere: cosa che per\u00f2 richiede \u2013 e non \u00e8 poco \u2013 un\u2019idea positiva e plausibile di futuro.<\/p>\n<p>Concludo con due considerazioni. La prima \u00e8 molto personale. Da cultore di letteratura, trovo particolarmente intollerabile la tendenza a correggere o censurare i testi degli autori, emendandoli dei termini ritenuti politicamente scorretti, come \u00e8 avvenuto di recente con\u00a0<a href=\"https:\/\/www.micromega.net\/la-censura-dei-libri-di-roald-dahl-e-un-triste-inganno-verso-tutti\">Roald Dahl<\/a>; e mi domando se, e come, venga letto, pubblicato, insegnato oggi in America un narratore come Mark Twain, che pure ai suoi tempi suscit\u00f2 controversie per aver messo alla berlina molti aspetti della mentalit\u00e0 razzista dominante (gi\u00e0 nel 2011 una casa editrice di Montgomery, Alabama, aveva edito\u00a0<em>The Adventures of Huckleberry Finn<\/em>\u00a0in una\u00a0<a href=\"https:\/\/www.bbc.com\/news\/world-us-canada-12126700\">versione censurata<\/a>). Analogamente, trovo irritante la prassi di qualche editore di premettere\u00a0<em>trigger warnings\u00a0<\/em>alle opere dei classici, anche contemporanei, come Hemingway: veri e propri insulti all\u2019intelligenza dei lettori.<br \/>\nLa seconda riguarda invece un episodio che Furedi ricorda senza soffermarvisi, l\u2019abbattimento nel 2020 a Bristol della statua di Edward Colston, sull\u2019onda delle proteste per l\u2019uccisione di George Floyd a Minneapolis. Successivamente la statua, che era stata gettata nel fiume (Bristol sorge sull\u2019estuario del Severn) \u00e8 stata ripescata ed esposta in un museo; sul piedestallo, ormai simile a un semplice cippo, \u00e8 stata applicata una\u00a0<a href=\"https:\/\/www.brh.org.uk\/site\/articles\/the-edward-colston-corrective-plaque\/\">targa correttiva<\/a>, che peraltro a sua volta non ha mancato di suscitare polemiche. Qualche tempo dopo, il governo britannico (primo ministro era allora Rishi Sunak) ha optato per una politica denominata\u00a0<a href=\"https:\/\/www.museumsassociation.org\/museums-journal\/news\/2023\/10\/government-finally-publishes-retain-and-explain-guidance\/\"><em>retain and explain<\/em><\/a>, cio\u00e8 \u201cconserva e spiega\u201d, secondo la quale i monumenti storici contestati non vanno demoliti, ma corredati di informazioni chiarificatrici che rendano conto dei mutamenti della sensibilit\u00e0. Di questo argomento Furedi non parla (immagino che il libro sia stato consegnato all\u2019editore prima della pubblicazione delle linee guida governative, avvenuta nell\u2019ottobre 2023). Lodevole, a mio avviso, il freno a un\u2019indiscriminata iconoclastia; da verificare, invece, le modalit\u00e0 di applicazione, giacch\u00e9 le \u00abspiegazioni\u00bb sono esposte al rischio di risultare fiacche, pedanti, pelose; e in qualche caso la rimozione pu\u00f2 essere davvero opportuna, come \u00e8 avvenuto, oltre i confini del Regno Unito, per la statua del generale confederato Robert E. Lee a Charlottesville, Virginia.<\/p>\n<p>Tornando al caso di Bristol, oggi \u00e8 rimasto\u00a0<a href=\"https:\/\/blog.ricksteves.com\/cameron\/2023\/06\/bristol-empty-plinth\">il piedestallo vuoto<\/a>; ma a suo tempo era stata avanzata una proposta brillante, che merita di essere ricordata. Edward Colston (1636-1721), nativo appunto di Bristol, si era arricchito con il commercio di oro, avorio e schiavi; in et\u00e0 avanzata aveva poi dato vita a svariate iniziative filantropiche a favore degli strati pi\u00f9 poveri della popolazione, come la costruzione di scuole e di ricoveri. Ora, il 9 giugno 2020, due giorni dopo l\u2019abbattimento da parte del movimento Black Lives Matter della statua (che era stata eretta, dettaglio non trascurabile, solo nel 1895), Bansky ha pubblicato sui suoi social il\u00a0<a href=\"https:\/\/www.agi.it\/cultura\/news\/2020-06-09\/banksy-propone-soluzione-statua-colston-bristol-8853218\/\">bozzetto<\/a>\u00a0di un gruppo scultoreo, con la seguente spiegazione: \u00abEcco un\u2019idea che si rivolge sia a chi sente la mancanza della statua di Colston sia a chi non la sente. Lo tiriamo fuori dall\u2019acqua, lo rimettiamo sul piedistallo, gli mettiamo un cavo attorno al collo e facciamo fare alcune statue di bronzo a grandezza naturale di manifestanti nell\u2019atto di tirarlo gi\u00f9. Tutti contenti. Un giorno straordinario commemorato\u00bb. Chi oggi passa per quel parco pubblico di Bristol (<em>The Centre<\/em>) difficilmente si fermer\u00e0 a leggere le targhe sul piedestallo vuoto, mentre la soluzione ideata da Banksy non sarebbe potuta sfuggire all\u2019attenzione del passante pi\u00f9 distratto: che avrebbe avuto cos\u00ec un\u2019occasione per riflettere sulle sciagure e sulle contraddizioni della storia, sulle colpe e sui meriti degli uomini eminenti, sullo schiavismo e sull\u2019omicidio di George Floyd, sul nostro rapporto con chi ci ha preceduto. E, naturalmente, sul genio di Banksy, chiunque egli sia: e sulla capacit\u00e0 dell\u2019arte di guardare al futuro senza cancellare il passato.<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"text-azzurro text-xl py-3\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.doppiozero.com\/sites\/default\/files\/styles\/r_articolo_mobile_w500\/public\/guerra-contro-il-passato-light.jpg.webp?itok=Ybl0SACF\" \/><\/div>\n<\/div>\n<div><strong>FONTE:\u00a0<a href=\"https:\/\/www.doppiozero.com\/guerra-al-passato\">https:\/\/www.doppiozero.com\/guerra-al-passato<\/a><\/strong><\/div>\n<div class=\"py-6\">\n<div class=\"field field--name-field-immagini-media field--type-entity-reference field--label-hidden field__items\">\n<div class=\"field__item\">\n<article class=\"media media--type-image media--view-mode-articolo\">\n<div class=\"field field--name-field-media-image field--type-image field--label-hidden field__item\"><\/div>\n<\/article>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"hidden h-full lg:flex flex-col justify-between items-end lg:w-1\/3 pt-[11px]\" style=\"text-align: justify\">\n<div class=\"social-share flex flex-col w-full items-end\"><a class=\"h-[43px] w-[43px] mb-5\" title=\"Scarica come file PDF\" href=\"https:\/\/www.doppiozero.com\/print\/pdf\/node\/203937\"><img decoding=\"async\" class=\"no-full object-contain\" src=\"https:\/\/www.doppiozero.com\/themes\/custom\/doppiozero\/img\/scarica-pdf-43.webp\" alt=\"\" \/><\/a><a class=\"h-[43px] w-[43px] mb-5 social-sharing-buttons__button\" title=\"Condividi su Facebook\" href=\"https:\/\/www.facebook.com\/sharer\/sharer.php?u=https:\/\/www.doppiozero.com\/guerra-al-passato&amp;title=Guerra%20al%20passato\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\" aria-label=\"Condividi su Facebook\"><img decoding=\"async\" class=\"no-full object-contain\" src=\"https:\/\/www.doppiozero.com\/themes\/custom\/doppiozero\/img\/icona-facebook-43.webp\" alt=\"\" \/><\/a><a class=\"h-[43px] w-[43px] mb-5 social-sharing-buttons__button\" title=\"Condividi su Twitter\" href=\"http:\/\/twitter.com\/intent\/tweet?text=Guerra%20al%20passato+https:\/\/www.doppiozero.com\/guerra-al-passato\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\" aria-label=\"Condividi su Twitter\"><\/a><\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di DOPPIOZERO (Mario Barenghi) Ci sono almeno due modi di leggere il libro di Frank Furedi\u00a0La guerra contro il passato. 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