{"id":92056,"date":"2025-10-06T10:00:20","date_gmt":"2025-10-06T08:00:20","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=92056"},"modified":"2025-10-06T01:20:09","modified_gmt":"2025-10-05T23:20:09","slug":"gianfranco-la-grassa-padre-della-teoria-del-conflitto-strategico-se-ne-andato-un-genio-intervista-a-gianni-petrosillo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=92056","title":{"rendered":"Gianfranco La Grassa, padre della teoria del Conflitto Strategico. Se n\u2019\u00e8 andato un genio. Intervista a Gianni Petrosillo"},"content":{"rendered":"<p><strong>da CONFLITTI E STRATEGIE (Redazione)<\/strong><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-92057\" src=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/IMG_8342-860x280-1-300x98.jpeg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"98\" srcset=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/IMG_8342-860x280-1-300x98.jpeg 300w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/IMG_8342-860x280-1-768x250.jpeg 768w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/IMG_8342-860x280-1.jpeg 860w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p><em>L\u2019intervista \u00e8 tradotta dalla spagnolo e potrebbero esserci piccole imprecisioni.<\/em><br \/>\n<em>GP<\/em><\/p>\n<h4>Gianfranco La Grassa, padre della teoria del Conflitto Strategico. Se n\u2019\u00e8 andato un genio. Intervista a Gianni Petrosillo<br \/>\ndi Carlos Javier Blanco<\/h4>\n<p>CJB: Il 25 settembre 2025 \u00e8 venuto a mancare l\u2019illustre economista e pensatore italiano Gianfranco La Grassa. Nato nel 1935, con la sua lunga vita e il suo intenso lavoro La Grassa ha lasciato un\u2019opera immensa, insufficientemente conosciuta, specialmente nel mio paese [la Spagna], dove sembra che tutto stia diventando sconosciuto per tutti.<br \/>\nLegato da sempre al marxismo, giunse a sviluppare un pensiero proprio, la teoria del Conflitto Strategico che, purtroppo, confesso di aver scoperto soltanto in tempi relativamente recenti. Fin dall\u2019inizio colsi la sua rilevanza e mi misi immediatamente all\u2019opera. Mi sembrava urgente tradurre suoi articoli e libri (alcuni gi\u00e0 disponibili in spagnolo, altri in arrivo) e collaborare \u2013 con i miei modesti mezzi e il mio \u201critiro accademico\u201d \u2013 con il suo discepolo, mio amico Gianni Petrosillo. In occasione della sua morte cos\u00ec recente, era inevitabile rendere omaggio al Maestro scomparso. Ho deciso, d\u2019accordo con Gianni cui sono molto grato, di cominciare il tributo a La Grassa con un\u2019intervista, poche domande rivolte a chi conosce cos\u00ec bene il pensatore e la sua opera. Il pensatore non muore mai del tutto se la sua opera \u00e8 studiata e tenuta in considerazione.<\/p>\n<p>CJB: Chi fu Gianfranco La Grassa? Cosa rappresenta la sua perdita?<\/p>\n<p>GP: Permettimi innanzitutto di ringraziarti, Carlos, per il lavoro che stai facendo. Gianfranco La Grassa era molto contento di sapere della traduzione di uno dei suoi ultimi testi in spagnolo (Per una forza nuova, ed. Solfanelli), una lingua a lui molto cara perch\u00e9 in passato alcune sue opere furono pubblicate in paesi dell\u2019America Latina di lingua spagnola.<br \/>\nGianfranco La Grassa \u00e8 stato uno dei pi\u00f9 grandi interpreti del pensiero di Marx in Italia e al di fuori dell\u2019Italia. Fu un marxista rigoroso, che non si allontan\u00f2 mai dalla lettera di Marx, cio\u00e8 non attribu\u00ec teorizzazioni o sviluppi che non si trovassero nei suoi scritti \u201cconclusi\u201d, a differenza di molti altri che utilizzarono Marx per fargli dire qualsiasi cosa, soprattutto ci\u00f2 che non aveva pubblicato, estrapolandolo da opere incompiute o perfino da appunti (che egli chiamava \u201ci grundrissisti\u201d).<br \/>\nPer La Grassa, Marx era uno scienziato e non un filosofo, e lo tratt\u00f2 come tale quando si rese conto che la sua teoria non conduceva ai risultati oggettivi di cui lo stesso Marx parlava.<br \/>\nOvviamente, l\u2019interpretazione di Marx da parte di La Grassa vari\u00f2 in base alle fasi storiche, enfatizzando aspetti diversi delle sue elaborazioni, ma sempre si tratt\u00f2 di Marx e non di fantasie che alcuni intellettuali gli attribuirono, riducendolo a un filosofo o a un economista cervellotico (intento ad attendere la caduta tendenziale del saggio di profitto o a esplicitare l\u2019esatta corrispondenza tra valori e prezzi di produzione).<br \/>\nMarx non fu n\u00e9 un filosofo n\u00e9 un economista. Marx fond\u00f2 una nuova scienza, la critica dei modi di produzione (l\u2019involucro che racchiude forze produttive e rapporti di produzione), e perci\u00f2 i rapporti sociali furono il suo oggetto di studio (Il Capitale \u00e8 un rapporto sociale, afferma Marx).<br \/>\nAlthusser la chiamava \u201cl\u2019apertura alla scienza del \u2018continente storia\u2019 \u201d e, come disse Engels, la presentazione di una nuova scienza implicava una rivoluzione nella terminologia specifica di quella stessa scienza.<br \/>\nBene: partendo da Marx, La Grassa scopr\u00ec \u2014 o riscopr\u00ec \u2014 il \u201ccontinente politico\u201d che Marx aveva lasciato in secondo piano (dato che, nella sua epoca, la scienza economica, sistematizzata da relativamente poco tempo, era diventata la disciplina con cui confrontarsi). E sostitu\u00ec il concetto marxiano di lotta di classe (quella tra proprietari dei mezzi di produzione e forza lavoro) con quello di conflitto strategico tra agenti dominanti, che non agiscono solo nell\u2019economia ma in tutte le sfere sociali, con una prevalenza ultima di quella politica. Poich\u00e9 la Politica non \u00e8 solo un ambito sociale, ma un flusso di azione (una serie di mosse strategiche per imporre la propria volont\u00e0), ed essa attraversa tutte le sfere. Fa politica, in questo senso, l\u2019imprenditore che vuole imporsi sul mercato, l\u2019ideologo che vuole primeggiare nella cultura, il politico che vuole conquistare il potere.<br \/>\nCon un linguaggio evocativo possiamo dire che con La Grassa l\u2019economia cessa di essere la determinazione di ultima istanza della societ\u00e0 mentre lo diventa la politica \u2014 non come semplice sfera sociale, ma come insieme di mosse strategiche in ogni ambito.<br \/>\nCos\u00ec La Grassa si allontan\u00f2 da Marx, ma sempre partendo da Marx, assumendo la responsabilit\u00e0 di questo passo senza attribuirlo al pensatore tedesco.<br \/>\nSe vogliamo collocare Gianfranco, dobbiamo inserirlo tra i continuatori della cosiddetta scuola realista italiana, quella che mette al centro la politica intesa nel senso pi\u00f9 crudo e realistico del concetto, che va da Machiavelli a Michels, Mosca e Pareto \u2014 ma con un\u2019apertura originale. \u00c8 con Machiavelli che la politica diventa scienza e Gianfranco aggiunge qualcosa di nuovo e diverso a quella grande tradizione italiana.<\/p>\n<p>CJB: Per te, personalmente, come discepolo e collaboratore per molti anni, cosa rappresent\u00f2 quest\u2019uomo?<\/p>\n<p>GP: Non \u00e8 facile in questo momento per me parlare del mio rapporto con Gianfranco, a pochi giorni dalla sua morte. Ero molto pi\u00f9 giovane quando ci incontrammo e iniziammo a collaborare, e questo fino a pochi giorni fa. Per vent\u2019anni ci siamo visti almeno una volta l\u2019anno (perch\u00e9 lui viveva nel nord dell\u2019Italia e io nel sud) e ci telefonavamo ogni giorno, anche pi\u00f9 volte al giorno. Per me \u00e8 stato un maestro in ogni senso. Uno di quei maestri cos\u00ec elevati che difficilmente si possono superare. Come Engels diceva di Marx, un vero genio (qui lui si sarebbe arrabbiato per quanto era modesto).<br \/>\nLa Grassa \u00e8 stato, mutatis mutandis, un pensatore di quelli che si contano sulla punta delle dita. Ovviamente non ricevette in vita i meriti che gli spettavano, perch\u00e9 non era incline a mostrarsi, come solo i pi\u00f9 grandi sanno fare. Il suo pensiero veniva prima del suo individualismo e cos\u00ec, spesso,\u00a0 la societ\u00e0 non si \u00e8 resa conto di quel che ha avuto e perduto.<br \/>\nIn effetti, scrisse moltissimi saggi ma non ricordo presentazioni pubbliche; a lui interessava parlare con poche persone, ma che fossero realmente interessate a fare un lavoro teorico e politico serio.<\/p>\n<p>CJB: In cosa consiste la sua teoria del Conflitto Strategico?<\/p>\n<p>GP: Marx, nel delineare la dinamica della societ\u00e0 capitalista, pone al centro la sfera produttiva, anche se non strettamente economica (in riferimento al suo ragionamento sulle relazioni sociali e al capitale come relazione sociale di cui parlavamo prima), considerandola, se non la sfera dominante rispetto alla politica e all\u2019ideologico-culturale, almeno quella decisiva \u201cin ultima istanza\u201d.<br \/>\nSecondo lui, la competizione tra capitalisti guida l\u2019espansione produttiva e l\u2019aumento del saggio di sfruttamento del lavoro, portando, per contraddizioni interne, alla formazione del lavoratore collettivo cooperativo (unione di manager e operai), la nuova classe sociale che, formata in questo processo, avrebbe abbattuto il capitalismo, dato che gli stessi capitalisti, disinteressati alla produzione e ridotti a un nucleo ristrettissimo, sarebbero diventati semplici azionisti e speculatori finanziari.<br \/>\nTuttavia, Marx concentra la sua analisi soprattutto sull\u2019innovazione di processo e sul plusvalore relativo, trascurando l\u2019innovazione di prodotto (quella che schiude nuovi mercati) e le dinamiche strategiche tra capitalisti, cos\u00ec come la necessit\u00e0 di interazione tra attori sociali non strettamente operanti nella sfera economica.<br \/>\nIn questo modo la sua previsione del capitalismo rimane legata a una visione teleologica, quasi inevitabile, della storia: le contraddizioni interne avrebbero creato automaticamente le condizioni per la rivoluzione (il parto ormai maturo\u2026)<br \/>\nLa Grassa, mosso da una critica a questi limiti, propone un approccio alternativo basato sul concetto di \u201cconflitto strategico\u201d. Questo conflitto non \u00e8 semplicemente antagonismo tra classi sociali, ma un processo continuo di disaggregazione e riassemblaggio delle forze sociali, soggette al flusso costante del reale, che si confrontano tra loro per una forza oggettiva che attraversa la societ\u00e0 umana stessa.<br \/>\nGli attori sociali (politici, economici, culturali) formano alleanze temporanee per prevalere, innovano prodotti e processi in ambito economico, si ristrutturano e si adattano in risposta alle pressioni competitive di vario tipo, generando dinamiche imprevedibili che modellano la societ\u00e0 in modo non lineare n\u00e9 deterministico. Il conflitto strategico diventa cos\u00ec il motore principale delle trasformazioni sociali, sostituendo l\u2019idea marxiana di un percorso storico predeterminato: dal capitalismo, al socialismo, fino al comunismo (storicamente necessario).<br \/>\nNon esiste pi\u00f9 un soggetto rivoluzionario unico, come il lavoratore collettivo delineato da Marx; invece, le possibilit\u00e0 di trasformazione emergono dalle interazioni strategiche fra gruppi e individui, dalle innovazioni e dalla competizione costante che caratterizza non solo l\u2019economia moderna, ma l\u2019intera aggregazione sociale umana.<br \/>\nLa Grassa mette in rilievo che la chiave per comprendere il capitalismo contemporaneo non risiede tanto nell\u2019unico tema dello sfruttamento della forza lavoro, quanto nella interpretazione del conflitto strategico come dinamica fondamentale e motore del cambiamento sociale.<br \/>\nIn sintesi: mentre Marx vedeva il capitalismo come un sistema le cui contraddizioni interne avrebbero inevitabilmente portato a una trasformazione rivoluzionaria, La Grassa interpreta la realt\u00e0 moderna come un insieme complesso di conflitti strategici, in cui la spinta a prevalere \u2014 che pu\u00f2 manifestarsi in molte forme (competizione aperta, confronto diretto o velato) plasma continuamente le possibilit\u00e0 di sviluppo, ristrutturazione e cambiamento della societ\u00e0.<br \/>\nIn questo nuovo orizzonte sono soprattutto i gruppi dominanti e chi li sfida a determinare questi conflitti, a livello statale e internazionale, e anche nelle altre sfere. Ci\u00f2 riduce il conflitto di classe a una dimensione secondaria, sebbene possa emergere con maggiore forza in determinate condizioni storiche, quando per esempio le classi sfruttate vengono risospinte nella scena dalla necessit\u00e0 di alcuni gruppi di modificare le relazioni di potere.<br \/>\nTuttavia, le rivendicazioni della classe operaia, come diceva Lenin, sono sempre sindacaliste, non rivoluzionarie; i bolscevichi, per esempio, come avanguardia s\u00ec lo erano rivoluzionari, ma la loro ascesa al potere non signific\u00f2 che la classe operaia avesse realmente il controllo della societ\u00e0. \u00c8 ovvio che il discorso \u00e8 pi\u00f9 lungo e complicato, e per definirlo sarebbe necessario leggere i libri di Gianfranco, ai quali rimando per precisione maggiore.<\/p>\n<p>CJB: Ora che forse siamo alle soglie di un conflitto globale, forse una Terza Guerra Mondiale, la geopolitica suscita sempre maggiore interesse. La teoria del Conflitto Strategico non si adatta bene a questa disciplina? La geopolitica \u00e8 la grande assente fra gli autori marxisti?<\/p>\n<p>GP: Prima di tutto vorrei chiarire cosa intendo per geopolitica nel pensiero di La Grassa. La intendo come l\u2019insieme dei flussi politici, economici e militari che attraversano gli spazi e le aree geografiche. Questi medesimi flussi, penetrandosi e intersecandosi, incidono sulle strutture delle formazioni sociali (paesi singoli o aree omogenee che raggruppano pi\u00f9 nazioni).<br \/>\nQuesti flussi non possono essere interpretati in modo asettico, perch\u00e9 sono il risultato di una direzione specifica, segnata dalla propensione egemonica dei vari attori in campo. La geopolitica somiglia dunque a una partita a scacchi, in cui ci\u00f2 che \u00e8 in gioco \u00e8 il controllo delle strutture politiche, economiche, energetiche e militari di aree geografiche intere. Come ogni buon giocatore sa, non sempre si affronta il nemico frontalmente, ma lo si induce a scoprirsi per poterlo mettere in scacco. Le manovre di irritazione dell\u2019avversario diventano cos\u00ec fondamentali: bisogna provocarlo da un lato per costringerlo a scoprirsi e da un altro. In questo sviluppo di tattiche multiple legate a un disegno strategico pi\u00f9 o meno definito (poich\u00e9 nella realizzazione graduale di obiettivi intermedi si modifica la strategia generale, senza che essa perda la sua essenza) \u00e8 implicito l\u2019uso di strumenti di soft power e hard power.<br \/>\nNoi non abbiamo mai trascurato la geopolitica; molti altri marxisti, invece, lo hanno fatto, accecati da un internazionalismo proletario inesistente. Noi l\u2019abbiamo integrata in un\u2019analisi teorica pi\u00f9 ampia che parte proprio dal conflitto strategico, la cui massima espressione \u00e8 lo scontro tra gruppi dominanti di stati differenti per la supremazia mondiale.<br \/>\nCi stiamo avvicinando a un periodo di guerre \u2014 anche se \u00e8 difficile dire quanto assomiglieranno alle guerre mondiali del passato \u2014 perch\u00e9 l\u2019unipolarismo americano \u00e8 in declino relativo e viene sfidato da nuove potenze. Su questi conflitti, che diventeranno probabile sempre pi\u00f9 diretti, \u00e8 difficile fare previsioni certe.<br \/>\nDi fronte alla Russia di Putin, oggi primo avversario, insieme alla Cina, degli Stati Uniti, gli americani hanno alternato l\u2019uso dell\u2019hard power (interventi militari in prossimit\u00e0 dei suoi confini, destabilizzazioni varie) e del soft power (sponsorizzazione di \u201crivoluzioni colorate\u201d, influenza culturale, pressioni diplomatiche), cercando di isolare la Russia e contenerne l\u2019area d\u2019influenza.<br \/>\nCertamente, gli USA non sono ancora pronti a confrontarsi direttamente con una potenza nucleare come la Russia con un attacco che neutralizzi la sua controrisposta atomica, ma complottano per limitare le sue zone d\u2019influenza, isolarla da possibili alleati e controllare i punti di espansione, non solo territoriale.<br \/>\nTuttavia, non credo che una Terza Guerra Mondiale sia imminente; serviranno anni e non \u00e8 certo che possa essere paragonabile alle guerre precedenti, le quali non sono comparabili tra loro n\u00e9 con quelle dei tempi precedenti.<\/p>\n<p>CJB: Il concetto di \u201cdemocrazia liberale\u201d si presenta oggi come un grande inganno, una farsa. In La Grassa c\u2019\u00e8 pi\u00f9 Lenin o pi\u00f9 Schmitt? Qual \u00e8 la tua opinione?<\/p>\n<p>GP: In forme diverse, Lenin e Schmitt sono due grandi pensatori, e Schmitt senza dubbio si \u00e8 confrontato con Lenin, che unisce in s\u00e9 capacit\u00e0 teorica e forza rivoluzionaria concreta, raramente vista nella storia. Oggi, avendo superato definitivamente gli steccati ideologici, almeno per quanto ci riguarda, possiamo attingere liberamente da chiunque ci aiuti a comprendere il mondo e, possibilmente, a trasformarlo.<br \/>\nNon abbiamo \u201cricette per le osterie del futuro\u201d n\u00e9 un modello sociale prefissato da costruire, ma sappiamo che la democrazia liberale \u2014 e il paese che l\u2019ha plasmata secondo la sua immagine \u2014 \u00e8 il nostro nemico. Non parlo di un nemico culturale, non sono anti-americano per pregiudizio, ma per scelta politica. Un potere tanto concentrato in un singolo paese esaspera i problemi: troppe guerre, troppe ingiustizie, troppe atrocit\u00e0.<br \/>\nNon elimineremo mai queste piaghe, n\u00e9 ci saranno equilibri perfetti di forze, ma bisogna fare in modo che non sia un solo gendarme a decidere cosa sia giusto e cosa sbagliato. La democrazia \u00e8 sempre stata il velo di una certa dittatura, quella del modello statunitense che si \u00e8 imposto con le sue narrative individualiste e libertarie. E anche la libert\u00e0 \u00e8, in questo contesto, una gabbia dorata.<br \/>\nCome Lenin si chiedeva: \u201clibert\u00e0 per chi e per fare cosa?\u201d Oggi posso esprimere il mio pensiero \u2014 sempre meno a dir il vero \u2014 ma con il rischio di essere portato in tribunale se mi va bene, sempre che il giudizio del pensiero politicamente corretto non mi condanni prima senza processo.<br \/>\nMa la democrazia ha sempre usato vari sistemi per reprimere o rendere irrilevanti i suoi avversari, a seconda del grado di pericolosit\u00e0: leggeri o severi. Anche il diritto di voto oggi \u00e8 completamente inutile, forse lo \u00e8 stato sempre. Posso votare soltanto chi mi presentano loro e come dicono loro, per questo la gente ha smesso di votare, ma \u201cloro\u201d hanno continuato a decidere il destino dei paesi. Dico \u201cloro\u201d perch\u00e9 sono tutti uguali.<br \/>\nPenso all\u2019Italia. Oggi c\u2019\u00e8 un governo di centro-destra guidato da Giorgia Meloni. Quando era all\u2019opposizione costei parlava di sovranit\u00e0 nazionale, di non inimicarsi la Russia, di riconoscere la Palestina. Dopo essere divenuta Premier, ha capovolto tutte quelle posizioni. In Italia, chiunque vinca, sono sempre gli Stati Uniti a decidere cosa si pu\u00f2 o non si pu\u00f2 fare.<br \/>\nSiamo un paese con centinaia di basi militari statunitensi, con servizi segreti infiltrati dagli USA; siamo occupati (in senso geopolitico) fin dalla Seconda guerra mondiale. Di che libert\u00e0 ci parlano?<br \/>\nCome diceva Albert Caraco: \u201cPer un paese che fa la Storia, ce ne sono venti che la subiscono; e in quei venti ogni partito, anche se si proclama nazionalista, \u00e8 il partito dello straniero.\u201d<br \/>\nSeguo un po\u2019 quello che succede in Spagna e, con qualche differenza, non mi pare che le cose siano molto diverse: tutta l\u2019Europa \u00e8 un\u2019estensione degli USA. Ma il mondo sta cambiando, e questa subordinazione che ci ha dato un lungo tempo di tranquillit\u00e0 si sta trasformando, nel nuovo contesto storico, in ci\u00f2 che ci roviner\u00e0.<\/p>\n<p>CJB: Come intendi lavorare d\u2019ora in avanti sul piano intellettuale? Cosa farai del vasto lascito di questo Maestro? Il sito Conflitti e Strategie \u00e8 uno strumento per questo scopo?<\/p>\n<p>GP: Sicuramente manterr\u00f2 vivo il pensiero di La Grassa e, come lui avrebbe voluto, faremo in modo che sia aggiornato e, se necessario, superato, perch\u00e9 il suo approccio era pienamente scientifico. Gianfranco ripeteva sempre una citazione di Max Weber:<\/p>\n<p>\u201cCiascuno di noi sa che, nella scienza, il proprio lavoro dopo dieci, venti, cinquanta anni sar\u00e0 invecchiato. Questo \u00e8 il destino, o meglio il senso del lavoro scientifico: ogni lavoro \u2018compiuto\u2019 comporta nuovi \u2018problemi\u2019 e desidera invecchiare e essere superato. A questo deve rassegnarsi chi vuole servire la scienza.\u201d<br \/>\nIl sito continuer\u00e0 ad essere uno strumento per questo lavoro, ma auspichiamo che ne nascano altri, da ogni parte. Poi ci sono tutte le sue carte e documenti da organizzare \u2014 un pensatore lascia sempre molto dietro di s\u00e9.<\/p>\n<p>CJB: Quali autori, viventi o scomparsi, sono pi\u00f9 prossimi al lascito di La Grassa?<\/p>\n<p>GP: Non saprei indicare un pensatore che sia \u201cpi\u00f9 vicino\u201d a La Grassa: il suo pensiero \u00e8 molto originale. \u00c8 possibile rintracciare similarit\u00e0 in molti grandi del passato, ma non in qualcuno direttamente. Oggi vedo poca disposizione a innovare, a pensare sul serio. Il momento storico non aiuta, ed \u00e8 la storia \u00e8 che genera i grandi uomini, mai il contrario.<br \/>\nLa Grassa infatti diceva: \u201cImmaginate Marx senza la Rivoluzione Industriale (prima e seconda fase) e senza il 1848: probabilmente non avrebbe potuto teorizzare ci\u00f2 che poi fece.\u201d<\/p>\n<p>CJB: Pensi che il \u201csinistrismo\u201d sia una malattia infantile (Lenin) e persino un sostegno strategico del Capitale?<\/p>\n<p>GP: Questa domanda \u00e8 importante per chiarire cosa la \u201csinistra\u201d sia sempre stata nella storia, non solo oggi. Come diceva Lenin, essa fu il luogo del tradimento dei dominati. La sinistra ha sempre tradito gli sfruttati. Da quando si \u00e8 staccata dal marxismo e dalle idee comuniste, ha mostrato il suo vero volto. \u00c8 l\u2019ideologia delle classi benestanti che si vergognano di esserlo, ma non di godere dei loro privilegi, che ostentano in forme raffinate. La sinistra, diceva Gianfranco, \u00e8 il cancro della societ\u00e0 e la destra una falsa cura omeopatica. Tutto \u00e8 pertanto da reinterpretare e ricostruire. Anche qui Gianfranco andava contro il politicamente corretto: il revisionismo storico non \u00e8 un insulto ma \u00e8 utilissimo.<\/p>\n<p>CJB: Molte grazie, Gianni. Studiare l\u2019opera di La Grassa \u00e8 il nostro miglior omaggio, come ben sai.<\/p>\n<p><strong>FONTE:\u00a0<a href=\"https:\/\/www.conflittiestrategie.it\/gianfranco-la-grassa-padre-della-teoria-del-conflitto-strategico-se-ne-andato-un-genio-intervista-a-gianni-petrosillo\">https:\/\/www.conflittiestrategie.it\/gianfranco-la-grassa-padre-della-teoria-del-conflitto-strategico-se-ne-andato-un-genio-intervista-a-gianni-petrosillo<\/a><\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>da CONFLITTI E STRATEGIE (Redazione) L\u2019intervista \u00e8 tradotta dalla spagnolo e potrebbero esserci piccole imprecisioni. GP Gianfranco La Grassa, padre della teoria del Conflitto Strategico. Se n\u2019\u00e8 andato un genio. Intervista a Gianni Petrosillo di Carlos Javier Blanco CJB: Il 25 settembre 2025 \u00e8 venuto a mancare l\u2019illustre economista e pensatore italiano Gianfranco La Grassa. Nato nel 1935, con la sua lunga vita e il suo intenso lavoro La Grassa ha lasciato un\u2019opera immensa, insufficientemente&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":103,"featured_media":82047,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[32],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2023\/10\/Conflittiestrategie.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-nWM","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/92056"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/103"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=92056"}],"version-history":[{"count":4,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/92056\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":92061,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/92056\/revisions\/92061"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/82047"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=92056"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=92056"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=92056"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}