{"id":92333,"date":"2025-10-24T10:00:55","date_gmt":"2025-10-24T08:00:55","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=92333"},"modified":"2025-10-23T13:03:16","modified_gmt":"2025-10-23T11:03:16","slug":"la-germania-precipita-e-si-porta-dietro-tutta-leuropa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=92333","title":{"rendered":"La Germania precipita. E si porta dietro tutta l\u2019Europa"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\"><strong>di OTTOLINATV (Giuliano Marrucci)<\/strong><\/p>\n<div class=\"jeg_video_container jeg_video_content\" style=\"text-align: justify\"><div class=\"video-container\"><span class=\"embed-youtube\" style=\"text-align:center; display: block;\"><iframe loading=\"lazy\" class=\"youtube-player\" width=\"640\" height=\"360\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/jysuiDMMzik?version=3&#038;rel=1&#038;showsearch=0&#038;showinfo=1&#038;iv_load_policy=1&#038;fs=1&#038;hl=it-IT&#038;autohide=2&#038;wmode=transparent\" allowfullscreen=\"true\" style=\"border:0;\" sandbox=\"allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-presentation allow-popups-to-escape-sandbox\"><\/iframe><\/span><\/div><\/div>\n<p style=\"text-align: justify\">Era solo questione di tempo; dopo i drammatici piani di ristrutturazione annunciati prima da <em>Siemens<\/em> e poi da <em>Volkswagen<\/em>, tutti si stavano chiedendo quando sarebbe arrivato il turno anche del terzo anello della sacra triade dell\u2019industria tedesca nel mondo: <strong><em>Bosch<\/em><\/strong>, il cuore pulsante dell\u2019industria automobilistica europea e l\u2019anima del modello tedesco, tutto industria e produzione e poca o niente finanza. Nonostante i 400 mila dipendenti e i 100 miliardi di fatturato l\u2019anno, <em>Bosch<\/em>, infatti, non \u00e8 manco quotata in borsa: per l\u20198% \u00e8 di propriet\u00e0 della famiglia Bosch; per il restante 92, di una fondazione no profit \u2013 che, quindi, non pu\u00f2 distribuire dividendi e deve impiegare gli utili in opere benefiche. Proprio come<em> Volkswagen<\/em>, \u00e8 l\u2019azienda pi\u00f9<em> labour intensive<\/em> del suo settore: significa che, rispetto al suo fatturato, <strong>crea pi\u00f9 posti di lavoro di tutti<\/strong> e quasi il doppio rispetto ai principali competitor \u2013 la giapponese <em>Denso<\/em> e la canadese <em>Magna International <\/em>\u2013 e ogni anno investe circa il 10% del suo fatturato in <strong>ricerca e sviluppo<\/strong>, che gli ha permesso, per un secolo e mezzo, <strong>di rimanere sempre all\u2019avanguardia<\/strong>. Sin dal 1887, quando dal cilindro di <em>Bosch<\/em> sbuc\u00f2 fuori il <strong>Magnete ad Alta Tensione<\/strong>, il sistema di accensione a magnete per i motori a combustione interna che si afferm\u00f2 subito come lo standard di mercato e catapult\u00f2 quello che allora non era altro che un piccolo laboratorio per la meccanica di precisione di un sobborgo di Stoccarda alla ribalta dei mercati mondiali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Da allora, l\u2019azienda non ha fatto che crescere e aumentare i dipendenti e quando \u2013 con la crisi finanziaria del 2008, prima, e con il Covid, poi \u2013 si \u00e8 parlato per la prima volta di <strong>piani di ristrutturazione<\/strong>, si parlava comunque di poche migliaia di posti, da gestire di comune accordo con i sindacati tra pensionamenti anticipati, part time e cassa integrazione straordinaria; fino a settembre di quest\u2019anno, quando, dalla sede centrale, \u00e8 arrivata una vera e propria doccia fredda: <strong>-13 mila posti<\/strong> entro il 2030, 3.500 dei quali nella sede centrale e altri 5 mila abbondanti nel resto della Germania, compresa la chiusura <em>tout court<\/em> di almeno uno stabilimento. Ed \u00e8 solo la punta dell\u2019iceberg: \u201cL\u2019annuncio di licenziamenti significativi in <em>Bosch<\/em>\u201d, ha dichiarato <strong>Marcel Fratzscher<\/strong> dell\u2019Istituto<em> DIW<\/em> a<em> Bloomberg<\/em>, \u201c\u00e8 solo l\u2019inizio di una profonda ristrutturazione industriale in Germania. <a href=\"https:\/\/www.bloomberg.com\/news\/articles\/2025-09-25\/germany-s-industry-crisis-deepens-as-bosch-cuts-13-000-workers?srnd=homepage-europe&amp;embedded-checkout=true\">Nei prossimi anni assisteremo a molti altri licenziamenti, e anche a numerosi fallimenti<\/a>\u201d; secondo l\u2019associazione di categoria <em>VDA<\/em>, l\u2019automotive tedesco ha gi\u00e0 perso oltre 55 mila posti di lavoro negli ultimi due anni e altre decine di migliaia di posti sono destinati a scomparire entro il 2030. Sempre <em>Bloomberg<\/em> ha pubblicato questo vero e proprio <strong>bollettino di guerra<\/strong>: 35 mila posti <em>Volkswagen<\/em>, 18 mila e 500 <em>Bosch<\/em>, altri 25 mila dagli altri due colossi della componentistica <em>Friedrichshafen<\/em> e <em>Continental<\/em>. E cos\u00ec via, per un totale di quasi <strong>100 mila posti di lavoro<\/strong>; d\u2019altronde, ricorda il <em>Financial Times<\/em>, \u201cGli stabilimenti di produzione automobilistica, che nel 2017 hanno prodotto quasi 6 milioni di veicoli, tre quarti dei quali destinati all\u2019esportazione, <a href=\"https:\/\/www.ft.com\/content\/bc18dfca-2120-43bc-b522-d48352b63457\">ora ne producono 4 milioni<\/a>\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">E l\u2019automotive \u00e8 in buona compagnia: come riporta sempre il <em>Financial Times<\/em>, \u201cLa produzione di acciaio tedesca \u00e8 diminuita del 12% nella prima met\u00e0 di quest\u2019anno rispetto all\u2019anno scorso\u201d, e quando, a inizio ottobre, sono usciti i dati sugli ordinativi industriali di agosto, riporta <em>Bloomberg<\/em>, \u201c<a href=\"https:\/\/www.bloomberg.com\/news\/articles\/2025-10-07\/german-factory-orders-drop-in-challenge-to-merz-s-recovery-push?srnd=homepage-europe&amp;embedded-checkout=true\">inaspettatamente, si \u00e8 registrata per il quarto mese di fila un\u2019altra diminuzione dello 0,8%<\/a>\u201d; gli economisti intervistati nelle settimane precedenti da <em>Bloomberg<\/em> avevano previsto un aumento dell\u20191,2%, \u201ccon un solo analista che aveva previsto l\u2019ennesimo calo\u201d. Si erano fidati di <strong>Merz<\/strong>: pochi giorni dopo la travagliata nascita del suo governo di coalizione, aveva annunciato trionfale che \u201cfamiglie e aziende avvertiranno una ripresa entro l\u2019estate\u201d. A\u00a0invertire la direzione di marcia ci avrebbero dovuto pensare i <strong>2 mega-pacchetti di investimenti<\/strong> concordati dal governo di coalizione: 500 miliardi in 12 anni per rimettere in sesto le infrastrutture devastate da 20 anni di austerity e altri 500 per il riarmo. Erano il frutto di un travaglio lungo e tormentato: prima Merz aveva dovuto convincere i suoi che, viste le condizioni, uno <em>strappetto alle regole<\/em> era necessario (le regole sono quelle che aveva introdotto la <strong>Merkel<\/strong> per mettere a bada il debito pubblico). Contro ogni logica, vietavano al governo federale di <strong>fare spesa in deficit<\/strong>, a prescindere dalle condizioni macroeconomiche: una roba che impedirebbe di passare un esamino <em>for dummies<\/em> alla triennale, ma che ai tedeschi era piaciuta assai perch\u00e9 gli forniva la scusa perfetta per, come si dice in gergo, <strong><em>aumentare la competitivit\u00e0 <\/em><\/strong><em>\u2013 <\/em>che, tradotto, significa mettere in ginocchio i lavoratori fino a sfruttarli quel tanto che basta per essere competitivi con i coreani, i messicani (<strong>e anche i cinesi<\/strong>) sui mercati internazionali; una <strong>ricetta per il suicidio<\/strong>, ma che, negli anni, ha permesso alla Germania di trasformarsi dal <em>malato d\u2019Europa<\/em> a una superpotenza delle esportazioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Per convincere i padroncini tedeschi che era arrivata l\u2019ora di fare a meno di quel vincolo esterno, Merz l\u2019ha dovuta buttare sul complottismo: \u201cI russi ci stanno invadendo\u201d \u2013 che, evidentemente, dopo gli schiaffi che hanno preso nella seconda guerra mondiale \u00e8 ancora un tasto dolente; fatto sta che, alla fine, hanno ceduto: uno <strong>strappettino al dogma dell\u2019austerit\u00e0<\/strong> si pu\u00f2 fare, basta che sia finalizzato a costruire cose che servono per uccidere i russi. Ma, purtroppo per Merz, la faccenda non era ancora finita, perch\u00e9 dopo aver convinto i padroncini russofobi tedeschi, bisognava convincere anche i partner della coalizione; intendiamoci: non che l\u2019SPD sia meno russofobo e guerrafondaio, ma dopo decenni di rigore e austerity, per non scomparire, si ritrova costretto a inseguire quel che rimane del <strong>voto operaio<\/strong> e a fare almeno finta di avere ancora un cuore non dico socialista, ma per lo meno keynesiano. Ed ecco, cos\u00ec, che per approvare il terrificante piano di riarmo del <em>Reich<\/em> ha chiesto che di miliardi ne venissero cacciati altri 500, ma questa volta, appunto, per rifare strade, ponti e ferrovie, che ormai assomigliano a quelli del Burkina Faso (o della Calabria). Non ho ancora capito esattamente perch\u00e9, ma fatto sta che, alla fine, Merz ha accettato; i padroncini tedeschi un po\u2019 meno: ed ecco, cos\u00ec, che alla prima occasione i politici conservatori pi\u00f9 vicini agli imprenditori pi\u00f9 conservatori, gli hanno fatto <strong>un bello sgambetto<\/strong>. Ricordate? Era il 6 maggio scorso: Merz si presenta al<em> Bundestag<\/em> per chiedere la fiducia al suo governo di coalizione. Gli servivano 316 voti; si ferm\u00f2 a 310: era, in assoluto, <strong>la prima volta che succedeva<\/strong> in tutta la storia della repubblica federale tedesca.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">In realt\u00e0, Merz un\u2019alternativa ce l\u2019avrebbe avuta: si chiama <strong><em>AfD<\/em><\/strong>; dai media (non senza ragioni) viene definito come partito di estrema destra \u2013 e, effettivamente lo \u00e8, eccome, ma anche pezzi consistenti della <em>CDU<\/em> lo sono. In realt\u00e0,<em> AfD<\/em>\u00a0e <em>CDU<\/em> condividono pi\u00f9 di quanto non si pensi: soprattutto, la <strong>fede nel neoliberismo<\/strong> pi\u00f9 feroce, come dimostra l\u2019infatuazione dell\u2019<em>AfD<\/em> per un sociopatico come <strong>Elon Musk<\/strong>, amico personale della leader<strong> Alice Wiedel<\/strong> e osannato dal loro elettorato come una rockstar. Perch\u00e9 non abbiano ancora trovato una quadra, rimane un mistero: che sia semplicemente perch\u00e9 tra le fila dell\u2019<em>AfD<\/em> c\u2019\u00e8 anche qualche sociopatico nostalgico del nazismo, mi pare difficile; figurati se non ce ne sono anche tra gli amici di <strong>Schauble<\/strong>. Al limite, penseranno che se sono cos\u00ec <em>coglioni<\/em> da farsi sgamare, non sono ancora pronti per condividere responsabilit\u00e0 di governo: devono prima imparare, le cose, a farle di nascosto, come i veri professionisti; fatto sta che Merz, alla fine, ha tenuto la barra dritta, dopo poche ore \u00e8 tornato a chiedere la fiducia e, a questo giro, l\u2019ha ottenuta.<strong> Quindici voti c<\/strong>he sono sbucati dal niente, per magia; un segnale piuttosto chiaro:<em> non fare scherzi, ti teniamo per le palle.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Con <strong>1000 miliardi da spendere<\/strong>\u00a0e la certezza che Merz li avrebbe spesi tutti per fare un favore a chi i soldi ce li ha gi\u00e0, e non a dei <em>mangiacrauti<\/em> qualsiasi, finalmente si poteva partire di slancio: come ricorda il <em>Financial Times<\/em>, \u201cPer un breve periodo\u201d <a href=\"https:\/\/www.ft.com\/content\/bc18dfca-2120-43bc-b522-d48352b63457\">si respir\u00f2 quasi una certa aria di \u201cottimismo\u201d <\/a>che, per\u00f2, \u00e8 durato poco e \u201cA quasi sei mesi di distanza, <a href=\"https:\/\/www.ft.com\/content\/bc18dfca-2120-43bc-b522-d48352b63457\">l\u2019economia mostra pochi segnali di ripresa<\/a>, e la frustrazione sta aumentando\u201d; \u201cL\u2019istituto <em>Ifo<\/em> di Monaco di Baviera prevede una crescita del PIL di appena lo 0,2% quest\u2019anno, seguita da una modesta ripresa all\u20191,3% l\u2019anno prossimo grazie alla spesa pubblica\u201d. Come sottolinea <em>Bloomberg<\/em>, \u201c<a href=\"https:\/\/www.bloomberg.com\/news\/articles\/2025-09-25\/germany-s-industry-crisis-deepens-as-bosch-cuts-13-000-workers?srnd=homepage-europe&amp;embedded-checkout=true\">Le speranze che alcuni posti di lavoro nel settore automobilistico possano essere salvati <strong>grazie ai nuovi contratti per il comprato della difesa<\/strong> non si sono ancora concretizzate<\/a>\u201d e \u201cOgni barlume di speranza emerso in passato tra i produttori di beni strumentali \u00e8 svanito\u201c.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Merz lo ha toccato con mano quando, il mese scorso, \u00e8 andato alla riunione annuale di un\u2019altra associazione di categoria, la <em>VDMA<\/em>: con 3600 associati, rappresenta la pi\u00f9 grande e influente organizzazione dell\u2019industria dei macchinari della Germania e di tutta l\u2019Europa, un luogo dove i leader conservatori si sono sempre sentiti a casa. Ma non questa volta: \u201cSembra di essere 30 metri sottoterra\u201d, ha dichiarato tetro Merz quando \u00e8 salito sul palco. Era stato redarguito a dovere: \u201cIl clima nel nostro settore non \u00e8 solo teso. Siamo infuriati e delusi\u201d aveva tuonato, pochi secondi prima, il presidente <strong>Bertram Kawlath<\/strong>; \u201cGli imprenditori siedono accanto ai loro dipendenti e sono costretti ad annunciare tagli dei posti di lavoro, mentre <strong>la politica rimanda le riforme necessarie<\/strong>\u201d. L\u2019economia tedesca \u201c\u00e8 impantanata nel pi\u00f9 lungo <strong>periodo di stagnazione<\/strong> dalla seconda guerra mondiale\u201d: \u201cpiccole correzioni non sono pi\u00f9 sufficienti\u201d; dovete dimostrare che \u201cquesto governo sa davvero agire\u201d. Tradotto: <strong>dovete dire chiaramente che state dalla parte delle imprese, e non del lavoro<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">E gli effetti si cominciano a sentire; la grande stampa ha lanciato la sua campagna: <em><a href=\"https:\/\/www.ft.com\/content\/ad7b6001-52fa-4cf4-a05a-35b994be878e\">Una nazione di fannulloni?<\/a><\/em>\u00a0titola il <em>Financial Times<\/em>. Bisogna terminare il lavoro iniziato da Schroeder e Merkel: <strong>fare il mercato unico europeo <\/strong>\u2013 che, ovviamente, non significa far diventare i lavoratori greci come quelli tedeschi, ma esattamente il contrario, comprese le <strong>13 ore di lavoro al giorno<\/strong> recentemente approvate ad Atene; non \u00e8 detto che i lavoratori tedeschi lo accettino con serenit\u00e0. Durante le ultime elezioni comunali nella Renania Settentrionale-Vestfalia, che \u00e8 lo Stato pi\u00f9 popoloso della Germania, tutti gli occhi erano puntati sulla potenziale esplosione elettorale dell\u2019<em>AfD: <\/em>la crescita c\u2019\u00e8 stata, ma molto al di sotto delle aspettative; quello che, invece, nessuno ha segnalato \u00e8 che, nel frattempo, c\u2019era un\u2019altra forza politica che era cresciuta considerevolmente. <strong><em>Die Linke<\/em><\/strong> si presentava per la prima volta dopo la scissione del partito della <strong>Wagenknecht<\/strong>; se sommiamo le due formazioni nelle principali citt\u00e0 rispetto al 2020, il dato \u00e8 eclatante: a Duisburg sono passati dal 5,5 a oltre l\u20198%, a Dusseldorf dal 4 all\u20198, a Dortmund dal 5,6 al 10, a Colonia dal 6,5 a poco meno del 13.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Invece che piangersi addosso, sarebbe il caso di partire da qui e non darsi per vinti prima ancora di giocare la partita: dalla Germania all\u2019Italia, per non dargliela vinta a tavolino ancora prima di giocare la partita, ci sono da ricostruire tante cose; tra queste, in cima alla lista, un vero e proprio media che, invece che ai ai <strong>sacerdoti dell\u2019austerit\u00e0<\/strong>, dia voce agli interessi concreti del 99%. Aiutaci a costruirlo: aderisci alla campagna di sottoscrizione di Ottolina Tv su\u00a0<a href=\"https:\/\/gofund.me\/c17aa5e6\">GoFundMe<\/a>\u00a0e su\u00a0<a href=\"https:\/\/shorturl.at\/knrCU\">PayPal<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">E chi non aderisce \u00e8 <strong>Matteo Salvini<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>FONTE:<a href=\"https:\/\/ottolinatv.it\/2025\/10\/22\/la-germania-precipita-e-si-porta-dietro-tutta-europa\/\">https:\/\/ottolinatv.it\/2025\/10\/22\/la-germania-precipita-e-si-porta-dietro-tutta-europa\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di OTTOLINATV (Giuliano Marrucci) Era solo questione di tempo; dopo i drammatici piani di ristrutturazione annunciati prima da Siemens e poi da Volkswagen, tutti si stavano chiedendo quando sarebbe arrivato il turno anche del terzo anello della sacra triade dell\u2019industria tedesca nel mondo: Bosch, il cuore pulsante dell\u2019industria automobilistica europea e l\u2019anima del modello tedesco, tutto industria e produzione e poca o niente finanza. 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