{"id":92267,"date":"2025-10-21T10:30:33","date_gmt":"2025-10-21T08:30:33","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=92267"},"modified":"2025-10-21T10:27:56","modified_gmt":"2025-10-21T08:27:56","slug":"la-scuola-riparte-da-gaza","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=92267","title":{"rendered":"La scuola riparte da Gaza"},"content":{"rendered":"<p><strong>da LE PAROLE E LE COSE (Marina Polacco)<\/strong><\/p>\n<p><strong>1. Una sublime opera di fantapolitica: l\u2019Agenda 2030<\/strong><\/p>\n<p>1. Non so quanti conoscono al di fuori del mondo scolastico l\u2019Agenda 2030. In realt\u00e0 non si tratta di un documento pensato per la scuola, ma di una dichiarazione politica di intenti: presentata come \u201cprogramma d\u2019azione per le persone, il pianeta e la prosperit\u00e0\u201d, sottoscritta il 25 settembre 2015 dai governi dei 193 Paesi membri delle Nazioni Unite, e approvata dall\u2019Assemblea Generale dell\u2019ONU, l\u2019Agenda 2030 \u00e8 un capolavoro assoluto di fariseismo. Con impeccabile rigore indica diciassette obiettivi da realizzare entro il 2030, ovviamente sulla base dell\u2019accordo e dell\u2019azione condivisa di tutti i paesi firmatari: sconfiggere la povert\u00e0 nel mondo; eliminare la fame; assicurare salute e benessere per tutti; garantire un\u2019istruzione di qualit\u00e0, equa ed inclusiva; porre fine a ogni forma di discriminazione di genere; raggiungere la completa disponibilit\u00e0 e la gestione sostenibile dell\u2019acqua e delle strutture igienico-sanitarie; sostenere una crescita economica duratura e sostenibile, un\u2019occupazione piena e produttiva, un lavoro dignitoso per tutti; rendere le citt\u00e0 e gli insediamenti umani inclusivi, sicuri, duraturi e sostenibili; garantire modelli sostenibili di produzione e di consumo; adottare misure urgenti per combattere il cambiamento climatico e le sue conseguenze, promuovere societ\u00e0 pacifiche e inclusive. Chi potrebbe avere qualcosa da ridire su un simile programma? Peccato che tutte le affermazioni siano completamente de-materializzate, avulse da qualsiasi contestualizzazione socio-politica ed economica, affidate genericamente al potenziamento di \u201cbuone pratiche\u201d e di \u201cspirito di resilienza\u201d, prive di ogni riferimento ai dati di realt\u00e0 (se non le statistiche che fotografano la situazione oggettiva di partenza), e quasi sempre in netta controtendenza rispetto alle reali politiche europee e internazionali. In definitiva, condividono lo stesso statuto immaginifico-fantastico delle letterine di buoni propositi indirizzate al bambino Ges\u00f9 la sera di Natale. Eppure, per quanto del tutto estranea al piano della politica fattuale, l\u2019Agenda 2030 \u00e8 stata diffusamente adottata come punto di riferimento da scuole (e in seconda battuta da molte Universit\u00e0) per promuovere progetti di\u00a0<em>greenwashing<\/em>\u00a0e attivit\u00e0 in linea con i diciassette obiettivi proposti. In particolare, nelle scuole \u00e8 diventata il cardine di molte proposte legate a coprire le famigerate ore trasversali di educazione civica: ma proprio lo statuto ambivalente del documento (tanto ambizioso in teoria quanto inconsistente nei fatti) lo trasforma in un\u2019eccellente cartina di tornasole delle contraddizioni che la crisi palestinese sta invece mettendo a nudo.<\/p>\n<p>2. Da una parte la scuola \u00e8 chiamata\u00a0<em>sempre di pi\u00f9\u00a0<\/em>ad \u2018aprirsi\u2019 al mondo reale, da tutti i punti di vista: come modalit\u00e0 di studio e di apprendimento (compiti di realt\u00e0,\u00a0<em>problem solving<\/em>, e via discorrendo), come investimento diretto nella formazione civica, sessuale, morale, stradale, ambientale dei nostri futuri cittadini, come disponibilit\u00e0 a collaborare in maniera\u00a0<em>sempre pi\u00f9<\/em>\u00a0integrata con il tessuto produttivo territoriale.\u00a0<em>Sempre pi\u00f9\u00a0<\/em>alla scuola viene richiesto di farsi carico di bisogni, fragilit\u00e0 e disagio di ragazzi e adolescenti che sembrano mancare di qualsiasi punto di riferimento: nella diatriba corrente tra \u2018disciplinaristi\u2019 e \u2018non\u2019, proprio l\u2019urgenza di partire dal vissuto degli studenti \u00e8 spesso utilizzata come argomento di rilievo contro la difesa dei contenuti e di una didattica presentata come \u2018tradizionalista\u2019. Ma questa apertura si basa sul presupposto che qualsiasi argomento possa essere presentato in maniera asettica, all\u2019insegna di un moralismo di facciata che difficilmente regge alla prova dei fatti. L\u2019Agenda 2030 risponde perfettamente a queste esigenze: una summa tanto pomposa quanto vacua, che permette di portare avanti la nostra opera educatrice senza fare i conti con la realt\u00e0, secondo una strategia complessiva ormai ben rodata che mira a depoliticizzare tutto, a rendere apolitico o impolitico qualsiasi contenuto latamente \u2018impegnato\u2019. A essere rimossa completamente \u00e8 la nozione e la pratica del conflitto: la possibilit\u00e0 che esistano diverse visioni del mondo e che queste visioni implichino pratiche opposte e inconciliabili, e che ci possa essere necessit\u00e0 di scegliere tra posizioni divergenti; che non si tratta mai di formulette da applicare, ma di complessit\u00e0 da sviscerare, spesso in maniera drammatica<a href=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/la-scuola-riparte-da-gaza\/#_ftn1\" name=\"_ftnref1\">[1]<\/a>. Invece di aiutare a esplorare le radici comuni del malessere individuale, la scuola fa di tutto per derubricarlo a devianza isolata, reprimibile e espiabile in quanto tale; invece di provare a discernere la base sociale di comportamenti violenti, dinamiche di branco, sessismo, abilismo e comportamenti omofobici, recrudescenze xenofobe e razziste, rinnovate forme di intolleranza religiosa, incoraggia a etichettare i singoli, e a farne dei casi esemplari (una definizione esemplare: \u201cero un bullo, ma poi mi sono pentito\u201d). Il risultato \u00e8 appunto una sorta di irrealt\u00e0 ovattata e onnicomprensiva, in cui galleggiano astratti principi morali, dati come assoluti, inequivocabili e incontrovertibili \u2013 in definitiva inutili, del tutto avulsi dal vissuto di ragazzi e adolescenti.<\/p>\n<p>3. La rimozione della natura intrinsecamente \u2018politica\u2019 di ogni scelta che si riferisca ai destini generali di una nazione (o dell\u2019umanit\u00e0 intera) trasforma qualsiasi proposta didattica in una pratica sterile e retorica, alla resa dei conti inutile o persino controproducente. Come nota Laura Marzi nel suo romanzo in parte autobiografico\u00a0<em>La materia alternativa<\/em>\u00a0\u201cil tentativo fondamentale, inevitabile, di ripulire, rimarginare, reprimere l\u2019odio che aveva condotto alla Seconda guerra mondiale, al nazismo, all\u2019antisemitismo, all\u2019uccisione delle persone ritardate o menomate, dei Rom, degli omosessuali, si \u00e8 esaurito\u201d e negli sticker che riprendono slogan nazisti e battute del tipo \u201cMi piaci, farai la doccia per primo\u201d o \u201cPremio Nobel per la brace\u201d ribolle \u201cl\u2019odio che le nostre istituzioni negli ultimi settanta anni hanno cercato di scacciare come il demonio\u201d<a href=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/la-scuola-riparte-da-gaza\/#_ftn2\" name=\"_ftnref2\">[2]<\/a>. La violenza reale sembra crescere in maniera direttamente proporzionale ai progetti dedicati a combatterla:<\/p>\n<p>Gli sticker sono il presente, sono la lava che ribolle nel vulcano della distruzione. C\u2019\u00e8 energia nel male, mentre non ce n\u2019\u00e8 pi\u00f9 nelle lezioni sulla legalit\u00e0, nei progetti del cyberbullismo, nel diario di Anna Frank, nelle poesie di Primo Levi. L\u2019ho letta,\u00a0<em>Se questo \u00e8 un uomo<\/em>, in una classe, mi andava, ne avevo bisogno. L\u2019ho sentita tanto, come sempre, mi ha fatto piangere, come sempre. Per loro era curioso guardare me, vedere uno che ha voglia di leggere una poesia.<a href=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/la-scuola-riparte-da-gaza\/#_ftn3\" name=\"_ftnref3\">[3]<\/a><\/p>\n<p>La fame nel mondo, il cambiamento climatico, la mancanza di un sistema di <em>welfare<\/em>\u00a0che garantisca istruzione, salute, lavoro dignitoso, la povert\u00e0 estrema: non sono piaghe provenienti dal cielo, da combattere con resilienza e buona volont\u00e0, ma il portato di scelte e decisioni, a favore di alcuni gruppi sociali e a danno di altri, l\u2019esito di una lotta di classe persistente per quanto misconosciuta. La completa dematerializzazione di questi concetti, la rinuncia a stabilire qualsiasi forma di nesso tra struttura e sovrastruttura, sono l\u2019ultimo atto della progressiva depoliticizzazione che, oltre a rappresentare lo status individuale pi\u00f9 comune tra le ultime generazioni, \u00e8 divenuta un abito mentale a livello di prassi scolastica: fatte poche eccezioni, la scuola e gli insegnanti tirano avanti senza \u2018occuparsi di politica\u2019 e senza portare alcuna coscienza politica nel loro insegnamento. Non si tratta di rievocare lo spettro di adesioni partitiche ormai anacronistiche, bens\u00ec di richiamare il senso pi\u00f9 profondo del termine: politica come visione del mondo, come chiave di analisi e interpretazione dei conflitti passati e presenti, ma anche come azione concreta indirizzata a quella visione e in linea con quella interpretazione. Del resto, tutti i tentativi di pacificazione della memoria storica, di equiparazione delle vittime di tutti i fronti vanno in questa direzione: dare l\u2019impressione di una notte indistinta in cui tutte le vacche sono bigie e in cui tutte le scelte di campo hanno qualcosa di pericoloso \u2013 e, per contro, sono tutte al contempo comprensibili e giustificabili, mentre il male decontestualizzato diventa talmente astratto e mostruoso da perdere qualsiasi connotato riconoscibile.<\/p>\n<p><strong>2. <em>Ground zero<\/em>: la scuola alla prova di Gaza<\/strong><\/p>\n<p>1. Ed ecco che Gaza, all\u2019improvviso, mette a nudo le nostre contraddizioni: per la prima volta dopo decenni c\u2019\u00e8 qualcosa di eccezionale che ci chiama alla politica con un\u2019urgenza e una drammaticit\u00e0 da gran tempo inedite, che ci chiede di schierarci apertamente e di scegliere. Da una parte c\u2019\u00e8 la posizione di chi disconosce la natura \u2018mostruosa\u2019 (nel senso etimologico del termine) di quanto sta accadendo a Gaza (a cominciare dalla\u00a0<em>governance\u00a0<\/em>italiana ed europea), dall\u2019altra c\u2019\u00e8 l\u2019interpretazione contraria di ONG, organizzazione umanitarie, gruppi militanti, esperti internazionali, nonch\u00e9 dell\u2019ONU stesso, la cui commissione apposita parla ufficialmente di \u201cgenocidio\u201d (risoluzione del 16 settembre 2025). Dopo una lunga fase di incertezza diffusa, la brutalit\u00e0 dell\u2019azione protratta in diretta streaming e in mondovisione ha provocato una vera e propria presa di coscienza collettiva, sempre pi\u00f9 estesa e trasversale. La societ\u00e0 civile in buona misura ha preso atto di questo cambiamento di scenario (tanto \u00e8 vero che la partecipazione alle iniziative a favore della Palestina \u00e8 esplosa: non si tratta pi\u00f9 di piccoli gruppi di militanti politicamente agguerriti, come nella prima fase delle proteste, ma di intere citt\u00e0 bloccate dai manifestanti \u2013 mentre le prime \u2018acampade\u2019 studentesche si sono svolte nell\u2019isolamento pi\u00f9 totale), seguita a ruota persino da buona parte degli opinionisti\u00a0<em>mainstream<\/em>, che all\u2019improvviso hanno smesso di fare troppi distinguo lessicali e hanno scelto di schierarsi senza ulteriori ambiguit\u00e0. Sicuramente ci sono tantissime contraddizioni latenti nell\u2019attuale movimento a sostegno della Palestina, per lo meno tante quante le anime politiche coinvolte (da chi rifiuta in toto la legittimit\u00e0 dello Stato di Israele a chi \u00e8 mosso esclusivamente da ragioni umanitarie). Ma la complessit\u00e0 del quadro geo-politico mediorientale e delle possibili soluzioni a lungo termine \u00e8 passata assolutamente in subordine rispetto all\u2019enormit\u00e0 di quanto sta accadendo, in violazione di qualsiasi norma umanitaria, etica e giuridica. Un genocidio in diretta, appunto.<\/p>\n<p>2. Eppure, contrariamente a questa presa di posizione collettiva, tutte le istituzioni ufficiali dello stato italiano e i rappresentanti delle forze politiche al governo si ostinano a sostenere la tesi dei due contendenti (da una parte lo stato democratico di Israele, dall\u2019altra il virtuale stato terroristico di Hamas) e del diritto israeliano alla difesa, trincerandosi dietro anacronistiche e velleitarie proposte di mediazione e di scambi, in nome dell\u2019alleanza ufficiale mai smentita e del sostegno incondizionato all\u2019asse Israele-Stati Uniti. In maniera sempre pi\u00f9 isterica (e con sempre maggiore protervia, proporzionale solo alla progressiva perdita di tenuta), su tutti i canali social, in tutte le trasmissioni televisive, i portavoce della posizione ufficiale governativa si arroccano sulla stessa posizione: non \u00e8 in atto nessun genocidio, n\u00e9 alcuna violazione del diritto internazionale, perch\u00e9 si tratta solo della legittima risposta armata da parte di uno stato democratico messo in pericolo nella sua stessa esistenza da un\u2019organizzazione afferente al terrorismo islamico, pronto a minacciare il resto del mondo civile se non verr\u00f2 fermato con la forza (da qualcuno che si assume l\u2019onore di compiere a difesa di tutti questo \u2018sporco lavoro\u2019).<\/p>\n<p>3. Si \u00e8 creata cos\u00ec una frattura evidente tra la societ\u00e0 civile e le istituzioni che la dovrebbero rappresentare, perch\u00e9, a cascata, tutti gli enti locali, gli uffici e gli ufficiali pubblici di ogni ordine e grado sono chiamati a seguire le direttive emanate in via gerarchica. In quanto istituzione pubblica e statale per eccellenza, la scuola si configura subito come luogo particolarmente critico, perch\u00e9 il rischio di sovrapposizione (e di collisione) tra presa di posizione individuale e esercizio di pubblica funzione \u00e8 evidente. La circolare riservata indirizzata ai dirigenti dall\u2019USR Lazio il 3 settembre, probabilmente su sollecitazione del ministro stesso, compie un primo tentativo di marcare il territorio, con quella mistura di reticenza e ambiguit\u00e0 degna del comunicato Badoglio: non dice quello che bisogna o non bisogna fare, semplicemente esorta a utilizzare gli organi scolastici esclusivamente per funzioni interne legate all\u2019avvio dell\u2019attivit\u00e0 scolastica. Riconosce genericamente la \u201crilevanza degli eventi geopolitici in corso\u201d e invita a \u201cgarantire la massima serenit\u00e0 nell\u2019organizzazione di occasioni di confronto e di dibattito nell\u2019ambito delle occasioni didattiche\u201d, ricordando tuttavia che gli organi collegiali devono occuparsi esclusivamente delle \u201ctematiche relative al buon funzionamento dell\u2019istituzione scolastica\u201d. Anche il minuto di silenzio proposto per ricordare il genocidio il primo giorno di scuola \u00e8 immediatamente oggetto di critiche in nome della sua parzialit\u00e0 \u2013 e viene infatti assunto e stravolto ad hoc da Valditara, universalizzato e dunque depotenziato a rito innocuo (\u00ab\u00c8 senz\u2019altro positivo il minuto di silenzio che le scuole, nella loro autonomia, hanno deciso di dedicare alla commemorazione di tutte le vittime dei conflitti, di tutti i conflitti, in particolare i bambini, i giovani, che ogni giorno muoiono in tante zone di guerra nel mondo. La pace \u00e8 un valore fondante della nostra civilt\u00e0\u00bb), secondo quella stessa logica depoliticizzante gi\u00e0 descritta, che disinnesca qualsiasi rivendicazione. Nei giorni successivi da pi\u00f9 parti ritorna la stessa invocazione al pluralismo come antidoto al rischio di indottrinamento: si reclama la necessit\u00e0 di un ambiente scolastico \u201cequilibrato e inclusivo\u201d, aperto al \u201cpluralismo delle visioni\u201d e al riparo da ogni forma di propaganda e di strumentalizzazione ideologica (sono parole di Valditara al convegno\u00a0<em>L\u2019Italia dei conservatori<\/em>); i docenti vengono messi in guardia dal governatore del Friuli Fedriga affinch\u00e9 non facciano \u201clezioni unilaterali, senza un punto di vista critico su uno o sull\u2019altro punto di vista\u201d, perch\u00e9 \u201cchi lavora all\u2019interno delle istituzioni e forma i nostri ragazzi non pu\u00f2 utilizzare le ore di lezione per portare avanti una propria idea, come verit\u00e0 assoluta, senza un contraddittorio o senza capacit\u00e0 di critica\u201d. A monte di tutto, il monito delle Comunit\u00e0 Ebraiche italiane che di fronte al proliferare di iniziative su Gaza, chiedono che venga garantita una trattazione del conflitto mediorientale che non ignori la complessit\u00e0 della situazione. La strategia \u00e8 sempre la stessa: annacquare qualsiasi rivendicazione in un generico benaltrismo (<em>tutti\u00a0<\/em>i bambini devono essere compianti allo stesso modo, <em>tutti <\/em>dovrebbero avere diritto al gioco e alla scuola), basato sulla sostanziale parificazione di tutte le cause e di tutte le vittime. In questa maniera non solo qualsiasi principio critico viene di fatto esautorato (perch\u00e9 la presentazione di punti di vista molteplici non \u00e8 volta a raggiungere una sintesi, a scegliere, ma \u00e8 fine a se stessa, puro esercizio retorico che in s\u00e9 si esaurisce), ma per di pi\u00f9 finisce con l\u2019avallare perfettamente la tesi governativa, della sostanziale corresponsabilit\u00e0 dei due agenti in conflitto, palestinesi e israeliani. La tecnica \u00e8 insomma la stessa dell\u2019Agenda 2030, per\u00f2 applicata non a uno scenario di fantapolitica, bens\u00ec a un conflitto reale e drammaticamente in corso.<\/p>\n<p>4. Quando un professore (o un gruppo di professori) abbraccia la versione opposta a quella governativa e sceglie invece di sostenere la categoria di genocidio, tutti gli appelli all\u2019equit\u00e0 e al pluralismo possono veicolare un vero e proprio tentativo di coercizione, che tuttavia \u00e8 legittimato da un obbligo oggettivo di fedelt\u00e0 che riguarda tutti i dipendenti pubblici; obbligo che, per quanto non sancito da un esplicito giuramento (e non a caso si parla proprio in questo frangente di reintrodurlo, a dispetto delle battaglie e dei sacrifici sostenuti negli anni Settanta per abolirlo), \u00e8 espresso comunque dall\u2019articolo 54 della Costituzione (\u201cTutti i cittadini hanno il dovere di essere fedeli alla Repubblica e di osservarne la Costituzione e le leggi. I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore, prestando giuramento nei casi stabiliti dalla legge\u201d). Nel momento in cui la Repubblica rappresentata dal Governo legittimamente eletto fissa delle leggi e detta le indicazioni di politica generale, qualsiasi presa di posizione a favore di Gaza e contro la posizione ufficiale del governo portata avanti non come singoli cittadini, ma come\u00a0<em>docenti<\/em>, come gruppo di docenti o addirittura come\u00a0<em>scuola<\/em>, viola questo giuramento di fedelt\u00e0 e si pone automaticamente come\u00a0<em>obiezione di coscienza<\/em>. Come sosteneva don Milani, \u201cse le leggi non sono giuste, se sanzionano il sopruso, cio\u00e8 il diritto del pi\u00f9 forte\u201d<a href=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/la-scuola-riparte-da-gaza\/#_ftn4\" name=\"_ftnref4\">[4]<\/a>\u00a0allora bisogna battersi perch\u00e9 siano cambiate: \u201cla leva ufficiale per cambiare la legge \u00e8 il voto. La costituzione gli affianca anche la leva dello sciopero. Ma la leva di queste due leve del potere \u00e8 influire con la parola e con l\u2019esempio sugli altri votanti e scioperanti. E quando \u00e8 l\u2019ora non c\u2019\u00e8 scuola pi\u00f9 grande che pagare di persona un\u2019obiezione di coscienza\u201d. L\u2019obiezione di coscienza, cos\u00ec come la intendeva Don Milani nel difendere i giovani che rifiutavano di prestare servizio militare, \u00e8 appunto qualcosa che si paga sul proprio corpo, non un atto gratuito e formale:<\/p>\n<p>A Norimberga e a Gerusalemme sono stati condannati uomini che avevano obbedito. L\u2019umanit\u00e0 intera consente che essi non dovevano obbedire, perch\u00e9 c\u2019\u00e8 una legge che gli uomini non hanno forse ancora ben scritta nei loro codici, ma che \u00e8 scritta nel loro cuore. Una gran parte dell\u2019umanit\u00e0 la chiama legge di Dio, l\u2019altra parte la chiama legge della Coscienza. [\u2026] Bisogna avere il coraggio di dire ai giovani che essi sono tutti sovrani, per cui l\u2019obbedienza non \u00e8 ormai pi\u00f9 una virt\u00f9, ma la pi\u00f9 subdola delle tentazioni, che non credano di potersene far scudo n\u00e9 davanti agli uomini n\u00e9 davanti a Dio, che bisogna che si sentano ognuno l\u2019unico responsabile di tutto<a href=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/la-scuola-riparte-da-gaza\/#_ftn5\" name=\"_ftnref5\">[5]<\/a>.<\/p>\n<p>Anche nel caso della questione palestinese la scelta di campo pertiene la mia responsabilit\u00e0 individuale come privato cittadino (e in quanto tale sono libero (o dovrei essere libero, in una avanzata democrazia occidentale\u2026) di professare le mie idee in tutte le forme che posso ritenere legittime e adeguate), ma diventa responsabilit\u00e0 pubblica se tale scelta viene portata avanti da un docente e nell\u2019espletamento della funzione docente, che si assume la responsabilit\u00e0 di andare contro le indicazioni trasmesse per via gerarchica. Non si pu\u00f2 gridare allo scandalo per quello che le istituzioni scolastiche non possono non fare, ma bisogna prendere atto della valenza di rottura della propria scelta disobbediente, e proclamarne apertamente l\u2019irriducibilit\u00e0. Gaza ci richiama all\u2019obbligo oneroso della scelta e della libert\u00e0 di coscienza, ci pone di fronte alla necessit\u00e0 di schierarsi, ci costringe a mettere in gioco il nostro corpo non solo in quanto individui, ma in quanto funzionari statali. In questo senso\u00a0<em>la scuola \u00e8\u00a0<\/em>veramente<em>\u00a0politica<\/em>: dire che la scuola \u00e8 politica significa riaffermare una volont\u00e0 di rottura che non ha nulla a che vedere con la rivoluzione delle competenze, con i compiti di realt\u00e0 e con l\u2019abolizione dei voti, ma si spinge molto pi\u00f9 a fondo nella disarticolazione delle aspettative e nel tentativo di generare dubbio metodico e spirito critico.<\/p>\n<p><strong>3. Il banco di prova: manifestare per Gaza<\/strong><\/p>\n<p>1. La scelta di \u2018stare dalla parte di Gaza\u2019 ha significato mettere in atto una serie di azioni all\u2019interno della scuola, tutte necessarie e significative allo stesso modo, ma ovviamente con gradi diversi di problematicit\u00e0. Alcune iniziative non incidono direttamente sulla prassi didattica, ma rimangono nel campo della sensibilizzazione: ad esempio, l\u2019iniziativa del \u201cdigiuno per Gaza\u201d, cos\u00ec come le dichiarazioni di sostegno o solidariet\u00e0 promosse da molti Collegi o da gruppi di docenti<a href=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/la-scuola-riparte-da-gaza\/#_ftn6\" name=\"_ftnref6\">[6]<\/a>. Pi\u00f9 impegnativa \u00e8 la partecipazione in qualit\u00e0 di docenti a scioperi, presidi e manifestazioni come quello organizzati a sostegno della Flotilla, per la natura stessa delle azioni in atto. Anche se il clima \u00e8 stato sempre straordinariamente gioioso e con una partecipazione assolutamente trasversale (per et\u00e0, collocazione politica, settore lavorativo) sta di fatto che lo slogan di riferimento (\u201cblocchiamo tutto\u201d) implicava fin dall\u2019inizio la volont\u00e0 di portare avanti un\u2019azione di disobbedienza civile proiettata oltre i confini consueti delle \u2018normali\u2019 manifestazioni. Di fronte allo svolgimento pacifico di gran parte dei cortei, il tentativo di costruire e offrire al grande pubblico una contro-narrazione fittizia fatta di violenze ed eccessi a partire da episodi marginali come quello dei tafferugli alla stazione di Milano \u00e8 risultata solo penoso e ridicolo<a href=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/la-scuola-riparte-da-gaza\/#_ftn7\" name=\"_ftnref7\">[7]<\/a>. Tuttavia, nella stessa veemenza con cui molti soggetti partecipanti hanno preso le distanze dalle derive \u2018violente\u2019 si cela un possibile equivoco. \u201cSe toccano la flotilla, blocchiamo tutto\u201d significa gi\u00e0, a priori, che siamo disposti a oltrepassare il limite, in tutti i sensi: \u201cbloccare le armi non \u00e8 un reato\u201d \u00e8 uno slogan, non un dato di fatto. La stessa missione della flotilla \u00e8 stata condotta <em>contro\u00a0<\/em>le disposizioni ufficiali dei governi (non solo quello italiano) che ne hanno disconosciuto la paternit\u00e0 e hanno\u00a0 pi\u00f9 volte invitato i partecipanti a desistere \u2013 declinando di fatto ogni responsabilit\u00e0 sulle eventuali conseguenze. Quasi ovunque le manifestazioni che si sono svolte nelle principali citt\u00e0 italiane hanno violato i percorsi stabiliti (o non avevano proprio un percorso concordato con la questura); quasi ovunque si sono svolte azioni pi\u00f9 o meno lunghe e simboliche di blocco (stazioni, nodi stradali, caselli autostradali, varchi portuali, aeroporti). In tutti i casi la violazione \u00e8 stata compiuta da un gran numero di partecipanti (se non la totalit\u00e0), non da una minoranza di esagitati. Tutte le volte la situazione <em>avrebbe potuto degenerare<\/em>\u00a0in violenza \u2013 e spesso l\u2019unico fattore discriminante \u00e8 stato rappresentato dal comportamento delle forze dell\u2019ordine. L\u2019azione della Flotilla e le manifestazioni che l\u2019hanno accompagnata spostano il nostro limite, soprattutto se come docenti abbiamo portato nelle manifestazioni il corpo stesso della scuola: se le azioni di contrasto sia a livello di organismi internazionali sia a livello di pressione sui governi nazionali si sono rivelate del tutto inefficaci (giacch\u00e9 la posizione ufficiale non \u00e8 cambiata minimamente), fin dove \u00e8 lecito spingersi per sostenere le proprie ragioni? Di fronte alla spudoratezza con cui viene disinnescata e resa irrilevante qualsiasi forma di opposizione, fin dove siamo disposti ad arrivare? Esiste ancora una possibilit\u00e0 di disobbedienza civile percorribile? Certo, rispetto alla narrazione di regime che cerca di criminalizzare\u00a0<em>tout court\u00a0<\/em>la partecipazione proponendo una visione parziale e distorta degli eventi, la prima urgenza \u00e8 quella di smontare queste distorsioni. Ma la questione di fondo rimane. Il pericolo \u00e8 quello di restare incastrati in una divisione tra \u2018manifestanti buoni\u2019 e misteriosi manifestanti cattivi (infiltrati pronti solo a menare le mani), mentre la divisione potrebbe essere pi\u00f9 realisticamente tra chi \u00e8 disposto a mettere in gioco il proprio corpo e la propria fedina penale e chi invece non lo \u00e8. Si tratta di una divisione che indebolisce il movimento e rende facilmente perseguibili coloro che scelgono la prima strada: un conto \u00e8 essere qualche migliaio a occupare stazioni e autostrade, un conto poche centinaia. E dov\u2019\u00e8 che un docente in quanto tale si deve fermare? Fino a dove si pu\u00f2 spingere la disobbedienza civile? Di fronte alla reiterata impunit\u00e0 (violazione del diritto internazionale per quanto riguarda il blocco navale, la cattura e la detenzione degli attivisti) che non ha sollevata la minima reazione da parte dell\u2019Unione Europea, cosa resta da fare?<\/p>\n<p>2. Ma la mobilitazione pi\u00f9 dirompente, anche se meno visibile, consiste nel portare veramente Gaza dentro la scuola. Per quanto a volte \u2018protetto\u2019 nel chiuso delle proprie aule, o veicolato da progetti apparentemente anodini, il punto di rottura \u00e8 proprio questo: portare lo scandalo del genocidio nel proprio insegnamento. Non si tratta di mettere in campo azioni eclatanti, ma semplicemente di posizionare la questione palestinese al centro del proprio lavoro ordinario in classe. Parlare di Gaza, mostrare documentari su Gaza, stimolare l\u2019attenzione e l\u2019interesse, decostruire stereotipi, invitare esplicitamente a prendere posizione, ricostruire la storia troppe volte data per scontata, interrogarsi sulle decisioni degli organismi internazionali, sui rapporti di forza nei tavoli delle trattative, sui limiti del diritto internazionale pu\u00f2 essere l\u2019operazione che si mette meno in mostra, ma anche la pi\u00f9 efficace. Esistono tanti argomenti in cui \u00e8 possibile un contraddittorio, ci sono tante guerre con costi altissimi in termini di vite umane, e in qualsiasi di queste i due contendenti hanno sempre una parte di torto e una di ragione: ma un genocidio riconosciuto come tale, compiuto anno dopo anno davanti agli occhi di tutti, con il sostegno e il beneplacito delle principali potenze, a dispetto delle condanne reiterate degli organismi di giustizia competenti, nella persistente e impunita violazione dei diritti garantiti da qualsiasi convenzione (la salvaguardia di giornalisti e operatori sanitari per citare solo due aspetti) \u00e8 qualcosa di assolutamente irriducibile. \u00c8 nel chiuso della propria classe che si combatte la battaglia principale, anche se in maniera meno eclatante. Quanto pi\u00f9 Gaza entra nel corpo vivo della lezione, tanto pi\u00f9 la disobbedienza diventa reale, e potenzialmente pericolosa: infatti proprio su questa possibilit\u00e0 si appresta a calare la pi\u00f9 oculata repressione governativa, nelle vesti del ddl Gasparri.<\/p>\n<p>3. Il ddl, in questi giorni presentato per l\u2019approvazione delle Camere, propone un\u2019inquietante sovrapposizione \u2013 per non dire sostituzione \u2013 tra antisemitismo e antisionismo, fornendo cos\u00ec la cornice legale per reprimere qualsiasi forma di dissenso e di critica, con particolare attenzione a due campi ben precisi: scuola e universit\u00e0. Secondo quanto si legge, alla luce del \u201cterribile attacco terroristico del 7 ottobre 2023, compiuto dall\u2019organizzazione terroristica Hamas con altri movimenti alleati della galassia terroristica islamista, come il Jihad islamico palestinese\u201d, si rende necessario aggiornare la definizione stessa di antisemitismo, per comprenderne l\u2019estensione nella veste moderna di \u201cantisionismo\u201d e \u201codio contro lo stato ebraico e il suo diritto a esistere e difendersi\u201d (diritto a difendersi ovviamente illimitato, non soggetto a regole, diritti, convenzioni). Per fortuna \u2013 prosegue la presentazione \u2013 \u201cla risposta delle democrazie occidentali \u00e8 stata ferma e rassicurante\u201d, compresa l\u2019Italia che ha reagito fermamente \u201ccontro l\u2019antisemitismo mascherato da antisionismo\u201d. Il gioco \u00e8 fatto: la possibilit\u00e0 di esprimere qualsiasi critica radicale nei confronti di Israele \u00e8 impedita per legge, usando come clava proprio lo spettro dell\u2019antisemitismo \u2013 di cui ben pochi si sarebbero altrimenti interessati. Il decreto, oltre a prevedere l\u2019istituzione presso le scuole di ogni ordine e grado, di corsi annuali di formazione per studenti sull\u2019antisemitismo e l\u2019antisionismo, impone l\u2019immediata segnalazione di atti a carattere antisemita e antisionista e definisce sensazioni e procedimenti disciplinari nei confronti di docenti e ricercatori di scuola e universit\u00e0. Siamo molto vicini alle leggi fascistissime (per quanto il decreto millanti di voler difendere proprio dallo spirito che sostanziava quelle leggi, senza per di pi\u00f9 tener conto alla grottesca ambivalenza per cui il firmatario della proposta viene dalle file politiche pi\u00f9 vicine a quello spirito), ma tutto questo passer\u00e0 in nome della difesa del pluralismo e della scuola democratica. La veste sfacciatamente illiberale del decreto in questione, che di fatto trasforma in reato una presa di posizione politica, ci fa capire quanto sia sensibile l\u2019oggetto del contendere, e quanto importante la posta in gioco. L\u2019approvazione del decreto segner\u00e0 un punto di non ritorno, resuscitando pratiche restrittive e liberticide, palesemente contrarie alla libert\u00e0 di opinione e di insegnamento, che credevamo sepolte per sempre, e che di nuovo come un tempo pretendono di controllare e indirizzare la formazione e l\u2019educazione dei pi\u00f9 giovani. Nel momento in cui il corpo docente porta veramente la politica nella propria prassi, arriva repentina la repressione e l\u2019invito (obbligo) a rimanere nel campo innocuo e inoffensivo delle battaglie da operetta per eliminare la fame nel mondo.<\/p>\n<p><strong>4. Ritorno a scuola e conclusione: cosa fare con l\u2019Agenda 2030<\/strong><\/p>\n<p>1. Gaza e la questione palestinese ci ricordano cos\u00ec in maniera incalzante che \u00e8 ancora possibile fare politica a scuola \u2013 in senso ben diverso dalla riduzione a partigianeria politica con cui si tenta di delegittimarla \u2013 e che anzi\u00a0<em>\u00e8 sempre pi\u00f9 necessario\u00a0<\/em>farlo. Non solo e non tanto per Gaza, non pi\u00f9 per Gaza, ma per affrontare in maniera quanto pi\u00f9 possibile critica e consapevole la realt\u00e0 che ci attende \u2013 e, soprattutto, che attende i nostri studenti. Di fronte a chi preme perch\u00e9 la scuola diventi solo un nastro trasportatore dell\u2019ideologia dominante, un ambiente \u2018sereno\u2019 e accogliente in cui ciascuno possa trovare la collocazione migliore in base ai suoi talenti per rimanere esattamente quello che \u00e8 gi\u00e0, bisogna riuscire a trovare la pietra d\u2019inciampo in tutte le occasioni possibili della nostra prassi quotidiana. C\u2019\u00e8 un bellissimo passo di Gert Biesta<a href=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/la-scuola-riparte-da-gaza\/#_ftn8\" name=\"_ftnref8\">[8]<\/a>\u00a0che paragona un certo tipo di insegnamento all\u2019addestramento dei robot aspirapolvere, i quali dopo essere stati messi pi\u00f9 volte in contesti diversi imparano a svolgere sempre meglio la loro funzione. Alla stessa maniera, sembra che l\u2019obiettivo principale assegnato alla scuola sia proprio quello di abituare i ragazzi a adattarsi al meglio all\u2019ambiente in cui si troveranno a muoversi (in primo luogo dal punto di vista lavorativo, ma non solo). Non bisogna pensare a come cambiare le cose quando \u00e8 evidente che non funzionano, ma occorre sfruttare le proprie capacit\u00e0 adattive (o di resilienza) per imparare a convivere anche con ci\u00f2 che non ci piace (sfruttamento, precariet\u00e0, assenza di certezze, violazione dei diritti umani). Riscoprire il valore di scandalo dell\u2019insegnamento \u00e8 un compito arduo al quale possiamo riprovare a tendere proprio\u00a0<em>a partire<\/em>\u00a0dalla questione palestinese. Non si tratta solo di affrontare l\u2019emergenza in corso (che in questo momento rimane comunque obiettivo prioritario e imprescindibile), ma di sfruttare questa emergenza per mettere in discussione una serie di pratiche e di meccanismi ormai sclerotizzati nella formalizzazione burocratica delle tabelle excel da compilare con asettico rigore. Di fronte allo svuotamento routinario dei percorsi di educazione civica o \u2018di cittadinanza attiva\u2019, incarnato esemplarmente nell\u2019adozione dell\u2019Agenda 2030 come punto di riferimento imprescindibile, bisogna cercare di riportare al centro il conflitto e la dissonanza che i nostri studenti (soprattutto la grande maggioranza che popola istituti tecnici e professionali, sui quali sta per abbattersi la mannaia della riduzione a quattro anni) gi\u00e0 sperimentano ampiamente nella vita reale, all\u2019esterno della dimensione scolastica: esistono altri mondi possibili ed \u00e8 nostro dovere di insegnanti farne quanto meno prendere consapevolezza. Se la legge dice che non si devono soccorrere gli uomini in mare, che il lavoro sotto-pagato \u00e8 l\u2019unica prospettiva, che la precariet\u00e0 dei contratti \u00e8 il motore del mercato, che \u00e8 lecito commettere un genocidio \u2018per autodifesa\u2019, sta a ciascuno di noi interrogare la propria coscienza e provare a \u201cconfondere le piste, le identit\u00e0. Avvelenare i pozzi\u201d<a href=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/la-scuola-riparte-da-gaza\/#_ftn9\" name=\"_ftnref9\">[9]<\/a>. Don Milani, ultimamente tirato a sproposito per sostenere qualsiasi tesi (persino un\u2019idea di scuola \u2018dei talenti e del merito\u2019 radicalmente opposta a quella di Barbiana), dovrebbe essere ricordato invece proprio per aver difeso fino in fondo (affrontandone le conseguenze fisiche e legali) questo valore dell\u2019insegnamento come scandalo, come educazione non all\u2019obbedienza, ma al coraggio della disobbedienza. L\u2019insegnamento \u2013 si legge nella celebre lettera di difesa indirizzata ai giudici \u2013 \u201c\u00e8 l\u2019arte delicata di condurre i ragazzi su un filo di rasoio: da un lato formare in loro il senso della legalit\u00e0, [\u2026] dall\u2019altra la volont\u00e0 di leggi migliori, cio\u00e8 di senso politico\u201d<a href=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/la-scuola-riparte-da-gaza\/#_ftn10\" name=\"_ftnref10\">[10]<\/a>: \u00e8 questo l\u2019unico dovere dell\u2019essere maestri, forse non varr\u00e0 a salvare l\u2019umanit\u00e0 \u2013 conclude don Milani \u2013 ma almeno \u00e8 l\u2019unica via per salvare l\u2019anima. Per esercitare fino in fondo questa capacit\u00e0, occorre avere gli strumenti per farlo, e la strategia suggerita \u00e8 sempre la stessa: studiare tanto, in continuazione, apprendere tante parole, conoscerne l\u2019etimologia e il significato, e imparare a usarle (\u201cchiamo uomo chi \u00e8 padrone della sua lingua\u201d<a href=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/la-scuola-riparte-da-gaza\/#_ftn11\" name=\"_ftnref11\">[11]<\/a>). Di contro, l\u2019impoverimento dei contenuti disciplinari, la riduzione della qualit\u00e0 della didattica, lo svuotamento degli insegnamenti storico-letterari, la sciatteria dilagante ammantata di modernit\u00e0 pedagogica, la divisione sempre pi\u00f9 netta tra i diversi percorsi di studi sono il pericolo peggiore da cui occorre stare in guardia<a href=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/la-scuola-riparte-da-gaza\/#_ftn12\" name=\"_ftnref12\">[12]<\/a>. L\u2019azione pi\u00f9 politica che possiamo fare passa attraverso ci\u00f2 che intendiamo come\u00a0<em>insegnamento<\/em>: vogliamo robot o cittadini critici, magari inquieti, insoddisfatti, delusi, preoccupati, attivi, non resilienti?<\/p>\n<p>2. Si avvicinano tempi bui \u2013 o forse \u00e8 meglio dire che ci siamo gi\u00e0 dentro fino al collo \u2013 e portare Gaza dentro la scuola \u00e8 il punto di fuga da cui partire per problematizzare la nostra routine e a scardinare alcune categorie standardizzate che tornano puntualmente nel dibattito attuale sulla scuola, tra sedicente impulso all\u2019innovazione, mode pedagogiche e falsi progressismi, che ritengono vangelo liberatorio le indicazioni su personalizzazione, competenze, apprendimento permanente e via dicendo, emanate come linee guida dalla <em>governance<\/em>\u00a0europea neoliberale (la stessa che tace vigliaccamente sul genocidio e si rifiuta persino di mettere in discussione all\u2019ordine del giorno la possibilit\u00e0 di condannare le reiterate violazioni del diritto internazionale da parte di Israele<a href=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/la-scuola-riparte-da-gaza\/#_ftn13\" name=\"_ftnref13\">[13]<\/a>). Anche se non abbiamo pi\u00f9 alcuna certezza assoluta su cui fare leva per distinguere torto e ragione, possiamo sempre ripartire dalla necessit\u00e0 di provarci, di resistere a chi pretende di guidarci con dolcezza verso il niente: \u201cGli oppressi \/ sono oppressi e tranquilli, gli oppressori tranquilli \/ parlano nei telefoni, l\u2019odio \u00e8 cortese, io stesso \/ credo di non sapere pi\u00f9 di chi \u00e8 la colpa. \/\/ Scrivi mi dico, odia \/ chi con dolcezza guida al niente \/ gli uomini e le donne che con te si accompagnano \/ e credono di non sapere. Fra quelli dei nemici \/ scrivi anche il tuo nome. Il temporale \/ \u00e8 sparito con enfasi. La natura \/ per imitare le battaglie \u00e8 troppo debole. La poesia \/ non muta nulla. Nulla \u00e8 sicuro, ma scrivi\u201d<a href=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/la-scuola-riparte-da-gaza\/#_ftn14\" name=\"_ftnref14\">[14]<\/a>.<\/p>\n<p><strong>Note<\/strong><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/la-scuola-riparte-da-gaza\/#_ftnref1\" name=\"_ftn1\">[1]<\/a>\u00a0Ovviamente si tratta di affermazioni generali, perch\u00e9 nello specifico esistono infinite eccezioni che vanno in direzione opposta: la prassi quotidiana nelle scuole \u00e8 molto pi\u00f9 variegata di quanto i discorsi sulla scuola potranno mai mostrare, e le buone pratiche disseminate sono molto di pi\u00f9 di quelle censite ed esposte nelle pagine ufficiali.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/la-scuola-riparte-da-gaza\/#_ftnref2\" name=\"_ftn2\">[2]<\/a>\u00a0Laura Manzi,\u00a0<em>La materia alternativa<\/em>, Mondadori, Milano 2022, p. 201.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/la-scuola-riparte-da-gaza\/#_ftnref3\" name=\"_ftn3\">[3]<\/a>\u00a0<em>Ivi<\/em>, p. 202.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/la-scuola-riparte-da-gaza\/#_ftnref4\" name=\"_ftn4\">[4]<\/a>\u00a0Don Lorenzo Milani,\u00a0<em>L\u2019obbedienza non \u00e8 pi\u00f9 una virt\u00f9<\/em>, Garzanti, Milano 2023, p. 20.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/la-scuola-riparte-da-gaza\/#_ftnref5\" name=\"_ftn5\">[5]<\/a>\u00a0<em>Ivi<\/em>, p. 22.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/la-scuola-riparte-da-gaza\/#_ftnref6\" name=\"_ftn6\">[6]<\/a>\u00a0Il blog \u00a0\u201cLa letteratura e noi\u201d ha raccolto molte iniziative di questo tipo nella pagina, in costante aggiornamento, \u201cUn Collegio dei docenti nazionale per Gaza\u201d.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/la-scuola-riparte-da-gaza\/#_ftnref7\" name=\"_ftn7\">[7]<\/a>\u00a0Anche in questo caso il blog \u201cLa letteratura e noi\u201d ha condotto un\u2019ottima azione di controinformazione, raccogliendo le testimonianze provenienti da pi\u00f9 cortei per ribattere ai tentativi di distorsione.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/la-scuola-riparte-da-gaza\/#_ftnref8\" name=\"_ftn8\">[8]<\/a>\u00a0G. J.J. Biesta,\u00a0<em>Riscoprire l\u2019insegnamento<\/em>, Cortina Editore, Milano 2022, p. 61 e seguenti.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/la-scuola-riparte-da-gaza\/#_ftnref9\" name=\"_ftn9\">[9]<\/a>\u00a0Si tratta di una citazione fortiniana ormai proverbiale: \u201cMi chiedo se non si debba cercar di preservare le residue capacit\u00e0 rivoluzionarie del linguaggio in una nuova estraniazione, diversa da quella brechtiana ma su quella orientata. Le poetiche dell\u2019occulto e dell\u2019ermetico potrebbero essere paradossalmente, e fra scoppi di risa, riabilitate. Farsi candidi come volpi e astuti come colombe. Confondere le piste, le identit\u00e0. Avvelenare i pozzi\u201d (da\u00a0<em>Astuti come colombe<\/em>, in<em>\u00a0Verifica dei poteri<\/em>, Garzanti, Milano 1974, p. 85).<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/la-scuola-riparte-da-gaza\/#_ftnref10\" name=\"_ftn10\">[10]<\/a>\u00a0Don Milani,\u00a0<em>L\u2019obbedienza non \u00e8 pi\u00f9 una virt\u00f9<\/em>, cit., pp. 29-30.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/la-scuola-riparte-da-gaza\/#_ftnref11\" name=\"_ftn11\">[11]<\/a>\u00a0<em>Ivi<\/em>, p. 68.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/la-scuola-riparte-da-gaza\/#_ftnref12\" name=\"_ftn12\">[12]<\/a>\u00a0\u201cLa scuola media superiore per tutti, al pi\u00f9 alto livello di qualit\u00e0 didattica e di disciplina formatrice, \u00e8 una prospettiva insopportabile per l\u2019ordine tardocapitalistico che vuole bens\u00ec la scuola per tutti ma perch\u00e9 tutti, convenientemente sottoeducati, possano essere consegnati alla selezione extrascolastica e al sottoimpiego nella produzione\u201d, Intervista a Franco Fortini in Jacopo Zoppelli Bachelloni,\u00a0<em>Contro l\u2019industria culturale<\/em>, Guaraldi, Rimini 1971. Ringrazio Daniele Lo Vetere per la segnalazione del passo fortiniano.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/la-scuola-riparte-da-gaza\/#_ftnref13\" name=\"_ftn13\">[13]<\/a>\u00a0Basta vedere la reazione all\u2019intervento dell\u2019eurodeputata Benedetta Scuderi, attivista partecipante alla missione della Global Sumud Flotilla, all\u2019indomani del suo rientro dalle carceri israeliane.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/la-scuola-riparte-da-gaza\/#_ftnref14\" name=\"_ftn14\">[14]<\/a>\u00a0Ancora un Fortini d\u2019annata (<em>Traducendo Brecht<\/em>, nella raccolta omonima1959-1961), da\u00a0<em>Una volta per sempre<\/em>, Einaudi, Torino 1978, p. 218.<\/p>\n<p><strong>FONTE:\u00a0<a href=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/la-scuola-riparte-da-gaza\/\">https:\/\/www.leparoleelecose.it\/la-scuola-riparte-da-gaza\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>da LE PAROLE E LE COSE (Marina Polacco) 1. Una sublime opera di fantapolitica: l\u2019Agenda 2030 1. Non so quanti conoscono al di fuori del mondo scolastico l\u2019Agenda 2030. 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