{"id":92409,"date":"2025-10-31T10:30:48","date_gmt":"2025-10-31T09:30:48","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=92409"},"modified":"2025-10-30T12:23:12","modified_gmt":"2025-10-30T11:23:12","slug":"dalla-politica-alla-geopolitica-minoranze-antagoniste","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=92409","title":{"rendered":"Dalla politica alla geopolitica: minoranze antagoniste"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: left;\"><strong>di\u00a0DOPPIOZERO (Rocco Ronchi)<\/strong><\/p>\n<div class=\"max-w-[838px]\" style=\"text-align: left;\">\n<div class=\"clearfix text-formatted field field--name-body field--type-text-with-summary field--label-hidden field__item\">\n<p>Le grandi manifestazioni per Gaza hanno segnato la nascita di un <em>soggetto <\/em>finalmente \u201cpolitico\u201d. Prova ne \u00e8 stata non solo la reazione dell\u2019estrema destra governativa, che ha immediatamente fiutato il nemico e ha cercato di spegnerlo nella culla agitando lo spettro della \u201cviolenza\u201d, ma anche lo smarrimento della sinistra istituzionale che ha visto minacciata la propria comfort zone fatta di quieta inoperosit\u00e0 e di retorica sui valori democratici. Parlo di nascita di un soggetto politico senza qualificarlo, come d\u2019abitudine, con l\u2019aggettivo \u201cnuovo\u201d, perch\u00e9 proprio di questo siamo stati testimoni: del ritorno di una soggettivit\u00e0 antagonista nel tempo della crisi epocale e definitiva della democrazia liberale. Improvvisamente e inaspettatamente, \u00e8 diventato visibile un movimento di massa all\u2019altezza dell\u2019evento capitale che ha segnato a livello mondiale la contemporaneit\u00e0, un movimento in grado di \u201ccontroeffettuarlo\u201d, come avrebbe detto il filosofo a cui non ci si pu\u00f2 non riferire per cercare di comprendere il nostro presente (nonostante Gilles Deleuze sia morto trent\u2019anni fa). \u201cControeffettuare\u201d la fine della democrazia liberale non significa restaurarla \u2013 non si resuscitano i morti \u2013 ma provare a trasformarla, per quanto \u00e8 possibile, e ben consapevoli dell\u2019improbabilit\u00e0 dell\u2019esito positivo, in un\u2019occasione per l\u2019affermazione della\u00a0<em>giustizia<\/em>.<\/p>\n<p>A fare da orizzonte alle grandi mobilitazioni \u00e8 stata infatti la consapevolezza da parte del movimento dell\u2019avvenuta trasformazione della politica quale la conoscevamo e la frequentavamo sui banchi di scuola. Mi riferisco alla politica fatta di maggioranze elettorali conquistate con la persuasione razionale, di minoranze comunque garantite, la politica intesa come arena delle opinioni in conflitto tra loro e poste su un piano almeno di formale parit\u00e0, la politica, insomma, di cui hanno nostalgia i nostri intellettuali progressisti. Quella politica non c\u2019\u00e8 pi\u00f9. Si \u00e8 dissolta come neve al sole. Al suo posto \u00e8 subentrato qualcos\u2019altro che, in mancanza di un termine migliore, prendendo a prestito un lemma oggi molto in voga, chiamo \u201cgeopolitica\u201d.<\/p>\n<p>Il prefisso \u201cgeo\u201d aggiunto al lemma \u201cpolitica\u201d non sta infatti a significare una semplice presa d\u2019atto della dimensione internazionale del conflitto. Non indica soltanto l\u2019ambito di cui si occupano con grande competenza i redattori della rivista \u201cLimes\u201d. Il prefisso indica piuttosto una radicale metamorfosi del \u201csoggetto\u201d della politica. Il mutamento segnalato dall\u2019avvento della \u201cgeopolitica\u201d \u00e8 d\u2019ordine \u201cantropologico\u201d, badando bene a dare a questo termine la sua pi\u00f9 genuina valenza filosofica senza indulgere in estetizzanti considerazioni su presunti cambiamenti dei costumi. L\u2019antropologia filosofica dei moderni, quella che ha fatto da sfondo alla creazione delle istituzioni liberali, era basata sull\u2019idea che l\u2019essere umano, in quanto animale razionale e parlante, fosse caratterizzato dalla libert\u00e0 di scelta e dalla responsabilit\u00e0, che fosse un essere del possibile, a differenza degli animali che non parlano, segnati come sono dalla bruta necessit\u00e0 naturale. Anche le grandi istituzioni sovranazionali create per regolare i conflitti per mezzo del diritto internazionale sono state generate sul fondamento di questa antropologia filosofica.<\/p>\n<p>Il geopolitico professionista, che ascoltiamo quotidianamente alla televisione (almeno dalla invasione russa dell\u2019Ucraina in poi), ci d\u00e0 invece una lezione di duro realismo. Per questo lo si apprezza e se ne riconosce l\u2019autorit\u00e0 in modo bipartisan. I suoi \u201csoggetti\u201d (i cosiddetti \u201cimperi\u201d) non sono esseri razionali, liberi e responsabili: sono potenze all\u2019opera, pi\u00f9 simili, quindi, ad animali silenti che a uomini loquaci. La potenza chiamata in causa dalla geopolitica non \u00e8 dunque la potenza del possibile ma una potenza che non pu\u00f2 non esercitarsi pena la sua riduzione a impotenza. La politica su quella scala planetaria cessa cos\u00ec di essere l\u2019arte del possibile per diventare una sorta di divinazione dei destini imposti agli attori della scena mondiale. Per agire efficacemente bisogna saper cogliere l\u2019attimo, mancarlo o misinterpretarlo vuol dire tramontare, non essere all\u2019altezza dell\u2019evento. Il soggetto della geopolitica non \u00e8 quindi, il soggetto\u00a0<em>della<\/em>\u00a0potenza, non ne dispone liberamente, non ne ha \u201cfacolt\u00e0\u201d, ma \u00e8 soggetto\u00a0<em>alla<\/em>\u00a0potenza, \u00e8 sottomesso alla sua indisponibilit\u00e0 di principio. \u00c8 la potenza a dirigere i giochi della geopolitica. Tucidide e Machiavelli, Marx e Nietzsche sono i fari intellettuali del geopolitico.<\/p>\n<p>La crisi su scala planetaria delle democrazie liberali ha mostrato come queste potenze impersonali fossero per\u00f2 all\u2019opera anche laddove si credeva di vivere nel fiabesco regno di uno stato di diritto. Tutta la nostra antropologia \u00e8 stata messa in questione. Le istituzioni del liberalismo che su di essa poggiavano stanno infatti crollando una dopo l\u2019altra con la stessa velocit\u00e0 con cui sono evaporati i regimi del socialismo reale alla fine degli anni 80. Niente sembra resistere a tanta furia che ha nel successo mondiale del trumpismo la sua massima espressione. Un senso frustrante di impotenza di fronte all\u2019inevitabile accomuna cos\u00ec tutte le opposizioni democratiche, progressiste, liberali. A dispetto di quanto pubblicamente sostengono, nessuno tra gli oppositori si illude di poter vincere la battaglia sul terreno tradizionale della politica. La ragione \u00e8 semplice: non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 politica ma solo\u00a0<em>geopolitica<\/em>\u00a0e questa non fa sconti.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"align-center\" src=\"https:\/\/www.doppiozero.com\/sites\/default\/files\/inline-images\/05desk2f01-milano-per-la-palestina-ansa-1.jpeg\" alt=\"k\" width=\"780\" height=\"521\" data-entity-uuid=\"6ef64db5-34f5-4646-8e60-c99cbdf97dbe\" data-entity-type=\"file\" \/><\/p>\n<p>Ne fa fede il fatto che l\u2019Europa politica, autoproclamatasi terra del diritto, \u00e8 rimasta silente di fronte alla pi\u00f9 evidente violazione del diritto a cui si \u00e8 assistito dopo la fine della Seconda guerra mondiale. Il che comporta una rettifica del giudizio critico che si d\u00e0 sul suo atteggiamento nei confronti del genocidio. L\u2019Europa non \u00e8 stata complice. Il complice di un delitto agisce in vista di un interesse inconfessabile, manifestando in questo modo ignobile una qualche forma di residua potenza. L\u2019Europa politica \u00e8 stata invece spettatrice non coinvolta dello sterminio, \u00e8 rimasta seduta immobile sulla sua poltrona a rispettosa distanza dalla scena con la quale non poteva di fatto interferire, perch\u00e9, come a teatro, da essa era separata da una invisibile \u201cquarta parete\u201d. Gaza era per lei, in fin dei conti, una rappresentazione sulla quale semmai formulare un prudente giudizio estetico (prevalentemente di disgusto). L\u2019Europa politica assisteva impotente perch\u00e9, non essendo un soggetto geopolitico, non aveva infatti nessuna energia cui attingere per agire contro lo sterminio: l\u2019azione contraddice, infatti, la sua natura inoperosa, il suo universalismo vuoto, la sua antropologia idealistica, il suo umanesimo retorico. Agire \u00e8 compromettersi, agire \u00e8 particolarizzarsi, agire \u00e8 individuarsi, agire \u00e8 farsi corpo in movimento, agire \u00e8 letteralmente abbandonare la riva per andare in mare aperto. I buoni Europei per restare con la coscienza a posto di fronte allo sterminio potevano tutt\u2019al pi\u00f9, come hanno predicato, ahim\u00e8, anche alcuni autorevoli intellettuali radicali, optare per la \u201cdiserzione\u201d (come fa il nichilista Ivan Karamazov dopo aver illustrato l\u2019assurdit\u00e0 del creato al devoto fratello Alyosha: \u201cio preferisco restituire il biglietto\u201d).<\/p>\n<p>In questo contesto la vicenda della Global Sumud Fotilla e le manifestazioni pro-Gaza hanno segnato l\u2019emergere nel deserto dell\u2019Occidente di un soggetto <em>geopolitico <\/em>antagonista. A caratterizzarlo non \u00e8 la diserzione ma l\u2019azione, non il \u201cpreferirei che no\u201d ma l\u2019<em>engagement<\/em>. Niente a che fare con la difesa reattiva dei valori democratici minacciati, ma una potenza all\u2019opera, una potenza che spariglia le carte, che costringe con la forza del fatto compiuto, la sola geopoliticamente rilevante, a rinegoziare i rapporti, a ristrutturare l\u2019arena politica, che \u00e8 percepita come un campo di battaglia. Federico Leoni,\u00a0<a href=\"https:\/\/www.doppiozero.com\/global-sumud-flotilla-un-atto-politico\">su Doppiozero<\/a>, ha scritto un paio di settimane fa pagine illuminanti a questo proposito alle quali, credo, non c\u2019\u00e8 molto da aggiungere.<\/p>\n<p>Mi si potrebbe obiettare per\u00f2 che i \u201cvalori\u201d del diritto, della democrazia e della pace, radicalmente compromessi dalla trasformazione della politica in geopolitica, sono stati le parole d\u2019ordine di chi \u00e8 sceso in piazza e questo contraddirebbe la tesi da me sostenuta circa la natura geopolitica del nuovo soggetto antagonista. In realt\u00e0 non \u00e8 in nome del diritto che milioni di persone si sono mobilitate, ma in nome della giustizia, che \u00e8 altra cosa rispetto al diritto. Il diritto regola rapporti di forza istituiti, mentre la giustizia \u00e8 l\u2019atto instaurativo e necessariamente polemico con il quale si costruisce un ordine il pi\u00f9 possibile \u201cumano\u201d contestando quello esistente. Spesso la sete di questa giustizia sostanziale pu\u00f2 portare un popolo oppresso anche a compiere azioni incompatibili con il piano astratto del diritto.<\/p>\n<p>E non \u00e8 la democrazia a costituire l\u2019orizzonte politico di questo soggetto antagonista. A dispetto della sua numerosit\u00e0, esso resta infatti intrinsecamente minoritario. Diventare maggioranza politica non \u00e8 la sua ambizione, perch\u00e9 se lo divenisse la sua potenza svanirebbe. Piuttosto esso opera per disgregare le maggioranze stabilizzate, per corroderle e per far circolare aria fresca in quelle stanze buie. \u00c8 la grande lezione politica del pensiero deleuziano: le minoranze, scrive, sono vitali fintantoch\u00e9 praticano un \u201cdivenire minore\u201d, fino a quando vampirizzano il corpo sociale disgregandolo, contagiandolo e ricomponendolo su altre imprevedibili linee di fuga. Se c\u2019\u00e8 una utopia rivoluzionaria ancora credibile oggi, essa \u00e8 fatta da un formicolare di minoranze in assenza di un principio trascendente unificante. Il lemma \u201cGaza\u201d ha funzionato proprio come detonatore di questa potenza delle minoranze, tant\u2019\u00e8 che su quelle piazze hanno sfilato assieme storie e culture diversissime, LGBQT+ e ragazze che indossavano orgogliosamente il velo. Chi si meravigliava della partecipazione di massa allo sciopero per la Palestina di luned\u00ec 22 Settembre, non notava forse, con sollievo, come in esse fossero presenti volti inattesi e non i soliti noti? C\u2019erano anche quelli, certamente, ma come sorpresi dal fatto di non essere confermati nella loro abituale solitudine. Le destre, che sanno riconoscere immediatamente il loro avversario pi\u00f9 pericoloso, non temono per nulla le opposizioni parlamentari, ma hanno in orrore la capacit\u00e0 di contagio delle minoranze, perch\u00e9 sono le sole in grado di produrre una reale\u00a0<em>egemonia<\/em>\u00a0culturale (non confondibile con la propaganda e con la promozione di amici e parenti alla direzione di istituzioni culturali).<\/p>\n<p>E non \u00e8 infine la pace a costituire l\u2019orizzonte etico del soggetto geopolitico antagonista. Non perch\u00e9 opti per la guerra ma perch\u00e9 sa che la guerra \u00e8 gi\u00e0 da sempre cominciata. Chi agisce politicamente agisce in un contesto di guerra. Il carattere politico della Global Sumud Flotilla era dato dal suo obiettivo militare nient\u2019affatto taciuto ma proclamato ai quattro venti: rompere lo stato di assedio a Gaza. Gli israeliani sono stati quindi conseguenti mandando i militari a fermarli. Si pu\u00f2 allora convenire con Michel Foucault, che nel 1976, nella sua introduzione al corso tenuto al Coll\u00e8ge de France,\u00a0<em>Bisogna difendere la societ\u00e0<\/em>, provava a rispondere alla domanda \u201cche cosa \u00e8 la politica, oggi\u201d rovesciando la celebre formulazione di Clausewitz. La politica (divenuta \u201cgeopolitica\u201d), diceva, \u00e8 la continuazione della guerra con altri mezzi. Per un soggetto antagonista, necessariamente minoritario, sprovvisto di armi che non siano la potenza delle idee, sottoposto a un controllo spietato da parte degli apparati tecnologici, diritto, democrazia e pace, lungi dall\u2019essere dei \u201cvalori in s\u00e9\u201d, sono allora le sole armi a disposizione con cui continuare a combattere la grande guerra mondiale.<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"text-azzurro text-xl py-3\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.doppiozero.com\/sites\/default\/files\/styles\/r_articolo_mobile_w500\/public\/15israel-gaza-briefing-washington-protest-superJumbo.webp?itok=fm3Qrnb8\" \/><\/div>\n<\/div>\n<div class=\"py-6\" style=\"text-align: left;\">\n<div class=\"field field--name-field-immagini-media field--type-entity-reference field--label-hidden field__items\">\n<div class=\"field__item\">\n<article class=\"media media--type-image media--view-mode-articolo\">\n<div class=\"field field--name-field-media-image field--type-image field--label-hidden field__item\"><\/div>\n<\/article>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<p style=\"text-align: left;\"><strong>FONTE:\u00a0<\/strong><a href=\"https:\/\/www.doppiozero.com\/dalla-politica-alla-geopolitica-minoranze-antagoniste\">https:\/\/www.doppiozero.com\/dalla-politica-alla-geopolitica-minoranze-antagoniste<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di\u00a0DOPPIOZERO (Rocco Ronchi) Le grandi manifestazioni per Gaza hanno segnato la nascita di un soggetto finalmente \u201cpolitico\u201d. 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