{"id":91960,"date":"2025-09-30T10:00:55","date_gmt":"2025-09-30T08:00:55","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=91960"},"modified":"2025-09-30T08:37:52","modified_gmt":"2025-09-30T06:37:52","slug":"falestinistan-contro-il-miraggio-dello-stato-rileggere-kanafani-oggi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=91960","title":{"rendered":"Falestinistan: contro il miraggio dello Stato. Rileggere Kanafani oggi"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\"><strong>di L&#8217;ANTIDIPLOMATICO (<em>Mariam Abu Samra)<\/em><\/strong><\/p>\n<div class=\"entry-content\" style=\"text-align: justify\">\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone  wp-image-91961\" src=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/15-febbraio-2024-bee-1-300x188.jpg\" alt=\"\" width=\"401\" height=\"251\" srcset=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/15-febbraio-2024-bee-1-300x188.jpg 300w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/15-febbraio-2024-bee-1.jpg 656w\" sizes=\"(max-width: 401px) 100vw, 401px\" \/><\/p>\n<p>Nel 1971 Ghassan Kanafani pubblic\u00f2 su Al-Hadaf un articolo intitolato \u201cLo spettro dello Stato Palestinese\u201d. Questa dovrebbe essere una lettura obbligatoria per tutti quelli che oggi commentano con entusiasmo gli sviluppi \u201cdiplomatici\u201d \u2014 dai vari \u201criconoscimenti dello Stato di Palestina\u201d all\u2019ingresso della \u201cPalestina\u201d nei BRICS \u2014 come se fossero nuove rivoluzionarie conquiste di questa pi\u00f9 recente fase storica.<\/p>\n<p>La retorica dei due stati, invece, \u00e8 vecchia quasi quanto il progetto coloniale sionista, perch\u00e9 strumentale alla sua legittimazione. E infatti, gi\u00e0 54 anni fa Kanafani metteva in guardia su come il concetto di statualit\u00e0 e le varie ipotesi di creazione di uno Stato palestinese non costituissero un orizzonte di liberazione, bens\u00ec una strategia reazionaria concepita per recintare la portata anticoloniale della rivoluzione palestinese. Kanafani scrive nel post-Settembre Nero. Anche questo \u00e8 indicativo. La \u201csoluzione dello Stato\u201d emerge e viene riproposta ogni volta che il movimento palestinese smuove e destabilizza equilibri regionali.<\/p>\n<p>L\u2019argomento \u00e8 netto: il discorso sullo Stato, formulato in termini \u201cwestfaliani\u201d (sovranit\u00e0 territoriale, riconoscimento esterno, normalizzazione giuridica), \u00e8 usato per spostare la questione palestinese dal terreno della decolonizzazione a quello dell\u2019amministrazione di una sconfitta, una pacificazione che controlla e depotenzia la lotta di liberazione. Kanafani distingue tre possibili progetti di \u201cStato palestinese\u201d: due versioni \u201cfantoccio\u201d \u2014 una mini-entit\u00e0 su Cisgiordania e Gaza sotto impulso e tutela israeliana; un\u2019entit\u00e0 palestino-giordana prodotta da un rimescolamento gradito a Israele e alle potenze occidentali \u2014 e una terza ipotesi nata da una dinamica di liberazione armata, radicalmente opposta alle prime due. Le prime due sono \u201cfrutti\u201d della vittoria del nemico e servono a consolidarne superiorit\u00e0 e obiettivi strategici; la terza, al contrario, avrebbe senso solo come autorit\u00e0 sui territori liberati, la cui funzione non \u00e8 \u201cfare Stato\u201d nel senso corrente, ma fungere da piattaforma per intensificare la lotta armata e la rivoluzione e rovesciare i rapporti di forza.<\/p>\n<p>In altri termini: laddove il modello westfaliano pretende un soggetto statuale riconosciuto per \u201cchiudere\u201d il conflitto, la visione liberatoria palestinese individua nel \u201cpotere sui territori liberati\u201d un mezzo tattico per aprire una fase pi\u00f9 avanzata della lotta, non un fine istituzionale in s\u00e9. E Kanafani sottolinea come il linguaggio e il riferimento a questo \u201cstato\u201d, inteso come punto di partenza di una rivoluzionaria liberazione, vengano invece spesso utilizzati per confondere e legittimare la materializzazione di uno Stato fantoccio. Gi\u00e0 da allora Kanafani denunciava la retorica con cui il progetto statuale, presentato come avanzamento delle istanze palestinesi, servisse di fatto a disarticolare il progetto di liberazione stesso e a facilitare le ambizioni coloniali e imperialiste in Palestina e in tutta la regione araba.<\/p>\n<p>Kanafani mostra come la promessa dello \u201cStato a portata di mano\u201d sia una narrazione propagandistica tanto pi\u00f9 rumorosa quanto pi\u00f9 impraticabile nelle condizioni reali: essa serve a frammentare la base sociale della resistenza, a dividerne le lealt\u00e0, a scippare alla rivoluzione la rappresentanza della volont\u00e0 collettiva palestinese; la \u201cbomba\u201d piazzata sotto i suoi pilastri non \u00e8 militare, ma psicopolitica. Il \u201cprogetto di Stato palestinese\u201d, presentato come salvezza, opera in realt\u00e0 come trappola: da un lato eviscera la fiducia popolare nella resistenza, dall\u2019altro la attira a una battaglia prematura sul terreno scelto dal nemico. \u00c8 una strategia d\u2019imposizione della resa camuffata da soluzione negoziale.<\/p>\n<p>Da qui l\u2019uso \u2014 volutamente sarcastico \u2014 del termine \u201cFalasteenistan\/Palestinistan\u201d, ripreso da un intervento di Nabil Shaath (figura storica del movimento palestinese) e adottato da Kanafani per indicare l\u2019entit\u00e0 artificiale e collaborazionista che potrebbe nascere con l\u2019attuazione del progetto statale in chiave coloniale: un fantoccio funzionale a cancellare la rivoluzione pi\u00f9 che a \u201crappresentare\u201d i palestinesi. Il punto politico \u00e8 che questa entit\u00e0, lungi dal soddisfare i bisogni del colonizzato, serve le strategie israeliane e imperiali e resta inadatta perfino agli interessi dei regimi arabi, salvo che nella misura in cui consente di reprimere e neutralizzare la resistenza.<\/p>\n<p>Mi preme sottolineare, a questo punto, un aspetto fondamentale dell\u2019analisi proposta in questo articolo: Kanafani, con una lucidit\u00e0 politica cos\u00ec dettagliata da sembrare preveggenza, anticipa che verranno fasi storiche in cui la prospettiva dello Stato fantoccio sar\u00e0 proposta, accolta e diventer\u00e0 egemonica. Lasciare che ci\u00f2 accada significherebbe, secondo Kanafani, andare a combattere una guerra gi\u00e0 persa in partenza. Oslo, di fatto, \u00e8 la materializzazione di quanto Kanafani gi\u00e0 intravedeva e la creazione dell\u2019Autorit\u00e0 Palestinese \u00e8 una delle sue conseguenze pi\u00f9 drammatiche, perch\u00e9 cristallizza la frammentazione politica del movimento di liberazione e il depotenziamento delle sue istanze rivoluzionarie.<\/p>\n<p>In questo contesto, \u00e8 come se Kanafani scrivesse oggi, a noi.<\/p>\n<p>Se invece di farci ammaliare dalla retorica fuorviante quanto elettrizzante del riconoscimento dello Stato inserissimo queste mosse nel quadro analitico che Kanafani delineava gi\u00e0 negli anni \u201970, ci renderemmo conto che non sono conquiste, ma dichiarazioni simboliche e performative di istituzioni co-autrici del progetto coloniale sionista e della sua attuazione genocidaria. Questa strategia non rafforza la causa palestinese: mira piuttosto ad attaccare, colpire e frammentare la resistenza e la societ\u00e0 palestinese. Allo stesso tempo il \u201csistema internazionale\u201d persegue come obiettivo principale la normalizzazione dello status quo, cio\u00e8 un dominio coloniale che \u00e8 insieme espressione e al tempo stesso pilastro fondante dell\u2019ordine globale contemporaneo. La resistenza viscerale e orgogliosa dei palestinesi ha tuttavia impedito che questa strategia, mascherata da negoziato pacifico, potesse trionfare: da oltre cinquant\u2019anni le ha sottratto la vittoria definitiva.<\/p>\n<p>Ci accorgeremmo cos\u00ec che il nostro entusiasmo per questi riconoscimenti non \u00e8 solo ingiustificato, ma diventa strumentale alle stesse politiche imperialiste che lo sostengono. Lo stesso vale, seppure da una prospettiva diversa, per la richiesta di ingresso ai BRICS avanzata dall\u2019Autorit\u00e0 Palestinese: un tentativo di una \u201cleadership\u201d \u2014 considerata tale solo dai suoi padroni internazionali \u2014 di capitalizzare miseramente sull\u2019ondata di attenzione diplomatica di questo periodo e sulla popolarit\u00e0 della resistenza che, in realt\u00e0, essa reprime materialmente in Cisgiordania, nel tentativo di rafforzare una legittimit\u00e0 istituzionale che comunque vacilla. Il paradosso \u00e8 che questi passi, accolti come \u201cvittorie\u201d, coincidono perfettamente con i piani che ci indignano, dall\u2019\u201cAccordo del Secolo\u201d alle varie proposte di Trump: la creazione di un Falasteenistan\/Palestinistan, una parvenza di sovranit\u00e0 che legittima i \u201cfatti compiuti\u201d della colonizzazione, proprio come Kanafani prospettava gi\u00e0 nel \u201971.<\/p>\n<p>La riflessione avanzata da Kanafani non \u00e8 di tipo dottrinario \u2014 non riguarda il \u201cse\u201d lo Stato sia desiderabile \u2014 ma \u00e8 un\u2019analisi materialista che resta oggi attualissima: sul quando, sul come e soprattutto su a chi serva parlare di Stato. Serve al nemico e ai suoi alleati regionali; funziona come propaganda che gonfia l\u2019imminenza di una nascita impossibile per dividere e indebolire; giova a una classe collaborazionista e a un sistema di potere, e nuoce alla resistenza che incarna la volont\u00e0 combattente delle masse. Solo riportando la questione sul terreno della liberazione \u2014 facendo dello \u201cstato\u201d, inteso come presenza e controllo del territorio in chiave decoloniale, un momento organizzativo della lotta e non il suo esito giuridico-diplomatico \u2014 si evita che la statualit\u00e0 diventi il nome elegante della contro-rivoluzione.<\/p>\n<p>Questo \u00e8 un passaggio logico fondamentale, necessario soprattutto a noi: comprendere che le categorie con cui definiamo la statualit\u00e0 sono troppo ristrette per l\u2019ambizione liberatoria di un popolo che lotta. Questa presa di coscienza \u00e8 oggi pi\u00f9 urgente che mai: deve orientare le nostre mobilitazioni, dare lucidit\u00e0 agli intenti, definire obiettivi chiari ed evitare distrazioni.<\/p>\n<p>Kanafani ci ricorda che la liberazione non \u00e8 una passeggiata: richiede tempi lunghi, disciplina, pazienza, costanza. Non si illudeva di una vittoria imminente, anzi prevedeva molte sconfitte; ma richiamava alla capacit\u00e0 di ripartire da esse per imparare e costruire. \u00c8 il romanticismo rivoluzionario che deve ispirarci: rimanere concentrati sul traguardo, non farsi abbagliare dai miraggi. La nostra bussola deve essere la Palestina e il suo esempio di resistenza. Le nostre mobilitazioni devono puntare a una trasformazione sistemica che smantelli il colonialismo in tutte le sue manifestazioni materiali ed epistemologiche.<\/p>\n<p>La nostra lotta non \u00e8 difensiva n\u00e9 passiva di fronte alle istituzioni, limitata dagli orizzonti che esse ci impongono: siamo soggetto attivo, parte delle masse che smuovono il potere. \u00c8 per questo che la lotta \u00e8 sui nostri territori, per forzare un cambiamento radicale nelle politiche, non per ottenere piccole concessioni che restano palliativi insignificanti nella storia lunga delle rivoluzioni. Dobbiamo emanciparci dal simbolismo e dalla solidariet\u00e0 delegata, recuperare fiducia nella nostra capacit\u00e0 collettiva di agenti politici trasformativi: consapevoli che la Palestina \u00e8 gi\u00e0 nelle nostre lotte sociali, e che l\u2019anticolonialismo vive nella nostra indignazione per il genocidio e per ci\u00f2 che rivela dei rapporti di potere che strutturano il mondo.<\/p>\n<p>Dobbiamo liberarci dai limiti performativi e autoreferenziali di un diritto internazionale che non \u00e8 universale, ma architettura funzionale alla riproduzione del colonialismo e del capitalismo. Dobbiamo riconoscerci protagonisti della storia: non nella forma arrogante della solidariet\u00e0 neoliberale, che ripropone l\u2019approccio del salvatore bianco come autoassoluzione, ma come parte di una trasformazione che ci vede in prima linea, qui, nei nostri porti, nelle fabbriche, nelle piazze. Insieme, compatti e convinti, dobbiamo rivendicare i nostri diritti e credere in una liberazione che sar\u00e0 tanto della Palestina quanto nostra. La bussola \u00e8 la resistenza palestinese: non riconoscimenti simbolici, non concessioni pacificatrici. Kanafani ce lo diceva cinquant\u2019anni fa. Ed \u00e8 nostro dovere raccogliere il suo insegnamento, non come esercizio di memoria storica, ma come atto politico rivoluzionario.<\/p>\n<p><strong>FONTE:<a href=\"https:\/\/www.lantidiplomatico.it\/dettnews-falestinistan_contro_il_miraggio_dello_stato_rileggere_kanafani_oggi\/39602_62821\">https:\/\/www.lantidiplomatico.it\/dettnews-falestinistan_contro_il_miraggio_dello_stato_rileggere_kanafani_oggi\/39602_62821<\/a><\/strong><\/p>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di L&#8217;ANTIDIPLOMATICO (Mariam Abu Samra) Nel 1971 Ghassan Kanafani pubblic\u00f2 su Al-Hadaf un articolo intitolato \u201cLo spettro dello Stato Palestinese\u201d. 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