{"id":92085,"date":"2025-10-08T10:30:38","date_gmt":"2025-10-08T08:30:38","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=92085"},"modified":"2025-10-07T23:09:22","modified_gmt":"2025-10-07T21:09:22","slug":"la-palestina-e-i-fantasmi-del-genocidio-che-ritornano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=92085","title":{"rendered":"La Palestina e i fantasmi del genocidio che ritornano"},"content":{"rendered":"<p><strong>di LA FIONDA (Francesco Ricciardi)<\/strong><\/p>\n<div class=\"intestazione-post\"><img decoding=\"async\" class=\"img-fluid foto-articolo ls-is-cached lazyloaded\" src=\"https:\/\/www.lafionda.org\/wp-content\/uploads\/2024\/06\/occupazione-palestina-israele.jpg\" alt=\"\" data-src=\"https:\/\/www.lafionda.org\/wp-content\/uploads\/2024\/06\/occupazione-palestina-israele.jpg\" \/><\/p>\n<div class=\"cover-post\"><\/div>\n<\/div>\n<div class=\"contenuto-post\">\n<p>Sin da ragazzo, formandomi sulla memoria della tragedia della seconda guerra mondiale e, in particolare, su quella dell\u2019Olocausto, mi sono sempre domandato con preoccupazione come sia stata possibile tanta cattiveria da parte di tanti uomini e come molte altre persone fossero state complici, tiepide o indifferenti.<\/p>\n<p>Colpiva, tra l\u2019altro, il fatto che il principale responsabile di tale tragedia \u2014 le cui pi\u00f9 numerose e note vittime furono gli ebrei \u2014 fosse una delle nazioni pi\u00f9 istruite e culturalmente avanzate del mondo.<\/p>\n<p>Mantenere viva la memoria di quella tragedia non fu facile per i sopravvissuti, ma era importante: tanto che, col tempo, molti di essi cominciarono a testimoniare quanto accaduto. Ne segu\u00ec un opportuno e fondamentale lavoro di preservazione e diffusione della memoria, finalizzato non solo a rendere omaggio alle vittime, ma anche, e soprattutto, a scongiurare che un evento simile potesse ripetersi.<\/p>\n<p>Questa memoria dell\u2019Olocausto \u2013 in particolare della Shoah \u2013 \u00e8 cos\u00ec parsa diventare pacificamente condivisa dalla quasi totalit\u00e0 delle realt\u00e0 politiche, sociali, istituzionali e culturali; insomma, almeno formalmente, dalla societ\u00e0 intera, con l\u2019ovvia eccezione dei pochi neonazisti e \u201caffini\u201d.<\/p>\n<p>Il termine genocidio \u2014 ossia \u201cil compimento di atti delittuosi con l\u2019intenzione di distruggere, in tutto o in parte, un gruppo nazionale, etnico, razziale o religioso\u201d, secondo la Convenzione internazionale del 1948 \u2014 divenne una parola tremenda, in grado di allarmare governi e societ\u00e0 civile ogni volta che ne veniva ipotizzata la commissione.<\/p>\n<p>Lo abbiamo visto alla fine del secolo scorso, nei casi del Ruanda e della Bosnia Erzegovina. Era una parola che obbligava l\u2019ONU e i governi di tutto il mondo a reagire, come previsto dalla Convenzione e confermato dalla Corte Internazionale di Giustizia. Tanto che furono istituiti tribunali internazionali specificamente volti a punire tale crimine, insieme a quelli contro l\u2019umanit\u00e0 e di guerra.<\/p>\n<p>Tuttavia, negli ultimi due anni, tutto questo patrimonio giuridico e morale \u00e8 parso improvvisamente venir meno, destando seria preoccupazione.<\/p>\n<p>Sono infatti riemerse, in modo inquietante, figure pronte a sostenere, giustificare o minimizzare i massacri di massa nella Striscia di Gaza, ovvero a mostrarsi tiepide nei confronti del genocidio odierno.<\/p>\n<p>Chi di questi \u00e8 consapevole della gravit\u00e0 del termine \u201cgenocidio\u201d e delle conseguenze del suo accertamento, si rifugia in sofismi per negarne l\u2019attribuzione a tali massacri.<\/p>\n<p>Colpisce che ci\u00f2 avvenga nonostante l\u2019impegno profuso per decenni nel coltivare la memoria di ottant\u2019anni fa, affinch\u00e9 \u201cnon accadesse mai pi\u00f9\u201d. Evidentemente, per alcuni, quella memoria \u00e8 servita soltanto a vantaggio di un solo popolo.<\/p>\n<p>Ci si dovrebbe chiedere perch\u00e9 ritorni oggi questo orrore.<\/p>\n<p>Una prima spiegazione \u2014 certo non giustificabile \u2014 \u00e8 che i gravi crimini di diritto internazionale stiano avvenendo ad opera di Stati appartenenti al campo geopolitico pi\u00f9 forte, a danno di un popolo debole, povero, ininfluente e privo di Stato.<\/p>\n<p>Paradossalmente, queste stesse nazioni avevano storicamente concepito e realizzato la rete di norme internazionali a tutela dei diritti umani.<\/p>\n<p>Proprio questo dato dovrebbe far riflettere e indignare per la sua palese ipocrisia, oltre a destare forte preoccupazione: la violazione di quei principi da parte degli stessi Stati che li hanno proclamati ne provoca la svalutazione e mette in crisi i valori e la memoria storica su cui si fonda la convivenza tra le nazioni.<\/p>\n<p>Con quei principi l\u2019umanit\u00e0 aveva raggiunto uno dei livelli pi\u00f9 alti di civilt\u00e0 \u2014 pur con tutte le sue contraddizioni \u2014 ma ora essi paiono profondamente messi in crisi da quanto sta accadendo in Palestina per opera di Israele, mentre buona parte dei governi occidentali si mostra complice, tiepida o silente.<\/p>\n<p>Questo genocidio, che assume le forme di una pulizia etnica \u2014 immediatamente percepibile a Gaza e pi\u00f9 strisciante in Cisgiordania \u2014 coinvolge pesantemente la coscienza storica del continente europeo, soprattutto per la specificit\u00e0 dei suoi autori: gli ebrei (sebbene limitatamente a quelli di Israele), che furono le principali vittime dell\u2019Olocausto e di precedenti persecuzioni e discriminazioni in Europa.<\/p>\n<p>Ci si sarebbe dunque dovuti aspettare che fossero la coscienza critica pi\u00f9 vigile contro ogni persecuzione, specie genocidaria; invece, trovarli ora dalla parte opposta \u00e8 motivo di profondo turbamento.<\/p>\n<p>Accade anche, in una parte minoritaria dell\u2019opinione pubblica, che l\u2019attuale condizione di Israele susciti un opposto sentimento: quello di un popolo considerato intoccabile, cui non si pu\u00f2 imputare alcun crimine, avvolto da un vittimismo eterno e irresponsabile, che di fatto lo pone in una condizione di impunit\u00e0.<\/p>\n<p>Chi osa criticare viene accusato \u2014 ingiustamente ma gravemente \u2014 di antisemitismo.<\/p>\n<p>Un simile atteggiamento, oltre a essere strumentale, rischia di alimentare sentimenti antigiudaici e, insieme, di banalizzare la parola antisemita, che invece deve conservare la sua eccezionale gravit\u00e0 come forma di razzismo estrema, e non divenire un\u2019arma contro ogni legittima critica alla politica di uno Stato.<\/p>\n<p>Vi \u00e8 poi un altro fattore di turbamento: il fatto che il popolo ebraico \u00e8 all\u2019origine del cristianesimo e dell\u2019islam, ed \u00e8 il \u201cpopolo eletto\u201d delle Sacre Scritture.<\/p>\n<p>In esse si parla di Israele come di un popolo che attende Dio, che invoca pace e giustizia, che combatte i nemici e riceve la Terra promessa.<\/p>\n<p>Oggi, per\u00f2, Israele compie i crimini che conosciamo \u2014 nella stessa terra di Ges\u00f9 \u2014 e spesso invocando quelle stesse scritture. \u00c8 inevitabile che ci\u00f2 susciti domande e turbamento anche sul piano religioso e spirituale.<\/p>\n<p>Questa vicenda israelo-palestinese non ci riguarda solo sul piano umano, giuridico o geopolitico: ci coinvolge storicamente, culturalmente, spiritualmente e nella coscienza individuale e collettiva.<\/p>\n<p>Potremmo dire che quella Terra Santa appartiene anche a noi \u2014 cristiani, musulmani e, in generale, genti di pace \u2014 e che va salvaguardata per ci\u00f2 che rappresenta ed evoca per moltitudini di popoli in tutto il mondo.<\/p>\n<p>Ci si deve dunque chiedere per quanto ancora si potr\u00e0 continuare a guardare a questa tragedia soltanto in termini di convenienze economiche e rapporti di forza politica contingenti.<\/p>\n<p>In questi giorni sembra esserci finalmente un progetto di pace sul tavolo che le parti, pur con incertezze e ambiguit\u00e0, paiono intenzionate ad accettare.<\/p>\n<p>Il piano \u00e8 ambiguo, ingiusto, umiliante per i palestinesi, ma purtroppo l\u2019unico possibile con gli attuali protagonisti politici. Potrebbe almeno fermare la mattanza di Gaza e permettere ai gazawi di smettere di morire, di fuggire per la paura e di tornare a sperare in una vita normale.<\/p>\n<p>Tuttavia, \u00e8 davvero arduo chiamare \u201cpace\u201d l\u2019eventuale attuazione di questo piano: troppe ingiustizie, troppe ferite nel corpo e nell\u2019anima, troppa umiliazione, troppi traumi e troppo odio generato dal massacro di questi anni, con terre rubate e vite sospese ai capricci di uno Stato occupante.<\/p>\n<p>La pace, in genere, nasce da una vittoria non iniqua o da un accordo tra Stati, o ancora da un intervento di forza di terzi che impongano condizioni.<\/p>\n<p>Qui, invece, la guerra si fermer\u00e0 solo perch\u00e9 lo accetter\u00e0 la nazione occupante \u2014 l\u2019unica delle due a essere uno Stato \u2014 quando lo riterr\u00e0 conveniente.<\/p>\n<p>I palestinesi ne escono distrutti, spaventati, umiliati, consapevoli di avere di fronte un nemico che pu\u00f2 colpirli impunemente, che non ha piet\u00e0 di malati e bambini, che pu\u00f2 arrivare a compiere un genocidio senza che nessuno intervenga, che pu\u00f2 annullare ogni diritto.<\/p>\n<p>Un nemico che pu\u00f2 continuare a opprimerli senza limiti.<\/p>\n<p>Quella che seguir\u00e0 potr\u00e0 semmai essere, per dirla con Primo Levi, soltanto una \u201ctregua\u201d.<\/p>\n<p>Gli Stati di buona volont\u00e0 potrebbero per\u00f2 fare molto, in questa tregua, per evitare un nuovo massacro e il perpetuarsi delle ingiustizie: alleviare le ferite, costruire soluzioni giuste e durature, creare condizioni eque di convivenza.<\/p>\n<p>Ci vorranno tempo, determinazione e capacit\u00e0, ma tutto questo richiede necessariamente il ripristino e l\u2019effettiva applicazione del diritto internazionale costruito faticosamente nel Novecento \u2014 malgrado le infelici dichiarazioni di chi, come il Ministro degli Esteri Tajani, sostiene che il diritto internazionale \u201cvale fino a un certo punto\u201d.<\/p>\n<p>Il contesto \u00e8 desolante, e oggi non \u00e8 facile individuare governi che abbiano, oltre alla volont\u00e0, la capacit\u00e0 di svolgere questo delicato compito.<\/p>\n<p>Sta di fatto che, mentre in Occidente si discute e si fanno congetture, la Palestina continua a morire.<\/p>\n<\/div>\n<p><strong>FONTE:\u00a0<a href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2025\/10\/07\/la-palestina-e-i-fantasmi-del-genocidio-che-ritornano\">https:\/\/www.lafionda.org\/2025\/10\/07\/la-palestina-e-i-fantasmi-del-genocidio-che-ritornano<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di LA FIONDA (Francesco Ricciardi) Sin da ragazzo, formandomi sulla memoria della tragedia della seconda guerra mondiale e, in particolare, su quella dell\u2019Olocausto, mi sono sempre domandato con preoccupazione come sia stata possibile tanta cattiveria da parte di tanti uomini e come molte altre persone fossero state complici, tiepide o indifferenti. 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