{"id":9237,"date":"2013-07-27T08:13:30","date_gmt":"2013-07-27T08:13:30","guid":{"rendered":"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/?p=9237"},"modified":"2013-07-27T08:13:30","modified_gmt":"2013-07-27T08:13:30","slug":"lotta-tra-capitali","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=9237","title":{"rendered":"Lotta tra capitali?"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">\n\tUn solo appunto a questo articolo che d&agrave; informazioni: le istituzioni finanziarie si combattono a livello nazionale; non ha alcun senso logico che un popolo debba avere il consenso di altri popoli per modificare una disciplina interna, che &egrave; parte dell&#39;ordinamento statale; se lo Stato ha stipulato trattati che limitano quel potere di incidere sul proprio ordinamento interno, legittimamente recede dai trattati. E&#39; da persone immature o da codardi desiderare la modifica della disciplina globale o di altri stati; e quando non si tratta di immaturit&agrave; o di codardia, &egrave; ideologia come falsa coscienza di chi in realt&agrave; non vuol modificare nulla.\n<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n\tIl sistema finanziario deve essere chiuso: tutte le riforme necessarie possono essere fatto dallo Stato con coraggio. La moneta non convertibile, proprio perch&eacute; tale, non deve essere chiesta in prestito dall&#39;estero, perch&eacute; chiedere ci&ograve; che si pu&ograve; creare &egrave; palesemente un assurdo; e gli investimenti esteri in Italia vanno sottoposti a controllo amministrativo: non pu&ograve; mai uscire, ad ogni titolo, pi&ugrave; denaro di quanto ne sia entrato (SD&#39;A).\n<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n\t<strong>LE GRANDI BANCHE DIVENTANO CORPORATION INDUSTRIALI<\/strong>\n<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n\tMarco Lettieri e Paolo Raimondi <a href=\"http:\/\/www.arianna editrice.it\">Arianna editrice<\/a>\n<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n\tInvece di essere sottoposte ad un processo di riorganizzazione e di ridimensionamento, le banche americane &ldquo;too big to fail&rdquo;, quelle troppo grandi per essere lasciate fallire, hanno bypassato tutte le limitazioni e i controlli (i Chinese walls), che separavano il sistema bancario da quello commerciale, per &ldquo;invadere&rdquo; e impossessarsi di ampi settori dell&rsquo;economia reale. Altro che riforma del sistema bancario!\n<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n\tEsse stanno penetrando le sfere commerciali non finanziarie, allargando i loro business nei settori di produzione e di distribuzione dell&rsquo;energia, delle materie prime e delle imprese di pubblici servizi.\n<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n\tUna recente indagine fatta da parlamentari americani, concentrata in particolare sulle nuove attivit&agrave; commerciali svolte dalla JP Morgan Chase, la banca Usa numero uno, dalla Goldman Sachs e dalla Morgan Stanley, ha portato ad una richiesta di intervento e di controllo da parte della Federal Reserve. Per&ograve; la stessa Fed &egrave; messa sotto osservazione per il suo coinvolgimento in simili processi.\n<\/p>\n<p>\n\t<!--more-->\n<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n\tOrami &egrave; evidente che le banche in questione si stanno trasformando in grandi corporation e multinazionali. Gli effetti dirompenti per l&rsquo;economia industriale potrebbero essere imprevedibili e incalcolabili.\n<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n\tLa JP Morgan Chase, per esempio, gestisce in California la distribuzione dell&rsquo;energia che &egrave; prodotta da impianti da essa posseduti. In atto c&rsquo;&egrave; un&rsquo;indagine per provare se abbia anche manipolato i prezzi delle bollette di energia.\n<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n\tSi ricordi che in passato la Enron, la multinazionale dell&rsquo;energia, fall&igrave; per aver &ldquo;giocato&rdquo; con la speculazione in derivati. La JP Morgan ora sembra percorrere la strada al contrario, dalla finanza alla produzione e ai servizi legati all&rsquo;energia.\n<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n\tLa Goldman Sachs starebbe facendo incetta di grandissime quantit&agrave; di alluminio accumulate in attesa che il mercato lieviti. In merito riteniamo di dover segnalare che la Coca Cola, grande utilizzatore di lattine in alluminio, avrebbe presentato uno specifico esposto presso il London Metal Exchange, la borsa delle materie prime di Londra.\n<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n\tLa GS starebbe anche espandendo le sue attivit&agrave; alla gestione dei porti, degli aeroporti e delle autostrade a pedaggio, nonch&eacute; alla commercializzazione di materie prime strategiche, compreso l&rsquo;uranio, e di altre risorse energetiche.\n<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n\tLa Morgan Stanley starebbe diventando sempre pi&ugrave; una multinazionale del petrolio. Nel giugno 2012 avrebbe importato negli Usa 4 milioni&nbsp; barili. Anch&rsquo;essa &egrave; impegnata nella produzione e nel commercio di materie prime, metalli e materiali preziosi. Possiede centri di produzione e di distribuzione di energia elettrica e di gas anche in&nbsp; Europa. E&rsquo; coinvolta anche nei settori dei trasporti e della logistica.\n<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n\tPi&ugrave; volte &egrave; stato evidenziato che le tre suddette banche sono coinvolte nelle operazioni internazionali in derivati finanziari, anche in quelli sulle commodity, sulle materie prime e sui prodotti alimentari. Ci&ograve; oggettivamente rivela un evidente conflitto di interessi.\n<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n\tIn questo modo le grandi banche americane purtroppo dettano legge e comportamenti all&rsquo;intero mondo bancario globale, spostandolo dai servizi finanziari alle attivit&agrave; commerciali e a quelle di gestione e di produzione industriale.\n<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n\tDi conseguenza i rischi vengono accresciuti, sia per la possibilit&agrave; di manipolazione dei prezzi e sia per le inevitabili ricadute di eventuali crisi bancarie sui rifornimenti industriali.\n<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n\tDopo la crisi finanziaria le 5 maggiori banche americane, la JP Morgan Chase, la Bank of America, la Citigroup, la Wells Fargo e la Goldman Sachs, hanno ingigantito i loro bilanci e i loro business. Nel 2007 possedevano asset pari al 43% del Pil americano. Alla fine del 2011 gli asset erano pari al 56% del Pil, raggiungendo un ammontare di ben 8,5 trilioni di dollari.\n<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n\tTale concentrazione di potere finanziario ed economico sta mettendo a rischio anche il sistema delle banche regionali e di quelle che effettuano solo la raccolta di risparmio.\n<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n\tPi&ugrave; volte e in varie sedi si &egrave; affermato la necessit&agrave; di riformare le istituzioni finanziarie &ldquo;too big to fail&rdquo;. Ma nulla si &egrave; fatto!<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Un solo appunto a questo articolo che d&agrave; informazioni: le istituzioni finanziarie si combattono a livello nazionale; non ha alcun senso logico che un popolo debba avere il consenso di altri popoli per modificare una disciplina interna, che &egrave; parte dell&#39;ordinamento statale; se lo Stato ha stipulato trattati che limitano quel potere di incidere sul proprio ordinamento interno, legittimamente recede dai trattati. 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