{"id":92289,"date":"2025-10-22T12:30:09","date_gmt":"2025-10-22T10:30:09","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=92289"},"modified":"2025-10-22T12:27:02","modified_gmt":"2025-10-22T10:27:02","slug":"gheddafi-africa-e-dignita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=92289","title":{"rendered":"Gheddafi, Africa e dignit\u00e0"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: left;\"><strong>da LA FIONDA (Matteo Parini)<\/strong><\/p>\n<div class=\"intestazione-post\" style=\"text-align: left;\">\n<p><img decoding=\"async\" class=\"img-fluid foto-articolo ls-is-cached lazyloaded\" src=\"https:\/\/www.lafionda.org\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/IMG_2875.jpeg\" alt=\"\" data-src=\"https:\/\/www.lafionda.org\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/IMG_2875.jpeg\" \/><\/p>\n<\/div>\n<div class=\"contenuto-post\" style=\"text-align: left;\">\n<p>\u201cL\u2019Africa \u00e8 stato un continente colonizzato, isolato, oltraggiato. Trattato come una terra abitata da animali, poi utilizzato come serbatoio per la tratta degli schiavi. E dopo tutto questo, ridotto a una rete di colonie sotto mandato straniero.\u201d<\/p>\n<p>Il virgolettato \u00e8 tratto dal discorso pronunciato da Muammar Gheddafi il 23 settembre 2009, alla 64\u00aa sessione dell\u2019Assemblea Generale delle Nazioni Unite a New York, discorso che oggi torna alla memoria nel giorno in cui ricorre il quattordicesimo anniversario della sua morte. Una denuncia planetaria dell\u2019ingiustizia nel mondo e della sofferenza dei popoli a causa delle guerre, della colonizzazione e dell\u2019imperialismo, cifra stilistica dell\u2019impero statunitense e dei suoi accoliti. L\u2019invocazione di un nuovo ordine mondiale, finalmente basato su uguaglianza e giustizia per tutti i Paesi, in particolare per quelli africani, relegati alla schiavit\u00f9 da troppo tempo.<\/p>\n<p>Anche per questo, gli araldi della sedicente comunit\u00e0 internazionale, la minoranza suprematista occidentale, lo etichettavano come \u201cdittatore\u201d, al pari di tutti quelli che non sono in grado di comprare, semplicemente perch\u00e9 non in vendita. Non gli perdonavano l\u2019affronto di aver edificato, nel continente africano \u2014 per solito oggetto di rapina e scorribande da parte dell\u2019uomo bianco \u2014 uno Stato sovrano, laico e indipendente: uno Stato africano per gli africani, con la schiena dritta, capace di gestire s\u00e9 stesso e le proprie ricchezze. Non gli perdonavano, altres\u00ec, di aver costruito un modello di societ\u00e0 socialista impegnata a non lasciare indietro nessuno, traino e stella polare di ogni popolo in lotta per l\u2019autodeterminazione.<\/p>\n<p>Quando Gheddafi prese il potere nel 1969, la Libia era uno dei Paesi pi\u00f9 poveri del mondo. La nazionalizzazione delle riserve energetiche da lui voluta, gi\u00e0 nell\u2019arco di qualche decennio, port\u00f2 il Paese ad avere uno dei PIL pi\u00f9 alti di tutta l\u2019Africa. Paese che, al contempo, smise di essere assetato. Con la realizzazione ambiziosa e avveniristica del Grande Fiume Artificiale, infatti, le acque dolci prelevate dal sottosuolo del Sahara libico giunsero fino alle citt\u00e0 sorte sulle aride coste. Migliaia di chilometri di condutture ridussero la dipendenza della Libia dalle fonti meno sicure e, insieme, contribuirono a salvaguardare l\u2019ecosistema, a migliorare le condizioni igienico-sanitarie e, pi\u00f9 in generale, la qualit\u00e0 della vita di tutti.<\/p>\n<p>Se nel primo dopoguerra l\u2019aspettativa di vita era inferiore al mezzo secolo, agli albori del nuovo millennio sal\u00ec a settantacinque anni. Nello stesso arco temporale, ancora in relazione alla qualit\u00e0 della vita, l\u2019alfabetizzazione in Libia pass\u00f2 dal dieci all\u2019ottanta per cento. L\u2019accesso universale all\u2019istruzione, alla sanit\u00e0 e al lavoro furono le pietre miliari sulle quali Gheddafi progett\u00f2 la rinascita. Un affronto per il colonialismo globale, al punto che, con il benestare di tutte le cancellerie europee appiattite sui desiderata sovranazionali di Washington \u2014 secondo un copione tristemente consolidato \u2014 fu assassinato, non prima che venisse ridotta in macerie una nazione florida, rispedita a suon di bombe \u201cdemocratiche\u201d all\u2019et\u00e0 della pietra. Centinaia di migliaia i morti: quelli che l\u2019Occidente, che indebitamente si professa moralmente superiore, chiama \u201cdanni collaterali\u201d, svelando il suo vero volto da gangster. Il prezzo da far pagare all\u2019umanit\u00e0 disallineata per la famigerata democratizzazione da esportazione.<\/p>\n<p>Cos\u00ec, il 20 ottobre di quattordici anni fa, il leader libico moriva, lasciando nelle mani di nessuno la guida di un Paese che aveva contribuito a rendere migliore e che si apprestava a scomparire dalle cartine geografiche. Collocandosi sempre dalla parte scomoda dei popoli, e non da quella dei carnefici, fu catturato e brutalmente giustiziato a Sirte, la sua citt\u00e0 natale, dai traditori della patria al soldo degli invasori stranieri, sempre pronti a convincere a suon di dollari. Le immagini di un corpo straziato fecero il giro del mondo quale assordante monito lanciato dagli USA al pianeta: le regole democratiche valgono finch\u00e9 siamo noi a deciderlo. Una situazione gi\u00e0 vista e sperimentata, quella del regime change, decine di altre volte nel contesto del pianeta unipolare che ha fatto seguito alla fine della Guerra Fredda. Nello specifico, le fantomatiche Primavere Arabe.<\/p>\n<p>Solo qualche mese prima, il 19 marzo 2011, Francia, Regno Unito e USA davano inizio al bombardamento della Libia, dal cielo e dal mare: un\u2019azione contraria al diritto internazionale, alla quale ignobilmente si accod\u00f2 anche l\u2019Italia, macchiandosi di un indelebile crimine contro l\u2019umanit\u00e0. Con il sostegno dell\u2019intero arco parlamentare furono concesse alle forze di occupazione della NATO le basi aeree, innumerevoli caccia Tornado, oltre alla portaerei Garibaldi. Era l\u2019Italia di Napolitano, uno che oltreoceano erano soliti chiamare \u201cl\u2019Amerikano\u201d e non serve spiegare il perch\u00e9. Peraltro, fu quella una guerra contro i nostri interessi strategici, oltre che disumana come tutti i conflitti: l\u2019ennesimo capitolo di svendita della sovranit\u00e0 nazionale sulla pelle dell\u2019umanit\u00e0 da parte dei nostri passacarte di governo.<\/p>\n<p>Il risultato dell\u2019ennesima follia umana \u00e8 quello che oggi abbiamo sotto gli occhi. La Libia cessava di esistere come entit\u00e0 politica, maciullata e suddivisa in aree in mutuo conflitto, nelle quali imperversano orde di tagliagole capaci di tenere sotto scacco la popolazione, indigente e senza futuro, perch\u00e9 svuotata di ogni diritto e di ogni prospettiva di emancipazione. Lo stesso trattamento di morte gi\u00e0 riservato, con analogo \u201csuccesso\u201d \u2014 si fa per dire \u2014 all\u2019Iraq e all\u2019Afghanistan.<\/p>\n<p>Nel 1975, Gheddafi scrisse un\u2019opera rivoluzionaria destinata a divenire pietra miliare per la Libia di allora e per chi, ancora oggi, ambisce a un mondo libero: Il Libro Verde, sublimazione dell\u2019idea di un socialismo declinato al contesto arabo, nel quale i lavoratori si sarebbero dovuti riprendere ci\u00f2 che gli spettava, la parte equa della produzione del proprio lavoro. La libert\u00e0 dalla piaga del profitto, dal concetto di salario e dalle ingiustizie di classe proprie delle societ\u00e0 capitalistiche. Un visionario, lucido nel comprendere la deriva capitalista e nel proporre un modello sociale adatto al contesto africano e, insieme, alternativo alla dicotomia capitalismo-comunismo. La terza via, appunto: un socialismo definito \u201cnaturale\u201d, scevro dal concetto di accumulo, incentrato sull\u2019uomo e sulla sua dignit\u00e0.<\/p>\n<p>Un socialismo, inoltre, che si prefiggeva di includere le masse nell\u2019attivit\u00e0 di governo, scavalcando il concetto di partito e di parlamento, perch\u00e9 la democrazia \u00e8 pur sempre forza del popolo, e non di una parte di esso. Con la forza delle idee, Gheddafi si conquist\u00f2 la fiducia delle masse popolari che, come detto, smisero di essere incolte, povere e sfruttate. Per l\u2019Occidente collettivo, assetato di dominio e malato di colonialismo, fu \u2014 la sua \u2014 una postura inaccettabile, tanto che ordin\u00f2 la sua eliminazione, arrogandosi, al solito, il diritto di scegliere il destino di una nazione e del suo popolo nel nome dei propri affari.<\/p>\n<p>In definitiva, se per i suoi detrattori, spesso prigionieri del pensiero unico occidentale, Gheddafi rappresent\u00f2 il volto di un regime autoritario che soffoc\u00f2 il dissenso e govern\u00f2 attraverso la repressione e la propaganda, per i suoi estimatori fu invece l\u2019artefice di un\u2019esperienza panafricana che restitu\u00ec dignit\u00e0 al continente. Un leader che ebbe il coraggio di sfidare il dominio delle potenze occidentali, immaginando per la Libia e per l\u2019Africa intera un cammino nuovo, fondato sull\u2019autonomia, sulla cooperazione tra i popoli e sullo sviluppo indipendente. In altri termini, colui che materializz\u00f2 il sogno di un\u2019Africa finalmente padrona del proprio destino.<\/p>\n<\/div>\n<p style=\"text-align: left;\"><strong>FONTE:\u00a0<a href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2025\/10\/21\/gheddafi-africa-e-dignita\/\">https:\/\/www.lafionda.org\/2025\/10\/21\/gheddafi-africa-e-dignita\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>da LA FIONDA (Matteo Parini) \u201cL\u2019Africa \u00e8 stato un continente colonizzato, isolato, oltraggiato. Trattato come una terra abitata da animali, poi utilizzato come serbatoio per la tratta degli schiavi. 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